Archivio per 7 maggio 2008

07
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diario di campagna n°78

RIESUMO DA UNA VITA precedente uno dei pochi documenti salvati da ciò che verrà ricordato negli annali come il Grande Crunch.

PER LA REALIZZAZIONE della nostra “teiera” da compost abbiamo utlizzato tutto materiale di scarto recuperato dai meandri del magazzino motivo percui il costo è stato pari a zero… un bidone come questo credo che venga via per circa 10 €…
IL COPERCHIO è stato tagliato di un paio di centimetri in meno del vaso che vi si dovrà incastrare, i fori intorno sono stati aggiunti per migliorare il passaggio dell’aria e la conseguente ossigenazione
IL VASO è stato completamente sforacchiato in modo da creare un grosso “colino”, di più facile pulizia rispetto ai sacchi o le calze che normalmente vengono usate…
QUESTO VÀ DA SÈ, si prende il vaso e lo si incastra… unica nota: è stato fatto un foro leggermente più grande sul bordo che emerge dal coperchio, per far passare in seguito il tubo per l’acqua.
QUESTA È LA POMPA che abbiamo utilizzato, anche lei recuperata nel baule dei “non lo buttare potrà servire“… sul mercato il costo di una pompa da acquario si aggira tra i 10 ed i 40 €… questa valeva ovviamente 10…
La pompa è stata modificata asportandole il filtro di spugna e collegandole due tubi. A quello in ingresso è stato comunque applicato un filtro (questo credo fosse di una lavatrice o qualcosa del genere…)
Nel nostro caso la pompa è stata posizionata all’esterno (e vecchia e richiede un po’ di manutenzione) nel caso di pompe nuove le si può mettere direttamente in immersione nel secchio… avendo comunque l’accortezza di pulire spesso i filtri.
IL TUBO IN USCITA viene collocato nel vaso. Per evitare che troppo materiale sottile cadesse intasando immediatamente la pompa, noi prepariamo un filtro di paglia che blocchi i detriti maggiori.
A questo punto si riempie il secchio con una bella palettata di compost maturo (possibilmente a base esclusivamente vegetale, niente letame) e si aggiungono gli alimenti per i microbatteri ecc… gli zuccheri grezzi sono più velocemente assimilabili (o in ogni caso la proliferazione è più veloce) e permettono di creare un legante affinchè il tè aderisca alla superficie delle foglie se nebulizzato ma le alghe o la farina di pesce fanno un tè migliore. Poi in realtà ognuno ha la sua ricetta…
QUESTA È LA NOSTRA COMPOSTIERA al lavoro. Non ero molto convinto sul se sperimentarla o meno (la letteratura a riguardo è abbastanza contradditoria) ma il mio orto sorge su un area dove venivano depositati i detriti di un cantiere edile ed il substrato è al 60% sabbia, l’idea di poter permettere a quel terreno (che comunque mi sta regalando un bel po’ di roba) di ristabilirsi dal punto di vista microrganico non mi dispiaceva… e qualche risultato si inizia anche a vedere. Ah! Il compost tea è pronto dopo 24 – 36 ore quando vedete una bella schiumetta sulla superfice (risultato della proliferazione) e, così come per il compost, fidatevi del vostro naso! se puzza di marcio ributtate tutto nel mucchio del compost e ricominciate, il compost tea deve avere odore di terriccio ed humus (bè, nel caso abbiate usato farina di pesce, anche un po’ di mare…)

IL POST E’ stato riportato così com’era… d’altro canto, quando si è cialtroni, si è cialtroni…
Da allora sono cambiate un sacco di cose, l’orto non è più li e per fare le cose semplici il compost tea si può fare anche solo con un secchio ed una vecchia calza di nylon farcita di compost (sempre solo vegetale) avendo l’accortezza di agitarla spesso perché inglobi aria.

MA PERCHÉ fare una cosa del genere? Perché, come già detto permette la colonizzazione da parte di microrganismi benefici del tessuto fogliare delle piante (evitando rogne come oidio ecc…) e del terreno aiutando il riequilibrio di una sana catena alimentare del sottosuolo e, a differenza di costosi concimi e fertilizzanti, non costa quasi niente.
P.S. – credo che alcuni tipi di agricoltura tra cui quella sinergica non prevedano questo tipo di interventi poiché creerebbero, nel terreno, una sorta di “dipendenza” dalla sostanza. Propongo, nel caso, una terapia a scalare.

DETTO QUESTO, le risorse (scusate, in inglese… in Italia non ne parla quasi nessuno…):

Pennsylvania Dept of Environmental Protection
California Integrated Waste Management Board
Un’articolo dell Dr. Elaine Ingham del Soil Food Web
Biocycle Magazine
Compost Tea Task Force Report

07
mag
08

diario di campagna n°77

GIORNATE CONCITATE quelle appena passate. Il primo maggio con il “Yes, Weekend!”, happening iperinformale di svacco istituzionalizzato nei prati con liberazione nei campi di una nuvola di marmocchi urlanti (citando Tom Hodgkinson: “l’unica preoccupazione è che non ti vengano a sbattere contro la mano con cui tieni il boccale di birra”). Lotta senza tregua né quartiere con le lumache, tonsillite della dolce metà e ora l’incubatrice sembra improvvisamente una pentola di pop-corn, un continuo scoppiettare di uova (allo stato attuale siamo alla seconda schiusa e ne sono previste altre 5 nei prossimi giorni).

STO LEGGENDO IL POST precedente e lo trovo veramente pessimo (non che la qualità media ne risenta ma…) vabbè che era solo illustrativo ma poteva venire meglio.
In ogni caso mi sento di promuovere (con tutto il rispetto per le scelte di tipo vegan) l’allevamento minimal dei polli. E’ semplice e un ottimo affare per l’economia casalinga. I miei due galli e la mia gallina sono stati comprati un anno fa per circa 6 €, mangiano tutti gli scarti della cucina e tengono pulito il giardino. Ora, ad un costo risibile, sto creando un discreto pollaietto di “Bionde Piemontesi” d.o.c. che farebbe vergognare ogni certificazione bio, popolato da galline a cui manca solo la playstation (non si sa per farne che… ma i gadget sono gadget. Tipo il pollaio con webcam). Cobbett e Seymour non potrebbero non condividere. Con dei dubbi sulle mie scelte estetiche, forse, però condividerebbero!

PER L’OCCASIONE è stato anche riattivato il baratto con la vicina. Incubando le uova mi sarebbe toccato farne a meno per un bel po’ o comprarle. Fortunatamente la serra è strapiena di piantini (più di quelli che riuscirei a mettere a dimora o che le lumache potrebbero divorarmi), si è così attivato il progetto “veg for egg”, io le passo le zucchine e lei mi passa le uova.

07
mag
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lezioni di avicoltura motivazionale n°17

Essendo nato il primo pulcino “autarchico” dell’orto di carta posso, a ragion veduta, approfondire l’argomento forte del recente successo (più suo che mio a dire il vero).

COME AUTOCOSTRUIRSI UN’INCUBATRICE
(lezioni pratiche di cialtronaggio funzionale)

Si è partiti da un presupposto… così come i bambini, i polli nascono! Si, lo so, può sembrare assurdo ma lo fanno, e tendenzialmente non hanno bisogno di nulla di particolare.
Nel nostro caso non ce la siamo sentita di lasciare la cova alla sola gallina presente in zona (è un’esperienza sufficientemente faticosa soprattutto la prima volta) quindi si è dovuto creare un ambiente che ricreasse il microclima presente sotto il culo di una chioccia.
Per farlo si è utilizzata una vecchia borsa termica, di quelle di plastica rigida.
schema
Ribaltata su un fianco gli è stata piazzata all’interno una lampadina da 30 watt ed una ventola da pc. Nel coperchio, che adesso è in posizione frontale, è stata tagliata una finestra (non possedendo da diversi anni una televisione… si è ricreato un surrogato… e per 21 giorni non succede niente, proprio come in televisione) mentre sopra e su un lato sono stati praticati dei fori che possono essere aperti all’occorrenza per regolare la temperatura e l’umidità.
Il tutto è stato controllato in modo da preservarne l’isolamento termico.
All’interno è stata posizionata una centralina meteorologica di fabbricazione coreana (5 € al mercato, gli strumenti di precisione sono fondamentali per la riuscita dell’esperimento) e un paio di barattolini dove mettere l’acqua per mantenere alto il tasso di umidità.
Fronte
Mantenete la temperatura tra i 37° ed i 38° con un tasso di umidità del 75% per 21 giorni girando l’uovo tre o quattro volte al giorno ed è fatta! Al resto ci pensa il pennuto (qui, in versione pornostar).

Link ispiratori:
Il pollaio del re




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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