Uno dei problemi correlati ad un approccio “sinergico” alla gestione di un orto o alla progettazione di un’attività agricola è che ci si muove su una linea di confine.
Molte delle teorie scientifiche alla base di questi sistemi, facilmente assumibili e comprensibili da gruppi ideologico-filosofici, risultano più ostiche alla stragrande maggioranza delle persone abituate ad un approcio più “classico”.
Si pensi alla teoria di Gaia formulata da Lovelock… alla base è una teoria sull’evoluzione dei microorganismi poi ripresa ed approfondita dagli studi della dott.sa Margulis (colei che coniò il motto “Gaia is a tough bitch”…trad. Gaia è una tosta cagna… ma si può tradurre in molti altri modi…). Da teoria scientifica che metteva in dubbio ed approfondiva il Darwinismo è diventata una bandiera per freak. Nessun problema a questo proposito ma, a mio parere, ne ha frenato un po’ l’efficacia (e di questo si lamenta anche un po’ la Margulis…).
Tra le tante “bandiere” scientifiche da freak c’è anche quella della fascinazione nei confronti di un ritorno ad una situazione di raccoglitori-cacciatori… bene, qui il sunto di cosa è successo ai nostri geni dopo l’introduzione dell’agricoltura (via agro.biodiver.se).
In definitiva continuo ad essere quasi d’accordo con Toby Hemenwey sulla necessità di spostarsi su società “orticole”…
Rimanendo sulla teoria Gaia segnalo anche l’ottimo sito di Roberto Bondì
Nel frattempo per la serie “Ho scoperto il vetiver” : il vetiver nella paesaggistica californiana…










discorso troppo complesso per uno che sta meditando di cominciare l’attività di coltivatore di ghiri e raccoglitore di cinghiali.
Ciao a tutti, ci si vede (posta) il 21.
Per Nicola in bocca al lupo per la docenza.
ciao ciao
Saluti. Non riposarti troppo…