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apr
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Last call for english speaking permies

So…
You who can speak as Shakespeare did.
You born and grown with the words of Wordsworth and Coleridge in your ears.
You with the inherent ability to understand Pete’s Thousend lyrics.
You looking forward an Italian holiday with a permaculture twist… (or, maybe, you live in Italy)
E voi, italiani che volete ripassare l’inglese e siete stufi delle dispense riciclate di SpeakUp…

You can apply to the PDC course led by John Button and Marguerite Kahrl in Chiaverano (Torino) from may 17 to 29.
I’ll be there (as a unruly student)…

contact: marguerite@kahrl.com

Permaculture Invite May 19-27

p.s. Ok… Ok… John is Australian and Marguerite is American… but who cares?! ;)

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83 Responses to “Last call for english speaking permies”


  1. aprile 28, 2011 alle 12:32 am

    Si, si… sarà la fine dell’ “abusivismo”… ma che vi devo dire… a me John piace e Chiaverano è dietro casa. Buttala via tutta ‘sta esperienza a portata di mano…

  2. aprile 28, 2011 alle 9:16 am

    quel che io credo è irrilevante, le evidenze oggettive sono importanti.
    Ceci, ti faccio una proposta:
    trovami UNA solo UNA, azienda agricola che si sostiene unicamente (o in maniera preponderante) grazie ai propri prodotti e che lavori IN permacultura (nota bene: non BASATA SUI PRINCIPI ma IN permacultura: c’è differenza).
    una volta che avrai trovato questa realtà in Italia e sotto la bandiera dell’accademia: chiamami perchè sarà qualcosa che io non sono riuscito a trovare, nonostante i miei 5 anni di ricerche.
    fare i corsi, i bed and breakfast, le fattorie didattiche o altre menate del genere non è agricoltura sostenibile: è come dare concime azotato alle piantine di pomodoro.

    • 5 Ceci
      aprile 28, 2011 alle 10:05 am

      ok credo di capire..io non ti contestavo eh? eh che come tutti i mondi anche questo è vasto e ci vuole tempo per conoscerlo, quando si inizia si è molto entusiati di solito e si fatica a vedere certi aspetti. La domanda successiva è: in altre parti del mondo invece ci sono aziende che lavorano IN permacultura e si sostengono o ancora no (e quindi il nostro Nicola e anche tu, direi, siete dei pionieri)?
      ah post scriptum, io ho il pallino di cercare di fare PC in città perchè è lì che mi vedo vivere anche tra 20 anni, vi faccio queste domanda per pura maledetta curiosità :-)

      • aprile 28, 2011 alle 10:24 am

        Quando ho iniziato il mio viaggio verso questo modo di vedere l’agricoltura e in generale l’umanità, mi sono posto come obiettivo di NON credere a ciò che viene scritto, ho dunque passato due anni a girare fra le varie “fattorie” del centro Italia alla ricerca di qualcosa di concreto.
        il risultato già ho detto qual’è stato.
        fermo restando quindi la passione e la gioia di vivere di queste persone, il punto è che per ora non ho trovato un’applicazione in permacultura che fosse un insediamento umano sostenibile.

        non ho dunque trovato applicazioni in permacultura produttive, se cerchi nel centro Italia, scoprirai quanti istruttori ci siano con relative fattorie, tutto bello, tutto figo, tutto a volte new age.
        ma niente di produttivo IN permacultura.

        Nel resto del mondo ci sono molti forum, informazioni, foto, recensioni, tutto bello tutto figo MA non ci sono andato, non conosco se sono realtà produttive vere o solo belle cartoline.
        anche il mitico sepp Holzer, Austriaco semi-dannato nel circuito permaculturale, tiene corsi da 500 euro a botta e ha deviato le fonti da km lungo i versanti delle montagne, scavando con le ruspe e modificando pesantemente il paesaggio, per avere i suoi laghetti vicino casa e la possibilità di far crescere limoni in Austria a 1500 mslm. (ho visto il suo dvd)
        se questo è il rispetto per la terra paventato dalla permacultura, questo cosa ti fà pensare?
        La permacultura non esiste. La permacultura dovrebbe essere l’agricoltura dei nostri bisnonni riletta in chiave moderna e con le attuali ricerche nel campo agricolo.
        per ora, la permacultura è solo un modo per fare corsi e avvicinare persone che non si sono mai sporcate la mani con la terra, facendogli credere che facendo agricoltura in modo naturale, si potrà passeggiare fra i campi con magliette bianche, raccogliere fiorellini e melanzane da 1 kg.
        la terra è bassa, il frutteto è impegnativo e le bestie vanno curate ogni giorno.
        ci si può inventare qualcosa per diminuire la fatica, ma la terra rimarrà bassa, il frutteto rimarrà impegnativo e le bestie continueranno a dover essere guardate ogni giorno.
        questo sempre in un’ottica di produzione.
        per l’orticello da casa poi, tutto diventa più accessibile e semplice.

  3. 7 Ceci
    aprile 28, 2011 alle 11:06 am

    Per ora quel che conosco e mi piace della PC è il “prendersi la propria responsabilità”..per quello che posso fare ora vuole dire analizzare i miei bisogni e affrontarli in modo responsabile. Non è solo agricoltura e in un certo senso è vero che “la PC non esiste”…però è vero che da quando leggo, mi informo e frequento certi appuntamenti e corsi mi si è aperto il cervello, collego di più certi aspetti della mia vita personale e famigliare..
    non so, il discorso è apertissimo mi pare

    • aprile 28, 2011 alle 2:10 pm

      Sono concorde con entrambi.
      Tra parentesi… anche nell’alveo della permacultura Sepp Holzer non è esattamente accettato come esempio “universale”…
      Io credo che vi siano diversi ordini di problemi legati alla permacultura in Italia molti dei quali slegati dalle persone o dalle istituzioni di per sè quanto piuttosto legate a questioni contestuali e temporali.
      In italia la permacultura è relativamente giovane e questo ne determina una “bassa” diffusione a livello “ufficiale” (le aziende agricole per intenderci)
      Le regolamentazioni e le legislazioni europee ed italiane (che spesso entrano in diretta contraddizione) sia per ciò che riguarda l’agricoltura che qualsiasi altro campo (asl, edificabilità, gestione del territorio, energia…) sono, ad oggi, un grosso vincolo che costringe la progettazione più compiuta ed estrema in nicchie di resilienza (spesso identificabile con un secco “fricchettoni” ;) ).
      Quello di cui a mio parere c’è bisogno (ed in parte sta accadendo anche grazie o nonostante molti errori) è una diffusione capillare ad una diversa sensibilità (quella di cui parla Ceci) ed una più compiuta “professionalità” dei progettatori che devono riuscire ad impostare un progetto su ampia scala di “transizione” (quella che nel considerare il ns. campetto leggiamo come successione naturale acelerata) che modifichi i sistemi ad ampio raggio. Partendo dal locale (le dicotomie sono il mio forte)
      In generale.
      Il sistema presenta molti problemi e difetti ma, come al solito, è meglio concentrarsi sulle soluzioni :)
      Rimane il fatto che la Permacultura è uno strumento di progettazione a 360° (agricoltura, edilizia, bioregione, strutture sociali e politiche)chi progetta è, a tutti gli effetti, equiparabile ad un’architetto.
      Nella formazione la richiesta è, spesso, quella di ricevere una chiave di lettura per iniziare a modificare una visione, non le capacità progettuali per modificare il mondo.
      D’altro canto… il contesto non richiede, ancora, progettazioni vere e proprie perchè le regolamentazioni non si adattano agli strumenti di progettazione.
      I casi sono due… o andiamo a modificare burocrazia e regolamenti o si inizia a lavorare su una Permacultura Italiana… (allo stato attuale delle cose continua ad essere un po’ australiana in alcune sue accezioni… prendo un monte e lo sposto ecc… ecc…)
      Più in generale… vale la pena esserci anche se questo può voler dire “cambiare gli occhiali con cui guardiamo il mondo”

  4. 10 barbara m.
    aprile 28, 2011 alle 2:02 pm

    >La permacultura dovrebbe essere l’agricoltura dei
    >nostri bisnonni riletta in chiave moderna e con le attuali ricerche nel campo >agricolo.

    Federico ti voglio bene :-) (platonicamente s’intende! ;-) )

    qualche idea da oltreoceano va bene, ma i nostri bisnonni, nonni no perché si erano già sputt****i con l’agricoltura moderna, sapevano già come fare.
    vigneti *solo* a filari ai margini delle altre colture, siepi frangivento, sovesci, consociazioni (grano e trifoglio e via così), la religione del non buttare via nulla di ogni prodotto della terra (es. tralci di viti e loro alberi di supporto e spuntature del granturco alle mucche).
    se si leggono robe dell’800 tipo Il giornale agrario toscano su Google libri si trova tutto questo ed è molto interessante a dir poco.

    ben vengano Mollison & co a rinfrescarci la memoria e a darci preziose idee in più (quindi ok anche ai corsi di PC!), però per come la vedo io il più era già stato fatto ed ottimizzato per il nostro territorio regione per regione e l’abbiamo buttato via d’un colpo. per me andrebbe riannodato il filo con la sapienza ed il patrimonio di studi agronomici del passato dandogli una bella spolverata alla luce dei tempi nuovi ovviamente.

    • aprile 28, 2011 alle 2:15 pm

      Ok. Ma la permacultura, teoricamente, copre a 360° la progettazione di un’insediamento umano compreso il livello sociale e “politico” (intesi come alveo delle relazioni tra e persone) e le infrastrutture, comprese quelle economiche… i nostri bis-bis nonni erano grandi dal punto di vista agricolo su alcune cose ma un po’ carenti su tutto il resto.
      E molti problemi sono cambiati…
      Però è vero che io “ripescaggio” è fondamentale per collezionare tecniche funzionali e rigenerative.

      • 12 barbara m.
        aprile 29, 2011 alle 1:18 pm

        ecco Nicola, sul tuo commento di sopra mi trovo molto d’accordo. dobbiamo trovare (costruire) una via italiana alla permacultura. e questa via per come la vedo io non può non passare da quel che facevano i nostri bisnonni. perché se c’erano dietro secoli d’esperienza ci dev’essere un perché :-)

        tu hai parlato delle quercie piantate ogni 2 generazioni (o qcs del genere), potremmo parlare della vite maritata all’acero o al frassino, dei boschi ogni tot in mezzo alle colture in collina (=legna, ma penso anche protezione dai parassiti, perché ad es. il problema della mosca dell’ulivo è esploso solo di recente?), delle siepi frangivento di pioppo nero, e via all’infinito. anche nelle tecnologie costruttive delle case v’era tanta permacultura già applicata, ne ho visitata una abbandonata di recente e rimasta come tanti anni fa e wow!

        c’era tutto un mondo insomma che è andato perduto ed era adatto a noi, all’Italia e alle sue molte regioni non all’Australia. ed è anche quello che cercano i turisti, almeno qui in Toscana e che nella sua essenza però è morto e stramorto.

        di lì per me dovrebbe passare la permacultura perché i nostri bisnonni senza saperlo erano dei signori permacultori.

    • aprile 28, 2011 alle 2:17 pm

      Federico, io ci sto provando, sperimentando senza insegnanti e coniugando produzione di verdura con la coltivazione di bambù con l’attività di fattoria didattica (niente corsi di permacoltura o altro, ma solo accoglienza di bambini che hanno voglia di fare esperienze vissute e non solo virtuali); il tutto legando le diverse attività con la logica della permacoltura. Rimane comunque l’impegno per 365 giorni all’anno come descrivi tu se si vuole coltivare, allevare e riuscire a sostenersi economicamente.

    • 14 luigi
      aprile 30, 2011 alle 11:16 am

      beh barbara, non so se sono poi cosi’ d’accordo.
      I nostri bisnonni partivano da una base molto differente. Piantare e taglaire una quercia era possibile, oggi no. Gli spazi erano diversi, le regole inesistenti.
      Per fare un esempio.. se sei su una costa deserta puoi pure permetterti di fare il naturista e cucinarti il pesce pescato con un piccolo fuoco sulla spiaggia. I segni del tuo passaggio spariranno in poche ore dopo che te ne sarai andata. la stessa cosa non puoi farla oggi sulla spiaggia di Viareggio.
      Io non son cosi vecchio, eppure io ho potuto fare un piccolo fuoco su di una spiaggia toscana,oggi sarebbe follia solo il pensiero.
      Voglio dire, giusto non buttare le regole antiche, ma stiamo attenti a che molte di quelle regole conservate siano attuali e non basate sull’enorme quantita di spazio disponibile allora.
      Se a qualcuno interessa ho una buona collezione di libri antichi.. molti di questi trattano anche di agricoltura. Leggendoli pero’ si capisce una cosa.. che il mondo allora era piu vasto, anche nelle piccole realta’ locali.
      La maggior parte degli uomini praticava la caccia di piccoli animali selvatici.. rane,scoiattoli,ricci fino su a lepri fagiani e quaglie che pero’ venivano venduti ai signori. Oggi le rane son scomparse, gli scoiattoli sopravvivono nei parchi cittadini.
      Pensa scaldare le case (tutte) a 24 gradi solo usando la legna… e’ improponibile.
      Nello stesso modo e’ improponibile la maggior parte delle tecniche di coltivazione dei bisnonni, perche’ se riportate sulla scala necessaria oggi, diventano piu’ impattanti della tecnica attuale.

      Son d’accordo con federico che parlando di orticello personale replicato in poche unita’ il discorso parte su basi profondamente diverse.
      ma prendiamo quell’orticello e replichiamolo in tante unita indipendenti sufficienti per gli abitanti di una citta’…
      il sogno si trasforma rapidamente in incubo. Non so se vi e’ capitato di vedere quelle periferie coltivate dai pensionati…nenche nelle peggiori visioni cyberpunk si immaginano panorami simili. :)

  5. 15 luigi
    aprile 28, 2011 alle 8:03 pm

    si ragazzi, tutto bene, i bisnonni poi… sapevano tutto.
    I miei soprattutto.. ho ancora i libri di medicina del mio bisnonno.. che ha perso una figlia ed una moglie per l’otite (non c’era la penicillina e gli antibiotici erano ancora da scoprire), si’ solo cento anni fa si moriva per una stupidissima otite.pero’ lui esperto di metodi naturali curava le nausee delle donne incinte mettendole supine su un tavolo di marmo con un cataplasma di cenere fredda sui capelli ed una rana sul ventre.
    E’ naturale che la poveretta di turno, pur di sottrarsi al supplizio, dichiarasse sparita la nausea.
    Ho anche gli appunti di un cerusico mio trisavolo, scritti originali su pelle conciata,
    Beh lui,ad esempio, curava le ferite da arma da taglio con una mistura di argilla, piscio di vacca e ruggine.Forse aggiungeva anche qualche preghiera..
    Non a caso nelle nostre campagne l’ordine di chiamata era sempre lo stesso: Medico…Prete… Becchino.
    Insomma sono un sostenitore del naturale.. ma penso pure (come saggiamente dice Nicola) che ci si debba confrontare con l’ambiente in cui si vive.
    Se tenti di far sopravvivere un pesco senza fitofarmaci e lo pianti vicino ad Ivrea, in mezzo a milioni di peschi ammalati di bolla e trattati con le bombe chimiche,penso avrai poche speranze di vederlo crescere sano.prima o poi verra’ infettato.

    • aprile 28, 2011 alle 9:39 pm

      non mi pare di aver affermato di voler piantare peschi ad Ivrea, oppure aver detto che il mio bisnonno sapeva tutto.
      il mio bisnonno sapeva abbastanza per poter far vivere dignitosamente una famiglia di 6 persone con il terreno che coltivava.
      tutto il resto è un’altra storia

      • aprile 28, 2011 alle 10:10 pm

        eh cazzarola, Luigi, capisco che mi avresti voluto come vicino di casa… ma non è che puoi usare sempre il piccolo anfiteatro morenico per fare esempi di sfiga! :)
        In ogni caso, dal sapere degli avi c’è sempre da imparare… infatti tu non sei un medico ma un ingegniere! :D
        Salutami i curculionidi nel noccioleto, la peronospora nel vigneto, e gli ottimi contadini monferrini ;)

      • 18 luigi
        aprile 29, 2011 alle 9:46 am

        beh si Nicola, sarebbe stato divertente averti come vicino. (a dire il vero ti considero vicino).
        Si .non e’ che il monferrato stia meglio della zona di Ivrea, ho parlato di peschi giusto perche sto litigando con un paio di peschi afflitti da bolla.
        Tra un po’ comincero’ forse a bestemmiare per la monilia.. e subito dopo per la flavescenza :)

    • aprile 28, 2011 alle 10:00 pm

      …beh, quì è un problema di geni :-)

      • 21 luigi
        aprile 29, 2011 alle 9:54 am

        :) .. Harlock hai ragione e’ una questione di geni.
        Mi piacerebbe pubblicare qualche pagina dei libri di medicina su cui ha studiato mio bisnonno. Erano molto in voga all’epoca..stampati dalle tipografie cattoliche in edizione rilegata.. praticamente lo stato dell’arte di allora in campo medico.
        La lettura di questi libri, oltre a far sorridere e a stimolare commenti piu o meno salaci, spinge a riflettere sul come anche le cose piu stupide, se presentate nel giusto modo, possano far presa sulle persone.
        Guardandomi attorno vedo che oggi non e’ poi cambiato molto… forse il supporto.

      • aprile 29, 2011 alle 2:11 pm

        condivido! ma tutte le volte mi stupisco quando l’eggo certe argomentazioni di qualche millennio fa per quante cose forreso riusciti a scoprire senza la tecnologia che c’è adesso.

      • 23 luigi
        aprile 29, 2011 alle 5:40 pm

        mah Harlock, erano senz’altro piu osservatori. Avevano piu’ tempo e in fondo piu cultura.
        Poi esempi di imbecillita’ ce ne son sempre stati..dai Fenici in avanti.
        Mancavala possibilita’ di far danni globali pero’.
        Un Nerone puo’ aver bruciato Roma.. ma finito il falo’ in cui e’ bruciata solo roba ecologica, si dava una spazzata e si ricostruiva.
        Oggi e’ un po’ diverso.. il tessuto e’ intrecciato cosi fittamente che il danno assume subito proporzioni gigantesche.
        Non e’ questione di esperienza o meno.. i nonni avevano esperienza e incoscienza peggio e piu di noi. Hanno disseminato montagne intere di esplosivi. Si son massacrati a bastonate, baionette, iprite,polvere da sparo e piombo. Si son infilzati con spadini e fioretti. Hanno bruciato streghe e costruito strade, disboscato l’Italia, distrutto ecosistemi e bonificato paludi.
        Insomma tutto come noi,che non abbiamo imparato un caxxo.. tant’e’ che siamo qua a lanciare missili e bombe in giro esattamente come i bisnonni di tutte le guerre precedenti.
        L’unica cosa che e’ cambiata e’ che siamo quadruplicati o forse decuplicati,non so.
        E che giochiamo con energie che non siamo in grado di controllare (immaginate,inventate e costruite guardacaso dai nostri saggissimi bisnonni e nonni)

  6. aprile 28, 2011 alle 10:27 pm

    Certo che se dobbiamo evolverci progettando il nostro futuro, non dobbiamo prendere il peggio di quello che è stato fatto prima di adesso. la “nostra” conoscenza non è quella dei bisnonni di Luigi, dico nostra tra virgolette perché non riguarda me che sono analfabeta, ma chi è più colto ed è in grado di staccarsi da questo sistema di poteri che guida il mondo.
    Mi par daver capito che la permacultura prenda in considerazione tutto ciò che funziona in maniera autonoma ed aplicato in progettazioni mirate per uso umano. Perchè per uso umano? perchè se lo facesse solo per il pianeta terra progetterebbe un sistema per autoestinguersi!!

  7. aprile 30, 2011 alle 8:59 am

    Non avendo più nonni a disposizione mi limito a ricordare che detti nonni,oltre ai saperi, erano depositari di una “fatica” schiantante e feroce e spesso di una miseria che aguzzava sicuramente l’ingegno ma rendeva la vita particolarmente dura.
    Ricordo che al sole parlare di “pane integrale, farina di castagne, cipolle …” … si eclissavano!!

    • 28 luigi
      aprile 30, 2011 alle 10:41 am

      beh, in effetti la logica del “si stava meglio quando si stava peggio” crolla immediatamente se a chi la osanna dai il compito di accudire per 15 giorni (per esempio il periodo delle feste natalizie o i 15 giorni delle vacanze estive)..una vacca.Oppure lavarsi quotidianamente con acqua tirata su a secchie dal pozzo.
      E conviene ricordare che solo 80 anni fa chi possedeva una vacca o un cavallo era signore.Gli altri.. sotto a zappare. il mio oramai famoso bisnonno medico (nonostante tutto era un buon medico e in zona lo ricordano ancora in molti) tutti i giorni si faceva a piedi il giro di quattro paesi portando con se la borsa degli strumenti e le quattro medicine di cui disponeva. Insomma una giornata da camminatore oltre che da medico.
      Io scaldo la casa a legna.. e non mi pesa, ma son 150 kg di legna al giorno da trasportare dal deposito fino vicino alle stufe, e se te ne vai piu di cinque o sei ore trovi tutto spento.
      Vedo pero’ che gli amici “biourbani” felici di mangiare il “ravanin piubello”, quando si tratta di alzarsi al mattino e ,non dico spaccare la legna o peggio andarla a tagliare nei boschi , ma solo caricare una cesta di ciocchi,riattizzare il fuoco per preparare un caffe’…..spariscono.
      Han da fare in citta’ :) a cornetto e caffe’ al bar dell’esselunga :)
      Non dico che oggi si stia benone.. ma in confronto… :)

      • maggio 3, 2011 alle 7:13 pm

        Sei il solito brontolone. Ed esageri anche un po’. Pazienza. Di legna ne ho spaccata poca, perchè non me l’hanno fatta spaccare, ma preferirei morire di fatica fisica per queste ragioni che morire della fatica morale di sopportare questo mondo automatizzato gestito da automi.
        Grazie a me e grazie al Cielo, il mio morire se continuo come sto continuando sarà stupendo, silenzioso, sorridente e consapevolmente lontano dal morire degli automi.

  8. aprile 30, 2011 alle 1:26 pm

    Cerco di condensare il pensiero dei commenti precedenti:
    I bisnonni ci sapevano fare ma la vita era uno schifo.
    Ci sapevano fare anche perchè erano in meno e c’erano meno regolamenti.
    Oggi non ci sappiamo fare, abbiamo un sacco di regole e siamo degli smidollati.
    (ambirei molto ad essere un vero smidollato… va al pari del rinco… di Mattia…)

    A questo punto mi nasce una domanda:
    Che fare? Ci spariamo in massa?
    Ecchepalle…
    Invece di lamentarsi che non mi fanno abbattere la quercia (e spesso: per fortuna)o non mi fannno demolire mezza costa per fare il laghetto che mi aumenta la biodiversità (non sempre è un bene aumentare la biodiversità ma questo è un’altro argomento) e non posso dare libero sfogo all’animale istintuale che c’è in me (anche questo direi che è meglio se lo si contiene visto che animale è l’uomo).
    Non possiamo iniziare a pensare a come fare le cose in maniera diversa?
    Siamo la patria del raggiro alle regole.
    Siamo in grado di raggirarle solo per costruire villette in cemento e truffare sulle tasse?
    Stiamo apprendendo dai contadini il loro lato peggiore:
    la lamentazione continua e, spesso, ingiustificata.

    • 31 luigi
      aprile 30, 2011 alle 6:38 pm

      non la vedrei proprio cosi..Nicola.
      Diciamo che i nonni,come del resto noi, tentavano la via della sopravvivenza a furia di tentativi sbagliati.
      Spesso quello che noi chiamiamo lungimiranza era solo selezione naturale.
      Lamentarsi?.. e quando mai? Se osassi lamentarmi sarei un ingrato nei confronti della vita. Bisogna pero’ essere obiettivi. Quello che era permesso fare 50 anni fa oggi e’ impossibile. Nel bene e nel male. Insomma, e’ pure giusto che non si possa piu usare il ddt per togliere i pidocchi ai bambini. Ma forse e’ meno giusto il non poter piu seminare sementi che non siano certificate, o forse e’ il contrario?.
      Magari non mi fanno realizzare il laghetto che regima acque e sistema un terreno, ma poi mi sversano a cielo aperto i residui di un depuratore sottodimensionato che tracima ad ogni temporale. O magari stoccano depositi radioattivi al di sotto di falde acquifere.

      Insomma, un dubbio m’assale.. se permacoltura e’ l’arte del non fare o del progettare come fare il meno possibile.. forse il miglior tipo di permacoltura e’ quello,devo dire oggi molto praticato, di andare a raccogliere nei campi altrui ;)

      • aprile 30, 2011 alle 9:29 pm

        Sarebbe come dire che l’ingegnieria è l’arte di progettare robe inutili attraverso i procedimenti più cavillosi solo per dimostrare di esserne capaci.
        Non è vero, non è così ma, di tanto in tanto è vero anche il contrario. ;)

      • 33 luigi
        maggio 1, 2011 alle 9:55 am

        beh per quanto riguarda l’ingegneria, Nicola.. mi sa che hai colto nel segno.
        Basta osservare da lontano un automobile, un telefonino,una televisione al plasma,un orologio, una lampadina a basso assorbimento, un computer, qualsiasi software un condominio, un’autostrada, un acquedotto, un termovalorizzatore,…
        ora mi fermo perche’ dovunque si rivolga lo sguardo attorno a noi E’ evidente l’incapacita’ di progettazione a lungo termine dell’ingegneria attuale.
        Quella che ha costruito linee di montaggio robotizzate e senza senso.
        Quella che ha costruito citta’ senza un minimo di buonsenso.
        Bisogna essere obiettivi. La tecnologia elettronica ha prodotto danni incalcolabili attaccando soprattutto il singolo, avviluppandolo e minando in modo definitivo la sua liberta’. Non dirmi che mi sto lamentando, sto semplicemente dandoti ragione.
        Detto questo risulta evidente la necessita’ di cercare nuove vie, personalmente direi che il primo e maggior risparmio energetico potrebbe essere quello di spegnere la rete televisiva, la rete radio, e la rete internet. Con questa piccola rinuncia risparmieremmo ben piu del 15% di energia oggi fornita dal nucleare, e potremmo spegnere le centrali. Potremmo anche limitare a 1,5 kw per famiglia la potenza di picco, di fatto senza televisori,radio,computer e radio tutta quella potenza non serve piu. Quei quattro elettrodomestici basta riprogettarli per consumare istantaneamente meno per un periodo piu lungo.Tanto di tempo ,se accoppiamo la tv e internet ne avremo a iosa.

  9. 34 sb
    aprile 30, 2011 alle 3:22 pm

    il mio bisnonno portò mio nonno decenne in stazione per spedirlo in svizzera dal biszio che faceva il ciabattino. il bisnonno era montanaro ed il nonno, penso, fancazzista ideologicamente ma montanaro praticamente (a bastonate).
    sono famose le peripezie dei due che per far 20 kilometri a piedi ci misero un sacco di tempo e di vino per dissimulare il dispiacere del distacco.
    mio nonno arrivò in svizzera, dormì li una notte ed il giorno dopo, avendo visto come si usava un martello per non so fare cosa, lo usò sulla zucca dello zio che prontamente lo rispedì al paesello natale.
    non si sa come imparò, ma mio nonno negli anni a venire mantenne una famiglia con cinque figli facendo il ciabattino. forse avevano il cervello più spugnoso; probabilmente avevano più fame.
    ciau ne

  10. aprile 30, 2011 alle 5:33 pm

    Per la medicina io non mi preoccupo: sarei dovuta morire 20 anni fa e i medici tibetani ancora mi tengono viva. In barba a papà (amato e bravo medico) zii, cugini ecc. medici occidentali.
    Per la permaculutra mi riservo di vedere come sono messe le cose in quel di Bogotà. Dopo anni di Asia qui non mi raccapezzo più. Mi ero abituata a piantare i semi e a vederli germinare in tre, massimo quattro giorni. Vi giuro, non so più capire i ritmi naturali europei.

    • maggio 1, 2011 alle 8:04 pm

      …e intanto le mie piantine di peperoncino sono state distrutte totalmente dalle lumache.
      …me ne vado a bogotà. :)

      • maggio 3, 2011 alle 7:17 pm

        Secondo una sotto-scuola steineriana di cui ho avuto il piacere di conoscere un “adepto”, se le lumache ti fanno fuori un intera coltivazione di un vegetale (solanacea) è perchè
        a) devi accettare la Lumaca
        b) devi ricucire una amicizia troncata bilateralmente per futili motivi
        c) devi dare ancora altri fiori al mondo prima di mangiarne i frutti (ovvero: nascondere meglio le tue solanacee con cumuli di fiori)

        Siamo ai limiti dell’oroscopo e della fantascienza. Pazienza. Mi prenderanno per uno di quei pazzi scatenati che credono a Nibiru o alla/e inesistente/i profezia/e dei Maya, etc. Pazienza.

  11. 38 sb
    maggio 1, 2011 alle 10:32 pm

    è meglio spegnere i ferri da stiro, le lavatrici, le chitarre elettriche degli incapaci e tutte quelle cazzo di luci che rompono i coglioni a chi vuol guardarsi beatamente, con la camicia zzozza e da stirare, magari ascoltando la radio, i nuvoloni che passano di notte.
    ma che cazzo vai in giro con i plissè di giorno che invece è notte e c’è i ladri nascosti nell’ombra che dovrebbe essere buio. e al buio c’è solo i maniaci sessuali che pensano di essere all’ombra che il buio gli fa paura. ma per carità… non vi dico le bestemmie che vorrei scrivere ma ho paura di consumare troppa forsa letrica.

  12. 39 luigi
    maggio 2, 2011 alle 8:09 am

    sb..cosa caxxo sono i plisse’?…

    • 40 sb
      maggio 2, 2011 alle 3:09 pm

      qulle pieghette che ci sono su certe camice, o certi vestiti. che penso sia lunghissimo stirarle una per una. robe da pazzi insomma.

      • 41 mafalda
        maggio 2, 2011 alle 8:49 pm

        il plisse è una piega ottentua per cottura del tessuto, non si stropiccia piu e non la devi stirare verbo plissettare, avi sarti…

  13. maggio 2, 2011 alle 1:58 pm

    Questi sono anni più duri di quelli appena passati, duri come quelli di tanti anni fa ma meno duri dei secoli dei secoli amen che ci hanno preceduto. E’ ragionevole ipotizzare che anni durissimi arrivano rapidissimi, anni di scannamento tra fratelli, tra padri con i propri figli, tra disconoscimento di fratellanza umana, negazione della stessa realtà umana che “sa” di poter evitare la violenza in mille modi e puntualmente sceglierà di riporre il Bene nell’anta tarlata del più recondito degli armadi della Storia.

    Abbandonando i toni evangelici, profetici, che poco piacciono ai moderni, vorrei consigliare ai più di vivere oggi in preghiera prima che ritorni il tempo delle preghiere.
    Scegliere ora vivere il proprio metro quadro godendo del poco, scegliere anche l’ecologia, la sobrietà, essere volontari della semplicità, prima che alri ci impongano di morire in un metro quadro sgranocchiando bucce di mela vecchie di giorni…

    Siate buoni, vogliate essere buoni.

    • 43 sb
      maggio 2, 2011 alle 3:11 pm

      medo, con tutto il rispetto, sinceramente; ma cosa dovrebbe servirmi la pregriera?

      • maggio 2, 2011 alle 4:50 pm

        Vivere in preghiera significa tante e tante cose. Non tutto serve a qualcosa, fortunatamente la vita non serve a niente, ma molti sono servi di altri o al peggio lo sono di loro stessi.
        Ognuno si liberi, liberando gli altri. Pregare nei mille modi che la Storia ci ha lasciato in dono, senz’altro fa meno male che essere schiavi dell’utilitarismo e della infame materialità moderna.

    • 45 luigi
      maggio 2, 2011 alle 7:06 pm

      beh tutto e’ relativo..Medo non farti intrappolare.
      Le preghiere servono quando oramai,di fronte ai sioux, ti resta solo piu l’ultima pallottola .Quella tenuta apposta da parte per te.
      Prima pero’ sarebbe meglio vender cara la pelle :)
      E non parlo di materialismo…

    • 46 mafalda
      maggio 2, 2011 alle 8:55 pm

      medo mai letto konrad lorenz: il cosidetto male?

      • maggio 3, 2011 alle 7:31 pm

        Certo che lo ho letto. E quindi?

      • 48 mafalda
        maggio 3, 2011 alle 8:08 pm

        @medo
        il siate buoni, vogliate essere buoni mi lascia un po perplessa … pero capisco cosa dici quando dici vivere in preghiera c’è proprio un salto di “livello” chiamiamolo cosi ma non mi piace preferirei mondi paralleli :D!

  14. maggio 2, 2011 alle 5:44 pm

    Pensavo che il mio personale percorso verso una sorta di “para-spiritualità-fricchettona” fosse solo mio e personale, vedo invece che ultimamente accomuna sempre più persone.
    vabbè, ne parlo con ironia ma prendo la cosa sul serio.

    • maggio 2, 2011 alle 6:58 pm

      Sarà che mia madre, mio nonno, mio bisnonno erano spellani… Noi, nonostante tutto, abbiamo in noi decenni e decenni di primavere stupende in posti bellissimi e brulicanti di uomini buoni che han dovuto o voluto fare i cattivi o quando gli è andata bene han dovuto andarsene. Va beh. Andiamo avanti in letizia, finchè potremo cantare dell’ultimo bel fiore rimasto.

      • maggio 2, 2011 alle 8:24 pm

        hai radici Spellane?!?!?!?!?
        WOW! i tuoi parenti abitavano ad un tiro di schioppo da casa dei genitori di mia moglie…se scaviamo nel tempo va a finire che sei pure imparentato (come tutti gli spellani!)
        aahah

      • maggio 3, 2011 alle 7:22 pm

        Ho ancora un pezzo di famiglia attorno a Spello. Via Spineto, Chiona… Siam da quelle parti da chissà quanto.
        E poi ne ho a Cannara, altri stanno più giù, purtroppo per loro, in quel di Terni. Io tornerei domani da quelle parti. Chissà, un giorno forse. Per ora sono un espatriato “profugo dell’anima” come mi ha definito un giorno affettuosamente il qui leggente veggente Nicola.

    • 53 barbara m.
      maggio 3, 2011 alle 1:30 pm

      Federico mi sa che siamo in tanti nelle stesse condizioni.
      per dire io atea da sempre quest’anno ho portato la bambina alla messa di Pasqua. un po’ perché andava a me, ma anche molto per lei, perché se togli tutto lo spiriturale e i suoi archetipi (in questo momento non mi viene una parola migliore), va a finire che ti trovi tra le mani come modello solo Hello Kitty :-( :-( :-(

      scusate l’OT

      • maggio 3, 2011 alle 7:28 pm

        …Ma come è doloroso leggere gente che ha deciso di “essere atea”. Fa proprio male al cuore. Non che io creda in dio o in ahzgdh, ma togliersi la possibilità che quell’altro creda in noi è proprio lancinante.
        E’ come mettere l’erbicida per salvare la propria miserrima raccolta di prugne.
        Alpha Centauri scoppia sempre in risate infinite quando ci vede diserbare per salvare i notri tre metri quadri di parcheggio a pagamento nelle spoglie di homo sapiens sapiens.

  15. maggio 3, 2011 alle 8:41 pm

    medo, non è possibile! via spineto?
    via rapecchiano è proprio sotto ed è li che abitano i miei parenti “affiliati”, tempo addietro la nonna lavorò da Antonelli.
    ecco: serviva il blog di un piemontese ed un server sparso per il mondo per ritrovare una radice comune.
    mh, c’è qualcosa che non và.
    forse diverse cose.

    • maggio 3, 2011 alle 8:51 pm

      C’era un certo Renato A., fratello di Vincenzo, Ninello, etc.
      Uno dei tanti Renato di campagna che non si è mai sposato per via di difetto fisico, ma poi gli capito o decise d’essere un ottimo norcino al vocabolo Spineto. Era uno dei miei zii. Per dire.
      Il cognome della famiglia di mia madre inizia per “A”.
      A Spello io pur non essendoci nato, ma stato tantissime volte, ci tornerei domani. Anche scalzo. Anche se ora Spello è tutta un turismo come dice e diceva spesso Vincenzo.

      • 57 barbara m.
        maggio 3, 2011 alle 10:16 pm

        medo non ho capito il tuo commento 54 (senza ironie, non ho proprio capito)
        se tu non credi in Dio sei ateo o no?

      • maggio 3, 2011 alle 11:06 pm

        Nessuna forma di ateismo mi è consona. Ci ho pensato 32 anni. Non so cosa o chi sono, ma definirmi ateo mi ferirebbe, lo troverei ingiusto. Semmai un dio volesse esistere con una tale forza da controvertire tutte le altre, io mi sarei stupidamente tagliato fuori dalla sua grazia, non potrei partecipare ad eventuali suoi disegni divini.
        La logica non fa dell’ateismo una scelta positiva.

      • 59 luigi
        maggio 4, 2011 alle 8:31 am

        bene Medo, son d’accordo ad una visione “utilitaristica” ed in fondo molto “Italiana” del credere in un Dio che: “tanto per quel che costa… se e’ vero ci guadagno”.
        Ora si tratta solo piu di capire qualse sara’ il Dio Vincente.. O forse, come strategia, sara’ meglio via via salire sul carro del Dio di turno?
        No perche’ se tra tanti Dei ti becchi il Dio sfigato, quello finto finisci cornuto e mazziato.

  16. maggio 4, 2011 alle 8:32 am

    Esatto Barbara,
    anche io ero Ateo per un periodo della vita…anzi: agnostico.
    ora non lo sono piu, ma non per questo sento la necessità di aderire a qualche movimento religioso, è difficile da spiegare e io mi spiego male.
    diciamo che è più un percorso che sento di aver fatto.

      • 62 barbara m.
        maggio 4, 2011 alle 1:42 pm

        ok Medo
        francamente non so la differenza che passa tra ateo e agnostico o non credente (appena ho tempo approfondisco). diciamo che non credevo in Dio, non ci credo nemmeno ora mi sa, però non ho più tirato una riga nera su tutta la questione come succedeva finora. vedremo poi come evolve, se evolve.
        amen

  17. maggio 6, 2011 alle 6:26 am

    Forse sarà una Dea o la Madre Terra o L’Ineffabile o il Grande Spirito ad ogni modo la preghiera è il dialogo (bisogna essere almeno in due per dialogare) con L’Imperscrutabile Presenza.
    C’è chi “vive” la parte spirituale della propria vita e chi no, ma senza questa ricerca profonda qualsiasi dio o dea sono da barzelletta. Almeno io la penso così.Ma il dibattito sarebbe insostenibile …

  18. 66 sb
    maggio 6, 2011 alle 1:13 pm

    30000 anni fa avevano paura del tuono, adesso hanno paura di dio. ma quando mai!
    non dico che ognuno, anche il più “fervido” ateo, abbia bisogno di qualcosa di indefinibile in cui credere (magari non aprire l’ombrello in casa) ma pensare che qualcuno abbia messo ordine in sto caos è gia di per se un controsenso. ma per piacere; se uno vuol fare il barbaro che vada in giro in pelliccia di orso, ma credere in dio non si fa che crearsi una inutile illusione.
    probabilmente morirà un poco meno terrorizzato e con la testa più o meno in pace, ma per il resto, per me, sono una valangata una bettoniera un barone di materia inservibile.
    e non mi esprimo sul clero e vigliaccate simili che se no butto il pc dalla finestra.

    • maggio 6, 2011 alle 2:24 pm

      Federico ed io non avremmo mai voluto inaugurare uno sterile dibattito su ateismo, agnosticismo, anticlericalismo, spiritualismo, misticismo, etc.
      Ma una battuta la vorrei fare su quel che dici: la paura del tuono è naturale tanto quanto la paura di un dio è antropica. Entrambi sono fenomeni con i quali è meglio fare i conti collaborandovi il più possibile, piuttosto che scagliarvisi contro. Non per il fatto che si tema o meno una loro reale esistenza ed una collera, ma perchè a parità di energia spesa posso partecipare al caos invece che esserne travolto.
      E poi mi risparmio di odiare, detestare, insultare il clero, i credenti, etc, che serve fino a quando uno ha 19 anni ed attrarre le fighe catto-comuniste italiche ma poi finisce là. Ero un tempo comunista mangia-preti, ma feci indigestione ed ora so che non lo sono più e semmai sono un poco comunitarista, ma è tutt’altro discorso…

      Amatevi come potete, vogliate provarci.

      • maggio 6, 2011 alle 2:27 pm

        condivido in pieno, mai parole furono piu azzeccate.

      • 69 sb
        maggio 6, 2011 alle 4:16 pm

        per quanto riguarda i 19 anni, tutto dipende da cosa la propria famiglia ha subito grazie ai preti ed ai cattolici. è una questione atavica; a uno ci fan paura i tuoni, ad un altro fan schifo i preti.
        e poi sinceramente, ho sempre preferito spaccare il culo alle fascistelle piuttosto che affascinare le catto-comuniste.
        spero con tutto il cuore, poi, che tu abbia, non dico una persona (che di quello non son mai stato capace nemmeno io)ma qualche cosa da odiare. che secondo me nessuno può farne a meno; non ci crederò mai.

  19. maggio 6, 2011 alle 4:25 pm

    sb: il tempo dell’odio è personalmente terminato da un bel pezzo, ci ho ragionato anche un bel pò su, alla fine il sentimento di odio è veramente poco costruttivo, oltre che a farti perdere tempo.
    e di tempo…ahimè, ce n’è sempre di meno.

  20. 71 mrm
    maggio 6, 2011 alle 7:23 pm

    oh bella, qualcosa da odiare??
    ma perchè mai?

  21. 72 sb
    maggio 7, 2011 alle 3:44 pm

    ma scusate, non c’è niente che vi disturbi assai, qualcosa per la quale proviate antipatia?
    quello a casa mia si chiama odio.
    se è così,se nulla vi disturba ,non è mica beatitudine o saggezza o immenso amore; quello si chiama menefreghismo. o se no vivete completamente fuori dal mondo; ma visto che avete internet che è il contrario della disinformazione, allora cosa avete.
    potrei farvi decine di esempi su azioni che si compiono giornalmente in ogni dove ma vi reputo persone intelligenti e non sto lì a elencare, ma perbacco, siete così indifferenti.

  22. maggio 7, 2011 alle 4:23 pm

    Perchè desiderare il male altrui? Perchè anche solo sprecare tempo ed energie ad odiare un fenomeno? Cioè: odiamo la guerra credo tutti quanti, la troviamo odiosa. Questo certamente, come altri eventi. Ma spesso appunto ci limitiamo ad odiarla e non impedirla. Per impedire che cose odiose accadano (o esistano persone odiose) bisogna mettersi dalla parte di coloro che vogliono fortemente che il Bene ed il Bello esistano, i quali senza il Giusto non sono nulla. Poi aggiuncici o toglici il divino, come ti pare, non importa.

    ODIO
    òdio s. m. [dal lat. odium, der. di odisse «odiare»]. – 1. Sentimento di forte e persistente avversione, per cui si desidera il male o la rovina altrui; o, più genericam., sentimento di profonda ostilità e antipatia: concepire, nutrire, covare o. contro qualcuno; portare o. a qualcuno; avere in o. qualcuno o avere qualcuno in o.; prendere in o. qualcuno, cominciare a odiarlo; essere, venire in o. a qualcuno (fig., essere in o. ai numi, alla sorte, al destino, averli nemici, essere sventurato.

  23. 74 sb
    maggio 7, 2011 alle 7:57 pm

    dove si vive noialtri vien comodo volersi bene (anche se talvolta con fatica, ci vuole impegno;empatizzare non sempre viene naturalmente, ci si sforza perchè è, secondo la propria etica, corretto, ma si fa fatica. perlomeno per me, e ti assicuro che passo la maggior parte del tempo a dare e ricevere amore; probabilmente perchè oramai tendo a scostarmi da chi mi apre le valvole dell’ odio. e ti dirò; a vent’anni ero molto più “amorevole”. più passa il tempo e meno sopporto chi mi fa montare in bestia. figurati che una notte, vabbè che avevo bevuto un po troppo e volevo aver ragione a tutti i costi, mi sorsero dei dubbi sull’adeguatezza del suffragio universale).
    ma altrove è molto più difficile fare a meno di odiarsi; e visto che, se ho ben capito, sei un uomo di mondo, dovresti saperlo. e proprio perchè c’è gente che,oggettivamente, non ha la possibilità di amare perchè non conosce che l’odio, io d’istinto odio chi mantiene questo stato di cose.
    tu dirai che consumando sono partecipe al mantenimento di ciò che è; ma, nel mio piccolo, io cerco di boicottare più che posso questa barbara indecenza.
    ciau ne

  24. 75 luigi
    maggio 8, 2011 alle 12:23 pm

    …che poi, Sb… a ben vedere.. tutto forse dipende dalle cicatrici che uno si porta addosso e da quanto queste fanno ancora male, la capacita’ di odiare intendo…

  25. 76 sb
    maggio 11, 2011 alle 8:45 pm

    io mi porto le cicatrici di mio padre. è una faida.
    per esempio; in tempo di guerra(la seconda) mio nonno non aveva più clienti perchè cantava bandiera
    rossa un giorno ed il giorno dopo gli bruciavano le unghie con la paglia che l’olio non bastava.
    un giorno il prete, per compassione, gli manda un cliente a far risuolare le scarpe di tutta la famiglia, se poi erano un paio di paia lo sanno solo i vermi, ed in cambio avrebbe ricevuto un tot di sale.
    fatto l’accordo, risuolate le scarpe, ricevuto il sale, mio nonno; guarda in faccia la moglie, i quattro figli, il sacchetto di sale e lo vuota sul tavolo.
    hanno passato la notte a dividere i grani di sale che c’erano in cima dalla sabbia che c’era di sotto.
    colei che portò le scarpe a mio nonno io la trovai in casa di riposo quando ci lavoravo, e la trattai come tutti gli altri.
    ma al prete non glielo perdono.

  26. maggio 12, 2011 alle 7:05 pm

    “Oddio” l’hai detto tu! Comunque chiudiamo la cosa qua che non è casa nostra. Ed inoltre stanotte è morto il mio di nonno, 95 anni, che durante la famosa guerra mondiale seconda ha passato due anni in prigionia in Germania e quando è tornato ha trovato l’Italia esattamente come era prima, coi preti veri che lo aiutavano ed i falsi preti che ci governavano… Lasciamo perdere i fanti. Saluti

  27. 80 sb
    maggio 12, 2011 alle 7:50 pm

    ciao, stasera brinderò alla memoria di tuo nonno.

  28. 81 luigi
    maggio 13, 2011 alle 9:07 am

    Medo.. mi dispiace per tuo nonno.

  29. febbraio 12, 2014 alle 10:33 pm

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