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Ciò in cui credo (J.G. Ballard)

I commenti al post precedente, come tradizione di questo blog e, si spera, anche del prossimo, sono andati un po’ per la loro strada su argomenti che ben poco avevano a che fare con John Button e Marguerite Kahrl. (O forse molto… ma questo è il bello!)
Aggiungere un mio commento sarebbe stato limitante o, forse, mi sto godendo la lettura nel timore che la cosa possa sfumare se io intervenissi.
Ma, nella buona teoria dei controsensi… butto qualcosa sul piatto:

Credo nel potere che ha l’immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.

Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d’auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell’eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.

Credo nelle rampe in disuso di Wake Island, che puntano verso il Pacifico della nostra immaginazione.

Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva delle sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore; nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico.

Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore; nell’unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket; nella loro calda tolleranza per le mie perversioni.

Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.

Credo negli organi genitali degli uomini e delle donne importanti, nelle posture di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher e della principessa Diana, negli odori dolciastri emessi dalle loro labbra mentre fissano le telecamere di tutto il mondo.

Credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana dagli astronauti di Apollo.

Credo nel nulla.

Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, Dürer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Böcklin, Francis Bacon, e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta.

Credo nell’impossibilità dell’esistenza, nell’umorismo delle montagne, nell’assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell’aritmetica, negli intenti omicidi della logica.

Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.

Credo nei voli, nell’eleganza dell’ala e nella bellezza di ogni cosa che abbia mai volato, nella pietra lanciata da un bambino che porta via con sé la saggezza di statisti e ostetriche.

Credo nella gentilezza del bisturi, nella geometria senza limiti dello schermo cinematografico, nell’universo nascosto nei supermarket, nella solitudine del sole, nella loquacità dei pianeti, nella nostra ripetitività, nell’inesistenza dell’universo e nella noia dell’atomo.

Credo nella luce emessa dai televisori nelle vetrine dei grandi magazzini, nell’intuito messianico delle griglie del radiatore delle automobili esposte, nell’eleganza delle macchie d’olio sulle gondole dei 747 parcheggiati sulle piste catramate dell’aeroporto.

Credo nella non esistenza del passato, nella morte del futuro, e nelle infinite possibilità del presente.

Credo nello sconvolgimento dei sensi: in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.

Credo nei progettisti delle piramidi, dell’Empire State Building, del Fürerbunker di Berlino, delle rampe di lancio di Wake Island.

Credo negli odori corporei della principessa Diana.

Credo nei prossimi cinque minuti.

Credo nella storia dei miei piedi.

Credo nell’emicrania, nella noia dei pomeriggi, nella paura dei calendari, nella perfidia degli orologi.

Credo nell’ansia, nella psicosi, nella disperazione.

Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi, principesse, primi ministri, stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal), nuvole e uccelli.

Credo nella morte delle emozioni e nel trionfo dell’immaginazione.

Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.

Credo nell’alcolismo, nelle malattie veneree, nella febbre e nell’esaurimento.

Credo nel dolore.

Credo nella disperazione.

Credo in tutti i bambini.

Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d’aeroporto.

Credo a tutti i pretesti.

Credo a tutte le ragioni.

Credo a tutte le allucinazioni.

Credo a tutta la rabbia.

Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni.

Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce.

Ciò in cui credo J.G. Ballard

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7 Responses to “Ciò in cui credo (J.G. Ballard)”


  1. 1 loris
    maggio 8, 2011 alle 3:58 pm

    “Credo nella non esistenza del passato, nella morte del futuro, e nelle infinite possibilità del presente”;)

    Nell’impossibilità di andare nel mio piccolo orticello ecco il segnale che aspettavo mentre sua santità ratzinger vola sopra la laguna di Venezia me ne sto chiuso a casa con il mio presente di bimbi con la febbre a seguire i commenti del tuo blog Grazie Nicola e grazie sopratutto a J.B. Ballard
    Pur di tutt’altra pasta anche Borges la dice lunga “Poesia dei doni” http://ipensieridiprotagora.blogspot.com/2009/09/poesia-dei-doni-di-jorge-luis-borges.html

  2. 2 Massimo
    maggio 8, 2011 alle 7:46 pm

    mmm… “in the excitements of the deserted holiday beach” proprio non lo tradurrei con “negli orgasmi delle spiagge deserte”. Piuttosto con “nelle emozioni della vacanza al mare disertata”.
    O forse si potrebbere anche rendere con “nelle emozioni da diserzione di una vacanza al mare”?
    Difficile tradurre la poesia, anche se in prosa come in questo caso. Se qualcuno “del mestiere” sta leggendo e volesse farsi avanti…

    • maggio 8, 2011 alle 8:10 pm

      Touchè. Effettivamente ho fatto un becero copia-incolla da un testo che avevo sul pc.
      D’altro canto cambia non poco il senso anche scrivere invece di “princess Di” “la principessa Diana”… le traduzioni sono sempre un po’ delle torture…

      • 4 Massimo
        maggio 9, 2011 alle 3:48 am

        > Effettivamente ho fatto un becero copia-incolla da un testo che avevo sul pc.

        Sì, immaginavo che la traduzione non fosse tua, le tue fin’ora mi sono sembrate migliori.

        > le traduzioni sono sempre un po’ delle torture…

        Non per niente è un mestiere.

        Comunque l’idea di un Ballard buttato sul piatto per sparigliare i giochi è buona.

        Anche l’uomo Del Monte approverebbe (‘tacci sua!)

  3. maggio 9, 2011 alle 8:00 pm

    Nicola a parte il dibattito primaverile su rinascite spirituali, misticismi, et cetera ti avviso che ho cotto* oggi il caffé per voialtri, assieme ai regali di Natale (non consegnati causa mio malanno quasi letale di qualche mese fa), il vostro angolinino nei nostri metri quadri comincia ad essere vistoso ed odoroso! Quando inizia a muoversi di vita propria, gli insegno la strada proprio.
    Comunque se tutto va bene ci vedremo presto, tra una cazzuola ed una cazzata, li troveremo dieci minuti di tempo per berci una decina di caffé!?

    (*come ogni estate il massiccio torrefattore ha rischiato di pigliare fuoco, chè fuori oggi c’erano 29 gradi all’ombra, solo 8 gradi sopra la media, ed ho dovuto manovrare a torso nudo una buona mezzora tra tubi di raffreddamento sullo spellicolatore e prese d’aria, termostati meccanici ed altre amenità, tutta roba meccanica ani ’50 per evitare l’incendio… Ho buttato l’occhio per ben due volte al posto dell’estintore dove l’estintore non c’è… Ahi ahi, la Legge 626! Eppure siamo in Francia!
    A volte mi sento un fochista, un conduttore di treni a vapore, un arretrato avanzatissimo primitivo del futuro. Insomma: ho rischiato la vita per produrre una polvere da bollire, macinata da un prodotto torrefatto e che prima ha viaggiato 30 giorni tra ferraglia sopra l’oceano in tempesta. Anche questo è il vivere umano d’oggi: siamo fondati sulle stive di caffè che hanno solcato i mari, siamo anche le mani di schiavi, siamo il fremito della mano che cerca la tazzina e poi la sigaretta, siamo quello che dice l’ennesima cazzata al bancone e siamo quell’orecchio che la sente ancora una volta… In nome di niente, per la grazia di nessuno?)

    • maggio 10, 2011 alle 9:31 pm

      Sai della mia dipendenza da caffeina e sai che il mio immaginario stempunk di te a torso nudo che torrefai caffè per le masse diseredate in procinto di costruirsi casa non può che mandarmi in sollucchero!
      PS. lo inserisco qui tra le righe dei commenti che così magari non si nota molto… hanno approvato il progetto e a fine mese partiamo con i lavori di cantiere… saranno comunque più lunghi e lenti del previsto ma il dinamico duo (io e Noemi) abbiamo già studiato un piano B. Quindi… a Dio piacendo… a giugno staremo già tirando su la prima struttura (forse con appoggio emotivo di una delegazione di SpiazziVerdi).
      Organizziamo un Jamboree Coffee Festival privato nel piccolo anfiteatro morenico? ;)
      In onore dei chicchi neri che tanti popoli e tanta storia si portano dietro… oltre all’effetto galvanizzante ed analgesico che provocano alle mie sinapsi…

      • maggio 10, 2011 alle 10:40 pm

        A torso nudo non sono molto interessante, ne’ per te ne’ ahime per la gran parte delle signorine moderne (le quali, a torso nudo, a me interessano parecchio). Magari ecco sono interessante “nudo” solo per le zecche, le zanzare, i melanomi: rarità, da questa parte delle Alpi.

        Spero di farti sapere presto per l’Ivrea Coffee Jamboree Festival allora!

        Ah, buon cantiere!


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