Posts Tagged ‘orto sinergico

02
apr
11

…Svegliatevi bambine… (è primavera)

Di ritorno dalla due giorni di Lasagna Gardening nei dintorni di Verona.
Una scusa come un’altra per viralizzare cambiamenti.
Percorrere la A4 su un autocarro VW dell’82 può essere eterno, soprattutto in una notte piovosa di fine Marzo.
Matteo fa da copilota mentre scorriamo le immagini più vivide che ci trasciniamo verso Ovest:
Dormire nella casa di paglia di Riccardo e Nico.
La vista sulla valle con i suoi boschi di castagni e noci.
Le frequenti digressioni “fuori tema” sulla microbiologia del suolo, la gestione naturale delle acque, il forest gardening, l’agricoltura urbana…
La festa della semina “selvaggia” che si è innescata alla fine della realizzazione dell’orto.
I bambini.

E’ tardi. Il Carro è monolitico nel suo incedere e il tamburellare della pioggia sulla capote stordirebbe anche un bisonte in benzedrina.
Non è un buon periodo per andare in giro a chiacchierare e a fare corsi, con la casa da costruire e le coltivazioni da impiantare, ma alla fine… siamo ancora nella fase “attesa” e può essere sempre una possibilità per innescare cambiamenti. Visti i tempi…

Intanto i lavori “personali” proseguo nel classico clima primaverile composto da frazioni di sole miste a piogge più o meno torrenziali. L’acqua, combinata con una temperatura media di 12°-15° è il tempo migliore per la prossima esplosione vegetale. Mortale per me che mi faccio nuovamente ospitare, a giorni alterni, dalla biblioteca di Ivrea…

In realtà, se non fosse che non amo trovarmi inzuppato, potrei tranquillamente lavorare nell’orto. L’ho già fatto durante l’inverno.
In effetti, per quest’orto, ho applicato una delle mie massime preferite: “le cose si fanno secondo le regole, a meno che non si possa fare diversamente”.

E quindi, eccolo qui il nuovo orto, simile nel concetto di base a quello realizzato a Badia Calavena.
Un mix di lasagna gardening, hugelkultur, biointensivo, agricoltura sinergica e chi più ne ha più ne metta. Giusto per essere scomunicato da qualsiasi “Scuola” agricola si aggiri nel panorama mondiale…
Già ero un permacultore “abusivo”, ora sarò anche un sinergico “abusivo”.
Etichette… ci si stanca in fretta… e le mie idee sulla differenza tra tecnica, progettazione ed ideologia le ho già espresse.

Ci sono due occasioni in cui non applicherei alla lettera l’agricoltura sinergica ma darei spazio a “Variazioni sul Tema”
Il primo è quando la terra è ridotta veramente troppo male ed io non ho il tempo per ricondurre il tutto ad una situazione ideale (si dovrà pur mangiare durante il cantiere).
Il secondo è quando la terra è talmente sana e brulicante di vita che qualsiasi cosa altra dallo sdraiarmi per terra a fare un po’ di cloudspotting, sarebbe una bestemmia.
San Culino, il protettore degli indolenti, ha fatto sì che io ricadessi nella seconda categoria.
L’orto è quindi così composto:

Leggero passaggio per smuovere lo strato di erba del prato.
Spesso strato di cartoni per fermare le spontanee più aggressive e fornire un substrato per lombrichi e funghi
Tronchi di pioppo*
Cippato (dei rami piccoli del pioppo)
Letame di cavallo stagionato (poco… letame. Non la stagionatura…)**
Carbone***

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La griglia che si può vedere nelle foto è un esperimento che sto facendo quindi, per ora, non fateci caso. Ne tratteremo approfonditamente più avanti o a giugno quando torneremo da Riccardo.
Le dimensioni sono leggermente più grandi del normale 1,70 m per 6 m ma credo che i prossimi saranno larghi 1,50… oppure 1,80… non so… devo ancora decidere…
Quello che so è che adesso devo selezionare i ceppi di microorganismi dalla zona circostante per inoculare le pagnotte.

Ma questa è un’altra storia che coinvolgerà del riso, del malto, qualche asse di legno, l’occhio disgustato di Noemi e la speranza dei marmocchi di riuscire a vedere “mostri mucillagginosi”.

In ogni caso, come al solito, non mi sono inventato nulla.
Mi sono limitato a scopiazzare di qui e di là, a mischiare tutto e a trarne la mia personale interpretazione con ciò che trovavo a portata di mano.
Un ringraziamento va al nostro uomo in terra di Francia (Medo) e “Au Petit Colibrì”
Qui e Qui un paio di schemi illustrativi del principio da cui sono partito.
Sono in francese… così Renato non potrà più dire che sono troppo anglofono per i suoi gusti ;)

*Il fatto è che sulla sinistra della casa c’era quest’enorme pioppo di 35 anni. Una sorta di Moby Dick vegetale. Ora, voi immaginate cosa può essere un pioppo che, durante uno dei numerosi temporali estivi e non che battono il piccolo anfiteatro morenico, pompa linfa a 16 metri di altezza mettendo praticamente in comunicazione la falda sottostante con l’elettricità statica nell’aria… il numero di cicatrici da fulmine era lo stesso del succitato leviatano.
S’è optato per l’abbattimento e il riciclo in loco… per chi avesse letto il capolavoro di Melville, la lavorazione è stata molto simile a quella subita dalle balene subito dopo la cattura nel libro… un gran casino di cui non si butta via nulla, circondati non dagli squali ma da migliaia di insetti e funghi pronti a banchettare… e, in effetti, stanno banchettando… mors sua, vita loro…

**Si, lo so, non si dovrebbe fare. Ma avevamo bisogno di parecchia materia organica sia azotata che a base di carbonio ed il panettiere c’ha sto cavallone infernale a due passi dal campo che ancora un po’ se lo porta a dormire a casa… e poi, devo pur decomporli i tronchi.
Mettiamola così: è come fare il pane. Il principio è quello di creare un impasto ricco ed utilizzare il terreno sottostante come lievito… un po’ come quando si aggiunge una cucchiaiata di malto per rinfrescare la pasta madre nella panificazione. Ci vorranno anche ‘sto miliardo di anni prima che tutto si riallinei e ribilanci in maniera perfetta e sana, ma io non ho fretta.

***Per l’esattezza il famoso e famigerato biochar, fatto in una fornace non particolarmente efficiente ma abbastanza ruspante da poter essere abbandonata in un campo senza che nessuno passi e se la porti via. Il carbone non è stato trattato (nessun compostaggio, nessun bagno in compost tea…) come si sarebbe dovuto fare. Infatti, il carbone non trattato, agisce come una spugna sottraendo acqua e nutrienti al terreno ma, in questo caso, si voleva ottenere proprio quel risultato: assorbire l’umidità ed i composti chimici in eccesso diventando nicchia ambientale a lungo termine per funghi, batteri e compagnia bella e scorta per i tempi duri stabilizzando la situazione e devitando percolazioni e dilavamenti vari… Il carbone è stato fatto sempre con il suddetto pioppo che era – è tutt’ora – bello grosso… il ceppo sta diventando la più grossa coltivazione di funghi che abbia mai realizzato. Attualmente ospita 200 spine in legno inoculate.

No, non è per vendicarmi di quelli che mi sono caduti in testa.

Avessi voluto vendicarmi l’avrei venduto per farne carta per la prima pagina de “Il Giornale”…

11
mar
11

Con ogni orto necessario


Il ciclo circadiano ci segnala prepotentemente la necessità di uscire di casa ad infilare spesieratamente semi per terra.
Mi ero ripromesso di concentrarmi sulle varie pratiche burocratiche e sul cantiere di casa ma… pare che io sia riuscito solo a ridurre al “minimo” le uscite.
Evidentemente l’entusiasmo da “svegliati è primavera” possiede un imperativo più forte (e lasciate stare il fatto che tutto ciò contribuirà un minimo alla costruzione del tetto di casa).

Dove siamo e quando ci siamo

VENETO
25-26-27 Marzo
3-4-5 Giugno
Due weekend di orticoltura sostenibile presso:
Casa di Tano Contrada Tezza 1
Badia Calavena (VR)
Contatti:
Nicoletta 338.7832606
Riccardo 335.1326389

LOMBARDIA
8-9-10 Aprile
Somma Lombardo (Va)
Introduzione all’Agricoltura Sinergica di Emilia Hazelip
Presso Coop. Radici nel Fiume
per info: raimondi.b@gmail.com

PIEMONTE
15-16-17-18-19 Aprile
Corso Completo di Agricoltura Sinergica
Presso Associazione “La Zattera
Cascine Bellero 22
15035 Frassinello Monferrato
Contatti:
ass.lazattera@yahoo.it
Anna Sophia Klitzsch: 3287763270

AGGIORNAMENTI:
Il buon Matteo, che mi accompagna nei due appuntamenti in quel di Badia Calavena (Vr) ed in quello di Somma Lombardo (Va), organizza questo per domenica 17 Aprile a Piana di Barengo (No).
Mentre con l’amico G ed Enzo per il corso completo di Agricoltura Sinergica a Frassinello s’è pensato di inserire anche una parte pratica su Biochar e Compost Tea… così, tanto per complicarci(vi) la vita ;)

02
gen
11

L’OrtodiCarta 2010 nei numeri di WordPress

I robottini di wordpress sono stati così carini da inviare a tutti i “parcheggiati” sulla loro piattaforma i dati statistici dei blog.

Così, per riempire un vuoto di inizio anno, e staccare dalle fatiche del buon Catone le pubblichiamo ringraziando i suddetti robottini di wordpress.

 

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 120,000 times in 2010. If it were an exhibit at The Louvre Museum, it would take 5 days for that many people to see it.

 

In 2010, there were 54 new posts, growing the total archive of this blog to 249 posts. There were 110 pictures uploaded, taking up a total of 28mb. That’s about 2 pictures per week.

The busiest day of the year was March 2nd with 734 views. The most popular post that day was When the music is over, turn out the light.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were forum-macchine.it, erbaviola.com, florablog.it, it.wordpress.com, and google.it.

Some visitors came searching, mostly for orto di carta, ortodicarta, pollaio fai da te, l’orto di carta, and emilia hazelip.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

When the music is over, turn out the light March 2010
41 comments

2

Gli appunti di Emilia Hazelip August 2008
15 comments

3

Immagini April 2008
1 comment

4

Fai da Te Inoculo Micorrize June 2008
2 comments

5

Presentazione February 2008
1 comment

29
dic
10

De Rerum Rustica (Catone in Narcan) puntata n°3

Questa serie di post dimostra come io non abbia capito niente di comunicazione via web o di come non me ne freghi assolutamente nulla.

Abbiamo lasciato il nostro buon Catone in puro delirio mistico pre-festivo.
Dicevamo: andiamo a cambiare i presupposti.
Non amo farlo in maniera “animistica”. Troppo facile, troppo scontato e troppo velocemente ascrivibile a simpatiche ed interessanti pratiche, come l’incollarsi cristalli di quarzo qui e là, mangiare solo foglie di frassino e il riallineamento delle energie interiori attraverso la focalizzazione dei punti di frizione dei corpi celesti sopra i 16 parsec.
Siamo seri.
Potrei dire che l’Agricoltura Sinergica salverà il mondo o che la permacultura è l’unica via per la salvezza di “quella vecchia troia della Terra” (cit. Lynn Margulis) ma, in realtà, sono solo tecniche (la prima pratica, la seconda di progettazione)
Sarebbe come sperare che Paris Hilton abbandonasse gli aerei rosa shocking tempestati di Swarowski, si trasferisse in una malga con pannelli fotovoltaici a seguire regimi alimentari attenti e sani (magari vegani) in una calda atmosfera al patchouli e, per questo motivo, potesse essere considerata una persona intelligente e piacevole da frequentare. Rimarrebbe un mezzo peluche sinaptico. Farebbe – forse – meno danni ma sarebbe comunque una disgrazia per il genere umano.
Quindi mi devo rifare a qualche cosa di “razionale” o, quantomeno, verificabile in maniera più o meno oggettiva.
Dove, per “oggettivo”, si intende qualcosa che faccia riferimento ad un linguaggio comune, condiviso, riconoscibile e riproducibile da chiunque, non soggetto ad interpretazioni (le tecniche sono interpretabili a meno che non siano stravolte in professioni di fede. A quel punto diventano cazzate)

A questo punto Catone schizza fuori dalle nebbie del trip grazie all’azione combinata di Narcan e calci nel sedere.
Howard Thomas Odum.
Non credo che abbia neanche mai fatto un orto in vita sua. Ma non è grave.
In ogni caso, Odum, ha prodotto un buon punto di partenza per la creazione di un vocabolario comune. Base necessaria e fondamentale per generare una reale rivoluzione agraria. Non i vari remix che le migliori menti agrarie degli ultimi 7000 anni sono riusciti a produrre seguendo il giro di basso della buona Martha Stewart (per chi non cogliesse la citazione a Martha vada a rileggere le puntate precedenti 1 e 2)
Per intenderci. La tecnologia OGM o le biotecnologie da marketing in generale non sono e non possono essere una rivoluzione proprio perché non sono un vocabolario.
GATTACA non è un vocabolario… è un’alfabeto! O un discreto film di fantascienza.
C’avete mai provato a fare una rivoluzione solo con un’alfabeto?
Combattente per la libertà n°1 – bwuevgw edcyc jjjol!
Combattente per la libertà n°2 – Cosa?
Combattente per la libertà n°1 – AFHGJJJ!
Combattente per la libertà n°2 – Eh?!
Combattente per la libertà n°1 – NLIJSWUE!!!!
Combattente per la libertà n°2 – ‘fanculo va!
Fine della rivoluzione.

Odum applica un approcio differente.
Al contrario del babbione studente di Zen che guarda il dito invece della luna, cosa che capita agli studenti Zen quando non sono intenti ad ascoltare il suono di una mano sola.
Odum si concentra sulla luna che, nel suo caso, sono le energie che percorrono, si consumano, si accumulano, girano e danzano in un dato Sistema.
Qui potete prendete come esempio laboratoriale il vostro orto, campo, aiuola di – saranno – tulipani, bio-regione.

Ragazzi, qui siamo alla preistoria della permacultura… Bill Mollison sta ancora facendo il tagliaboschi in Tasmania e Holmgren scava enormi swale nella sabbiera della scuola creando gravi incidenti con le maestre ed i compagni.

Attraverso il vocabolario energetico creato da Odum (battezzato – sigh – energese) siamo in grado di mappare i flussi di energia (economica, fisica, chimica ecc… ecc…) di un dato sistema, le dispersioni, gli accumuli e quant’altro. Proprio come se l’ambiente che ci circonda fosse un circuito elettrico.
Lui l’ha fatto e, negli anni seguenti, milioni di altri simpatici soloni e, provate un po’ ad indovinare? Qual’è il sistema che ha il miglior rapporto energia impiegata – energia resa (detto anche EROEI)?
Bof! Mettiamola così: i sistemi naturali – boschi foreste ecc… – fanno sembrare il nostro sistema agricolo un immenso costosissimo trabiccolo in grado di accendere per 10 minuti un’abat-jour grazie alla spinta congiunta di 60.000 criceti inzuppati nel Gatorade(tm).

Punto.

Diagramma di un ecosistema generico secondo Odum

Proviamo ad indovinare: quante progettazioni agrarie-agricole vengono fatte tenendo in considerazione questi dati?
Quando ho provato a porre questa domanda a Biella avevo già perso il 99% dell’uditorio da un pezzo ma, essendo una domanda retorica, per non farmi sentire solo soletto nel fascio del videoproiettore, qualcuno ha azzardato un “nessuno?”. Boh? Non lo so. Magari qualcuno l’ha fatto ma, apparentemente, non abbastanza visto che i campi vengono utilizzati per impiantare enormi parchi fotovoltaici…
Ok. Studiate Odum.
No. Non vi servirà per fare l’orto.
Vi servirà per vivere. Per avere una griglia che, vagamente, vi permetta di comprendere la complessità di un sistema, quello naturale, che non sarebbe altrimenti leggibile se non attraverso i frazionamenti successivi di un ottica riduttivista oppure attraverso un’onanistica forma di etica spirituale.
La gramigna mi sommerge. Diserbo.
Oppure.
Il pomodoro è bruttino. Bagno solo in giorni di aria e concimo con cenere di finferlo.
Non è così semplice. Non lo è mai.
Ma potete comunque darvi alla biodinamica o a qualsiasi altra pratica senza porvi troppe domande.
Paris Hilton è con voi.

Oh! Se vi aspettate delle risposte da questa mia delirante esposizione: dimenticatevele.
Non ho risposte per me, figurarsi se ne ho da distribuire in giro… sono un cialtrone mica per niente…
Prendete le suggestione e cercate le risposte. Il primo che arriva dia un colpo di telefono agli altri.
Grazie.

Questa in realtà la devo ad una chiacchierata con Massimo Ippolito.
Non sempre ci si pensa ma qualsiasi forma di energia (e materia in quanto energia potenziale) presente in circolazione è solo un sottoprodotto dell’energia solare. E le piante sono le uniche cose che riescono ad elaborare quest’energia al 100%.
Quando me l’ha detto m’è sembrato assolutamente ovvio. Un po’ come i tagli nelle tele di Fontana, ovvi ma non scontati. (Non amo Fontana ma passatemi l’esempio)

Bene. Odum crea il suo simpatico energese (io non posso credere che si possa inventare un nome meno “spendibile” di questo. Ma un po’ di marketing sociale sulle materie scientifiche? No, così, giusto per rendere la vita un po’ più semplice a Piero Angela che c’ha anche una certa età…).
Ora. Se ce lo studiamo e lo adottiamo durante le discussioni saremo in grado di comprenderci attraverso un vocabolario comune. Basato, per quel che ci riguarda, sull’unica costante di cui disponiamo: l’energia del sole.

Come creare da un vocabolario, da singole parole una grammatica che ci permetta di interfacciarci con la nostra principale fonte di energia, l’agricoltura, senza consumare inevitabilmente buona parte dell’accumulo energetico svolto dalla Terra in milioni di anni? (si, ci sono anche quelli convinti che si possa vivere solo grazie all’assorbimento da parte del nostro organismo dei raggi solari… ma queste, quando si diffondono, si chiamano “disfunzioni alimentari”)

Io, per quel che mi riguarda, farei un salto indietro.
Non tanto nel tempo, quanto nei post.

Speravo di aver finito ma mi sa che va ancora per le lunghe.
Qualcuno regge ancora una puntata?
No.
Vabbè… allora me la brucio così… in due parole, poi fatene voi cosa vi pare.

Il nostro compito è progettare una produzione energetica alimentare (per noi stessi, per i vicini di casa, per il Gas di San Pietro Montalcina, per diventare ricchi come dei cresi incassando sovvenzioni paurose sullo zucchero di barbabietola… no. Questo no. Scusate.).
Quindi, mi appellerei a chi ha creato una grammatica della progettazione. Un sistema sintattico per progettare che tenesse in considerazione il Tutto: Cristopher Alexander.
Si, vabbè, ma noi dobbiamo coltivare, mica decidere dove vanno le finestre di casa. Direte voi. Si, è vero.
Ma provate ad inserire i tasselli di Odum, un po’ di biologia, un po’ di ecologia, un po’ di scienza agraria ed il bagaglio di tecniche e competenze che la buona Martha ha impostato e a riformularli in un “Pattern Language” agricolo.

Et Voilà.

via Ethan Roland di Appleseed Permaculture

La rivoluzione.

Sembra assurdo?
Non cosi tanto. C’è chi lo fa.
Ancora in maniera sperimentale, partendo da microsistemi noti. Ma funziona.
Qualche agrario si rende disponibile?

22
set
10

Voi sapete chi siete… (e magari ci si vede a Verona)

Nella buona teoria per cui “shit happens“, un esperimento non troppo riuscito a fatto si che tutto il computer si trasformasse in un groviglio di fili, schede al silicio e altre cose di cui ignoravo l’esistenza e, secondo un amico ben informato, di cui avrei dovuto continuare ad ignorare l’esistenza… ma che gusto ci sarebbe?!

Per farla breve… vi basti sapere che il tutto comportava il tentativo di ampliamento dei banchi di memoria del portatile accorpandogli un tot di schede RAM di un pc da rottamare… il tutto può essere definito senza ombra di dubbio “un fallimento”. (Mentre scrivo approfonditi accertamenti sono condotti per cercare di ripetere l’esperienza in maniera più costruttiva…)

In seguito a questo fallimento tutto il contenuto della posta elettronica e gli indirizzari sono andati persi…. quindi: Se eravate in contatto con me, attendevate una risposta o semplicemente ci tenete a farmi riavere la vostra mail per tenersi in collegamento… scrivetemi a iosononicola@gmail.com

Questo vale per tutti… mentre a “tu sai chi con un VW Westfalia azzurrino volante della polizia simile al mio“: la piantina è la lippia dulcis ;)

Grazie!

Se poi volete fare le cose ben fatte, oltre a scrivere una mail a me potete anche dare un colpo di telefono a Riccardo in quel del Veronese per incontrarci di persona. (che si… la rete è una roba bellina… ma vuoi mettere l’incontrarsi di persona!?)

06
mag
10

Mollemente umidi arriveremo a Giugno

Quattro giorni di pioggia e vento mi stanno quasi facendo fare pace con il non essere alle prese con semine e trapianti.
L’orto che abbiamo aiutato a nascere a Casa Ubaga mi ha permesso di rimettere le mani nella terra (anche se va detto: con una marea di sassi… i tondini sono stati piazzati esaurendo in breve tempo tutto il repertorio di bestemmie del piemonte, della liguria, della campania, dell’umbria e della toscana…).
Che poi uno dice: “mi faccio l’orto sinergico così poi non lavoro più la terra… le piante si riseminano da sole. Creo un bell’ecosistema che minimizzi la necessità degli input…”
E poi si trova ad aver voglia di farne un’altro. E un’altro. E un’altro.

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Intanto, adesso, sono a casa a guardare la pioggia dalla finestra.
Mi coccolo con un caffè caldo assumendo la classica postura del dandy decadente di campagna: mollemente appoggiato allo stipite della porta mentre guardo, attraverso il vapore del tazzone, la campagna appena rasa al suolo assieme ad una 50 di fuchi dell’arnia da un’energica spazzata di RoundUp data dal vicino… Questo incrina un po’ il delicato gusto melanconico che stavo cercando di creare con rivoli di bile inacidita.
Mi consolo pensando che ci stiamo organizzando per il trasloco e riassumo la postura melanconica.

Guardo verso il pollaio. L’immagine filtrata da una sottile e persistente cortina di acqua degna del Devonshire mi rimanda un paio di palle nere che rimbalzano su e giù in una nuvola di penne nere. Definitivamente non c’è nessun rispetto per la mia postura da annoiato gentleman di campagna.
Mi lancio sotto la pioggia a dividere la gallina nera dalla faraona (ipoteticamente maschio… quindi un faraone). Sto carognone ha scoperto un paio di settimane fa che quella che lui pensava essere una sua sorella è invece una grassa pollastra… lo shock è stato troppo e lui si è trasformato in un serial killer. A poco valgono le rimostranze del gallo che, grosso la metà del maniaco omicida, scappa subito a gambe levate… Li separo ed isolo le faraone in un’altra zona del giardino. Appunto per me stesso: nella prossima casa recintare l’orto, costruire un pollaio ad arca per le galline e nidi sugli alberi per le faraone invece di recintare le galline e le faraone… che se la smazzino libere per i campi…

Torno in casa avendo definitivamente perso “l’attimo”… più che un annoiato Oblomov sembro Rambo appena sorto dal fango della palude (non si capisce perchè Rambo abbia una giacca da camera in questa mia personale versione, ma tant’è…)
Torno al computer a cercare di preparare un po’ di materiale per il proseguo dell’ “OrtodiCarta Summer Tour” che sta entrando nella fase calda (poi ci si darà una calmata visto che saremo alle prese con il nuovo campo di gioco).

Il programma prevede:
9 maggio
“Università del Saper Fare” – Laboratorio di Agricoltura Urbana (Rizomi)
15 maggio mattina
“Food Express” – Programma di Elena Pugliese su RadioFlash
15 maggio alle ore 15.00
“Centro Studi Sereno Regis” – Conferenza sull’Agricoltura Sinergica (Kanbio) a seguire aperitivo “degli orti”
20 maggio
“Casa del Bosco in Collina” – Intervento all’interno del corso di Permacultura di 72h (Saviana Parodi – Stefano Soldati)
21 maggio
Carpi in Transizione – passo da quelle parti a trovare degli amici sulla strada per Monteveglio e s’approfitta per confrontarsi un po’
22 – 23 maggio
Monteveglio in Transizione – Laboratorio “Facciamo un orto”
28 – 29 – 30 maggio
Carimate in Transizione – Laboratorio “Facciamo un orto”

…a giugno ci sono ancora paio di appuntamenti Torinesi e poi basta…
Nel frattempo avrò lavato e stirato la giacca da camera ma temo che sarà già ora della canotta e le infradito…

PS. – per chi si chiedesse perché infesto il mondo con la mia presenza:

Coltivare
/kolti’vare/ o cultivare v. tr. 1 Lavorare il terreno affinchè produca piante, frutti. 3 Esercitare, educare, formare. 4 Nutrire un pensiero, fomentare una passione.
(il Nuovo Zingarelli)

…a me basta.

28
apr
10

Spiazzi

Venezia.
Ma quante Venezie esistono?

Tre giorni fa.
Il nano, dopo un’iniziale diffidenza tipica del terricolo, ha deciso che la posizione migliore per un quattrenne in barca è quella della polena.
Io, intanto, cerco di dimenarmi nel tentativo di eliminare “La Serenissima” da ciò che mi circonda. Il “Giapponese” che alberga nel fondo di ciascuno di noi si dibatte e scalcia cercando l’inquadratura di Rialto migliore per la foto ricordo.
Da questo punto di vista, Michele e la banda di Spiazzi, aiutano molto… non so neanche da che parte stia Rialto. Il “giapponese” si accontenta delle pittoresche casse per le moleche e abbandona definitivamente la speranza di una cartolina…
E una Venezia l’abbiamo eliminata. Quella più inutile.

Siamo alla sede in laguna di Spiazzi. Uno spazio, dentro uno spazio, attraverso un cortile da cui si accede in un altro spazio.
Visto da fuori è una porticina. Dentro c’è una fetta di Veneto più pezzi aggiunti: Ortalon, Ortinconca, Bruno Moro, SpiazziVerdi ed io con un pezzo di Rizomi.
Tema: “Orti Condivisi si Raccontano”.
Non sono in grado di riassumere tutta la chiacchierata (anche se so che qualcuno si proponeva di farne una sorta di “sunto” per il Consapevole e che sicuramente qualcosa comparirà sul blog di SpiazziVerdi). La sensazione è quella del laboratorio sperimentale.
Dall’esperienza di lungo corso di Bruno a Preganziol per arrivare al progetto di “micro biodiversità” di Ortinconca, il tono è quello sicuro e leggero di chi sa che, nonostante tutto, da qualche parte si sta andando e che non c’è scontro: noi siamo parte del “Meglio” :)
Questa Venezia la teniamo. Non è neanche Venezia… è un pezzo di mondo…

In barca. Muoversi a Venezia per un foresto è economicamente improponibile soprattutto quando le cose da fare ed i luoghi dove passare sono tanti, il tempo poco e si devono portare in giro attrezzi, secchi, taniche ecc… ecc…
¾ delle discussioni tra me e Michele avvengono ad un volume adeguato per coprire il rumore del fuoribordo (immagine: Evinrude di Bianca e Bernie, prima di bere il whisky della lontra…). A Spiazzi ci sono circa 15 persone che mi odieranno per le prossime 3 ore. Il tempo e poco, gli argomenti tantissimi. Tema del laboratorio “L’orto in casa” (neanche sul balcone, in casa. Al massimo, se uno è fortunato, su un’altana…).
Montiamo nella stanza un impianto di vasi auto-irriganti, la compostiera a lombrichi (che contano ormai 2Km di viaggio per ogni anello) e un tot di altri orpelli da orticoltura casalinga.
Qui c’è poca terra, quella poca che c’è è nascosta in posti strani, i balconi “aggettanti” sono una rarità. Ogni esperimento di agricoltura urbana a Venezia si scontra con problematiche che qualsiasi altra città ha in qualità e quantità inferiori, questo ne fa un centro elettivo per la Sostenibilità Urbana. Sia l’ecosistema naturale che quello antropico sono perennemente sull’orlo del collasso.
La Venezia della resilienza che reinventa quotidianità sostenibili ci piace.

Michele mi racconta, da sempre, di come la città fosse organizzata in modo da avere vigne, orti, campi e piccoli allevamenti compresi al suo interno. Mi racconta dell’associazione che sta recuperando i vecchi vigneti dei conventi, dei vari orti “ignoti”, non nell’area dell’isola di S. Erasmo. Arriviamo alle Zitelle mentre Mattia sta tenendo un laboratorio di Agricoltura Sinergica.
L’Orto di Spiazzi è come loro: un’apparente casino. Mi sento a casa.
La Venezia che cova semi “infestanti” è quella che preferisco subito dopo la Venezia di Spiazzi.

Siamo in quattro. Io, Noemi, il barattolo di speranze sgambettante e Luca, in rappresentanza di Rizomi. Corriamo, parliamo, guardiamo ed ascoltiamo ma l’immagine che possiamo avere di SpiazziVerdi è quella legata alla rapidità del momento. Non del vissuto, non della storia del gruppo… è, fondamentalmente, quella dei “turisti”.
Ma c’è una cosa che a me piace dell’atmosfera che si respira a muoversi con loro: sono una banda di pirati. I cialtroni più seri che mi sia mai capitato di incontrare.
Niente tribù indiana, niente riserve. In una città chiusa in calli, cortili, canali la loro è una nave che comunica, che modifica e che mira in alto, attraverso un strategico e spensierato abbordaggio continuo. Averne…

“Quando scadrà il mio mandato da sindaco, voglio che Venezia sia la più grande piscina a cielo aperto del mondo e che le persone possano tranquillamente tuffarsi in mare dalla porta di casa”

Un Grazie ad Eliana, Franco, Dora, Mattia, Sara, Nicolò, Noè e a tutti gli altri (e ai vostri accenti mescolati)

ps. c’erano altre foto ma WP mi sta facendo dei casini… sistemerò al mio ritorno dalla 5 giorni di Agricoltura Sinergica in quel di Pieve di Teco…

21
apr
10

Kraft Guerrilla e Orti Lagunari

Oggi ho costruito un sistema per automatizzare il flusso di acqua della windowfarm di Rizomi con una corda recuperata sul fondo di uno scatolone, due bottiglie di plastica, un paio di carrucoline (una arrugginita) di dubbia provenienza, dei sassi e 4 grucce da lavanderia recuperate in un cassonetto.

ieri ho scritto un pezzo per il Terranauta. I ringraziamenti vanno a Equipaje e Tonzer (che mi sono dimenticato di citare nell’articolo… scusa.)

“domani” vado a Venezia… Ma prima o poi finirà e torneremo ad avere il tempo di tradurre testi e spiare i collemboli nell’orto.

Orti urbani condivisi si raccontano

Orti urbani, orti sinergici, orti sui balconi, orti verticali, orti idroponici, orti collettivi,….orti per tutti i gusti!

Al prossimo incontro di SpiazziVerdi, organizzato nell’ambito del ciclo “Prove tecniche di comunità urbana del buon vivere”, previsto per venerdi 23 aprile alle ore 18.00, si incontreranno, raccontandosi, diverse esperienze di orti urbani: da Ortodicarta di Torino con Nicola Savio, all’Ortalon di Casalecchio di Reno (BO) con Silvano Cristiani e Simona Ventura, agli Ortinconca di Milano con Claudia Ceroni e Michela Garbin; oltre a SpiazziVerdi di Venezia con Michele Savorgnano che parlerà dell’orto condiviso ospitato dentro la casa di riposto dell’IRE nell’Isola della Giudecca. Modalità e tecniche diverse di coltivazione e di gestione. Sarà presente anche Bruno Moro, agricoltore di Preganziol con una lunga esperienza di coltivazioni orticole biologiche.

La consueta zuppa, che accompagna ogni incontro, sarà fatta questa volta con i prodotti provenienti da tutti gli orti coinvolti nella serata.

Sabato 24 aprile mattina, dalle 10.00 alle 13.00, si prosegue con il laboratorio creativo, condotto da Ortodicarta e SpiazziVerdi, per la realizzazione con materiali di recupero di orti idroponici, orti verticali, compostiere da interno e pomodori a testa in giù.

Gli incontri si terranno presso la sede dell’associazione Spiazzi in Campo San Martino a Venezia (vicino all’Arsenale).
Per il programma completo, informazioni e prenotazioni: spiazziverdi.blogspot.com, spiazziverdi@gmail.com

29
mar
10

Talmente tante schegge da trovarmene le mani piene

Visto che pare che la vita preceda i miei pensieri e ragionamenti, ve la dico tutta:
sono contrario agli OGM.
Detto questo posso prendere respiro dal post sugli organismi mentalmente modificati in attesa di essere in grado di postare la 2° parte in cui il ragionamento si arrovellerà sempre più fino a raggiungere la compressione di una nana bianca… vi anticipo solo che ho trovato gli schemi per una macchinetta per “fotografare” il mio DNA…

Ma torniamo agli eventi che ci travolgono:

Il 3° Permablitz, finalmente baciato dal sole, sì è concluso in un tripudio di cibarie e programmi per il futuro orto urbano!!

(facendo click sulla foto sarete portati alla collezione completa delle immagini)

Meris, dal profondo Nord-Est, mi invia lo schema del suo orto sinergico basato sugli appunti di Emilia per ciò che riguarda consociazioni e avvicendamento. A me pare buono…

Sono stato in giro per il canavese e non potevo non andare ad occupare abusivamente la cucina di Stefano e Daniela per cena (i miei tandemisti preferiti). Bhè… non posso non invidiare il loro essicatore solare… e la serra, e la raccolta delle acque piovane, e i pannelli fotovoltaici, e l’orto, e…

Ma a proposito di documenti credo di essermi dimenticato a tempo debito di comunicare che Davide aveva pubblicato su scribd un bell’articolo dell’ATTRA sulla fertilizzazione fogliare (in cui c’entra anche il compost tea…)

Dulcis in fundo. Il Consapevole si fa il restiling e (botta di culo) nel numero di questo mese c’è un mio articolo sull’agricoltura urbana e sulle tecniche applicabili per gli orti sul terrazzo.

Credo sia tutto… ma probabilmente no…
Ah! Le galline sono entrate a pieno regime… moriremo di colesterolo.

02
mar
10

When the music is over, turn out the light

Prima

Durante

Oggi

Vabbè. Gli esperimenti li abbiamo fatti. Adesso e proprio ora di trovare Casa.




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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