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Apr
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Diario di Campagna n° 58

LEZIONI DI ANARCHIA PRATICA

OGGI CI SIAMO SVEGLIATI immersi in un’atmosfera terribilmente inglese. Dopo giorni di vento e sole è calato un freddo pungente ed il cielo è “del colore di un televisore sintonizzato su un canale morto” (il neuromante – W. Gibson). L’alieno di 2 anni e 180 giorni che si ostina ad attirare la mia attenzione per ogni suo bisogno fisiologico scalpita comunque per trascinarmi fuori casa, per farlo adotta la scusa di andare a trovare la “vicina”.
Il mio personale programma era: osservare pensieroso i campi dalla finestra del soggiorno.

LA NOSTRA VICINA è una vecchina di 87 anni, una di quelle vecchine che se incontrate una sera brumosa mentre tagliano l’erba con la falce, istintivamente la mano vi scivola verso il cavallo dei pantaloni. Fortunatamente abbiamo superato questo primo approcio e lei si è rivelata un buffo esserino di 87 anni per 1.55 cm che, tra le lamentazioni di rito per gli acciacchi, ogni anno allestisce uno stupendo orticello i cui frutti vengono distribuiti un po’ in giro…
Arrivati da lei, la troviamo intenta ad arrampicarsi su una scaletta, un maglio degno di Thor in mano, per piantare i paletti per i pomodori più grandi che abbia mai visto. Cogliendomi impreparato, una qualche chimica celebrale mi spinge ad offrirmi volontario per piantarli, e per piantarmi al suo posto una quantità inenarrabile di schegge nelle mani (ecco perchè apprezzo l’agricoltura sinergica… niente paletti di legno conficcati per terra e nelle mani…). Il lavoro viene apprezzato, i paletti sono tutti belli dritti ed alla giusta distanza, ma, mi viene fatto notare che non sono tutti alla stessa altezza (come amo i tondini da 12″ appena appena appoggiati nel terreno di Emilia Hazelip!). Mentre la salutiamo lei sta andando a prendere la scala e il segaccio per pareggiarli… in ogni caso dalla visita ci portiamo a casa le piantine di pomodoro in eccesso della signora e i complimenti dell’alieno affascinato dalle mie nuove mani da istrice.

SULLA VIA DEL RITORNO, entrato quasi nell’ottica di darmi da fare sugli orti per il progetto “adotta una bietola”, incappo nel mio personale pusher di robe agricole (colui a cui mi rivolgo se ho bisogno di materiali od attrezzature a basso costo) il quale è alle prese con le pulizie di primavera del fienile. Evidentemente, non ancora sufficientemente sveglio, vengo nuovamente trascinato dalla chimica celebrale ad offrirmi volontario a dargli una mano, con somma soddisfazione dell’alieno che potrà così rimirarsi la collezione di trattori (modelli dal ’46 al 1977) da vicino… dopo 3 ore di forconi, pale e rastrelli mi porto a casa l’equivalente di tre rotoballe di paglia che altrimenti sarebbe stata buttata. pacciamatura gratis per tutto il campo!

TORNIAMO A CASA che sono un cesso, ho paglia fieno e polvere di pollina (trad: merda di pollo liofilizzata) ovunque, intanto è tornata Noemi da lavoro cosa che mi libera parzialmente dagli impegni con l’alieno (per un’esemplificazione sui miei principi educativi applicati agli alieni rimando a quest’ottimo articolo di Tom Hodgkinson) e di dedicarmi alla mia personale “rivoluzione del filo di paglia“.

RISULTATO FINALE: attualmente siamo i felici possessori di un fienile (roba che di rivoluzioni posso farne un centinaio), di una decina di piantine di pomodori e come se non bastasse la gallina, riconquistata una sua privacy scaricando in un’altra zona del cortile i due insidiosissimi galli, ha finalmente deciso di fare le uova. Cena anarchica a base di uova barzotte e getti di luppolo scottati (raccolti lungo il canale).


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