15
Apr
08

Lezioni di avicoltura motivazionale n°11

ARREDAMENTO SVEDESE, HAPPY-HOUR E SESSO REGOLARE

CI SONO DELLE LEZIONI apprese nei lunghi anni di resistenza dietro un bancone da lounge bar che risultano fondamentali nel corretto allevamento di una felice ovaiola.
Nella società urbana attuale la maggior soddisfazione dei propri sottoposti si ottiene quando a questi si permette di godere di una serie di benefit indispensabili, così da motivarli e calarli nella predisposizione di spirito più efficace per il raggiungimento delle missions aziendali.
Lo stesso ragionamento è stato adottato con la nostra gallina.

DA UNA SITUAZIONE “allo stato brado”, in compagnia di un paio di esuberanti galli e una spaesata anatra, in cui l’unico risultato apprezzabile era un cazzeggio diffuso per il cortile e l’impossibilità per qualsiasi essere strisciante di penetrare entro i confini del regno; si è deciso di applicare, alla pollastra, le regole basilari del social management più sofisticato.
Attualmente la signorina gode di un suo appartamentino dotato di tutti gli optional: mangiatoia Gorfuld, abbeveratoio Fijord, rigorosamente in accesi colori pastello (anche perché assemblati con sottovasi verde bottiglia e tubi in PVC da 20 cm arancione), dove può godere di una sua meritata privacy.
La sera, verso le 17 – 17.30, esce per incontrare gli amici e dedicarsi a un simpatico aperitivo a base di stuzzichini e prelibatezze (il sushi di bacarozzo non rientra nel suo menù casalingo). Trascorre, quindi, l’happy-hour tra amenità e chiacchiere scaricando le tensioni accumulate nella lunga giornata di ovulazione… qui viene tendenzialmente abbordata e, se di luna buona, si apparta con uno dei galli a sua scelta per del sano e regolare sesso. Soddisfatta e ripagata della giornata torna al suo “nido” postmodernamente accogliente pronta ad affrontare la successiva giornata con spirito rinnovato e produttivo.

QUESTA TECNICA CI ha già fruttato sei uova di medie dimensioni e di ottima qualità, il che vuol dire: quasi un uovo al giorno rispetto allo zero totale dello “stato brado”. In questo momento sto collaudando l’incubatrice Ovolund (di un giovane designer in bianco e nero appoggiato indolentemente a una balaustra in campagna con un morbido golfino ma prodotta in un sobborgo di qualche città vietnamita) per evitare di doverle pagare la maternità.

DISCLAIMER: Ogni similitudine tra il mio personale sistema di avicoltura e il mondo reale è dovuto da un’esposizione troppo prolungata ai cartoons della Walt Disney. Il fatto che il soggetto dell’esperimento fosse una gallina e dovuto esclusivamente all’impossibilità attuale di far fare le uova ai galli e in nessun caso è riconducibile a forme di sessismo.

Annunci

12 Responses to “Lezioni di avicoltura motivazionale n°11”


  1. 1 uasciulle
    maggio 5, 2008 alle 9:43 pm

    ahhahahahah!! mi posti una foto delle tue galline? 🙂

  2. 2 Davide
    febbraio 17, 2010 alle 10:00 pm

    Dal frumento alle Galline… sto portando avanti anche questo da buon geek…
    può esserci fattoria senza galline?
    ma quali galline per un appasionati di natura e di agricoltura sinergica?
    e come crescerle? in che spazio?
    IL BENESSERE degli animali d’allevamento è stato recentemente tutelato dalle normative europee, leggendo e cercando ho valutato che i chicken tractor o pollai improvvisati con materiale di recupero non rispettano spesso le condizioni di benessere richieste…
    Ho poi trovato un sito che provabilmente qualcuno di voi conosce ma che non ho visto inserito nelle risorse di Nicola (provvedi ragazzo… 🙂 )
    Eccezionale, il Buon Maurizio Arduin zoonomo direttore dell’istituto di pollicultura di Rovigo, è un luminare e sicuramente un divulgatore convinto;
    promuove l’allevamento più che biologico, l’allevamento mediterraneo, al centro ci sono gli animali e il loro benessere (almeno fino al momento della macellazione..)
    sito completo e dettagliato su ricoveri, pascolo e sopratutto RAZZE AUTOCTONE, cerca di ritrovare, ripristinare razze locali estinte o in via di estinzione e riportarle alla diffusione.
    Secondo me noi sinergici siamo fatti apposta per collaborare con Maurizio Arduin…
    Ha publicato diversi libri e articoli ma vi consiglio: “pollo e gallina biologici” edizioni de L’informatore agrario; manuali di vita di campagna;

    ma conme assaggio e anteprima….. “www.biozootec.it” !!!!!!!!!!

    PS io ho iniziato a costruire una via di mezzo tra i due principali tipi di ricoveri proposti, una arca per polli di 3×2 m smontabile per esser spostata ma adattata per confort di ovaiole… beh.. leggete il libro che poi ne parliamo.. vi manderò qualche foto nei prossimi mesi
    ciao a tutti!

  3. 3 Salvatore
    febbraio 18, 2010 alle 9:36 am

    ok davide, stessa lunghezza d’onda 🙂 ormai ho vinto la battaglia delle gallinen a casa 😀
    e mi appresto a introdurle in funzione anti-lumaca e, perchè no? anche per qualche ovetto.
    Però ho spazi piccoli, di conseguenza pensavo a razze minute come quelle chiamate “francesi”. Un po fragili da quello che so.

    • 4 davide
      febbraio 18, 2010 alle 1:05 pm

      razza nana rustica e abbastanza produttiva molto diffusa nel friuli e veneto Pepoi;
      peso galline 1 – 1.1 kg; depongono circa 160-180 uova del peso di 40 – 50 g; spiccata propensione alla cova;
      peso galli 1.3 – 1.5 kg;
      allevamento adatto alla produzione di pollo monoporzione;
      tratto dal libro che vi consigliavosopra…
      razze leggere ve ne sono molte di più…
      ma per piccoli spazi penso che questa sia l’ideali, chiedi fornitura a istituto di pollicultura o a pollo come una volta (vedi sito)
      trovi anche metrature minime per capo nel ricovero e a pascolo..

      ciaociao

  4. 5 laurosa
    marzo 15, 2010 alle 12:30 pm

    Ciao Nicola! scrivo per la prima volta ma seguo le tue vicende da un pò.
    vorrei costruire un pollaio per poche galline (4). ho già un recinto ed escluderei i modelli tractor. mi piacerebbe fare una cosa simile al tuo Ovo Matik dotato di tutti gli optional: mangiatoia Gorfuld, abbeveratoio Fijord. esiste ancora o sei passato a versioni più avanzate? se si posti qualche foto per capire meglio come è fatto dentro e fuori? grazie mille!

    sarai dalle nostre parti il 23/24 aprile per Spazi verdi? speriamo!

    Per davide:
    “leggete il libro che poi ne parliamo.. vi manderò qualche foto nei prossimi mesi”
    hai pubblicato le foto? sono curiosa!

    • 6 Davide
      marzo 16, 2010 alle 7:16 pm

      pazienza…. faccio nel tempo libero, spero di terminare il tutto in estate, e spero per allora che siano disponibili anche le galline di razza locale che ho richiesto..
      ma io ho pensato di fare un pollaio di 3m per 2 di base h 200 fatto ad arca smontabile per 24 galline, è lontano dalla tua esigenza;
      Il libro però è utile a tutti e provabilmente lo trovate anche in rete bibliotecaria della vostra città;
      li torverài indicazioni per pollaio di qualsiasi dimensione e tipo, rispettando metrature minime e aerazione in base al numero di polli che vorrai ospitare…
      massimo 4 galline per m2 quindi per te 1m2 di base ma fai almeno 1.3 X1.3X1.3h
      con un posatoio rialzato e se fisso con cassetto raccogli feci sotto posatoio + accessori… etc
      Libro spiega meglio 🙂
      ciaociao

  5. 7 laura
    maggio 12, 2010 alle 4:42 pm

    ciao davide.
    ho letto il libro di Arduin e molte cose del sito. ho fatto il pollaio e preso 4 pepoi. con il progetto allevare come una volta le cose andavano al rilento e allora le ho prese già pollastre ad una fiera degli uccelli domenica. non ho preso il gallo. le uova che mi stanno facendo sono fecondate. mi farebbe voglia farle covare (la chioccia inizia a covarle solo quando sono 8/10 uova?) o darle a qualcuno che ha una incubatrice. che dici? tu le vuoi? io sono di scorzè VE

    • 8 Davide
      maggio 14, 2010 alle 10:23 pm

      Ciao Laura,
      complimenti per il tuo pollaio realizzato e per le pepoi, io sono ancora al telaio del pollaio ma mi sono imposto giugno come scadenza per pollaio con galline attive.
      Ti ringrazio per l’offerta ma per ora non posso ospitarle, la distanza sarebbe poca cosa una gita a Venezia la potremmo fare volentieri ma spero ancora nelle galline mantovane locali che nel sito hanno annunciato recuperate… (io sono di Mantova)
      Se erano già state fecondate quando le hai comperate, hai possibilità di avere una covata di razza, io le farei covare.. se in queste giorni sono rimaste in cova falla continuare, la o le galline sanno cosa fare, basta che abbiano cibo, acqua comodi e spazio sufficiente (dovresti separarne una con le uova che ha fatto (non importa il numero, basta siano fecondate) e tenerla a cova separata dalle altre… si forse è un po’ complicato essendo alle prima esperienza.. vedi tu.. in ogni caso buon divertimento!

      • giugno 14, 2010 alle 6:05 pm

        ciao, leggo ora il commento su alcune presunte raqzze autoctone.
        Ora forse scatenerò un putiferio, ma…
        ci sono cose molto buone nel lavoro del succitato specialista e cose purtroppo meno chiare.
        ottimo è il lavoro sulla metodologia di allevamento.
        ottimo il lavoro fatto a suo tempo con la siciliana, pepoi, robuste maculata e lionata, valdarnese, ermellinata di rovigo.
        attenzione però che da alcuni anni nel sito in questione vengono recuperate a ritmi di una e più al mese una serie di razze che di locale hanno solo il nome… per intenderci: si tratta di animali che vengono chiamati italiana comune locale, termine coniato apposta per definire la razza tedesca italiener derivante sì da polli italiani di fine 800 ma selezionata per oltre un secolo in germania ed oramai ben diversa dai polli un tempo presenti nelle nostre aie, MOLTO più simili alla razza Livorno che all’Italiener.
        Il problema è che oggi polli di razza italiener (acquistati in un allevamento molto noto in emilia) vengono a seconda della colorazione e dell’area geografica di destinazione venduti con nomi diversi. Ad esempio, l’italiener fulva diventa pollo mediterraneo in meridione e padovana fulva in veneto; l’italiener dorata si trasforma in razza trentina, quella bianca in padovana bianca, ecc…
        Stessa cosa per altre “razze” per così dire recuperate: gigante nero d’italia – le foto mostrano animali “troppo” simili al jersey giant; cinquedita – le foto sono di esemplari dell’inglese dorking; a bianca di mantova sembra solo una livornese da capannone, dalla foto; e così via.
        insomma, occorre molta cautela nel parlare di recupero delle razze: a volte chi fa acquisti incauti rischia di prendere lucciole per lanterne anche appogiandosi a “luminari”. Per passione come “biologo” mi occupo proprio di antichi ceppi e razze avicoli e del loro recupero; proprio quest’anno ho potuto recuperare una razza di galline considerata estinta, e so quanto lavoro ci sia dietro. Mi spiace tantissimo quindi vedere che altri, a lavoro nullo, proclamano ogni mese un recupero o quasi.
        metto quindi qui un elenco di razze e ceppi italiani di cui ho ragionevole certezza della loro autenticità, per averle viste, studiate e “meditate”:
        Ancona
        Bianca di saluzzo
        Bionda piemontese
        Boffa o barbuta padovana (quella che ho recuperato io)
        Collo nudo italiana
        Ermellinata di Rovigo
        Gigante padovana (attualmente non ancora stabilizzata geneticamente ma in recupero)
        Leccese
        Livorno
        Mericanel della Brianza
        Millefiori di lonigo
        Modenese
        Padovana Gran Ciuffo (non esattamente italiana, ma oramai adottata da troppo tempo per non considerarla tale)
        Polverara
        Robusta lionata
        Robusta maculata
        Romagnola
        Siciliana
        Valdarnese
        Valdarno

        Di queste razze e ceppi potete star certi che l’origine è assolutamente autoctona; delle altre che sentite nominare in giro per ora no.
        Mi permetto di segnalare un paio di articoli del mio blog che possano fare un po’ più luce sull’argomento:
        http://oryctesblog.blogspot.com/2008/06/la-biodiversit-avicola-italiana.html
        http://oryctesblog.blogspot.com/2008/10/appunti-di-avicoltura-la-biodiversit_16.html
        http://oryctesblog.blogspot.com/2008/11/appunti-di-avicoltura-il-pollaio.html
        E mi permetto anche di segnalare i siti dedicati alla razza Boffa che ho faticosamente cercato col lumicino e che ora sto recuperando:
        http://www.gallinaboffa.com
        http://gallinaboffa.blogspot.com

        spero davvero non prendiate questo commento come un’autocelebrazione – non è mia intenzione e chi ha seguito il mio blog o alcuni dei commenti fatti qui su ortodicarta sa che non sarei il tipo. E’ solo che se si fa passare l’idea che un pollo tedesco è il prototipo di pollo italiano, e via andando, si rischia fortissimamente di perdere la biodiversità che oggi ancora rimane da salvare e scoprire in Italia.
        spero di non avervi annoiato. ciao!

  6. 10 Davide
    giugno 18, 2010 alle 10:07 pm

    Ciao Andrea,
    ti ringrazio per le precisazioni, ci vorrebbe ora un intervento di Arduin 🙂
    Io da buon principiante leggo e lentamente mi preparo, ora leggerò anche il tuo blog.
    Sai dirmi quale razza potrei considerare il più possibile autoctona per Mantova? la dorking 5 dita veniva descritta come tra le razze più antiche, originariamente esportata in inghilterra dagli antichi romani, prelevata dalla pianura padana… ci sta? altre?
    Mi scarti proprio le mantovane recuperate dall’istituto di Pollicultura di rovigo?
    Dove posso trovare la Dorking e altre che descrivi?
    Grazie!

  7. giugno 21, 2010 alle 7:22 am

    Ciao Davide,
    credo che il dott. Arduin abbia spiegato la sua posizione molto chiaramente nel suo sito, dove afferma bianco su nero che per lui l’Italiener tedesca e l’Italiana autoctona sono la stessa cosa.
    sulla base delle testimonianze di altri autori credo invece sia possibile dire che il prototipo di pollo mediterraneo fosse rappresentato da animali simili alla Livorno, che invece per Arduin, che si appoggia nella sua ipotesi ai testi francesi di autori come La Perre de Roo, risulta da incroci tra polli italiani e polli asiatici, effettuati in USA. La verità è che a fronte dei ceppi inglesi e canadesi di livorno, effettivamente incrociati con altre razze come wiandotte e razze spagnole, il ceppo americano (che è poi quello reimportato negli anni del fascismo in Italia) è probabilmente rimasto il più simile al pollo mediterraneo autoctono, tanto che autori come il Pascal ed il Ghigi affermarono chiaramente che le due razze – l’italiana autoctona e la livorno – erano indistinguibili e che esemplari dell’una avevano partecipato a concorsi avicoli nelle categorie dell’altra, vincendo pure i primi premi. Lo stesso Arduin, nella rivista Vita in Campagna, numero 3 del 2004, aveva scritto nero su bianco che la Livorno era il prototipo del pollo mediterraneo diffuso in tutta Italia. Questo ovviamente molto prima che si parlasse di Italiana Comune Locale…
    questione polli mantovani. Allora, la Dorking secondo me “non ci sta”, per due motivi.
    primo: non è escluso il percorso inverso, e cioè storicamente non si può escludere che il gene delle cinque dita sia venuto dall’inghilterra a seguito dei romani; secondo, la dorking rimane il frutto di secoli di selezione inglese, quindi poco ha a che vedere con le razze mediterranee.
    Cosa più importante: documenti di fine ottocento – inizi novecento testimoniano la sua differenza dalle galline conosciute come “cinquedita italiane”. Erano considerate diversamente nelle mostre avicole e nei listini dei venditori.
    Della Mantovana bianca proposta: si dice che sia stata recuperata, quindi, se è vero, dovresti poter ottenere informazioni sul paese da cui provengono gli esemplari da cui si è partiti per il recupero, l’allevatore che li ha conservati per decenni, le caratteristiche peculiari del ceppo, ecc…
    Tutte le informazioni DEVONO essere verificabili tramite una ricerca personale attingendo direttamente dalle fonti. Se ti si dice: “li trovi in vendita al tot allevamento di Forlì” e non riesci a sapere altro, fatti venire due dubbi.
    cosa scegliere allora per il pollame locale mantovano? vista la posizione geografica, le opzioni potrebbero essere diverse.
    primo: scegliere una razza già esistente. vista la posizione geografica, ti consiglierei la Bionda di Modena, la Romagnola o la Millefiori di lonigo. Della prima, la Modenese, trovi qualche informazione ed un recapito qui: http://oryctesblog.blogspot.com/2009/05/appunti-di-avicoltura-la-fulva-di.html
    Della terza scriverò a breve un articolo per uno dei miei siti, ma posso dirti che sono stato estremamente colpito dall’onestà intellettuale del suo selezionatore, Luca Rizzini, e tramite il confronto tra le foto dei suoi capi e gli animali del ceppo da cui essi provenivano ho potuto ammirarne il lavoro notevole di selezione. se vuoi ti do il recapito in privato.
    secondo: tentare la selezione di un ceppo non codificato. Un anziano allevatore mi aveva fornito anni fa dei capi di un ceppo molto bello e abbastanza produttivo da lui chiamato “galline emiliane”, caratterizzato da taglia contenuta ma ottimo peso, abbastanza produttivo; non era stato selezionato nè codificato, ed io dovetti abbandonarlo per dedicarmi alla Polverara ed alla Boffa, che stavo iniziando a recuperare. Potrebbe essere un bel ceppo da conservare e prendere in mano prima che scompaia del tutto. volendo potrei vedere se il vecchietto in questione ne ha ancora e/o se sia disposto a cederne qualche capo. Mia moglie è di Malavicina di Roverbella, per cui un qualche modo di farteli avere lo troveremmo di sicuro ;-)!
    terzo: cerca nel territorio. cerca polli come quelle delle foto storiche, cresta semplice, orecchione bianco, coda ben rilevata, dorso relativamente corto, alti sui tarsi (questi ultimi gialli), uova a guscio bianco. Cerca dai vecchietti e dai contadini, cerca nei casolari e nelle corti della vostra meravigliosa campagna; qualcosa c’è ancora, ne sono sicuro.
    ciao!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

Per Contattarmi:

Aggiornamenti via mail?

Parte della libreria di OrtodiCarta

how to be free manifesto

Pastafarian Blog

Accessi dal 8 aprile 2008:

  • 741,719 hits
Add to Technorati Favorites

Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

Foto di Carta


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: