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diario di campagna n°78

RIESUMO DA UNA VITA precedente uno dei pochi documenti salvati da ciò che verrà ricordato negli annali come il Grande Crunch.

PER LA REALIZZAZIONE della nostra “teiera” da compost abbiamo utlizzato tutto materiale di scarto recuperato dai meandri del magazzino motivo percui il costo è stato pari a zero… un bidone come questo credo che venga via per circa 10 €…
IL COPERCHIO è stato tagliato di un paio di centimetri in meno del vaso che vi si dovrà incastrare, i fori intorno sono stati aggiunti per migliorare il passaggio dell’aria e la conseguente ossigenazione
IL VASO è stato completamente sforacchiato in modo da creare un grosso “colino”, di più facile pulizia rispetto ai sacchi o le calze che normalmente vengono usate…
QUESTO VÀ DA SÈ, si prende il vaso e lo si incastra… unica nota: è stato fatto un foro leggermente più grande sul bordo che emerge dal coperchio, per far passare in seguito il tubo per l’acqua.
QUESTA È LA POMPA che abbiamo utilizzato, anche lei recuperata nel baule dei “non lo buttare potrà servire“… sul mercato il costo di una pompa da acquario si aggira tra i 10 ed i 40 €… questa valeva ovviamente 10…
La pompa è stata modificata asportandole il filtro di spugna e collegandole due tubi. A quello in ingresso è stato comunque applicato un filtro (questo credo fosse di una lavatrice o qualcosa del genere…)
Nel nostro caso la pompa è stata posizionata all’esterno (e vecchia e richiede un po’ di manutenzione) nel caso di pompe nuove le si può mettere direttamente in immersione nel secchio… avendo comunque l’accortezza di pulire spesso i filtri.
IL TUBO IN USCITA viene collocato nel vaso. Per evitare che troppo materiale sottile cadesse intasando immediatamente la pompa, noi prepariamo un filtro di paglia che blocchi i detriti maggiori.
A questo punto si riempie il secchio con una bella palettata di compost maturo (possibilmente a base esclusivamente vegetale, niente letame) e si aggiungono gli alimenti per i microbatteri ecc… gli zuccheri grezzi sono più velocemente assimilabili (o in ogni caso la proliferazione è più veloce) e permettono di creare un legante affinchè il tè aderisca alla superficie delle foglie se nebulizzato ma le alghe o la farina di pesce fanno un tè migliore. Poi in realtà ognuno ha la sua ricetta…
QUESTA È LA NOSTRA COMPOSTIERA al lavoro. Non ero molto convinto sul se sperimentarla o meno (la letteratura a riguardo è abbastanza contradditoria) ma il mio orto sorge su un area dove venivano depositati i detriti di un cantiere edile ed il substrato è al 60% sabbia, l’idea di poter permettere a quel terreno (che comunque mi sta regalando un bel po’ di roba) di ristabilirsi dal punto di vista microrganico non mi dispiaceva… e qualche risultato si inizia anche a vedere. Ah! Il compost tea è pronto dopo 24 – 36 ore quando vedete una bella schiumetta sulla superfice (risultato della proliferazione) e, così come per il compost, fidatevi del vostro naso! se puzza di marcio ributtate tutto nel mucchio del compost e ricominciate, il compost tea deve avere odore di terriccio ed humus (bè, nel caso abbiate usato farina di pesce, anche un po’ di mare…)

IL POST E’ stato riportato così com’era… d’altro canto, quando si è cialtroni, si è cialtroni…
Da allora sono cambiate un sacco di cose, l’orto non è più li e per fare le cose semplici il compost tea si può fare anche solo con un secchio ed una vecchia calza di nylon farcita di compost (sempre solo vegetale) avendo l’accortezza di agitarla spesso perché inglobi aria.

MA PERCHÉ fare una cosa del genere? Perché, come già detto permette la colonizzazione da parte di microrganismi benefici del tessuto fogliare delle piante (evitando rogne come oidio ecc…) e del terreno aiutando il riequilibrio di una sana catena alimentare del sottosuolo e, a differenza di costosi concimi e fertilizzanti, non costa quasi niente.
P.S. – credo che alcuni tipi di agricoltura tra cui quella sinergica non prevedano questo tipo di interventi poiché creerebbero, nel terreno, una sorta di “dipendenza” dalla sostanza. Propongo, nel caso, una terapia a scalare.

DETTO QUESTO, le risorse (scusate, in inglese… in Italia non ne parla quasi nessuno…):

Pennsylvania Dept of Environmental Protection
California Integrated Waste Management Board
Un’articolo dell Dr. Elaine Ingham del Soil Food Web
Biocycle Magazine
Compost Tea Task Force Report

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12 Responses to “diario di campagna n°78”


  1. 1 Giam
    maggio 10, 2008 alle 3:05 pm

    Scusa, un chiarimento: insomma ci schiaffo nella calza compost, ok… poi…? Ci devo mettere altro? Gli zuccheri grezzi…: intendesi ad esempio? E dove li metto?

    Grazie per le informzioni ed anche per la pazienza… 🙂

    P.S.: capisco poco di inglese…

  2. maggio 10, 2008 alle 4:48 pm

    Buongiorno Giam! Ok, buona domanda… per zuccheri grezzi si intende roba tipo: zucchero di canna non raffinato, malto, melassa, miele no! Come mi faceva notare un’attenta signorina il miele è un’antibiotico naturale percui, invece di nutrire le cariche batteriche e permetterne la proliferazione… le accoppa… Li puoi mettere direttamente nell’acqua che circola essendo completamente solubili. Nella calza se vuoi (in realtà se abiti vicino al mare mi verrebbe da dire)ci puoi mettere alghe, ottime come nutriente sia per le piante che per i soliti esigentissimi batteri o le solite cose che si mettono nei macerati tipo l’ortica, evita l’aglio perchè nuovamente un antibiotico, sennò non ci metti niente e sei tranquillo. Unica accortezza rimescolalo molto violentemente perchè è fondamentale che vi si a un processo areobico (con inglobazione d’aria)per evitare ogni possibile forma di Coli e batteri negativi che si sviluppano solo in mancanza di ossigeno… sto rileggendo se mi sono dimenticato qualcosa… no, non dovrei aver dimenticato niente se non che dovrei essere più breve e conciso e non terribilmente logorroico 🙂
    Grazie della visita e di avermi dato la possibilità di approfondire anche a beneficio di altri.
    Giuro che adesso la smetto… no, aspetta, si no seriamente basta, quanto cavolo parlo?! 😉

  3. maggio 10, 2008 alle 4:54 pm

    Poi non so se sono veramente in grado di essere di beneficio a qualcuno. BASTA! Stai zitto!!!
    Scusate, un’attacco di sdoppiamento della personalità.

  4. 4 Lucam550
    marzo 9, 2010 alle 8:24 pm

    ciao Nicola,
    scrivo per la prima volta dopo un bel po’ di tempo che leggo il tuo blog. Finalmente ho lasciato alle spalle la vita di ufficio e ho cominciato a “sporcarmi” le mani…quindi sorgono dubbi e curiosita’ che possono finalmente trovare una applicazione pratica.
    Io e i ragazzi con cui sto lavorando al momento ci stavamo domandando come produrre compost tea seguendo i tuoi consigli, da qui i dubbi!
    Primo, e’ possibile usare altro al posto della calza, tipo sacchi di juta o affini?
    Secondo, come si posiziona il sacco in questione? In immersione nel secchio pieno d’acqua?
    Consigli di rimestare la brodaglia piu’ volte durante il processo?
    Scusa per la quantita’ di domande ma vorremmo sperimentare il tuo sistema.
    P.S. sono di Torino e so che a breve ci sara’ un incontro a Cumiana, luogo che ha un valore molto particolare per me, cerchero’ di essere presente.
    Grazie mille, ciao!

    • marzo 10, 2010 alle 1:24 am

      Ciao Luca,
      si, si possono usare i sacchi di juta. Io ho preferito per un po’ la calza di nylon perchè ne avevo sottomano mentre i sacchi di juta costavano un botto… quando li ho trovati aggratis, ho usato quelli, ma sul lungo periodo diventano cibo per i microrganismi 🙂
      Sulla posizione… non ho delle regole precise… tendo a buttarlo dentro ben chiuso ed amen…
      Si, se non si dispone di un areatore da acquario o una pompa conviene rimestare il tutto spesso in modo da ossigenare. Ma meglio se si monta un areatore (9€ in un magazzino vicino a casa…)
      Un’amica ha tradotto il testo della Ingham sul compost tea, lo trovi qui:
      https://ortodicarta.wordpress.com/2009/06/29/il-compost-tea/

  5. 6 lucam0550
    marzo 13, 2010 alle 7:48 pm

    grazie mille Nicola!
    tempo di recuperare una pompa da acquario e partiremo con l’esperimento!
    Alla prossima con altri dubbi!
    gran bel lavoro, grazie!
    L.

  6. 8 Salvatore
    marzo 15, 2010 alle 11:46 am

    occhio alla qualità del compost!!
    io credo di aver propagato con il compost tea un bel po di malattie nelle mie piante.
    Il compost che ho utilizzato era fatto con residui colturali infestati da peronospora e altre crittogamici.
    Ma voi non sarete così sprovveduti vero? 😉
    saluti

  7. 9 giancarlo baccolini
    marzo 18, 2010 alle 8:47 am

    Abbiamo un albero di ulivo e ci piacerebbe conoscere la regole per la potatura. Inoltre abbiamo un contenitore per il compostaggio ed anche qui non sappiamo bene le regole da seguire. Ci versiamo tutti i rifiuti biodegradabili e l’abbiamo svuotato solo una volta, l’altro anno. All’inizio ci versavamo un prodotto che non abbiamo più trovato in commercio. Grazie per qualsiasi informazione o indirizzo email che potrete inviarmi. Giancarlo Baccolini Via Antimaco, 14 00124 Roma

    • marzo 18, 2010 alle 10:56 am

      Desolato ma sulla potatura dell’ulivo sono totalmente ignorante anche se so di interminabili discussioni tra differenti scuole di pensiero.
      Sul compostaggio dipende se fai il cumulo da rivoltare ciclicamente (1 volta ogni due, tre settimane)o se fai il cumulo e basta (la scelta che preferisco… più lenta ma meno faticosa 🙂 . Nel secondo caso sarebbe bene alternare a strati materiale secco (tipo foglie rametti piccoli ecc…) a materiale umido e lasciare a riposare per anche più di un anno. (quando hai finito il primo cumulo inizi a prepararne un’altro in modo da averne sempre a disposizione). Il prodotto era probabilmente un’attivatore di compost a base di urea o altri composti azotati… ma se usi gli scarti umidi della cucina non ne hai bisogno…
      Saluti


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