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Mag
08

diario di campagna n°97

TERRA PRETA 2 – Il ritorno del biochar

HA PIOVUTO. A lungo ed ininterrottamente. Questo mi ha permesso di rimanere in casa a sfornare pagnotte, a fare dropspotting seduto sul gradino del balcone sul retro, bere tazze di caffè alla finestra, a leggere e a delirare (vedi post precedente).
Tra le varie letture ho ripescato gli articoli sulla Terra Preta do indios Amazzonica.
Come già detto, la Terra Preta è una tipologia di suolo tipica di alcune zone della foresta amazzonica, caratterizza da un’altissima concentrazione di carbone (biochar), frammenti di ossa e di argilla. Il fenomeno è ancora oggetto di studio (anche se alcuni furboni la stanno già commercializzando) mi pare siano infatti ancora da stabilire alcune questioni su dei micro batteri specifici e roba del genere.

ALDILÀ DELL’EVIDENTE esotismo della storia (popolazioni precolombiane che rendono fertili intere zone di foresta amazzonica creando una matrioska di paradisi vegetali) trovo interessante la sua applicazione in un contesto di “agricoltura naturale” su piccola scala. Negli States, dove vengono date sovvenzioni economiche a chi applica tecniche a sequestro di CO2, sta diventando popolare anche sull’agricoltura industriale.

DISCLAIMER: non sono un tecnico questa è la mia personale estrapolazione da un tot di letture

IN AGRICOLTURA NATURALE l’obbiettivo è quello di riportare ad uno stato di “autofertilità” la terra. Per ottenere questo si applicano una serie di interventi atti a riequilibrarne la struttura minimizzando gli interventi umani. Tra le cose che si deve evitare (e questo suonerà come eresia ad un orticultore classico) c’è il concimare, in quanto, apporti eccessivi di nutrienti, sono in grado di danneggiare la “tessitura” stessa del suolo. In realtà, attraverso una pacciamatura vegetale permanente e la non estirpazione delle radici; una concimazione avviene comunque ma in maniera naturalmente bilanciata.

IL PROBLEMA PRINCIPALE risiede nei tempi di riorganizzazione dei processi naturali. In generale i terreni su cui ci si trova ad impiantare il ns. orticello di sussistenza sono terreni altamente impoveriti (il giardino di casa, un’ex campo a coltivazione intensiva…). In alcuni casi anche l’orto coltivato in maniera classica, esempio della più intensa “fertilità casalinga”, può essere considerato “terreno impoverito” in quanto dipendente da concimazioni annuali (probabilmente se dal giorno alla notte si smettesse di concimare, il suolo ci metterebbe un po’ a ristabilirsi)

IN QUESTO SENSO la Terra Preta può essere una risorsa interessante. Difatti non si tratta strettamente di un concime. Il biochar ottenuto bruciando biomasse (potature di alberi, ramaglie raccolte nel bosco…) in quasi totale assenza di ossigeno (pirolisi) è un’inerte non aggiunge granché al terreno al massimo ne modifica leggermente il Ph (e questa è una cosa a cui bisogna prestare un minimo di attenzione). Ma la porosità stessa del carbone crea l’ambiente ideale per i processi rigenerativi del terreno. Difatti il biochar è in grado di trattenere sostanze gassose, minerali, acqua e rilasciarle lentamente secondo la necessità delle piante evitando un eccessivo dilavamento dei nutrienti. Crea il microambiente ideale per lo sviluppo delle colonie batteriche atte ai processi di fissaggio e modifica dell’azoto e di altre sostanze fondamentali. Inoltre la capacità di accumulare CO2 stimola la produzione di glomalina (un vinavil fondamentale per le riserve di nutrienti).

L’autoproduzione di biochar è elementare e priva di rischi, non richiede tecnologie complesse e coinvolge “scarti” (ramaglie e quant’altro). In più permette di andare in giro bullandosi con gli amici per il proprio orto a sequestro di gas serra. C’è chi c’ha l’auto catalitica, c’e chi c’ha l’orto!

PS. A giudicare dagli accessi, alcune postazioni universitarie si sono collegate al blog dal primo post sulla terra preta… abbiate pietà di me (diplomato liceo linguistico….). Se ho detto delle vaccate enormi correggetemi! Ma soprattutto siete formalmente invitati a partecipare alla discussione!

FONTI ed APPROFONDIMENTI
Articolo su Nature magazine
Articolo sulla Glomalina dell’USDA
Studio italiano sulla glomalina presentato al 14° Congresso della Società Italiana di Ecologia
Sito Bioenergylist sulla Terra Preta (tutte le risorse possibili)
Wiki sull’utilizzo del biochar nell’orto (tanto per cambiare… in inglese… come sempre…)

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5 Responses to “diario di campagna n°97”


  1. 1 Gianluca
    maggio 29, 2008 alle 2:37 pm

    Eccomi, chiamatemi incubo he he he !!!!
    Nicola, tu non lo sai ma con questo ti sei risparmiato una buona dose di domande sulla terra petra e su dove potevo trovare altro materiale, ma purtroppo ….. ne hai generate di nuove.
    Secondo te (terzo me , ma primo chi caspita è?) il carbone di legna, più o meno di dimensioni ridotte, che si trova nel caminetto e nel forno a legna il giorno dopo (parti incombuste che ho sempre ritenuto generate da un insufficiente apporto di comburenteutili solo ad una ulteriore combustione), posso metterlo da parte e destinarlo all’orticello (ora lo setacciavo per togliere la cenere e usavo i pezzi più grossi per il barbecue …. che spreco!!!) o il processo non è lo stesso?
    La terra petra raffigurata nei vari link che avevi messo nel precdente articolo mi pareva scendesse parecchio in profondità, se la vediamo applicata ai bancali dell’orticello sinergico deve essere presente in tutta l’altezza del bancale, solo nello strato superficiale o addirittura deve scendere anche sotto il piano di calpestio (dove il terreno è meno “vitale”)?
    Fermo restanto che a parer mio un pò di (come dice Nicola) cialtroneria ortolana se applicata con metodo sperimentale è molto più divertente di una agricoltura ordinaria e schematica, chiederei a chiunque legga di dare il proprio contributo neuronale
    Grazie zie zie zie zie

  2. maggio 29, 2008 alle 11:16 pm

    Quella che si vede nelle immagini è quella originaria… precolombiana (pre-1492) effetto di una costruzione durata secoli. Inizia a batture i carboncini sul letto poi tra 500 anni mi fai sapere 😛
    In agricoltura sinergica una volta che hai fatto il bancale non lo tocchi più. Quindi: o inglobi il biochar mentre costruisci l’orto o lo inserisci sotto lo strato di pacciamatura, ma ci metterà molto di più ad essere “assorbito”. sull’utilizzare la carbonella del caminetto che tira male, direi che si può fare ma stai attento all’acidità del suolo. La produzione di carbone in pirolisi comporta temperature molto alte in assenza quasi totale di ossigeno, cosa difficilmente riproducibile in un caminetto. Nel primo caso la legna si “tosta” nella seconda brucia… ma tentar non nuoce.

  3. 3 Gianluca
    maggio 30, 2008 alle 10:59 am

    Ma tra 500 genetliaci sarò un cugino di Yoda piuttosto vecchiotto, e dove la troverò l’energia necessaria per arrivare ai miei bancali, tagliare la lattughina (in questo la spada laser aiuta parecchio) o tirar via il rapanello (lo so, si devono lasciare le radici nel terreno, ma che colpa ne ho se in questo caso è quella la parte edibile!!!)
    Grazie sulla dritta dell’acidità credo che ci metterò un pò di bicarbonato (il malox mi costerebbe troppo), in fondo con il mio stomaco funziona 😀
    Consiglio recepito, ma per la produzione del legno necessario per la terra petra vedrò di utilizzare il sistema dei due secchi metallici, tanto più che domenica 8 ho una bella grigliata ed il barbecue è sotto dimensionato per soddisfare tutti contemporaneamente, magari faccio anche qualcosa di cotto nel wook pogiato sopra il bidone mentre mi tosto un pò di legna, così non si spreca il fuocherello indispensabile per il processo.
    E quì nasce un dubbio, dalle foto di uno dei link che hai messo mi sembra che possa essere usata legna secca (sai la mia caprosità con l’inglese ….), mentre in articoli precedenti dove si voleva produrre anche il magico aceto di legno mi pareva di aver capito che servisse quella fresca, per cui se voglio solo fare la terra petra mi basta usare un pò della legna che ho già o devo (abusivamente) abbattere un albero bello carico di linfa?

    Siccome in me, oltre alla capra afgana delle lingue, coabita anche un fastidiosissimo e petulante gnomo ingegnere (che per inciso non ne può più di questo tempo che non gli permette di dedicarsi alle sue oprere di terraformazione) per tenerlo buono ora apro la diga delle curiosità e ti investo con questa bella esondazione di “avrei bisogno di sapere”

    – FIENO
    vicino a casa ho un fienile da tempo dismesso ma ancora pieno di …. fieno (che altro ci si vole trovare in un posto chiamato fienile), posso usarlo al posto della paglia come copertura del suolo o rischio di rendere i bancali impenetrabili all’acqua piovana e scarsamente arieggiati. Il dubbio nasce dal fatto che il diametro degli steli è molto più piccolo rispetto alla paglia e della consistenza non ne parliamo proprio, per cui …. si impacca da bestia!. Tantè che un tempo ci si impermeabilizzavano i tetti ….. o erano di paglia ? bhooooooo (all’epoca ero ancora troppo giovane per far caso a queste cose, mi divertivo ad andare negli stagni a tagliare in due le zanzare con la spada jedi e ad alzare le gonne delle donne con il potere della forza 🙂

    – PARETI LATERALI BANCALI
    ma che caspita di angolo di salita devono avere sti bancali o in altrnativa …. per una base larga 120 cm sai dirmi quanto deve essere largo il piano di coltivazione se si fa un bancale alto 50 cm (vale anche il contrario, ossia se il piano di coltivazione è di 120 cm quanto deve essere la base?)

    – ALTEZZA DA TERA DEI BANCALI
    siccome il mio concetto di relax prevederebbe tassativamente di evitare inutili compressioni (sai com’è nel kit di autro costruzione dei 115 kg è incluso anche un abbondante cuscino frontale che nel periodo natalizio serve a risparmiare sul costume di babbo natale, ma nell’orto ….) dovute al fatto che la terra sta tanto tanto in baso. E poi che male c’è se il piano di coltivazione orizzontale lo porto a circa un metro? Inoltre così facendo incrementerei pure la superficie coltivabile perchè se ho ben capito anche le pareti laterali sono sfruttabili, in fin dei conti le piantine che crescono in natura mica si mettono a sindacare sulla mancanza di suolo, buttano le radici + in profondità nelle pareti e sperano in una buona coesione della terra e non credo che gli animalei del terreno se la prendino a male se gli li faccio salire di 50 cm in più 🙂 Ma in questo caso l’incremento di altezza non è che rende inappropriato il sistema di irragazione goccia a goccia? (magari l’acqua non riesce a prnetrare più di tanto nel terreno e le piantine in basso….. seteeeeeeeeeee)

    – FORMAZIONE E STABILITA’ DEI BANCALI
    mi domandavo (ed ora giro a te la domanda), se per la formazione dei bancali prendessi delle canne (di piccolo diametro), le taglio di misura e le conficco nel terreno (distanziate tra loro di una decina di cm) formando una sorta di perimetro da riempire poi con la terra? Pensi che darebbero qualche tipo di problema (nel qual caso a lavoro ultimato le tirerei via o le spezzerei alla base) o possono essere di qualche utilità, che so io, per stabilizzare la nuova conformazione del terreno? (in fondo dopo un pò verrebbero incluse nei di processi di disgregazione che costrituiscono il ciclo di arricchimento naturale del terreno)

    – QUANTITATIVO MAX DI LEGNO TOSTATO CHE CONVIENE AGGIUNGERE
    ti sei per caso fatto un’idea su quanto legno si può agiungere (per il pH vedrò di controllarlo in qualche modo e magari di correggerlo, mi verrebbe da dire con calce ma mi sa che non va tanto bene per la micro flora del terreno, vedrò cosa mi posso inventare, eppure il bicarmonato continuo a credere che non sia poi così malaccio :o) per generare una buona terra petra senza rischiare di eccedere?

    Credo che per un venerdì mattina sei già bello che affogato, per cui richiudo la valvola principale e ti lascio districare nella fanghighia, ma guarda il lato positivo, potrai riposarti fino a martedi no ufficio no internet per cui ….. buon riposo ;o)

    Ciao a tutti e che la forza sia con voi

  4. maggio 30, 2008 alle 12:32 pm

    Rispondo:

    per la produzione di biochar si parla quai sempre di durame ma credo che qualsiasi ramaglia vada bene. NON ABBATTERE ALBERI. Raccogli rami secchi. Il sistema funziona in quanto utilizza materiali “di scarto”

    Il fieno è ok (i tetti erano di paglia, il fieno marcisce troppo velocemente) ma pieno di semi. Prima “cuocilo” infilandolo in sacchetti dell’immondizia chiusi e lasciati al sole 2-3 giorni, dovrebbe neutralizzare i semi.

    L’altezza dei bancali dipende dalla struttura del terreno (sabbia, argilla) Sconsiglio comunque di salire oltre i 50 cm a meno che tu non voglia fare delle “vasche” di terra (?!) Tieni conto che non puoi esagerare con la pendenza delle sponde (alla prima pioggia ti franerebbe giù tutto) ed avresti un problema di proporzioni (rapporto larghezza alla base – altezza – larghezza sommità)
    Il rapporto classico è: 1.20m larghezza base del bancale, 30-50 cm altezza, 60-70 cm larghezza piano di sommità del bancale. Di più è tecnicamente un coltivare “fuori terra”. Tieni conto che buonaparte dei nutrienti minerali sono molto sotto terra.

    Sulle canne per i bancali credo che ti sia già dato una risposta, quindi salto!

    per controllare il ph del terreno ti basta una cartina di tornasole. Vanno bene anche quelle per gli acquari, ti danno anche tutta un’altra seri edi informazioni (nitriti, nitrati, presenza di minerali ecc) Nelle wiki sostengono 5Kg di Biochar a m2 ma non c’è una gran sperimentazione a riguardo. Si va a tentativi partendo da un pochetto e poi crescendo.

    Ma invece della playstation prenderti un pc?! Comunque nonostante casa mia si a 400m dalla Dora fortunatamente è rimasta nei ranghi…

  5. 5 Gianluca
    maggio 30, 2008 alle 2:42 pm

    fregato…. he he he …… sono ancora in ufficio 🙂

    Grazie per le tempestive risposte (credevo che tu fossi un internauta nottambulo)

    Per quanto riguarda abbattere gli alberi non c’è problema, di solito io nel bosco del vicino raccatto (con il trattorino che lui mi impresta) la legna caduta o già secca (mi spiace per le larve e per i picchi che se ne nutrono, ma io c’ho da scaldarmi), è l’ui l’abbattitore, io faccio solo parte dei bestemmiatori-trasportatori (-camallatori, in onore dei portuali genovesi quì chiamati “camalli”) e non ho altre colpe. Ovvio se per produrre la terra preta bisognava immolare un alberello linfoso ai fini della ricerca scientifica ….. 😀

    Vedrò di cuocere il fieno (non appena finisce il diluvio e si decidono a ridare la giusta potenza a quella palla luminosa che hanno sospeso sulle nostre teste), inoltre ti chiederei la cortesia, di tanto in tanto, di mettere qualche foto (o inviarmi, magari anche da + angolazioni) delle tue tre creature orticole così posso trarre spunto per riflessioni profonde e domande a ripetizione (forse questo era meglio che non lo specificassi)

    mmm vasche di terra, che tipo di vaschese, questa mi manca.
    Non essendo consigliabile alzare oltre il bancale per l’eccessiva distanza dai nutrienti minerali mi tocca proprio mettermi a dieta. Sicuro che non vada bene “abbassare” il camminamento (non andrei a variare nulla della compisione nella terra del bancale ma ci scaverei solo attorno )dici che sarebbe maale se facessi bancale alto 50 cm + scavo nel terreno di 50 (forse è meglio se lo faccio prima di erigere il bancale e già che ci sono, modello trincea, piantando dei paletti di legno ravvicinati che tengano na base dei bancali),
    Inoltre non ho idea di quanti cm di segatura sono consigliabili sui camminamenti per evitare il disseccamento del suolo, tu ne sai qualcosa? (mi pare che tu abbia usato la paglia, almeno nella zona delle patate, in fondo se uno possiede due rotoballe…. le usa !!!!)

    5kg a mq, pensavo ne servisse molto di più. Siccome un metro lineare di bancale 120 (base) x 50 (altezza) x 70 (piano di coltivazione) dovrebbe avere un volume di 0,475 mq me la dovrei cavare con 2/3 cottue di ramaglie (userò rameti piccoli che oltre a lasciare pochi spazzi liberi nel contenitore si prestano bene ad essere spezzettati e sparpagliati nel terreno) derivanti dalle sfrondature della legna tirata giù questo inverno

    Ora sfrutto solo la xbox 360, ma effettivamente ho anche le play 1 e 2 ed una xbox normale (si sa mai che se ne guasti una). il problema non è il compiu, il portatile d’ufficio me lo porto a casa (altrimenti come faccio a masterizzarmi i dvd dei film che ora sto scaricando con emule di straforo, lo so, cattivo …… non si fa), ma lassù in mezzo ai monti la ADSL, anche se la telecom ce l’ha portata, funziona 1 giono si e, dopo un pò di vento, 10 no (tempo mediamente impiegato dai poveri operai per riuscire a capire dove è stata interrotta la linea) con il risultato che dopo un anno di abbonamento pagato senza poterne usufruire ho disdettato il servizio.
    ma mi dirai tu …… ci sono i sistemi d telefonia mobile, certo che ci sono, ma siccome la casa è in pietra ed il segnale non è un gran che , un conto è fare come Pieraccioni nel ciclone con un cellulare, ma sarebbe ben altra cosa andar in giro per casa con il portatile sulla testa alla ricerca di un punto in cui vi sia un briciolo di campo. Molto meglio l’ufficio !!!!!!!!

    Son contento che la Dora non faccia le bizze, anche perchè questa sera devo andar a prendere i bimbi per il fine settimana e mi dispiacerbbe se non riuscissi ad entrare in Torino solo perchè c’è qualche fiumiciattolo incavolato

    Ora torno a lavorar un pò

    ciao Nicola buon fine settimana

    Ciao a presto ed ancora grazie


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