09
Giu
08

diario di campagna n°105

WHAT IF?

IERI SIAMO saliti sulle colline che dividono il basso, ma veramente basso, canavese dal monferrato.
Occasione della gita: il matrimonio della mia sorellona. Pare che sia diventata una piacevole abitudine di famiglia quella di sposarsi nei prati con le braccia impegnate a sorreggere pupi e i miei stanno sviluppando una competenza non indifferente in “catering a sorpresa” (ce li invidiano in molti).
In ogni caso, scollinando su è giù (perdersi e d’obbligo in quelle zone) abbiamo potuto godere di un paesaggio ricchissimo di varietà quasi dimenticato in questi tre anni sdraiati nella Piana.
La si chiama così la zona in cui siamo, “La Piana”, insistendo ambiguamente sulla P e allargando molto le A, perché è quello che è, zero fronzoli o abbellimenti. Piana. Agricola. Industriale.
E osservando le colline, le possibilità di coltivi e la biodiversità (anche se segnata da forme agricole “pesanti”) mi sono ritrovato a ragionare in scala, come se io fossi un’enorme gigante e quello fosse un orto, un orto naturale, un orto sinergico… chiamatelo un po’ come vi pare basta che lo tocchiate il meno possibile.
Probabilmente con alcuni dei parassiti li presenti potrebbero funzionare anche le trappole a birra, anche se un bel centro commerciale o un out-let mi dicono facciano miracoli, poi si chiudono le porte e si deporta tutti ad un migliaio di miglia di distanza. Bisogna ammettere che molti sono comunque “insetti” benefici come un buffo signore che coltiva le patate e l’orto solo con l’ausilio di 20 faraone che lo seguono ovunque vada.

SULLE COLLINE, un po’ come nel mio sgangheratissimo orto, ogni calanca, ogni curva, ogni dosso o sommità fornisce un suo microambiente permettendomi di caotizzare (neologismo personale da caos) la coltivazione delle verdure. Il processo è sicuramente lungo, ma se seguito adeguatamente il risultato dovrebbe essere un micro-ecosistema bilanciato in cui ogni nicchia è spazio per caratteristiche diverse in un meccanismo di autocompensazione ed auto sostentamento.

UNA DELLE DOMANDE ricorrenti quando si parla di agricoltura naturale è “Ma perché per millenni si è arato e concimato se si poteva evitare?”. Su questo, come purtroppo su molte altre cose, ho una mia teoria.
Inizialmente qualcuno si accorse che i semi che aveva fatto cadere per terra crescevano più veloci vicino alla buca dove andavano a fare la cacca. In seguito si accorsero che lo stesso effetto si otteneva rompendo le zolle e permettendo all’aria di entrare nel terreno, ancora meglio se mentre si rompevano le zolle ci si metteva anche un po’ della suddetta cacca…
Inizialmente fu una rudimentale zappa, poi divenne un aratro, poi un trattore… una cacca trovata per caso, della cacca raccolta in giro, un allevamento di bestie cacatrici…
L’escalation pare evidente. Non è possibile supporre che l’agricoltura tradizionale abbia dovuto seguire quest’andamento evolutivo anche per star dietro ad un impoverimento progressivo del suolo dovuto alle sue stesse tecniche? Non è possibile supporre che se Turk, simpatico e socievole uomo delle caverne, avesse saputo del ciclo ossigeno-etilene, dello coefficiente di scambio cationico e avesse letto “Towards holistic agriculture” di R.W. Widdowson (Pergamon Press) forse le strade sarebbero state diverse?


3 Responses to “diario di campagna n°105”


  1. 1 Gianluca
    giugno 9, 2008 alle 11:32 am

    Ecco, e bravo Nicola, ed ora come farò ad entrare nell’out-let di Serravalle o in un qualsiasi centro commerciale ed evitare di essere attanagliato dalla paura della deportazione nell’equivalente della pozza da lettura ?!?!?!?!
    Vabbè in fondo ci toccava già vivere con la paura delle tasse e del gasolio che continuano ad aumentare, mentre gli stipendi, per ben che vada, restano stazionari! è assai probabile che siamo una specie imbeci-saccheggiatrice che ha sviluppato una eccessiva resistenza alle paure per cui è destinata ad auto consumarsi, quindi prima della fine ti chiedo…… a che punto il materiale sulla terra patraaaaaaaaaaaaaaaa ??😀
    Ma dimmi un pò, da voi ieri niente pioggia ??? Come siete riusciti a fare qualcosa all’aperto ?
    Io dopo due settimane di incertezza metereologica mi son azzardato a fare la grigliata del compleanno con il risultato che ad un certo punto la casa si è riempita di 27 persone mezze zuppe, di cui 8 bimbi da 1 a 9 anni (ci mancava quello di 8, ma nel casino che si è generato ti assicuro che non se ne è notata la mancanza), speranzose di mangiare un pò di carne grigliata mentre io ed il vicino (da noi i lavori si fanno ancora in gruppo), attaccati ai nostri barbecue come comandanti di navi che affondano, tra irripetibili imprecazioni continuavamo stoicamente ad incoraggiarci ed a cuocere pezzi di carne che, aimè, sempre più assomigliavano a bollito.

  2. giugno 9, 2008 alle 12:02 pm

    Pioggia a spruzzi… abbiamo usato un tot di tendoni e ci siamo adattati! Per il documento sulla Terra Preta sto ultimando i link (tantissimi) e credo di poterlo mettere online nel giro di 24-48 ore come pagina a se stante… saluti

  3. 3 Gianluca
    giugno 9, 2008 alle 1:15 pm

    lavora, lavora, trimenti come facciamo a scoprire nuovi ed interessanti cose.
    Lo immaginavo che dovevate avere un asso nella manica! Benedetti tendoni, molto meglio di una tettoia (che per di più perde pure)
    ciao


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