10
Giu
08

diario di campagna n°107

LA TRADUZIONE DELLA FAQ sul biochar è stata finalmente ultimata. Abbiate pietà per la pessima traduzione, il mio inglese è decisamente maccheronico e non essendo un tecnico un sacco di dati sono tradotti in maniera quasi letterale. Comunque meglio di Babelfish!
La FAQ è un work in progress che Philip Small porta avanti da diverso tempo raccogliendo le informazioni man mano che arrivano (il biochar è attualmente terreno d’indagine e le certezze sono ben poche).
In ogni caso:
Qui la traduzione
Qui l’originale (altamente consigliato per tenersi aggiornati.)

Per finire vorrei ringraziare lo stesso Philip Small per il lavoro che sta facendo e per avermi permesso di compierne uno scempio traducendolo!

I’ve just finished the “Gardening with biochar FAQ” translation. Please be charitable, my English knowledge is awful and I’m not a technician, that’s mean that some terms may be literally translated in Italian. Anyway, better than Babelfish!
The FAQ is a work in progress by Philip Small; he works on it since quite time collecting information as they arrive. (Interest in biochar study is pretty new and there are few certainties).
Anyway:
Here the translation
Here the original pages

In the end I would like to thanks Philip Small’s work and for letting me mess it around with this translation! Thank Mr. Small!

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18 Responses to “diario di campagna n°107”


  1. 1 Gianluca
    giugno 11, 2008 alle 10:38 am

    bravo Nicola, continua così

  2. giugno 11, 2008 alle 11:46 am

    Caspita, che lavoro colossale.

  3. giugno 11, 2008 alle 10:25 pm

    @ Gianluca – Grazie
    @ Meristemi – quello di Philip… io ho solo dovuto tribolare con il collegamento internet, infatti qualche link pare “rotto”… sigh!

  4. 4 alessandro
    giugno 16, 2008 alle 3:29 pm

    Ciao, complimenti per il lavoro e per il blog.

    Anch’io sono interessatissimo ad agricoltura naturale e permacoltura…anche se per ora rimango solo nella teoria (ma miro ad avere un campo di sperimentazione nel giro di mesi).
    Ho una domandina…In un altro post hai citato “PERMACULTURE: A Designers’ Manual” di Mollison. Siccome mi interesserebbe acquistarlo ma a quanto pare si trova solo usato e costicchia pure, mi sai dire se vale la pena averlo o se c’è qualche altro materiale più recente che consigli? Ho già letto “introduzione alla permacoltura” e l’ho trovato interessante anche se ovviamente non approfonditissimo.

    grazie mille
    Ale

  5. giugno 17, 2008 alle 12:20 am

    Eh! E’ un gran bel librone “a designers’ manual”, 580 pagine (in inglese) per alcune cose illuminante, per altre il manuale delle giovani marmotte troppo cresciute. Parafrasando Rob Hopkins, docente di permacultura, Designers’ manual ti da “un paio di occhiali da sole con cui vedere le cose in un modo diverso”… ma non credo sia sufficiente, soprattutto se non devi ridefinire l’aspetto idrogeologico del deserto. In più è molto centrato su ambienti tropicali o semidesertici. Se cerchi un manuale pratico non te lo consiglio. Se lo inserisci in un percorso di cresita ed apprendimento invece si. Se te la cavi con l’inglese ti consiglio di scartabellare sui siti di permacultura che abbiano un’attinenza con il clima temperato europeo (nord america, inghilterra spesso qualcosa dell’australia)sono aggratis e zeppi di informazioni. Molti sono nel blogroll qui. In bocca al lupo e rimaniamo in contatto!
    (una precisazione da pistino… permacUltura… lo so sono pedante, scusami…)
    Saluti.
    Nicola

  6. 6 alessandro
    giugno 17, 2008 alle 9:53 am

    grazie Nicola delle indicazioni…era proprio quello che volevo sapere.

    Credo che aspetterò un po’ e magari lo prendo più avanti. Al suo posto ho ordinato del materiale su metodi di riciclo e raccolta di acqua, visto che il mio campo di sperimentazione si trova nel sud sardegna…acqua non ce n’è molta, quest’anno siccità pesante a differenza delle tue zone.

    Alessandro

  7. giugno 17, 2008 alle 1:02 pm

    Uau! Meno acqua ma gran bel posto per progettazioni complesse! Esiste una letteratura sul Dry Farming, se mi ricordo bene c’è un libro distribuito gratuitamente nella libreria di Soil & Health http://www.soilandhealth.org/ . E poi, se hai un attimo di pazienza, (sto aspettando una risposta dagli autori) pubblicherò un post su come autoprodursi un’inoculo di micorrize (funghi che svolgono molteplici funzioni, tra le quali produrre glomalina e migliorare di molto la ritenzione idrica del suolo).
    Saluti!

  8. giugno 18, 2008 alle 1:13 pm

    Sto cercando di creare la suspance! I funghi ci salveranno dalla catastrofe? E i rettiliani che parte giocano in tutto questo?
    Buono il link! Grazie!

  9. giugno 18, 2008 alle 1:45 pm

    Parlando seriamente… e che non si capisce proprio nulla sul biochar. Sta succedendo un po’ la stessa cosa che successe con il compost tea: due fazioni (entrambe con notevoli supporti scentifici), una diceva che era un toccasana, l’altra che era una fuffa… nel mezzo ditte che commercializzavano le “teiere” con un marketing delirante. Nel caso del compost tea la questione era però leggermente più futile… e poi, cosa assurda, io compaio nelle prime pagine di google alla ricerca biochar… mi sembra veramente di parlare dei rettiliani…
    In ogni caso spero che mi vadano in porto un paio di cosette nel mondo reale per poter organizzare uno studio sul campo…

  10. giugno 19, 2008 alle 1:46 pm

    Si… questa forse la devo spiegare meglio…
    Io vivo in un grosso exMulino mezzo ristrutturato e mezzo no a causa della perdita di interesse da parte della proprietaria la quale, lungimirantemente, me ne affitta una microporzione sperando che prima o poi qualcuno decida di aprire una maxibirreria per borgatari (nel bel mezzo di un’allevamento di zanzare… ) a fronte di questa situazione non assolutamente definita io squatto allegramente gli spazi circostanti (cortile, stanze vuoto) il campo che coltivo è di un vicino ed è in prestito a tempo non definito… questo è il mondo reale attuale… quello su cui si sta lavorando è una struttura stabile con terreno dove organizzare un complesso progetto di “fattoria condivisa”, sappiamo anche già dove ma sono in atto le contrattazioni…
    Lo scopo è quello di avere una situazione stabile dove realmente praticare sistemi di agricoltura naturale in maniera “scientifica” sperimentando su medio e lungo termine anche cose come il biochar. Dove sono ora non avrebbe molto senso. Per fare un’esempio: il tempo di recupero della glomalina ad uno stato iniziale supera i tre anni e io non ho idea di quando il mio gentile vicino deciderà di riprendersi il campo, tanto meno ha senso costruire una fornace da biochar “seria” se poi si trova sotto il palco da Karaoke… Questo è il mondo reale, piccoli esperimenti a breve termine e facilmente trasportabili. Per il resto c’è la mia depandace web dove elaboro elaboro elaboro anche grazie a gente come te che mi posta link ed informazioni incrociate.

    Quasi quasi potevo farci un post di sta roba! 😉

  11. giugno 20, 2008 alle 11:04 am

    Io la fornace da biochar sotto al palco da karaoke ce la vedrei benissimo, invece. Ma senza dirlo prima agli utenti del palco.

  12. 14 alessandro
    giugno 20, 2008 alle 1:57 pm

    grazie molto interessante Soil & Health…sto facendo incetta di articoli.

  13. giugno 20, 2008 alle 2:44 pm

    Di niente! Una fonte di link pressochè infinita legata alla permacultura ed all’agricoltura naturale la trovi poi qui http://www.ibiblio.org/ecolandtech/
    e ti ci puoi veramente perdere…
    Saluti

  14. 16 alessandro
    giugno 23, 2008 alle 5:18 pm

    no vabbè’…questo è troppo davvero per i miei neuroni 🙂

    grazie

  15. giugno 23, 2008 alle 6:28 pm

    Benvenuto nel delirio e panico dell’autoformazione in internet! 🙂


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