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diario di campagna n°120

Eccoci qua.
Ha piovuto, ha piovuto, ha piovuto e poi ha piovuto ancora un po’. E già che qui da noi l’umidità non manca.
Non sarà quindi una sorpresa per nessuno scoprire che il 99% dei pomodori in zona sono stati colpiti dalla peronospora… come l’anno prima, e quello prima.
Per riprendere il post precedente potrei dire che è un problema collegato alla sistematica distruzione della fertilità dei terreni e la rottura dei processi naturali (si diceva ben che il ciclo ossigeno etilene serve, probabilmente, anche a tenere a bada l’esagerata proliferazione di virus e batteri nocivi…).

Potrei supporre che tra tre, quattro anni il terreno del mio orto sarà sufficientemente riequilibrato da gestire al meglio le situazioni di stress (anche se il contesto circostante continuerebbe a “premere” ai confini). Potrei, allo stesso modo, supporre di poter preservare i semi delle piante non colpite in modo da preservare cultivar più resistenti… e lo farò… ma intanto adesso buona parte delle piante sono state attaccate.

Il trattamento preventivo utilizzato l’anno scorso a base di acqua e bicarbonato [ref. ATTRA] quest’anno è risultato assolutamente inutile. Veniva tutto dilavato dall’acquazzone notturno.
La soluzione di applicare etanolo ricavato dalle foglie di patata [ref. PFAFref. GoogleLibri(incompleto)] non mi garbava particolarmente. Se devo consumare energie, preferisco che sia per avere più prodotti, a basso costo (energetico, economico, di tempo ecc…) e contemporaneamente.

Uno dei prodotti “naturali” che pare avere ottimi effetti sulle infezioni virali, parassiti e muffe è l’acido piroleico o aceto di legna, uno dei sottoprodotti del processo di produzione del biochar.
Mettendo da parte indugi vari mi sono quindi montato una “fornace” sperimentale.

Il progetto ed il design sono molto cialtrone-style ma come esperimento è risultato assolutamente efficace.
Il tutto è stato montato in mezza giornata (il più del tempo impiegato a trovare il pezzo giusto) e a costo zero, utilizzando “urbanite” (gli scarti del cantiere abbandonato “Salerno-Reggio Calabria” che compongono ¾ dell’edificio in cui sono in affitto). Il risultato è stato: un secchiello di biochar per realizzare un semenzaio sperimentale ed un litro abbondante di aceto di legna grezzo.
L’aceto di legna ora dovrà decantare per un po’ in modo da separare i vari composti (catrame, aceto ecc…), temo quindi che risulterà tardivo come intervento.

Uso della Fornace
Acceso il fuoco all’interno della fornace lo si lascia ardere per 30-40 min.
Quando tutta la legna sta bruciando si sigilla lo sportello frontale e la canna fumaria principale.
L’aceto grezzo inizia a percolare dallo sfiato laterale quasi immediatamente.
[ref. Busy, busy, busy…, ref. articolo]

I PRO –
Facilità ed economicità di costruzione: chiunque può costruirsi la propria micro-fornace.
Basso impatto ambientale: si possono utilizzare le potature degli alberi e tutti gli altri arbusti che andrebbero altrimenti tritati per poterli compostare. Se il biochar viene utilizzato come pacciamatura, come addizione al compost o direttamente nel terreno diventa addirittura una pratica a sequestro di carbonio. [ref Biochar]
Plurifunzionalità: si possono ottenere più prodotti, in questo caso aceto di legna e biochar, ma con progetti leggermente diversi i prodotti possono anche essere di più

I CONTRO –
Il fumo – questo tipo di fornace emette molto fumo e per molto tempo (10 – 12 ore), quelle a fiamma “ritorta”, bruciando i gas emessi dalla pirolisi ne emettono molti meno (paragonabili ad un barbeque mentre lo si accende)
La struttura cialtrona – Dopo un’intera notte a “bruciare” è ovviamente collassata, l’ideale sarebbe poter interrare il fusto così da poter sigillare meglio lo sportello garantendo un minor ingresso di ossigeno. Cosa che nel mio caso non ho potuto fare tant’è che la produzione di carbone è stata relativamente bassa…

Ben venuti in Thailandia!


18 Responses to “diario di campagna n°120”


  1. 1 silviu'
    luglio 8, 2008 alle 12:37 pm

    ma lì, dalle tue parti, dopo il 117 viene il 120?
    mi son perso qualcosa?
    comunque mo’ leggo…

  2. luglio 8, 2008 alle 1:38 pm

    No, non ti sei perso niente tenuto conto che il 118 ed il 119 sono stati “autocensurati” per vari motivi (troppo personali, deliranti, scritti in un’italiano non concepibile o, quantomeno, ancora meno concepibile del solito). Il diario è una struttura esterna al blog. Il blog raccoglie il… mi viene: “meglio” ma non credo che sia il termine adatto🙂

  3. 3 Gianluca
    luglio 8, 2008 alle 2:24 pm

    per silviù
    he he he benvenuto nel club , il buon Nicola dice di “non avere il coraggio di pubblicare tutto quello che scrive” per cui c’è una numrazione un pò …. erratica😀

    per Nicola
    grazie per le foto, se ho ben capito la combustione, oltre che fumosa, è risultata essere anche piuttosto prolungata :o(
    mi sa che prima di passare a stutture così ingombranti (che pare abbiano anche il brutto vizio di collassare) e moleste proverò con la cara vecchia fiamma ritorta, solo che finora la mia ricerca di due fustini sufficientememnte lunghi e incastrabili è stata del tuto deludente, purtoppo non ho un simpatico deposito di vecchie attrezzature da poter impunemente sacchegiare e tutti quelli che ho incontrato nei dintorni di Genova hanno la spiacevole abitudine di essere chiusi a chiave (si sa una porta aperta è un invito a servirsi, ma una chiusa a chiave ….)
    in compenso i fagioli e fagiolini rampicanti messi in prossimità della recinzione stanno cominciando a crescere e se le lumache la smettono di mangiarsi tutte le foglioline nuove potrei persino riuscire a raccogliere qualcosa🙂

  4. 4 Gianluca
    luglio 8, 2008 alle 2:26 pm

    per tutti
    confermo che da me i lamponi si comportano da infestanti !!!!!!! La macchia del vicino, confinante con il mio simil-orto, grazie ai recenti monsoni ha pensato bene, oltre ad erigere barricate di fogliame alte oltre un paio di metri, di insinuarsi sotto terra fin nei miei possedimenti, cercando di soppiantare ad ogni costo le quattro piantine in croce che son sopravvissute all’assalto delle limacciose.
    Dal mio canto mi consolo con il costante potenziamento delle riserve di piantine che il prossimo anno verranno messee a dimora intorno al nuovo orto con la funzione di frangi vento, ma devo dire che l’atività si fa faticosa, quelle maledette attaccano dal sotto suolo alla velocità di una nuova piantina ogni due/tre giorni (grrrrrrrrrrrrrrrr).

  5. 5 Gianluca
    luglio 8, 2008 alle 2:26 pm

    richiesta di aiuto
    qualcuno saprebbe dirmi come realizzare una barricata di lamponi frangi vento in modo che si estenda lungo il perimetro piutosto che far marcia verso l’interno dell’orto????
    Ho trovato delle informazioni sulla coltivazione del bambù che secondo me potrebbero essere applicate anche ai lamponi (ossia interrare delle lamine plastiche inclinate di 45° in modo che gli stoloni escano alla luce in prossimità della pianta madre) ma mi chiedo se qualcuno ha delle idee migliori o se addirittura ha sperimentato personalmente soluzioni per il loro contenimento.

    qualsiasi indicazione sarà molto gradita, ciao a tutti
    Gianluca

  6. luglio 8, 2008 alle 3:38 pm

    L’idea delle lamine non è male (puoi recuperarne un po’ quà e là, tanto le interri) sennò puoi provare a coprire con cartoni e paglia anche se probabilmente strisceranno a lungo sotto. Sennò qualcosa che abbia radici così spesse da non far passare gli stoloni… chessò… vetiver?

  7. 7 Gianluca
    luglio 8, 2008 alle 3:50 pm

    grazie per la dritta sulla vetiver pozzo di conoscenza😀
    tu non lo sai ma l’altro probelma che avevo era proprio il consolidare un lato del terreno su cui sorgerà l’orticello.
    ora non mi resta che trovare un vivaio che riesca a spacciarmi la pianta o (meglio ancora) i semi
    Grazieeeeeeeeeeee

  8. 8 sandybailor
    luglio 8, 2008 alle 8:44 pm

    gianluca
    un’amica mia fece fruttare, vendendo al mercato, dei lamponi cresciuti su di una spalliera(?) di fili di ferro legati a pali di legno; davano un sacco di frutti ed il tutto sembrava una muraglia verde e spinosina. bisogna deviare il piantino fin sul filo ed aiutarlo ad arrampicarsi, ad un certo punto si invischierà di per se ed a te non resterà che potalo come una siepe. sempre se per frangivento intendi un muro siffatto con dietro una massa di rovo sempre più enorme.

    nicola
    se il cartone è cartone riciclato potrebbe contenere il piombo degli inchiostri e chissa quale altra porcheria. e poi i lamponi chi li mangia più.
    ciao

  9. 9 silviu'
    luglio 9, 2008 alle 9:30 am

    Ogni volta che leggo mi rendo conto che la mia ignoranza è davvero TROPPA!
    Adesso comincio a saccheggiare gli archivi con copia/incolla salva e stampa: comunque ci sono (fino a venerdì).

  10. luglio 9, 2008 alle 10:45 am

    Anche la mia!! Ma ho adottato il sistema della non-specializzazione ad oltranza e del gaio dilettantismo… tra parentesi, dimenticavo, ora l’aceto di legna grezzo devo farlo riposare per tre mesi… addio pomodori? Vabbè, buono per il prossimo giro… intanto l’esperimento è stato fatto.

  11. 11 Gianluca
    luglio 9, 2008 alle 11:16 am

    grazie sandybailor
    l’idea era appunto quella di genrare una lunga e folta siepe, che proteggesse da nord l’orto e fornisse qualcosa di utile
    altro requisito aprezzato sarebbe stato il “poco molesta”, nel senso che oltre a non dover invadere gli spazi del mio orto sarebbe meglio che non proliferasse nel terreno del vicino (ora incolto e quindi poco controllato).

  12. 12 Gianluca
    luglio 9, 2008 alle 11:18 am

    Seppur ottimo per la prima funzione il lampone è “eccessivamente attivo” per la seconda, pertanto mi chiedevo se qualcuno aveva già sperimentato una eficace forma di contenimento, io avevo trovato solo indicazioni per il bambù che per mezzo di lamine plastiche (che non arrugginiscono, sono impenetrabili agli stoloni e di solito non rilasciano eccessive porcherie nel terreno) interrate con angolo di 45° consentono di portare alla luce nelle aree prestabilite gli stoloni che normalmente vanno a colonizzare il terreno limitrofo.
    La segnalazione di Nicola dell’esistenza “dell’erba vetiver” invece è stata una felicissima rivelazione, perchè una delle esigenze del terreno che volevo convertire ad orto è appunto quella di mitigarne un pò la pendenza (una bella camionata di terra da scavo superficiale dovrebbe andar benissimo) ma senza realizzare muretti a secco (facilmente visibili dalla strada e per i quali servirebbe l’autorizzazione), per cui se riesco a reperire la mitica pianta o meglio ancora i suoi semi sarà come fare un bel terno secco (che non ti cambia la vita ma ti risolve qualche problema)😉

    Grazie a tutti per gli utili consigli, sono stati molto apprezzati

  13. luglio 9, 2008 alle 12:09 pm

    puoi provare con http://www.vetiver.com (ufficiale… non ti far fregare: non c’è traduzione in italiano) o http://diariodellacoltivazione.blogspot.com/
    Saluti

  14. 14 sandybailor
    luglio 9, 2008 alle 7:15 pm

    io non ho ancora imparato a fare le divisioni scrivendo. mi tocca farle a mente con degli acrobatismi sempre più difficili. quelle con la virgola non parliamone. ignoranti di tutta la galassia uniamoci
    ciau ne

  15. 15 Gianluca
    luglio 10, 2008 alle 10:05 am

    e lo sapevo che prima o poi questa lingua inglese mi avrebbe dato l’orticaria😦
    Ma secondo te, se sul coperchio della imof faccio un buco e ci metto la vetiver mi salvo le spese annue di spurgo ?????? parrebbe di si!!!
    ma seconto te come mai http://diariodellacoltivazione.blogspot.com/ non ha commenti, a paiono interessanti!!!!
    comunque la vedo dura reperire qualche piantina o vado in sardegna o mi tocca andare a milano da Prati Armati srl (mi sa che quì mi spennano)
    Annunciazione annunciazione
    se quest’anno qualcuno si passa le vacanze in Sardegna dalle parti di Olbia (partendo dal porto di Genova) farebbe cosa assai gradita se reperisse qualche piantina dal sig Marco Forti che provvederò a recuperare al momento del rientro😉

  16. 16 Gianluca
    luglio 10, 2008 alle 10:39 am

    lo sapevo che prima o poi questa maledetta lingua anglofona mi avrebbe generato un attaco di orticaria😉
    in realtà c’è un secondo spacciatore di vetiver in italia (a milano) ma mentre il primo è alla buona (fa il lavoro a mano e si carica le piantine sulla pandina vecchio modello) ma difficile da raggiungere il secondo mi da l’idea che anche se facile da raggiungere (vicino a Milano) ……….. ti pela vivo (uno che ha l’azienda che si chiama Prati Armati srl mi sa che va su prezzi pesanti è non si può escludere che sia pure alquanto belligerante :))
    comunque oltre alla possibilità di consolidare il terreno l’idea di fare un foro nella vasca imof per “puciare” le piantine mangia m—a e risparmiare così i costi di spurgo …..mi alletterrebbe parecchio.
    Ma perchè con i soldi si posson fare tutta una serie di cose belle senza fatica mentre in loro assenza ti tocca sbatterti come un ninja per ottenere dei paliativi spesso deludenti !!!
    ingiustizia della vita
    a proposito di ingiustizie, la fata (presto nuova collega) è andata via ed il sole non brilla più gioioso come prima
    chi sa perchè
    ci-Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu

  17. luglio 22, 2008 alle 7:51 pm

    Se trovo aiuto comincio la produzione di Terra Preta e aceto di legna …Osservazione personale: vivo in montagna e nei boschi che ci circondano ho trovato numerose piazzole che erano il luogo dove venivano preparate le carbonaie, ancora adesso, a distanza di 30-40 anni sono zone dove la vegetazione è più lussureggiante, va a finire che chiedo al mio vicino(1,5 Km.) di spiegarmi bene e aiutarmi a fare una “carbonaia”…
    Grazie per la dritta sulla Comune di Ovada, il documentario devo averlo visto in una notte a Fuori Orario e quelli di CampoCarlo li abbiamo conosciuti al Maninfesta delle coop Valliunite.
    Saludos Renato

  18. luglio 23, 2008 alle 1:05 pm

    Come già spiegato mi scuso per il problema con askimet sui commenti… Il sistema a “tumulo” tradizionale è ottimo ma occhio perchè non è esente da emissioni di CO2 come la pirolisi ed è complesso adattarlo per la produzione di aceto di legna. In più il sistema con il fusto di metallo è utilizzabile (non mi chiedere come perchè sto ancora studiando…) per ottenere una serie molto interessante di sottoprodotti (etanolo ecc…) un link con una serie di foto molto chiare si trova qui http://64.176.180.203/charcoalretort.htm
    il tipo usa un sacco di cemento per i miei gusti ma è facilmente sostituibile incassando il tutto in terra…
    Saluti!


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