27
Lug
08

diario di campagna n°136

Di tanto in tanto lo spirito di Kropotkin mi possiede…

Oltre lo steccato

“Un pomeriggio di marzo scavalcai la staccionata che divideva il terreno del mio vicino dal mio, camminai sui suoi terreni come fossero stati miei. Li guardai senza gelosia o desiderio di possesso, semplicemente come se non esistesse il concetto di proprietà e la terra fosse patrimonio collettivo. Questa sarebbe stata la Clandestine Farm, un prolungamento della campagna da cui avrei preso una porzione dei prodotti naturali senza dover chiedere il permesso ad essere umano. Per far questo calpestai i terreni legalmente attribuiti ad un proprietario ma non colsi o danneggiai mai i suoi raccolti ne, tantomeno, lo privai dei suoi privilegi. Non squottai, ne espropriai e nemmeno potei essere considerato un ladro.
Vi invito solo per un momento a dimenticare le lezioni di storia apprese a scuola, la saga degli sforzi dell’umanità per il controllo del mondo come sua proprietà. Considerate questo: la terra era qui prima di noi e ci sarà quando noi ce ne saremo andati. La terra non è inanimata, ci possiede, noi siamo solo una delle sue creature. La terra ci fornisce minerali, ci alimenta, ci veste, ci da un riparo – se abbiamo voglia di lavorare – e quando moriamo si riprende tutto ciò che le abbiamo dato. Se siete in grado di accettare questa affermazione, anche solo momentaneamente, prima che i “si ma” prodotti dalla storia dell’uomo vi affollino la mente, in quell’esatto momento voi potrete capire perché io incoraggi coloro che non “possiedono” terra a scavalcare…”

“…Dallo scavalcare passai al raccogliere [prodotti spontanei] e quindi a qualcosa di più radicale. Iniziai una furtiva sorta di coltivazione. Forse la campagna mi aveva contagiato o le stagioni avevano operato qualche strana alchimia. Ma confrontarmi con l’evidenza che quel pezzo di terra poteva contribuire al mio sostentamento, oltre a quello del suo legale proprietario, accrebbe la convinzione che, accettando quei doni di natura, avrei potuto ricongiungermi con una ciclicità stagionale ormai scomparsa dalle nostre vite.
Se le nostre vite devono avere un obbiettivo, non sono comunque convito che si trovi di fronte a noi. Potrebbe essere nascosto nel passato. Non mi interessava replicare i sistemi di vita del Neolitico regredendo allo stato di cacciatore-raccoglitore. Il volgere lo sguardo completamente alle spalle significa perdere la prospettiva storica. C’è una continuità dell’esistenza che impedisce la riproducibilità degli esperimenti, tutte le nostre azioni sono influenzate dai nostri avi e dalla coscienza dell’eredità che lasceremo…”

“…A volte agivo di nascosto, cosciente dell’imbarazzo che sarebbe conseguito dall’incontro con il contadino. Sarebbe stato più facile chiudersi in libreria, come unico confronto precedenti storici e ipotetiche infrazioni, dove costruire una sterile teoria sul perché gli uomini avessero diritto ad un libero accesso alle terre…
…Così esplorai completamente il territorio, incurante dei vincoli legali. Identificai risore e, prima con esitazione, in seguito in maniera più coraggiosa, misi quelle stesse risorse a buon uso…”

Clandestine Farm
Anthony Wigens, 1981, Granada Publishing
Traduzione fatta “a braccio” da me

Il libro è scaricabile dalla Biblioteca di Soil and Health (in lingua originale…)
Supportate il progetto versando 10€ a titolo di iscrizione vitalizia!
If Mr. Solomon is stumbling upon this post: I hope my fee will arrive soon… by mail (crushed my visa sometimes ago…) and thanks for your incredible work!

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