29
Lug
08

diario di campagna n°139

Questo post di qualche giorno fa è stato pubblicato nel bel mezzo di una discussione interminabile tra il mio emisfero destro ed il mio emisfero sinistro sulla definizione del termine: “olistico”. (Anche se l’argomento non è strettamente inerente, le dinamiche hanno a che fare con pratiche “riduzioniste” ed “olistiche”…). Ho incassato il colpo e ho fatto finta di niente.
Oggi, una cartolina inaspettata, ha risvegliato i due emisferi dal loro torpore citando Frank Herbert. I due si guardano in cagnesco ed armati di questo articolo “Semantics, General Semantics, and Ecology in Frank Herbert’s Dune” ricominciano a far casino.

Esco. Fa il solito caldo appiccicoso, aggravato da quattro gocce di pioggia cadute la notte scorsa.
Armato dell’implume fantolino di tre anni che mi segue ovunque, divoro la lunga striscia di polvere e sassi che divide casa nostra da quella della nostra geronto-vicina. La santa vecchina è stata scelta come mio doppelganger “cattivo” sulle tecniche di orticultura e gestione del suolo.
Spero di riuscire a fare chiarezza, forte anche dell’ennesima lettura approfondita di “Towards holistic agricolture: a scientific approach” di R. W. Widdowson.

Io – Ciao! Senti, ma tu che definizione daresti al termine Olistico?

Lei – Fricchettone!

Io – Si, capisco. Effettivamente è un termine che è stato un po’ abusato da certa New-Age. Ma, allora, come definiresti un tipo di approccio alla coltivazione che non prenda in considerazione lo sviluppo della pianta come processo a sé ma lo inserisse in un contesto più ampio, multi-disciplinare?

Lei – Da fricchettoni!

Io – Ma non sto parlando di energie esoteriche o forze spirituali (quantomeno non in prima istanza). Io mi riferisco ad un metodo che integri botanica, pedologia, agronomia, chimica, fisica, biologia…

Lei – Fricchettone, lo sapevo che volevi fare l’oroscopo ai miei peperoni!

Io – Ma no! Io sto parlando di tenere in conto tutti i processi che determinano la fertilità dell’orto.

Lei – IO determino la fertilità dell’orto. Lavorandolo, non come te… fricchettone!

Io – Questa è un’ottica un po’ “riduzionista”… Il tuo lavoro determina la produttività dell’orto, non la fertilità. Capiamoci: la fertilità di un terreno può determinarne la produttività (naturale) ma non è detto che possa avvenire l’inverso. Un terreno produttivo può essere tecnicamente considerato “non fertile” in quanto dipendente da concimazioni (organiche e non). Questo accade perché le concimazioni in molti casi distruggono i processi bio-chimici determinanti la fertilità (CSC, ciclo ossigeno-etilene, micorrize…). Tant’è che buona parte del territorio europeo viene considerato tecnicamente “deserto” dal punto di vista della fertilità naturale e potrebbe esserlo se si smettesse di botto di coltivarlo.

Lei – “Riduzionati” la barba fricchettone…

Perso il controllo della situazione riprendo la polverosa via di casa prima che venga seriamente messa a rischio la mia autorità paterna agli occhi del pargolo. Posso usare il termine olistico intendendo interdisciplinare senza dover per forza scomodare i Veda? Forse se mi rimetto una cravatta quando dico ‘ste cose… e poi, oggi, la barba me l’ero anche fatta… mica è comodo andare nell’orto con le scarpette buone e la camicia inamidata… forse la montatura degli occhiali o il taglio dei capelli…

Riferimenti:
Wallwork, J.A. (1975) The distribution and diversity of soil fauna.
Emerson, W.W. (1959) The structure of soil crumbs. J. Soil Sci., 10, 235-44.
Daft, M.J. and Nicolson, T.H. (1966) New Phytol., 65, 343.
Nicolson, T.H. (1976) Utilisation of phosphorus sources of different availability by mycorrizal and non mycorrizal maize. Pl. Soil, 28(3), 329-34.
Nutman, P.S. (1965) Symbiotic nitrogen fixation. In: Soil Nitrogen (eds Bartholomew and Clark), Ch. 10. American Society of Agronomy Madison U.S.A.
Smith, A.M. (1977) Microbial interactions in soil and healty plant growth. Australian Plants, 9(73)


7 Responses to “diario di campagna n°139”


  1. 1 Gianluca
    luglio 30, 2008 alle 9:18 am

    povero Nicola
    1 a 0 per la geronto-nonnina
    he he he
    mi sa che fai prima a sotterrarla (ovviamente ultra centenaria) che modificare di un briciolo la sua visione della “giusta” conduzione di un orto ;o)

  2. 2 Alessandro
    luglio 30, 2008 alle 10:07 am

    Non ti arrendere Nicola! Io sono sempre dell’opinione che un esempio vale più di mille parole: non puoi invitare la (agro)dolce vecchina a vedere come “non lavori” nel tuo perma-orto?
    Io avevo in mente qualcosa del genere, cioè avviare un orto in parallelo con quello tradizionale di mio padre, perché so già che se inizio a fargli discorsi ottengo poco, e poi fare un confronto di produttività e soprattutto di “gusto”.
    Sto vedendo in questi giorni che mi tocca curare l’orto paterno mentre lui è in ferie, e dai acqua e leva erbacce e metti tubi e tira via tubi, tutta roba che avanzerei di fare in permacoltura no?😀

  3. luglio 30, 2008 alle 12:45 pm

    Non è detto che li debba evitare in permacultura… sicuramente massimizzi le operazioni (ogni atto, ogni cosa, ogni energia spesa deve avere + funzioni ed effetti sennò e meglio non farla…)
    Tieni anche conto che prima che il sistema sia al top passa diverso tempo (all’inizio può anche essere vagamente frustrante)ma la tua idea è ottima. Affiancare le due esperienze ti permette sicuramente di avere più presenti le differenze (tieni conto che saranno comunque sistemi “contaminati” l’uno dalla presenza dell’altro).
    Comunque l’ostacolo maggiore con gli ortolani sono le considerazioni estetiche, tendono a non apprezzare le Jungle anche se produttive😉

  4. 4 sb
    luglio 30, 2008 alle 7:45 pm

    è vero nicola; a me chiedono come si fa per arrivare ai pomodori senza schiacciarne qualcuno…gli rispondo che tanto ce ne un fottio; si ma cosi butti via la roba. si, ma io ho faticato la metà e c’è l’erba mentre tu (vecchino) non hai l’erba ma hai anche meno pomodori…si è disordinato, non si vedono gli zucchini ma se cerchi bene ne trovi più che a casa tua. to prendine un po che io non ne posso più. che stronzo che sono. però se li piglia.
    ciau

  5. luglio 30, 2008 alle 10:07 pm

    Grande! Io ho anche rinunciato a legarli i pomodori, ci pensano i cetrioli ed i fagiolini rampicanti a tenerli su. Sto già spignattando per le conserve invernali ed ogni tanto dalla foresta compare lo zucchino mammuth per i semi del prossimo anno. Intanto il mio marmocchio va a mangiarsi i piselli direttamente dalle piante cercandoli in un’intrico di convolvolo, cannucce di palude e mais dolce (se non è fukuoka questo! beh, no, è più Ruth Stout “butto i semi e poi ciò che accada, accada…”). Sempre LOTTA DURA PER LA VERDURA!

  6. luglio 31, 2008 alle 9:38 am

    Ma come!… io pensavo che le verdure venissero sistemate nell’orto coordinandole per dimensione e nuances? hi hi hi …
    Ragazzi, siete l’avanguardia dell’orto, di più, il Gruppo 63 del pomodoro non legato!
    I LOVE THIS BLOG…
    a.o.

  7. luglio 31, 2008 alle 10:47 am

    Bhè… in qualche modo è così… solo che l’ordine non lo stabilisco proprio io… io do il mio parere poi interviene il “caos”…
    Grazie dei complimenti a.o. (imbarazzo…) mi spiace solo di non riuscire a essere più “fotografico”…


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