27
Ago
08

diario di campagna n°160

Diario dalla Sardegna (in 2 puntate… sul serio)
Seconda Puntata – Un pugno di terra

14 Agosto 2008.
E’ notte.
L’architetto ha deciso di spegnere il navigatore nell’unico momento in cui forse ne avrei compresa l’utilità. (Oltre a quella di imparare le indicazioni stradali in russo)
Siamo a Tuerra I.
La Smart è la macchina più scomoda del mondo se sei un passeggero che sfiora il metro e ottanta, e la musica chill out a tutto volume, a dispetto del nome, non migliora la sensazione di semiparalisi agli arti inferiori.

Qui entriamo nel territorio di Monica.

Lei ci dice che è a casa di amici.
Lei ci dice come raggiungerla a Tuerra II.
Lei ci viene a prendere prima che ci si perda definitivamente nella notte.

Le sensazioni e le immagini sono confuse… non dormo da 48 ore.
La casa degli amici è un capanno di arelle intonacate in argilla nel mezzo del buio. (Scoprirò in seguito essere solo un domicilio provvisorio, sul retro, nascosta dalla notte, c’è la bellissima casa che si stanno autocostruendo in mattoni di terra cruda)
Il resto è una prolungata dormita.

La mattina mi sveglio.
Pensate ad una rana, di quelle verde smeraldo, posata sul muschio di un laghetto coperto di salici dove la luce del sole filtra creando un mosaico verde-bianco.
Bene.
Prendete quella rana. Posatela delicatamente in una scatola senza aperture. Mentre dorme portatela nel deserto. Aspettate che faccia giorno e fatela uscire all’aperto.
Riuscite a sentire lo sfrigolare degli occhi?

Mi torna in mente una frase di Marco: “Qui i contadini dicono che la terra la devi domare”.
Adesso capisco perché Monica ha chiamato la sua azienda agricola “Un pugno di terra” (calcando l’accento sulla parola pugno)…

Monica è una cugina di secondo grado di mia moglie e si vede. Tutto il loro “Clan” ha una chiara impronta genetica. Sembra di essere alla fiera dei cloni. Gli era venuta bene la prima, perché buttare lo stampo?
Nella vita ha fatto un centinaio di cose diverse, poi ha comprato il terreno su cui vive tuttora. Ci ha piazzato su una roulotte e, un pezzo alla volta, ha costruito una casa, un magazzino per gli attrezzi, un pozzo, un impianto fotovoltaico, degli spazi per l’accoglienza, un’azienda agricola ed un uliveto di 100 piante.
Intorno non c’è nulla.
Da sola.
Sono tosti in famiglia.

Ci sarebbero numerose valutazioni che dovrei fare come pedologo della domenica, come permacultore sfaccendato e come ortolano sinergico sflanellante… ma ho un ritegno.
Nel terreno di Monica non c’è traccia di materiale umico, di micorrize, di materiale organico di qualsiasi tipo, solo uno strato di 30 cm di graniglia di granito… per ora mi sono limitato a darle una mano con l’impianto di irrigazione per gli ulivi, qualsiasi constatazione, valutazione ed ipotesi sarebbe stata due passi sotto la discussione da bar sulle partite di calcio domenicali…

Adesso studio.

Tanto ad ottobre sarò nuovamente sull’isola per la messa a dimora di 36.000 piante officinali.
Mi porterò dietro un po’ di materiale in vista di un paio di cene con amici…

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22 Responses to “diario di campagna n°160”


  1. agosto 27, 2008 alle 11:37 am

    Per la prima cena, la sera ad Olbia ti aspetta zuppa di pesce e pepata di cozze.
    La dizione corretta (perdonami la saccenteria) sarebbe “la terra si vuole domatta” ma si può anche dire “la terra si vuole pulitta” che sarebbe l’antefatto della desertificazione. Non voglio insegnare niente a nessuno, ma la quantità di materia organica presente “decide” la qualità vitale del terreno e quindi, di rimbalzo la sua struttura fisica.
    Nessun terreno o quasi nasce perfetto, va costruito rimettendo dentro qualcosa dopo che qualcosa si è preso, argilla, calce e tanto pacciame qui da noi dove la “graniglia” che in loco chiamano “sabbione” deriva dal disfacimento del granito producendo un terreno sub-acido che ossida l’organico in un nanosecondo e produce torba, non humus. Acqua e pazienza…un pò come le relazioni amorose….se si prende e basta, inaridiscono.
    E con questa perla di saggezza vi mollo per pranzo.

  2. agosto 27, 2008 alle 12:10 pm

    Wow! La giusta carica nutrizionale per “imbarcarsi” nella piantumazione! Grazie!
    Sulla citazione chiedo perdono 🙂 e che la Sardegna (dal punto di vista dell’agricoltura naturale) mi ha messo veramente in soggezione. Adesso sto studiando una serie di metodi di “doma dolce” praticati nell’area del mediterraneo siccitoso. Ho già trovato qualche “uomo che sussurra ai sassi” (citazione demente da “l’uomo che sussurrava ai cavalli” con R. Redford)

  3. 3 Gianluca
    agosto 27, 2008 alle 1:57 pm

    bhe, io sussurro ai cinghiali (per favore levatevi dalle palle che devo dormire) poi se non capiscono parte il ciocco di legno 😉

  4. 4 Gianluca
    agosto 27, 2008 alle 2:31 pm

    domanda,
    ma ad una “pietra” cosa ci si può tirare se ti fa girar le …. O O …..
    son contento di sussurrare ai cinghiali 🙂

  5. agosto 27, 2008 alle 4:03 pm

    se vuoi tirargli dei pezzi di Ailanto, così poi gli cresce addosso e li stermina… posso fornirtene finchè vuoi…

  6. 6 Gianluca
    agosto 27, 2008 alle 4:35 pm

    mica voglio correre il rischio di sterminarli e poi cosa mi mangio con laq polenta!!!!!
    Rigorosamente io gli tiro solo ceppi ben stagionati di carpine (Carpinus betulus) che si presnenta bello duro e pesante 🙂
    A proposito di ailanto, ma ora lo vedo ovunque!!!!! beata ignoranza, ha ragione Nicola, se ignori….. vivi meglio 😀
    ci-Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu

  7. agosto 27, 2008 alle 10:05 pm

    In Andalusia, costa mediterranea, coltivano Aloe tra gli ulivi. Io non ho ancora capito perche’ nelle nostre isole nessuno ci ha ancora provato seriamente, il mercato c’e’ eccome e secondo me (non so tra le terre domatte ed il sabbione) non dovrebbe essere un’impresa.

    Il tuo racconto sembra una risalita verso Kurtz, ma senza Marlon Brando e senza acqua.

  8. agosto 27, 2008 alle 10:57 pm

    Sono arrivato alla conclusione che, in molti casi, sia solo mancanza di fantasia… ci hanno insegnato per secoli che le righe vanno fatte dritte e continuiamo a seminare in filari quando è provato che una linea curva è più lunga. Guardo il mais fuori dalla mia finestra e mi terrorizzo a cosa succederebbe se le seminatrici incominciassero ad andare con movimento sinusoidale… la raccolta sarebbe quasi sicuramente maggiore… ma passi per scemo quando lo spieghi…

    Ci sono cresciuto con “Cuore di Tenebra” ma li non erano menzionate Smart ed architetti 60enni impallinati di musica techno e chill-out (che poi sarebbe pure mio suocero…)

  9. agosto 27, 2008 alle 11:25 pm

    Non vorrei essere nei panni di questo povero architetto, che invecchia di dieci anni ad ogni post 😉

    Da dove importiamo l’aloe? Ne ho qui davanti un bottiglino da mezzo litro coperto di descrizioni d’ogni tipo su coltivazione, raccolta e “decorticazione manuale”, ma morire se ci fosse il paese d’origine.

  10. agosto 27, 2008 alle 11:34 pm

    Ops, e dimenticavo: ma è un mito, la Monica! 🙂

  11. agosto 27, 2008 alle 11:46 pm

    Non è che invecchia ad ogni post… e che mi sono informato sull’età esatta (non so neanche bene la mia…) e, sì, Monica è sufficientemente un mito da convincermi ad abbandonare nuovamente i miei soffici muschi per andar a rovistare granito!

  12. 12 sb
    agosto 28, 2008 alle 12:15 am

    gianluca, se prendi una pietra e la tiri con cattiveria, prima puoi anche parlargli tipo: adesso ti arriva sto pietrone brutto pezzo di cactus (riferito al nemico ma detto direttamente al pietrone). come quando bestemmio per piantare un palo del metano sotto terra per un metro e mezzo con la mazza per spaccare la legna; io bestemmio a vanvera ma la mazza e l’palo capiscono e collaborano. è tutto un complesso di cose, basta convincersi e anche parlare con i sassi diventa utile (qualcuno direbbe diventa un mantra). e come il soffio quando fai uno sforzo uff uff uff uff…si fatica meno. palo di merda palo di merda palo di merda palo di merda…dov’è; un metro e mezzo sotto terra, esagerato. bene, passami un’altro palo. di merda. ommmmmmmmm.
    ho assaggiato la marmellata di aloe e mi è partito un mantra. però per le ustioni funziona.
    ciau ne

  13. agosto 28, 2008 alle 12:29 am

    L’aloe la importiamo da qualunque luogo semiarido in cui qualcuno coi soldi è andato a mettere su una coltivazione. Venezuela lungo la costa verso Maracaibo, ad esempio, ma anche Antille meridionali (ce n’è una grossa a Curacao che del resto sta di fronte a Maracaibo mareforzanove). E poi Capo Verde, Marocco, Messico, stati meridionali degli USA, costa orientale africana (Kenia, Tanzania), sicuramente qualcosa anche in Sudafrica.

  14. agosto 28, 2008 alle 12:43 am

    Que vive la Globalization! Io sapevo di una coltivazione a Pecetto sulla collina di Torino all’epoca del boom dell’aloe ma ha ripiegato sui ciliegi l’anno dopo…

  15. agosto 28, 2008 alle 12:47 am

    @ gianluca ed sb – a quando un ritiro fatto di vinacce toste e ululati alla luna?! 😉

  16. 16 Gianluca
    agosto 28, 2008 alle 11:15 am

    siccome la compagnia mi sembra quella giusta ….. 🙂 per me si può fare, e con molto gusto
    ma ci aggiungerei un pò di salame, formaggi e pane casereccio (di quello che per tagliarlo, anche con il coltello seghettato, bestemmi un pò come con il palo 😀 )
    Tenuto conto che sono un ululante ospital-migratorio, che per forza causa maggiore sarebbe consigliabile incontrarsi una sera prospicente a giornate non laorative (che poi il giorno dopo ci si sveglia con la lingua felpata, la foto fobia, la sete atavicae la capacità di intenderee volere di un trol marcio), che questo fine settimana siamo in fase di eclissi lunare (ed ho già preso un altro impegno) che me dite incontrarci venerdì 12 o sabato 13 ???
    fatemi sapere

  17. agosto 28, 2008 alle 6:18 pm

    un’altra eclissi? ma non c’è appena stata?
    ps- in realtà sono incastrato fino a dopo metà ottobre… polentata?

  18. 18 sb
    agosto 29, 2008 alle 8:07 am

    visti gli orari di settembre sono incastrato anch’io.
    magari con il coniglio al shivè. ciau ne

  19. 19 Gianluca
    agosto 29, 2008 alle 9:59 am

    e che polentata ottobrina sia , ma poi non ditemi che son un pigro polentone 🙂
    Ribadisco la mia disponibilità sia ad ospitare (a casa oltre al mio ci son altri 8 posti letto) che a venir a trovare (alla peggio, se son troppo carico per guidare fino a Genova, chiedo ospitalità una notte a Torino, sicuramente i miei non mi cacciano via 🙂 )
    Mi raccomando non facciamo scherzi, polentata si, bagna cauda ….. NO !!!!
    Magari per l’occasione oltre al coniglio al shive di sb io potrei fare un pò di sugo con spezzatino di cinghiale che con la polenta non stona affatto 😉
    Purtroppo sulle vinacce “toste” son un pò carente, da quando mi son trasferito quaggiù mi son adattato alle usanze locali per cui rossi mossi e poco corposi 😦 scusatemi!!!!!
    Sul bere non ho il coraggio di proporre qualcosa “del luogo”, a meno che non si possa iniziare a socializzare con qualche birra pre pasto 🙂 in questo caso posso proporre delle birre al miele e/o alla castagna (quest’ultima se abbinata ad un taglierino di formaggi diventa un vero nettare divino)
    vabbè smettiamola che altrimenti mi si stuzzica l’appetito e ginghiali allo spiedo in ufficio non ne ho 🙂
    Ciauzzzzzzzzz

  20. 20 sb
    agosto 29, 2008 alle 2:47 pm

    il vino l’ho finito ma se riesco per ottobre ne compro una brenta. ci si metterà daccordo su dove e come. ciau

  21. 21 Gianluca
    agosto 29, 2008 alle 3:27 pm

    direi che abbiamo tempo sufficiente per organizzare
    Ci-Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu 😉


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