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Ago
08

finestra sulla realtà degli altri n°12

…Quella che noi chiamiamo natura, dice Ostrica, non è che uno dei tanti aspetti della devastazione compiuta quotidianamente dall’uomo. Ogni dente di leone è una bomba atomica innescata. Un agente bioinquinante. Una graziosa calamità gialla. .
Il fatto di poter andare tanto a Parigi come a Pechino, dice Ostrica, e di trovarci sempre un McDonald’s, ecologicamente parlando equivale a diffondere forme di vita in franchising. I posti diventano tutti uguali. Il kudzu, le cozze zebra. Il giacinto d’acqua. Gli storni. I Burger King. ..
Gli indigeni, tutto ciò che di unico esiste. Scacciato via.
«Alla fine l’unica bio diversità che ci rimarrà» dice, «sarà quella tra la Coca e la Pepsi.»
Dice: «Stiamo ridefinendo il paesaggio del mondo a colpi di stronzate»…

…Immaginate una peste che si prende attraverso le orecchie.
Ostrica e le sue eco-puttanate da amico degli alberi, le sue puttanate apocrife e bioinvasive. Il virus delle sue informazioni. Quella che un tempo ai miei occhi era una splendida giungla verde scuro ora è una catastrofe di edera che soffoca e uccide ogni cosa. Quegli storni meravigliosi, con il loro misterioso cinguettio, rubano il nido a centinaia di uccelli locali.
Immaginate un’idea che vi occupa la mente come un esercito occupa una città.
Fuori dalla macchina, ora, c’è l’America.

O splendidi cieli attraversati da storni,
Su mari di calderugia color dell’ambra,
Oh, monti di mazza d’oro che popolaste i miei giorni,
Vegliando sui campi della peste bubbonica.

America.
Un assedio di idee. L’impeto della vita in tutta la sua potenza.
Dopo aver ascoltato Ostrica, un bicchiere di latte non è più una deliziosa bevanda in cui inzuppare biscotti al cioccolato. Sono vacche costrette con la forza a farsi ingravidare e imbottire di ormoni. Sono gli inevitabili vitellini destinati a vivere pochi terribili mesi schiacciati in box grandi come una scatola. Una braciola è un maiale sgozzato, dissanguato, appeso a testa in giù con un laccio legato alla zampa per morire tra versi strazianti mentre a colpi di mannaia lo riducono in braciole, arrosti e strutto. Persino un uovo sodo è una gallina con le zampe deformate dal tempo trascorso in gabbie larghe poco più di dieci centimetri, tanto strette da non poter muovere le ali, tanto allucinanti da costringere gli alleva tori a tagliarle il becco perché non aggredisca le galline intrappolate accanto. Col becco tagliato e le piume cadute a furia di sfregare contro la gabbia, questa gallina depone uova su uova, finché le sue ossa non diventano così povere di calcioo che al macello si sbriciolano.
Sono i polli delle zuppe di pollo, le galline da uova, quelle galline così ammaccate e sfregiate che devono per forza farle a pezzi e cuocerle, perché vedendole vive in gabbia nessuno se le comprerebbe mai. Sono i polli dei wurstel di pollo. Delle crocchette.
Ostrica non parla d’altro. È questa la peste delle sue informazioni. E per questo che io accendo la radio e ascolto musica country e folk. Partite di basket. Qualsiasi cosa, basta che duri a lungo e il volume sia alto e io possa illudermi che il panino con cui sto facendo colazione sia solo un panino. Che un animale sia solo un animale. Un uovo, nient’altro che un uovo. Che il formaggio non sia un povero vitellino sofferente. Che mangiare sia un mio sacrosanto diritto di essere umano.
Ecco il Grande Fratello, che canta e balla perché non mi metta a pensare più di quanto sia consigliabile per il mio stesso bene…

Chuck Palahniuk, Ninna nanna, ed. Strade Blu

Questa la dedico ad Alessandro è alla sua “crociata” anti-ailanto…
Che si unisce a:
Crisis
Weissbach
Verso il baratro
ed al Contadino
…la lotta continua…

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13 Responses to “finestra sulla realtà degli altri n°12”


  1. agosto 28, 2008 alle 11:17 am

    che dire… sono commosso… è la prima volta che qualcuno mi dedica un post! ti farò una Grelinette con tutto il legno dell’Ailanto, una volta che sarò sicuro che sia ben ben ben secco…

  2. agosto 28, 2008 alle 6:16 pm

    volevo regalarti una piantina di ailanto… ma poi ho pensato che fosse meglio così

  3. 3 sb
    agosto 29, 2008 alle 8:10 am

    noi siamo ailanto ogni resistenza è inutile sarete assimilati

  4. agosto 29, 2008 alle 2:26 pm

    …forza e coraggio! Uniti contro la biomogeneizzazione!
    Io l’ailanto non ce l’ho. però in campagna devo lottare col gambero killer (Procambarus clarkii), e nei pollai cercare di far apprezzare le nostre razze autoctone più degli ibridi commerciali onnipresenti. Mi sa che siamo in parecchi impegnati nella difesa delle tante biodiversità esistenti. Per l’ailanto… prova anche qualche sana secchiata di acqua bollente, o a staccare per 50 cm dal suolo la corteccia degli alberi più grossi. E poi, lotta ai polloni!

  5. 5 Gianluca
    agosto 29, 2008 alle 3:24 pm

    S.O.S. astacicoltura
    Mi rivolgo a tutti i segugi di internet attualmente connessi, ed a color che si connetteranno in futuro, dopo aver conosciuto, tramite Andrea, il libro d’oro dell’avicoltura (ossia “Avicoltura Pratica” di Luigi Pochini 1905) ora sono alla disperata ricerca di materiale sull’astacicoltura d’acqua dolce.
    Se qualcuno mi sa segnalare dove posso reperire del materiale (purtroppo non mastico assolutamente le lingue estere) che mi consenta di capire come strutturare ed avviare un piccolo allevamento domestico di astici d’acqua dolce (da integrarsi in un sistema aquaponico) mi farebbe un enorme favore.
    Inutile dire cha l’odierno insano utilizzo di neuroni effettuato nel vano tentativo di reperire del materiale è tutta di …. NICOLA 🙂
    Merito (o colpa che sia) delle mail scambiate oggi con Nicola e Marco (a proposito, devo procurarmi alcune taniche plastiche da 200 litri) e del costante eco che ha provocato in me la lettura del “manuale del giovane autarchico n°2”
    Temo che le idee ronzanti nella testa abbiano attecchito fin troppo bene (devono essere della stessa famiglia dell’Ailato!!!) ed ora mi ritrovo nella fase compuls-costruttiva per cui….
    AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
    Grazie per qualsiasi contributo che possa pervenire

  6. agosto 29, 2008 alle 8:41 pm

    mi dispiace, perchè non sono troppo abituato, però…posso essere compulsivo-castrativo?
    Non farlo. per favore. ora come ora non mi risulta che ci siano allevamenti delle specie autoctone di astici fluviali. in pratica, con ogni probabilità gli animali che alleveresti sarebbero dannatissimi gamberi stranieri, dalla snervante abitudine a fuggire con abilità da ogni pertugio e a inquinare biologicamente le acque interne. a livello pratico, credo davvero che non valga la pena rischiare così tanto.
    comunque sia, se proprio sei convinto, prova a consultare l’indice dei vecchi numeri di “Vita in campagna”. In passato (remoto) hanno pubblicato qualcosa sull’allevamento dell’astice d’acqua dolce.
    e scusatemi ancora la stroncatura… ma non en posso più di vedere canali asfissiati da decine e decine di gamberi per metro lineare di fondo.

  7. 8 sb
    agosto 31, 2008 alle 10:29 am

    qui i pastori per catturare, e mangiare, i gamberi d’acqua dolce mi hanno detto di mettere un pezzo di carne putrida nel mezzo di una fascina di legna e poi affondarla con un pietrone. il giorno dopo la tiri su e tra la legna dovrebbero esserci i gamberetti che poveracci non riescono a fuggire velocemente per via dei rametti. non ho mai provato perchè sono ormai rari. e poi attenzione che è vietato. ciau

  8. 9 Gianluca
    settembre 1, 2008 alle 10:32 am

    Tranquillo Andrea,
    mica ho intenzione di realizzare un allevamento in grande stile all’interno o in prossimità di un corso d’acqua :o)
    La mia intenzione era quella di realizzare una serretta a ridosso del muro perimetrale di casa (a oltre 300 metri dal lavatoio pubblico/fonte della zona, che per inciso, con il suo scarico, rappresenta l’unico “ruscelletto” attivo tutto l’anno) in cui mettere alcuni vasconi (almeno 3), uno con pesci erbivori, uno con gamberi di fiume ed un terzo dedicato alla crescia dei nuovi soggetti che andranno a sostituire quelli destinati alla tavola) che forniscano il nutrimento per l’impianto idroponico 🙂

  9. 10 Gianluca
    settembre 1, 2008 alle 11:39 am

    Grazie per la dritta Andrea, se non trovo nulla di più economico vedrò di investire i 45 euro richiesti per consultare “Vita in campagna” (numero 5 del 01/05/1999, 6 Supplemento Guida illustrata allevamento pesci d’ acqua dolce del 01/06/1997 e 9 del 01/09/2005 per capire i rischi del gambero “killer” della Luisiana)
    per il momento cercherò di vedere se riesco a trovare strade più economiche 🙂

  10. 11 Gianluca
    settembre 1, 2008 alle 11:46 am

    Grazie Alessandro,
    purtroppo non è previsto il servizio di prestito e di riproduzione per le biblioteche di Genova. Vedrò di chiedere alla mia ex moglie di recuperarne una copia presso la biblioteca centrale di Torino, in quanto residente a To dovrebbe poter iscriversi (non mi ricordo bene, ma mi pare che si ffaccia così :o)
    Grazie ancora

  11. settembre 2, 2008 alle 10:31 am

    in bocca al lupo, allora! sappi che per un gambero killer 300 metri sono comunque una passeggiata, possono muoversi al di fuori dell’acqua e… molto a lungo. purtroppo sono in fase di trasloco, e non riesco a trovare più le fotocopie di vita in campagna sull’astacicoltura, sennò te le mandavo volentieri. Ciao!
    ps attento ai pesci erbivori, cerca di valutare bene la specie e soprattutto tieni conto che per grandi pesci occorrono grandi vasche… e soprattutto che la riproduzione e l’allevamento dei piccoli sono un pò complicati. organizzati con almeno un’altra vasca dedicata solo per questo scopo, e studia bene l’etologia e il ciclo biologico della specie da te preferita. ri-ciao!


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