15
Set
08

diario di campagna n°169

Ah! Le madeleines di Proust!
Fumando come un turco (soprattutto da quando ho smesso di dover assaggiare vini…) su di me hanno un effetto relativo: ho incenerito le papille gustative sull’altare della nicotina. In questo patto demoniaco ho guadagnato però un meccanismo similare con le parole. D’altro canto anche J. M. Barrie (avete presente Peter Pan?) vantava le qualità “spirituali” del fumo nel suo bellissimo “My Lady Nicotine”

Trascinato da questo post, e dalle prime giornate fredde ed uggiose, mi rimetto a leggere un po’ di articoli sul biochar e la terra preta. Uno che, finalmente, ipotizza un Picco del Suolo dalla rete di The Oil Drum (l’incontro internazionale IBI di Newcastle sta ottenendo dei risultati sulla comunicazione) ed uno fortemente contrario della Global Forest Coalition (via eGov monitor).
Per la prima volta, in un’altro articolo collegato, sento parlare di MEGO – My Eyes Glaze Over (in italiano sarebbe traducibile con SOV – Sindrome da Occhio Vitreo) come la reazione alla divulgazione di informazioni non gradite o carenti di un côté sexy. Questa situazione si presenta con maggiore frequenza di fronte a notizie di stampo ecologico-ambientale tipo: la sindrome da collasso delle colonie di api (CCD), il picco del petrolio, la desertificazione dei suoli agricoli europei…

Effetto madeleine:
Un anno fa.
Sera.
Interno.

Una cena di famiglia, mi tocca il posto davanti ad un fidanzato di una cugina di qualcuno.
Lui – …ma spiegami un po’, in cosa consiste il tipo di agricoltura che stai studiando?
Io – Sono tecniche rigenerative della fertilità del suolo, lo scopo e quello di frenare il progressivo impoverimento delle aree coltivabili.
(Ora posso dare un nome trendy a ciò con cui mi sto confrontando: MEGO. Questa volta dura poco.)
Lui (recupera in maniera rocambolesca un appiglio celebrale) – Mio padre aveva un orto spettacolare.
Io – Bene. (Ti ho offerto un’uscita… esci…)
Lui (evidentemente si vuole del male) – Si, ma adesso non si riesce più a far crescere niente senza concimi, chimica…
(Lui è un impiegato amministrativo, vive in un appartamento senza balconi al terzo piano di una casa in centro città, presenza di vegetali: zero se si esclude la ruchetta per la bresaola in frigo)
Io – Pare sia un progressivo effetto di desertificazione dovuto principalmente ad un uso scorretto dell’acqua e dei concimi…
(secondo MEGO, dura di più, si può sentire il mare nello spazio tra un orecchio e l’altro, capita la stessa cosa a mio figlio grande quando deve risolvere un problema di matematica. Sottovuotospinto. Una forma di zen dell’autoincoscienza. )
Lui (recupera, ma né io né lui sapremo mai come è potuto arrivare a tanto) – Si, no, questa è una balla! Io ci sono stato nel deserto, ti ricordi cara? Eravamo in vacanza in Marocco, nel deserto ci sono le dune ed un sacco di sabbia…

Considerazioni: se la cosa fosse stata spiegata in un’altra maniera poteva arrivare comunque? Il MEGO è colpa di chi comunica o di chi riceve? Bho?!
Mi accendo una sigaretta.

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14 Responses to “diario di campagna n°169”


  1. 1 Cristiano
    settembre 16, 2008 alle 11:11 am

    Ehhhh… chi comunica dovrebbe aumentare l’intensità del segnale fino a bucare la barriera di chi riceve. Per fare questo servono però molte condizioni che spesso non si possono realizzare per mancanza di mezzi, di tempo a disposizione, per la complessità del messaggio da trasmettere, ecc.

    Insomma, un bel problema, non semplice da risolvere anche quando si dispone di competenze specifiche, anche perché spesso si parla con persone che non stanno veramente ascoltando, stanno semplicemente seguendo una liturgia del dialogo. Se si sta a tavola si chiacchiera, si usa così. Uno dice una cosa, l’altro risponde, però non è che proprio bisogna stare lì a capirsi davvero, l’importante è il rispetto della convenzione, non tanto i contenuti.

    Quindi… direi…boh?
    Vado a farmi una pizza.

  2. settembre 16, 2008 alle 8:06 pm

    Cosicché fumi? Ma fumi tabacco bio? E dove si trova, ‘sto benedetto tabacco bio, che ad esempio Upuaut lo sta cercando? http://isoladeilotofagi.wordpress.com/2008/08/26/venditori-di-fumo/

    Sorry per il semi OT 😉

  3. settembre 16, 2008 alle 8:36 pm

    @ Equipaje – OT? What’s OT?! Nulla è realmente OT da queste parti 😉
    Comunque, no… sapevo di un tabacco bio (faccio pubblicità? la faccio: Pueblo) ma non so quanto lo sia realmente ed il marketing con i “sani” navajos mi disgusta un po’, in più non mi va a gusto… sono un puzzolente fumatore di miscele di tabacchi olandesi neanche troppo aromatici(che detto così fa figo ma è una roba molto commerciale), sono quasi più attento sulle cartine (molte trattate con colle e agenti chimici un po’ hard). Il tutto detto tra sonori colpi di tosse. 🙂

    @ Cristiano – E si, si sente subito l’esperienza professionale quando viene solleticata! 🙂
    Il concetto di “liturgia del dialogo” te lo scipperò spesso e volentieri! Comunque nella traduzione da “cialtrone” posso dire: la prossima volta mi scelgo meglio le persone con cui andare a cena? 🙂

  4. settembre 16, 2008 alle 10:18 pm

    Io fumo proprio il Pueblo, ma non e’ bio, e’ solo senza additivi. Senza additivi aggiunti a posteriori, immagino. Anche l’American Spirit e’ cosi’, senza additivi, ma non bio. Di un tabacco veramente bio avevo sentito parlare tempo fa da uno che, se non sbaglio, lo ordinava all’estero, perche’ sembra che in Italia non si trovasse…
    Sul possibile futuro picco di tabacco e caffe’ (e il cacao? ci vogliamo dimenticare l’imprescindibile cacao?!) mi chiedevo giusto se fosse possibile intraprenderne qualche microcoltivazione, in Sardegna, per esempio. 😀

  5. settembre 16, 2008 alle 10:20 pm

    Ah, dimenticavo, accidenti alla mia solita fretta: il dialogo e’ esilarante XD

  6. settembre 16, 2008 alle 11:38 pm

    Bienvenue upuaut!
    Allora: il picco del cioccolato lo abbiamo evitato grazie alla Mars (quella delle barrette) che sta finanziando uno studio sulla genetica della pianta del cacao per preservarla e, a dir loro, conservarla per le genarzioni future (mò non mi ricordo il riferimento esatto ma prendila per buona, sigh!)
    S’ha da fare anche attenzione alla dicitura “organic” che non è esattamente biologico come lo intendiamo noi. Non ho mai detto di farlo e non conosco nessuno che lo faccia perchè è illegale e guai a voi :), ma il tabacco autoprodotto fa un po’ schifo (il trinciato forte è una roba per mammolette al confronto)… però…
    Grazie per i complimenti… ma ho fatto solo un riassunto, sigh again 🙂

  7. settembre 16, 2008 alle 11:41 pm

    La fretta!!!
    Qui un simpatico documento sulla coltivazione organica del tabacco http://www.attra.ncat.org/attra-pub/PDF/tobacco.pdf ricordatevi che in italia non si può… e non si è razzisti se si ammazza qualcuno a sprangate gridando “sporco negro” (scusate lo scivolone… ma ce l’ho sul gozzo da un po’…)

  8. settembre 17, 2008 alle 8:01 am

    ma come in italia non si può?
    noooooooooooooooooo
    ma neanche una piantina per scopi decorativi? fa dei fiori così belli.. 😉

  9. 9 Salvatore
    settembre 17, 2008 alle 9:16 am

    Uffff, non è leale. Mi difendo dal catrame fumando con il contagocce, e poi arriva a tradimento sto polonio 😦

    @ Nicola, che cartine usi? io compro quello che capita basta che non abbiano i cerchietti di zolfo.

    La cerchia dei sardi si allarga? modestamente anche io…..

  10. 10 Gianluca
    settembre 17, 2008 alle 10:45 am

    bhè, illegale per illegale preferisco una piantina di Cannabis sativa ad una di Nicotiana tabacum, ne fumerò di meno, ma l’effetto è molto più …. soddisfacente 🙂

  11. 11 lalica
    settembre 17, 2008 alle 7:05 pm

    un’amica mi diceva che una volta si fumavano i petali di un fiore chiamato “fiore del tabacco”.
    non so quale sia…
    che ve ne pare di autoproduzione e decrescita anche in questo?
    da fumatrice ci sto pensando seriamente, polonio zolfo and company a parte (esiste una marca di sigarette pare senza porcherie aggiunte prodotta a settimo torinese) ma quanti soldi regalo allo stato?

  12. 12 sb
    settembre 17, 2008 alle 8:11 pm

    quando ero bambino ho provato a fumare di tutto; oltre alla barba delle pannocchie anche i grissini e certe erbacce con lo stelo cavo che crescevano nei terreni paludosi. ammazza che schifo. poi da ragazzino mi son rivinato i bronchi e da uomo i polmoni, da vecchio farò la cura, che sarà infallibile e indolore e agratis, per i cancheri. spero. così potro fumarmi in pace il sigaro.
    ciau ne

  13. settembre 17, 2008 alle 9:09 pm

    @ salvatore – le più commerciali del mondo… basta che non siano clorate o zolfate (questo anche per motivi di gusto…)

    @ lalica – buonasera e benvenuta! “fiore del tabacco”? Vale la pena fare un paio di ricerche…
    A Settimo sapevo si facessero gli shampoo della L’Oreal… che, come ben si può notare non è a Paris… ma di sigarette non sapevo nulla!

    @ sb. – fratelli nel catrame!

  14. 14 sb
    settembre 18, 2008 alle 8:31 pm

    ciau fratelli e sorelle


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