17
Set
08

diario di campagna n°170

Ho due dipendenze. Il caffè e la nicotina. Questo esclude il fatto che io ad un certo punto possa riprendermi, sono così di natura non perché sotto l’effetto di agenti psicotropi.
Con sommo scorno di Noemi, che comunque lo sapeva anche prima di sposarmi…

La questione è che queste due dipendenze, come ci si aspetta dalle dipendenze, sono portate a “struttura”. Fumo dopo un caffè, quindi sono.
Ovvio che quando leggo cose come questa di blog52 sul caffè o questa di Upuaut sul polonio nella coltivazione del tabacco, le ginocchia mi cedono leggermente.

Per quel che riguarda il caffè lo scenario è da post catastrofe, quindi ho ancora un po’ di tempo, ma il polonio nel tabacco…

Capiamoci, il fumo non è un’attività difendibile.
Già nel 1604, in Inghilterra, re Giacomo I (uno con l’hobby di bruciar streghe) pubblicava la sua INVETTIVA condannando l’usanza del fumare.

“Quale onore o condotta possono indurci a imitare le maniere barbare e bestiali di indiani primitivi, ignobili e senza dio, specialmente in un costume tanto vile e puzzolente? […] Perché non li imitiamo anche mettendoci a camminare nudi come fanno loro? Preferendo le perline di vetro, le piume, e altre simili sciocchezze, all’oro e alle pietre preziose, come fanno loro? Perché non rinneghiamo Dio e adoriamo il Diavolo come fanno loro […] Un costume disgustoso per gli occhi, odioso per il naso, dannoso per il cervello, pericoloso per i polmoni, e nel suo nero e puteolente vapore, somigliantissimo all’orribile fumo stigio dell’abisso infernale”.

Secondo Richard Klein, autore di Seduzione della sigaretta (1993),

“L’introduzione del tabacco in Europa nel XVI secolo corrispose all’avvento dell’Età dell’Ansia […] ed alla conseguente perdita delle certezze teologiche medievali.”
“Il momento in cui si fuma una sigaretta consente di aprire una parentesi nel tempo dell’ordinaria esperienza, uno spazio e un tempo di attenzione più intensa che dà origine a un sentimento di trascendenza evocato attraverso il rituale del fuoco, del fumo, della brace unita alla mano, ai polmoni, al respiro, alla bocca. Esso procura un piccolo afflusso di infinità che altera – quantunque in misura minima – le prospettive e ci consente – pur se per un breve tempo – un estatico distacco da noi stessi.”

Più prosaicamente, e cinicamente, Barbara Ehrenreich in Una paga da fame ne dà questa definizione:

“Lavorare è ciò che fai per gli altri; fumare è ciò che fai per te. Strano che i promotori delle campagne contro il fumo non abbiano colto l’elemento di auto-maternage che lega questo vizio alle sue vittime: è come se, nei posti di lavoro americani, l’unica proprietà indiscussa del lavoratore siano il tumore alle vie respiratorie e i momenti liberi dedicati al suo accadimento”

Tom Hodgkinson, dal cui libro L’ozio come stile di vita sono tratte queste citazioni, sostiene comunque che:

“In effetti il fumo ha la funzione che dovrebbe avere la grande satira: conforta l’afflitto ed affligge l’agiato. Il virtuoso lo odia; gli opinionisti liberali ancora si domandano perché i poveri sprechino le loro misere risorse per fumare, senza comprendere che in realtà il fumo rende la loro vita degna di essere vissuta. L’oppresso lo ama. […] Noi fumatori dovremmo acquistare fez e smoking. Dovremmo arrotolarci le nostre sigarette. Per farla breve dovremmo celebrare il fumo, rimuovere i sensi di colpa che lo circondano. Potremmo scoprire, paradossalmente, che se facessimo così fumeremmo meno. La libertà porta responsabilità.”

Ma, scavalcati i problemi “morali” e riunitisi in pace alla propria sigaretta Upuaut ci inserisce la coscienza di un problematica non solvibile con la dialettica e l’esilio volontario sul balcone a -10° in inverno e +40° in estate.
Il problema è lo stesso di sempre, la coltivazione massificata porta a stravolgimenti e danni.

Eppure il tabacco ha una sua profonda storia di civile e sostenibile coltivazione (per quanto in ambito di agricoltura organica vi sia un grosso dibattito su se abbia senso coltivare in maniera biologica qualcosa che non può, per definizione, essere sano…) ne sono prova personaggi come Wendell Berry (conosciuto soprattutto per il suo “manifesto del contadino impazzito” un po’ meno per le sue posizioni da conservatore ed antiabortista, ma si sa… i radical sono difficilmente inquadrabili, un secondo prima sono anarchici il secondo dopo sono degli ultranazionalisti), coltivatore di tabacco cosciente dell’importanza sociale della coltivazione su piccola scala o come le testimonianze portate da Ste di vogliaditerra.

Detto questo… mi rimane da studiare come le concimazioni sedimentino nel tabacco in forma di polonio.
Ed aggiungo il tassello ad un nutrito numero di altri tasselli che mi spingono a cercare di coltivare concimando il meno possibile…

Vado a bermi un caffè e a farmi una sigaretta…
…per favore: non abbinatemi la coltivazione del tabacco a quella della cannabis, dei papaveri da oppio o dei funghetti trallalà… pena il rimbalzo su tutto ciò che crea dipendenza fisica o psicologica cacao, fragole, lamponi e nel caso di mio figlio i pisellini freschi appena raccolti…

Aggiornamento: leggo questo articolo del New York Times (oddio, una fonte come un’altra…) e penso: il tabacco è una solanacea come i pomodori, le melanzane ecc… ecc…, il polonio probabilmente presente naturalmente nel terreno viene assorbito dalla pianta “legandosi” ai concimi “iperfosfati”. La tecnica delle concimazioni iperfosfatiche riguarda tutta l’agricoltura, non solo quella del tabacco.
Polonio nei “cuori di bue”?

No, così, per andare a dormire tutti più tranquilli, non solo i fumatori! 🙂

PS. – il post di Upuaut e ottimo… il mio è degno di “Strange days”: “la paranoia è la realtà vista su una scala di misura più piccola…” 🙂

PPS. – e comunque ad essere paranoici non si casca troppo lontano… qui un’articolo con molti link sui problemi dati dalle concimazioni fosfatiche (ammesse anche in agricoltura bio a quanto io ne sappia…)
Un’altro paio di link interessanti:
Fosforo: il cerchio da chiudere
Crisi alimentare, fosforo e concimi rincarano più del petrolio

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21 Responses to “diario di campagna n°170”


  1. settembre 18, 2008 alle 12:44 am

    Al cerchio da chiudere manca solo una citazione dell’Amleto, direi.

    E sì, la Uppe è brava assai.

    Bravi Figliuoli, seguitate così 😉

    RM

  2. settembre 18, 2008 alle 10:50 am

    Oserei proporre qualcosa a proposito del veleno nell’orecchio 🙂
    Grazie per l’articolo che mi hai inviato,fortunatamente visto questa mattina, sennò il post non finiva più!
    Pare che comunque sia ufficiale: il polonio è presente in natura ma assume forma e quantità preoccupanti in seguito a concimazioni iperfosfatiche. L’unico tabacco “buono” è quindi quello coltivato senza concimazioni (si escluda quindi a priori quello americano bio e non).

  3. settembre 18, 2008 alle 12:53 pm

    E smettetela coi complimenti, che divento rossa! #^_^#

    Ooooh, bene quanta roba da dire, da dove parto?

    Uhm… sto bevendo una tazzina di caffe’. Che pero’ per meta’ e’ orzo. Mica per ragioni di salute o economiche, no. E’ tutta colpa di mia nonna, che quando ero piccola mi dava il latte col caffe’ d’orzo; mi e’ rimasto il gusto per quel sapore amarognolo e da un po’ di anni ho ricominciato a usarlo, scoprendo che mi piace da matti se mescolato in parti uguali col caffe’ (che pero’ deve essere un buon arabica). Da solo mi piace meno, ma ogni tanto mi faccio – sempre nella moka – un caffe’ d’orzo puro a tarda ora senza dover temere l’insonnia. Mi meraviglia che il blogger52 non abbia citato l’orzo come possibile succedaneo del caffe’, visto che si puo’ coltivare anche qui ed e’ decisamente meglio della cicoria…

    Ecco, ora mi arrotolo una sigaretta… La vedo male, per il tabacco. A meno di non cominciare a coltivarlo, appunto; ma non ho ben capito quali siano le limitazioni di legge a riguardo (che poi, ce li voglio vedere, a farle rispettare, in situazione di crisi seria…).
    E’ vero che, avendo gia’ deciso che prima o poi – piu’ prima che poi – smettero’ di fumare (e nemmeno ora fumo molto, 10-12 sigarette al giorno, sottili sottili e corte), quello del tabacco per me e’ il problema minore. Temo di piu’ la sparizione del cacao… :°°

    Un’ultima cosa sull’invettiva del re Giacomo I contro il tabacco:
    “Perché non li imitiamo anche mettendoci a camminare nudi come fanno loro?”
    Magari ci fosse abbastanza caldo per farlo; e soprattutto, magari non fossimo costretti fin da piccoli a sottostare al sessuofobo senso del pudore di matrice cattolica che ammorba l’aria da queste parti (altro che “fumo stigio dell’abisso infernale”…).
    “Preferendo le perline di vetro, le piume, e altre simili sciocchezze, all’oro e alle pietre preziose, come fanno loro?”
    Oro e pietre preziose… denaro, ricchezza, potere, insomma. Quando per adornarsi basterebbero perline di vetro e piume, senza dover depredare interi popoli e devastare ecosistemi per cavare minerali e pietre dalla terra.
    “Perché non rinneghiamo Dio e adoriamo il Diavolo come fanno loro […]”
    Se “il Diavolo” consiste nei pantheon politeistici-animisti della stragrande maggioranza dei popoli cosiddetti primitivi, non sarebbe affatto male: il monoteismo, qualunque monoteismo, avvelena la mente, meglio un mazzolino di divinita’ pagane, per quel che mi riguarda.
    Insomma, se il paragone regge su queste similitudini, il tabacco e’ una cosa buona. 😀

    Ciao, e scusa per la prolissita’ 🙂

  4. 4 sb
    settembre 18, 2008 alle 8:55 pm

    la terra, se la prendi bella umida e la spatasci, la spalmi, sul corpo e poi corri nudo in mezzo ai boschi quando c’è vento, ma tanto vento, a 1000 metri slm, d’estate. poi ogni tanto tra i rami vedi uno scorcio di pianura e il cielo che ha sopra pieno di nero e fulmini, con i fulmini che ti montano su per le gambe che ciai i piedi nudi ma non abituati al pietrisco e i ricci di castagne vecchi che bruciano di più e i rovi e le tibie grattate dal grattaculo o rosacanina che sia. e sbuffi in salita e sbuffi in discesa e poi trovi del fango e ti rimpingui il trucco fino nella riga del culo tanto non c’è nessuno e dopo arrivi alla fine del bosco, con un prato verde davanti e la pianura di sotto falcidiata da un temporale tremendo. eco lì ti senti dio. poi quando è ora di tornare indietro ti rendi conto che dio non esiste.
    ciau ne

  5. settembre 18, 2008 alle 9:25 pm

    @Upuaut – Evviva! Evviva! Hai scritto le note che io avevo cancellato per evitare di fare un post di 14.000 parole!!! Ma stai in sardegna? Arrivo! un paio di settimane o giù di li… sto guardando per i traghetti… Nell’ordine: devo passare a salutare Marco e famiglia, sta volta voglio riuscire a beccare Salvatore, poi ci sono le piantine da mettere giù… un casino…

    @sb – Dimmi che l’hai fatto sul serio! Se, come penso, è così… sto già costruendo un’altare votivo alla santa Ubuità (nel senso di père Ubu di Jarry http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/16/Premi%C3%A8re_Ubu_Roi.jpg)in tuo onore!!!

  6. settembre 18, 2008 alle 9:41 pm

    Ma stai in sardegna?

    No, magari… 😦 Mi piacerebbe molto andare ad abitarci, pero’. Lo penso da circa 13-14 anni e chissa’ mai che un giorno non ci riesca… Per ora abito sull’appennino tosco-emiliano, in provincia di Reggio Emilia, attorno ai 650 metri di altitudine.

  7. settembre 18, 2008 alle 10:18 pm

    Bhè… consolati… io sto a metà tra Torino e Milano, nel punto più basso freddo umido e nebbioso che si possa immaginare…

  8. settembre 18, 2008 alle 10:35 pm

    Che sb oggi si sia riletto Il Giardino delle Vecchie Signore?

    (Le sorelle Boland, due attempate zitelle dotate di anglicano senso del pudore, consigliano: è meglio seminare nudi, perché se la temperatura esterna va bene per gli uomini, va bene anche per l’orzo. Questo giusto per tornare all’orzo).

  9. settembre 18, 2008 alle 10:45 pm

    Anche Ruth Stout pare facesse qualcosa di simile (solo una leggera casacca da lavoro… a 70 anni…) mentre John Seymour ricorda di un suo vicino che, per vedere se il terreno era alla temperatura giusta per seminare (e, nuovamente, orzo), si sedeva a culo nudo nel campo.
    Qua però mi sa un po’ più di William Wallace con la faccia mezza blu 😉

  10. 10 sb
    settembre 19, 2008 alle 8:43 am

    avuvo le braghe corte che i rovi fanno male e poi era già qualche giorno che ero da solo in una baitasimilcaverna e lì diventi un po silvano. poi non ero proprio nel mio stato naturale.
    ciau ne

  11. 11 Cristiano
    settembre 19, 2008 alle 9:40 am

    9788890123306

  12. 12 Salvatore
    settembre 19, 2008 alle 9:43 am

    Ragazzi mi sembrate dei marziani 🙂 La maggior parte delle persone che conosco è così….. “ordinaria”. Sarà per il fatto che tendiamo a circondarci di persone simili a noi stessi?, mmm…. mi sa di si 😦

    Nicola, quando arriverai in Sardegna daremmo una bella mazzatta alla “ordinarietà”!

    A proposito del trasferirsi in Sardegna, non sono sicuro che sia del tutto consigliabile. Qui da noi non funziona niente, mentre nel nord, centro-nord qualcosa ancora si fa. Sono daccordo che per l’aspetto naturalistico andiamo forte (infatti qui sono e qui resto), ma siamo sicuri che questo basti??

    Meditate gente, meditate…

  13. 13 Gianluca
    settembre 19, 2008 alle 11:32 am

    @ Cristiano
    ma ti riferisci al libro “È facile smettere di fumare se sai come farlo” di Carr Allen ????

  14. 14 Cristiano
    settembre 21, 2008 alle 5:13 pm

    @ Gianluca
    sì, a qualcuno è utile… 😉

  15. settembre 22, 2008 alle 12:49 pm

    @Salvatore – marziani? Fortunatamente no… e, benchè virtuale, il fatto che un tot di gente si aggregi qui (e fortunatamente, per loro, su altri blog, siti e forum) è la dimostrazione che non si è in pochi. E poi, se sei simile alle persone di cui ti circondi (sempre salva la virtualità del rapporto) vuol dire che incominci ad assomigliare un po’ a SB. Non so se è un vantaggio 😉
    Sul discorso luoghi e spazi mi sto convincendo che un posto valga l’altro, tutto dipende da che cosa ne fai e da come te lo vivi.
    Per dire: io adoro la campagna inglese (devonshire, lake district ecc…) ma la piana “marziana” e brulla di Tuerra, per come era vissuta m’è piaciuta un sacco pur essendo ad anni luce dal mio panorama ideale (sui servizi non faccio testo, mi sto involvendo in una forma eremitica, preferisco dei buoni vicini di casa ad un servizio di trasporti funzionante… 😉 )

    @ Gianluca e Cristiano – Hey! Sia chiaro… nessuna intenzione di smettere! 😀 Però e vero… un mio amico a semesso tranquillamente leggendo quel libro (e adesso si ostina a propormelo…)

  16. 16 sb
    settembre 22, 2008 alle 4:13 pm

    io qui dove sono sto bene però son stato tre giorni in romagna e per mangiare li si sta meglio. al ristorante dico; cappelletti fatti a mano, tortellini con il formaggio di fossa, quaglie alle olive, stinco, salsiccia, piade e cassoni, strozzapreti e tagliatelle tutto fatto a mano e spendere 20 euro al massimo e andar via pieno come un uovo mentre qui si mangia di merda o se no devi fare il giro del mondo e spendere una barcata di soldi e andar via che hai ancora fame con un nervoso che di vien il riflusso gastrico. almeno li il riflusso mi è venuto a furia di mangiare come un lupo; fin che ce ne sta butta giu che poi domani non si sa mica. peccato per il vino che li è leggerino e pieno di solforosa.
    ciau ne

  17. 17 alem
    settembre 22, 2008 alle 11:23 pm

    @Salvatore
    Da aspirante “sardo” (ancora per poco se i miei progettini vanno in porto) che guarda l’isola dal continente, dall’efficiente Milano ti assicuro che la Sardegna ha ben poco da invidiare al resto d’italia…e poi non è vero che non funziona niente…come dice Nicola dipende da quello che ti interessa funzioni…da parte mia la macchia mediterranea con i suoi profumi e colori è il più bello del mondo!

  18. 18 Salvatore
    settembre 23, 2008 alle 12:19 pm

    Alem, non è da escludere che il mio attacamento alla “madre patria” mi rende unpomoltosuperipercritico 🙂

  19. settembre 23, 2008 alle 2:15 pm

    Bhe… effettivamente i collegamenti con i treni non sono il massimo :D!
    Però non ho mai visto così tanti pannelli fotovoltaici nonostante un amico sardo continui a sostenere che l’isola è ancora arretrata da questo punto di vista rispetto alle regioni del Nord… dove vederne è rarissimo!

  20. 20 alem
    settembre 23, 2008 alle 2:58 pm

    @Salvatore
    capisco benissimo la tua situazione…la mia compagna è sarda e gli sto facendo ri-vivere la sua isola con occhi nuovi. E poi anche se i collegamenti ferroviari sono scarsini 🙂
    ci sono una marea di voli anche low cost.
    @Nicola
    Per i pannelli fotovoltaici non so se sono avanti o meno…di certo sui giornali sardi da vari anni campeggiano quotidianamente svariati annunci pubblicitari relativi a solare termico e fotovoltaico…segno che il settore tira

  21. 21 Salvatore
    settembre 24, 2008 alle 11:58 am

    Il solare termico è esploso, anche io fra poco lo installerò. Il fotovoltaico un po meno, non sono molti quelli che possono permettersi di spendere di botto 15/20 eurazzi e l’acqisto con mutuo lascia molti diffidenti, me compreso.

    Bravo Alem, mi fa piacere che ti piacciono le nostre “bellezze naturali”


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