04
Nov
08

gli appunti di emila h. n°6

Piove e fa freddo.
Il tempo adatto per barricarsi in casa a scartabellare tra i vari fogli e foglietti, così, tanto per vedere cosa fare il prossimo anno…
Degli appunti ho tradotto solo la 1° pagina che, apparentemente, è la stesura “definitiva”.
La 2° pagina riporta: a sinistra degli appunti apparentemente non inerenti e a destra la “bozza” della 1° pagina… la terza è la struttura per quella che avrebbe dovuto essere la sequenza disegnata dei singoli passaggi nella coltivazione degli asparagi. Poichè, proprio di quest’ultimi, trattano gli appunti.
Questa è la traduzione
Questo è l’originale

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3 Responses to “gli appunti di emila h. n°6”


  1. 1 sb
    novembre 5, 2008 alle 6:10 pm

    una quindicina di anni fa un contadino, adriano,mio grande amico, un po guerrafondaio (dopo la sua morte il nipote trovò i sei moschetto e le bombe a mano che non consegnò dopo la liberazione,a me diceva che non si sa mai che quelli li tornano a sfracellarci le famiglie)ma generoso, mi disse che aveva da darmi delle rdici di asparago; avrei solamente dovuto fare il bucone da un metro grosso come il renault 4 (avevo quella macchina li e mi diede le misure usandola come paragone visto che “non capisci mai niente e fai solo stupidate”). avrei poi dovuto riempirlo con ramaglie e coperte di lana o maglie usate e scarponi usati e stracci e ramaglie e foglie… con grande meraviglia di chi mi vuole bene che mi vide buttare via qualcosa
    invece di tornare a casa con qualche schifezza inutilizzabile trovata chissà dove.
    finito sto sfinimento tornai da adriano che mi disse, mentre piantava gli asparagi, che il suo fornitore abituale gli aveva proposto una spece di asparago di non so più dove, ma mi pare che arrivasse direttamente dai vikinghi, che non necessitava di tutto sto traffico di bucone con la rumenta dentro.
    ora di cogliere i frutti io avevo una manata di asparagini del cazzo che ero sempre in giro a inselvatichirmi e l’orto ci pensavo ogni tanto quando andavo a trovare la padrona della terra; mentre lui mi faceva dei piattoni di asparagi al burro con le uova e mi rideva dietro. lui il bucone non lo aveva fatto e dava asparagi a mezzo paese.
    ciau ne

  2. novembre 5, 2008 alle 9:18 pm

    Si… bhè… effettivamente l’altra ipotesi era: appoggiare le radici per terra, scaricarci su mezzo metro di compost maturo e tornare in casa che fa freddo… 🙂

  3. 3 Gianluca
    novembre 6, 2008 alle 4:16 pm

    prsonalmente la versione B mi pare più consona alle aspirazioni “fancazziste” che da un pò (alcuni anni) albergano in me 😀


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