01
Dic
08

Burning Down the House – biochar 2.0

DIARIO DI CAMPAGNA n°218

Dopo una lunghissima giornata di neve.
Un weekend di pioggia e freddo.

E’ lunedì, fa freddo, tutto intorno a me è fango e ghiaccio. Dovrò lavare i piatti.
Non per altro, è che non rimane molto altro da fare.
Gironzolo in cortile, do un calcio ad un sasso, guardo i polli che guardano me… cosa c’avranno mai da guardare? “Avete già mangiato! Levatevi dai piedi!”… polli… carini eh! Ma che bestie stupide il lunedì mattina quando fa freddo!

Mi giro e mi rigiro. Ad un tratto mi trovo con un seghetto alternativo in mano e questo sui cavalletti.

foto0254

No, non sto cercando di costruire un motore a reazione per la slitta in attesa della prossima neve. (Avete idea di quanto possa essere frustrante una slitta con 20cm di neve in pianura?)
Fornace per biochar 2.0
Non so se funzionerà… alcuni fissaggi, tutti, sono ancora da sistemare ma tenuto conto il costo: una lama da metallo che attualmente giace ai miei piedi, direi che non è un problema.
Prossimamente andrò a prendere un po’ di ramaglie nel bosco per sperimentarla…

Il funzionamento dovrebbe essere abbastanza elementare:
-carico il fusto di legna
-chiudo il fusto bloccando l’accesso di ossigeno
-accendo un fuoco sotto
-i gas della pirolisi percorrono il tubo
-i gas si incendiano sulle fiamme del fuoco sottostante
-il fuoco iniziale si spegne
-il processo procede fino a quando durano i gas
Et voilà! Biochar!

…forse…
Nel caso prometto foto di migliore qualità.

Non so quanto tutto ciò sia ascrivibile nel flusso dello steampunk ma in ogni caso la fornace è stata battezzata ZABO 2.0


30 Responses to “Burning Down the House – biochar 2.0”


  1. dicembre 1, 2008 alle 4:06 pm

    Ciao,
    mi spieghi meglio come funziona? Quali sono le misure perchè dalla foto non riesco a farmene un’idea.

  2. dicembre 1, 2008 alle 5:22 pm

    Hem… mi sfugge il vantaggio.

    Se lo scopo ultimo è riscaldarti la casa, mi risulta che una stufa in muratura opportunamente progettata sfrutti al massimo anche i vantaggi della pirolisi…

    Se invece lo scopo è quello di crearsi carburante per autotrazione per il MadMaxWorld prossimo venturo, manca ancora qualche piccolo dettaglio…🙂

    O c’è altro?

  3. dicembre 1, 2008 alle 5:51 pm

    @ Marco -Le misure sono variabili… io ho usato un ex-fusto per il gasolio da 100 litri ed un vecchio tubo da stufa… la versione “DeLuxe” puoi vederla qui http://64.176.180.203/charcoalretort.htm e anche il meccanismo appare abbastanza chiaro.

    @Archimede – No, per riscaldarmi in casa uso caminetto e stufe.
    Voglio iniziare una doppia sperimentazione:
    – utilizzo del biochar come ammendatore nel suolo, l’effetto, in seguito a compostaggio, è quello di creare una “barriera corallina” che preserva e supporta la “soilfood web” (batteri, ife ecc…)fondamentale per stimolare l’autofertilità del suolo (soprattutto perchè il mio orto è un ex campo industriale di mais…) e sequestro permanente di carbonio.
    – utilizzo dell’acido piroligneo come antiparassitario sulle piante
    E’ un’esperimento…
    Tutte le specifiche sono qui https://ortodicarta.wordpress.com/philip-smalls-biochar-faq/

    Poi, diciamocelo… non sapevo cosa fare sta mattina… a me capita😉
    Per la produzione di carburante MadMax sto studiando per un digester da alimentare a pollina, ma aspetto l’estate!
    Qui: molta poca tecnologia, molto survivalismo…

  4. dicembre 1, 2008 alle 5:56 pm

    ps – il tutto è ovviamente sensato e sostenibile fatto su piccola scala e con ramaglie da “sfalcio” o qualsiasi biomassa di scarto non buona per usi più intelligenti😀

  5. 5 rz
    dicembre 1, 2008 alle 6:52 pm

    ma sono onoratissima, non ho parole! e secondo me nel flusso dello steampunk la fornace per il biochar si iscrive alla perfezione🙂 peccato che se mi metto a costruirla io nel mio giardinetto di casa affiancata finisce che mi mandano la usl o la neuro…

  6. dicembre 1, 2008 alle 8:37 pm

    Più probabilmente si chiederanno come mai la nebbia improvvisa che li ha ricoperti sa di bacon!
    Non è uno scherzo… la prima volta che ci provai sembrava di essere nella cappa di un affumicatoio di pancetta… ora sapete come vengono fatte le salse “B-B-Q” dei fast food…

  7. dicembre 1, 2008 alle 8:44 pm

    Ho preparato pure io un fusto da 100 lt, tubo di stufa ecc. ma l’inserto di bambù con taglio per raccogliere l’aceto di legna … mi sfugge come possa salire il fumo se l’uscita viene tappata! Aspetto di vedere la prossima puntata, che i lavori per la fornace li inizio a marzo-aprile. L’alternativa potrebe essere una carbonaia(piccola) come quelle che faceva il mio vicino Sigfrido, come legna pensavo di usare le ramaglie di carpino e faggio che vengono lasciate a terra dai vari tagliatori di alberi (legna verde per la pirolisi??)Voglio proprio sentire cosa diranno i vari vicini sul carbone di legna come concime!! Penso che lo metterò nel composto prima di spargerlo. Saludos

  8. dicembre 1, 2008 alle 8:52 pm

    Assolutamente si! Fai un passaggio del carbone tritato nel compost prima di utilizzarlo nel terreno (anche come pacciamatura dovrebbe andare bene) in caso contrario la sua funzione è quella di “spugna” invece di dare ospitalità e diffonderla nel terreno la assorbe impoverendolo (almeno nella prima fase). Un po come con la pacciamatura… appena la metti hai un calo di azoto per via dei batteri decompositori ma poi riparte, solo che pare sia molto più intenso…
    Per raccogliere l’aceto di legna dovrebbe essere sufficiente fare un foro sul gomito inferiore e metterci sotto un barattolo…

  9. dicembre 3, 2008 alle 8:42 am

    Ciao Nicola,

    sono Daniel Casarin di GenitronSviluppo.com ho notato il tuo ottimo blog e mi sembra davvero interessante da molti punti di vista, soprattutto per gli stimoli innovativi che offre.

    Intanto dai un’occhiata al nostro portale, per contattarmi nella pagina “Contatti” naturalmente trovi tutte le mie referenze.

    Attendo tue nuove!

    Buon lavoro e a presto!

    Daniel – GenitronSviluppo.com

  10. dicembre 3, 2008 alle 1:56 pm

    Grazie Daniel! E grazie a voi per l’articolo su “Fungi Perfecti” (Lui è un mio eroe!😉 )

  11. 11 lalica
    dicembre 4, 2008 alle 9:03 pm

    Scusate ma bruciando legna verde non si produce una certa quantità di diossina? (sempre meno che un’acciaieria ma… …è la goccia che fa il mare…)

  12. dicembre 4, 2008 alle 10:57 pm

    Hum… mi hai messo la pulce nell’orecchio e sto analizzando la situazione.
    In generale direi che hai ragione (quindi morirò di freddo visto che l’unico sistema che ho per scaldarmi è il camino…) in questo caso però non bruci legna… ossia: per far partire il processo ne bruci un po’ (sotto al fusto), a quel punto la legna che hai messo dentro il fusto, che a questo punto è stato chiuso ermeticamente, tecnicamente non brucia (non c’è ossigeno) ma viene scomposta chimicamente dal calore, i gas ed olii prodotti percorrono il tubo e si incendiano nella parte sosttostante innescando un ciclo chiuso.
    Niente CO2 e “tecnicamente” niente diossina

    In questo articolo non viene espressamente detto che non vi è produzione di diossina ma viene esposta la pirolisi come proicesso “pulito” a differenza della combustione che produce diossina
    http://www.roimagazine.com/roi_pages/cover_story.html
    Ok, siamo tutti cattivi e anarcoidi e questa è la rivista della confindustria dell’Ontario…

    Qui un post in cui viene citato Folke Gunther per un progetto di sviluppo attreverso la produzione del biochar in Ghana
    http://wwwghanapolitics.blogspot.com/2008/12/open-letter-to-all-candidates-for.html
    … cosa c’entra, niente, ma stimo ed apprezzo il lavoro di Mr. Gunther e la diossina viene citata in un post successivo ma legata alle problematice per la costruzione di un’inceneritore per immondizia…

    Ok.
    Questa risposta è stata scritta in 30minuti di ricerca, come work in progress. Al termine della quale posso quasi certamente assicurare che la diossina è definitivamente un problema marginale. (siamo mooolto al disotto della goccia)proprio per il processo di pirolisi in se.
    Il quale in ogni caso produce cose tipo la formaldeide che possono dare allergie…
    Ma come si suol dire: “la vita fa male”

    Grazie comunque dello spunto! Continuerò a cercare.

  13. 13 Gianluca
    dicembre 5, 2008 alle 11:28 am

    basta pensieri e ricerche. Provalo e ……. facci sapere come funziona!!!!!!!!! (lo voglio, lo voglio, lo voglio, ….)
    per la famosa cena con SB sempre impossibile?

  14. 14 Salvatore
    dicembre 6, 2008 alle 7:31 pm

    Ciao Nicola,
    a casa mia il camino è sempre acceso e quindi ho pensato di fare una prova in piccolo. Mi sono basato sul metodo del filmato che è nel sito di genitronSviluppo, nell’articolo sul biochar:
    – ho preso un barattolo di pelati🙂
    – l’ho riempito di bastoncini secchi di cipresso
    – ho chiuso il coperchio con il fil di ferro
    – ho messo il barattolo tra le fiamme dei ceppi.
    La chiusura del barattolo era tutt’altro che ermetica e dalle fessure uscivano delle belle fiammate azzurre. Dopo meno di 2 ore ho tolto il barattolo dal fuoco e ho trovato che i bastoncini erano completamente carbonizzati e avevano mantenuto le stesse dimensioni di prima.

    Ora mi chiedo: quello che ho prodotto è biochar o viene buono solo per arrostire le castagne??
    Perchè se è biochar, anche se con questo metodo se no produce poco, per il mio micrortosperimentalesfigato potrebbe bastare.
    Che ne pensi?

  15. dicembre 6, 2008 alle 8:29 pm

    Ottimo, economico e funzionale… macinalo un po’ se troppo grosso e mescolalo con un 50% di compost… ottimo terriccio per semenzaio e piantini!
    Saluti!

  16. 16 lalica
    dicembre 7, 2008 alle 2:55 pm

    Io parlavo del bruciare la legna verde che produce più diossina (dovuta all’alto calore a cui è sottoposta la clorofilla) di quella secca.
    e cmq hai probabilmente ragione tu, siamo molto soooootto la goccia (con la legna secca)🙂

    p.s. non ho capito bene come ha fissato salvatore il coperchio al barattolo di pelati, perhè ho una bella stufa scoppiettante lì dietro e nessuno in giro… magari faccio anche io l’esperimento…

  17. 17 iano
    dicembre 7, 2008 alle 5:04 pm

    A Nicola, il padrone di casa cattivo e anarcoide.
    Scrivi che questo è “il tuo unico sistema per scaldarti”. Devo dire che mi stupisce un po’. Mi spiego. Rispetto agli altri coltivatori cultori della galassia del naturale-sinergico-nonfare-ecologico-sostenibile-eccetera di cui seguo le gesta, per ora ahimè quasi solamente sul web, tu mi SEMBRI quello che più si avvicina alle MIE intenzioni e motivazioni. Sarebbe a dire: rivendicazioni di pigrizia, aspirazioni autarchiche, conseguente attitudine tuttofare (a proposito, complimenti per la citazione di Heinlein). Dico che mi SEMBRI perchè potresti sempre essere la bionda da Tunisi e perchè da qui non posso fare altro che dedurre.
    Dunque, finora sono solo uno che se la studia e cerca di imparare e capire, ma l’idea che mi son fatto del regno (quasi)autarchico che intendo realizzare appena potrò, forse da luglio, include assolutamente l'(auto)costruzione di marchingegni che producano energia (elettricità, calore, anche aria fresca d’estate) senza consumare nulla, cioè attraverso sole e vento, mentre avrebbero solo funzione sussidiaria quelli che consumano qualcosa (come una stufa a biomassa o un generatore a benzina -scusate la bestemmia).
    Quindi mi chiedo:
    hai realizzato qualche impianto solare per il riscaldamento della casa e dell’acqua? Immagino che qualunque risposta includa dei buoni motivi e mi piacerebbe saperli, anche per avere opinioni sul funzionamento e/o sugli ostacoli.
    Mi riferisco a cose come impianto idraulico a pannelli autocostruiti o i più semplici collettori ad aria o ad alluminio.

    Ps. Ovviamente alla domanda si può rispondere tutti!

  18. dicembre 7, 2008 alle 9:00 pm

    @Iano – Oh! Mi rendo conto. Devo contestualizzare: io vivo in un alloggetto di 70mq in un’enorme casone (ex.Mulino ma di mulino non ha più niente se non l’umidità) per metà ristrutturato e per metà no e quindi abbandonato a se stesso(questo grazie ad un’illuminatissima proprietà… si, siamo in affitto…)i parametri di risparmio energetico e di efficienza sono stati impostati su quanta fatica faceva il geometra a pensare… In realtà esiste un impianto di riscaldamento: GPL… ovviamente bypassato dal camino. Capirai che in questa situazione non è possibile realizzare nè interventi economicamente onerosi nè di modifica strutturale… o meglio si può fare, e lo facciamo, ma senza toccare le strutture… il risultato è: una serie di accrocchi montati quà e là. A vedersi è abbastanza buffo e di tanto in tanto ricorda “il castello errante di Howl”…

    @Lalica – credo che semplicemente non l’abbia aperta tutta e poi gli abbia dato un giro di fil di ferro… ma se passa di nuovo di qui e meglio se te lo spiega lui… FORUM LIBERO!

  19. 19 Salvatore
    dicembre 9, 2008 alle 10:09 am

    Eccomi qua, scusate in questi giorni ero lontano dal pc.
    @ Lalica
    Nicola dice bene, ho usato la parte del coperchio non tagliata come “cerniera” e poi ho bloccato il tutto con giri di filo di ferro che nell’intenzione avrebbero dovuto stringere le pareti del barattolo contro il bordo del coperchio e quindi bloccarlo. In realtà ho avuto un risultato migliore faccendo così:
    – 2 barattoli senza coperchio di uguali dimensioni
    – in uno ho praticato con una cesoia per lamiere una incisione dal bordo al fondo
    – in questo barattolo ho messo i legnetti
    – l’altro barattolo serve a contenere il primo (quest’ultimo riusirà ad entrare grazie all’incisione).
    Spingendo bene fino in fondo i due barattoli ho ottenuto una chiusura abbastanza decente, giusto per far sfiatare i gas durante la pirolisi (se di pirolisi si tratta🙂 )

    @ Iano
    Ho incontrato Nicola di persona e posso assicurarti che come bionda tunisina lascia molto a desiderare🙂

  20. 20 Gianluca
    dicembre 9, 2008 alle 11:51 am

    ola Nico
    lo so, al momento sono un bel pò latitante ma non ancora del tutto defunto, per cui, dopo aver a lungo osservato l’impronta del mio polpastrello su un foglio di carta (maledette bic che messe nel taschino si comportano come dei termometri) ti domando:
    ma alla personmalizzazione di un orto sinergico a forma di impronta digitale qualcuno ci ha già pensato? Sarebbe unico ed irripetibile (valli a trovare due che abbiano la stessa impronta digitale, e se devi far più orti …. non a caso abbiamo 20 dita :o) e con tutte quelle belle linee curve ci sarebbe anche una simpatica ottimizzazione degli spazi.
    Unico problema è il rapporto bancali/passaggi che nelle impronte non mi sembra rispettato, ma credo che a questo si possa porre rimedio senza troppa fatica.
    Dimmi cosa ne pensi, ciao

  21. dicembre 9, 2008 alle 10:27 pm

    Gianluca, cosa ti sei bevuto? VOGLIO LA RICETTA!!!!!!! 🙂

  22. dicembre 9, 2008 alle 10:52 pm

    Ehi, la voglio anch’io!😀

  23. 23 Gianluca
    dicembre 12, 2008 alle 3:13 pm

    solo roba duona auto prodotta, lo spirito dei nani deve restare per pochi eletti (o gli ospeali fanno il pienone :o)

  24. 24 sb
    dicembre 15, 2008 alle 12:26 am

    anni fa dopo una terribile nevicata feci un enorme pisellone di neve con due zebedei che parevano mongolfiere. allora avevo come vicine due anziane; una cattolica e quell’altra comunista. la prima mi diede del depravato e la seconda del fallocrate. il giorno dopo tornai dal lavoro e trovai il pupazzo distrutto. devo ancora capire chi delle due mi distrusse la scultura. non centra un cazzo ma magari qualcuno può farsi un bancale sullo stile.
    a proposito di neve nel mio prato si può sciare, sul fango.
    per la cena non so, qui è sempre peggio. pensa che lavoro il 31 notte, non che me ne importi qualcosa però è tutto detto. spero solo che mi arrivi la tredicesima che la mia bella tre mesi fa si è vista con un ape sotto ad un cavolo e adesso aspetta la cicogna e invece di guardare tutt’intorno come prima guarda solo il frigorifero.
    ciau ne

  25. 25 Luca
    febbraio 16, 2009 alle 1:22 pm

    ciao Davide, volevo farti qualche domanda sul tuo esperimento col Biochar:

    1)prima di tutto ha funzionato? sei riuscito ad ottenere biochar?

    2)quanto tempo ci è voluto per completare il processo?

    3)dopo quanto tempo i gas che fuoriescono dal tubo ritorto cominciano a bruciare? e per quanto tempo bruciano? (c’è qualche pericolo di esplosione?)

    4)dopo che i gas cominciano a bruciare c’è ancora bisogno di alimentare il fuoco sottostante oppure basta la fiamma dei gas?

    5)converrebbe isolare il bidone ai lati con dei mattoni a altro per non disperdere il calore?

    6)tu hai notato qualche effettivo vantaggio nell’uso del biochar nel tuo orto?

    Ti ringrazio in anticipo per le eventuali risposte, ciao.

  26. febbraio 16, 2009 alle 2:52 pm

    Davide? Mi sono perso qualcosa?…

    Non sono Davide😉 ma posso rispondere da parte mia:
    1- sigh… no, non ha funzionato per dabbedaggine mia… costruito tutto male e velocemente. Sto aspettando che facci aun po’ più caldo per riprendere in mano i pezzi e rimontare il tutto… nel frattempo ne sto costruendo una piccolina con una latta da 15 litri di vernice (così posso lavorare in casa!)

    2- il processo dipende molto dal tipo di legna, dalle dimensioni, dal tasso di umidità ecc… ecc… in generale direi 48 ore circa (per una fornace di grosse dimensioni, fusto da 100 litri circa)

    3- Di nuovo, non ci sono tempi fissi. E’ tutto molto legato al tipo di materiale che pirolizzi. In linea di massima avrai prima una fuoriuscita di fumo giallo-verde (ricco di H2O) dopo un po’ diverrà bianco-azzurro… a quel punto dovrebbe incendiarsi. Fermo restando che è un gas, quindi per incendiarsi dovrà prima raffreddarsi (ce chi lo fa passare in un vecchio termosifone per disperdere più calore possibile). No, non ci sono rischi di esplosione non essendo in pressione… però brucia!

    4- se tutto e ben calcolato basta il gas e, in ogni caso, se ci dovesse essere ancora del materiale non perfettamente carbonizzato lo potrai usare la prossima volta.

    5- Si. Anche se su un sistema piccolo può non essere così fondamentale. Sicuramente diventa più efficiente e necessiti di una minor fiamma esterna.

    6- Questo sarà il primo anno di sperimentazione… attualmente lo sto testando sui piantini da trapianto poi, grazie ad un’amico che si è costruito una grossa fornace da biochar in muratura, inizierò a fare una sperimentazione in pieno campo con pacciamature di carbone…
    I vantaggi dovrebbero essere i soliti noti più un grosso deterrente contro le lumache, stando a ciò che dice Folke Gunter…

    Saluti!

  27. 27 Luca
    febbraio 17, 2009 alle 12:03 pm

    Scusami Nicola🙂 , avevo fatto confusione con i nomi.

    Ti ringrazio per le risposte, e ne approfitto per farti ancora un paio di domande:

    1) Il gas deve uscire esclusivamente dai fori nel tubo ritorto oppure il bidone ha bisogno di aaltre aperture per far uscire i gas ? il bidone deve essere perfettamente a tenuta ?

    2) quindi i gas troppo caldi non si incendiano? a te o a quel tuo amico con la fornace in muratura è capitato ?

    3) il liena di massima la legna secca è più veloce da trasformare in biochar rispetto ad altri materiali?

    3) come faccio a sapere quando il processo di “biocarbonizzazione” è terminato? quando smettono di fuoriuscire i gas vuol dire che è terminato?

    5) i gas che fuoriescono sono particolarmente nocivi per l’ambiente o per il nostro organismo ?

    finito, ti ringrazio ancora per la tua disponibilità, ciao

  28. febbraio 17, 2009 alle 2:15 pm

    Non ti preoccupare!

    1- Si, deve uscire solo dai buchi del ritorto e, più il bidone è “stagno” meglio è (una delle cause del mio fallimento… sigh)
    2- Si… i gas vanno raffreddati per aumentarne la cpacità di incendiarsi (una cosa di molecole che si avvicinano raffreddandosi…)e sia a me che a lui è successo (ma non con la fornace in muratura… con un modello di updraft importato dalla cina…)
    3- credo di si per il minor contenuto di acqua
    4- Si, quando finisce il gas il processo è terminato ma si deve aspettare ancora almeno 24h perchè il tutto si raffreddi e per evitare che, aprendo la fornace, si reincendi tutto a contatto con l’ossigeno
    5- i gas che fuoriescono non sono il massimo da respirare (sono carichi di polifenoli e formaldeide) ma non sono niocivi per l’ambiente. Quantomento… non si produce CO2 come nella combustione normale e, in ogni caso, dal punto di vista del protossido di azoto e dell’anidride carbonica il sequestro conseguente all’utilizzo del biochar è infinitamente maggiore rispetto alle sostanze emesse durante la pirolisi.
    Considera anche che strutture simili vengono promosse nei paesi in via di sviluppo come cucine “sicure” da sostituire ai fuochi liberi a rischio di intossicazione se utilizzati all’interno delle case. Quindi direi… no, non hanno controindicazioni ma non consiglierei di sniffarli!😉

  29. 29 Salvatore
    febbraio 17, 2009 alle 11:33 pm

    ehehe il biochar ha fatto un’altra vittima😀
    anche io ho pensato ai bidoni di vernice come compromesso, ma il mio camino è troppo piccolo anche per quelli.
    finora con i baratoli di pelati ho prodotto 2 kiletti scarsi più quello che ho mischiato al compost per fare il semenzaio. poca roba ma a casa ci sto poco. anche l’orto è poco però quindi..
    bella questa iniziativa della pacciamatura con il carbone Nicola tienici informati eh! (antilumache ma con il soleone estivo? non si rischia di riscaldare troppo con tutto quel nero?)
    ciao sensei

  30. febbraio 17, 2009 alle 11:42 pm

    …il troppo sole era un problema che effettivamente, qui nel profondo nord, non mi ero posto!
    In realtà dovrebbe essere isolante e, se tanto mi da tanto, lo sbalzo di temperatura giorno notte abbinato alla porosità del carbone dovrebbe permettere un notevole assorbimento di umidità con conseguente rilascio o effetto “condizionatore” alle prime luci dell’alba…
    ma è solo una mia teoria… andrebbe fatto qualche esperimento!😉


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