10
Dic
08

il falò delle vanità

DIARIO DI CAMPAGNA N°220

E’ dura ammetterlo.
Spesso si fallisce. Ed i segni di quel fallimento, con buona probabilità, ci seguiranno nel tempo, come marchio indelebile della vergogna.
Mentre scrivo questo la mia dolce metà si sta sbellicando dalle risate indicando a tutti una vistosa ustione sul mio braccio sinistro.

In questi giorni si è perpetrato uno scontro tra titani al Mulino. (E ancora non è finito…)
Da una parte il compulsivo cialtronismo, la fiera dell’improvvisazione e del bric à brac, dall’altra il teutonico pragmatismo progettuale, la strutturata strategia costruttiva.
Sono ancora sconvolto.
La fornace s’è fusa!
Le critiche della mia sempre meno dolce (soprattutto se continua a ridere) controparte femminile sono ovvie e scontate:
dovevi fissare meglio le parti
facile… è lei che sa saldare in famiglia, mica io!
il tubo da stufa che hai usato era troppo vecchio, pieno di buchi
ma te guarda se adesso devo anche ad andare a comprarmi i tubi fighetti per fare gli esperimenti
il tappo non era a tenuta, tutti gas sono usciti di lì invece che dal tubo
O bella! Questa poi! Mica ce l’aveva il tappo quel fusto! Gliel’ho ritagliato io…
La struttura di sostegno era troppo debole
…questo è vero… quando la fiamma ha preso il via, i ferri che sorreggevano il fusto si sono letteralmente fusi facendo precipitare tutto…

Ed è a questo punto che l’istinto mi ha rapito per un secondo.
Mentre vedevo la mia ultima creazione sprofondare tra le spire infuocate dell’averno non sono stato in grado di resistere…
Ho cercato di prendere al volo un fusto da 100l di metallo rovente pieno di legna… la scienza e la sperimentazione pratica richiedono anche questi sacrifici… (e lei ride… và che la gente può essere veramente noiosa…)
Ok. Lo ammetto. Questa volta il cialtronismo non ha dati i risultati sperati. Ma si impara dall’esperienza: la ZABO 2.0, come fenice splendente nella sua livrea forgiata tra le fiamme eterne, risorgerà! (Lei si sta ormai rotolando per terra in preda alle convulsioni)
In ogni caso per modelli più semplici o diversi vi consiglio di sfogliare la FAQ di Philip o di andare qui.

Il problema è che Lei doveva realizzare una serra modulare per l’orto.
Le direttive erano:
deve essere circolare perchè segua la forma dei “letti” e sfrutti al massimo il passaggio del sole.
deve essere leggera.
non deve costare quasi nulla.
Il problema è che Lei è un “architetto” che sa saldare.
Il problema è che lei è terribilmente competitiva.
Il problema è che lei se ne esce con questo…

CAD! Ha progettato una serra in CAD! E mi sta costringendo a costruirla seguendo le sue misure al millimetro!! (e intanto sfotte…)
E’ circolare – la struttura è una sorta di geode
E’ leggera – i portanti sono tondini da calcestruzzo da 6mm fissati tra loro in modo da distribuire uniformemente il peso
E’ multifunzionale – nella bella stagione, tolto il telo in pvc, la struttura serve per i rampicanti o per “legare” i pomodori…
E’ costata 50€!!

(questo è un post in progress… ho recuperato una macchina digitale che sembra uscita da un film anni ’70 se fossero esistite le macchine digitali… appena scopro con quale perverso software antelucano io possa scaricare le foto ci sono sia quelle del rogo che quelle della serra… e appena Noemi corregge due quote ci saranno anche i disegni tecnici…)

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33 Responses to “il falò delle vanità”


  1. 1 lalica
    dicembre 10, 2008 alle 9:07 am

    Ma che peccato che il tuo esperimento sia andato male…
    però fatti sgridare… bruciarsi per salvare il “bambino”…
    nonnò, non si fa!
    Secondo me il problema sai quale è stato? che essendoci la neve non hai potuto pensare bene al progetto seduto sotto l’albero e allora ti è mancata l’ispirazione “divina”.

    p.s. se smette di ridere fai i miei complimenti a Noemi per la progettazione.

  2. dicembre 10, 2008 alle 10:06 am

    sai che appena ho visto lo schema della serra ho pensato che i moduli (i pezzi di tondino) fossero lunghi ognuno un metro circa per creare dei piccoli moduli triangolari. i pezzi potevano formare dei moduli che andavano a costruire dei geodi di dimensione variabile, a seconda delle esigenze. Chiaramente col sistema di Noemi la struttura è più stabile ma lavorando sul triangolino di giunzione si possono creare delle strutture altrettanto robuste (credo).
    Comunque complimenti alla consorte per il progetto, è bellissimo.

    Per la caldaia: ho fuso un sacco di bidoni semi-marci per fare barbecue, una volta ho fatto un fuoco su un vecchio pavimento in cemento armato di una casa abbandonata che è letteralmente esploso, effetto bomba. (quindi non fare mai fuochi sul cemento).

  3. 3 alem
    dicembre 10, 2008 alle 10:27 am

    ahh il sacro fuoco della sperimentazione 😀

    complimenti alla tua dolce metà per il progetto della serra, davvero bello!

  4. 4 lalica
    dicembre 10, 2008 alle 10:45 am

    l'”architetta” ha per caso calcolato la resistenza al vento?
    perchè sta primavera devo smontare i due bancali fatti quest’anno (se non altro per le battute dei vicini contadini tipo: “ci devi sotterrare il marito lì?” e per le due vecchiette che se lo trovano praticamente sotto al terrazzo e li guardano un pò spaventate), cercavo un’idea per una forma diversa e tutto sommato poter coprire e guadagnare così un mesetto, per me che vivo “all’inverso”, può non essere male, ma qui il vento quando tira…. è proprio vento valsusino, porta via tutto!!

  5. dicembre 10, 2008 alle 11:32 am

    Anche tu, pero’… Il post precedente l’hai chiamato “burning down the house”!

  6. 6 lalica
    dicembre 10, 2008 alle 12:49 pm

    profezia autoavverante?
    ^_^
    qualcuno sa se per caso i tondini da cemento ci sono anche lunghi da 8 metri?

  7. dicembre 10, 2008 alle 2:04 pm

    Direi che proprio di profezia autoavverante si tratta… diciamo che mi conosco abbastanza bene… per quel che so i tondini si trovano normalmente da 6 metri (difatti li abbiamo dovuti giuntare per raggiungere i 9 previsti dalle arcate principali).
    Effettivamente vento e neve sono due incognite su cui stiamo lavorando:
    per la prima con dei tiranti di sicurezza, per la seconda è più complesso e prevede un sistema di recupero delle acque (e quindi anche della neve) attraverso un tunnel centrale… ma in generale, come per quasi tutte le serre a “tunnel” non industriali… si provvederà a togliere la neve a mano prima che la struttura collassi. Il punto “debole” è il poentagono centrale che,essendo in piano, può diventare “sacca”…
    Forse vado a pari con le catastrofi 😉 (ma spero proprio di no)

  8. 8 lalica
    dicembre 10, 2008 alle 4:02 pm

    visto che la tua “metà” salda (gran cosa, io devo capire a chi chiedere, salvo “lavorare” sull’idea di Michele) non potreste inserire nel pentagono una sorta di stella (vabbè dico 5 raggi che unicano il centro agli angoli o i lati in un unico centro) che resti un poco sollevato in modo da non raccogliere l’acqua di pioggia e neve?
    (ripensando alla neve, fuori ne ho 50 cm… difficile resistere per un nylon, mi sa che se parto con il progetto comunque sarebbe da “scoprire” in inverno, anche perchè credo che senza sole e con quel freddo non cresca niente. anzi, faccio un giro di perlustrazione a vedere se sotto ai teli degli orti dei vicini gli spinaci resistono oppure….)

  9. 9 Andrea
    dicembre 10, 2008 alle 9:43 pm

    Ma che telo ci metti sopra? classico pvc da serre e tunnel? come farai ad adattare un quadrilatero ad una superficie praticamente semisferica? Come lo fisserai al tondino?
    Attendo il seguito del racconto.

    Andrea scripsit.

  10. dicembre 10, 2008 alle 10:06 pm

    Si, il pvc classico tagliato e cucito ad hoc (nelle cuciture una ribattuta in stoffa)per fissarlo ci saranno delle asole in corrispondenza di rondelle saldate ai tondini, si fa passare il cavo nelle rondelle et voilà… pvc in posizione e struttura “bloccata” (senza il cavo sembra un budino…)

    @Lalica- occhio, ogni situazione richiede una sua serra… a noi serviva così anche per sfruttare al massimo la “finestra” di sole e siamo in una zona protetta dai venti (ma non dai pioppi che a causa del vento cadono nell’orto…)nel tuo caso cercherei di realizzare qualcosa di più “classico” calcolando bene l’angolo di incidenza del sole e realizzando una struttura più solida.

  11. dicembre 10, 2008 alle 11:05 pm

    Faccio veramente i complimenti alla tua dolce metà, per l’ingegno e la manualità.
    Però deve smettere di ridere:-)

  12. 12 lalica
    dicembre 10, 2008 alle 11:51 pm

    ehm… sole? what is sole?
    il sole da me non si affaccia per un paio di mesi almeno (lavorando fuori casa ho poca possibilità di monitorare tutta la giornata)
    credo che posso accontentarmi solo di aumentare di un mesetto il periodo coltivabile, per il resto…. beh come ora, ho insalate posizionate vicino all’acquarietto dei pescetti che mia figlia si ostina a salvare dalle fauci materne, così almeno sfrutto la corrente che serve per illuminare loro (ma le insalatine sono veramente delicate, fa conto un vasettino, se quel goccio d’acqua che gli dai per sbaglio và direttamente sul piantino, ciao, ti saluto ninetta.
    cmq siamo a dicembre, il sole in casa torna a febbraio (e questo l’ho visto l’anno scorso) quindi direi che ho tempo per pensarci.

    p.s. gli orti dei vicini: a parte uno che ha coperto cavoli e credo spinaci (dico credo perchè sono un informe ammasso verde scuro secondo me pure un pò gelato) gli altri han scoperchiato i loro tunnel e la neve regna sovrana (si ma che bella! oggi ho poltrito come non mai, tra una spalata ed una palla di neve al cane :P)

  13. 13 iano
    dicembre 11, 2008 alle 7:51 pm

    grande anch’io voglio una donna che salda e progetta.. 🙂

  14. dicembre 11, 2008 alle 11:07 pm

    @- lalica – più che una serra credo che ti servirebbe organizzare dei letti caldi… non esattamente sinergici come pratica ma molto efficaci. William Cobbett gli dedica un’intero capitolo di Cottage Economy descrivendoli estasiato…

    @ Iano – se continua a ridere facendosi beffe di me quasi quasi te la presto per un po’ 😉

  15. 15 lalica
    dicembre 11, 2008 alle 11:49 pm

    ma per i letti caldi mi occorrerebbe del letame che non saprei da chi prendere (potrei chiedere in giro ma chissà cosa mangiano quelle mucche)

  16. 16 Gianluca
    dicembre 12, 2008 alle 3:39 pm

    Quando innegiavo alla prova non mi riferivo al ZABO 2.0 crash test :o)
    Piccola segnalazione cialtrona: se non mi sbaglio il modello da cui nasce ZABO 2.0 per i tubi di insuflaggio del gas usava tubature metalliche idrauliche (con giunti a vite), non aveva un foro pre il recupero dell’aceto di legna (da cui i gas infiammabili posso uscire ed incendiarsi in zona non richiesta) e … effettivamente aveva un coperchio a tenuta del tipo chiusura a strozzo (certo che la perfida Noemi poteva dirtele anche prima di farti arrosto :o).
    Comunque anche se mi unisco all’ilarità di Noemi :o) posso assicurarti che avrei fatto lo stesso, anzi, in passato l’ho fatto e per di più neppure per una “mia creatura” !!!
    Per la serie azioni alla Homer devo ammettere che per diversi mesi ho portato sul palmo della mano “il segno dell’infamante demenza” ossia una bella bruciatura a forma di semicerchio
    “anche se sta per cadere dalle pinze non devo raccogliere al volo il crogiolo che sto togliendo dalla muffola (1.200°C) la ceramica è rossa traslucida!!!! Non lo devo toccare, non lo devo tocca…. CADEEEEEEE – DHO – UAAAAAAAAAAAAAA quanto c@##o bruciaaaaaa!!!!!!!!!!” :o/
    Complimentissimi complimenti complimentosi a Noemi per il suo bel progetto.
    PS la mia mini serra alta 40 cm è collassata alla prima neve, spero che tu non debba mai provare la mia stessa tristezza nello scoprire le povere verdurine sberniacate e congelate :o(

  17. dicembre 12, 2008 alle 5:14 pm

    La tua dolce metà sa saldare?!?!?!?!
    HAI UNA DONNA CHE SA SALDARE?!?!?!?!?!

    Ma allora non esiste solo in Flashdance!!!!!! 🙂

    Ma te la sei sposata?!?! O la hai almeno vincolata con un contratto capestro?!?! 🙂

  18. dicembre 13, 2008 alle 4:27 pm

    Si,me la sono sposata (perquanto questo non giochi da garanzia!) ma non solo: tutti i vicini sono molto divertiti dall’idea che io faccia la casalinga e mi occupi dell’orto mentre lei fa il muratore! (si, sa anche tirare su un muro dritto)

  19. dicembre 15, 2008 alle 4:41 pm

    Si, d’accordo, oggi esiste il divorzio, che ci mina anche in queste poche residue certezze… ma hai idea di quanto dovrà pagarti di alimenti in caso di divorzio? 🙂

    Relativamente ai muri dritti: io sono dell’idea che i muri dritti sono una cosa snob. In natura non esistono casi di superficie verticali perfettamente piatte, quindi un muro dritto è una cosa innaturale. Infatti tutti i muri che ho tirato su io sono *volutamente* storti, e riuscire a farli storti proprio come volevo io è stata una faticaccia… farli diritti sarebbe stato molto più facile, solo che non lo volevo, ecco!!! 😉

    Comunque, una moglie che sa saldare e tirare su un muro… che donna!

  20. dicembre 15, 2008 alle 4:55 pm

    Dimenticavo, a proposito della lunghezza dei tondini: la lunghezza “normale” dei tondini è di 12 metri (ovvero la lunghezza di cui vengono prodotti in ferriera). Quasi sempre però li trovi tagliati a metà (da cui i famosi 6 metri) per problemi di costi di movimentazione: 12 metri li trasporti solo con un bilico…

    Ti conviene chiedere non in un fondo edile, ma nelle officine dove fanno piegature di tondini per edilizia; però non sottovalutare il problema del trasporto… come fai a trasportare qualcosa lungo 9 metri?

  21. dicembre 16, 2008 alle 12:44 am

    Belli i muri storti… come vorrei poterne tirare su un paio anch’io…
    Comunque, per la cronaca, io sono molto più bravo di lei in cucina, nell’orto e a leggere le storie ai pupi… ecchediamine! Diamo a Cesare quel che è di Cesare 😀
    (ognitanto mi viene fuori la casalinga frustrata)

  22. dicembre 17, 2008 alle 6:46 pm

    ma come fai a fare taglio e cucito con il pvc? a me quando installo i teli nelle mie serre e devo tagliarne un pezzo prima ci penso per mezz’ora e poi mi tremano le mani quando vado a tagliarlo!
    non ho capito bene il sistema che vuoi usare…
    per quanto riguarda la neve, quest’anno sto impazzendo a toglierla dalla serra!un vero incubo…

  23. dicembre 17, 2008 alle 7:20 pm

    Ciao Devis!
    Allora: uso il PVC da serra molto spesso sovrappongo i due lembi del taglio (di 1,5cm circa) e faccio un tramenzziono di fettuccia pvc pvc fettuccia (va bene anche la corda per tapparelle ma ci vuole un ago più spesso) e poi cucio il tutto a macchina con punti molto serrati… tiene, non in eterno, ma tiene… Qui neve più niente… solo 15 cm di acqua ovunque… e questo è uno dei motivi percui posso permnettermi di aver una struttura “leggera” (fossi in quota dovrei modificare il progetto per quanto autoportante).
    Tra un po’ dovrei avere da Noemi gli schemi “seri”… e se smette di piovere completiamo il montaggio…

  24. gennaio 11, 2009 alle 8:01 pm

    Chiacchierando di tutt’altro con un’amico che aveva fatto la scuola d’arte, ho scoperto che lo stesso meccanismo della tua fornace per il biochar (ma più in piccolo… MOLTO più in piccolo) veniva usato per produrre il carboncino da disegno… e tuttora certi grafici col pallino giusto si fanno i carboncini così.
    L’amica non ricordava quale fosse il legno che veniva usato.
    Il tutto c’entra nulla direttamente con i tuoi esperimenti, ma mi pareva una curiosità degna di esser segnalata… 🙂

  25. gennaio 12, 2009 alle 10:49 pm

    C’entra eccome… se fai l’esperimento di cui parlava Salvatore con la latta nella stufa ottieni degli ottimi carboncini da disegno (il tipo di legno influisce sulla durezza del tratto, credo…)

  26. gennaio 13, 2009 alle 11:33 am

    Scoperto poi che il legno ideale per i carboncini è quello della fusaggine, alias cappello del prete… un arbusto ornamentale velenoso (irrisolto ed estemporaneo quesito filosofico: perchè la gran parte delle piante ornamentali sono velenose?)

  27. 27 iano
    gennaio 13, 2009 alle 12:09 pm

    Mi sto ricordando che durante queste vacanze ho spiegato a mio papa’ agricoltore tutto quello che ho scoperto in questi mesi di navigazione sulle tecniche sinergiche e dintorni. Tra l’altro gli ho parlato del biochar che a quanto pare i miei antenati hanno sempre prodotto con scopi di vendita o scambi, utilizzandone le “molliche” per concimare la terra. La tecnica di produzione era: formare montagna di legno, coprire di terra, incendiare. Piccoli buchi sulla montagna permettevano il controllo dell’aerazione. Una volta rimosso il carbone, sulla zona su cui si era attuato quel procedimento pare che crescessero spinaci cosi’ alti e vigorosi che era pericoloso guardarli male perche’ si offendevano e menavano. Credo che gli indios del sudamerica abbiano fatto cosi’ per la terra preta. Quindi mi sovviene la domanda: posto che immagino che la fornace metallica ti serva per la raccolta dell’aceto piroligneo e quindi va usata, perche’ la zabo2 non la copri di terra invece di porla su sostegni?

  28. 28 Mattia
    gennaio 15, 2009 alle 6:55 pm

    ciao Nicola
    complimenti per le sperimentazioni
    non ho capito veramente tutto di quello che combinate ma mi fa molto piacere vedere che provate a fare cose belle e diverse
    se hai voglia di chiaccherare un po raccontandomi cosa fai la mia mail l’ho inserita
    cari saluti

  29. gennaio 15, 2009 alle 10:35 pm

    @ Iano – è esattamente quello il sistema utilizzato dagli indios amazzonici prima che i conquistadores li sterminassero con il raffreddore. La necessità di una fornace è proprio solo per massimizzare le possibilità di utilizzo (più prodotti=miglior utilizzo di energia)… in realtà la zabo 2 si sta lentamente trasformando in una zabo 3 mooolto più “tecnologica”… ma questo sarà un racconto per la primavera…

    @Mattia – Ciao Mattia! Fatto e scritto, ci si sente. Felice che tu sia passato a “trovarmi”!

  30. marzo 10, 2009 alle 3:18 pm

    Il biochar è mainstream!!!!
    Ormai ne parlano perfino sul Corriere… 🙂

    [url]http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_marzo_10/terra_nera_indios_c41c920e-0d64-11de-82af-00144f02aabc.shtml[/url]

  31. 31 Shel il chimico
    maggio 6, 2009 alle 12:11 pm

    Ciao,
    essendo un appassionato fruitore del blog dell’esimia reginazabo, e pure un “raccoglitore/ riusatore” un po’ arrugginito, invero, ma sempre in attività, sono capitato su questo post…
    l’ho letto, l’ho ponderato e mi sono preoccupato.
    Non è che il gass che fa le belle fiammelle azzurrine è il famoso monossido di carbonio?
    Cioè quello che nasce da una combustione in scarsità di ossigeno (incompleta) di un combustibile carbonico (metano, gpl, benza, carbone, legna) e che è :
    a)il famoso vecchio gas di città, quello che illuminava le strade della Londra vittoriana o della Berlino Bismarkiana? (very steampunk, indeed).
    b)un’eccellente arma di distruzione di massa, essendo altamente combustibile, esplosivo e velenoso? (le morti da stufa che, purtroppo avvengono ogni inverno)
    c)la parte precedente il famoso CO2? (essendo la sua formula CO. Ovvero, prendi due CO, aggiungici un O2 (ossigeno, aria, ‘nzomma) e ottieni due CO2: gas serra!)
    d)energeticamente poco conveniente?
    e)il gas che si usava per l’autotrazione durante la guerra (le famose auto a gazometro) visto che la benza serviva ai soldatini per ammazzarci?(Allora si applicava questa stufa sul posteriore dei veicoli, si collegava l’uscita del gas al carburatore, si riempiva di legna la stufa e il bidone posto sopra e si andava, bene o male, avanti-le già scarse prestazioni dei motori dell’epoca risultavano molto ridotte, ma almeno si andava).
    Temo che l’incidente sia stato causato proprio dal gas in questione…
    Spero di non aver rotto le palle, ma mi dispiacerebbe che qualcuno si facesse male… siamo così in pochi a credere a un sistema diverso di gestione del mondo.
    Se sbaglio, perfavore, avvertimi. Se non sai che gas esce, avvertimi, che faccio volentieri un po’ di ricerche sfruttando le mie competenze in chimica e meccanica per vedere se c’ho azzeccato e, magari, se esiste qualcosa di simile in letteratura.
    Ciao e complimenti per il tuo lavoro.

  32. maggio 6, 2009 alle 10:07 pm

    Ciao Shel, benvenuto
    premetto di essere un gran cialtrone e quindi dovrò andare a verificare esattamente ciò che vado dicendo… che io sappia i gas prodotti dalla pirolizzazione del legno dovrebbero essere un misto di formaldeide, catrami, polifenoli, etanolo, idrogeno e un po’ d’altra roba…
    I rischi in ogni caso dovrebbero essere ridottissimi (considera che un tot di scapestrati di varie ong in Africa ed India stanno cercando di sviluppare cucine che funzionino in pirolisi proprio per ridurre a zero i vari rischi di intossicazione da CO2 ecc…)
    E, ti posso assicurare (anche se me ne vergogno molto) che l’incidente è stato causato dal sottoscritto che ha appoggiato tutta la fornace su un tondino da 6mm che si è letteralmente sciolto facendo crollare il tutto (che vergogna…)
    Comunque adesso vado a sfogliare per trovare la composizione precisa che mi hai fatto venire dei giusti dubbi 🙂
    Saluti (anche a rz!)

  33. maggio 7, 2009 alle 11:06 am

    Il gas di pirolisi è costituito da CO, CO2, H ed idrocarburi leggeri.
    Quindi, il famigerato monossido di carbonio c’è. Su questo non ci piove.

    PERO’…

    1 – il gas di pirolisi, globalmente, dovrebbe essere solo il 15%-30% in peso del combustibile; quindi, tutto sommato, il CO dovrebbe essere proprio pochino…

    2 – i gas di pirolisi o vengono combusti (e quindi CO si trasforma in CO2), oppure liberati in atmosfera (e CO si trasformerà lo stesso in CO2)

    3 – di solito, uno non è che si sniffi i gas di pirolisi… e se lo fa è un vizio destinato a durar poco… 🙂

    Insomma, non mi preoccuperei troppo per quel poco di CO prodotto…


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