07
Gen
09

Geodi tra le nevi

Sono le undici di sera.
Sono vestito come un piccolo haitiano trapiantato in Groenlandia, ciò nonostante (o forse proprio per questo) mi si stanno congelando le dita dei piedi.
I fiocchi di neve che si insinuano tra la sciarpa e la pelle calda si trasformano in rivoli di giaccio lungo la schiena.
Intorno, un paesaggio lunare composto solo da depressioni e cunette bianco latte… no, non è del tutto vero. Il colore esatto è: bianco latte verso nord, arancione crodino in direzione dell’illuminazione allo iodio della Torino-Milano.

In casa fa freddo così ho deciso di fare un giro fuori nella convinzione che, il rientrare, mi avrebbe potuto dare una piacevole sensazione di caldo (cosa che poi, ha funzionato solo in parte…)

Sono caduti 20cm di neve nelle ultime 24 ore.
Vago in giro seguendo le tracce degli animali che si aggirano intorno al Mulino, prima un topino senza una meta precisa, poi un “coso” non ben definito di medie dimensioni che potrebbe anche essere uno dei miei gatti e poi una volpe.
Mi scopro a sperare che sia quella che aveva catturato l’anatra in primavera, quantomeno per dare un senso ad un ciclo biologico e sapere che è stata un buon pasto… le galline sono al sicuro.
Seguo le tracce fin nell’orto, fino alla serra-cupola che sta allestendo Noemi, poi mi fermo e le seguo con lo sguardo.
Azzardo: sta puntando all’autogrill ed ai suoi bidoni posti sul retro… l’anatra era meglio.

La cupola che sta realizzando Noemi ha perso la struttura classica del geode pur mantenendo le linee “di forza” della struttura di Bukminster Fuller.
Apparentemente sembra un gran casino (ed io ancora non ho capito come abbiamo fatto a tirarla su così facilmente…) ma in realtà non è affatto complicata.
Dalla sua ha il vantaggio di essere funzionale sia in inverno (come serra) sia in estate (come sostegni per i rampicanti) e di essere costata veramente poco. Quando finalmente riusciremo ad andare a prendere il telo, il costo totale sarà stato di circa 50€.
Non da grandi garanzie di tenuta sotto pesanti nevicate (Noemi sostiene il contrario) ma sicuramente è funzionale per le sfuriate di vento che ci piombano addosso di tanto in tanto. Funziona come una bolla d’acqua: si flette e poi torna al suo posto, a differenza della struttura rigida della micro-serra da vivaio che ad ogni folata di vento, letteralmente, esplode lanciando pannelli di alveolare per i campi circostanti.


Qui il pdf del progetto

Se in ogni caso siete proprio affezionati al geode perfetto o non avete voglia di disturbarmi e credete che vi siano le condizioni per realizzarlo nel vostro orto, vi consiglio di provare questo, semplice ed economico… anche se l’estetica non è il massimo…


31 Responses to “Geodi tra le nevi”


  1. 1 amalia
    gennaio 7, 2009 alle 12:08 pm

    …non penso che riuscirò mai a fare una cosa del genere nel mio orto ancora inesistente(sto studiando!!!)…comunque complimenti davvero…

  2. gennaio 7, 2009 alle 2:50 pm

    No, giuro, non è stata una cosa così complessa… saldature a parte!
    Curiosità: stai studiando su testi specifici? Se si, quali? Qualche buona lettura da consigliare?

  3. 3 Lorenzo
    gennaio 7, 2009 alle 3:48 pm

    Complimenti per il progetto e per la realizzazione!
    Sto già pensando di copiarlo visto che ho dei tondini da 600x1cm ma credo che dovrei diminuire il diametro della cupola o studiare un altro sistema di ancoraggio.
    Comunque grazie dell’idea.

  4. 4 amalia
    gennaio 7, 2009 alle 6:05 pm

    …letture???a parte il tuo blog, ho trovato in internet una versione spagnola di introduzione alla permacultura di mollison…ma cercavo qualcosa di più semplice per cominciare…forse riesco ad avere anche qualcosa della hazelip(sempre in spagnolo)… peccato che non conosco lo spagnolo…anche se il mio fidanzato ha rimediato regalandomi un vocabolario…spero di poter realizzare presto qualcosa giusto per rendere il regalo più gradito(in effetti già lo è)…GRAZIE

  5. 5 Salvatore
    gennaio 8, 2009 alle 9:27 am

    @ amalia
    potresti linkare la versione spagnola di Mollison?
    grazie
    salvatore

  6. 6 Salvatore
    gennaio 8, 2009 alle 10:10 am

    Il catalano non è poi così ostico, qui si puo scaricare un interessante pdf sulla permacultura urbana http://www.ecoterra.org/articulos16es.html

  7. gennaio 8, 2009 alle 11:42 am

    Wow! E con questo vinci l’onore delle cronache e della prima pagina! Grazie!😀

  8. 8 gabriella
    gennaio 8, 2009 alle 11:59 am

    Caro Nicola, voglio complimentarmi per il sito che penso di aver letto tutto o quasi, è davvero stupendo e divertente. Complimenti anche alla moglie per la struttura della serra è davvero bella e viene voglia di farsene una. Forse un giorno….. la terrò comunque presente., e adesso vengo al dunque- Sto dando inizio, insieme ad un piccolo gruppo, a “L’Aquila Città di Transizione” vorrei se possibile qualche notizia su libri, pubblicazioni o quant’altro che tratti di permacultura in italiano. oltre “La rivoluzione del filo di paglia” di Fukuoka “Introduzione alla Permacultura” di Bill Mollison e Reny Mia Slay ” e “Permacoltura un’ agricoltura perenne per gli insediamenti umani” di Mollison Holmgren, non riesco a trovare altro.
    Ho provato a scrivere una e-mail al sito di agricoltura sinergica ma non ho ancora ricevuto nessuna risposta. Perciò mi rivolgo a te Sai come si fa un corso di permacultura? Ed i costi? Per organizzarlo quante persone ci vogliono? Quanto durano? Chi le fa?
    Tra le persone che ci contattano c’è molto interesse i per la Permacultura e ho bisogno di saperne di più puoi aiutarmi? Grazie Gabriella

  9. gennaio 8, 2009 alle 1:46 pm

    Uh! Buongiorno Gabriella,
    Cristiano mi aveva raccontato di un’entusiastico gruppo a l’Aquila, benvenuta e grazie per i complimenti.
    Per risponderti devo articolare un rispostone abbastanza complesso:
    1° – L’agricoltura sinergica è una tecnologia agraria che prevede (in sisntesi estrema) la non movimentazione del suolo, l’assenza di utilizzo di fertilizzanti naturali e di sintesi, lo sviluppo della fertilità naturale del suolo
    2° – La permacultura è un sistema di progettazione sostenibile per ambienti umani che può far uso di diverse tecnologie (tra cui l’agricoltura sinergica)
    3° – Per ciò che riguarda la “libreria” direi che siete già a buon punto… e, no, non esistono altri testi in italiano che trattino “strettamente” di permacultura, che io sappia. Per quanto ve ne siano centinaia e centinaia sulla coltivazione dell’orto. Ma credo che il vostro interesse sia più legato alla progettazione e costruzione di un metodo condiviso di progettazione “collettiva” e che a questo punto sia più utile Cristiano.
    4° – Desolato che dal sito dell’agricoltura sinergica non ti abbiano ancora risposto… la segreteria è basata sul volontariato, ognitanto (?!) ci sono dei flop qualitativi.
    5° – Per i corsi di permacultura puoi provare a dare un’occhiata su http://www.permacultura.it e vedere se sono presenti dei docenti nella vostra zona (verifica soprattutto che abbiano competenze di progettazione in ambienti urbani e sulla costruzione dei gruppi per evitare che vi insegnino a costruire case in balle di paglia nella piazza centrale del paese🙂 )La permacultura è estremamente rigorosa e “burocratica” da questo punto di vista: nessuno può insegnare permacultura se non ha ottenuto il diploma dall’istituto nazionale, diretta emanazione di quello australiano… io ho solo un diploma di liceo linguistico “catturato” a fatica quasi 20 anni fa…
    Normalmente il corso base è di 72h ed i costi sono estremamente variabili (o visto costi che partono da 400€ a 900€)il numero di iscritti dipende dal formatore.

    Uff… ce l’ho fatta! Spero di aver risposto, almeno in parte, alle domande…

    In ogni caso, secondo me, vi conviene razionalizzare le scelte operative:
    Volete un lavoro di gruppo che possa agire anche da esperienza per costruire e consolidare la rete territoriale?
    Cercate un formatore che vi dia fiducia e costruite con lui un percorso ad hoc (contrattando sul prezzo).
    Volete ottimizzare i costi ed avete già un buon gruppo?
    Adottate il sistema del trainer-training. Investite su una persona del gruppo per farla partecipatre ad uno dei numerosi corsi organizzati (dalla primavera) da http://www.permacultura.it in modo che, tornato a casa, possa trasferire le competenze al gruppo.
    Se posso esservi utile in qialsiasi modo potete contattarmi anche alla mail iosononicola@gmail.com

    Saluti!

  10. 10 Gianluca
    gennaio 9, 2009 alle 1:42 pm

    fai i complimenti a Noemi (non per sminuire il tuo lavoro, ma credo che a sto giro sia proprio merito suo :o)

  11. 12 sb
    gennaio 9, 2009 alle 8:27 pm

    volevo essere sicuro che arrivasse la risposta che pensavo di aver offeso qualcuno e di questi tempi è meglio non fidarsi e tastare il terreno (gelato).
    stavo ascoltando swiss jazz radio ed ho sentito should i stay e should ecc dei clash in versione jazz e visto che rigettare nel bicchierino poi sporcavo tutt’intorno ho preferito vomitare due vaccate sulla tastiera, giusto per rompervi un poco i nervi.
    il bicchierino in questione ospitava fino a poco fa del cognac distillato a bagnomaria che ci son volute otto ore per far arrivare il nebiolo a ottanta gradi (a bagnomaria) e non so quante per distillarlo, non ricordo certi dettagli che me li ha detti lunedì notte l’amico che ha distillato ed oramai eravame belle che nel mondo di bacco. eravamo quattro amici miei ed io; la mia bella è andata in vacanza nel belgio ed io ho organizzato la cena in casa e come al solito abiamo raso al suolo la cucina. poi abiamo rao al suolo i timpani dei vicini con i giudici, gli uomini in frak, i rain dogs, la sweet home chicago e i ballerini che ballano e ballano e i little red rooster e radio canta elena maruzzella santa lucia e mari che luccicano bombaroli sul cappello bandiere inni e bestemmie litigate che quasi ci scappa il ferito. continuando a bere e manducare e berciare fino a quasi l’alba, poi la neve cominciava ad essere troppa e se ne sono andati tutti lasciandomi con tre bocce di rosso e un quartino di cognac.
    poi ha ancora fioccato ma io dormivo. poi ha ancora fioccato e visto che la macchina mia è oramai spenta da diversi mesi e quella della mia bella ha le gomme pelate, ho finito le scorte di nettare. ora fa bello ma qui c’è qualche km di strada con la neve ghiacciata alchè mi sono attaccato al cognac ed ora non ho più niente da bere. domani andrò per un paio di km a piedi a prendere il pane ed il vino (velenoso) al paese più vicino alla mia frazione, quindi vi saluto; addio. fortuna che sono in ferie fino a lunedì prossimo.
    ciau ne

  12. gennaio 10, 2009 alle 1:27 am

    E chi si sarebbe dovuto offendere?
    Lancio una gara per “animali” invernali in cui tra me e sb non si scherza affatto…
    Con il freddo e la neve e la stufa che singhiozza e le catene della macchina che non si mettono mai come si deve e le bestemmie con la motosega che non parte e vi dovete tagliare dei ceppi tanto di castagno a mano… ogni quanto vi fate una doccia?
    Io, il giusto per non essere buttato fuori di casa dalla moglie…

    @ gianluca – riportero i complimenti… ma temo che possano darle alla testa: sta progettando strutture impressionanti da montare quà e là…

  13. 14 sb
    gennaio 10, 2009 alle 11:02 am

    io ho due pentoloni che metto la domenica sulla stufa e quando l’acqua è bollente mi faccio un bel bagno lungo, ma visto che germaine è partita otto giorni fa e tornerà martedì, mi sa che lunedì mi frizionerò per bene con un asciugamano bagnato. del resto a me non mi ha insegnato nessuno a lavarmi; non che mia mamma non sia una brava mamma, anzi, meglio di cosi. mi diceva lavati che puzzi ed io mi frizionavo, poi la domenica facevamo il bagno prima mia sorella, poi io ed infine mio padre, quest’ultimo molto raramete e quando capitava, in casa c’era trambusto per via dell’eccezionalità della faccenda. e non stavamo mica in campagna come può venir da pensare; stavamo in un condominio popolare.
    ciau ne

  14. 15 iano
    gennaio 10, 2009 alle 6:55 pm

    ciao nicola. bella la stella.
    pensate che si potrebbe realizzare qualcosa del genere, cioè una struttura fissa estate-inverno, mantenendo lo stesso grado di economicità MA senza fare saldature?
    quali sono i vantaggi della forma geode rispetto ad una struttura più “semplice”?
    Io avevo pensato a qualcosa del genere: un sostegno (palo, tondino..) portante in verticale alto 2.20 da terra, dalla cui cima partano 2 o 3 cavi (o tondini) che finiscono fissati saldamente a terra, in modo da rimanere tesi. coprendo il tutto col telo si dovrebbe riuscire a coprire l’orto, creare lo spazio per entrarvi, non far bloccare la neve (non vi sarebbero parti orizzontali). ma non saprei giudicare l’effetto del vento, soprattutto se venisse di fianco.
    la forma sarebbe: immagina una torta realizzata a forma di piramide con base di una decina di lati più o meno, e tagliane una fetta grossa uno o due lati.
    boh forse sto delirando.🙂
    saluti.

  15. 16 sb
    gennaio 10, 2009 alle 9:31 pm

    volevo dire la mia; secondo me se la struttura fosse anche un poco “flessuosa”, con il vento forte si piegherebbe e tornerebbe poi alla sua forma originale. un po come le tende a igloo che in montagna prendono il vento e si fan coricare che chi c’è dentro si ustiona la faccia con il lanternino a gas. e tutto per vedere gli occhioni dolci di chi le sta abbracciata.
    solo che i tondini di ferro si piegano e poi stanno lì e ciau ninetta. forse usando strisce di bambou, di quello grosso, funzionerebbe.
    iano, ci vediamo in manicomio.
    ciau ne

  16. gennaio 11, 2009 alle 6:34 pm

    Si effettivamente a ragione sb… c’è un carico di “rottura” oltre il quale il tondino si piega… ma il problema non si pone in assenza di copertura (niente vela) e quando c’è la copertura, questa “blocca” lo scheletro interno rendendolo molto più solido.
    Questo di base è il concetto di geode. Funzionano un po’ come gli archi distribuendo il peso uniformemente su tutta la struttura e diventando quindi più robusti delle loro singole parti.
    Se ho capito bene l’idea di Iano il risultato sarebbe una sorta di teepee indiano che può andare bene ma poi non hai poco spazio verso i lati?

  17. 18 lalica
    gennaio 11, 2009 alle 7:10 pm

    @ Nicola, il link che hai postato (http://cnybonsai.googlepages.com/geodesicdomegreenhouse) contiene un altro link ad un sito dove c’è una specie di calcolatore per le misure dei segmenti in plastica rispetto alle dimensioni che vuoi ottenere. Sullo stesso sito spiegano come fare i domes in bamboo http://www.desertdomes.com/bamboo.html

    p.s. mi vien da dare un consiglio che più che un consiglio a voi è una annotazione per me, nel caso mi decidessi mai a fare qualcosa di simile nel mio orto:
    fatelo molto vicino a casa, nel posto (ragionevolmente assolato ma) più facilmente raggiungibile.
    L’annotazione deriva dall’osservazione del “tunnel” del vicino. E’ a circa 50 metri da casa sua, lo aveva rifatto questa primavera dopo che il vento l’anno scorso gli aveva distrutto quello vecchio. Sono semplici archi fatti con un tubo credo da idraulico dello spessore di… boh un pollice bello grosso.
    Lo aveva lasciato coperto da una rete sintetica con maglie da circa 3 cm.
    beh l’ultima nevicata glielo ha completamente schiacciato (non so come e in che direzione perchè si vede poco).
    Credo che sia da prevedere (se si vive in zone dove ogni tanto nevica) qualche intervento di “scossione” (o scossitura o scuotimento, ecco meglio scuotimento) della struttura durante le nevicate abbondanti.

  18. 19 sb
    gennaio 12, 2009 alle 5:13 pm

    ma se non hai voglia di scuotere e battere con una scopa da sotto basta togliere la rete.
    ciau ne

  19. 20 iano
    gennaio 12, 2009 alle 7:09 pm

    Dunque, l’idea della serra leggera è quella del disegno pubblicato qui:
    http://senzafretta.blogspot.com/2009/01/progetto-serra.html

    Le proporzioni sono un po’ casuali.
    Dal palo principale, che sarebbe l’unica struttura fissa visibile, partono due corde portanti tese fino agli agganci interrati. Punto.
    In aggiunta, per aumentare la stabilità del palo portante, aggiungerei due contro-corde.
    Si potrebbero aggiungere altre corde per sostenere meglio la copertura inclinata e ridurre la possibilità che si avvalli troppo profondamente (le ho indicate in bianco tratteggiato nel disegno “Dall’alto”).
    Vantaggi: semplicità ed economicità di realizzazione, poco peso che cadrebbe sull’orto in caso di disastro, possibilità di smontare o modificare agevolmente la struttura, flessibilità secondo l’idea di sb. Inoltre, la pioggia/neve dovrebbe scorrere via facilmente, verso sud. Venti da Nord o Sud dovrebbero venir deviati senza distruggere, ma il vento mi sembra comunque il punto debole e soprattutto non so bene quali leggi fisiche ne regolino la capacità distruttiva. E’ percorribile l’ipotesi di non bloccare troppo fermamente la copertura a terra per far sì che sia quel punto a cedere e far passare il vento prima che esso tiri giù tutto?
    Vorrei anche il giudizio di fattibilità della grande donna che sta dietro al grande uomo.

    Ciao.

  20. gennaio 12, 2009 alle 10:42 pm

    La diuscussione si fa interessante e prova una mia personale teoria: comprare una serra prefabricata (su piccola scala) è una boiata perchè non rispetta le specifiche ambientali (vedi la serra del vicino di Laica… in val di Susa la serra la farei con una struttura rigida e magari pure un po’ interrata…)
    Ho guardato i disegni di Iano con sua “altezza” l’architetta (per la cronaca… è 1.60 scarso…).
    Ora, non so bene che forma abbiano i bancali del tuo orto ma in generale ci è sembrata una buona serra “tunnel” (di quelle in cui si opera dall’esterno per intenderci). Noemi suggerisce però la struttura a palo centrale e 4 tiranti che sostengono contemporaneamente palo e telo (e che in primavera/estate potrebbe anche funzionare da supporto per i fagiolini)… una sorta di canadese… Dove sei tu nevica molto? ci sono forti piogge? Per il vento la struttura sembra fatta apposta per fregarsene, soprattutto se i venti dominanti sono nord-sud.
    Ciao

  21. 22 Lorenzo
    gennaio 12, 2009 alle 11:41 pm

    Fatto questo fine settimana:
    ho usato 5 tondini da 12mm a formare il pentagono e la stella, uniti ad una base circolare.
    Già così la struttura è piuttosto resistente ed elastica, mi ci sono appeso (70kg) senza conseguenze. Ora la completo ma solo con i tiranti per non appesantirla troppo.
    Fatta così è anche trasportabile, poi per fissarla al suolo userò dei picchetti.
    Ciao
    p.s.: oh! Se ho fatto qualche cazzata ditemelo!

  22. gennaio 13, 2009 alle 9:03 am

    Ottimo! Io ho usato i tondini più sottili (6mm) quindi è meglio se non mi appendo… ma Noemi ha privilegiato la flessibilità contanto sul fatto che una volta piazzata la copertura (e ben fissata) il tutto avrebbe formato un blocco coeso. Hai fatto delle foto? Mi piacerebbe vederle!

  23. 24 iano
    gennaio 13, 2009 alle 11:48 am

    Ecco vedi, frequentare questo blog e’ un vero affare. non ci avevo pensato al tunnel, che in effetti parrebbe convenire. Dover scaldare meno metri cubi dovrebbe essere un buon vantaggio, oltre a quelli suggeriti da http://www.erbaviola.com ed anche il vento sarebbe deluso di trovare una struttura piu’ bassa.
    Il palo centrale (o piu’ d’uno) ha ragione Noemi e’ molto piu’ funzionale e si adatterebbe alla forma dell’orto, qualunque essa sia.
    Avevo pensato di adattare la forma dell’orto secondo la serra, ma fare il contrario e’ meglio.. Pero’ preferisco decidere prima come far la serra, cosi’ da piantare bene il palo prima di fare i bancali.
    Che tu, Nicola, non sappia bene che forma abbiano i bancali del mio orto e’ normale dato che ancora NON esiste.
    Diciamo che ad aprile dovrebbero nascere due orti, ciascuno da ricavare su una superficie quadrata di 8m di lato, nel bel mezzo di un limoneto nell’estremo sud-est della Sicilia, piu’ o meno sul mare, a casa dei miei. Quindi tutto facile, piogge moderate, la neve cos’e’ e vento smorzato dai limoni.
    Tutt’altro discorso invece per l’altro orto, quello “importante” che dovrei realizzare a giugno-luglio, quando e dove trovero’ la terra, presumibilmente sugli Appennini con condizioni atmosferiche meno accoglienti.
    Grazie mille credo di aver capito: palo/i centrale/i, serra tunnel e vai col tango.
    Saluti.

  24. 25 Lorenzo
    gennaio 13, 2009 alle 5:50 pm

    Ecco le foto della mia realizzazione. E’ stata dura assembrarla da solo ma alla fine ci sono riuscito senza danni.
    dome1
    dome2
    dome3
    Ciao

  25. gennaio 13, 2009 alle 10:17 pm

    @ Lorenzo: sei riuscito a convincere persino la “saldatrice” (di una pignoleria veramente estrema)
    quanto ti è venuta di diametro e di altezza? Ah! E complimeti per essertela montata da solo… la nostra è probabilmente un po’ più grande ma in due ci siamo tirati un bel po’ di stecche sul muso…

    @ Iano: Sicilia? O cavolo! e io che mi pensavo montagne innevate… deformazione probabilmente: se guardo fuori vedo solo bianco e ghiaccioli… ti trasferisci sugli appennini? in che zona, se si può chiedere…

  26. 27 Lorenzo
    gennaio 13, 2009 alle 11:40 pm

    Quì viene la nota dolente perché non mi è venuta alta come speravo: 1,80 di altezza e 3,40 di diametro, spero con i tiranti di alzarla almeno di altri 10cm. Comunque per adesso mi accontento visto anche il costo, poi in futuro quando avrò tempo mi impegnerò forse in improbabili geometrie di taglio per realizzare una di quelle bellissime “wooden geodesic dome greenhouse” che ho visto in rete.
    Ciao.

  27. 28 iano
    gennaio 14, 2009 alle 7:13 pm

    A nicola: appennini non so ancora dove, dipende da dove trovo con una buona occasione terra e casa.
    l’ideale sarebbe ad una mezz’oretta di treno da citta’ come bologna, perugia, firenze, siena. Questo luglio zaino in spalla ho portato a termine la “Via degli Dei” (percorso a piedi Bologna-Firenze sulla cresta degli appennini, una settimana) e l’appennino bolognese (tra le valli del Savena e del Setta) mi e’ sembrato delizioso.

  28. ottobre 25, 2010 alle 10:39 am

    Ho realizzato anni fa una cupola di bamboo che potrebbe interessare per utilizzo serra.
    É risultata molto resistente…

    http://blog1.de/bamboodome

    le istruzioni per costruirlo sono qui:
    http://www.desertdomes.com/bamboo.html

    • ottobre 26, 2010 alle 11:25 pm

      Bellissimo! Noi abbiamo seguito più o meno lo stesso principio strutturale ma, non avendo bambù a portata di mano e volendo fare una struttura “permanente” (se non fosse che ad un certo punto io ho fatto la cazzata… sigh) abbiamo optato per i tondini da 6mm

  29. maggio 30, 2016 alle 8:59 pm

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