17
Feb
09

La biodiversità bidimensionale

La giornata ha tutto l’aspetto di una risata crudele.
Il sole abbagliante rende il mondo circostante iper-reale, ogni singolo filo di paglia sui bancali dell’orto assume una titanica presenza visuale. Contemporaneamente un vento gelido ti sbatte in faccia rendendo la pelle azzurrina, sbiadita dalla circolazione sanguigna che rallenta.
Sto tribolando intorno ai letti rialzati che non sono riuscito a fare a novembre e nel frattempo scaglio fave ed insalate su quelli già pronti, G. è una settimana che mi ripete che a S. Apollonia vanno seminate le insalate anche se nevica… spiace dargli un dispiacere…

Rondissone… centro famoso per essere l’ultima uscita prima del casello a pagamento della Torino – Milano, o si esce qui o ti tocca pagare il balzello, e per essere sede di uno raro campanile a sezione triangolare, ma bisogna cercarlo bene perché tende a stare nascosto.


Da quello che mi raccontano, la crisi ha già portato un notevole miglioramento… una volta era solo mais, i pioppi, arrivati in seguito, richiedono meno lavorazioni.

Ora.
Pare un controsenso fare un orto sinergico qui in mezzo… un po’ come fare una coltivazione biologica di meli in Val di Non… ma sarà l’umidità del posto. Ormai ho assunto la psicologia del fungo, mi incisto in un’angolino e da lì comincio la lenta e progressiva colonizzazione. (Come sostiene Paul Stamets, uno dei miei supereroi preferiti, non si deve mai sottovalutare la capacità rigenerativa di un fungo)
E poi, chi l’ha detto che il Guerrilla Gardening si limita ai centri urbani?

E quindi con la sfacciataggine del cialtrone, avendo bene in mente l’obbiettivo: incasinare una biodiversità bidimensionale, mi sto apprestando ad allestire un alveare.
Cosa so di apicoltura? Niente.
Ma come nel caso dell’orto e dell’agricultura questo, forse, può essere un vantaggio.

Prossimamente tutta la documentazione su come, cosa e chi…
Per il momento: l’apicultore anarchico

ps.- le “u” in apicultura, agricultura ecc… ecc… sono un vezzo che mi sto prendendo, non uno dei miei tanti errori di battitura.

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26 Responses to “La biodiversità bidimensionale”


  1. febbraio 18, 2009 alle 12:19 pm

    Approvo incondizionatamente l’idea di alveare. Ma anche con l’idea di produrre e vendere miele?

  2. febbraio 18, 2009 alle 12:33 pm

    inizialmente era solo l’ipotesi di costruire dei rifugi per osmie et similaria… poi sono arrivato alla conclusione che un’alveare comporta una modifica sostanziale di approcio all’ambiente circostante…
    Il miele, come per le verdure dell’orto, è una conseguenza.
    E, come sempre, sono convinto che l’assecondare i sistemi naturali porti anche ottimi ed abbondanti frutti.

    Poi… da qui a venderli 😉

  3. 3 amalia
    febbraio 18, 2009 alle 12:42 pm

    …comunque il ragazzo del video è un’eroe!…lavora con le api senza nessuna protezione:direi che ha superato abbondantemente la PAURA…

    PS,Nicola GRAZIE…

  4. febbraio 18, 2009 alle 1:23 pm

    In realtà (da ignorante quale sono) è solo una questione di “relazione” con le api stesse.
    Se ti percepiscono come predatore sono ovviamente più nervose (per quanto sempre molto poco prone a pungere) se hai notato, lui utilizza alcune arnie molto particolari che minimizzano l’invasività umana nel “brood” … scusa… mi manca la parola… nido?!
    Il fumo, le camere sovrapposte, il sequestro della maggior parte dei favi di miele sono tutte cose che “innervosiscono” e mettono sotto stress gli sciami. La tendenza dell’apicoltura tradizionale e quella, in risposta, di ibridare gli sciami con specie più tranquille… indebolendo la specie…

    Ps. figurati! 😉

  5. 5 sb
    febbraio 18, 2009 alle 7:29 pm

    sono un paio d’anni che qui si pensa ad albergare le api; a me piace l’arna aragonaise che mi pare sia abbastanza vicina al nido naturale solo che bisognerebbe costruirla con la legna ed io vorrei costriurla con il bambou ma non so se ci starebbero bene. tu che sei un pozzo di sapienza agroalimentare che ne pensi?
    sb

  6. febbraio 18, 2009 alle 8:44 pm

    Sto ancora studiando… l’aragonese è molto bellina ma di difficile utilizzo (come gli skep inglesi si rischia di rompere tutto se qualcosa va storto)… starei sul legno.
    Mò mi metto li e posto tutte le istruzioni del caso.
    Probabilmente dopo il week end… che c’ho da andare da Daria e Marco e gli allegri transizionisti nei dintorni di Bologna 😉

  7. febbraio 18, 2009 alle 9:48 pm

    Che rosicata… io non posso tenerle le api… già strappo con le galline…

    Andrea scripsit.

  8. febbraio 18, 2009 alle 10:09 pm

    Secondo me DEVI tenerle… cerca di procurarti uno sciame docile, mettile sul tetto (in francia, in inghilterra ed america fanno così per evitare che le api volino ad altezza uomo)se qualcuno ti rompe le palle gli fai presente che c’è una legge che protegge l’apicultura anche amatoiriale dato l’alto interesse biologico e poi gli regali un barattolo di miele di tanto in tanto… ma aspetta che posto tutto sull’apicultura “dolce” 😉
    LOTTA DURA PER L’APICULTURA!

    ps. reiscriviti al blog… sei registrato con un indirizzo sbagliato

    per tutti: quello giusto è http://aquaramata.wordpress.com

  9. 9 sb
    febbraio 19, 2009 alle 6:48 am

    acquaramata,e magari nel barattolo ci pisci anche un po.
    sb

  10. febbraio 19, 2009 alle 12:08 pm

    “Rondissone lancia la dolce sfida al colosso cinese”. Già vedo i titoli sull’Eco del Canavese. 🙂

  11. febbraio 19, 2009 alle 5:11 pm

    Anche noi qui abbiamo fatto un primo tentativo (direi fallito) di osmie; ci riproveremo, di certo non farò mai come l’apicoltore anarchico, nudo a giocare con gli sciami 😉
    Però avere il miele e la cera d’api sarebbe una grande conquista!!! ne parliamo tra pochi giorni! se qualcuno è in zona batta un colpo!

  12. febbraio 19, 2009 alle 8:53 pm

    L’articolo di meristemi sul “traffico” del miele è uno di quei casi di serendipità cibernetica veramente affascinanti 😉 (comunque… o “la nuova periferia” o “la sentinella del canavese”. Gli equivalenti locali dell’Herald Tribune e del Guardian)
    http://meristemi.wordpress.com/

    Ragazzi… PAUSA… domani in giornata parto per Granarolo (Bo)… presumibilmente sarò off line per un po’ per chi soffrisse di crisi di astinenza e abita dalle parti di Bologna può contattare Daria e Marco attraverso il loro blog http://marcoedaria.blogspot.com/

  13. febbraio 19, 2009 alle 9:20 pm

    Grazie per l’avvertimento, dovrei aver risolto.
    Alle api sul tetto avevo già pensato, non su quello di casa però, che non ha accesso e ha le tegole e sta troppo in alto (più di 7 metri…).
    Però il tetto del garage sarebbe l’ideale, è un terrazzo alto appena 3 metri, discretamente accessibile con la scala a pioli. Il problema è che lì sono visibilissime, praticamente sotto il balcone dei vicini più rompi che ho, con ogni probabilità quelli che mi hanno denunciato per via delle anatre.
    Ho un paio di angoli nascosti in giardino che andrebbero bene anche a norma di legge (dieci metri dal confine o coperti da un muro o siepe di almeno 2 metri d’altezza), ma sono esposti a tramontana (e qui tira!) e all’ombra. Non dovrebbero essere l’ideale…
    Staremo a vedere…
    Aspetto istruzioni!
    Nel frattempo ho due arnie tradizionali (una però è vuota) nella fattoria in cui lavoro… Intanto mi sbizzarrisco con quelle. Ma per lo smielatore come t’arrangi?

    Andrea scripsit.

  14. 14 Luigi
    febbraio 19, 2009 alle 9:41 pm

    io lo smielatore ce l’ho..e anche l’attrezzatura per fare le arnie..se vi serve basta solo domandare.
    Mio bisnonno aveva le api.. e pure lui le trattava senza protezione.
    Aveva un trucco pero’…me lo racconto’ tanti anni fa quando ero bambino e, ricordo, mi fece ridere parecchio.

  15. 15 iano
    febbraio 20, 2009 alle 2:58 am

    Ma a livello legale che responsabilità ha un allevatore di api?
    Mi spiego: ipotizzo che una mia ape punga un vicino e che il vicino mi faccia causa…

  16. 16 sb
    febbraio 20, 2009 alle 1:29 pm

    lugi, spiega il trucco pure a noi.
    iano, devi mettere attenti all’ape. io volevo mettere attenti, chi entra sarà mangiato ma non mi si lascia. poi la mia bella è mezza camerunese e la gente finisce poi che crede ai cannibali
    in padania.
    ciau ne

  17. 17 Luigi
    febbraio 21, 2009 alle 9:17 am

    vabbe’ ve lo racconto.. forse il nonno non sara cosi felice di veder svelato il suo segreto, o forse si..chissa’.
    Ad ogni modo la passo a voi come lui l’ha passata a me..
    Quando impostava un nuovo alveare con le famose api sciamate e la nuova regina il nonno non dimenticava mai di rinchiudere nell’alveare, insieme alle api, uno straccio speciale…quasi magico.Uno straccio imbevuto di un filtro fatato che soggiogava le api .
    Si tratta di un filtro la cui ricetta e’ davvero semplice.
    Purtroppo pero’ il processo di produzione e’ abbastanza lento e risulta molto faticoso e come in ogni filtro che si rispetti, il procedimento deve essere eseguito personalmente dall’interessato, in quanto l’intervento di altre persone vanifica l’effetto della magia..
    Vi passo la ricetta per la fabbricazione dello straccio imbevuto con il filtro.

    RICETTA MAGICA DEL NONNO n.14

    Ingredienti
    A) Procurarsi un appezzamento di terra inerbito, in piano, ben esposto e di cui si possa disporre a piacimento.
    B) una solida vanga e una zappa.
    C) Un paio di litri di Buon Vino
    D) una canottiera e un paio di brache blu
    E) un pezzo di sapone di marsiglia non profumato.

    Fabbricazione
    Lavare accuratamente canottiera e brache con il sapone di marsiglia, indi sciacquare in acqua pulita e asciugare al sole.
    Recarsi all’appezzamento di terreno di buon ora in una bella mattina assolata,indossare canottiera e brache , bere un bel po’ di vino e cominciare a vangare.
    Vangare di lena fino all’imbrunire, (e’ permesso di tanto in tanto fermarsi per una pausa e bere il vino). Poi all’imbrunire togliere canottiera e brache e tornare a casa.
    Ripetere il procedimento per almeno 4 giorni filati indossando la stessa canottiera e le stesse brache SENZA MAI LAVARLE.
    Alla fine del quarto giorno togliere la canottiera.. esporla al sole per asciugare il sudore.

    Una volta asciutta depositare la canottiera all’interno dell’alveare prescelto e ,quanto prima, inserire le api novelle.

    Le api si abitueranno all’odore del proprietario che verra’ riconosciuto come abitante dell’arnia e percio’ non attaccato.

  18. 18 amalia
    febbraio 21, 2009 alle 12:12 pm

    …fa ridere davvero:-)))…ma tentar non nuoce!ciao

  19. febbraio 22, 2009 alle 4:07 pm

    @ Iano
    Scherzi a parte, immagino che se tu sia a norma di legge riguardo il posizionamento delle arnie, non dovresti avere paure… chi è stato punto si tiene la puntura e basta.
    Poi le api mica son tutte tue, e non hanno il numero di targa…

    @Luigi
    Di buon grado accetterei la tua offerta, ma qui mi sa che siete tutti padani… Mi costerebbe un po’ troppo di benzina venire a ritirare…

    Andrea scripsit.

  20. 20 sb
    febbraio 22, 2009 alle 7:36 pm

    luigi, mi piace la ricetta, soprattutto il punto c, e anche il tuo bisnonno mi piace. non ho dubbi che la cosa funzioni, mi pare del tutto naturale; come funziona con altre bestie funzionerà anche con le api. complimenti e grazie.
    acquaramata, la padania non esiste, è l’invenzione di un furbastro seguio da una masnada di bestioni, che secondo me sentono solo un odore e non sto lì a specificare, che è quasi ora di cena.
    ciau ne

  21. febbraio 23, 2009 alle 10:45 pm

    @ sb
    Era una battuta… io per primo non sento questa distinzione se non in chi ci tiene a farla pesare… e non lo vedo meglio o peggio, solo “estraneo”… che già è una brutta partenza, in ogni rapporto umano… Una volta mi definivo “cosmopolita”, ora non più molto, invecchiando sento sempre più forte il legame culturale col territorio…

    Andrea scripsit.

  22. febbraio 24, 2009 alle 1:01 am

    Ok, la tecnica del nonno di Luigi è stata immediatamente inserita nelle tecnologie per l’apicultore di cui mi sto attrezzando!! GRAZIE LUIGI (e grazie nonno)

  23. 23 Luigi
    febbraio 26, 2009 alle 12:11 pm

    Beh dai… pian piano , con l’occasione, conto di passarvi pure le altre ricette del Bisnonno.
    Un giorno promise che mi avrebbe insegnato a forgiare un chiodo con solo tre colpi di martello.. ed io da fesso non andai mai a vedere come faceva..ed ora non lo so fare, son vent’anni che me ne pento 🙂
    Vabbe….nel frattempo, partito dell’idea della compagna di Nicola (quella della serra),
    l’ho stravolta e trasformata..credo di essere riuscito ad integrarla e ad adattarla al mio bisogno.
    Ne e’ venuta fuori una cosa a mezzo tra una roulotte , una nave spaziale e un circo barnum. Ho fatto un piccolo prototipo in filo di ferro e a giorni conto di realizzare il primo prototipo in scala 1:1

  24. 24 alessandro
    marzo 16, 2009 alle 11:56 am

    Ciao Nicola, hai istruzioni dettagliate su come costruire l’arnia le cui foto hai postato? Oppure conosci un sito dove sono riportate istruzioni fai da te?

  25. marzo 16, 2009 alle 12:46 pm

    …Ops! Hai ragione… mom ho ancora fatto il pst con tutti i link del caso…
    provvederò… nel frattempo puoi guardare:
    http://www.biobees.com per la TBH come la mia
    o http://beesource.com/plans/index.htm
    o http://thebeespace.net/

    Saluti!

  26. 26 lado
    maggio 8, 2009 alle 11:53 am

    secondo me dovreste approfondire meglio il concetto di biodiversità ma non e niente male.


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