25
Feb
09

L’ape di Oblomov

Le api sono un esempio di come io sia in grado di diventare, di tanto in tanto, un’integralista da crociata.
Abbandono le mie vesti solite di “socialdemocratico dell’autarchia naturalistica” e scado nella faziosità più bieca e becera.
Mi succede un po’ la stessa cosa con gli OGM. Non mi frega niente se possono o meno essere una soluzione per sfamare i futuri 8 bilioni di abitanti del pianeta… non dovrebbero esserci 8 bilioni di persone!
Troverei più interessante e divertente un fondo internazionale per la “promozione del sesso sicuro a scopo edonistico”.

Sono a-scientifico e fazioso?
Si, l’ho appena dichiarato.
Sono aperto a discussioni sul tema?
Più o meno come un talebano è disposto a farsi fotografare con un cappellino di McDonald mentre imita i passi di “Thriller” di Michael Jackson.the-hive-copia

Non si è ancora riusciti a trovare una causa per la Sindrome da Spopolamento delle Colonie che già siamo pronti ad escluderne alcuni possibili fattori scatenanti come l’uso dell’imidacloprid nella concia delle sementi.
Se succedesse la stessa cosa con le mucche vi immaginate il casino che ne salterebbe fuori?
Riprendendo le parole di Dennis VanEngelsdorp (uno dei maggiori ricercatori sulla SSC anche se lui la chiama CCD essendo americano), provate a pensare alla scomparsa improvvisa ed ingiustificata del 30-40% dei capi bovini presenti sul nostro territorio, puf, scomparsi… probabilmente verrebbe richiesto l’intervento dell’esercito e lo stato di calamità naturale.
Calamità naturale…
Cosa ci sarà mai di naturale in una complessa correlazione di fenomeni antropogenici. Selezione involontaria di ceppi di varroa resistente agli acaricidi, ibridazioni di regine con conseguente indebolimento del sistema immunitario, uso irrazionale di fitofarmaci, “allevamento industriale”…

In realtà, come sempre, la risposta ad un problema nei cicli naturali non è mai univoca.
Le api, semplicemente, non ce la fanno più per sommatoria di stress.
Da un punto di vista prettamente evolutivo, potremmo tranquillamente considerarci meri esecutori naturali dell’estinzione delle api, un po’ come successe (in maniera più consapevole e volontaria) con il Dodo. Che detto per inciso… c’aveva un po’ la faccia da predestinato, poveretto. Mi stupisco sempre che ci siano ancora gli ornitorinchi.

Ora. Io gradirei rivendicare il mio posto all’apice della scala evolutiva e quindi assumermene le dirette responsabilità. Tra queste, la responsabilità di preservare le api prima che ci pensi Agrofarma modificando il mercato mondiale delle seminatrici.

La base della sostenibilità risiede nell’agire entro i confini dei sistemi naturali, forzare uno qualsiasi di questi limiti porta inevitabilmente a situazioni di deficit che, per quantità e qualità, non possono che creare nuove problematicità.
Questo vale per i principi economici, figurarsi per quelli ecologici…

Le api possono essere ottime docenti di “sostenibilità”.
Immaginate di entrare in simbiosi con un organismo in grado di espandere la vostra percezione dello spazio fino ad un raggio di 10 km.
Una progettazione in permacultura si sviluppa attraverso un’attenta analisi condotta per zone e settori.
(Per averne un’idea approssimativa potete dare un’occhiata all’articolo di Bart Anderson qui).
Non sempre è così facile entrare nella logica esatta della progettazione, soprattutto se l’intento è quello di creare una fusione tra ambiente umano ed ambiente naturale, collegati in una relazione di reciprocità. Il nostro linguaggio, la nostra logica sono troppo legati a principi “cartesiani” di concatenazioni binarie causa-effetto, costo-beneficio. Le api no. Le api fanno parte di quel sistema (o quanto meno dovrebbero tornarne a fare parte).
Attraverso un rapporto di scambio, non predatorio, le api sono uno dei più potenti strumenti di lettura dell’ambiente che ci circonda. Sono lo scanner che ci permette di decodificare ed elaborare il contesto in cui viviamo sia che questo sia rurale od urbano.
E in più, ogni tanto, vi possono regalare del miele…

Non fatevi fermare dall’idea della difficoltà.
Le cose possono essere rese semplici assecondandole.
Non fatevi frenare dai costi.
Le cose si possono fare anche con pochi soldi (ne sono una dimostrazione continua, sigh!)
Non fatevi fregare da chi vi dice che ci vogliono “competenze specifiche”.
Le competenze si acquisiscono.
…e poi, anche il gatto di casa, se gli rompete le palle, graffia…

Quelli che seguono sono una serie di link utili per intraprendere la felice arte dell’apicultore naturale. Un apicoltura sostenibile, più semplice di come vi sia mai stata presentata e senza tutte le sofisticate apparecchiature a cui siamo abituati.

The Barefoot Beekeeper
Qui potete trovare gli schemi gratuiti per realizzarvi un’arnia orizzontale Top Bar come quella che svetta nel mio giardino in attesa di essere colonizzata (sto aspettando la fioritura della gaggia…) ed il manuale per la cura naturale della colonia (i 7,50€ meglio spesi degli ultimi anni) più un sacco di altre informazioni.

The Bee Space
Tutto ciò che avreste voluto sapere sull’apicoltura naturale dell’Abbè Warrè vero pioniere del sistema, con tanto di schemi per costruire la sua arnia verticale e manuale dello stesso Warrè (tutto free). Tra i documenti “secondari” da segnalare la traduzione in inglese del testo di Johann
Thur sulla necessità di preservare l’atmosfera interna al favo… come dire: “lascia tranquille le api e loro staranno bene”.

Qui un vecchio articolo che avevo tradotto. Niente di “tecnico”, ma la ricerca è partita da lì.

E, dulcis in fundo, l’articolo dell’ottimo Meristemi sulla contraffazione del miele… forse è meglio se iniziate ad autoprodurvelo!


41 Responses to “L’ape di Oblomov”


  1. febbraio 26, 2009 alle 12:57 pm

    Lo stavo giusto leggendo… Clandestine beekeeping in N.Y. !

  2. febbraio 26, 2009 alle 4:48 pm

    “What’s the buzz?
    Tell me what’s a-happening”.😀

  3. febbraio 26, 2009 alle 9:05 pm

    Che vuol dire in attesa di essere colonizzato?
    Come intendi procedere? Sono due i dubbi che mi rimangono rispetto a quest’arnia: come fare a farci entrare una famiglia e come tengo divisa la parte delle covate dal “melario”…
    Il metodo più facile che abbia visto per riempire un’arnia è prendere due telaini da una colonia già esistente e metterli nell’arnia nuova, attendendo che formino una nuova regina… Ma mi rimarrebbe scomodo mettere un telaino classico prelevato da un’arnia classica in queste TBH, e segare gli angoli non mi pare un’alternativa valida…
    Spero di cominciare a capirci qualcosa…

    Andrea scripsit.

  4. febbraio 26, 2009 alle 9:40 pm

    Ci sono due sistemi principali:
    il primo è un complesso taglia e cuci (letteralmente… tagli il favo e lo cuci sulla top bar con del filo di juta) l’altro è più invasivo ma semplice… vaporizzi il favo con una soluzione di acqua e aceto di sidro e spazzoli tutta la colonia nella nuova arnia. Bisogna solo fare attenzione al momento in cui si svolge l’operazione.
    Qui da noi la cosa migliore è aspettare le prime fioriture della gaggia (ne siamo circondati) in modo che la colonia abbia tutto il polline necessario a ricostruirsi le celle.

    @ Meristemi – Bee Cool, man!😉

  5. 6 iano
    febbraio 26, 2009 alle 9:57 pm

    Una cosa che non c’entra niente: ma quel call me qui a fianco è per chiamare te, capo?
    Tipo emergenze nell’orto, “pronto dottore all’anatra piccola è andata di traverso una lumaca”

  6. febbraio 27, 2009 alle 1:26 am

    😀 …ops! E’ un refuso… ho cercato di montare skype ma wordpress free non accetta i Java (non mi chiedere di cosa sto parlando… me l’hanno spiegata così…) comunque le lumache fanno bene per l’ulcera😉
    Se poi riuscite a trovarmi su skype…

    Dimenticavo… per acquaramata: la covata non si tiene divisa dal melario (niente escludi regine) restano separate naturalmente e con un complesso “balletto” delle top bar. Si deve assecondare l’ordine naturale che le api danno al proprio favo. Comunque, credo sia la parte più complessa.

  7. febbraio 27, 2009 alle 3:21 pm

    Infatti, anch’io documentandomi mi sono imbattuto in questo sito: http://www2.gsu.edu/~biojdsx/main.htm, dove dice di scegliere i telaini, e che ad alcuni le larve piacciono… Speravo di aver capito male…
    Con complesso balletto intendi che devo spostarli io? Non mi sembra per niente facile…
    Comunque dice che se fai un’arnia e la metti vuota in situ, spruzzando l’interno con una soluzione di propoli e ammoniaca, quando l’ammoniaca se ne va e rimane solo l’odore della propoli gli sciamo selvatici tendono a colonizzarla da soli… Varrà la pena di provare? L’idea di ritagliare i telaini normali non mi garba molto, altrimenti dovrei costrure una TBH su modello tanzanian…

    Andrea scripsit.

  8. 9 lalica
    febbraio 28, 2009 alle 12:39 pm

    io non sono ancora pronta per le api, ma se qualcuno di voi avesse solo più bisogno di una piccola spintarella…
    Perchè muoio le Api — Conferenza sul tema il 05/03/2009
    http://www.biodiversita.info/modules/news/article.php?storyid=539

    because
    to be, or not too bee this is the question!

  9. febbraio 28, 2009 alle 8:58 pm

    @Lalica

    Bella, dovremmo farne una maglietta…

    Andrea scripsit.

  10. febbraio 28, 2009 alle 10:50 pm

    E’ uno dei motivi per cui ho deciso di dare alloggio alle api anche se non ne soi quasi nulla… ma d’altro canto, non sapevo nulla neanche di microbiologia del suolo…
    Mi sono riletto tutto quello che ho raccolto e non ho trovato nessuno che di mangiasse le pupe…
    In realtà non è cos’ impossibile tenere la regina fuori dalle riserve di miele (almeno in linea teorica). Da manuale la regina dovrebbe preferire celle nuove per deporre, quindi, in un favo già fatto, le celle verso il basso. Quello è un favo da lasciare come riserva per loro, lo scopo è: quando si trova una barra con un favo a solo miele la si sposta verso l’esterno inserendone una vuota al centro della colonia in modo che le operaie si mettano subito a costriuire celle per la deposizione della regina… un balletto di barrette su e giù…
    Così è spiegata un po’ male ma l’idea è circa questa…

  11. marzo 1, 2009 alle 11:59 am

    Lo sto ricercando anch’io ma non lo ritrovo… può anche darsi che abbia capito male, l’inglese non è la mia lingua madre…
    Nel frattempo sto leggendo “The barefoot beekeper” e le mie lacune stanno svanendo un poco alla volta…

    Andrea scripsit

  12. 13 sb
    marzo 1, 2009 alle 5:36 pm

    ragazzi, mi raccomado non dite niente alle vostre bestiole alate di tutto ciò che se no le fate venire pure lo stress da prestazione. io proverò a schiaffare una regina d’allevamento in un tronco cavo (se lo trovo), con vicino un’altro tronco cavo (se no lo faccio io di bambù); messi ambedue orizzontali che alle regine le piace così. sperando che quando uno sciame prenderà il volo si dimori subitamente nel tronco vuoto. pensavo di lasciare che facciano tutto da sole e tra un due o tre anni andare e far razzia di miele e cera e propoli e danze da tarantolato che sicuramente ci andrò da alticcio che depredare non è proprio nel mio stile; e se sarò alticcio andrò eroicamente con solo un paio d’occhiali da sole ed i mio odore che avrò esalato intorno agli pseudoalveari durante i duetreanniprecedenti. presumibilmente avrò anche un qualche cosa che fuma e che calmi le operaie e me medesimo. i tronchi avranno un tappo di dietro ed un tappo con un buchino davanti e dentro solo la regina che insegna agli altri cosa devono fare.
    ciau ne

  13. 14 Mike
    marzo 1, 2009 alle 5:46 pm

    Just passing by.Btw, your website have great content!

    _________________________________
    Making Money $150 An Hour

  14. 15 sb
    marzo 1, 2009 alle 6:56 pm

    c’è nè un’altro contento. azzauanagana. e bravo il nicola internazionale futura umanità.
    ciau ne

  15. marzo 1, 2009 alle 7:08 pm

    E senza api niente albicocche,fragloe, limoni, mele, pesche……Zucchine con tutto qello che nell’ordine alfabetico ci manca in mezzo.

  16. 17 sb
    marzo 1, 2009 alle 7:09 pm

    mike, oih busillisimèn, ma vorrai mica dei soldi da me? if you want money from me you have to go to my home and wait in the garden. my dogs and my loves have a goods surprises for you. and me to. for the brunch. you have just put in your stomak(?) piselli and other vegetables for 15 day before. e pure del latte (milk), e carrots e porta pure la tu moglie che poi cis’aggiusta tra di nosotros’s. you anderstand? no? me lo aspettavo.
    ciau ne

  17. marzo 1, 2009 alle 8:25 pm

    http://bushfarms.com/beesbasics.htm

    Verso la fine, sotto la voce LARVAE, specifica che alcune persone se ne cibano…
    Non era dove l’avevo visto prima, ma mi pare abbastanza esplicito…
    De gustibus non est disputandum.

    Andrea scripsit.

  18. marzo 2, 2009 alle 1:01 am

    @ aquaramata: AHHHHHHHHHHHHHHHH! Mi era sfuggito! No, non credo che sareio in grado di mangiarmi le larve… ok che sono ricchissime di proteine e quello che vuoi…ma ho dei grossi limiti culturali che mi accarezzo e preservo😀

    @SB: Nelle 24 ore di collasso della linea (ho terminato il credito sul cellulare per la connessione… oh! qui mica ci abbiamo i google ads!) uno spam a bucato il filtro… ma lo lascio perchè la risposta mi fa spiciare!
    Ma le regine le metti lì da sole? Ci sono sciami liberi dalle tue parti?

  19. 20 sb
    marzo 2, 2009 alle 7:30 am

    non so.andrò a chiederla ad un produttore di miele. da qualche parte la troverò ben un’ape porcomondo.
    ciau ne

  20. 21 bejolino_
    marzo 4, 2009 alle 9:58 am

    Beh, leggo con piacere che qualcun altro di interessa in Italia di TBH e Abbe’ Warre’!
    Lo scorso hanno una mia amica ha costruito per me 5 arnie TBH dal libro Barefoot Beekeeper ed ora sto acquistando in Austria (carucce pero’) 2 cassette tipo Abbe’ Warre’.
    Sarei interessato a contatti diretti, io sto in zona Bologna, ma apisticamente volentieri mi sposto.
    P.s. ieri ho potuto verificare che le mie 2 famiglie di api hanno passato felicemente l’inverno (quasi) finito, SENZA trattamenti di sorta… spero non muoiano di fame in queste settimane di pioggia primaverile (oltretutto qui la natura e’ parecchio indietro)!

  21. marzo 4, 2009 alle 10:16 am

    Wow! Ero in zona da te qualche giorno fa! Vedi la sfiga a volte… io ho appena finito di costruirmi una tbh orizzontale e sono in attesa della “famiglia”.
    Sto progettando di costruirmi una Warré con legni di recupero in modo da “sdoppiare” lo sciame (ma credo il prossimo anno).
    I tempi di costruzione non saranno brevissimi (è un periodino un po’ indaffarato da queste parti) ma appena posso mi piacerebbe fartele vedere!

  22. 23 amalia
    marzo 4, 2009 alle 6:08 pm

    …siete troppo avanti!!!io sto appena cominciando il mio primo orto…comunque lodevoli tutti!!!

    P.s: sb sei unicoooo :))))

  23. 24 Andrea
    marzo 4, 2009 alle 8:47 pm

    Io sto un po’ indietro… sto ancora leggendo The barefoot beekeper, ho fatto le equivalenze dai pollici per capire quante tavole mi servono e le ho comprate.
    Ora però ho deciso che prima devo costruire un banco da lavoro, che a trent’anni è ora di piantarla di lavorare per terra e sulle sedie vecchie. Oggi ho tagliato il legname, domani passerò all’assemblaggio.
    Poi pausa pugliese per il fine settimana, da mercoledì tornerò operativo sul fronte falegnameria.
    Mi mettono in difficoltà le barre, senza troncatrice non so come ricavarle… comprare listelli da 35 mm mi pare troppo costoso, io contavo di ricavarle da sottomisure da cantiere, ben più economiche… ma non mi va proprio di spendere 160 euri per un sega circolare, già ho speso a sufficienza per il legname…

    Andrea scripsit.

  24. marzo 5, 2009 alle 12:56 am

    Io ho finito! Io ho finito! Mi manca solo una passata ad olio di lino e cera d’api e sono a posto! Adesso posso lanciarmi in una Warrè!
    Ma a ‘sto giro mi metto a recuperare pallett in giro… ho finito i soldi!🙂
    Non che l’altra mi sia costata un capitale (in realtà non mi è proprio costata…)ma i soldi sono finiti comunque…
    Le barre non riesci a farle con un semplice seghetto alternativo? Magari vengono un pochetto sghembe ma meglio di niente.

  25. marzo 5, 2009 alle 2:29 pm

    L’apicoltore biologico che da me ha a volte un centinaio delle sue arnie non vede per nulla bene gente che sanno poco e mettano una arnia o due o tre (magari anche per salvare le api).
    Si ammalano, portano in giro malattie (saccheggio) e muoiono, quasi sempre. E’ diventano un lavoro per infermieri professionisti.

  26. marzo 5, 2009 alle 3:35 pm

    Sono quasi d’accordo… quasi.
    Qui da me le api non ci sono proprio più, ergo: poca possibilità di fare del male a chicchessia.

    Funziona un po’ come le vaccinazioni sui bambini… sono i bambini non vaccinati ad essere un pericolo per i compagni di classe? o sono i compagni di classe che possono essere portatori sani nei confronti del bambino non vaccinato?

    Non so, non ho esperienza ma intendo farmela ed intanto (come al solito) studio più del dovuto…
    Gli apicultori tradizionali sono anche quelli che hanno reso le api più deboli attraverso ibridazioni continue, che hanno reso la varroa resistente ai trattamenti, sono quelli che hanno costretto le api a conformarsi a strutture “produttive” come le arnie classiche.
    Ci sono teorie (Barefoot beekeeping – le porta avanti in ottica biodinamica) sulle “celle naturali”, sugli “escludi regina”… se a tutto questo uniamo l’agricoltura industriale… il gioco e fatto.

    No, dico, nel 2007 nel nord italia si è perso il 50% delle colonie… e non credo a causa di apicultori hobbisti o fai da te.
    Il discorso degli apicultori tradizionali mi ricorda molto quello degli agricoltori, a cui se dici che possono evitare di arare passando a tecniche di no-tilling ti dicono che no, non possono funzionare, anzi… gli rovini il campo. Peccato che dopo la Dust Bowl negli Stati Uniti siano divenute quasi pratiche normali…

    In ogni caso sono d’accordo che l’improvvisazione vada bene ma solo fino ad un certo punto.

  27. marzo 5, 2009 alle 4:09 pm

    La questione sollevata da Ste è molto interessante e di non facile elaborazione…
    Non ho nessunissima esperienza ma a mio parere valgono queste parole:

    Rudolf Steiner warned in 1923 that beekeeping would become unworkable within 50 to 80 years. Abbé Warré recognized the decline too. Johann Thür, Bee-keeper (Wien, Gerasdorf, Kapellerfeld) in his book Bienenzucht Naturgerecht einfach und erfolgsicher. (2nd edition, 1946) described the decline – i.e. bee diseases – and blamed,above all, the use of frames.
    Thür argued that warmth is a hive’s most valuable asset after food and that the law of Nestduftwärmebindung – retaining the nest warmth and atmosphere (humidity, pheromones, and possible volatile compounds connected with nest hygiene) – should not be violated. It is less violated in a long format TBH than in a framed hive. (Comment contributed by Dr David J. Heaf, Newsletter & “Archetype” Editor, Science Group of the Anthroposophical Society in Great Britain.)

    TRAD:
    Rudolf Steiner amminì già nel 1923 che l’apicultura non sarebbe più stata sostenibile entro 50, 80 anni. L’abate Warré riconobbe anche lui il declino. Johann Thur, apicultore (Wien, Gerasdorf, Kapellerfeld) nel suo libro Bienenzucht Naturgerecht einfach und erfolgsicher. (2nd edition, 1946) descrisse il declino – i.e. malattie delle api – e condanno, soprattutto, l’utilizzo dei telai. Thur sosteneva che il calore fosse una delle condizioni primarie assieme al cibo e che la legge del Nestduftwärmebindung – mantenimento dell’atmosfera interna al favo (umidità, feromoni e possibili composti volatili collegabili all’igiene del favo)- non dovesse essere violata. Questa legge viene sicuramente preservata maggiormente in un TBH che non in un’arnia a telai.

  28. 29 Luigi
    marzo 10, 2009 alle 2:46 pm

    scusate, ma non e’ che le api sciamano cosi a muzzo per cavoli loro…. e opla’ trovano una regina sola soletta che le sottomette.
    L’alveare sciama quando le operaie cominciano ad essere troppe , allora allevano una giovane regina che al momento giusto volera’ via portando con se mezzo alveare.
    Se lasciate una regina da sola ad aspettare le api.. come minimo muore d’inedia… se la trovano le altre api invece mi sa che l’accoppano senza tanti problemi…

  29. 30 Luigi
    marzo 10, 2009 alle 2:48 pm

    ah per iniziare il favo , si comprano i fogli stampati in cera .. e li si incollano fondendoli ai telaini.. in genere si mette un sottile filo di ferro teso tra i telaini e ci si fa passare della corrente a bassa tensione con un trasformatore.. il filo si scalda e fonde la cera rimanendo inglobato e facendo da supporto per il favo.

  30. 31 Note sparse x tutti
    marzo 13, 2009 alle 12:42 pm

    Avrei alcuni suggerimenti per quelli che si vogliono lanciare nell’avventura TBH (cioe’ vi dico le cose che ho fatto io con un’amica):
    – adattare la larghezza dell’arnia TBH da Barefoot Beekeeper a quella dell’arnia italiana, in modo che poi’ e’ piu’ facile fare la transizione: io ho comprato due arnie italiane normali con nuclei su 5 telaini normali ciascuna, e poi, man mano che ampliavo, ho messo le top bar (barre portattelaino normali, ma senza poi il telaino), in modo che pe api potessero costruire liberamente. Poi pian piano vo a togliere i telaini senza covata e metto delle altre barrette al loro posto, e poi trasferisco il tutto in una TBH.
    Che ne dite?

  31. 32 Un'altra cosa
    marzo 13, 2009 alle 12:53 pm

    Nel fare questa “italianizzazione” della TBH e’ importatante in particolare rispettare l’inclinazione delle pareti, in quanto se le fate troppo verticali le api tendono ad attacare i favi (cosa che del resto a volte fanno ugualmente, vd i vari video TBH su Youtube).

  32. marzo 13, 2009 alle 1:48 pm

    …Porca! Vedi l’esperienza… mica c’avevo pensato… ma poi non è troppo larga e crea problemi con il mantenimento della temperatura da parte della colonia? Ma soprattutto… d’inverno, tu, chiudi il fondo?

  33. marzo 13, 2009 alle 1:50 pm

    No! Aspetta, un’altra cosa… ma se l’arnia italiana ha i lati verticali, quando trasferisci i top bar dall’arnia classica a quella orizzontale gli devi “limare” gli angoli?

  34. 35 bejolino_
    marzo 13, 2009 alle 2:00 pm

    Beh, non è molto più larga, e poi le barre portafavo hanno un “invito” di cera per la costruzione che è solo nella parte centrale: poi le pecchie costruiscono come vogliono, in termini di larghezza e lunghezza dei favi. (Per invito si intende un poco di cera di origine fidatissima colata in una fessura al centro della barretta portafavo).
    Non ho ancora fatto il trasferimento dalle arnie Dadant alle TBH, le mie api si sono appena svegliate, quindi non so se i favi da loro costruiti nella dimora provvisoria siano da limare o meno. Ho fatto alcune foto infilando la fotocamera nella porticina, ma non si capiscono bene le misure.
    E comunque la mia intenzione è di usare il sistema Warré, che mi convince di più, è ancor meno unvasivo delle TBH, pur a scapito della mobilità dei favi (che in America è obbligatoria in quasi tutti gli stati, mentre qua in Italia, per ora nessuno dice nulla).
    Ci vediamo domenica, anyway, vorrei parlare anche di traduzioni di materiale e di tante altre cose.

  35. 37 bejolino_
    marzo 13, 2009 alle 2:29 pm

    Vorrei apporfittare del tuo blog per chiederti se possiamo preparare e pubblicare una bibliografia indispensabile per noi che vogliamo fare l apicoltura naturalistica (la ho chiamata così perché tutti mi chiedono che sistema uso e non so mai cosa dire, visto che TBH per i più sta per To Be Honest e Warré per il nome di un improbabile ciclista alsaziano…).
    Chiamandola naturalistica cerco di far capire che il mio interesse è la preservazione dell api, e non il loro sfruttamento per avere il più miele possibile. Quando mi guardano un poco stupiti pensando che sono strano e un poco fesso, ricordo loro che non necessariamente devi avere un ristorante cinese se hai un cane, o un ristorante vicentino se tieni un gatto, ma che lo puoi fare anche solo per amore degli animali.
    Cmq quest anno (non mi va l apostrofo) ho lasciato loro tutto il miele, ed eventualmente ne toglierò un posc ora che faccio il lavoro del travaso, adesso che l inverno è felicemnete attraversato. Se non ce n è è segno che ne hanno avuto bisogno loro per scaldarsi nei mesi freddi.
    P.S. non ho chiuso il fondo dell arnia, solo c era il cassettino di controllo della caduta della varroa che un poco proteggeva, ma non mi pare abbiano sofferto…

  36. 38 iano
    marzo 14, 2009 alle 1:47 am

    voglio provare il ristorante vicentino ahah

  37. marzo 14, 2009 alle 1:11 pm

    Venduta la pubblicazione sull’apicoltura naturale o naturalistica che sia!!!
    Ci sto!

  38. marzo 14, 2009 alle 8:02 pm

    L’aspettiamo con ansia…

    Andrea scripsit.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

Per Contattarmi:

Aggiornamenti via mail?

Parte della libreria di OrtodiCarta

Prese al volo e rilanciate

how to be free manifesto

Pastafarian Blog

Accessi dal 8 aprile 2008:

  • 714,550 hits
Add to Technorati Favorites

Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

Foto di Carta

spina

gorgogliatore

fermentatore

Altre foto

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: