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Apr
09

Chrysopogon Zizanioides ed altre bestemmie

Tornare a casa è bellissimo.
Tornare a casa e trovare una serie di pacchi e pacchetti da aprire è ancora meglio.
Anche se avrò delle difficoltà a spiegare ai miei figli perché a natale non mi entusiasmo così tanto e soprattutto perché il contenuto dei pacchi non è di plastica colorata…

Vetiver… decine e decine di piantine di vetiver strette in una lunga e voluminosa scatola di cartone.
Quando l’ho aperta c’era ancora il sole, non aveva ancora iniziato a piovere ininterrottamente.
L’odore del vetiver è unico. Aprendo la scatola vengo investito dall’aroma che collego, ancora, a Marco, fornitore della “Real Casa del Mulino”, e alla Sardegna.

vetiver

Marco in sovrappiù, dando corpo all’ “economia dei legami deboli” (citazione un po’ tirata per i piedi, ma passatemela…), mi ha inviato 3 Kg di trinciato secco così da non dover aspettare che le piante si sviluppino per dare seguito ad una parte fondamentale del mio esperimento (adoro i campioni omaggio!).

trinciato

In permacultura vige una regola che sintetizzata malamente suona come: “tutto deve avere più di una funzione ed essere supportato da più di una funzione”. Il vetiver, pur essendo digeribile solo da ruminanti particolarmente affamati e non avendo nessun apprezzabile effetto se fumato, risponde a questa fondamentale regola. Il ché spiega anche perché io mi impunti su quest’erbaccia…

A cosa mi servirà l’incredibile ibrido sterile Chrysopogon Zizanioides?
• Consolidamento della sponda franosa e assorbimento dei nitrati lungo la ripa del pollaio (oggetto di un overgrazing canino per tre anni…)
• Drenaggio, mobilitazione dei micronutrienti e stimolazione dell’autofertilità del suolo nell’orto
• Produzione di biomassa ad alto contenuto di Carbonio e lignina (biochar, pacciamatura ecc…)
• Micro fitodepurazione
• La qualsiasi mi venga in mente nel frattempo.

Per chi si chiedesse come faccio a stare in giro, preparare l’orto, fare gli esperimenti e perdere così tanto tempo in internet… non so cosa rispondere. No, sinceramente, non saprei proprio cosa dire. Non sono né di “buona famiglia” né, tantomeno, riesco a farmi mantenere da Noemi… anche se ci provo spesso ma lei si rifiuta categoricamente! Comunque, ho l’indubbio vantaggio di non essere solo.
Ma sto divagando.

Cercherò di pubblicare ogni singola applicazione (anche se alcune sono talmente elementari da non richiedere più di un paio di righe…). Ogni possibile approfondimento può essere rintracciato nell’esaustivo e gratuito “Vetiver System Application” (via Marco)

IL VETIVER – parte 1 di 4 (esclusi imprevisti)

Ovvero:
come ti recupero una sponda franosa dopo che i cani l’hanno resa “morta” e, contemporaneamente la rendo un habitat adatto alle galline in barba alla volpe affamata.

Antefatti:
per qualche motivazione irrazionale e priva di giustificazione per circa tre anni i cani sono stati vincolati ad uno spazio “relativamente” piccolo (vincolati è un termine un po’ esagerato essendo assidui frequentatori della campagna circostante, ma passatemi il termine…).
In questi tre anni sono riusciti a distruggere quasi ogni forma di vita vegetale grazie ad un’abbondante calpestio, sconsiderata attività di perforazione a caccia di lucertole ed un pesante inquinamento da nitrati (i cani maschi si sa… tendono a spisciazzare abbondantemente ovunque…).
Per inverso, le galline avevano abbondante spazio per razzolare e godersi la bella vita ma erano estremamente “predabili” (con buona pace per due anatre, 3 pollastri ed un gallo andati ad incrementare la dieta a base di scarti dell’autogrill delle volpi locali) e stava iniziando a risultare veramente complesso trovare le uova…

prima-copia

Azioni:
Scambio delle zone tra cani e polli. In questo modo i cani pattugliano adeguatamente la zona (quando non dormono sulle mie balle di paglia) e le galline sono più vicine alla casa rendendo inutile andare fino alla compostiera per buttare gli scarti vegetali… ora li posso lanciare dalla finestra della cucina!
Come già detto, la costruzione del nuovo pollaio dovrebbe beneficiarle nella stagione invernale, mentre il luppolo che infesta la recinzione dovrebbe fornire una sufficiente ombreggiatura durante il periodo estivo.
Si è optato per un micro sistema “Balfour”.
Il sistema Balfour da “il libro dell’autosufficienza” di J. Seymour ed. 1977.

“E’ adatto per l’allevatore da cortile, o per coloro che hanno uno spazio molto limitato o un piccolo orto. Occorre un recinto attorno al pollaio, nel quale ammucchiare paglia, felci o quella vegetazione che avete sottomano. Inoltre dovrete avere un paio di recinti ad erba, o tre, se c’è spazio sufficiente, nei quali le galline possano andare direttamente da recinto a paglia. Le galline razzoleranno fra la paglia soddisfacendo il loro istinto, e risparmieranno l’erba. Poi le farete passare in un recinto ad erba, spostandole sull’altro dopo due o tre settimane. Mangeranno così anche un po’ di verde, mentre l’erba del primo recinto si riposerà e potrà tornare a crescere. Il recinto a paglia vi fornirà cinque quintali di buon letame all’anno per gallina. “

Il buon vecchio John la fa un po’ semplice come al solito… ma l’idea è più o meno quella… esclusa la parte sul letame di cui, avendo scelto di realizzare un orto sinergico privo di concimazioni, mi importa poco o nulla… forse come terriccio per i piantini, ma anche no…

aiuto-indesiderato

Utilizzo del Vetiver:
I tre recinti “a erba” sono disposti su dei terrazzamenti lungo la ripa che fa da argine al canale, “bruciati” dai cani e, conseguentemente, soggetti ad un forte dilavamento. E qui entra in scena la mirabolante piantina (sarebbe in grado di fare molto di più, ma non avevo ripe peggiori sotto mano per l’esperimento… è già difficile trovare un dislivello che superi il metro qui intorno…).
Ogni terrazzamento è stato delimitato da un filare di vetiver, in questo modo dovrei riuscire ad ottenere i seguenti benefici:
Consolidamento delle sponde franose.
Vedi “Vetiver System Applications – A Technical Reference Manual” parte 3
In inglese si chiamano “mulch-trap”… barriere che fermano e metabolizzano resti organici di varia natura collaborando alla ricostruzione del suolo ed alla ricostruzione “automatica” delle terrazze. (se i sedimenti non vengono rimossi a monte della pianta, lentamente si creerà un’a stratificazione che porterà alla letterale “crescita” del terrazzamento senza spaccarsi la schiena a spostare quintali di terra…)
Vedi “Vetiver System Applications – A Technical Reference Manual” parte 5 pagina 64 fig. 1
Assorbimento dei nitrati prodotti in eccesso dai cani
Vedi “Vetiver System Applications – A Technical Reference Manual” parte 4 capitolo 5
Nicchia ambientale per insetti (e quindi parziale fonte proteica per i polli…)
Vedi “Vetiver System Applications – A Technical Reference Manual” parte 5 capitolo 3.1
Delimitazione al suolo dei recinti ad erba (che saranno comunque costituiti da una rete mobile nella parte superiore… le galline volano!!)
• Quando completamente sviluppato, lo sfalcio, può diventare un’ottima pacciamatura sia così com’è sia come biochar
Vedi “Vetiver System Applications – A Technical Reference Manual” parte 5 pagina 73

impianto

Credo di essermi dimenticato un sacco di roba… ma per ora direi che è sufficiente.
Coming soon:
Vetiver 2 – Le piante perenni nell’orto… ovvero: l’erbaccia che aiuta…


76 Responses to “Chrysopogon Zizanioides ed altre bestemmie”


  1. aprile 7, 2009 alle 11:58 pm

    Bella Nico, bella anche la foto, me la riciclo di corsa…..Un abbraccio.
    Aspetto foto e notizie sulla produzione di energia.

  2. aprile 8, 2009 alle 12:20 am

    …coff..uhm…er… sulla produzione di energia si dovrà aspettare un’attimo… quanto meno che io mi costruisca un pirolizzatore “serio”… l’ultimo mi si è squagliato tra le mani…
    Ma gli esperimenti sul biochar viaggiano alla grande (solo non riesco a trasformare i gas in energia… per ora…)😉

  3. 3 Cristiano
    aprile 8, 2009 alle 7:46 am

    Sentite voi due propagatori di erbacce, ma quanto costano le piantine? E non esistono pirolizzatori seri che non si squaglino? Dopo il passaggio di Nicola ci piacerebbe sperimentare anche qui…

  4. aprile 8, 2009 alle 8:10 am

    Sui costi delle piantine s’ha da contattare Marco direttamente (io non becco percentuale, giuro!)🙂
    Per il pirolizzatore… un mio amico ne ha importati 6 dalla cina (un po’ degli scassoni ma funzionanti) mi pare che la cifra si aggiri tra i 200 e 300 euri (che è anche il motivo percui cerco di costruirmene uno…)

  5. aprile 8, 2009 alle 8:49 am

    Ciao Nicola, sono contento del tuo ritorno… il mio vetiver è rimasto secco… e temo per la sua vita😦

  6. aprile 8, 2009 alle 9:06 am

    @Calore Ti sorprenderà tra qualche settimana, le gemme stanno covando sottoterra alla base della pianta, in questo momento la parte aerea visibile è al suo minimo di vitalità, un po’ come la notte che si fa più scura prima dell’alba.

  7. 7 Cristiano
    aprile 8, 2009 alle 9:23 am

    Nico, mi dai più notizie sui “cassoni cinesi”?

  8. 8 amalia
    aprile 8, 2009 alle 10:13 am

    …BENTORNATO!!!

  9. aprile 8, 2009 alle 10:57 am

    @Marco, lo spero con tutto il mio cuore che il Vetiver prenda finalmente il suo posto a fianco della imhoff!!!

  10. aprile 8, 2009 alle 11:45 am

    Grazie dei bentornato!🙂

    Ciao Marco (Calore)! Sono una disgrazia… sono secoli che non mi faccio più sentire… pensi di riuscire a passare prossimamente con le bambine? Abbiamo attrezzato una fenomenale “area bimbi” (in realtà io la chiamo recinto “per bestiame minorile”)

    @Cristiano… i cassoni cinesi sono grosse scatole di legno laccato di rosso e nero usate tradizionalmente per la ceriomonia del tè (ce lo coltivano dentro)… 😀 Non ho idea! Dove l’hai sentito? Magari io le chiamo con un’altro nome…

  11. 11 Luigi
    aprile 8, 2009 alle 11:54 am

    il vetiver interessa pure a me.. ho una bella scarpata a picco di tufo che sta inesorabilmente franando..
    Marco mi fai un prezzo per un po’ di piantine? Grazie
    ciao

  12. aprile 8, 2009 alle 12:03 pm

    @ Cristiano “bis” – ok. ci sono… sono fondamentalmente delle fornaci downdraft per la produzione di gas di legna e, come prodotto collaterale, biochar…

  13. aprile 8, 2009 alle 12:49 pm

    PS. – chi fosse interessato alle mirabolanti piantacce… passerò i contatti direttamente a Mr. Vetiver che sarà in grado di darvi tutte le informazioni del caso😉

  14. aprile 8, 2009 alle 3:40 pm

    Su facebook ho caricato una foto in giacca e cravatta!!
    HAHAHAHAHAHAHAH!!!!!!!!

  15. 15 sb
    aprile 9, 2009 alle 6:19 am

    salute, qualcuno di voi sa dirmi cosa posso fare per eliminare la bolla dal pesco.
    ciau ne

  16. 16 lalica
    aprile 9, 2009 alle 7:38 am

    Per la bolla del pesco piantare nasturzio e aglio ai piedi dell’albero
    (per me in fase di sperimentazione)

    p.s. Nicola, non penso che il vetiver possa andare bene da mettere sotto agli alberi da frutta (o forse si?) però mi hai messo un bel dubbio: cosa posso usare per ripulire il terreno dai nitrati di produzione canina? erba medica forse?

  17. 17 Luigi
    aprile 9, 2009 alle 11:49 am

    lalica , secondo me potresti piantare fave e carciofi..anche la semplice insalata e’ un’ottima spugna per i nitrati (guai se poi li mangi pero’).

  18. aprile 9, 2009 alle 11:54 am

    seguo con trepidanza l’esperimento vetiver!!

    @lalica: qualsiasi cosa piantata ai piedi dell’albero non argina purtroppo la bolla del pesco, che è una virosi. ahimé è così.

  19. 19 Luigi
    aprile 9, 2009 alle 12:08 pm

    mi e’ anche venuto in mente il mais e anche i girasoli (quelli alti) dovrebbero consumare parecchio azoto. La medica pure mangia azoto a palla pero’ il seme e’ caro..potresti abbinarla a prato polifita o a qualcosa tipo loietto. Poi lasciarla andare a seme in modo da farla espandere.

  20. aprile 9, 2009 alle 12:13 pm

    Questo è il metodo utilizzato da Tony Cisse in Senegal alla base degli alberi da frutto per creare una cintura umica e portare in profondità materia organica, funziona anche dove non esiste possibilità di irrigare, il metodo è decisamente intelligente.
    X la bolla del pesco, to the best of my knoledge, so che si deve trattare il legno in inverno, e poi alla schiusa delle gemme con solfato di rame e calcio, composto noto come poltiglia bordolese. Se come immagino, sei in ritardo, passalo comunque, al massimo avrai danni limitati.
    La poltiglia bordolese è accettabile anche x l’agricoltura biologica, controlla però le quantità….

  21. 22 Luigi
    aprile 9, 2009 alle 12:16 pm

    sb per la bolla del pesco:
    ci sono degli interventi chimici da effettuare periodicamente, si interviene alla caduta delle foglie e poi si ripete a fine inverno alle prime piogge infettanti dopo la rottura delle gemme, ripetendo quando serve.
    i prodotti sono nell’ordine:
    Ziram (al max 2 interventi l’anno e MAI sulle foglie)
    Dodina
    Ditianon
    Difenconazolo (al max 4 volte l’anno)
    puoi anche provare con prodotti rameici in autunno

    Occhio che per qualcuno dei prodotti devi avere il patentino per comprarli /usarli. per cui fai attenzione a non farti male.

  22. aprile 9, 2009 alle 12:16 pm

    Il vetiver assorbe i composti dell’azoto come i piccoli lo zucchero filato al circo….
    Non è di certo la panacea, ma un po’ di pacciame serve sempre in casa…

  23. aprile 9, 2009 alle 12:24 pm

    Io voto per i girasoli… sono in grado di assorbire anche l’uranio e sono belli (oltre a “fumigare” naturalmente il terreno (non li mettere comunque troppo vicino agli alberi con radici superficiali…
    Per la bolla del pesco non ho dati sperimentali personali ma… è un fungo, ormai te lo sei preso e te lo porterai fino all’autunno (taglia i rami morti, raccogli le foglie infette brucia tutto bene, mantieni una pacciamatura di compost alla base dell’albero ma non in contatto con il tronco… incrocia le dita e vai!). Il prossimo anno potresti provare a a fare delle irrorazioni di Acqua e bicarbonato ad inizio stagione (prima che metta le foglie), 1 cucchiaino per 1 litro circa, oppure, provare ad irrorare con compost tea in modo da “precolonizzare” la superficie e non lasciare spazio alla “Taphrina deformans”… esagerare e autoprodurti dell’aceto di legna (aceto pirolegnoso) e lanciarti nella sperimentazione delirante!!!😉
    p.s. l’aceto di legna è un sottoprodotto delle pirolisi per la produzione di biochar… ogniuno ha le sue ossessioni…🙂

    Ma poi… in definitiva… sta diventando endemica…

  24. aprile 9, 2009 alle 12:27 pm

    @ Marco – ma che figo! Voglio andare a coltivare alberi in Senegal!!!

  25. 26 Salvatore
    aprile 9, 2009 alle 4:37 pm

    w il vetiver!

    OT
    @ Nicola
    le api sono arrivate?
    ciao

  26. 27 lalica
    aprile 9, 2009 alle 6:23 pm

    ohibò…
    mettiamo ordine:
    a) se nasturzio e aglio non prevengono la bolla dovrò presentare formale reclamo a chi, durante un corso sulla coltivazione sinergica mi ha dato delle fotocopie con queste informazioni.
    b) formale reclamo anche verso gli autori di alcuni libri di coltivazione biologica.

    c) c’è anche da dire che da ‘gnuranta qual sono pensavo che il problema si presentasse molto più avanti (il che mi fa essere felice per averne piantati un paio nell’estate avanzata scorsa) e quindi avete pure ragione voi😛

    per lo spazio-cane.
    il cane ancora ci vive (e ci vivrà per almeno 5 o 6 anni vista la sua età) se questa pasqua la pioggia ci grazia ingrandirò i recinti che ho fatto alle piante “per salvare il nasturzio” e studierò una specie di pollaio (erbaio) mobile da due metri quadri per dar tempo all’erba di crescere prima che l’animalA ci passeggi sopra.

    per luigi: sull’insalata ai nitrati mi hai convinto😛 non la mangerò (e non la pianterò perchè le limacce sono già in azione)
    ma il resto? mais, fave, etc?

    potrei cmq ripiegare sui girasoli di cui ho molti semi autoprodotti (da mangime per criceti asd) e sull’erba medica. la seconda per un assorbimento rapido, i primi perchè una volta cresciuti il cane non dovrebbe riuscire a toglierli (salvo interventi smodati visto che è riuscita anche a tirarmi via un albicocco spontaneo di circa 3 anni -dannata cagnolina la prossima volta la lascio al canile-)

    altra idea gustosa è il vetiver, magari così risolvo anche il problema del pacciame…
    cià che mi ci concentro un pò.

    (ah come sempre grazie per le millemila idee)

  27. aprile 9, 2009 alle 6:35 pm

    @lalica: le fotocopie che citi spiegavano anche su quale fondamento scientifico ritengono che dell’aglio piantato ai piedi di un albero possa intervenire su un patogeno e questo in particolare? A me interesserebbe molto. O se si riesce almeno sapere su quale dei quattro stadi della diffusione della Taphrina deformans, l’agente della “bolla del pesco”, interviene la coltura di aglio ai piedi della pianta. Sarebbe inoltre interessante capire come l’aglio a terra possa arginare in seguito la disseminazione delle spore di t.d. da altre piante o evitarne il contatto / attecchimento sulle piante di pesco…
    Ti ringrazio davvero tanto se puoi trovare il tempo di trascrivere le informazioni che hai, mi interessa molto🙂

  28. 29 sb
    aprile 9, 2009 alle 7:10 pm

    non rileggendo il tutto ho capito che dovrei dar dei soldi alla bayer, comprarmi una tuta da palombaro, e con la patente irrorare ,intutato, il pesco. poi prendere il bicarbonato (ma secono me è meglio il malox). mi friziono poi con l’aglio e mi avveleno con il nasturzio e smetto di dar la benzina ai cani che se no cagano nitrati e quando passo il decespugliatore mi avveleno anche con quello. dimenticavo, a natale metterò i semi di girasole sull’albero per la fosforescenza e probabilmente andrò in ferie in senegàl. le pesche le comprerò di contrabbando.
    grazie a tutti.
    ciau ne

  29. aprile 9, 2009 alle 7:33 pm

    @sb: non vedo perché tutta la questione “bayer” per così poco. una buona soluzione è scegliere dei genotipi di pesco adatti alla zona in cui si coltiva o, ancora meglio, non pretendere le pesche melba in Pianura Padana e il riso baldo in Sicilia😉

  30. 31 lalica
    aprile 9, 2009 alle 9:03 pm

    bbbooooni, state bbbooooni
    quello di sb era il suo modo per dire che è confuso

    sui genotipi mica si può sempre scegliere: io mi sono ritrovata quel pesco e che faccio? lo trancio per far posto ad altro? (asd, io manco tolgo le erbette selvatiche per tenere il mio giardino (da intendersi tipo “il mio te§§§§§oro”) al meglio o comunque per non rovinarlo troppo)

    per la maestra erbaviola (ebbene si, quando ho cominciato a farmi domande sull’orto sul balcone google parlava sempre di lei e io pativo perchè c’è stato un periodo che il suo sito era latitante. quindi per me è maestra, soprattutto ora che il suo sito è di nuovo up):
    bella gioia! mi cogli in fallo, ho qualche problemino con l’ordine e la classificazione del cartaceo (non cambierò mai)
    ho bisogno di tempo per ritrovare quelle carte (che la mia memoria vuole ben ordinate in una copertina di plastica bianca). Nel frattempo “accontentati” di questo libro (che dovrei anche avere letto, ma all’epoca forse per me nasturzio era solo una parola strana e “bolla del pesco” un’astrazione dunque non avevo memorizzato)
    http://books.google.it/books?id=87xmXFuhhjIC&pg=PA90&lpg=PA90&dq=bolla+del+pesco+nasturzio+aglio&source=bl&ots=oLVLb8awcJ&sig=jAsmJwt33j4cGKxjaYTLwIbFrxE&hl=it&ei=OCfeScy7GJSRsAaM8I0V&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1#PPA89,M1
    come potrai leggere si parla di “piante ad azione repellente da consociare”
    sul resto (tipo gli stadi di un virus etc etc etc) non ti aspettare troppo da me, io navigo a vista e cose tipo “stadio”, “agente” e nomi latini sono sciocchezze che lascio alle persone più istruite di me, in fondo l’esperienza insegna e se mia nonna (ignorante come me) mi “rompeva” dicendo “mangia la buccia che ha le vitamine” oppure “mangia la pellIcola del latte che fa bene” ed oggi trovo i riferimenti scientifici a queste cose, mi basta e mi avanza per fidarmi dell’esperienza (che ci era arrivata prima, MA MOLTO PRIMA DELLA SCIENZA!)

  31. 32 lalica
    aprile 9, 2009 alle 9:08 pm

    …mi vien da dire che ne sapeva molto di più mia nonna che tanti “uomini di scienza” del giorno d’oggi.

    il che non vuol dire che io denigri o snobbi la Scienza.
    vuol dire solo che sono d’accordo con Fukuoka quando dice che molti scienziati affrontano solo il loro particolare ambito e tendono ad isolare un aspetto analizzandolo in quanto tale e non nella sua globalità ed interazione con “altro” (traduzione con parole mie)

  32. aprile 9, 2009 alle 9:57 pm

    @ Salvatore – il 14 porto l’arnia da trasporto in valle dall’apicoltore bio in attesa di uno sciame… s’è deciso per la soluzione più naturale senza tanti passaggi e spostamenti. Leggasi “arnia da trasporto” come una mini top bar a 8 barre (o meno… dipende da come mi viene!)

    Per entrare nel dibattito.
    @ sb – ti prego! adottami! Voglio crescere con la tua futura bambina! (mentre ci sei potresti adottare anche mia moglie ed i due pargoli? vale il ricongiungimento famigliare?)

    Per l’angolo della scienza che mia nonna abitava sotto la Mole Antoneliana e l’orto non ce l’aveva e o dovuto inventarmi tutto: l’aglio viene segnato spesso nelle consociazioni poichè dotato di funzioni antibatteriche ed antifungine… il nasturzio come pianta “trappola” per parassiti vari (soprattutto afidi… essendo il mio in ritardo, i suddetti stanno banchettando con le fave…). Rimane da capire come possa agire sulle spore trasportate dal vento…
    Detto questo.
    Da anni la bolla del pesco è diventata la “bestia nera” di chiunque abbia un pesco in casa. La mia teoria (e non solo mia, che le mie, tendenzialmente, le copio da altri…) è che a furia di trattamenti la simpatica spora si sia evoluta in maniera da resistere e che le varie ibridazioni dei cultivar siano risultate in specie più produttive ma meno resistenti.
    Un po’ come i meli… nessuno può più farsi una siepe di biancospino per non intralciarne la coltivazione industriale…
    Ergo: se avete un pesco “melosontrovatoemelotengo” provatele tutte (meglio se non chimiche, io eviterei persino la poltiglia bordolese…) sennò scegliete peschi di vecchi cultivar a radice “libera” (senza il pane di terra per intenderci).
    Conclusione con il botto: io di alberi da frutta capisco una fava… ma di muffe e funghi un po’ di più… andrò alla ricerca del Graal!

    Ma com’è che anche nel delirio le discussioni sono sempre così avvincenti?
    Sono felice…🙂

  33. 34 lalica
    aprile 10, 2009 alle 12:36 am

    dici:
    Ma com’è che anche nel delirio le discussioni sono sempre così avvincenti?

    secondo me perchè sono discussioni ‘per capire’ e non discussioni per ‘avere ragione’.

    differenza non da poco eh?!?!??!?!
    sarà la vecchiaia che incombe ma io la vedo così🙂

  34. 35 Luigi
    aprile 10, 2009 alle 7:18 am

    boh.. Sb, in effetti le pesche di contrabbando mi paiono un’ottima idea😉
    Chissa come si diventa spacciatore di pesche?.
    Comunque, un anno ho avuto pure io la bolla del pesco… pero’ a me e’ venuta nella piega del gomito. Quella volta pero’ mi son rifiutato di farmi trattare con lo Ziram e ho usato solo catrame.. si quello da asfalto, puzzavo come uno stradino dopo una giornata di lavoro, ma alla fine e’ passata, forse da sola. A questo proposito, per concludere, cito mio nonno, medico condotto che dopo 50 anni di attivita’ ha distillato questa perla:
    ” AL MONDO ESISTONO DUE TIPI DI MALATTIE, QUELLE CHE TI UCCIDONO E QUELLE CHE PRIMA O POI GUARISCONO DA SOLE”.

  35. 36 Luigi
    aprile 10, 2009 alle 7:21 am

    ah ancora una domanda… Nicola… ma tu ce l’hai il porto d’arnia?…;)

  36. 37 Salvatore
    aprile 10, 2009 alle 8:49 am

    quoto Lalica alla grande!
    ma io ho un pesco in casa? boh! questo la dice lunga di quanto ci sto in casa. Comunque anche se non avessi il pesco sono sicuro di avere la bolla che il nostro giardino è una collezione completa di fitopatogeni. Ho fretta… si vede da come scrivo?🙂

  37. aprile 10, 2009 alle 12:52 pm

    @Luigi – voglio essere adottato anche da tuo nonno! (no… non ho il porto d’arnia, neanche quello da galline e tantomeno quello per le faraone programmate per vivere allo stato brado… vivo nell’illegalità😉 )

    Ottima sintesi Lalica! (sono quasi commosso!)

    @salvatore – mi hanno appena passato sottobanco un microspio USB da collegare al pc (va che se ne inventano di cazzate!) aspettati dei macro di qualsiasi schifezza parassitaria e non!

  38. aprile 10, 2009 alle 1:05 pm

    HAHAHAHAHAHAHAH!
    Sei unico!!!

  39. 40 Camille
    aprile 13, 2009 alle 3:44 pm

    Ciao
    Leggo in un libro -purtroppo abbastanza impreciso- di un tipo bretone che contro la bolla lui ha piantato nasturzio e cipolla d’inverno , ma che altri attaccano ai rami dell’albero dei filetti riempiti di gusci di uova crude. Questo per usare le proprietà anti funghi della silice contenuta nel guscio. Forse è da aggiungere all’elenco delle proposte per l’albero di sb.

  40. 41 sb
    aprile 13, 2009 alle 5:23 pm

    grazie tutti, proverò con i gusci delle uova.
    ciau ne

  41. aprile 13, 2009 alle 7:02 pm

    Allora, ricontrollando il libro della nonna sui rimedi contro pesti e malocchi, ho trovato una cosa interessante circa i gusci d’uovo: si sistemano gusci d’uovo lungo le file di cavoli e brassicae in generale per tenere lontana la cavolaia( la farfalla bianca col punto nero sul fondo dell’ala): lei vede che uccelli (che in genere adorano i bruchi) hanno deposto nei pressi ed i loro piccoli probabilmente potrebbero crescere a spese della sua progenie di bruchi verdi, dunque sloggia. Aggiunge anche che per completare l’effetto si pianta della salvia ogni metro circa e, sulla stessa linea si sistemano matite (o comuni zeppi) con mezzo guscio rovesciato sopra.
    Nonna dixit.

  42. aprile 13, 2009 alle 9:11 pm

    Anche a me non spiace l’idea degli ovetti appessi all’albero…
    Per le cavolaie c’è sempre la storia carina delle vespe che predano i bacarozzi i quali, sciocchi, non sono in grado di riconoscere un ronzio da un’altro… da qui (oltre ai mille altri buoni motivi) l’idea di prendere le api…

  43. 44 medo
    aprile 14, 2009 alle 8:42 am

    I più grandi divoratori di cavolaie (non della farfalla ma di quel vermetto là dopo la schiusa) sono la cinciallegra e la cincia , seguite dai picchi e dai passeri varii e poi dalle vespe. Per attirare i primi uccellini , usate delle mangiatoie con dentro delle nocciole (meglio se mischiato ad alcuni pezzi di formaggio anche ammuffito che hanno lo stesso profumo batterico e di salumeria delle larvette) e mettetele non lontano dai cavoli infestati. Intanto che fanno il loro pasto , gli uccellini fanno cacca e vi lasciano un poco di nitrati , qualche microgrammo di fosfati e va beh purtroppo anche un pochino di sale.

    Comunque il paradigma è che le larve ed i bruchi “sanno” di insaccato , di affumicato , di frutta secca e di formaggio , in generale , quindi se volete attirare uccellini che mangiano i vostri nemici dell’orto , fate attenzione a mettere trappole (AEREE mi raccomando) con un contenuto mescolato pensato per far arrivare una cincia piuttosto che un’aquila ecco.

  44. 45 Luigi
    aprile 14, 2009 alle 1:05 pm

    Le aquile non bastano..qui da me i “nemici dell’orto” sono i bipedi implumi dotati di radiolona a palla e di ampio bagagliaio della Duna sportswagonsupersensorround..

    invece dei gusci d’uovo, pensavo di provare con teschi umani….

  45. aprile 14, 2009 alle 10:36 pm

    Dai, Luigi, pasquetta è passata anche quest’anno!😉
    (Qui da me, tutti gli anni viene fatto un rave che dura tre giorni e tre notti…)
    Comunque, tra le tante mitologie legate a Steiner c’è anche quella secondo la quale il buon Rudolph avrebbe sostenuto che il sistema delle ceneri dinamizzate per tenere lontani i parassiti avrebbe potuto funzionare anche con gli esseri umani… ma credo sia una di quelle mitologie tipo Einstein che sostiene la scomparsa del genere umano 4 anni dopo la scomparsa delle api…

    Medo e Camille! il pomeriggio passato qui da me è stato troppo breve! Devo riorganizzare la cosa in maniera più costruttiva!!😀
    e visto che qui di cince se ne vedono poche (per ora) inizialmente dovrò sopperire con le faraone…

  46. aprile 14, 2009 alle 10:38 pm

    …oh, sia ben chiaro: con “da me” intendo sull’altro argine del fiume… non nel mio cortile!

  47. 48 Luigi
    aprile 15, 2009 alle 12:18 pm

    mmhgia e’ passata.. son passati pure i pastori.. ora passano i meccanici per i tagliandi ai trattori.. ma si puo mai stare in pace?. Son fesso io pero’.. ho passato mezza vita da solo a navigare a vela in mezzo al mare… potevo ben continuare invece di mettermi a giocare col fango..

  48. 49 Salvatore
    aprile 15, 2009 alle 7:35 pm

    Luigi,non ho ancora conosciuto un ex marinaio che non sia appassionato di agricoltura🙂
    Ci sarà una ragione in particolare? io non l’ho trovata.
    saluti

  49. 50 Camille
    aprile 15, 2009 alle 9:30 pm

    Non voglio usare questo post e i commenti come un “fourre-tout” (nessuna voglia di trovare l’equivalente in italiano), pero’ è stato un grande, felice… e troppo breve momento. E guarda che abbiamo anche vissuto la scena patetica del “ciao alla casa di Nicola” dal ponte dell’autostrada quando siamo tornati in Francia il giorno di Pasqua…

  50. aprile 15, 2009 alle 9:33 pm

    Buongiorno mi presento:
    mi chiamo Marco e sono un appassionato di agricoltura, specialmente quella che può far tornare un minimo indietro l’orologio.
    In passato (solo 20 anni fa) ero un sottufficiale di Marina Militare specializzato in Telecomunicazioni: fonia, Morse (tanto tanto Morse) e telescriventi.Ho messo insieme tante miglia da fare il giro del mondo una volta e mezza.
    Non so perchè lo dico, sembra un rito catartico tipo gruppo alcolisti anonimi.
    Ciao sono Marco (buongiorno Marco).
    @ Salvatore e Luigi: Ho aggiunto anche un dettaglio in più: negli 15 ultimi anni mi guadagno da vivere lavorando per una compagnia aerea, sicchè navigo ancora, ma per aria.
    Ex naviganti contadini, uniamo le forze, stendiamo un proclama e conquistiamo il mondo!
    Scusa Nico, mi è uscita così….

  51. 52 Luigi
    aprile 15, 2009 alle 9:44 pm

    visto che dobbiamo confessare il passato.. seguo l’esempio di marco.
    Ebbene si, tanto mare.. soprattutto vela. In genere mostri estremi da regata, carbonio,kevlar e titanio….spesso fuori in mare per collaudarli, e poi in regata.
    Alla fine dopo tanta acqua salata , aria pulita e cieli stellati, mica puoi chiuderti in un ufficio.

  52. aprile 15, 2009 alle 9:45 pm

    E con questo abbiamo dimostrato a Camille che qui il “fourre-tout” è ragola imperante😀
    … ma pure in marina sei stato?
    Per chi non lo sapesse: Marco in marina doveva essere una cosa che Richard Gere in “Ufficiale Gentiluomo” era una sciacquetta inutile!!😉

  53. 54 lalica
    aprile 15, 2009 alle 10:13 pm

    “inutile” vallo a dire alla tipa che l’ufficiale si è portato via in braccio.

    (ok confessioni per confessioni ho un passato da amante degli harmony, vi par poco? ahahahah)

  54. 55 lalica
    aprile 15, 2009 alle 10:17 pm

    (shhh qualcosa mi dice che devo aver letto troppo di corsa e capito poco il riferimento alla sciacquetta…
    …quando ci presentate sto marco????)

  55. 56 sb
    aprile 16, 2009 alle 6:57 am

    io con l’acqua non ho ancora smesso; continuo a sfracellarmi le ginocchia sui pietroni dei torrenti gelati che ci sono qui in giro.

  56. 57 Salvatore
    aprile 16, 2009 alle 8:46 am

    Anch’io con l’acqua non ho ancora smesso, ma invece di essere ufficiale e gentiluomo in una sfavillante nave della marina mi tocca fare la cozza in puzzolenti pescherecci🙂
    Ogni tanto faccio il dandy sulla barchetta a vela di un mio amico, se (il paraculo) non riesce a completare l’equipaggio tutto al femminile.
    saluti

  57. 58 Luigi
    aprile 16, 2009 alle 9:32 am

    beh ragazzi, se va male con l’orto..penso si possa tranquillamente pensare ad un equipaggio per il mare aperto..In fondo sembra che qui il piede marino sia caratteristica comune.🙂

  58. 59 amalia
    aprile 16, 2009 alle 11:32 am

    :)))io faccio la morta a galla…vale lo stesso???🙂

  59. 60 Luigi
    aprile 16, 2009 alle 4:53 pm

    eccalla’.. amalia, ammettilo…stai cercando di scroccare un giro in barca!!🙂
    Dopo che qualcuno ha lucidato Marco mi sa che le fanciulle tenteranno un abbordaggio.
    Vabbe io la metterei cosi.. per ora navighiamo distese di erbamedica.. se ti va ,Amalia, vieni a zappare un po’ qui.. poi vedrai che un giro in barca ci scappa😉

  60. 61 amalia
    aprile 16, 2009 alle 5:39 pm

    CARO Luigi io non zappo neanche nel mio orto…un orto lasagna è per la vita :)))

    comunque un accordo si trova sempre…ciao

  61. 62 Luigi
    aprile 16, 2009 alle 6:59 pm

    odunque poi,per favore, mi spieghi cosa e’ un orto lasagna.. che a me gia dal nome piace🙂.
    Si, un accordo in genere si trova…comunque se non ti piace zappare, di roba da fare ce n’e’ parecchia.. andare in giro col trattore, riflettere in un prato di mentuccia all’ombra di un ciliegio, osservare le nuvole mentre l’insalata cresce..assaggiare se il vino della cantina e’ ancora buono e non sta per caso andando a male..e cosi via.

  62. aprile 16, 2009 alle 8:42 pm

    Lasagna garden: tradotto in parole molto povere… coltivi una sorta di compostiera a forma di orto senza lavorare il terreno ma creandone di nuovo. Ruth Stout vive e combatte con noi!😉
    p.s.- desolato per tutte ma Marco è sposato con una bellissima signora!

    @Lalica – dimmi che avevi anche il poster di Miguel Bosè all’epoca di “superman” e ti faccio conoscere mia sorella!!😀

  63. 64 amalia
    aprile 16, 2009 alle 9:05 pm

    ohh! adesso sì che parliamo la mia lingua…possiamo cominciare con un giro sul trattore, che non l’ho mai fatto.
    per quanto riguarda l’orto lasagna(confesso che mi sono convinta a farlo soprattutto per il nome ;))leggasi anche orto a strati, mi è stato suggerito da San Nicola, dopo un lungo giro di mail, data la mia scarsa propensione alla zappa al poco tempo da dedicare all’orto(ogni tanto lavoro)e ad un terreno da troppo tempo incolto.youtube è pieno di video in merito alla voce lasagna garden…

    ps non so a voi ma a me questo blog piace:)e mi fa ridere tanto…si comincia col vetiver e poi si finisce con la lasagna…ma sarà davvero finita?boh! a domani…

  64. 65 Luigi
    aprile 16, 2009 alle 9:33 pm

    mmh lasagna garden… io pensavo di fare anche il tortellino garden.
    Ok amalia, allora fai una cosa, mettiti d’accordo con nicola e passate a trovarmi che facciamo un giro col trattore..

  65. 66 lalica
    aprile 16, 2009 alle 9:57 pm

    IL tortellino garden non è male…
    potresti fare un bancale a buco di serratura “chiudendolo” (notare la battuta) un pò di più…

    per Nicola.
    niente poster dell’amante dei camperos (bellissimi e machissimi stivali, lo dico per gli under 40) perchè all’epoca vivevamo stretti e non avevo una stanza mia.
    però sognavo (rigorosamente ad occhi aperti) che sarebbe arrivato a prendermi con un macchinone da qui a lì facendo morire d’invidia le mia compaesane
    Vale?
    se non basta ho un compagno di vita che ha venduto un boccale dicendo che ci aveva bevuto Lui (a cosa non porta l’invidia maschile…)
    Aiuta?

    per l’orto a lasagna…
    FERMI TUTTI!!!
    grazie ad un consiglio di Mauri di http://terraedintorni.blogspot.com ho già il progetto (quasi completo, mi sto spaccando la testa sulle verdure da inserire e come accoppiarle) ed il preventivo della segheria.
    Date tempo alla pioggia di spiovere (ve l’ho detto che Frate indovino prevede pioggia fino al 25 aprile?) e si parte all’attacco.

    Anzi a tal proposito (così torniamo seri😛 ) avevo un paio di domande per Nicola:
    a) avevo pensato di distruibuire del carbone teacompostato sul fondo della lasagna. Riflettevo che quando leggevo del suo utilizzo nei filtri d’acquario (sconsigliato oggi perchè si tende a fare filtri naturali come possono essere, ad esempio, quello postato da iano sul suo blog o le vasche di fitodepurazione degli scarichi) parlavano di un tempo di saturazione abbastanza lungo, tipo un mesetto… basteranno 48 ore nel teacompost per saturarlo???

    b) il carbone che intendo teacompostare è composto da legna carbonizzata in una vecchia caldaia a legna e carbon fossile (farò della carbonella con metodo tradizionale ma più avanti, magari quando avrò i figli del mio compagno a casa così imparano qualcosa, ed utilizzerò le potature dei peschi e dei prugni ammalati).
    Perchè mi dirai? due motivi: 1. ne ho un chiletto o due 2. perchè da qualche parte ho letto (e di nuovo non chiedetemi dove che ormai sono la confusione fatta persona) che un pezzo di carbon fossile nel buco di una talpa aiuta a tenerle lontane. Che dici, ti risulta? e nel caso, secondo te potrebbe funzionare?

  66. aprile 16, 2009 alle 11:13 pm

    del carbon fossile e delle talpe non saprei proprio dirti…
    ma te guarda che collezione di robe… dalle uova contro la bolla al carbone per le talpe…

    Sulla saturazione non mi preoccuperei… in un filtro per acquario devi attendere che le cariche batteriche si inneschino ed inizino a lavorare, in un bagno di compost tea le cariche sono già presenti ed attive… devono solo essere assorbite dalla struttura spungiforme del carbone.
    E poi, tritalo un po’ fine. (hai bisogno di micrositi… tu non li vedi ma ci sono anche nelle schegge piccole piccole…)

    Bellissimo il lasagna garde di Mauri! Ha anche molto delle hugelkultur http://www.richsoil.com/hugelkultur/

  67. 68 GioGio
    aprile 29, 2009 alle 2:42 pm

    Ciao. Scusate il disturbo, ma non è che qualcuno potrebbe dirmi dove si possono richiedere queste piantine di vetiver? No, perchè se cerco in rete mi viene fuori un gruppo folk californiano e tutti i cosmetici in cui questa pianta è impiegata.

  68. aprile 29, 2009 alle 9:22 pm

    Puoi contattare http://www.vetiversardegna.it o http://diariodellacoltivazione.blogspot.com
    … sul motore di ricerca ai ragione! Dobbiamo avvertire Marco di darsi un mossa a migliorare il suo google rank! 🙂

  69. 70 GioGio
    maggio 6, 2009 alle 2:22 pm

    Grazie. Sarei curioso di provarle: un terreno di montagna davvero ripido.

    Non credo che questo sia il posto giusto per far ancora domande, ma non so bene dove farle. Ho visto che segui John Seymour. Mi chiedevo se esiste anche in italiano una traduzione della guida completa. Per adesso ho preso quella in inglese, ma faccio un po’ fatica.

  70. maggio 6, 2009 alle 4:32 pm

    Heilà, come state?
    @Nico: hai già legnato il pioppo per l’inverno? giuridicamente parlando, se è in casa tua è tuo, immagino.
    E voi tutti?
    Io sono alle prese con il raddoppio della coltivazione e delle consegne di vetiver da sbrigare prima del 16.
    Qui tutto sta cicciando, modo rustico per dire che ho notato alla base delle piante di vetiver una buona quantità di nuova vegetazione data dalle gemme basali.
    Oggi ho fresato le interfila e nei prossimi giorni partirò di rasasiepi per abbassare le nuove propagazioni ed incentivare la formazione di nuove gemme.
    Non escludo una concimazione foliare a base di urea (INORRIDITE!).
    Oggi ho anche trovato il tempo di fare una quindicina di metri quadri di orto pacciamato che riempirò di gustose piantine dal frutto o bacca edule nei prossimi giorni.
    Quest’estate mi faccio le zucchinette neonate alla scapece, conoscete?
    Un abbraccio fortissimo da contadinazzo a tutti dalla Sardegna.
    P.S. Se passate da Olbia, quest’estate, avvertitemi per tempo che ci si fanno 2 birre!

  71. maggio 6, 2009 alle 10:12 pm

    Ciao GioGio, che io sappia la Mondadori ha appena rieditato la Guida all’autosufficienza di J. Seymour metre il manuale sull’orto bisogna andare a cercarlo sulle bancarelle dell’usato o fare dei “furti” in biblioteca

    @Marco : Vuoi dirmi che quelli fuori dal mio giardino non posso prenderli? Porca! Ora mi tocca reincollare tutte le schegge di cippato che ho fatto per pacciamare le patate!😀
    e sarebbero le zucchette alla scapece?

  72. maggio 7, 2009 alle 7:14 am

    SI, VANNO REINCOLLATE TUTTE!
    ILLEGAL!
    Zucchine alla scapece:
    si prendono le zucchine neonate di appena un giorno o due, si fanno a rondelline sottili e si friggono fino a dorarle bene in olio di oliva, si scolano e si condiscono con sale e aceto.
    poi si sogna e la panza canta.
    ENJOY.

  73. 75 GioGio
    maggio 7, 2009 alle 7:24 am

    Si, so della stampa della Mondadori, infatti l’avevo comprato. Solo che dopo mi sono accordo che era, prima di tutto della Mondadori, e poi che era la guida concisa incentrata principalmente su chi ha un orto in città.
    Vorrà dire che mi sforzerò di tradurre.

  74. maggio 7, 2009 alle 5:44 pm

    @ Amalia: CERTAMENTE, CERTAMENTE, PROFESSIONISTA!!!!!!
    e grazie per avermelo ricordato, me lo appunto subito.


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