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Mag
09

Deliri al volo

Siete ancora qua a leggere… basta! Via! Via! Che c’è un mondo che si muove!
Per dire… “Vita in Campagna“, la rivista per “il campagnolo di ritorno” s’è finalmente resa conto di avere un pubblico leggermente più eterogeneo di quello che supponeva (ne andrà a discapito dei trattorini tosaerba e degli ultimi modelli di “gator” per potare rumorosamente?) e sul numero di questo mese pubblica un lungo articolo sul progetto Sunseed (da cui ho tratto il fai da te sulle micorrize).
Ci avevano già provato con un’articolo sulle consociazioni ma m’ero sganasciato dal ridere a vedere la faccia di G. mentre lo leggeva…

Cambiando assolutamente tono e spessore. Meristemi sta pubblicando alcuni dei migliori post che abbia letto ultimamente su biodiversità e specie aliene (marziani verdi e ailanto compresi)… prendetevi il tempo di leggere anche i commenti. Non so quando capiterà di nuovo un confronto pubblico tra il Dott. M. e Silphion… da mettersi in un angolino in silenzio…

Il mio babbo, che agisce dietro le quinte e non si palesa, mi passa un articolo su Ken Street il “cacciatore di semi” (lasciate perdere l’aspetto più folkloristico alla Indiana Jones… quello serve a tirar su i soldi per un progetto interessante...)

Intanto, dopo le lunghe attese di un collegamento a 56K, sono finalmente riuscito a vedere la conferenza di Louise Fresco ai TEDtalks (via Agricultural Biodiversity Weblog).
La presentazione e geniale e lei è molto brava anche se non condivido un granchè la tesi di fondo. Da salvare, comunque, l’abbattimento del mito un po’ radical chic e facilone del “o che bella la vita rurale di un tempo…” (in cui, per gusto della contraddizione… credo ciecamente… un po’ come al medioevo di LeGoff…)

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12 Responses to “Deliri al volo”


  1. 1 Salvatore
    maggio 28, 2009 alle 9:15 am

    L’articolo sulle consociazioni di vita in campagna era davvero deludente. Questo sul progetto sunseed non lo trovo. Ma è nel numero di maggio o in quello di giugno?
    Comunque confermo che lo sghinazzo nasce spontaneamente nell’orticoltore sinergico che legge questa rivista 😀

  2. maggio 28, 2009 alle 12:00 pm

    …uh! Credo in quello di giugno… non ho guardato… l’ultimo che mi è arrivato…

  3. maggio 28, 2009 alle 12:44 pm

    Ma le api che fine hanno fatto? Ciao

  4. maggio 28, 2009 alle 12:53 pm

    tasto dolente… le api… la prossima settimana dovrebbero arrivare i primi due nuclei (non è stato facile trovarli nella mia zona…) creati ad hoc mentre sabato (forse) vado a recuperarne uno che si è insediato in un sottotetto al secondo piano di una casa in campagna… terrore!
    La cosa verrà documentata (probabilmente in forma di grossi e dolorosi ponfi sulla mia pelle…)

  5. maggio 28, 2009 alle 1:29 pm

    Quello del sottotetto è sicuramente il più difficile, per il prossimo anno ho visto un’atrezzo di un mio amico che serve a raccogliere gli sciami è una figata mi sa che ne costruisco uno, così non diventa difficile nemmeno prendere gli sciami che si posano in alto sulle piante 7/8 metri d’altezza e potrebbe essere utile anche per recuperare quello del sottotetto senza perdere api e rischiare di uccidere la regina. E’ una specie di aspirapolvere con camera di decompressione e le api finiscono in un prendisciami provvisto di telaini.
    Ricordati che lo sciame del sottotetto a differenza di quello presi da sciamatura se non riesci a raccogliere i favi hai delle api sprovviste di scorte a differenza di quelle sciamate naturalmente che hanno scorte per 2 giorni.

  6. maggio 28, 2009 alle 2:16 pm

    e ricordati che devi nutrire comunque lo sciame, facendo attenzione a non attirare le api degli alveari vicini, altrimenti il tuo sciame e’ fritto.

    Comunque tanto fumo e un buon sacco dovrebbero essere sufficienti per il tuo sciame.

  7. maggio 28, 2009 alle 4:21 pm

    io mi candido per i Darwin Awards e voi vi ci mettete a farmi montare la tensione? 😀
    In questo caso s’ha da raccoglie pure li favi…

  8. 8 sb
    maggio 28, 2009 alle 6:36 pm

    e mi raccomando vai all’alba che le api son tutte dentro che prendono il cordiale.

  9. 9 Gianluca
    maggio 29, 2009 alle 4:36 pm

    fuori tema
    Ciao Nicola, siccome ti reputo un finto cialtrone con scandalose capacità di ricerca, per cui ti chiedo …..
    hai mai incortato uno spazio in cui si discuta su come autosoctruirsi dei lampioncini dagiardino??
    Confido nel tuo potere di trovatore ^ ^
    ci-auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu

  10. 10 sb
    maggio 29, 2009 alle 6:56 pm

    ciau gianlupo, mi permetto di risponderti al posto di nicola; allora, prendi un po di pelle di betulla, quella bianca, le dai fuoco e ci metti in cima un po di rametti di pino e poi un po di ramoni e quando ha preso bene dei bei cippi di legno. al posto della betulla puoi usare il giornale. se vuoi i lampioncini ne accendi quanti ne vuoi e giroli tutta la notte da un lampioncino all’altro, se no fai un bel lampioncione e stai li stravaccato e ci sbatti in cima quel che ti serve per fare la luce che ti abbisogna. se poi hai della carne ti fai pure da mangiare.
    ma magari te hai bisogno tutte le sere alchè tutto sto fuoco non ti serve mica. io vado al buio.
    ciau fratello

  11. 11 Luca Ponks
    giugno 3, 2009 alle 6:58 pm

    Ciao Nicola.. non centra proprio nulla.. ma volevo sapere una cosetta, e te la chiedo qui…
    Ho preso un pezzetto di legno.. e con il trapano ho fatto 6 fori di diverse dimensioni, disposti verso un solo lato… e abbastanza profondi.. ( dai 7 ai 11 cm circa..)

    Dovrebbe essere un rifugio per le api selvatiche..
    ma rispondi ai miei dubbi :

    Quanto è meglio sian fondi i fori?
    Il lato forato lo metto verso il muro? così è piu riparato… oppure foro entrambi i lati? 6 fori bastano? spazio ne ho ancora..
    Ed infine il maggiore… trapanando il legno si è bruciacchiato e affumicato un bel pò nell’interno.. non dà fastidio alle api? e se si.. l’ho messo un po in acqua perche si lavi un poco.. può bastare?
    Aiutami tu : )
    …Per le api..!

  12. 12 flory
    novembre 1, 2009 alle 12:24 pm

    A mio avviso il mercato, ora morto, può riprendersi solo se i prezzi calano ulteriormente. Chi mette in vendita ai prezzi assurdi di 2 o 3 anni fa , IN REALTà NON VUOLE VENDERE, non ha bisogno di vendere: ASPETTA IL POLLO, IL FESSO DA SPENNARE.
    Una casa è vendibile solo se il venditore richiede un PREZZO DI RIVENDIBILITà, ovvero se a quel prezzo, al prezzo al quale compra, il compratore riuscirà a sua volta a rivendere l’immobile.

    Mi sembra che i casi più eclatanti di IRRIVENDIBILITà presenti sul mercato siano quelli delle case di campagna, cascine, casolari, rustici ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate.
    I prezzi delle country house REALMENTE IN VENDITA stanno crollando verticalmente.
    Posto al riguardo un articolo, per intero perché l’edizione di settembre del mensile che lo ha pubblicato non è più on line, che ben illustra la situazione delle country house dell’italia centrale e meridionale.

    “ Country house: Inglesi in fuga.

    Gli Italiani sono stufi del caos urbano, delle città riempitesi di immigrati clandestini, di spacciatori, prostitute, locali notturni della criminalità, di furti, scippi, stupri, estorsioni, ovvero di quell’inferno, quell’incubo in cui sono state colpevolmente trasformate le nostre aree urbane.
    Il rapido deterioramento della qualità della vita nelle città ha spinto negli anni passati molte famiglie a esplorare le campagne in cerca di oasi di tranquillità e sicurezza. Ma la speranza di trovare una migliore vivibilità nelle campagne si è rivelata illusoria: soprattutto nelle zone rurali prossime a strade provinciali, a discariche e tralicci o a zone industriali il degrado è simile se non superiore a quello cittadino, con una popolazione locale composta prevalentemente da clandestini magrebini e da Rumeni, e da qualche agricoltore in pensione, troppo vecchio per cambiar casa e scapparsene via.
    Tuttavia se oggi ci si allontana dalle provinciali e ci si addentra nelle campagne e nei piccoli borghi più sperduti si ha una duplice sorpresa: i casolari più isolati e inaccessibili sono stati comprati nello scorso decennio da Inglesi, e, guarda caso, ora questi Inglesi stanno vendendo in massa.
    La moda che negli anni scorsi sembrava irrefrenabile, per cui i sudditi di Sua Maestà Britannica correvano a comprare a prezzi assurdi le più scassate e scatafossate bicocche per restaurarle e corredarle di piscina, è finita. Ed è finita decisamente male per gli Inglesi, che ora devono rivendere case scomodissime e costose, case che nessun Italiano vuole, almeno a quei prezzi.
    La trascorsa decennale epopea delle case di campagna comprate dagli Inglesi è tutta da ridere, roba da commedia all’italiana. Beandosi della sterlina allora forte, i Britanni compravano quasi a occhi chiusi cascine, rustici, i cosiddetti casolari tipici umbri, marchigiani, pugliesi. Tali umide, maleodoranti e malferme catapecchie erano state abbandonate negli anni ’60 e ’70 dai nostri agricoltori i quali, godendo di tutti i benefici e i privilegi creditizi e fiscali loro concessi a piene mani dalla Bonomiana in cambio del consenso elettorale alla Democrazia Cristiana, si erano fabbricati moderni edifici, autentiche ville e palazzi dotati di ogni confort. Questi contadini, così beneficiati dal (nostro) pubblico denaro, non immaginavano certo di essere colpiti da un’altra imprevedibile fortuna: la moda inglese dell’italian dream, il sogno italiano della country house nel Bel Paese.
    L’Italiano è furbo, ha l’occhio lungo, il contadino in particolare, scarpe grosse e cervello fino, con alle spalle una secolare tradizione di ruberie al padrone, agli antichi proprietari terrieri (quelli, per intenderci, che avevano appoggiato il fascismo, poi nel dopoguerra sterminati dalla DC a favore dei contadini stessi).
    Ebbene, il furbo vergaro italico, magari col figlio geometra o mediatore, ha colto al volo e ben sfruttato l’ingenua moda britannica: capanne e ruderi di tufo o di altro materiale scadente, in luoghi scomodissimi, lontani da ogni tipo di servizi, che prima degli Inglesi nessuno voleva nemmeno in regalo, venduti per centinaia di milioni di lire a eccitati (“excited”!) sudditi britannici. Poi le famiglie contadine festeggiavano l’insperato affare crapulando in oceanici banchetti ai quali venivano invitati parenti e amici, e, ovviamente, i “chicken” britannici ben spennati.
    Ma l’affare non finiva lì: il neoacquistato rudere doveva essere ristrutturato. Tutti conosciamo lo scarso fairplay italico quando si tratta di differenziare i prezzi per turisti stranieri dai prezzi per Italiani: nelle campagne tale differenziazione è stata elevata all’ennesima potenza. All’ingenuo acquirente, reso ancor più fidente da abbondanti “lunch” e da tanta falsa accoglienza iniziale, veniva consigliato per i lavori il cugino geometra, il cognato muratore, il genero idraulico, la nipote titolare dell’agenzia per le pratiche burocratiche, l’amico rivenditore di materiali per l’edilizia. Case del valore finale reale di 100.000 – 200.000 euro venivano a costare 400.000, 500.000, 600.000 euro. Una pacchia, una vera manna per i nostri campagnoli che, giustamente, ne approfittavano, in base al principio: “Finché si trovano i polli…”.
    Poi arrivò l’anno domini 2008, l’anno dei subprime, del crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dei fallimenti a raffica di banche e assicurazioni inglesi, del governo britannico che per turare le falle nel sistema creditizio si svenava e stampava sterline come se fossero volantini pubblicitari. E la sterlina contro l’euro crollava, crollava, sempre più in basso, sempre più in fondo: 1.7, 1.4, 1.3, 1.1 … E gli Inglesi residenti nelle bicocche con piscina restaurate a caro prezzo, che avevano redditi in sterline, convertivano quelle sterline in sempre meno euro, e cominciavano a chiedersi: “Ma non ci converrà ritornarcene in Gran Bretagna (“go back home”), visto che qui in Italia con le nostre sterline svalutate non ci compriamo più nulla?”. Oltretutto i Britanni si erano nel frattempo stufati di coltivare stentate erbette e verdurine per le talpe, di scorazzare inutilmente coi loro fuoristrada con targa gialla e guida a destra per le nostre campagne, belle sì, ma prive di servizi, di vita sociale tra gente sopportabile, di comodità, così desolate durante le lunghe invernate, e, in fin dei conti, noiose da inedia. Si erano stancati di attendere l’ispirazione artistica raccogliendo in continuazione col retino insetti, formiche, vermi di mosche e altra campagnola sporcizia galleggiante nell’acqua delle loro piscine. Si erano accorti che l’Italia, la vagheggiata Italia, l’italian dream, più che un sogno era un incubo di clandestini, malavita, tasse, burocrazia, servizi pubblici scadentissimi, rapine e stupri in villa…
    E allora hanno pensato: “Ma se vendiamo questo nostro casolare tipico toscano umbro marchigiano che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro, e convertiamo queste centinaia di migliaia di euro in sterline, poi con tutte queste sterline in Inghilterra torniamo a vivere da signori”. Ed ecco allora gli Inglesi affollare le nostre agenzie immobiliari, ecco i mediatori riempire bacheche, siti internet e giornaletti immobiliari di casolari tipici ristrutturati con piscina in vendita… ma, ma….
    Ma nessuno compra.
    Nessun Italiano con famiglia, con figli e/o anziani, può andare a vivere in quelle lande isolate e sperdute, vicino a qualche spopolato paesetto di vecchi, senza servizi, senza scuole, senza ospedali. Nessun Italiano è disposto poi, anche se libero dalle necessità di una famiglia, a pagare un immobile tre, quattro, cinque volte il suo reale valore. Anche perché l’acquirente italiano, sempre con l’occhio lungo, pensa: “Ma un domani, se dovrò rivendermi questa bicocca in campagna, quale fesso me la comprerà?”. Senza contare infine che sul valore delle aree rurali incombe il 2013, l’anno in cui, in ossequio ad accordi liberisti di commercio mondiale già siglati, tesi a favorire le esportazioni agricole di paesi emergenti, l’Europa toglierà agli agricoltori quei sussidi che finora ne avevano permesso la sopravvivenza, con conseguente futuro deprezzamento e cambio di destinazione (a pascolo) dei terreni.
    Devo dire che il riconosciuto senso pratico, il tradizionale empirismo britannico, sta inducendo i venditori inglesi a una corsa al ribasso dei prezzi, spesso in concorrenza tra connazionali. In questo i Britannici si stanno dimostrando più realisti e lungimiranti di quei vergari nostrani ai quali il casolare tipico, il rustico, è rimasto ancora invenduto, e che continuano a chiedere prezzi superiori ai 100.000 euro, non comprendendo che, finita la moda degli Inglesi, il mero valore di cubatura delle loro catapecchie è di 10.000 – 20.000 euro al massimo. E per questi 10.000 – 20.000 euro devono ringraziare certe demenziali e antilibertarie normative statali e regionali che impediscono tirannicamente al cittadino la libertà primaria di costruire sulla sua proprietà, sulla sua terra, o lo taglieggiano imponendogli oneri di fantomatiche urbanizzazioni e altre tasse assurde. In mancanza di tali leggi vessatorie e predatorie, in un regime di libero mercato, il valore delle dette bicocche sarebbe negativo: il costo della loro demolizione.
    Rimangono pur tuttavia come acquirenti dei casolari tipici i Magrebini e i Rumeni, a prezzi ovviamente magrebini e rumeni. “

    (Articolo di Filippo Matteucci su ItaliaReale di Settembre)

    I miei consigli per gli acquisti di case sono i seguenti, pochi ma sicuri:

    evitate gli acquisti di moda o romantico-bucolico-agresti: andate sul sicuramente rivendibile,
    comprate al centro, o nelle zone di immediata o prossima espansione urbanistica,
    comprate nelle città capoluogo di provincia o nelle cittadine turistico-balneari più richieste,
    comprate case costruite negli anni ’60 e ’70: hanno una qualità costruttiva migliore e stanze più grandi rispetto alle nuove costruzioni pur costando un po’ meno, non hanno bisogno di grandi ristrutturazioni e sono più vivibili di certi loculi-alveari a caro prezzo,
    guardate allo spazio a disposizione: più ce n’è e meglio è, corti, giardini, parcheggi, garage (meglio se doppi), e non alle finiture o alla jacuzzi o alla robotica (dà solo problemi),
    riscaldamento rigorosamente autonomo,
    se avete sufficiente capitale, compratevi case singole con corte e giardino, vivrete meglio…. altrimenti studiatevi il regolamento di condominio: più divieti (di comportamenti da cafoni) ci sono, più il condominio e l’immobile sono di sicura qualità.


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