17
Giu
09

Un Motobécane nella testa

Fare le cose non è difficile.
E’ un po’ come tuffarsi. Guardi l’acqua. Valuti l’altezza. Guardi l’acqua. Cribbio, sei veramente in alto. Guardi l’acqua. Mentalmente ripassi i movimenti che farai. Guardi l’acqua. Tanto, poi, la panciata la prendi comunque. Torno indietro. Guardi l’acqua. Valuti l’altezza. Cerchi di focalizzare il momento in cui impatterai con il liquido in una perfetta verticale. Panciata sicura. Torno indietro.
Poi.
Ti butti.

inside

E’ stato un sogno strano.
Ero avvolto, per la prima volta in vita mia, in una nuvola pulsante. Un corpo che si dilatava e mi avvolgeva.
Siamo entrambi incerti.
Io non conosco i passi della danza ma cerco di dissimulare scioltezza e savoir faire, lei mi studia, visibilmente infastidita ma mi concede una chance. Guadagno un credito di fiducia. E sono illeso.
Nel sogno, cerco di sprofondarmi in una lucida razionalità.
Le azioni si fanno veloci e rarefatte, lei continua a studiarmi e, con calma e pazienza inizia a guidarmi nel ballo.

shook2lenzuolo

Ci guardiamo. Ed inizia la parte “sporca” del lavoro.
Il sogno si interrompe.

Non mi aspettavo dei telai da dadant-blatt dentro una scatola di polistirolo.
Mi aspettavo un melario dadant-blatt. Eppure gliel’avevo detto…
Con un melario era un attimo… appoggiavo sopra la Warrè una cornice che facesse da “riduttore” e, sopra a quella la dadant. Al resto avrebbero pensato loro trasferendosi lentamente ai piani inferiori.
Invece no.
Mi trovo qui, su un battuto di cemento a bestemmiare mentre tagliamo e cuciamo i favi alle barre in un’operazione di cui ho letto mille volte ma che avrei preferito non dover fare.

cutcombcucitura

Mi giro.
Due bambini, uno di tre e l’altro di nove anni, stanno leccando il miele dai pezzi di favo scartati, le mani, la faccia, i vestiti sono lucidi ed appiccicosi. Non riesco a ricordare l’ultima volta che ho visto degli occhi così.

Ricomincia il sogno.
Lei mi sta aspettando. Ho qualcosa di suo e devo restituirglielo. Continua a fidarsi e mi lascia fare. Il Ballo continua ininterrotto. Fino a quando Lei, nella sua interezza, non riguadagna il suo Sancta Sanctorum.

finestra

Il sogno si interrompe nuovamente.
Ok, una è fatta. Vai con la seconda.
Il sogno ricomincia da capo. Identico in tutto e per tutto

involo

Per la cronaca:
L’imbuto è stato autocostruito con dei vecchi lamierini da tipografia e del legno di recupero. L’idea è stata presa da David Heaf
Una storia più comprensibile su ciò che avrei voluto fare la trovate qui
La tecnica di cucitura dei favi nel trasporto da un’arnia tradizionale ad una TBH lo presa da qui ma ne trovate una bozza anche qui.
I disegni per la costruzione dei un’arnia Warrè li trovate qui insieme al libro dell’Abbè Warrè su come utilizzarla.
Durante tutte le lavorazioni non è stata sparsa neanche una nuvola di fumo (anche perché è già tanto se mi sono preso una veletta…).
Non è comunque un lavoro che vorrei rifare. Se decidete (e dovreste farlo) di prendervi cura di una colonia di api… evitate le arnie da trasporto in polistirolo. Se poi volete una Warrè “abitata” completa di letteratura a riguardo… fate un fischio.
Scusate l’eccesso di foto ed i terribili pantaloni bianchi.

io

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24 Responses to “Un Motobécane nella testa”


  1. 1 elena2
    giugno 17, 2009 alle 6:42 am

    bravo! sia per le api sia per lo stile erri de luca…
    ciao

  2. giugno 17, 2009 alle 10:33 am

    Molt bó! m\’encanta la filosofia d\’aquest bloc…

    Desde Mallorca molta fortuna i salut!

    (escric en català, però s\’assembla molt a l\’italià, supós que ho pedreu entendre)

  3. giugno 17, 2009 alle 12:21 pm

    Cominciavo a temere fra pioppi che cadono e fasi di assenza internet di non riuscire a vedere un nuovo articolo sulle api, ho gradito lo stile decisamente nuovo di scrittura, ora attendo notizie sull’ambientamento, sperando tu le abbia messe fuori della portata dei pioppi.
    Ciao.

  4. 5 Cristiano
    giugno 17, 2009 alle 1:35 pm

    Lo sai che sono un po’ tardo per ste cose, ma hai comprato delle api in barattolo?

  5. giugno 17, 2009 alle 2:12 pm

    @ Cristiano: Magari… sarebbe stato tutto molto più facile. Due arnie da trasporto in polistirolo in cui le poverette (disposte su 6 telaini ciascuna) potevano tranquillamente morire asfisiate… E’ buffo vedere come la gente inorridisca davanti ai CAFO o agli allevamenti intensivi di maiali di casa nostra e non si rendano conto che con le api a volte è pure peggio… e si che sono al terzo posto come allevamento in europa… prima delle galline…

    @elena2 Grazie… anche se, come giustamente fa notare Mauri… non si capisce nulla di ciò che è successo e di ciò che abbiamo fatto 🙂

    @Mauri: Non fidandomi dei pioppi (siamo al 4° caduto: 2 sulla recinzione di casa, 1 sul rabarbaro e, l’ultimo, nel bel mezzo di una stradina davanti a casa di cui mi frega nulla…) e tantomeno dei vicini (l’ultimo che ha tenuto le api a Rondissone s’è l’è viste dare fuoco una notte…). Le due arnie sono su un terrazzo della casa esposto ad est sotto una tettoia, riparate dal vento e quando decollano hanno tutto lo spazio necessario per le “manovre”. Il tutto è pattugliato dai miei cagnoni…

  6. giugno 18, 2009 alle 12:28 am

    Ma grande!
    Allora ormai siete lanciatissimi!

  7. giugno 18, 2009 alle 11:19 am

    Ma allora ditelo che qui si fa dell’avanguardia, che si parla in codice per pochi iniziati, che è roba di nicchia, d’élite, riservata alla crema della crema… e non parlo (solo) della permacUltura 😉
    (ehila’! 🙂

  8. giugno 18, 2009 alle 1:02 pm

    …ops! No, è che è stata una cosa un po’ complessa da spiegare (oltre che noiosetta da leggere).
    Ehilà, felice di risentirti! 😀

  9. 10 sb
    giugno 18, 2009 alle 10:04 pm

    la mia eroica bellezza ha partorito 3.620 kili di bambina lunga 51 centimetri. al più presto dipingerò zappe vanghe rastrelli antigrandine di rosa, e tra qualche anno mi toccherà allungarne i manici.
    alla salute delle mie donne cincin.
    ciau ne

  10. 11 bejolino_
    giugno 19, 2009 alle 8:49 pm

    Arnie di polistirolo! Beh, le api si adattano proprio a tutto, quelle che ho preso vivevano felicemente nel polistirolo, da alcuni mesi, ed una delle due famiglie che ho comprato aveva anche ben propolizzato la retina che c’e’ sotto (forse in Val d’Aosta era un po’ freddino, per loro)… ed e’ cosi’ che sono morte soffocate nei 400 km di trasporto notturno… una tristezza versare questo corpicino nero inerte fuori dall’arnia, con ancora qualche apina che si moveva….
    Ho dato la covata ed i favi all’altra famiglia, che era ok, e i piccoli sono stati adottati, credo…
    Trasferita poi la famiglia nella pseudo-Warre’ in abete sembra felice e bottina sul castagno e sui tanti fiori dell’Appennino.
    Long life to the Bee!

  11. 12 iano
    giugno 20, 2009 alle 10:09 pm

    daje nicò, daje sb: il ritorno al futuro continua!

    • 13 claudio
      giugno 23, 2009 alle 10:44 pm

      Se poi volete una Warrè “abitata” completa di….io un fischio te lo faccio tutti i tuoi link sono utilissimi ma io non so una cippa di inglese in più sui mie campi porto una frontale ma non per rilassarmi di fronte ad un librosigh:) poi un giorno mi piacerebbe incontrarti vabbè questa l’ho buttata là ma mi farebbe piacere buona continuazione nicola il tuo è un buon lavoro

  12. luglio 10, 2009 alle 4:31 pm

    complimenti! … non penso che sarò mai in grado di fare una cosa del genere! le sole foto mi hanno fatto un po’ impressione! 😉

  13. 15 Sue
    luglio 29, 2009 alle 2:18 pm

    I’ve come here from the Yahoo Warrebeekeeping group. Very inventive way of dealing with the comb. It would make the new hive smell just like home. Thanks for posting this.

  14. luglio 29, 2009 alle 4:52 pm

    @ Sue – thanks for the visit! Well, the original ideas is taken from “Barefoot beekeeper” and applied to a TopBar Hive… I think it should work for a warrè too… at least, I hope…
    The girls are pretty fine at the present time and are building huge and fine comb.
    But I hope not have to do it again! 🙂

  15. 17 Mascia
    febbraio 10, 2010 alle 2:14 pm

    Ciao interessante! prima di guardare i siti che hai consigliato (sono in inglese ci metterò un tot)posso farvi due domande ?

    i telaini del melario come sono?
    con la varroa come fai?

    ciao e complimenti un gran bel blog……..

  16. febbraio 10, 2010 alle 10:19 pm

    Grazie e benvenuta!
    Cerco di rispondere in due parole alle tue domande….
    Non è cosa facile. Un po’ come quando cerco di spiegare perchè non è necessario lavorare e concimare la terra per fare l’orto. 🙂
    Allora:
    Le arnie warrè sono sensibilmente più piccole delle dadant-blatt (circa 30×30 di spazio interno) e NON hanno telaini ma solo delle barre nella parte superiore a cui le api attaccano liberamente i favi. fanno casino? No. Puoi svolgere le solite operazioni di controllo? No.
    Il tentativo è quello di ricreare lo spazio interno del tronco cavo e di lasciare alle api l’autogestione dello spazio (più o meno…)
    Per la varroa… se ti dico che non faccio praticamente niente passo per essere un untore?
    Ognitanto capita… nell’apicoltura naturale si ricerca un’equilibrio tra parassita ed ospite attraverso la selezione naturale di ceppi genetici resistenti.
    In ogni caso la libertà di gestione della dimensione delle celle e la preservazione ad oltranza dell’atmosfera e del calore interno all’arnia (nelle warrè non si scoperchia praticamente mai l’arnia e le cassette si aggiungono dal basso)sono già di per se elementi che limitano di molto lo sviluppo del temibile parassita.
    Non ho un’apiario immenso… nel senso che proprio non ho un’apiario… a meno che 2 arnie non si possano definire tale! Ma nessuna delle due colonie ha mostrato (per ora) infestazioni di tale portata da minacciarne l’esistenza.
    Ma bisognerà aspettare la primavera per cantare vittoria…
    Saluti!

    • 19 livia
      dicembre 5, 2012 alle 11:14 am

      Ciao, sono molto curiosa di sapere come è andata poi, cioè se le tue due arnie gestite come hai descritto sono arrivate alla primavera sane e salve (e a questo punto anche a quella successiva visto che scrivo a fine 2012…). Sto pensando e studiando per poter avere anche io un paio di warrè e vorrei avere delle testimonianze da chi le sta usando da un po’ di tempo per avere dei riscontri di medio periodo…grazie mille! Livia

      • dicembre 5, 2012 alle 2:11 pm

        Ciao Livia, si, in effetti ci sono state una serie di evoluzioni (tra cui l’aver spostato il blog all’indirizzo http://www.ortodicarta.eu/teslavive). Le api, alla fine della partita hanno retto un paio di anni (di cui 2 molto sfortunati nel bel mezzo di una serie di campi intensivi a mais… sigh). attualmente siamo senza le sorelline gialle e nere e stiamo aspettando di migliorare il modello delle warr per ci che riguarda l’isolamento. Lavorando su una sorta di regressione spesso ci si trova con nuclei ‘deboli’ che hanno difficolt a superare gli sbalzi di temperatura a cui ci stiamo ‘abituando’… a presto!

  17. giugno 21, 2013 alle 5:08 pm

    Ciao,
    voglio una warrè abitata completa di letteratura a riguardo…

    Vorrei anche venirti a trovare se posso.
    Da ottobre seguo un apicoltore, da aprile ho le mie prime 3 famiglie e mercoledì ero sola e non mi sono accorta che il fumo era troppo caldo. L’ho capito dopo un po’ che mi hanno attaccato. Scema che sono, ho una mano gonfia che mi ricorda anche di notte il disagio che ho provocato alle poverette…
    Basta, da domani voglio solo arnie warrè, anzi, da ieri!
    Grazie
    Laura (ansiosa di ricominciare da zero)


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