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Giu
09

Il pane di Oblomov si sarebbe fatto da se…

Medo mi ha passato la dritta per un pane a bassissima lavorazione.
Sono un’uomo felice e, anche se odio leggere e scrivere ricette, l’ho raccontato a quelli del Terranauta.
pot
nopot

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58 Responses to “Il pane di Oblomov si sarebbe fatto da se…”


  1. 1 elena2
    giugno 20, 2009 alle 6:53 am

    .. a me viene da piangere… 😦 sig! anche il pane????
    di la verità lavori 14 ore al giorno!!!
    comunque adesso ci provo. il mio pane non è così bello!
    ciao

  2. 2 elena2
    giugno 20, 2009 alle 7:06 am

    letto!
    i trenta minuti più dieci nel forno a quanti gradi?
    tu hai una ricetta per la pasta madre? ne trovo di diverse e non so quale seguire!
    un mio amico sta provando a farla se ci riesce me la da, ma le cose vanno per le lunghe.
    sei più che un mito, dispero di essere brava metà di te!
    ciao
    p.s. invece che il padrino dell’orto ti faccio fare il padrino del figlio soravvivenza sua assicurata! 😉
    ciao

  3. giugno 20, 2009 alle 8:26 am

    Il lievito madre è uno spettacolo, e il no knead bread pure 🙂
    Io d’inverno faccio più il no knead, mentre adesso con questo caldo e umidità mi sembra vengano meglio gli impasti più consistenti.
    O forse è il mio lievito madre che ora, a 9 mesi di vita, inizia ad avere una sua forza 🙂
    Tra una settimana parto per le vacanze e sono preoccupatissima per la sopravvivenza del lievito, ho preparato diversi piani di backup, spero che almeno uno funzioni 🙂

  4. giugno 20, 2009 alle 7:45 pm

    @ Elena: devo ancora capire se lavoro 24 ore al giorno (di cui 10 a dormire) o se vivo 24 ore al giorno (di cui 10 a dormire) 😉

    Anch’io ho provato 1000 ricette per la pasta madre… ma la casa era stata intonacata di fresco e quindi non c’era un lievito manco pagarlo oro… mi sono risolto a farmi passare da G un pezzo della sua. Che, detto tra noi, ha sul serio un centinaio di anni ed è il mix di una mamma spagnola ed una napoletana appartenute (tra gli altri) ad Antonio DeFalco e Fortunato Fabbricini.
    Al dilà del folklore questo fa si che sia quasi indistruttibile. Quando, per sbaglio, finì nella panificazione riuscii a recuperarla dalle bricioline dell’asse su cui impasto!
    Quindi, un consiglio, trova qualcuno che abbia una buona mamma e fattene dare un pezzo… 🙂

    @ Consy – io faccio così: ogni tre-quattro mesi quando rinfresco la mamma, lascio che si secchi la crosticina superficiale. La stacco delicatamente e la faccio seccare ancora per bene, poi trito il tutto e sigillo in un barattolino in modo da avere un back-up se dovessi ripartire da zero. Funziona, le prime lievitazioni sono un po’ deboli ma poi riacquista tutta la sua vitalità

    • giugno 21, 2009 alle 9:05 am

      Bene, questa dell’essiccatura non sapevo se provarla, ora mi sono convinta! Un pezzo andrà pure nel congelatore, e comunque ho almeno due amiche che usano una pasta madre derivata dalla mia, posso sempre reclamare un pezzo delle loro 🙂

      • 6 elenacavolaia
        giugno 23, 2009 alle 5:17 pm

        Che fortuna Consy, un condominio che si presta al pane comunitario! Magari lo sai già ma gira per l’Italia un signore che insegna ai gruppi ad auto-costruirsi un forno in terra cruda. Io accarezzo il sogno proibito di farlo invitare dal sindaco nel nostro piccolo paesino a fare un corso collettivo, ma non so se riuscirò a coinvolgere molte persone. Se la spunti col condominio raccontami la tua tattica 😉

      • giugno 24, 2009 alle 6:50 am

        @elenacavolaia, una vicina aveva il papà -pugliese- capace di fare un forno simile, purtroppo questo signore non c’è più e si è persa con lui anche questa fantastica conoscenza. Se hai link da passarmi per questo corso posso provare a coinvolgere non solo il condominio, ma anche diverse amiche con passioni simili! Grazie

  5. giugno 20, 2009 alle 10:47 pm

    prima di andare su terranauta, colgo l’occasione per condividere una cosetta coi lettori di carta.
    son tornato da poco da una visitina purtroppo breve ad un posto fastastico in terra basca. circa 29 anni fa un paesino di dieci case totalmente abbandonato è stato occupato dagli “strani della zona”. oggi vivono lì 32 persone più i visitanti occasionali come me che vanno durante le periodiche settimane di lavoro (ospitalità x lavoro). non mi dilungo su tutti i dettagli, chi volesse saperne di più me lo chieda per mail o per skype o di persona o…
    il posto è di immenso interesse ed è punto di riferimento di una vasta fauna dalle più disparate provenienze (l’altro giorno c’erano anche australiani e neozelandesi) in quanto rappresenta una specie di “caso esemplare” dell’autarchia/decrescita/occupazione-rurale. il grado di comfort è ormai a livelli “borghesi”, nonostante si fosse partiti senza soldi da case diroccate in zona particolarmente fredda, grazie alla partecipazione negli anni di persone che hanno lasciato il loro segno con professionalità ed amore.
    detto questo, volevo sottoporvi tre spunti:
    1. il villaggio non dispone di grano proprio, ma compra farina con cui viene fatto del pane (nel forno a legna) per autoconsumo, baratto e vendita (il che permette anche ingressi in denaro). la soluzione non è affatto cattiva per varie ragioni, soprattutto se si considera che un forno a legna è autocostruibile (harlock) e che rappresenta un punto di congiunzione ottimale tra uso personale e produzione per “esportazione”.
    2. il villaggio è totalmente scollegato dalla rete elettrica ma si permette lussi come due lavatrici accese insieme oltre alla completa illuminazione di tutti gli edifici, grazie ad un sistema integrato di produzione elettrica attraverso pannelli fotovoltaici, elica eolica e turbina idraulica (nel torrente), il che permette di avere sempre almeno una fonte funzionante (notare l’alternanza di sole in estate e acqua in inverno). una centralina gestisce l’accumulazione/consumo di energia nelle/dalle batterie durante i momenti di abbondanza/scarsità di produzione. inoltre, un generatore diesel copre eventuali emergenze (c’è da dire che non si è mai reso necessario il suo funzionamento durante gli ultimi 4 mesi).
    3. non si pratica agricoltura sinergica, anche se ho messo la pulce nell’orecchio alla orticoltrice-sperimentatrice che sta pacciamando con legno crudo, sostenendo che rispetto alla paglia si hanno risultati migliori già in pochi mesi. la spiegazione che mi ha dato starebbe nel maggior apporto di nutrienti. nicola tu che dici?
    ciao.

    • giugno 21, 2009 alle 9:06 am

      Nel nostro condominio (6 appartamenti) sto cercando di convincere all’installazione di un forno a legna. Prima o poi ci riuscirò e poi faremo il pane condominiale 🙂

      • 10 elenacavolaia
        giugno 24, 2009 alle 9:13 am

        Scusa Consy da vera cavolaia ho fatto confusione con i post; contribuisco ad aumentare il disordine già creato postando qui il link che mi hai chiesto, sperando che Nicola mi perdoni: il caos è nella mia natura.
        http://www.passileggerisullaterra.it/Corso_di_autocostruzione_forni_in_terra_cruda.html
        La terra cruda mi ha sempre affascinata, ma sembrava un lusso da bioarchitetti e invece questo signore (che non conosco di perona) si propone proprio l’obiettivo di un’auto-costruzione senza trope spese (50 euri circa) e fatta nel modo più semplice possibile e più comunitaria possibile, mi è piaciuto molto per questo.
        Allora faccio il tifo per te e i tuoi amici, mi farete sapere com’è andata a finire? Ho visto le foto di altri gruppi: hanno creato sculture vere e prpoprie, ricci, leoni, tartarughe chissà voi cosa combinerete, beati!

      • giugno 24, 2009 alle 1:22 pm

        Grazie Elena, ho segnato il sito e cercherò in tutti i modi di fare quel corso!
        Peccato averlo saputo solo ora, ho visto che a inizio giugno era dalle mie parti (Viterbo)!!
        Sarebbe meraviglioso fare un forno del genere, perché così riuscirei a convincere tutti, anche quei condomini che per motivi economici potrebbero obiettare 🙂
        Di posto in giardino ne abbiamo tantissimo, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Grazie mille!

  6. giugno 20, 2009 alle 11:42 pm

    Dipende molto dal tipo di legno. Per dire… la grande quantità di pioppo di cui dispongo attualmente è ottima ma si decompone molto velocemente ed è estremamente gradita dalle lumache…
    Comunque concordo che l’uso del legno sia ottimo (vedi Sepp Holzer o come diavolo si chiama…).
    E’ difficile quantificare esattamente la differenza di nutrienti ma sicuramente è il cibo preferito per le ife fungine (che apprezzano molto la lignina) a differenza dei batteri (anche se questa è una generalizzazione un po’ semplicistica) e quindi: micorrize a palla!
    Io, di per mio, sto usando qualsiasi cosa su cui riesca a mettere le mani 🙂

  7. giugno 21, 2009 alle 1:29 pm

    Quelal del forno condominiale è bellissima! Complimenti!!

  8. giugno 21, 2009 alle 2:17 pm

    ouff, Nicola..sei stato alluvionato pure tu?… la tempesta dell’altro ieri in 5 minuti mi ha distrutto un ettaro di orto :(.
    Si e’ allagato tutto, e l’acqua ha portato via tutto.
    Vabbe tra qualche giorno, una volta asciugato tutto, si risemina.. :(..

    • giugno 21, 2009 alle 10:13 pm

      Cavolo, che brutto…
      No, qui ha colpito duro ma l’epicentro era dalle parti di Castagneto Po, quindi più dalla tua parte, tant’è che non è caduto nessun pioppo (siamo a 4 per ora).
      Hanno fatto più danni le grandinate di inizio mese. Del grano toulanne del 1040 credo che riuscirò veramente solo a salvare il seme per l’anno prossimo…

  9. 16 sb
    giugno 21, 2009 alle 5:20 pm

    mi spiace luigi.
    ma usate il fieno che io qui a 500 metri, al nord, ho già i pomodori grossi come un pugno e mangio gia i piselli. e non ho mai bagnato neanche quando c’era il caldone.
    ciau ne

  10. giugno 21, 2009 alle 10:16 pm

    Quello che salva me in questi casi è l’avere i letti dell’orto molto alti così da creare (in caso di forti pioggie… vedi la quasi alluvione dell’anno scorso) una sorta di chinampa alla maccheronica…

    per i chinampa vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Chinampa

  11. 18 Medo
    giugno 22, 2009 alle 9:44 am

    E bravo Nicola!!!

    Uffa tuttavia a me non viene! Ho provato 5-6 volte ed ora che è arrivato il caldo non mi va di riprovare e far andare il forno (il forno , elettrico quindi nucleare essendo in Francia , ho tendenza a smettere di usarlo a marzo per riprendere in novembre).

    Vero che uso del lievito in bustina (mega biologico) , tuttavia anche dopo 24 h di lievitazione , ottengo una pasta praticamente alcoolica ma poi nella pentola non gonfia! Ed è una super-pentola di ghisa perfetta allo scopo.
    Voglio provare a fare un pane senza sale per lasciare il massimo dei lieviti lavorare senza “inquinamento” salino e vedere se funziona. Altrimenti dovro’ cominciare a pensare a farmi una pasta madre (ma sono spesso fuori-casa e i primi tempi sono certo morirebbe).

  12. giugno 22, 2009 alle 11:25 am

    mmh letti molto alti.. qui ha travolto tutto ed in piu mi ha riempito l’orto di detriti di legna e residui di un pioppeto abbattuto da poco piu a monte.
    Vabbe.. palude piena…faccio un allevamento di zanzare.. qualcuno vuole comprare zanzare? 🙂

  13. giugno 22, 2009 alle 12:08 pm

    @ Medo- mah! Non ho idea di quale possa essere il problema… hai provato a mettere un cucchiaino di miele o di malto per uno start-up più convinto? L’odore alcolico mi dice qualcosa ma dovrei cercare… quasi sicuramente qualche panificatore più ferrato e serio di me saprà dirti…

    @ luigi – si, in effetti i letti rialzati funzionano bene se non c’è scorrimento d’acqua. In caso di pendenza vanno progettati mooooolto bene…
    Se ti interessa possiamo far accoppiare le mie zanzare con le tue per ottenere un’ibrido canavesan-monferrino 🙂

  14. giugno 22, 2009 alle 1:37 pm

    Da quello che ho capito in un buon pane a lievitazione naturale la lievitazione acida e quella alcoolica dovrebbero essere ben equilibrate.
    Il troppo acido lo so correggere con lo zucchero, il troppo alcoolico invece non lo so mica!
    E’ possibile che 24h di lievitazione siano troppe, e per questo ormai l’impasto abbia esaurito ogni possibilità di gonfiare in cottura?
    Io dall’inverno all’estate ho ridotto drasticamente i tempi.
    Questo inverno: rinfresco prima di andare a nanna, impasto appena sveglia, forma al ritorno dal lavoro (19-20), infornata la sera tardi o il mattino dopo prestissimo.
    Oggi: rinfresco ore 10:30, impasto 13:30, metterò in forma al ritorno a casa (18:30, spero) e cuocerò dopo cena (22:30 max).
    Inoltre adesso che fa caldo mi vengono meglio gli impasti sodi, il no knead bread fermenterebbe troppo velocemente.
    Questi i miei due centesimi 🙂

  15. giugno 22, 2009 alle 2:05 pm

    mmh alcoolico?..fermentazione degli zuccheri e trasformazione in alcool.forse lo tieni troppo al caldo?

  16. 23 mrm
    giugno 22, 2009 alle 7:11 pm

    boh, io non ho mica grandi problemi con il pane, uso il lievito di birra in cubetti (è una porcheria?), perchè già due volte ho provato a fare la madre, e non è neanche venuta tanto male, però a me piace quel profumo di lievito che con la madre non c’è più, anche se il pane lievita bene e poi fa tutti i suoi bei buchini, anzi, forse quasi meglio, come dire? meno umido? dovrei avere più pazienza e magari il profumo migliorerebbe? boh.
    lo impasto la sera verso le sei o le sette e la mattina non lo lavoro quasi, lo appiattisco un po’ e poi lo arrotolo, oppure lo piego in quattro, verso le nove o le dieci, poi lo lascio lì un’oretta e dopo lo inforno.
    viene un babbà, però sogno comunque una crosta più morbida.
    non dura di certo una settimana, per i miei gusti neanche due giorni.
    ma che male c’è a fare il pane tutte le mattine? fa un profumo….
    circa l’estate non so dire, perchè quando fa caldo mio marito se accendo il forno in cucina mi appende al lampadario, quindi per un mese o due vado dal panettiere 😦
    però che schifo!!!
    forno solare, qualcuno ha mai provato a farci il pane?

  17. 24 medo matteo
    giugno 23, 2009 alle 8:48 am

    Ok grazie Nicola , provero’ con miele o zucchero di canna. Poi ti dico. E’ anche vero che il tentativo con farina di grano era riuscito benino , mentre era con la segale che non è “salito su” nulla e sapeva di alcool e poi non si è cotto nulla dentro ed era indigesta come pagnotta… Boh. Vedremo.

  18. 25 Salvatore
    giugno 23, 2009 alle 9:06 am

    Paese che vai usanza che trovi. Per il clima torrido con cui ho a che fare in estate sto notando che le mie aiuole sono troppo alte. Sono alte circa 35 cm e ho difficoltà a inumidire a sufficienza le sponde dove carote cipolle e aglio (sopratutto questo) soffrono un po. Forse avrei dovuto limitarmi a 20 cm max. Lo spreco di acqua è davvero notevole.
    Bella la tecnica del pane per scansafatiche, ma anche così, per me è sempre troppo impegnativo 8D Comunque grazie per l’ennesima dritta!

  19. giugno 23, 2009 alle 1:08 pm

    @mrm : ho degli amici che hanno costruito un forno solare con tutti i crismi (una cosa sufficientemente complessa che ha richiesto il taglio laser di alcune lamine di alluminio specchiante ecc… ecc..) e funziona bene. ma va detto che loro sono a 800 metri s.l.m e lì il sole “funziona” meglio che in pianura. In ogni caso lo usano solo saltuariamente per il pane preferendogli comunque il forno a legna.

    @ Medo: bhè… la segale è un casino da far lievitare! Credo sia uno dei cereali con meno glutine in assoluto. Quando ho fatto il pane di segale ho fatto un 70% – 30% dove la seconda percentuale era segale.

    @Salvatore: ops. Probabilmente è tardi per dirtelo ma non mi odiare… esiste un sistema tradizionale di coltivazione (applicato da millenni sulle sponde africane del mediterraneo) dove al posto dei letti rialzati si usano quelli ribassati… Comunque non mi preoccuperei: pacciama con tutto ciò che riesci a trovare in giro (compresi cartoni ecc..)il prossimo anno il “sistema” dovrebbe essere più stabile grazie alla materia organica di quest’anno presente nel terreno (leggi: le radici che lasci nel terreno)

  20. 27 Salvatore
    giugno 23, 2009 alle 3:36 pm

    Conosco si. Ma a estati torride si alternano inverni piovosi. In quest’ultimo, per esempio, con letti ribassati avrei trovato l’orto in stile risaia. In Sardegna non ci sono vie di mezzo, o tutto o niente 😀
    Forse riempirò un po i corridoi e coltiverò le sponde nella parte più alta.
    I cartoni non li posso utilizzare, che figura ci farei con gli amici che vengono a curiosare!! 😀 magari pacciamerò con più foglie, ramaglie ed erba secca, grazie.
    Ahh.. se può interessare: quando estirpo le carote e le cipolle ne approffitto per colmare le buche che si formano con la mistura biochar-compost. Non è previsto nelle pratiche puramente sinergiche, ma penso che sia un altro sistema per introdurre gradatamente biochar nel terreno.
    Saluti.

    • 28 elenacavolaia
      giugno 23, 2009 alle 5:27 pm

      Anche io ho avuto lo stesso problema di Salvatore; quando ho fatto i letti rialzati (anche se i miei sono meno alti) pensavo che se i Sardi li fanno ribassati una ragione ci doveva essere e mi sentivo così “padana”… Sulle sponde mi si è quasi seccata persino una Maggiorana 😦 Ma in effetti provando con i ribassati non ha funzionato: il terreno è argilloso nel mio fazzolettino di terra e si impantana subito. Cosa dici Nicola, in Sardegna è proprio insensato fare i bancali? E poi volevo chiedere a Salvatore se i suoi corridoi sono nudi, se non ho capito male.

      Grazie

  21. 29 Salvatore
    giugno 24, 2009 alle 8:35 am

    @ elenacavolaia
    I corridoi sono ricoperti dallo sfalcio del prato verde per circa due/tre centimetri. I letti sono pacciamati dai residui della coltivazione precedente (piselli) da ramaglie e foglie delle potature del giardino.
    saluti.

  22. 30 Salvatore
    giugno 24, 2009 alle 8:41 am

    Comunque il mio non è un vero problema. Mi è bastato aumentare le ore di irrigazione per dare più “tono alle piantine delle sponde. Per fortuna non ho problemi d’acqua. Quello che però vorrei fare in seguito e cercare di risparmiarla quest’acqua.

    • 31 elenacavolaia
      giugno 24, 2009 alle 9:20 am

      Grazie mille Salvatore per la risposta; anche io vorrei risparmiare acqua, però, a differenza tua, non sono stata così brava da pacciamare come si deve perchè ho installato l’orticello nel cortile del mio padrone di casa e sono “in punta di piedi”: prima ha detto no al vetiver, poi alla paglia. Quindi i miei corridoi sono nudi e sui letti spargo ogni tanto qualcosa di nascosto, senza farmi troppo notare 🙂 Per quello ti chiedevo, così ho la conferma che con una buona pacciamatura i rialzati funzionano.
      Sai, quando si è agli inizi, si titubbba su tutto e le esperienze degli altri sono preziose. Saluti anche a te.

  23. giugno 24, 2009 alle 9:57 am

    bhè… se non siete troppo lontani dal basso canavese… un weekend di autocostruzione di un forno in terra cruda lo si può anche organizzare…

  24. giugno 24, 2009 alle 9:45 pm

    @consy:
    Viterbo? Mi pareva fossi nelle Marche, pensa te… io son di Tarquinia, ma vengo a VT tutti i giorni per lavoro… Se organizzate questo corso per costruire il forno in terra cruda fammi sapere, partecipare mi rimarrebbe anche comodo…

    @nicola:
    ti piacerebbe, eh? noi lavoriamo, e tu ti ritrovi il forno a legna…

    @medo
    La segale è una brutta bestia, se non ricordo male è proprio per questa scarsa componente glutinica che gli irlandesi fanno il “soda bread”, in pratica usano il lievito istantaneo…

    Andrea scripsit

    • giugno 24, 2009 alle 11:48 pm

      Io vivo ad Anguillara, Viterbo e Oriolo sarebbero stati vicini arghh!!!!
      Non disperiamo e iniziamo a cercare il prossimo corso in zona, non vedo l’ora 🙂

      Per la segale, io quando la uso non ne metto più del 30%, per il resto uso 00 e non viene male.

  25. giugno 24, 2009 alle 9:46 pm

    Argh, hanno appena fatto il corso ad oriolo romano…
    Lo sentite, il rumore del gomito rosicchiato?

    Andrea scripsit.

  26. giugno 24, 2009 alle 11:20 pm

    Hey! Mi dipingi più carogna di quanto io non sia! 😉
    In realtà da me l’avrei già fatto se non fosse che:
    1° qui è tutto limo… per trovare l’argilla devi andare a rubarla in una cava a 40km
    2° Data la struttura di “non permanenza” qui da noi abbiamo costruito solo cose che potessero essere caricate in un furgone al momento della fuga
    3° I forni in terra cruda li ho fatti a casa d’altri (come gli orti… il mio me lo sono fatto tutto da solo, anche perchè vai a spiegare che diamine combino in quel bordello!!) 😀

  27. 37 elenacavolaia
    giugno 25, 2009 alle 7:22 am

    @Nicola:
    ma per insegnare a costruirlo, anzi no, per “esercitare” la tua maieutica anche con la terra cruda 🙂 tu saresti eventualmente disponibile a viaggiare o si dovrebbe venire nel Canavese all’ombra dei mitici pioppi?

    @Consy e acquaramata:
    mi fa felice vedervi così entusiasti, ai miei amici ho fatto una capa tanta mesi fa e non interessava a nessuno; però, a mio parere, anche se alcuni corsi sono passati, non avete perso nulla, mi spiego: scoperti i corsi, anche io pensavo di partire, imparare e costruire sul mio terrazzino; poi, mi sono resa conto che l’importante non è tanto acquisire le competenze per costruire il forno, ma il luogo (la qualità della terra di cui sarà fatto, la forma, la posizione) e, soprattutto, la comunità con cui condividerlo. Per questo la cosa migliore credo sia proprio trovare altre persone e portare il corso “da noi”, più che andare noi al corso. Naturalmente è solo il mio punto di vista.

  28. giugno 25, 2009 alle 8:52 am

    Credo di dover specificare meglio per evitare fraintendimenti… non vivo di attività formative e laboratoriali, credo nelle attività formative e laboratoriali come sistema per stimolare “sistemi altri” ma non mi hanno mai dato da mangiare e credo che non me lo daranno… sennò che permacultore abusivo sarei? 😀
    Concordo completamente con Elenacavolaia… le tecniche di per sè le si può apprendere tranquillamente in autonomia comprando manuali, rovistando in internet, trovando amici con esperienza ma nulla stimola come la creazione “collettiva” (per mille motivi il risultato sarà sicuramente maggiore del singolo manufatto)
    Per questi, ed altri, motivi mi lascio trascinare volentieri ad incontri, attività laboratoriali, conferenze e quant’altro ma secondo un’unica regola: “se mi muovo non mi deve costare” (questo per non intaccare la già fragile economia casalinga) il resto.
    Come già spiegato qui https://ortodicarta.wordpress.com/uomo-da-marciapiede/ le informazioni di per sè non hanno valore…

  29. giugno 25, 2009 alle 9:04 am

    Tanto per darne una dimostrazione…
    le istruzioni per farsi il forno:
    http://www.earthgarden.com.au/strawbale/cob_oven2.pdf

    Sono in inglese, come sempre… perchè? Apparentemente perchè gli anglosassoni amano i manuali e non ci lucrano sopra…

    Comunque non c’e bisogno di parlare l’idioma della perfida Albione per capire i disegni! 😉

    • giugno 25, 2009 alle 2:14 pm

      ooohhhhh grazie! questa cosa del forno diventa sempre più allettante!!!
      mi piace il discorso di Elena, infatti penso proprio che inizierò a invogliare i condomini e sono piuttosto certa che ci sarà una adesione/partecipazione numerosa. d’altra parte siamo solo 6 famiglie 🙂

  30. 41 sb
    giugno 26, 2009 alle 7:11 pm

    con il trucco della sabbia ci hanno fatto pure il tombone di agamennone.
    invece qualcuno fa il cumulo su cui andrà a spatasciare la fanghiglia con rami, erba e foglie
    e quando la terra è secca accende il fuoco dentro e fuori, tout doucement che se no si spacca tutto. ci vanno settimane per far asciugare tutto e giorni per cuocerlo e si rischia sempre di romper tutto. sempre che non si voglia farlo con i fronzoli.
    ciau ne

  31. 42 Elenacavolaia
    giugno 27, 2009 alle 4:20 pm

    Santa Maddalena, @sb, il tuo pragmatismo colpisce come un Ladiri in piena fronte 🙂 ed essendo il Ladiri un mattoncione in terra cruda non è esattamente un sollazzo. Certo, i miei sono solo i progetti di una cavolaia, ma di gente veramente affidabile che va in giro a “fornificare” ci si può fidare, credo. Non so se ti inviterò mai ad assaggiare la pizza quando uscirà calda fumante dal nostro forno di terra, rigorosamente con i fronzoli, naturalmente! Ma si, forse, si, vah, ti inviterò, dovrai solo aspettare un paio di lustri, perchè questi sono i tempi medi di realizzazione di un progetto di un anti-pragmatico.

    Forse anche Nicola ci può dire di che salute godono i forni che ha contribuito a costruire, spero buona, sigh.

    A si biri

  32. 43 iano
    giugno 27, 2009 alle 10:49 pm

    scusa elena, ho capito che questi corsi sono con materie prime a carico dell’ospitante. ok. ma c’è pure una quota per chi partecipa? 60-70 euri? ed a chi vanno? ciao e buon orto

  33. giugno 28, 2009 alle 1:13 pm

    che ?..ho capito bene?….siamo diventati tutti “diversamente fornicanti”????…
    Io mi tiro subito fuori… sono un fornicatore tradizionale… :)..

  34. 45 sb
    giugno 28, 2009 alle 4:10 pm

    qualcuno dice che la maddalena faceva un’altro mestiere, con efficacia e traendone profitto, quindi era pragmatica pure lei. o no?
    per i mattone lo preferirei di porfido come quelli famosi e maneggevoli.
    per la pizza porto le acciughe che tra un paio di lustri saranno fosforescenti così ci vediamo meglio tra le nubi tossiche.
    ciau ne

  35. 46 Salvatore
    giugno 29, 2009 alle 8:27 am

    Ok sb, la paternità non ti ha cambiato, meglio così che un po mi preocupavo 😀

  36. 47 Elenacavolaia
    giugno 29, 2009 alle 12:42 pm

    @iano mi dispiace ma non ne ho la più pallida idea, perchè, come ho già scritto, non ne ho ancora frequentato nessuno; avevo puntato il corso che si terrà ad agosto all’Ecoistituto di Cesena ma spero di riuscire a trovare un gruppo per organizzarne uno nel paesino dove abito che una volta produceva grano ed ha ancora un mulino in pietra attivo; la mia idea sarebbe di provare a parlarne col sindaco e fare un corso pubblico, quindi con una quota minima. Se vengono organizzati presso agriturismi o case private credo che la quota la stabiliscano i padroni di casa. Certo io sono dell’idea che “il docente” che fa il corso debba essere pagato, anche perchè così se ne potrebbe fare una vera professione, riuscendo anche a rivalutare un mestiere antico. Se dovessimo ripiegare su un gruppo privato ci organizzeremmo per raggiungere una quota con cui pagare spese e compenso. Dal mio punto di vista mi sembra la soluzione migliore.

    @sb tra due lustri il mondo sarà invaso da orti di carta e le acciughe godranno di ottima salute, altrimenti cosa stiamo qui a fare? 🙂 Si vede che io non ho la stessa attitudine della Maddalena, perchè continuo a peccare di assenza di pragmatismo. E cmq, essendo di parte, preferisco la tesi eretica ma nobile di una Magdala moglie di Cristo e Apostolo prediletto; messa così la trovo ben più ispiratrice.

  37. 48 sb
    giugno 29, 2009 alle 3:37 pm

    continua a peccare che è una cosa buona e giusta.

  38. giugno 29, 2009 alle 4:41 pm

    mi associo a Sb… che di benefattrici al mondo ce n’e’ mai abbastanza 😉

  39. giugno 29, 2009 alle 9:24 pm

    A Elenacavolaia: parlando in generale, penso sia giusto che un docente sia ricompensato in qualche modo; che venga pagato creandosi una professione, invece, comincia a puzzarmi.

    Mi spiego: io mi sto interessando di agricoltura sinergica leggendo le altrui esperienze ed attuandola da me, cosciente del livello di “sperimentazione” a cui si trova. Esistono persone che tengono corsi di agricoltura sinergica a pagamento e propugnano la necessità di frequentare un corso per rendersi conto per bene come si fa e cosa non si fa. Si potrebbe creare una professione. Poniamo che questo professore di agr.sin. un giorno si renda conto, per esempio, che l’agr.sin. è tutt’altro che conveniente e che disattende la maggioranza delle sue promesse. Credo che il suddetto docente, a quel punto, farebbe finta di nulla e continuerebbe ad insegnarla finchè dura la festa perchè questo porta QUATTRINI. Ovviamente si potrebbe dare il caso della persona coscienziosa che rinuncerebbe alle sue entrate per amore della verità ed in questo caso gli chiederei l’indirizzo del Paese delle Fate che ho smarrito una ventina d’anni fa. Non è escluso che questo santo finisca linciato dai suoi colleghi.

    Scusa il cinismo, ma dalla prospettiva di studente universitario mi sono convinto che l’insegnamento a pagamento sia generalmente un affare per chi lo esercita e non per chi lo riceve. Per fortuna, e concludo (non votate per me) grazie a internet le conoscenze (anche e soprattutto quelle antiche) stanno diffondendosi a valanga e gratis e quindi il patrimonio monetizzabile in mano ai detentori-insegnanti va svanendo. Con questo non voglio dire che apprendere leggendo sia come apprendere facendo, ma che chi insegna ha molte meno possibilità e meno tempo per approfittare del suo know-how. Anche per questo sono d’accordo con heinlein (mi riferisco alla citazione pubblicata da nicola)

    Chiedo scusa per le generalizzazioni che ho espresso e vi segnalo un nuovo aggiornamento del mio blog.

  40. giugno 29, 2009 alle 10:13 pm

    Una OLA per Iano!
    (detto da uno che di tanto in tanto insegna… ma poco, giuro… molto poco… il più del tempo lo passo a portare a spasso gli ospiti per il disastrato e temporaneo giardino) 😀

  41. 52 Salvatore
    giugno 30, 2009 alle 8:33 am

    Diverso sarebbe se l’agr. sin. fosse inquadrata in un contesto di agricoltura economica: tu vuoi produrre reddito con l’agr. sin.? allora tu paghi per la mia consulenza di esperto in materia. Ma, allo stato dell’arte, credo che abbia potenzialità esclusivamente “casalinghe” e concordo con iano che non sia giusto speculare su qualcosa che, se liberamente divulgata, potrebbe aiutare le persone. Giusto, invece, rimborsare viaggio e tempo alll’insegnate che è una cosa diversa dal farne una professione.

    Nicola andrebbe rimborsato anche perchè ospita questi miei vaneggiamenti 😀

    Ora leggo il lavoro sul compost tea di Elena a cui faccio i complimenti nonchè ringraziamenti (visto che l’inglese mi stressa!!).

  42. 53 sb
    giugno 30, 2009 alle 5:04 pm

    secondo me se una persona ci ha qualcosa da insegnare agli altri è bene che la insegni senza profitto. può sempre trarre profitto dalle obiezioni e osservazioni degli “scolari”. logicamente è lo scolaro che muove le chiappe per sedersi in faccia al prufesùr. altrimenti al prof gli abbisogna il libare et manducare come si conviene.

  43. giugno 30, 2009 alle 7:07 pm

    del resto.. una volta, se volevi imparare un arte, finivi a bottega….imparavi,lavoravi e mica ti pagavano 🙂

  44. 55 stefano beci
    luglio 1, 2009 alle 10:36 am

    Ciao a tutti. Solo per comunicazione…temo il corso ad oriolo non sia stato fatto per mancanza iscritti ( è saltato anche il corso per agricoltura sinergica di aprile per mancanza di iscritti)…per il corso forno penso lo replichino ad ottobre sempre ad oriolo presso lamuccasultiglio..
    Stanno saltando diversi corsi anche di agr. sinergica ( tipo a gerfalco..) sarà che sta passando la moda o abbiamo mangiato la foglia e preferiamo l’autoesperinza e lo scambio in rete?
    Stefano

  45. luglio 1, 2009 alle 12:11 pm

    Non so… credo che la discussione si stia generalizzando
    Esistono megaholding della formazione inutile, “squatter” del genere ci facciamo i fatti nostri finoi a quando non terminiamo i soldi e poi facciamo un corso, e quelli che si fanno i fatti loro e poi qualcuno gli chiede di condividere ciò che sanno attraverso un percorso di formazione.
    Trovo difficile generalizzare.
    In più esistono ottimi “insegnanti” e pessimi “cialtroni”… il problema è che, tendenzialmente, lo scopri solo dopo.
    Così come esistono persone a cui basta leggere 4 righe per crearsi i propri schemi mentali e persone a cui le cose le devi far fare passo a passo.
    C’è un meglio, c’è un peggio? Boh?!
    Di sicuro, fortunatamente, c’è un mosaico di realtà differenti 😉

  46. luglio 1, 2009 alle 8:23 pm

    Grazie della dritta Stefano, spero di riuscire a organizzarmi per ottobre e di racimolare qualche altro interessato.

    Per la cronaca, la mia idea sui corsi a pagamento è che la cultura è un bene primario e monetizzarla la rende censocratica, mentre in linea di principio dovrebbe essere accessibile a tutti.

    Andrea scripsit.

  47. luglio 1, 2009 alle 9:06 pm

    Quindi il “collettone” ci stà? E’ il mio sistema preferito… quantomeno per pagarmi il viaggio…


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