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Lug
09

Città fruttificate

Si sa… sono strano a vedersi, vado in giro con dei vestiti buttati addosso e, tendenzialmente, con delle strane pettinature… mi faccio la barba ma non troppo spesso… E si sa, ho un mezzo flirt con il concetto di “Transizione”.

Nel senso… non che mi dispiaccia l’idea di isolarmi dal mondo cercando rifugio tra i miei simili (anche se di opossum qui se ne trovano pochi) o darmi all’eremitaggio.
Stimo ed apprezzo realtà come gli elfi piuttosto che le varie comuni e/o ecovillaggi che siano ma, da buon opossum, li trovo un po’ scontati.

Fermi. Non mi picchiate.

Scontati nel senso di “ovvi” (sto aggravando la mia posizione? Forse…).
Cioè, io trovo altri 5, 6, 20 opossum con cui condivido ideali, filosofie, pratiche… ci mettiamo tutti insieme e facciamo ciò che ci pare lontano dagli altri. A scelta, questo “ci pare” lo condividiamo o meno con il mondo esterno. Così com’è o mediato da filtri socio-economici… come enclave chiusa o come nucleo “rivoluzionario”, come riserva indiana o come fucina di diversità esportabile…
Va tutto bene… ma mi ha sempre dato l’impressione di essere un po’ “facile” (ovvio che non lo è… già solo trovare altri 3 opossum è un gran casino… condividere con loro l’esistenza, pure…)

Nella “Transizione” io ci vedo qualcosa di un po’ diverso.
Ci vedo l’opossum che si trova a dover fare i conti con il fatto che il suo territorio è uno schifo.
Seriamente, è un vero schifo. Ci sono pecore, cinghiali, tapiri ed un paio di condor. Sulla base di questo, l’opossum, non cerca una mediazione, un punto x in cui tutti abbiano perso qualcosa di se in favore di un bene “collettivo”. L’opossum inventa un “collettivo” diverso. Uno in cui le regole, gli immaginari, le aspettative e le responsabilità siano diverse.
Non cerca una nuova foresta dove andare a stare, ma ricolora quella in cui è (che di foresta ha ben poco in prima istanza) uscendo (possibilmente non da solo che sennò rimane nell’alveo delle masturbazioni mentali*) dal meccanismo dello scontato. Che poi, in definitiva, è quello che frega un po’ tutti…

Si dà per scontato che un sistema (il condominio, il paese, la città…) funzionino in un determinato modo e che non possano cambiare. A quello ci si uniforma o si combatte facendo la pipì (idem*) tutti i giorni sulla siepe del vicino per portarla ad uno stress da eccesso di azoto…
In realtà, i sistemi sono ormai così vecchi e “disorganizzati” che (riuscendo a prenderne un minimo le distanze e con un po’ di fantasia) lasciano intravvedere centinaia di “nicchie” da colorare, immaginare… occupare.

Un esempio?
Sheffield, inghilterra.
Non è un posticino idilliaco… sono 516.000 abitanti circa e la città è nota per le acciaierie (avete presente le posate in acciaio?… ecco, loro… no, non vi sto dicendo di comprare una lama di Sheffild da usare sul vicino…).
La prima pagina del giornale locale di oggi riporta la notizia di una ragazzina di 15 anni ripetutamente violentata… insomma: un posto come un altro, scegliete voi una città medio-grande italiana e la differenza è data dalla qualità della pizza e della birra…
Bene… a Sheffield il gruppo spontaneo Grow Sheffield (collegato al gruppo Transition Sheffield) da anni pratica una sorta di Guerrilla Canning vagolando per gli alberi della città e raccogliendo tutta la frutta che trovano per poi redistribuirla, trasformarla in conserve o compost per gli orti.
L’organizzazione è di una precisione militaresca ed il seguito notevole. (con militaresca si intende il militaresco di “Operazione Sottoveste”…)
pettycoat384
Ora, se ne sono usciti anche con il manuale su come esportare il progetto (se non masticate l’inglese… guardate le figure: l’illustratrice ha fatto uno splendido lavoro!)

Rimanendo in tema di pubblicazioni sulla produzione alimentare in Transizione:
Transition Totnes ha realizzato la pubblicazione di un’approfondito studio dal titolo “Può Totnes produrre il proprio cibo?
E, con colpevole ritardo comunico che, Transition Italia ha tradotto l’ottimo testo “Food and Farming Transition: Toward a Post-Carbon Food System” del Post Carbon Institute.

Cambiando quasi discorso… quando il nichilismo tocca la devoluzione (sempre più convinto che sia una definizione veramente pessima…).
Sinceramente… sono convinto che così come “Il progresso non nasce da quelli che si alzano presto – il progresso si genera grazie a persone pigre che cercano modi diversi per fare le cose” (Robert Heinlein) buona parte delle energie di cambiamento non vengano dall’ottimismo e dalle “energie positive” quanto dall’essere un’opossum incazzato e creativo!


20 Responses to “Città fruttificate”


  1. luglio 21, 2009 alle 1:06 pm

    He he he, viva gli opossum incazzati!

  2. luglio 21, 2009 alle 8:53 pm

    Questo mi sa che potrebbe darsi che sarebbe un bello scambio di idee sul come pisciare(che è sempre un marcare il territorio) e su cosa.
    Tanto per dire un qualche cosa direi che essendo stanco di fare la fine di Aureliano Buendia(Centanni di solitudine)il quale diede vita a 100 rivoluzioni e le perse tutte adesso provo solo a fare quello in cui credo e sono in grado … per i radiosi futuri …abbiamp dato che come diceva lo Stefano Benni: “Un buon esempio vale più di 1000 discorsi.
    Opossum di tutto il mondo unitevi( questo vale anche per le talpe, i castori e i lupi!!)
    Però non toccarmi gli elfi che queste cose le facevano quando molti erano ancora aspiranti spermatozoi…:-)

  3. luglio 22, 2009 alle 12:38 am

    Non ho capito troppo la questione del pisciare… nel senso che capisco la pratica della pipì territoriale ma non ne ho afferrato il senso… ma è tardi e sono un po’ biocco…
    Per il resto… sottoscrivo.
    PS- dio preservi in salute gli elfi e tutti gli altri amici che abbiamo in giro comunque e sempre!🙂

  4. 4 elena2
    luglio 22, 2009 alle 8:54 am

    eh! eh! grazie per l’idea!!!! adesso so come far fuori le piante della vicina ;-)! poi che cavolo c’entrano le piante?
    e se piscio direttamente sulla vicina avrà lo stesso effetto?
    bella quella dell’opossum incazzato! mi ci rispecchio! prima ero solo incazzata, adesso sono nella fase creativa.
    ho bisogno degli altri opossum (vive in branco l’opossum?). mi è bastato stare in loro compagnia per ritrovare la calma interiore e la gioia.(ance un po di lucidità mentale).
    credo nel concetto della risonanza.
    forse è per questo che sia io, sia altri emigrano o desiderano emigrare in una nuova “nicchia” ecologica a loro compatibile. Forse “scappare” non è cosi sbagliato! Se ci pensi bene prova a far crescere un cavolo in un terreno acido. :-D!
    non essendo ancora in grado di “scappare” ho adottato il motto: se non posso cambiare io (nel senso luogo) allora cambio quello che ho intorno. è un po un capovolgimento del concetto ma puo funzionare. ieri ho tenuto l’ennesima conferenza al parco …. sto trasformando le talpe in opossum!😀
    Comunque si ha bisogno di avere un nucleo forte ti ricarica. e poi come c…. li fai gli scambi, coi camion?
    in fondo può essere la storia della pasta madre, vai in un posto dove c’è la prendi e la passi…
    in permacultura (questa credo di averla sentita al corso non so se è citata da qualche parte) sostengono che poi un paese dovrebbe diventare una sorta di nicchia, non solo ecologica ma anche culturale, credo che abbia anche a che fare col concetto di resilienza. quindi….
    in effetti mi fa ridere! viene fuori che qui nella provincia di Varese quella nicchia ci sia già! poi si puo non essere d’accordo! ma il virus sono io che vengo da un’altra parte.🙂
    l’unica cosa che chiedo a quelli che vivono come nella pubblicità e di leggersi il pezzo sul cancello elettrico.
    oppure questo: prima portavamo l’acqua dal pozzo dentro dei secchi fino a casa, oggi molti portano le loro brave bottiglie di plastica dal supermercato a casa ridendo del tempo dei pozzi…(decrescita felice – pallante) forse è questa la breccia da cui aprire le menti. :-D!

    grazie Nicola e grazie anche a Noemi (perchè dietro ai grandi uomini c’è sempre una grande donna….eh eh! un po di femminismo non guasta)
    p.s. il pane è fatto, va un po meglio, sembra che non ho ucciso la pasta madre! ho optato per le 18 ore e una pentola normale, viene abbastanza bene lo stesso! poi cerco quella in cotto!

  5. luglio 22, 2009 alle 11:48 am

    elena ..quale cancello elettrico?..

  6. luglio 22, 2009 alle 12:33 pm

    Condivido in pieno l’articolo un pò meno l’ideA dell’opossum, mi mancherebbe solo l’opossum dentro l’orto, dopo che è appena passato il tasso mi girerebbero un pò le b…e, e poi anche per l’dea che ci fanno la pelliccia, non vorrei che venissero a farci la pelle (pelliccia) già ci possiamo considerare la nicchia della nicchia della nicchia, se ci fanno la pelle ci estinguiamo, siamo una specie in via di estinzione, abbiamo bisogno di protezione, non esiste un’associazione per la tutela di questi esseri in via di estinzione?
    Ciao

  7. luglio 22, 2009 alle 1:03 pm

    @ Luigi- Elena si riferiva al post di Chinaski qui: http://chinaski77.splinder.com/post/20904592

    @ Mauri- Il riferimento all’Opossum è una citazione involontaria di “Possum Living”
    http://www.amazon.com/Possum-living-without-almost-money/dp/0876639872
    E, comunque, non credo che noi si sia una razza in via d’estinzione (mi piacerebbe, per soddifare il mio cotè snob) ma vista la qualità e quantità delle persone con cui sono in contatto, che passano da queste parti o che vado di tanto in tanto a trovare… non credo che noi si stia scomparendo… credo che si stia crescendo in mille forme diverse, tutto lì…

  8. 8 medo
    luglio 22, 2009 alle 6:24 pm

    Concordo in toto parzialmente in parte a metà su tutto con Nicola.
    Cioè : io dico che uno puo’ migliorare lo schifo dove sta infinitamente ed è facile! Cavolo : se è uno schifo e tu ci resti dicendo voglio migliorarlo , ovvio che già dopo il tempo “T + 1 secondo” è già un paradiso perchè dallo schifo , tac esce qualcosa. Quindi è “facile” per questo , molto piu che trovare altrove un non-schifo dove fare l’elfo etc etc….

    Cioè è tutto dentro la nostra zucca.
    Poi bisogna vedere se quando tagli la zucca dentro trovi i vermi che si son pappati tutto o trovi la sostanza ed allora te la pappi tu.
    Alla fine è tutto un pappa pappa e non rimance comunque null’altro che la cacca da compostare e lasciar li’ due annetti.

  9. 9 sb
    luglio 22, 2009 alle 6:45 pm

    a casa mia gira la leggenda che mia nonna materna fosse in grado di fare morire i gerani della vicina solamente toccandoli quando aveva il mestruo.
    per le pisciate qui a casa saltuariamente chiamo a mangiare gli amici a pranzo e verso l’alba cominciano a pisciare dal balcone e rigettare sulle palme dei vicini. lo facciamo saltuariamente che ormai abiamo tutti quarant’anni suonati, il più vecchio ne ha cinquantacinque, e riprendersi ci viene difficile.
    giovedì la creatura ha cagato sul mio cuscino di piuma d’oca che a lei ci piace addormentarsi lì incima; venerdì l’ho steso ad asciugare al sole, sul pontile di sotto; domenica mattina poco prima dell’alba mio fratello di sangue ha preso dolcemente un paio di calci nel culo per via che ci ha pisciato sopra. poi mi ha fatto notare che probabilmente era già pieno di sputazzi. domenica pomeriggio c’era piume d’oca dappertutto nel prato e i due cani killer sembravano due colombe.
    per parlare d’orto, oggi ho disotterrato le patate che era di gia ora e mi son convinto che è meglio fare che metterle su di un letto di fieno e poi sopra fieno che si fatica meno. poi mi chiedevo come fare per rincalzarle e mi son detto che metterò dell’altro fieno, o sbaglio e non si può rincalzare?
    ciau ne

  10. luglio 22, 2009 alle 9:19 pm

    …una volta pensavo che gli elfi fossero gli unici alternativi in Italia: è grazie a loro che i miei pensierei autarchici avevano una possibilità di fondatezza. Si diceva di questo popolo che viveva nelle montagne in case abbandonate, senza corrente e senza televisione. Non credevo che in questo paese ci fossero molte altre persone che vivevano o pensavano allo stesso modo. Va dato merito alla loro “scontatezza” e alla loro unione di aver mosso un mondo, che prima ignorava la possibilità di vivere diversamente dagli altri.

  11. luglio 22, 2009 alle 9:27 pm

    Alludevo al pisciare sulla siepe del vicino. A parte questo … se tutti vanno in montagna … non resteranno più alberi. All’inizio ci si “sottraeva” perchè ci si sentiva prigionieri o si andava a cercare un luogo che sembrava magico, adesso forse è il tempo di trasformare i luoghi orribili in luoghi vivibili. Opossumarsi come verbo è corretto?

  12. luglio 22, 2009 alle 9:42 pm

    -Sottoscrivo Harlock
    -Spero che la genetica di nonna sia passata all’angioletto cagone di SB (è un po’ un casino rincalzare con il fieno… meglio con le foglie che non dovrebbero mancarti, devono essere al buio per credere di essere sottoterra)
    -Renato (selvatici) sta cercando di non avere troppi vicini di casa🙂 (io direi opossumizzarsi)
    – Medo sta incominciando a dare i numeri per la prolungata “resistenza” urbana🙂

  13. 13 elena2
    luglio 23, 2009 alle 6:57 am

    cosa significa le patate sono pronte bisogna rincalzarle?????
    io pensavo le tiri fuori e le mangi
    le tiri fuori e le fai asciugare al sole
    cosa mi sfugge???

  14. 14 Salvatore
    luglio 23, 2009 alle 8:55 am

    questo è il post + “fisiologico” in assoluto dell’orto di carta😀

    sb sei sempre il migliore. quanto mi fai ridere!! su mellusu!!

    elena, la rincalzatura è quell’operazione che si fa durante la coltivazione, sai quella in cui si ammucchia la terra attorno alla piantina che è cresciuta in altezza, quindi penso che sb parlasse in prospetiva per le patate future. dopo la raccolta è come dici, asciugare al sole e poi gnam gnam oppure conservazione.

    il mio orticello: madama peronospora è arrivata ai meloni, spero c’è la facciano ad arrivare alla maturazione, ormai mancava poco😦
    io credo che la peronospora sia nata nell’orto di mio padre e da li si sia propagata nel resto del mondo!!! uffff

  15. 15 elena2
    luglio 23, 2009 alle 9:40 am

    @ salvatore
    va buoh io non ho rincalzato niente, si sapevo cos’è la rincalzatura ma pensavo che col campo di patate nella paglia te la evitavi. in effetti la pagli si è abbassata un tantino… cioè moltissimo, qualcuno mi ha detto di non aggiungere niente e io così o fatto. comunque il cartone è andato in niente e le patate sono tutte sotto terra… va beh poi vedremo!
    mando un pensiero gentile ai tuoi meloni sia mai che funziona!
    ciao
    @ sb
    si effettivamente sei simpatico, devo dire che anche alcuni miei amici si divertivano allo stesso modo sui giardini vicini, previo censimento ovviamente…. (cioè dove!)
    ciao

  16. 16 sb
    luglio 24, 2009 alle 7:46 pm

    sisi parlavo delle patate dell’anno prossimo

  17. luglio 24, 2009 alle 9:14 pm

    Siete avvisati: chiunque si avvicini di notte con aria furtiva al mio giardino/frutteto con un canestro in mano….
    Beh, la doppietta del nonno son trent’anni che non spara colpo, ma è ancora ben oliata…

    Andrea scripsit.

  18. luglio 24, 2009 alle 10:57 pm

    @ Aquaramata – la partecipazione al progetto si intende volontaria… oppure furtiva, nottetempo, con i passamontagna sperando che tu abbia passato tutta la giornata ad assaggiare la birra😀😀

    @ Ecomagazine è un raccoglitore di feed automatico ed era pure finito negli spam… in relatà l’articolo di pingback e quello di Renato (Selvatici) che trovate qui http://selvatici.wordpress.com/2009/07/24/fuga-senza-fine/
    Questo spiega perchè il link al pingback potrebbe essere “rotto” sempre che riesca a romperlo…

  19. luglio 25, 2009 alle 4:18 pm

    Eh eh… con questo caldo c’è sempre voglia di una birretta ghiacciata… poi l’alcool peggiora sempre le cose e si suda ancora di più, ma ne è valsa la pena.
    Comunque il fruit sharing (quello volontario) non mi sembra molto rivoluzionario, tra vicini di orto c’è sempre un bel viavai di piantine e prodotti… da sempre…

    Andrea scripsit.


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