03
Set
09

Spiral Pump

MechaDuck

Ho una nuova bici.
Era abbandonata insieme ad altra immondizia vicino ad un campo.
E’ una vecchia Bianchi da corsa con il sellino modificato in una poltrona a tre piazze di cuoio sdrucito e senza quei fronzoli tipo cambio a 24 rapporti (che qui, nella piana, manco servirebbe).
Qualcuno dei suoi passati pedalatori aveva dipinto il telaio di rosso bolscevico, il manubrio ed i parafanghi di nero anarcoinsurrezionale.
Ho cambiato copertoni e camere d’aria e l’ho eletta a mio “nobile destriero”.

Sto sfrecciando sulla mia anarcocicletta sulla discesa che dal paese porta alle paludi: casa. I cuscinetti dei pedali e delle ruote sembrano nuovi, il sellino è fin troppo comodo (uno di quei sellini che i vecchietti mettono alle bici da corsa) e l’aria è un po’ più fresca grazie all’effetto “evaporazione” dato dalla velocità.

Lei compare all’improvviso.
Non sai neanche bene da dove, sai solo che è lì davanti a te.
Percepisci l’asfalto che finisce e l’instabile sobbalzio dello sterrato ghiaioso.
Lei è poco più di un grosso sasso nel mezzo della strada.
Tu sai che dovevi aspettartelo… è tanto che non piove… lei è come una grossa nutria che emerge dal canaletto al bordo della strada con i suoi 30 litri d’acqua in due pesantissimi secchi che tu le hai regalato. (Ti ricordi? Quelli della macedonia da cucina aziendale. Quelli che ti eri fatto tenere dai tuoi ex collaboratori per fare gli esperimenti di irrigazione e di coltivazione fuori terra. Si, quelli da 15 litri l’uno)
“Io freno per gli animali”
Non è carino ma è quello a cui penso quando, con la mano sinistra, schiaccio il freno posteriore pensando a quando spiegavo al figlio più grande che sullo sterrato non conviene mai frenare con la ruota anteriore…

Non ho controllato i freni.
L’unico che funziona è quello davanti.
Due scelte: una vecchietta sulla coscienza e numerose escoriazioni o numerose escoriazioni.
Non posso vincere.
Numerose escoriazioni…

Dieci minuti dopo, anarcobici abbandonata contro una gaggia, sono in piedi sull’argine del canale ad ammirare l’approfondita pralinatura delle mie ginocchia e a pensare che ci deve essere un’altra soluzione. Non posso rischiare la vita tutte le volte che una vecchina di 88 anni sbuca da un canale a 30 metri dal suo orto con i secchi per bagnarlo…
Ci sono cose, atteggiamenti, azioni che per quanto non esattamente “urbane” mi conciliano alla riflessione ed al recupero delle informazioni. Una di queste è fare la pipì nel canale. Non so, forse solo gli uomini possono apprezzare a fondo il fare la pipì nell’acqua corrente… se lì, in piedi, il rumore dell’acqua che aiuta sempre e nessuna preoccupazione a “fare centro” o ricordarsi di abbassare l’asse e tirare l’acqua. In una parola: relax.

Qui da noi, di acqua ce n’è fin troppa (come ben sanno quelli che sono passati) ma, come tutti i liquidi, tende a non essere mai dove ti serve.
Il problema è quindi quello di spostare l’acqua da un punto A (il canaletto a destra della strada) ad un punto B (l’orto della vecchina 30 metri a sinistra della strada).
Il tutto senza una pompa e senza elettricità ed evitando di avere sulla coscienza un’ottuagenaria ortolana…

Tempo fa avevo sfogliato una serie di documenti sulle ram-pump. Pompe idrauliche che sfruttano l’energia di un salto, anche minimo, del corso d’acqua per spostare la stessa lungo un condotto. Ma il sistema era, per me, troppo complesso: richiedeva nozioni di idraulica e attrezzature un po’ troppo evolute…

Guardo l’acqua del canale scorrere sotto di me e mi ricordo di un progetto in cui mi ero imbattuto qualche tempo fa… una di quelle cose che sfruttavano più l’ingegno che non la tecnologia. Una di quelle cose che erano state create prima che l’elettronica soppiantasse la meccanica uccidendo l’anatra automatica di Vaucason.

fig01

La Spiral pump è l’evoluzione di un sistema che risale al buon vecchio Archimede (no… non quello dei pannelli fotovoltaici…) necessita solo di un corso d’acqua e neanche troppo grosso, una ruota ed un tubo… mi sa che ci proverò con un tubo da giardino e dei vecchi pezzi di bicicletta…

fig02

PS: ringrazio tutti quelli che hanno commentato (ma anche solo letto) il post precedente!
Il sapere che siete i “quattro” lettori più accaniti del mondo mi imbarazza ed inorgoglisce terribilmente (oltre a crearmi alcune ansie da prestazione del tipo: “oddio, e adesso… se scrivo una boiata?… ma passa in fretta… e poi, tanto, di boiate ne scrivo un sacco)
Grazie! 🙂

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18 Responses to “Spiral Pump”


  1. 1 Chiara
    settembre 3, 2009 alle 12:22 pm

    Bentornato Nicola!
    Ciao

  2. 2 Nicola
    settembre 3, 2009 alle 2:08 pm

    mi sento chiamato a commentare dal tuo post scriptum: ci sono anch’io tra i 4 lettori che passano di qua ogni tanto. Ne approfitto anche per dirti che mi è piaciuto molto il tuo post sulle rane bollite che ho letto ieri.

  3. 3 Stefano
    settembre 3, 2009 alle 2:30 pm

    ehi! ci sono anche io! ti leggo sempre anche se non scrivo mai.

    però passo a trovarti, in tandem con Dany, diciamo una volta all’anno, e quindi segnati
    che manca poco alla prossima visita!

    se vuoi ho un paio di freni nuovi nuovi che potrei regalarti per il tuo nuovo destriero.

    ciao, Stefano.

  4. settembre 3, 2009 alle 2:44 pm

    Non so se mi commuove di più il Tonno Esistenziale o la comparsa su queste pagine della paperetta di Vaucanson! 🙂 **

  5. settembre 3, 2009 alle 8:44 pm

    hey..biondo.. qual’e’ il dislivello che devi superare con la tua pompa a spirale?…
    no perche’ se il dislivello non e’ molto io ho un progettino che si fa facile facile..
    Non so se funziona..;) ma se funziona si fa il botto 🙂

  6. settembre 3, 2009 alle 11:27 pm

    @ Chiara – Grazie 🙂
    @ Nicola – Lo so… e che trovo 1000 escamotage per far uscire allo scoperto i “lurker” 😀
    @ Stefano – siam qua che vi aspettiamo! (anche se siamo spesso dalle vostre parti… magari una volta mi paleso con tutta la famiglia. Se diventiamo vicini di casa?)

    @ equipaje – definitivamente meglio Vaucason ripescato dalle memorie di uno studio che feci su “Il Topo e suo figlio” di Russel Hoban, ed. adelphi, abbinato ad un testo eccezzionale sugli automi, “Storie di Automi dalla grecia classica alla belle époque” di Martio G. Losano, ed. einaudi, e “Teatro e Boxe – L’atleta del cuore nella scena del novecento” di Ruffini

    Rif. http://www.einaudi.it/libri/libro/mario-g-losano/storie-di-automi/978880612224
    http://www.hoepli.it/libro/teatro-boxe.asp?ib=9788815047380&pc=000014003001000
    http://www.adelphi.it/novita/244/3583/3584/3623/libri.asp?isbn=8845923290
    Ma fu un secolo o due fà… vivevo ancora ad Ivrea.

    @ Luigi – il salto è risibile… diciamo 15, 20 cm… un po’ diverso se lo facessi da me dove il salto è 1 metro… anche 2 se l’acqua è bassa. Sei quasi pronto ad ospitare qualche arnia? Mi sto (lentamente) attrezzando 🙂

  7. 7
    settembre 4, 2009 alle 9:08 am

    eheheheh…mi sembrava che non sarebbe durata a lungo la fase di sconforto….
    riecco il tourbillon che ci avvolge e ci avvince…

  8. settembre 4, 2009 alle 11:31 am

    è stata la quiete prima della tempesta, questa pompa è fantastica 😀

  9. settembre 4, 2009 alle 12:03 pm

    si pronto son pronto. Se hai un salto cosi basso possiamo provare a realizzare una mia idea.
    Dovrebbero bastare un paio di vecchi bidoni di lamiera da 250 litri,qualche valvola idraulica e del tubo di plastica
    che dici proviamo?

  10. 10 Gianluca Gianlupo
    settembre 4, 2009 alle 2:43 pm

    Guarda che anche se non scrivo più come un tempo non vuol dire che quando ho internet (ossia al lavoro ^ ^) mi astengo da fare un bel tuffo a bomba nel mio orto preferito 🙂
    Siccome hai stuzzicato….. e se il meccanismo venisse montato su una piccola struttura galleggiante da ancorare in modo che sia sempre attiva nel canale, indipendentemente dal livello raggiunto?
    E già che ci siamo, che ne pensi di posizionare in parallelo (dal lato al centro del canale) una bella ruotina (alla quale si potrebbero imbullonare delle scatole di conserva appositamente tagliate perchè facciano da pale) che faccia girare per noi la spirale (o meglio ancora “le spirali”)di tubi ?
    Infine, perchè non cercare e montare il tutto su un simpatico avvolgitubo da giardino che fornisce oltre alla struttura di supporto anche un bel centro di rotazione predisposto per l’innesto a baionetta del tubo dell’acqua che dovrà arrivare fin dalla gagliarda vegliarda ^ ^

    Medita Nicola, medita …..

    A presto, ci-auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu ;o)

  11. 11 sb
    settembre 4, 2009 alle 7:28 pm

    nicola, se te ci fai tutto sto casino alla vecchia e poi ti lanci senza freni sullo sterrato convinto che tanto ha l’acqua in casa, la stiri mentre sta pensando alla fatica che hai fatto per niente, che lei quel tempo che perde ad attraversare la strada non ha un cazzo da fare e che il tempo che hai te lo perdi facendo un cazzo.
    ciau ne

  12. 12 Elena2
    settembre 4, 2009 alle 9:18 pm

    qui mi sa che se non stiamo attenti c’abbiamo gia bell è pronti gli igegneri del futuro, che poi un’invenzione tira l’altra ;-D!

  13. 13 Stefano
    settembre 4, 2009 alle 10:16 pm

    palesati, palesati, che oltre al piacere di avervi da noi avrei pure un paio di problemini nel mio orto che avrebbero bisogno di essere visti dal tuo occhio esperto!

    vicini di casa??? ma allora significa che state concludendo l’affare di cui mi avevi accennato a suo tempo, quello nel paese qualche km più a nord di dove stiamo noi? wow! ma è fantastico! mi sento molto fortunato!

    a presto, ciao, Stefano.

  14. settembre 6, 2009 alle 10:00 pm

    @ Luigi – bello… io un bidone ce l’ho… se tu hai l’altro si può fare

    @ Stefano – bhè… concludendo è un parolone… ci aggiriamo in zona da voi con occhio mesto a contrattare fazzoletti di terra 🙂 in ogni caso appena ripassiamo faccio un fischio!

    @ Elena2 – shhh! Che Luigi è un’ingengnere sul serio e se lo provochi vien lì e ti istalla un sistema combinato serra-irrigazione-centralina termica computerizzata con materiali all’avanguardia ottima anche per le spedizioni su marte 😀

  15. 15 maurizio
    settembre 9, 2009 alle 10:35 am

    ciao Nicola
    anch’io ti leggo sempre e ti ringrazio per questi bei momenti

  16. settembre 10, 2009 alle 2:28 pm

    adesso che hai la bici puoi farcela ad arrivare fino a Venezia. Ti do un po’ di tempo per arrivare per il 16 ottobre, io quando sono passato dalle tue parti in bici (sono passati ormai più di dieci anni) ci ho messo cinque giorni, potresti fare anche meglio. Senza scherzi, l’invito è ufficiale, per quelle giornate la nostra sede a Forte Marghera si apre agli scienziati folli in occasione della due giorni organizzata dai Cantieri Sociali del Nordest, titolo “Il Veneto che vogliamo”, anche la famiglia è invitata (procurati un risciò, quindi), se ci stringiamo in casa ci stiamo tutti, il viaggio da Venezia a Forte Marghera in barca, soprattutto con la bora che può soffiare in quel periodo, è imperdibile.

  17. settembre 10, 2009 alle 10:43 pm

    Bhè… non credo in bici perchè sono un po’ fuori allenamento (ammesso che io lo sia mai stato) ma intorno al 18 dovrei essere in zona a Bologna per un paio di appuntamenti… magari organizzo un “ORTOdiCARTA” fall-winter Tour!
    C’è qualcun’altro sulla strada da passare a trovare o che vuole fare della strada insieme?
    Si parte da Chivasso e poi….
    😉


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