14
Set
09

Biodiversiche?

Certamente con questo mi sono incasinato la vita per le prossime due settimane…
Capita quando ci si infila in discussioni troppo grosse per un cialtrone.
Qui la mia (im)modesta partecipazione al dibattito sulla biodiversità e la contrapposizione tra naturale ed artificiale meglio dibattuta da:

Equipaje

Meristemi

L’estinto

e, anche se letto a posteriori grazie alla già menzionata Equipaje, L’orologiaio miope

ps. – Alessandro… perdonami… ho un po’ tradito la causa 😉

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38 Responses to “Biodiversiche?”


  1. settembre 14, 2009 alle 11:22 pm

    Ehi! Devo considerarla una chiamata di correo ufficiale? 🙂

    E comunque, anche per allungare la lista dei possibili imputati, segnalo che in tema di specie aliene invasive ho appena scovato un vecchio post di tupaia: http://www.lorologiaiomiope.com/linvasione-degli-alieni-continua/ La seconda metà del post è dedicata ad un’elegante discussione del tema.

  2. settembre 14, 2009 alle 11:52 pm

    Letto. Molto bello e (va da sè) molto più comprensibile dei miei deliri 🙂

  3. settembre 14, 2009 alle 11:53 pm

    Dimenticavo: che d’è un “correo ufficiale”? Qui me la cavo con quasi tutto ma lo spagnolo m’è un po’ ostico… sigh

  4. settembre 15, 2009 alle 9:05 am

    Non di posta ma di delinquenza si parla (reato, reo, correo) 😉

  5. settembre 15, 2009 alle 9:52 am

    …evidentemente anche con l’italiano bazzico male 😉

  6. settembre 15, 2009 alle 12:01 pm

    nicola ho scovato un alveare nel muretto vicino al cancello di casa mia nel limoneto e naturalmente ne sono felice. le api sono nostre commensali ogni volta che a tavola c’è pesce o pollo, inoltre bazzicano sempre orto e compostiera, le piccoline, e chissà cos’altro. e non pungono, giustamente, a meno che non gli ti appoggi addosso… quindi parrebbe che se la passino bene da noi. secondo te cosa dovrei fare per traslarle in un’arnia al fine di rubar loro il miele di tanto in tanto?

    • settembre 15, 2009 alle 7:09 pm

      A me sembra un pò tardi per fare quello che dice Nicola, è una questione di tempistica, se l’alveare non è carico d’api non riuscirai a fargli passare l’inverno in quanto tra costruire celle e nuove operaie anche sperando in un clima mite la vedo dura, la stagione è ormai andata, io sarei più propenso a far passare l’inverno nel muro e recuperarlo a primavera, in quanto sciami deboli sono solo delle grane, tendenzialmente sono più soggetti a malattie morie e cose del genere, e a nulla serve neppure la nutrizione quando ci si trova a fine estate.

  7. settembre 15, 2009 alle 12:51 pm

    Sicuro che siano api? Fa strano che si avvicinino a pesce e pollo… ma se hai visto il favo nel muretto direi che non puoi avere dubbi…
    2 possibilità (una molto naturale, una molto meno)
    1°-
    Le lasci dove sono e controlli che passino l’inverno, fai un sacco di foto e me le mandi (questo non è fondamentale ma io ne sarei contento 🙂 )… se non passano l’inverno: sfiga, ma la chiamano “legge di natura”… Non ho idea in sicilia che temperature abbiate attualmente. Qui verrebbe considerato uno sciame tardivo e quindi destinato a morte (quasi) certa per mancanza di fonti energetiche. Ci sono fioriture da qui in avanti?
    2°-
    Ti costruisci una topbar orizzontale (o recuperei un’arnia Dadant-blatt ma sarebbe meglio di no. Smonti delicatamente il muretto rimuovendo i favi e, uno ad uno, li “cuci” alle barre… è una robina complessa ma non impossibile (se l’ho fatto io che non avevo mai visto un’ape in vita mia…)
    Ne ho potuto intravvedere solo degli spezzoni (dannata connessione) ma puoi provare a dare un’occhiata a questo video (1° di tre parti)

    • settembre 15, 2009 alle 7:13 pm

      La top-bar è difficile in questo periodo perchè abbisogna di molta fioritura per costruire celle, nutrire prole, creare scorte, ecc. non credo vada bene, per la Dadant avrebbe comunque bisogno o di fogli già costruiti con le celle e una forte alimentazione, oppure telaini con il miele nei favi, cosa difficile da trovare.

  8. settembre 15, 2009 alle 8:54 pm

    In realtà, facendo un trasferimento su topbar salvi i favi con celle, scorte, covata e tutto… ma, in definitiva, abbiamo detto la stessa cosa.

  9. settembre 16, 2009 alle 8:05 am

    Argh! Blasfemia!
    Intanto io le mie piccole battaglie contro l’Ailanto le vinco, always outnumbered, never outgunned!

  10. 12 stefano
    settembre 16, 2009 alle 9:19 am

    io invece contro l’ailanto sto combattendo una battaglia ormai da alcuni mesi senza riuscire a intravvedere nemmeno da lontano una possibile vittoria. dimmi, Alessandro, quale arma segreta usi???
    ciao, Stefano.

  11. settembre 16, 2009 alle 10:10 am

    Stefano,
    premetto che sono ancora lontano dall’obiettivo finale, cioè la totale eliminazione… però sfalcidiando i polloni, coprendo con sacchi di plastica neri i ceppi e perforandoli periodicamente e mettendo sale nei buchi si riesce a farli morire piano piano…
    I teli neri servono per privarlo della luce solare di cui è ghiotto, ho infatti notato che in una zona semi-boscosa riesce a svilupparsi soltanto dove prende piena luce, all’interno del bosco, infatti, non una piantina di Ailanto attecchisce!
    L’estirpazione totale della pianta è comunque sempre la cosa migliore.
    Ultimamente hanno rasato a zero un intero terrapieno del sottopasso di Torino, forse anche grazie alla mia segnalazione all’assessorato al verde pubblico. Avevano detto che non sapevano se il pezzo fosse di loro competenza, privato o che… ma adesso è pelato e io ho una tacca in più sulla mia zappa 😀

  12. settembre 16, 2009 alle 10:28 am

    faccio l’avvocato del diavolo:
    E poi… cosa farà il comune di Torino? Aspetterà sei mesi per rivedere conquistata dall’ailanto l’aiuola? L’odiato alberello è (comunque) uno dei sistemi che mamma natura usa per spappolarci i cabagigi quando esageriamo nell’antropizzazione.
    Un’esempio… l’ailanto è una pianta per pollinatori. Potrebbe essere un sistema della natura per contrastarne il declino?
    Con questo non voglio dire che si debba coltivare ailanto, attenti… voglio dire: ok per estirparlo (soprattutto se è una minaccia) ma sostituitelo immediatamente con qualcosa e che non siano rose tea o delicatissimi gladioli o quello ritorna allegramente.
    Pare che si ottengano dei risultati nel frenarne la propagazione con la calce spenta.
    Ma poi s’ha da ricolonizzare tutto e velocemente assicurandosi di sviluppare un sistema il più sano e naturale possibile. Pena- i lavori forzati a vita per estirpare la bestiaccia verde.
    Ottima la tecnica del buco nella corteccia e sale ed è vero che non ama l’ombra e terreni ricchi (il che ne fa una “pioniera” nonostante gli essudati tossici).
    Negli USA stanno selezionando dei funghi per liberarsene ma temo che la soluzione produrrà ancora più problemi…

  13. settembre 16, 2009 alle 11:04 am

    Uao mi sa che hai sbagliato mestiere…
    Si, un ambito su cui vorrei muovermi è trovare un arbusto a crescita rapida che crei velocemente una coltre in grado di filtrare tanto sole quanto basta ad impedire o quantomeno limitare in maniera drastica la crescita della nuova generazione.
    Per ora mi vengono in mente solamente i rovi… oppure la menta, magari quella di Pancalieri. Anche questa è simil-infestante, ma perlomeno ha un odore gradevole!

  14. settembre 16, 2009 alle 12:13 pm

    Proporrei l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides).
    Fissa l’azoto, le bacche sono commestibili ed hanno un’altissimo contenuto di vitamina C, forma un bel cespuglione fitto fitto, è buono anche per i polli, attira gli uccellini i pollinatori e da riparo a mille altre bestie… oltre ad essere estremamente robusto.
    Ne trovi interi cespugli al Valentino (ne ho visto uno rigogliosissimo qualche giorno fa vicino all’Imbarchino mentre assistevo ad uno spettacolo sulla Valle Bormida).
    Vai, ne tagli un tot di pezzetti e ti fai tante belle talee. Se vuoi essere sicuro che attecchiscano triti un’aspirina e ci puci il taglio dentro (ma questo io lo chiamo “barare” 😀 )

  15. 17 medo
    settembre 16, 2009 alle 1:00 pm

    L’olivello spinoso è geniale perchè sta da dio nei climi secchi ma se state fuori città questa pianta , che io ne sappia , risente molto di prolungati inverni freddi ed umidi. Se proprio volete metterla , esponete certamente a sud e sotto alla pianta prevedete qualche masso semi-interrato per fargli da scaldino (coprite la pianta a nord , dove l’ho vista sembra stare molto bene sotto agli ontani (l’ontano nero è ideale per clima Pianura Padana! Se fate un giro nel mantovano ci sono un paio di foreste di ontani che resistono a ridosso del Mincio , non sono foreste vergini , ma sono state ripiantate là dov’erano a memoria d’uomo , se non erro durante il XIX secolo) che passano bene inverni anche molto rigidi ma non hanno un grande interesse come albero se non per legna combustibile una volta invecchiati…

  16. 18 medo
    settembre 16, 2009 alle 1:01 pm

    (ma quante parentesi ho messo! che droga fare gli incisi!)

  17. settembre 16, 2009 alle 1:17 pm

    cos’è sta storia del barare con l’aspirina?
    mi piace l’olivello spinoso, ne farò piantagioni per ettari ed ettari!

  18. settembre 17, 2009 alle 12:15 am

    No, le talee è esproprio proletario di materiale vegetativo (soprattutto se fatto in parchi pubblici o giardini privati di villette suburbane) 🙂

  19. 24 Stefano
    settembre 17, 2009 alle 9:05 am

    cribbio ragazzi, uno sta lontano dal pc per qualche ora e quando torna si ritrova con un intero trattato di botanica da leggere! wow! siete fantastici!
    tornando all’ailanto, condivido tutto quello che ha scritto Nicola su terranauta, però poi mi faccio mettere per due ore nel banco degli asini affermando che il tutto si applica a tutto eccetto che a una singola pianta che mi è cresciuta… nell’orto! eh no! quella no! in realtà non è proprio “dentro” all’orto, è solo “molto molto vicina”, però mi preoccupa e voglio tenerla a bada. ne ho già tante altre che lambiscono il confine, e che crescono rigogliose in mezzo alle gaggie e ai rovi (si, vengono su bene anche tra i rovi, arg!), ma quelle le lascio, diciamo che “sono a casa loro”, però quell’unica sta facendo come fanno gli umani: invade casa d’altri! e allora facciamo un patto con la natura: io non la combatto e lei non combatte me, non chiedo tanto. del mio terreno (2500 mq) ne ho circa 500 mq antropizzati e gli altri lascio che se proprio vogliono allora siano pure “aliantizzati”, pazienza. per ora sono a bosco selvaggio, con gaggie, tanti rovi e un discreto esercito di ailanti in via di aumento numerico. come spartizione dei territori mi sembra abbastanza equa, no? che dite: dopo un paio d’ore nel banco degli asini potrò tornare al mio posto? eh? dai, per favore…
    ciao, Stefano.

  20. settembre 17, 2009 alle 10:25 am

    ma ‘sto ailanto brucia bene?.. no perche se bruciasse come la gaggia e crescesse piu veloce il problema sarebbe bello che risolto.
    Giusto per dire, ieri ho fatto rifornimento alla cisterna del gasolio per il riscaldamento.
    Di fatto scaldiamo a stufe,che di legna ne abbiamo a sufficienza anche solo tenedo puliti i boschi. Pero’ mantengo l’impianto di riscaldamento a gasolio per le emergenze.. (tipo se uno e’ malato fa fatica a portare i 150 kg di legna giornalieri ) e per le occasioni speciali, che ne so Natale.. fuoco nei camini ma magari si scalda anche un po la notte cosi ci si sveglia al caldo :). Vabbe dicevo.. rifornimento ,era un po’ che non compravo gasolio, 2700 litri = quasi 3000 euro!!! se dovessi scaldare a gasolio davvero farei fuori il prezzoequivalente di una utilitaria ciascun inverno!.
    Allora dicevo se sto ailanto benedetto bruciasse come la gaggia e crescesse come la balsa.. beh io ci farei la firma ad impestarmi tutti i campi 🙂

    • settembre 17, 2009 alle 1:24 pm

      Purtroppo non brucia così bene, il legno anche adulto rimane come “spugnoso”… ammetto la mia ignoranza in materia, magari chiederò lumi a meristemi, ma penso che la rapida crescita l’abbia portato a sacrificare quella che per noi è la qualità del legno.
      Brucia velocemente e non ha grande potere calorifero, certo in mancanza d’altro sempre legno è, però, finché crescono altre specie io le preferisco.
      Seymour nel suo libro spiega come gestirsi un bosco da cui ottenere legna con un’accurata gestione e tagli “mirati” delle piante, finché si riesce e finché non sarà l’unico albero sul pianeta…

  21. settembre 17, 2009 alle 3:43 pm

    SEMPRE SULLE API

    dunque mauri e nicola, innanzitutto grazie per le risposte ed il video che vedrò.
    che siano api l’ho dedotto osservandone la forma quando una passeggiava allegramente nel mio piatto. a breve farò delle foto e ve le mostrerò.
    non ho visto il favo, perchè si sono rifugiate nelle profondità del muretto e quindi dall’esterno si possono vedere solo alcune fessure in cui si vanno ad infilare.
    prevedo che sposerò la tesi di lasciarle a se stesse per l’inverno, sperando che si facciano trovare nello stesso muretto in primavera. mi fa sperare il fatto che ogni estate ci sono sempre state da queste parti (solo che non avevamo mai scoperto il rifugio).
    per quanto riguarda la temperatura, da queste parti il concetto popolare di “giornate freddissime” equivale a +5°C di minima notturna in paese, ma nella zona rurale dove si trovano le api a volte si può toccare lo zero, mentre è notizia clamorosa quando si raggiungono i -2°C. Per quanto riguarda le fioriture, non so quando smetteranno nell’autunno (certamente in ottobre fioriscono ancora gli aranci) ma sono sicuro che entro fine gennaio i primi mandorli cominceranno a mettere fiori.
    che dite ce la faranno?

    ps. non c’entra niente, ma il proverbio del giorno è “cu fa ligna a mala banna, n’coddhu a’ha sciri”

  22. settembre 17, 2009 alle 8:43 pm

    grazie equipaje per il link.. pare che l’ailanto sia piuttosto adatto alla lavorazione.
    Mi sa che mi informo e provo apiantarne un po’. 🙂

  23. settembre 17, 2009 alle 8:46 pm

    ah si dimenticavo..la gaggia e’ la robinia

  24. 32 sb
    settembre 19, 2009 alle 6:13 am

    bundì, luigi consigliò di mettere i gusci delle uova vicino alle piantine di cavolo cosicche la cavolaia non vi deponesse le uova scambiando sti gusci per uova di pernice; probabilmente come al solito non capii una sega ma ho messo comunque le uova e quest’anno i cavoli e via dicendo sono intonsi. mabastalà, guarda se ci va tanto a spaventare i creaturi.
    ora sto cercando gusci di dinosauro per tenere lontano i rompicoglioni.
    grazie luìs

  25. 33 elena2
    settembre 22, 2009 alle 1:47 pm

    a proposito dell’ailanto sembra che la corteccia abbia delle proprietà che funzionano da antidoto ai suoi stessi effetti 😉
    http://www.miaerboristeria.it/index.php?target=pages&page_id=AILANTUS_ALTISSIMA_SWINGLE
    cosi tanto per vedere il lato positivo e non lasciare a sb l’ultima parola 😀
    ciao

  26. settembre 23, 2009 alle 9:23 am

    Stamattina in auto rimuginavo ancora all’ossimoro biodiversità-ailanto 🙂
    Mi è venuto da pensare dove vada a finire la biodiversità se le piante locali vengono “soppiantate” (che brutto gioco di parole) da questo infame…
    Chi mi sa rispondere?
    E non dite subito che sono prevenuto 😀

  27. settembre 23, 2009 alle 9:43 am

    … ma leggiamoli, i link che posta Nicola:
    http://meristemi.wordpress.com/2009/05/27/anche-i-marziani-sono-verdi/

    Ciao Alessandro, un saluto 🙂

  28. settembre 24, 2009 alle 9:23 am

    Lo so… sono una carogna: getto lì una sassata e poi scompaio per quasi una settimana sui monti a costruire orti 🙂
    Ci tengo a sottolineare che stiamo discutendo tutti di mille sfumature di un solo problema, e questo… non è l’ailanto in sè…
    Ma rimanendo sull’assurda piantaccia: l’unico e pratico modo per debellarla è ristabilire gli equilibri di un suolo. Guradate dove cresce: ripe di lavori in corso, terreni impoveriti, pietraie lungo le autostrade… sono appena tornato da una zona di boschi di faggi, ontani e querce… di ailanto neanche l’ombra… casa mia è in un posto sufficientemente sfigato, si potrebbe considerare la periferia della periferia… qui l’ailanto cresce solo sulla scarpata dell’autostrada se si sposta di un passo i salici, le phragmites australis, il luppolo, i rovi e le gaggie (tutte specie considerate “invasive” e spesso aliene) lo bloccano relegandolo nel ruolo di consolidamento di un cambiamento del suolo che altrimenti sarebbe destinato alla sterilità… vai a spiegare alla “natura” che quella scarpata l’ha fatta l’uomo e che dovrebbe essere lui a gestirla… è come pensare di spiegare al proprio sistema immunitario che il fumo della mia sigaretta è una roba che mi gestisco io e lui deve stare tranquillo senza procurarmi enfisemi, complicazioni cardiache ecc…
    Sono stato abbastanza confusivo? 🙂
    Scusate… devo ancora riprendermi un’attimo!

  29. 37 Sebastiano
    aprile 9, 2010 alle 7:18 pm

    Salve, ho trovato questo sito cercando informazioni sulle bacche di olivello spinoso e vorrei porre una domanda alla vostra esperienza. Ho comprato infatti un pacco di 5chili di olivello spinoso (Sea buckthorn) dall’inghilterra, si tratta di bacche in forma secca, dice il venditore con metodo “naturale”, importate dalla Cina. Aprendo il pacco le bacche si presentano con grandezza di 4-6mm di dimensione massima. Sono grasse al tatto e l’odore è quello di alimento grasso invecchiato, sempre su internet ho trovato che questo è normale, ma io sono preoccupato… sebbene abbia trovato indicazioni positive non vorrei assumere grassi saturi degenerati, già nell’alimento fresco sono in quantità…
    Potreste darmi cortesemente un’indicazione? Se cioè faccio bene a preoccuparmi o invece le caratteristiche sono normali (ripeto come ho descritto sono state valutate positivamente su varie schede…)

    Grazie mille per l’attenzione!
    Cordiali Saluti
    Sebastiano

    • aprile 13, 2010 alle 10:16 pm

      Desolato… non credo di essere in grado di aiutarti. Ho sempre usato quelle fresche di bacche e non mi sono mai posto troppo il problema.
      Magari qualcun’altro di passaggio da queste parti. Mi spiace


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