30
Set
09

L’orto permanente

HAZMAT_Class_6-2_Biohazard

Tanto per incasinare ulteriormente il dibattito sulla biodiversità… sapete dove ho pescato la dritta su Theodoropoulos, il “blasfemo” che promuove il mischione di piante autoctone ed alloctone?
Dai libri di Eric Toensmeier che ho citato nell’ultimo articolo per quelli del Terranauta.
In effetti, in permacultura, gli alieni, le “minacce alla biodiversità” sono principalmente visti come indicatori di un’alterazione (tendenzialmente atropogenica) di un’ambiente naturale. (vedi l’ailanto che fa saltare i tabelloni di porfido dei marciapiedi)
In ogni caso… se volete impiantare il vostro orto permanente inserendovi piante clandestine in profusione, Toensmeier ne ha pubblicato la lista qui.

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39 Responses to “L’orto permanente”


  1. ottobre 1, 2009 alle 3:40 pm

    Di sicuro hai incasinato me, che mi son persa a fare qualche ricerca.
    Scoprendo che:
    – la misteriosa e ricorrente sigla JLH sta per JL Hudson, pseudonimo di David Th.
    – esiste addirittura un sito anti-David Th.! > http://www.antitheodoropoulos.org
    – la voce “Exotic Plants” della Wikipedia di fatto cita come fonte il solo David Th. e nessuno la segnala come contestabile.

    L’unico “dettaglio” che mi disturba un po’ degli scritti del tipo, devo dire, è l’insistito parallelismo a nazismo, xenofobia, razzismo, nazionalismo etc. Non che non si veda il nesso, anzi: ma paragoni di questo genere, oltre ad essere sovradimensionati, rischiano sempre di essere demagogici e di trascinare su un piano troppo emotivo la discussione. Questo IMO, ovviamente.
    Il ruolo delle multinazionali del diserbo, invece, direi che è un discorso senz’altro interessante.

    Grazie per averlo scovato, hombre! 🙂

    • ottobre 1, 2009 alle 6:22 pm

      Sono d’accordo. Infatti io condivido con il buon Theodoropoulos le impostazioni di base, i principi ma per il resto…
      Occhio il sito antithed… è probabilmente autoprodotto dallo stesso theodoropoulos alla ricerca di un contradditorio (ma non ho verificato approfonditamente)
      Il vero problema (sempre che possa essere un problema…qui ricordiamo che lo scrivente ha una vaga aura di anarchismo sentimentale… à la Kropotkin per intenderci) è che Theod. prende il via da un’area vicina a Murray Bookchin e, di conseguenza nei pressi di Janet Biehl e di Peter Staudenmaier autori di un complesso testo sull’Ecofascismo (ne esiste una versione in italiano ma non ricordo dove…)

      “”Riconosciamo che separare l’umanita’ dalla natura, dalla globalita’ della vita, porta il genere
      umano all’autodistruzione e alla morte delle nazioni. Soltanto reintegrando l’umanita’ nella
      totalita’ della natura si puo’ rendere piu’ forte la nostra gente. Questa e’ la meta fondamentale del
      progetto biologico della nostra epoca. L’umanita’ da sola non e’ piu’ il fulcro del pensiero, lo e’
      invece la vita nel suo insieme … Questo aspirare alla connessione con la totalita’ della vita, con la
      natura stessa, con una natura in cui siamo nati: questo e’ il significato piu’ profondo, la vera
      essenza del pensiero nazionalsocialista.”

      Ernst Lehmann, “Biologischer Wille. Wege und Ziele biologischer Arbeit im neuen Reich”,
      München, 1934, pp. 10-11. Lehmann era un professore di botanica che considerava il
      nazionalsocialismo come “biologia applicata politicamente”.

      Ma qui… andiamo veramente fuori tema (e sinceramente perdo un po’ di interesse 😉 )

      • ottobre 1, 2009 alle 9:08 pm

        Un po’ alla Konrad Lorentz, insomma… Anche se lui arrivava ad idee filonaziste applicando alle società umane i principi darwiniani della selezione naturale…
        Rimane comunue uno dei miei autori di divulgazione scientifica preferiti, forse quello che fin dal principio ha formato la mia coscienza “biologica”.

        Andrea scripsit.

      • ottobre 1, 2009 alle 9:19 pm

        Si, in realtà le critiche maggiori sono portate a Steiner e all’antroposofia (correlati biodinamici compresi)… ma, di nuovo, mi astengo dal prender parte o meglio, prendo quel che mi piace dall’uno e dall’altro e butto alle ortiche quello che non mi interessa 🙂

      • ottobre 2, 2009 alle 10:07 am

        Mah: secondo me si va fuori tema solo sino a un certo punto. Ripeto da un mese che i parallelismi troppo arditi tra le invasioni vegetali e le migrazioni umane sono perigliosi anche perché ho bene in mente dove possono condurre certe troppo -chiamiamole così- disinvolte equivalenze. Gira e rigira (qui salto i passaggi intermedi, tanto credo si capisca) torniamo sempre al tema centrale: qual è il posto dell’Uomo nella Natura?
        (Va bene, mettiamo pure in calendario il prossimo dibattito, non prima di Natale però :-PP )

  2. 6 medo
    ottobre 1, 2009 alle 4:26 pm

    In agosto mi trovavo nel bel mezzo degli altipiani delle Borgogna dove si coltivano soprattutto cereali ed annotavo una lampante caratteristica : l’assenza del 99% degli insetti e il passaggio rarissimo di qualche rondine. Avvicinandosi al terreno , il nulla totale.
    Unico insetto ad esistere sul terreno era un ragnetto rossastro , noto nella zona per essere l’incubo dei camping.

    Invece da un recentissimo viaggio in Sicilia posso dirvi che mai nella mia vita ho visto tanto infestantissimo ailanto (saranno contenti gli impollinatori siculi!) , l’ho visto anche spaccare i gradini di travertino di una chiesa.
    Lo stato di abbandono di certe aree urbane ed extraurbane sarebbe una grandissima opportunità per la “natura” di riconquistare terreno , ma per i prossimi decenni sempre di più sarà l’ailanto che ricoprirà una Sicilia sempre più collassante socio-economicamente…
    Io spero che non accada , ma questo è quel che ho visto.

    • ottobre 1, 2009 alle 6:24 pm

      Bhè… siamo completamente dentro a questo: “The World Without us
      E, come dissi una volta: “Di noi rimmarrà solo la voce di Mastella a disperdersi nel cosmo…”
      😀

      • ottobre 2, 2009 alle 9:57 am

        … veramente io ricordo una tua predizione relativa alla permanenza delle onde radio contenenti le interviste di Marzullo 😀

      • ottobre 2, 2009 alle 2:22 pm

        No, no, no… come dimenticarmelo… era Mastella che citava erroneamente una poesia di Neruda quando tenne il discorso che fece cadere il governo Prodi… Oh già! Ma nel frattempo la “sabbia” e scorsa nella clessidra e adesso siamo quà… 😉

  3. ottobre 1, 2009 alle 8:47 pm

    Sir John Templeton, amava ricordare che le quattro parole che spesso di pagano di più nella vita sono: “Questa volta è diverso”…..
    mi sa invece che “questa volta e’ uguale a tutte le altre volte”.. il mondo corre veloce e l’uomo fa la sua parte.
    Se i cani avessero il pollice opponibile probabilmente sarebbero loro i principali accusati per il degrado ambientale :).
    Su coraggio, l’ailanto brucia bene, il kiwi in piemonte viene su una meraviglia, e alla fine la zanzara tigre risolvera’ il dilemma..o era la mosca del Gabon?..non ricordo… 🙂

  4. ottobre 1, 2009 alle 9:00 pm

    ..si pagano di piu… se almeno avessi imparuto ad usari la tastiero ;(

  5. ottobre 1, 2009 alle 9:17 pm

    Se i cani avessero il pollice opponibile sarebbero riusciti ad aprirmi nuovamente il pollaio e farmi secche anche le ultime galline… carogne ingrate!! 😉

    • 13 sb
      ottobre 2, 2009 alle 7:27 pm

      probabilmente non penserebbero ad altro che usare il pollice opponibile per fare quello che di solito si fanno, faticosamente, con la lingua e lascerebbero in pace le galline.
      al limite terrebbero fermi i pennuti per fare quello che facevano prima con il pollice opponibile. anhe al panda gigante che abita nel composter gli farebbero così.
      comunque seza il dilùn i miei si son trastullati facendo un baccanale con la mia uva.

  6. ottobre 1, 2009 alle 11:47 pm

    E dai con stò ailanto, continua a tornare e ritornare su post e commenti, ma non ci poniamo la domanda giusta, ovvero cosa lo ha portato?, ovvero il terreno dove lui in questo monento cresce che uso se n’è fatto negli ultini 10 anni, e negli ultimi 50 anni, e negli ultimi 100 anni, e come e cambiato l’ambiente circostante nello stesso periodo? Certe piante crescono spontaneamente solo perchè trovano le condizioni ideali per crescere, il terreno ideale e qualcuno questo terreno degradato ideale per l’ailanto lo dovrà aver preparato prima, oppure lanciamo il sasso e nascondiamo la mano domandando poi ingenuamente “chi ha tirato il sasso?”

  7. 15 Salvatore
    ottobre 2, 2009 alle 12:37 pm

    Insomma, per le specie aliene la domanda è: le combatto o ne usufruisco?
    Penso che la decisione sia influenzata da quello che si vuole ottenere alla fine. Per esempio anni fa ho partecipato ad uno studio su un mollusco invasore che occupa la nicchia ecologica delle vongole nostrane. Per cercare di risolvere il problema le soluzioni proposte erano tutte macchinose e dispendiose (tanto da rendere antieconomico applicarle). Ma se fosse stato possibile spostare l’interesse economico dalle vongole ai nuovi mitili si sarebbe potuto addirittura beneficiare di un incremento di produzione (i giapponesi se le pappano ste cozze). Il fatto è che è il mercato a dettare legge. Diverso sarebbe se i pescatori raccogliessero per consumo personale, un po come potrebbe fare un orticoltore dilettante rispetto ad un agricoltore di professione.

  8. 16 medo
    ottobre 2, 2009 alle 12:45 pm

    L’ailanto brucia bene (ma non a lungo) , ci fai bene la pizza e le focaccine o ci avvii il fuoco da riscaldarti , va beh poi ritiene il terreno che ha trovato in pessime condizioni e paradossalmente lo migliora preparandolo anche ad un nuovo bosco (si’ ma prova a toglierlo l’ailanto , anche bruciando e salando , ti puo’ cacciare i polloni anche tre anni dopo!). Cresce rapidamente , ombreggia molto il terreno preservandone in modo estremamente efficace l’umidità e una certa vita di sottobosco ; produce fiori utili agli impollinatori , frutti per nutrire insetti , etc. Non tutto è male , come ben sappiamo , in natura e anche se c’è di mezzo l’uomo ed il suo pollice opponibile che a volte sarebbe meglio che se lo ponga nel culo e nel suo ego senza far danni ulteriori all’ekos.
    Tuttavia l’ailanto è il killer assoluto , c’era un pamphlet in inglese dove si riportava che in pratica l’ailanto emette un erbicida a largo spettro e dato l’apparato radicale piuttosto vicino alla superficie e vasto fino ai 40 metri , ti saluto biodiversità floristica. E poi io ho visto questa pianta sia esposta a sud a Favignana ed Egadi a resistere ad estati terrificanti ma anche nel nord della Francia fiera di spezzare le reni in inverno anche ai pini! Troppo potente questa signora!

    Quindi ancora una volta se c’è un contadino o una comunità ANCHE rurale ed attenta , l’ailanto mi puo’ essere una risorsa , ma senza un presidio del territorio e delle terre marginali , quest’albero è praticamente La Peste Nera dell’era neo-rurale che sta iniziando.

    • ottobre 2, 2009 alle 2:15 pm

      Ottima sintesi. Quoto al 100%

      • ottobre 5, 2009 alle 10:19 am

        quindi dobbiamo ucciderlo 🙂

      • ottobre 5, 2009 alle 10:35 am

        Si. Ma solo se rompe le palle alla quercia centenaria nel bosco delle fate. Se mi sta facendo saltare i tabelloni di cemento nel parcheggio dell’Auchan lo lascerei tranquillamente fare il suo “sporco” lavoro.
        La Guerrilla Gardening si fa anche non toccando le cose 😉
        Ps. Qualcuno a mai contato i mq di parcheggi Auchan e i metri quadri di Foreste vergini (100% autoctone)italiane?… secondo me vince auchan, ammesso che esistano foreste definibili vergini in italia…

  9. 20 Salvatore
    ottobre 2, 2009 alle 12:52 pm

    beh.. certo ci sono casi e casi.

  10. 21 sb
    ottobre 2, 2009 alle 7:37 pm

    uno prova a dimenticare per un po i mastella e se lo ritrova nell’orto. fortuna che c’è il pollice opponibile su per il culo.
    magari con l’ailanto bisognerebbe farci il cippato.

  11. ottobre 2, 2009 alle 9:34 pm

    … bene, ho io una ricettina giusta giusta!
    Prendiamo un po’ di piante in sud America, un po’ in Asia, il resto fate voi. Adesso mettiamole in uno shaker e shakeriamo per un minuto, abbiamo creato la biodiversità, gustatela velocemente perchè può avere effetti indesiderati 😉

  12. ottobre 2, 2009 alle 11:12 pm

    …ma sempre sotto stretto controllo. Mi fa tristezza pensare che un giorno al posto dei castagni ci possa essere solo ailanto (per fortuna non ci è ancora arrivato).

  13. ottobre 3, 2009 alle 12:38 pm

    …Ma porca miseria! C’è sempre ‘sto ailanto… ma parlare degli altri, mai? Robinia, Procambarus, Siluro, scoiattolo grigio, nutria, visone, ecc…

    Nicola, l’imbastardimento di per sè non ci salva il culo, si limita a splamarcelo adeguatamente d’olio così non ci rendiamo conto di quel che succede. Vedere i bordi delle strade pieni di bei fiori gialli di topinambur e di rigogliosissimi ailanti impedisce ai più di rendersi conto che la NOSTRA biodiversità ha bisogno di aiuto per riprendersi i suoi territori. gli alieni sono solo la punta dell’iceberg, e possono essere una risorsa solo se controllati, e nemmeno sempre.
    l’ailanto lo bruci, ok; e un gambero della luisiana cresciuto negli scarichi fognari, che ne fai? O degli scoiattolo grigio? Li arruoliamo nei pompieri ognuno con una gomma per spegnere gli incendi a suon di peti?
    La biodiversità italiana non avrebbe bisogno di aggiunte; è già bella di suo. L'”alloctonità” è, nella maggior parte dei casi, bella solo se sotto controllo.

    • 30 medo
      ottobre 3, 2009 alle 1:35 pm

      Caro Andrea , ormai le frittate sono fatte e ci tocca pagare tutti i danni dei miliardi di umani passati prima , oltre a quelli dei contemporanei. Come diceva qualcuno tempo fa “come i batteri che a due per due pensavano di moltplicarsi in un vetrino (in un sistema chiuso quindi) , gli umani ora si accorgono che il sistema Pianeta è chiuso , che sono animali ne’ più ne’ meno limitati , che erano troppi e che stanno cominciando a morire”.

    • ottobre 3, 2009 alle 8:36 pm

      No. Non mi sono spiegato… io non promuovo la semina incontrollata dell’ailanto o il foraggiamento e la propagazione dello scoiattolo grigio (2 i centri principali di sviluppo: in inghilterra e, quindi, finchè non impara a nuotare siamo salvi, e Superga a 7km da casa dei miei…).
      Ma ci sono. Il lavoro di preservazione si sarebbe dovuto fare molti anni fa ora ci sono. Ci si deve fare i conti. Così come si deve fare i conti con un’agricoltura industriale ed un sistema economico basato sulla produzione eccedente di mais (che ha spazzato via buona parte della biodiversità autoctona).
      Io le chiamo “reazioni”. Così come il giardino di casa cerca continuamente di tornare ad essere bosco e tu sei costretto a tagliare l’erba, potare, zappare… altrettanto avviene in qualsiasi altro contesto.
      Preservare le specie autoctone è sacrosanto. Le zone protette difficilmente lasceranno spazio agli invasori così come una corretta cultura della preservazione può evitare che qualche pirla riversi nel po le sue simpatiche tartarughine d’acqua rivelatesi dei killer. Ma farne una questione di crociata è assurdo, antropocentrico come solo un viadotto autostradale può essere.
      Se (per esempio) i castagni di Harlock iniziano a morire per via dei cambiamenti climatici e l’unica specie in grado naturalmente di riequilibrare la situazione è l’ailanto, o la robinia cosa fai? Il deserto?
      Se l’edilizia abusiva fa in modo che un’intera montagna si riversi su un paese spazzandolo cosa si fa?
      Probabilmente non è chiaro neanche a me tutto il discorso (la discussione in itinere mi sta aiutando molto a chiarirmi le idee… grazie!) ma ho delle difficoltà a concepire la “conservazione” come qualcosa che si inserisca in un processo evolutivo naturale (e quindi scevro di ibridi, incroci e biotecnologie).
      …e poi, io ho le faraone in cortile… quelle stavano in Africa! 😉

      • ottobre 4, 2009 alle 7:45 am

        ciao Nicola, qui non è questione di crociate. Qui è questione di provare a salvare il salvabile.
        Se i castagni di Harlock crepano per il caldo, cosa scelgo di mettere? Vediamo…
        Ailanto: hai mai visto qualche animale mangiare le foglie di ailanto? io no. solo la samia cinthia, un grosso farfallone notturno che produce seta e principale motivo per cui abbiamo l’ailanto in casa: si pensava che potesse sostituire il bombice del gelso, quindi importa la samia dall’oriente, ma la samia mangia solo ailanto, quindi importa ailanto. Ora la samia è poco o per niente diffusa, e l’ailanto ci ha invaso.
        Hai mai visto l’ailanto attaccato, da vivo o da morto, da insetti xilofagi? Io no. Hai mai notato i boschetti che forma, fittissimi, con ampia tendenza a impedire in essi la nascita di qualunque altro sottobosco? E taciamo delle radici “erbicide”…
        la robinia? a una decina di km c’è uno scampolo di bosco planiziale, a Piove di Sacco (PD); non sarebbe messo male, avrebbe anche dei terreni a disposizione per potersi allargare un po’, ma alcune zone sono state invase dalla robinia. E lì, idem con patate: tende a formare una boscaglia impenetrabile, che soffoca lo sviluppo di cespugli di altre specie, modificando tra l’altro le caratteristiche del terreno e mettendo in difficoltà quelle essenze autoctone che invece a quel terreno erano perfettamente integrate. E poi ancora, gli insetti: quanti si nutrono di robinia, quanti ne decompongono il legno?
        se l’ex castagneto di Harlock è un deserto, piantare robinie e ailanti rischia di farlo restare tale: un deserto. Di colore verde e scintillante, certo, ma per la biodiversità rimarrà sempre e solo un deserto. Il castagneto di harlock era importante perchè il suo legno e le sue foglie nutrivano stuoli di insetti, dai fitofagi ai decompositori, che nutrivano a loro volta stuoli di uccelli e memmiferi, rettili e anfibi… era ricco nella misura in cui un equivalente bosco di ailanto, in europa, sarebbe povero. E allora cosa fare se il castagno muore? Proviamo a vedere cosa ci offre la natura di casa nostra: al posto di ailanto e robinia, magari prendiamo leccio e cerro, che hanno caratteristiche tali da mantenere un’entomofauna abbastanza simile a quella del castagneto, così da non distruggere la biodiversità locale completamente; scegliamo essenze simili, magari “alloctone” perchè provenienti da aree distanti alcune centinaia di km, ma comunque già inserite negli ecosistemi del nostro Paese, ed in grado di armonizzarsi con fauna e flora preesistenti. Qui non si tratta di lasciare o meno spazio ad un processo evolutivo naturale, si tratta piuttosto di evitare che i danni delle nostre importazioni non vengano pagati da organismi che stanno già pagando i danni delle nostre altre azioni.
        Al limite, potrei persino pensare a piante extraeuropee ma che rispettino sempre questa caratteristiche: si tratta di tentare di conservare una comunità, non una singola specie, e si tratta di valutare caso per caso, non di prendere posizioni ideologiche. Tutti gli alloctoni devono morire? no. Tutti gli alloctoni devono e possono fare che ciufolo vogliono? no. Ci saranno sempre situazioni più o meno gravi o semplici da affrontare, cose da “trascurare” e situazioni da “combattere” con più energia.

      • ottobre 4, 2009 alle 10:59 am

        boh andrea, qua la robinia e’ coltivata da almeno 30 anni ed i boschi mi sembrano abbastanza misti…. salice, pioppo quercia ciliegio selvatico e cosi via…
        Ce ne fosse tanta di robinia che perlomeno quella si puo tagliare e ripiantare..
        Il resto , non te lo lasciano tagliare e cosi fotti un terreno.
        L’anno scorso si e’ provato a tagliare un boschetto di vecchie quercie che avevano invaso tutto e permesso solo ai rovi di crescere, erano obiettivamente piante fetenti, storte, troppo vicine, alcune colpite dal fulmine.. Insomma su quasi 140 piante abbiamo ottenuto il permesso di tagliarne dodici. Avevo una mezza intenzione di comprare quel pezzetto di terra..per sistemarlo… ora il proprietario lo terra’ fin che campa in gerbido pieno..con le sue quercie su.

    • ottobre 4, 2009 alle 9:23 pm

      Ma perchè non porsi una domanda almeno sulle piante, su che tipo di terreno cresce ad esempio l’ailanto, o meglio che terreno va a colonizzare, per quel che ho potuto osservare si installa preferibilmente su terreni degradati e marginali che sono abbandonati dalle altre piante o che vi prolificano con grandissimo stento, forse Nicola ci può illuminare sullo strato del terreno colonizzato da questo extracomunitario, in una foto di equipaje sul suo sito si nota una pianta crescere in un marciapiede di Milano, la domanda è delle nostre piante nostrane quante avrebbero fatto lo stesso, quante sarebbero riuscite a crescere in condizioni così estreme?, in una delle foto che ho postato nel mio blog si vede una pianta di prezzemolo crescere tra cemento e sassi, idem per un tagete (extracomunitario) e un cavolo su un muro, tutte situazioni estreme, forse bisognerebbe aproffondire come mai il prezzemolo è riuscito a crescere spontaneo in mezzo a sassi e cemento senza bisogno dell’aiuto dell’uomo, a volte seminandolo nell’orto cresce rachitico la invece rigoglioso. Spunto di riflessione.

  14. ottobre 4, 2009 alle 5:02 am

    oh dunque.. considerato che il mio quoziente intellettivo mi permette di essere campione di sputo di semi di anguria e che l’uso principale che faccio del mio pollice opponibile e’ quello di sparare caccole alla maggior distanza possibile, Sto seriamente meditando di impiantare qualche centinaio di noccioli e qualche centinaio di piante di robinia.
    Per la vigna aspettero’ di avere portinnesti che provengano da paesi piu lontani dell’America,perche’ e’ dagli anni settanta che non assaggio piu un barolo degno di questo nome 🙂

  15. 37 medo
    ottobre 4, 2009 alle 12:00 pm

    La robinia dà un ottimo legno per costruire utensili vari, se vogliamo anche le botti per trasformare il mosto in aceto balsamico, è meno infestante e meno resistente alle estirpazioni rispetto all’ailanto. Ed anche senza trattori e seghe elettriche si riesce a contenerla (con uso sapiente di fuoco e braci).

    Tuttavia ragazzi dimenticate che l’uomo è vivo ancora perchè la natura produce un caotico sovrappiù , ma per le teorie di malthus unite se volete al secondo principio della termodinamica , tutto quello che sta accadendo dagli anni ’70 , ovvero quando l’energia pro-capite per disentropizzare il mondo esterno era elevatissima, è semplicemente un miracolo dettato dalla buona volontà e dal signoraggio che ogni secondo taglia fuori dal sistema centinaia e centinaia di nuovi nati dei quarti mondi…

    Non voglio star qua a ripetere che sono solo temperature terrestri medie tra i 12 ed i 18 gradi che permettono una vita umana significativa sul pianeta e che quindi la nostra è una fragile e breve finestra, tuttavia solo perchè l’ambiente naturale sprecava frutti in abbondanza ad un certo punto l’Uomo ha cominciato una folle battaglia contro l’entropia cosmica. Disgraziatamente volle di più e veemente si alzo’ sulle gambe col risultato di mangiare anche i frutti dei propri figli, creando un caos nomade che non ha precedenti nella storia dei mammiferi e da li siamo arrivati a costruire le case nei torrenti come vicino a Messina, ovviamente dopo secoli e secoli di accurato taglio di ogni tipo di albero tutt’attorno e sopra agli stessi torrenti…

    E’ il caso sempre e solo di fare i conti con quel che ci è attorno, essendo politici al massimo ovvero occupandosi di lasciare all’altro essere (quello accanto o quello che temporalmente verrà) il massimo di abbondanza possibile , chiaro se e solo se ci si riconosce umani… Vallo a dire ad un milanese discoteca tv calcio e cocaina!

    Ciao a tutti e buon natale

  16. ottobre 4, 2009 alle 12:21 pm

    Nicola: il lavoro di prefazione si può fare anche adesso: per castagni secchi intendo i marroni secolari piantati in filari 3 o 4 secoli fa dai miei progenitori. Tra l’altro la caratteristica dei castagni è che sono gli unici della zona piantati a filari, perché normalmente venivano innestati i ributti spontanei. Adesso il bosco si è riformato con nuovi castagni, con cerro, ciliegio e altre specie varie apparentemente autoctone. Ma se mai ci vedessi alcune piante di ailanto prenderei zappa, sega, falce e pennato per andarci a vivere, magari in una capanna di paglia 🙂
    Io, come Andrea, non sono contro le piante alloctone, ben vengano se possono salvare o migliorare la flora, ma non devono sostituire ogni altra specie già autoctona.

    Link castagni secchi: http://isognidiharlockphotoblog.blogspot.com/2007/04/castagni-secchi.html

  17. ottobre 4, 2009 alle 1:38 pm

    Direi che la discussione sta involvendo su se stessa…
    Non credo che nessuno di noi sia “deliberatamente contrario” alla preservazione delle autoctone e, tanto meno, per “l’indiscriminata propagazione” delle specie alloctone…
    Ogni caso fa storia a sè.
    Ovvio che la coscienza di ciò che si sta facendo è la prima regola che va rispettata. Lo studio delle dinamiche naturali “in situ” la seconda (o viceversa… adesso che ci penso…)
    Io continuo a credere che il non fare niente sia l’opzione migliore quando applicabile.
    😉


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