07
Ott
09

Chi viene in spiaggia?

Sono al telefono con Cristiano.
Lui sta sorseggiando una cioccolata calda in una breve pausa tra la Transizione e l’Esistenza.
Io sto badolando tra le api e l’orto.

Chiacchieriamo del più e del meno.
Il 15 notte dovrei partire per l’Est, così da raggiungere Michele nella Serenissima insieme a G. ed Enrico per partecipare ai workshop di Spiazzi. Da lì scenderemo verso Bologna per l’incontro annuale della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip. Ottima occasione per cercare di incrociarsi sul percorso con un sacco di altra gente.

Cristiano ha uno zoccolo Malthusiano che ben si sposa con il nichilismo da due soldi che mi porto a spasso. Entrambe le tendenze si esaltano e riverberano nelle chiacchiere da “bar” telefoniche.
Gli racconto di un’idea che sto cercando di realizzare a Torino.
Cristiano – “Si, ma ha ancora senso lavorare sulle città?”
Io – “…beh… si, almeno in parte…”
Cristiano – “Sui piccoli centri ma le metropoli?”
Io – “… non so. Ma magari. Prima che collassino…”
Cristiano – “Si, ma poi si dovrà trovare delle alternative”

L’Ubu roi che banchetta nel mio cervello mi fa comparire davanti questo:

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Ok… lasciate perdere il film… fissatevi sull’immagine. No. Non pensate a Will Smith. L’immagine. Si, ok… il cane, gli zombi ecc… ecc… ma voi guardate l’immagine. Si il film non era un granché ma neanche il libro, posso assicurarvelo… concentratevi sull’immagine per favore… Bravi… Togliete i rottami delle macchine e lo zombo in campo medio…
E’ una città.
Non è molto diversa da quelle che abbiamo in torno. Solo, ci sono i fenicotteri (come a Cagliari) e più piante.
Si può fare!
Ok… ce anche meno gente ed è la scenografia di un film… ma io tendo a dare spago ad una forma di esistenzialismo demente.

Sartre – “Nulla a senso, tutto è futile”
Io – “Quindi andiamo in spiaggia?”
S. – “No… non hai capito… la vita è un’assurda corsa verso il nulla”
I. – “a chi arriva primo?!”
S. – “Mi stai facendo venire la nausea…”

Le mie chiacchierate con Sartre sono meno costruttive di quelle con Cristiano… almeno secondo Sartre.

Contestualmente sia Equipaje che Weissbach mi coinvolgono in discussioni da “poco conto”.
Equipaje sulla redditività economica dei sistemi agricoli “alternativi” e Weissbach sui tempi di acquisizione delle competenze per “il cambiamento” e per il ripristino dei suoli.
Dopo aver corrisposto con entrambi entrambi Sartre mi ha detto qualcosa a proposito di un messaggio di solidarietà che voleva mandargli. Ma non ho capito bene di cosa parlasse.

Città insostenibili.
Criteri economici e di mercato sulla produzione alimentare.
Ipotesi di “nuove competenze agrarie” e tempi di applicazione.

Non sarò mai in grado di connettere tutte le problematiche che nascono da questi tre fattori. Non so neanche se mi interessa farlo.
Sicuramente, più che risposte mi viene da farmi un miliardo e trecentosessantaquattro domande… una di queste è “andiamo in spiaggia?”…
Poi penso: tre anni fa ho mollato il lavoro, ho fatto un orto, ho costruito macchinari impensati con pezzi di scarto, ho letto una quantità di libri, di Zero ed Uno su uno schermo da averne la nausea…

(no, Sartre, non parlavo di te…)

…detto questo: non sto cambiando una virgola. Il tutto manca di “futile” azione…E le città sono sempre un bel campo da gioco visto che tutto finisce lì…
Proveremo a rimediare al più presto.

Sartre sta già preparando la paletta ed il secchiello ed ha caricato l’ombrellone in macchina.

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Ps. – i citati perdoneranno l’abuso “contestuale” di comunicazioni “private”… spero…


28 Responses to “Chi viene in spiaggia?”


  1. 1 Cristiano
    ottobre 8, 2009 alle 9:00 am

    he he he non che non ti perdono, io con te parlo di scenari di transizione avanzata come al bar si parla del tempo, se poi tu li usi così la persone si spaventano… adesso telefono a Sartre così poi lo senti…

  2. ottobre 8, 2009 alle 10:04 am

    …ma…..va bene che Rob c’ha la fissa del mangiare
    http://transitionculture.org/2009/10/05/a-review-of-local-food/
    ma voi due…. che cavolo state mangiando in sti giorni?? melanzane ripiene di cotiche ingrassate di strutto geneticamente modificato???
    Cristiano, domani un risino e basta!

  3. ottobre 8, 2009 alle 10:33 am

    …oh! allora, attualmente il mio menù prevede il consumo ossessivo di tutte quelle verdure che non conserverò. Questo si traduce in kili e kili di Achocha (una buffa piantina Inca molto produttiva), topinabur in quantità industriale, le zucchine trombetta che non so più dove mettere… e altra roba…😉

  4. 6 Salvatore
    ottobre 8, 2009 alle 4:06 pm

    Chissà cosa sarà questa “…altra roba…” ?😀

  5. ottobre 8, 2009 alle 6:24 pm

    spiaggia uber alles. ci si vede all’al’lodo’la..

  6. 8 Nicola stra-c
    ottobre 9, 2009 alle 1:21 am

    ci faccio un pensiero, sarà difficile ma magari un salto in spiaggia riesco a farlo, ciao!

  7. ottobre 9, 2009 alle 1:28 am

    Ma come!
    Una cerca di ricostruirsi una credibilità in pubblico stando sul frivolo per poi ritrovarsi spubblicate in rete queste impudiche conversazioni private di economia e finanza?😉
    E poi, precisiamo, io chiedevo lumi limitatamente alla *grande scala*.

    Ho comunque piacere di apprendere che Cristiano è il nuovo Joel Salatin italiano (“E perché deve necessariamente esistere un posto come New York? A che serve?”)😉

  8. 10 iano
    ottobre 9, 2009 alle 10:50 am

    ma le appetitose discussioni con Equi e Weiss dove si trovano?

    • ottobre 9, 2009 alle 11:35 am

      Non si trovano… fanno parte di quel back stage come le discussioni di antropologia con te mentre ci preparavamo la cena😉
      Le parti migliori sono quasi sempre nel back stage!🙂

  9. 12 Salvatore
    ottobre 9, 2009 alle 2:37 pm

    iano, uniamo le forze e lottiamo per infrangere le maglie di questa censura|
    vogliamo i particolari!!🙂🙂

  10. 14 Salvatore
    ottobre 9, 2009 alle 2:43 pm

    sui – tempi di acquisizione delle competenze per “il cambiamento” – non saprei, ma per il – ripristino dei suoli – mi lancio: da un min di 3 a un max di 10 anni? naturalmente lo dico su basi perfettamente empiriche😉

  11. ottobre 9, 2009 alle 5:32 pm

    dissento, esimio salvatore: mai lottare.
    basta applicare i sacri principi: pigrizia, calma e pazienza; nel caso specifico, un giorno nicola ti parlerà di quel che vuoi sapere senza che tu abbia fatto (apparentemente) nulla per ottenerlo.🙂

  12. 18 Salvatore
    ottobre 11, 2009 alle 9:16 am

    quindi… principi sinergici🙂

  13. 19 medo
    ottobre 12, 2009 alle 12:12 pm

    Volevo condividere il mio pensiero sulle metropoli. Nel senso che il collasso è già in atto da qualche annetto, ma lentamente le rane nell’acqua sempre più bollente si sono adattate. Ed a fronte di un collasso (che continua) dell’impiego, nascono iniziative di orti urbani e orti chic in periferia. Ma – ripeto – si tratta di rane immerse in acqua sempre più calda…

    Lasciare le metropoli è l'(unica) Idea Geniale del XXI secolo.

    • ottobre 12, 2009 alle 1:23 pm

      Sai, le metropoli non sono solo Milano o Torino.
      Il 60% della popolazione mondiale abita nei grossi centri urbani ed in condizioni che da noi sarebbero un’incubo. Sicuramente si dovrà invertire il processo di aggregazione delle metropoli in un futuro prossimo ma non credo sia ipotizzabile il “Ok ragazzi… così non funziona. Si chiude. Tutti fuori che dobbiamo fare le pulizie!”.
      In più… esiste il libero arbitrio. A qualcuno piace urbano…
      Non credo che le città siano la pentola di acqua bollente.
      La rana è un cervello e la pentola una scatola cranica… che tu sia in città o tra le vette dell’Himalaya cambia poco.
      Nietzsche e Maltus sono interessanti ma a lungo andare fanno un po’ l’effetto dei libri di Gibson e Sterling o i film di Mad Max…
      Preferisco un sano e divertito Dadaismo creativo… chissà che il moto browniano dei cialtroni alla fine non abbassi la temperatura dell’acqua😀

  14. 21 iano
    ottobre 12, 2009 alle 6:20 pm

    ho visto un doc che mi ha aperto gli occhi sul VERO problema che rende le città un mostro di inefficienza: non ricordo il titolo ma potrebbe chiamarsi “sui danni che il gov. del messico sta causando per portare l’acqua nella capitale”. seguiranno aggiornamenti fosre

  15. 22 iano
    ottobre 12, 2009 alle 6:29 pm

    discorsi d’acqua

  16. 23 Luca
    ottobre 13, 2009 alle 10:48 am

    OT ma neanche tanto: avevo letto di ricerche che erano state fatte dopo la guerra sulla rinaturalizzazione delle città bombardate. soprattutto erano state individuate alcune specie pioniere molto adatte alle rovine, ai calcinacci, ecc. Ne sai qualcosa?

    • ottobre 13, 2009 alle 12:28 pm

      Affatto OT… Non conosco le ricerche di cui parli ma, a parte le specie che la natura mette in campo per ricostruirsi (pare che la Buddleia sia stata la prima cosa a ricrescere dopo il bombardamento di Londra ed il Vajont…) credo sia lecito ipotizzare un’associazione tra azotofissatrici (si, la Robinia è tra queste…) e piante ad apparato radicale esteso che concorrano a ricostruire la tessitura del suolo e ad asportarne la maggior parte degli inquinanti (oh tò… il vetiver) …. ma credo che si possa approfondire ampiamente.
      Bell’idea… magari lo faccio!🙂

  17. ottobre 15, 2009 alle 11:58 am

    Daria mi ha accennato che vieni alla Lodola… io questo weekend me lo passavo volentieri in una mischia selvaggia di BB tra orchi, vampiri elfi e nani… mi passerebbero pure dei lucertoloni pittati ma, porca boia, un raduno di agricoltura sinergica non me lo posso proprio perdere… (giusto per aumentare il livello di cialtronaggine applicata)… comunque sto cercando di capire quanto posso incastrarmi… e penso quindi di fare un weekend tetris in cui assumerò la forma necessaria per fare tutto!

    Il pomeriggio e la sera sarei libero e comunque il posto letto c’è sempre!!

    • ottobre 15, 2009 alle 12:47 pm

      Guarda… siamo più o meno nella medesima situazione… 300 cose da fare in 400 posti diversi negli stessi 3 giorni.
      E la cosa più bella è che per il resto dell’anno non si fa assolutamente nulla😀


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