28
Ott
09

Si torna a scuola…

L’autunno quest’anno sta portando cose nuove.
Niente bilanci sull’andamento, niente protezioni per le colture.
Il senso è quello di un più esteso e generale cambiamento. Una chiusura senza la nostalgia delle chiusure.
Ecco. La differenza con gli altri autunni e che quest’anno non c’è il tipico languore da riduzione delle ore di sole e l’ottundimento da progressivo aumento della nebbia.

Piccolo flash sulla giornata di ieri:
Sono le 18 e fuori è già quasi buio. Sto preparando la cena mentre alzo lo sguardo e lancio uno sguardo fuori dalla finestra. Una lingua di nebbia bianca seziona longitudinalmente i pioppi davanti a casa.
Essendo la prima nebbia dell’anno esco per godermela in pace.
Torno in casa tossendo, coperto di una sottile polverina bianca.
Un contadino a 600 metri di distanza sta spargendo calce spenta spingendo il trattore a 60 km/h per fare in fretta.

Fine del piccolo flash.

In ogni caso.
L’orto “grande” dietro casa è stato smantellato in modo da restituire il campo al legittimo proprietario.
Quello “piccolo” davanti a casa è stato preparato per produrre qualcosa durante l’inverno e nelle prossima primavera.
Le galline sono ben coperte. Le api, dopo una notevole contrazione degli sciami, si sono stabilizzate sulle colonie invernali ed ora, davanti alle arnie, si trovano solo i cadaveri delle vespe che provano ad attaccarle.
E i cani hanno una nuova cuccia.
Il tutto in attesa che il prossimo anno porti un posto nuovo in cui essere un pelo più “permanenti”.

Adesso possiamo partecipare ad altro.

Venerdì 30 Ottobre alle 16.30 saremo, io ed alcuni amici, al Politecnico di Torino (aula 6N ingresso da via Boggio) a presentare il progetto RIZOMI.

Si, mi sono arruolato nell’esercito delle 12 scimmie…
Ma manteniamo la discussione su un livello costruttivo e cercate di evitare di mettermi in situazioni scomode. Io scrivo per divertirmi e perché mi aiuta a pensare.
Se proprio volete la rissa… ci si vede venerdì al Poli😉


50 Responses to “Si torna a scuola…”


  1. 1 medo
    ottobre 28, 2009 alle 9:27 am

    Cazzo ! Quasi quasi faccio un salto a Torino! Non scherzo.
    Ti do subito due sberle a te ed ai pervertiti della melanzana sulla Mole (verdurina immagino pronta a suicidarsi)!

  2. ottobre 28, 2009 alle 9:34 am

    venerdì dopodomani! ma potevi dirlo anche un cicinin prima, eh…!
    capisco che torino sia stata scelta per ovvi (vostri) motivi, però io da subito propongo la mozione di estensione del progetto su milano!🙂

    e visto che siamo più o meno in argomento: saresti interessato a venire fino nella valle alpina per una chiacchierata su temi orticoli? a quanto pare qualcosa si sta muovendo anche fra gli orticoltori ‘tradizionali’🙂

    • ottobre 28, 2009 alle 10:52 am

      🙂
      E che qui le cose si evolvono in maniera un po’ “spontanea”
      Il motivo per cui si sta a Torino è esclusivamente di costi… il progetto si basa sul volontariato gratuito e l’aggregazione spontanea e a Torino sappiamo dove recuperare alcuni materiali aggratis… arrivare fino a Milano fa parte dei piani di conquista mondiale🙂

      Per il salire in valle… dovrei fare un giro verso quei lidi con G. per un’altro progetto. Sentiamoci via mail.

  3. ottobre 28, 2009 alle 9:46 am

    beh, peccato essere altrove.
    Magari piu in la’ su questo argomento potremo scambiare opinioni, che ne dici?.
    Sei poi andato a vedere quella terra?..

    • ottobre 28, 2009 alle 10:54 am

      No… niente terreno per ora, siamo finiti in uno stallo burocratico con il catasto di Torino… ma ci stiamo dibattendo per uscirne.
      Appena torni fai un fischio che sta volta passo a trovarti sul serio😉

  4. 7 amalia delana
    ottobre 28, 2009 alle 10:25 am

    heheh stamattina ti avevo mandato una mail per avvisarti di questo progetto …e invece ci sei dentro fino al collo,,,ci sto ancora ridendo!!!:-) peccato che sei lontano…’aggia!!!

  5. ottobre 28, 2009 alle 11:42 am

    spero ti suoni di solidarietà sapere che alle parole “calce spenta” mi è salita una bestemmia..

  6. ottobre 28, 2009 alle 12:53 pm

    Bene bene🙂
    Mi raccomando: resocontate tutto quanto per benino e filmate pure l’evento, ché l’idea dell’espansione verso Est qui interessa parecchio😉

  7. ottobre 28, 2009 alle 1:36 pm

    Ti ho nominato nel mio ultimo post ALIENI, NO,……..,GLOBALI, spero che…….., ma chi se ne frega, nominato lo sei stato e nominato ci resti!🙂

  8. ottobre 28, 2009 alle 1:50 pm

    Elloso, lo so. Ma, non potendo, provvedo almeno a spammarti un po’ qui e un po’ là😉

    Suerte!

  9. 16 medo
    ottobre 28, 2009 alle 7:36 pm

    Avviso i lettori che io venerdi ci saro’ perchè credo sia giusto , opportuno e bello nonostante tutto quel che si possa pensare di più pessimista. E perchè Nicola ogni tanto bisogna vederlo , o almeno vederlo una seconda volta perchè non basta sapere che esiste da qualche parte.

    Se ci siete e se volete che vi porto qualcosa dalla Francia (dato che ho un paio di metri cubi di spazio nel veicolo) , fatelo sapere a medo chiocciola gmx punto co punto uk , saluti cari a tutti i decrescenti volenti , nolenti o dolenti.

  10. 18 mafalda
    ottobre 29, 2009 alle 7:24 am

    nel casino in cui mi ritrovo mi viene solo da dire: c…. perchè non sono a Torino?
    bellissimo! ci fosse qui!(Rizomi)
    però ti ospito volentieri tu famiglia e animali se vieni a darmi qualche idea🙂
    più leggo e più mi dispero: bello Pfeiffer, finito! ma dove lo trovo il letame io?
    un abbraccio elena

  11. ottobre 29, 2009 alle 7:33 am

    il letame e’ la vera spina nel fianco.Chi ce l’ha buono non lo cede, a nessun prezzo.
    Oramai se usi quello di vacche da allevamento ti impesti il campo.
    La base, invece della paglia, e’ composta da segatura industriale (collanti compresi) o quando va bene da risone. In piu’ il mangime a base di mais non viene digerito completamente e rimangono residui che trasformano il terreno in una suola di cemento.
    Inoltre, siccome viene invecchiato sempre meno dovresti provvedere tu alla stagionatura con i problemi connessi.
    Io sto arrivando alla conclusione di allevare cavalli con lo scopo principale di ottenere letame di buona qualita’.

    • 20 medo
      ottobre 29, 2009 alle 9:18 am

      Consiglio a Mafalda qualora abitasse in zona di mancanza assoluta di letame di sufficiente qualità, di comprare quello migliore che c’è e già stagionato biologico “tedesco” che si puo’ ordinare anche nei peggiori negozi di prodotti chimici.

      Luigi, mica meglio la coppia di asine con un piccolo ogni due anni? Impronta ecologica più che dimezzata rispetto al cavallo, costi ridicoli, poi vuoi mettere avere il latte d’asina??! Certo che il cavallo è un’altra roba son d’accordo.

  12. 21 Salvatore
    ottobre 29, 2009 alle 10:04 am

    Voi che la sapete lunga… che ne dite dello stallatico pelletato? Quello con la dicitura – permesso in agricoltura biologica –
    Lo stiamo usando nel nuovo orto in mancanza di letame e compost. Ci sono altarini anche per questo? ai topi piace e di morti in giro non ne ho visto ancora😀
    saluti

  13. 22
    ottobre 29, 2009 alle 12:27 pm

    ciau Nicola! venerdì sarò al Poli! sono proprio interessata alla cosa, se ne parlava con altri amici già da tempo, anche con qualcuno del GattoApu…, una rete di orti subalpini, wow! ci vediamo!

    • ottobre 29, 2009 alle 1:34 pm

      Ottimo… d’altro canto l’idea mi ronzava in testa da quando ci si è visti all’incontro con l’autrice de “Il balcone dell’indipendenza”… m’era rimasto un po’ nella strozza🙂

  14. ottobre 29, 2009 alle 12:50 pm

    bah medo.. i cavalli permettono anche una rendita parallela. Le asine pero le ho considerate,anche per la pulizia del sottobosco.

  15. ottobre 29, 2009 alle 1:32 pm

    Di per mio non utilizzo letami (ok… ho le galline e facilmente un po’ di pollina da qualche parte ci finisce…)
    Pfaiffer, essendo un biodinamico, accentua molto il discorso letami, a mio parere fin troppo.
    In ogni caso, non essendo in grado di essere integralista in nessuna mia convinzione, credo che la questione sia da vedere in una progettazione più ampia di circolazione dei nutrienti.
    Da questo punto di vista le galline sono sicuramente il “mezzo” (brutto termine… devo trovarne un’altro…) più efficiente ed efficace dal punto di vista della polifunzionalità e della resa “energetica”.
    Comunque, si può farne tranquillamente a meno anche (e non solo) per i motivi sopraindicati da Luigi.

  16. 26 mafalda
    ottobre 29, 2009 alle 2:38 pm

    opterei per le asine! ho il sottobosco e posso usarle come mezzo locomotorio e danno il latte. comunque animali non li posso tenere.. zona RESIDENZIALE. ma se uno il concime lo compra, poi compra anche il resto, l’autonomia e autoproduzione va a farsi benedire e ti conviene andarli a comprare! dipendenza per dipendenza.
    ok lavorerò con lo zero assoluto, d’altronde qui cresce tutto una meraviglia senza defecazioni di sorta, tranne un nugolo di uccelli presenti nel bosco e anche da me.
    quando essere nella m. ha il suo aspetto positivo🙂.
    vediamo lavorando sui microrganismi?

    • 27 medo
      ottobre 29, 2009 alle 3:20 pm

      Guarda volendo puoi compostarti della tua cacca ma ti serve comunque un bel po’ di segatura e altro materiale carbonico da aggiugnerci. Solo che prima di 12-18 mesi, e dopo accorti passaggi attorno ai 60°C almeno per X giorni a seconda dell’umidità per semi-pastorizzare la cacca compostata, io non userei questo auto-letame comunque che concimare attorno agli alberi da frutta e prima delle piantumazioni… Per l’orto, ho visto usarlo, ma non sono tanto daccordo nel “rimangiare” se stessi in un arco inferiore ai 4-5 anni almeno, per ragioni varie: mediche, filosofiche, culturali, etc.
      Ma chi ha tutto sto spazio e tempo e voglia di ricordarsi del letame umano in fondo al giardino…

  17. 28 mafalda
    ottobre 29, 2009 alle 2:39 pm

    errata corrige: andarli a comprare GLI ORTAGGI

  18. ottobre 29, 2009 alle 4:29 pm

    bah Nicola, per quanto riguarda la pollina, direi che pollina e ortaggi non vanno troppo d’accordo. A meno di non neutralizzare la pollina in soluzione e di prestare molta attenzione ai livelli di azoto. Rischi di trovarti gli ortaggi che spingono a Foglia verde e soprattutto di trovarti un sacco di infestanti in piena azione.

    • ottobre 30, 2009 alle 11:34 am

      Io la pollina delle mie galline la composto (cioè la aggiungo al mucchio del compost) o spargo sotto gli alberi da frutto, se è troppa… Ma eccessive concimazioni azotate poi si traducono in attacchi mostruosi di afidi… e il 2009, checchè ne dica il calendario ufficiale cinese, a casa mia è stato l’anno dell’afide.

      Andrea scripsit.

  19. 31 mafalda
    ottobre 29, 2009 alle 8:01 pm

    @ Medo
    grazie, lo pensavo più avanti, tipo post apocalisse. ho un po paura a maneggiare certe cose cosi, non vorrei far peggio, fore trovo la pollina biologica e quindi…

    • ottobre 30, 2009 alle 11:38 am

      E che sarà mai… pulvus erit et in pulvem reverterit. Mi si scusino eventuali errori, ma il latino non è evidentemente la mia lingua madre.
      Io composto pure la lettiera delle gatte… solo la ghiaia e la pipì, però… io ci metterei anche la cacca, fosse per me (la cacca delle mie gatte compostata di un anno non sarà certo peggio di quella fresca fresca che lasciano direttamente in loco i gatti del vicinato), ma mia madre insiste per buttarla nell’indifferenziata… d’altronde le lettiere le pulisce lei…

      Andrea scripsit.

  20. ottobre 30, 2009 alle 11:51 am

    In ogni caso… io non concimo… la pollina che gira nel mio orto è paragonabile al passaggio dei passerotti.
    Chissà perchè ci si affanna intorno a come inserire azoto nel terreno attraverso concimazioni quando in realtà ciò che è quasi completamente scomparso è il carbonio… mi sembra che si stia sempre un po’ sul “parare” i sintomi piuttosto che risolvere le cause.

  21. ottobre 30, 2009 alle 11:52 am

    Come al solito noi semi-terroni siamo tagliati fuori da questi eventi… E dire che io, a rigor di termini, faccio agricoltura urbana, chè il mio “terreno” (il termine esatto sarebbe giardino, ma se lo vedeste stentereste a definirlo tale… diciamo un incrocio tra orto e foresta) è all’interno del centro storico… con tutte le comodità ed i limiti di una tale posizione…
    Ma, come ho già detto, non credo molto nelle opportunità produttive delle città, a meno di non avere un 100 metri almeno di terreno la produzione è soltanto un’illusione ottica… ma ben venga per gli ovvi motivi di soddisfazione che porta, chè in alcuni di noi (verrebbe da dire in tutti, ma in alcuni sembrerebbe essere molto mascherato) il bisogno di contatto con la terra è forte e se non può essere soddisfatto ha bisogno quanto meno di qualche valvola di sfogo…
    Divertitevi!

    Andrea scripsit.

  22. 35 Barbara M.
    ottobre 30, 2009 alle 2:48 pm

    bella l’idea degli asini, però mi paiono animali troppo impegnativi per un piccolo appezzamento di terra come sarà il mio.

    e degli escrementi di capra che si dice? mi è venuta questa fissa delle capre ultimamente.
    e di pecora? conosco un pastore siccome.

    saluti a tutti

  23. 36 mafalda
    ottobre 30, 2009 alle 2:51 pm

    ok! quello che manca e il carbonio.
    il problema che ho riscontrato con la paglia è un numero esagerato di lumache e porcellini di terra che mi attaccano le patate, pensavo ad una soluzione di questo tipo:
    fare le aiuole, “pacciamarle” con trifoglio e valeriana che tiene lontano le lumache) e coltivarci in mezzo; la paglia eventualmente compostarla, cosi ho un concime al carbonio.
    i problemi che si pesentano sono se il trifoglio mi diventa più alto degli ortaggi e mi tocca tagliarlo a mano (peggio delle erbacce :-)). comunque proverò! un pezzettino.
    comunque da me sembra tutto abbastanza fertile, ogni castagna che cade o ghianda germoglia subito. inoltre ne bosco ci sono un sacco di robinie, quindi azoto no problem.
    @ Nicola
    il carbonio e per rafforzare l’attività batterica vero?

  24. ottobre 30, 2009 alle 10:01 pm

    Scusa… appena uscito dalla lezione al Poli… sono un po’ stordito…
    Il carbonio non è solo la paglia ma qualsiasi forma di materia organica presente nel suolo (ok… c’è anche l’azoto e gli elementi traccia… ma la maggior parte è carbonio).
    Se io concimo con sostanze altamente azotate (vedi letame) i microorganismi che si occupano di elaborare la materia organica si mettono a ballare la conga riproducendosi a dismisura (un po’ come la popolazione mondiale tutte le volte che c’ha messo una toppa alla scarsità di cibo…).
    Il problema è che così facendo si mangiano tutto (si spera sennò c’hai una percolazione di nitriti nel suolo che va ad inquinare le faglie)quello che gli hai dato tu più la materia organica già presente nel suolo.
    Ci va poco ad immaginare che, quantomeno, la prossima volta che concimerai dovrai mettere la dose di prima più quella frazione di “carbonio” che era nel suolo e che la “bacterial frenzy” s’è scofanata… e via dicendo in una simpatica escalation di problematiche tra parassiti, morte delle micorrize, pioggie di rane e sacrifici alle divinità dei boschi…
    Io, di per mio continuo a non concimare…

    • 38 Salvatore
      ottobre 31, 2009 alle 9:15 pm

      E io, di per mio continuo ad imitarti…😀

      a casa però. Invece nel nuovo orto che coltivo con un amico ci siamo votati al biologico più becero e commerciale (e le cornacchie apprezzano :X)

  25. ottobre 31, 2009 alle 9:02 am

    Un buon letame compostato con la sua lettiera dovrebbe avere un rapporto azoto/carbonio decente…
    Certo, so benissimo che è un’illusione quasi mistica lo sperare di tovarlo, diciamo un atto di fede, ma in teoria sarebbe così… se poi si ha la fortuna di poterselo fare da soli (con i propri animali, intendo), allora la musica cambia… anche la religione sarebbe più credibile se noi fossimo dio…

    P.S. Attenti a lasciare le capre nel bosco.. al vostro risveglio rischiate di trovare brutte sorprese…

    Andrea scripsit.

  26. ottobre 31, 2009 alle 9:11 am

    mmh, il problema a parer mio non sta se concimare o non concimare, quanto nel concimare correttamente.
    Quello che propone Nicola, ed in modo forse opposto Mafalda sono due esempi di concimazione/non concimazione ad “anello aperto”. Cioe’ caccio giu qualcosa nel terreno che prima o poi cambiera’ le caratteristiche del terreno o ripianera’ i deficit provocati dal mio prelievo di verdura e poi spero di aver imbroccato l’intervento.

    A mio modo di vedere questo sistema empirico funziona entro certi limiti.
    Volendo salire di un livello bisognerebbe intanto ragionare anche sui tempi necessari alla trasformazione dei concimi.. (inutile rovesciare letame su una zucchina in crescita, i nutrienti saranno disponibili quando la pianta sara gia morta di vecchiaia).
    Ma soprattutto bisognerebbe ragionare su di un sistema di feedback che permetta la “regolazione fine” delle caratteristiche del terreno.

    **** Per coerenza con un meccanismo da “rissa” da blogger un po’ demenziale opero un bel “taglio” a questa parte del commento di Luigi… fortunatamente non inficiandone il senso generale. Perdonatemi o no… tanto ormai l’ho fatto… (Nicola)***

    Intanto non si puo considerare il terreno come una questione distinta dall’atmosfera.
    Il terreno e’ una spugna in cui si penetra l’aria e la pianta si comporta come un’antenna o meglio come una frattura tra le due superfici.
    Dobbiamo quindi distinguere tra interventi immediati, interventi con orizzonte temporale medio , ed interventi a lunga gittata.
    Vabbe scusate, la sto facendo troppo lunga.
    Volevo solo dire che gli interventi andrebbero programmati sulla base di analisi precise delle caratteristiche in cui si opera.

  27. ottobre 31, 2009 alle 9:39 am

    Aggiungo ancora una cosa..
    il controllo di quel che succede, se risulta relativamente facile in un grande campo, diventa estremamente critico in un piccolo vaso o in una piccola coltura.
    Insomma io vedo la pianta come una antenna che agisce nell’ambiente corcostante generando con la sua vita correnti fisiche di elementi. Pensiamo all’acqua assorbita dalle radici e traspirata dalle foglie, ci sara un minuscolo fiume sotterraneo di molecole d’acqua che viaggeranno verso le radici e all’esterno,sotto al sole una nuvola di molecole di ossigeno attorno alla chioma.
    Bene, tutti questi fenomeni non sono lineari ma hanno moti oscillatori a volte con frequenze molto lente (stagioni).
    Passando ad una rappresentazione grafica del ciclo di vita di una pianta possiamo pensarla come un gruppo di sinusoidi alcune con frequenza suboraria,altre con frequenza giornaliera (esempio ossigeno/anidride carbonica),altre ancora con frequenza annuale,e alcune con frequenza addirittura di decine d’anni. Bene ogni intervento che noi operiamo deforma queste sinusoidi, per esempio la raccolta periodica di un frutto di zucchina, essendo rapidissima chiude bruscamente un periodo della semionda trasformando la sinusoide in una specie di onda a dente di sega di ampiezza minore e di frequenza molto superiore.
    Altri interventi muovono il livello attorno al quale queste oscillazioni avvengono, di fatto modificando l’offset. Insomma tenendo conto di questi valori possiamo stabilizzare il microambiente in cui vive la pianta. Per fare un esempio musicale possiamo dire che quasi Accordiamo l’ambiente perche risuoni sulla nota della pianta.

  28. ottobre 31, 2009 alle 12:49 pm

    ah per la cronaca , la parte posteriore delle imbarcazioni a vela si chiama giardinetto.
    Indovinate perche?.. e se e’ possibile far crescere verdura in mezzo all’acqua salata la si puo far crescere dovunque🙂.
    suggerisco un link.. http://www.wickedelicate.com/ che fara’ inorridire piu’ di uno.🙂

  29. ottobre 31, 2009 alle 2:14 pm

    @ Luigi – Carino l’orto sul furgone!
    Tutto il tuo raginamento è fighissimo ed estremamente approfondito (ci sto pescando dentro a piene mani per una serie di altre questioni) ma, a mio parere, carente dal punto di vista microbiologico.
    Credo che nel disegno estremamente complesso e corretto che dipingi si debba trovare un posto anche per la famosa “soilfood web” che è in grado di ulteriormente incasinare tutti i processi.
    In un terreno sano ed indisturbato i soli batteri sono in grado di fornire attravertso i cicli di vita e morte buona parte dei nutrienti necessari alle piante.
    La vera sfida, a mio parere, in agricoltura così come nell’orto di casa non è, quindi, tanto riuscire ad analizzare approfonditamente l’esistente (si pensi anche solo al ph del suolo in grado di modificarsi di 0,5-1 punto percentuale secondo l’ora del giorno in cui viene misurato)quanto nel riuscire a ristabilire dei processi (i più ancora ignoti visto lo stato dell’arte della pedologia…) naturali nel suolo in modo da ridurre drasticamente il tipo e la qualità degli interventi necessari.

  30. ottobre 31, 2009 alle 3:32 pm

    capisco il senso del taglio apportato da Nicola, e approvo.
    Detto questo..
    I batteri non son stati nominati ma anche loro,come la temperatura ed il resto, hanno ruolo tra i fenomeni fisici che influenzano/sono influenzati dalla pianta.
    I processi li puoi ristabilire proprio agendo sull’insieme circostante alla pianta.
    Ovviamente se conosci i parametri che stai variando ti puoi muovere con piu precisione e piu velocemente.
    Se hai sufficiente informazione puoi,e qui mi allargo, usare tecniche di intervento “predittive” in modo da ripristinare e mantenere equilibri ancora prima che siano compromessi. Naturalmente ora puo sembrare di scadere in un approccio “esoterico” ma alla fine della fiera, misurare serve a comprendere.
    In sintesi, la natura nel tempo si autoregola. Se ammettiamo che l’intervento dell’uomo possa essere dannoso, dobbiamo anche ammettere l’ipotesi contraria.Che, a volte, l’intervento dell’uomo possa essere favorevole.

  31. ottobre 31, 2009 alle 7:01 pm

    deviando un poco dal discorso principale. Ovvio a questo punto che un grande campo possiede un’inerzia in grado di tamponare la maggior parte degli eventi critici.
    A proposito, l’inerzia del sistema terreno,pianta,aria e’,secondo me , una variabile fondamentale quando parliamo di coltivazione e va tenuta presente in ogni calcolo che impostiamo.
    Tornando al discorso principale dei RIZOMI, il vero problema si presenta quando la massa in gioco e’ molto piccola come quella del vaso sul terrazzo. E qui il gioco si fa duro perche’ se in un campo aperto per esempio ci vogliono parecchi giorni di siccita’ per accoppare gli ortaggi, in un vaso puo bastare un pomeriggio di vento e sole brillante per stramazzare anche l’insalata piu coraggiosa.
    Tornando a parlare di batteri, evidentemente i vari trasbordi del terriccio uniti a tutta una serie di stress che nel campo non esistono fanno si che il terreno disponga di pochi batteri.
    (ottima l’idea di compostare sul balcone).
    Pero’ parlando di citta’ bisogna considerare anche l’elevata quantita’ di gas nocivi in circolazione. Beh senza stare a scomodare tutti con reazioni chimiche nella mia esperienza e’ necessario un sistema di abbattimento dei principali inquinanti.Cito uno dei sistemi che ho progettato per l’abbattimento di uno dei tanti inquinanti. Lo zolfo..
    Lo zolfo e’ presente in alte concentrazioni nell’aria cittadina e si combina con il vapore atmosferico per cadere a terra sotto forma di piogge acide.
    Bene, pero’ nelle giornate terse lo stesso zolfo presente nell’aria si ossida e viene a contatto con i nostri vasi. I composti ossidati dello zolfo possono essere nuovamente ridotti solo nei suoli e negli oceani e attraverso complicate reazioni chimiche mediate dai batteri. Ed e’ tossico per le piante.
    Il sistema che ho costruito fa passare l’aria inviata nella serra da balcone attraverso ad un aerosol di acqua(ottenuto mediante un cristallo piezoelettrico che risuona ad altissima frequenza). Tale aerosol cattura i composti ossidati dello zolfo per mezzo di una reazione chimica e produce una soluzione di acido solforico ed altri composti che viene raccolta per condensa ed eliminata. depurando l’aria inviata alla serra.
    Ovviamente e’ necessario prevedere ulteriori stadi per l’abbattimento degli altri inquinanti..
    Mi rendo conto che sto monopolizzando il forum.. per cui mi sa che e’ meglio se sto zitto per un po.

  32. 48 mafalda
    novembre 1, 2009 alle 12:46 pm

    @ luigi
    ok letto stamattina appare tutto un po più chiaro, stanotte stavo per chiedere un passaggio a sb.
    non so precisamente che studi hai fatto ma concordo anch’io nell’analisi dettagliata che fai e anche con nicola. infatti più accumulo conoscenze più mi ritrovo bloccata. quella del trifoglio era una battuta o un ‘idea balzana come un’altra che ad ogni nuovo dato spuntano fuori. in realtà non so cosa faro.
    non sono in un vaso ma in 100 mq coltivabili che sono in 400 di giardino che sono in ettari di bosco. quindi in un sottoinsieme naturale o microclima. armonizzare il tutto come onde sonore è il mio scopo ma poi ogni tanto si hanno delle preferenze culinarie, vedro
    conto sull’inerzia un piccolo campo in un grande campo.
    il problema sorge quando colgo la zucchina .. Azz! /\/\/\/\….
    premesso tutto cio un povero diavolo (nel contesto d…essa) che deve fare?
    i parametri del terreno sono in grado di averli, i parametri dei miceli e batteri anche, quelli dell’aria ok
    ma come cavolo si fa ad armonizzarli? con l’orto domotico?????
    battute a parte si accettano spiegazioni scientifiche
    ciao elena

    ps se non vuoi monopolizzare il forum anche altre sedi ma credo sia interessante per tutti quello che dici

  33. 49 mafalda
    novembre 1, 2009 alle 1:24 pm

    @luigi
    scusa sto leggendo adesso il tuo sito, quella dell’orto domotico non voleva essere una battuta ironica, ma magari invece la prima buona idea che ho avuto🙂
    ciao elena
    ps davvero è sono innocente

  34. novembre 1, 2009 alle 2:41 pm

    mmh elena, non preoccuparti, le battute son benvenute.
    Dunque, per quanto riguarda gli studi, mi e’ capitato di frequentare (quasi per caso) le aule del politecnico di torino , facolta di elettronica. Poi, siccome amavo molto il digitale, mi e’ capitato di frequentare le aule della facolta di scienza dell’informazione,(allora agli albori) indirizzo informatico.
    Per il resto ho passato la vita a progettare computer speciali per robotica e sistemi di automazione avanzata,che ho esportato in mezzo mondo. Credo di essere uno dei pochi che e’ riuscito a vendere tecnologia e brevetti ai giapponesi. Nei primi anni ottanta ho sviluppato per sfizio personale un progetto di orto verticale ad alta automazione che non ho mai smesso di migliorare anche se con lunghe pause di riflessione in mezzo. Ho realizzato nell’84 un computer dotato di sintesi vocale (quando alla fiera della tecnica di Torino faceva scalpore un PDP8 che diceva “ciao” ai visitatori). Si trattava di un computer in grado di interagire con l’uomo per mezzo di comandi vocali trasmessi su canale radio. Il sistema girava su architettura 6500 della rockwell ed utilizzava un algoritmo in linguaggio macchina sviluppato al MIT di Boston dall’allora giovanissimo amico e coetaneo Bob Walker. Era tanto innovativo, che una delle applicazioni che ho realizzato era apparsa in una trasmissione televisiva di divulgazione condotta da Ian Gawronsky su canale 5.
    Questo per rispondere alla domanda sul tipo di formazione.
    Tornando al problema degli orti, evidentemente il sistema automatico e’ una possibile soluzione. Una via praticabile, ma non l’unica. A mio avviso conveniente sopratutto quando si parla di piccoli spazi e di piccoli sistemi.
    Nel tuo caso, parlando di un orto di discrete dimensioni integrato nella campagna circostante secondo me l’approccio potrebbe essere molto diverso.
    Sto pero’ davvero invadendo troppo il forum . Chiedo scusa e vorrei il permesso di Nicola per continuare. Diversamente,qualora Nicola avesse obiezioni (e lo capirei ), elena potrei darti le informazioni in privato senza nessun problema.


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