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Nov
09

Un cadavere nell’orto

Quando gli sbirri entrarono nella stanza non riscontrarono nessun segno di scasso o di forzatura. Nessuna traccia di effrazione.
La scientifica aveva già provveduto a tenere lontano i curiosi.
Sul nastro la scritta “do not trespass” capeggia all’altezza del naso dei quattro energumeni in divisa che bloccano l’accesso.
Oltre i “quozienti zero” in divisa la scena è sempre la stessa. Una stanza. Degli oggetti. Un cadavere.
Anche questa volta, solo materiale da “rapporto”.

“Il giorno 2 novembre in seguito a una chiamata anonima ci recavamo presso l’abitazione di XXXX. Arrivati sul posto e non ricevendo alcuna risposta ai numerosi richiami sia a voce sia utilizzando il clacson della vettura d’ordinanza (la dimora è priva di campanello) decidevamo di farci largo tra i cani e le galline presenti in cortile per entrare nella casa.
All’interno veniva rinvenuto il cadavere di un uomo caucasico dell’apparente età di 35-40 anni. Sulla porta di ingresso non sono stati riscontrati segni di scasso e, dato il generale disordine all’interno della stanza, non si è stati in grado di individuare tracce significative del passaggio di estranei. Il caos generale ha altresì reso complesso il definire se siano stati sottratti oggetti o beni.
Da una prima osservazione, risulta evidente come la vittima sia stata colpita alle spalle da una lama molto affilata (apparentemente un rasoio da estrarsi in seguito dagli agenti della scientifica), con un unico colpo preciso inferto tra le scapole mentre stava sistemando dei grossi fagioli e della carta igienica inumidita dentro delle bustine di plastica. Alcune delle bustine sono state in seguito rinvenute all’interno del frigorifero con riportata sopra la dicitura: “queste devono stare qua per 70-100gg” – “2.11.09”.
Questo potrebbe collegare in qualche modo le bustine alla causa del decesso.
Tutti i dati raccolti saranno inviati al laboratorio di analisi.”

Il coroner mi bestemmia dietro per la sigaretta e le scarpe infangate.
Il cadavere è steso a faccia in giù tra il tavolo della cucina ed i fornelli. Il manico del rasoio spunta tra le spalle come un cipresso.
Il coroner mi bestemmia di non toccare nulla.
Non ne ho bisogno, riconoscerei quel tipo di lama tra mille. Sono anni che lo stesso tipo di rasoio viene piantato nella schiena di poveri diavoli. Occam… nessuno ha ancora capito chi sia esattamente e cosa lo spinga ad uccidere. Le uniche informazioni su di lui sono il tipo di arma che usa e la precisione del colpo: un fendente unico, perfetto, piazzato esattamente a metà tra le scapole della vittima. Un lavoro pulito e rapido, la lama penetra tra le due vertebre e secca il malcapitato bloccandolo all’istante.
Il problema è sempre capire perchè.
Perché ha colpito questo residuo semi-fricchettone e i suoi “fagioloni”?

Viene fuori che i “fagioloni” sono in realtà semi di PawPaw. Il tipo all’altro capo del telefono la chiama “Asimina Triloba”, ma lui ha un camice bianco. Io solo un vecchio impermeabile.
Pare che il poveraccio li avesse ottenuti grazie ad uno scambio fatto con qualcuno appartenete ad un circolo di idealisti pragmatici. Uno di quelli che si trovano in rete.
Improvvisamente vengo colto da un flash.
Sul tavolo, vicino ai semi c’erano degli appunti sparsi, seminascosti da tazze di caffè sporche e barattolini contenenti altri semi e schede di piante. Tra questi “Perennial Vegetables” e una copia di “The Lost Crops of Incas”.
Il buon anima stava ficcando il naso in questioni agricole… finalmente una traccia.
Torno alla casa. Strappo i sigilli per entrare e inizio a frugare tra i fogli sparsi sul tavolo senza fortuna. Solo schede su schede di carciofi, topinabur, yam, scalogno, rabarbaro…
Mi guardo intorno confuso. So di essere vicino a qualcosa ma ho la sgradevole sensazione di non riuscire a mettere a fuoco il quadro complessivo.

Mi lascio cadere su una sedia. Ho i piedi piantati nella sagoma tracciata sul pavimento con il gesso. Graffi. Piccole righe. Segni grigi sulle piastrelle color cotto del pavimento.
Scritte sfuggite al controllo della scientifica.
Mi abbasso per guardare meglio. Pare che il poveraccio sia riuscito a scribacchiare qualcosa sul pavimento prima di morire:

“Nonostante i problemi che ci circondano siano sempre più complessi, le soluzioni sono sempre estremamente semplici”
Bill Mollison

Mi siedo nuovamente a fare il punto.
Il tipo stava facendo esperimenti di sostenibilità nel suo orto.
Era un fanatico di coltivazioni senza input esterni e senza lavorazioni.
Tra i suoi fogli avevo trovato testi riguardanti la storia dell’evoluzione dell’agricoltura. I soliti blabla sull’origine mesopotamica, lo sviluppo in europa e nei climi temperati…
C’erano anche immagini di vari orti in cui risaltavano pomodori, peperoni, patate, fagioli, melanzane…
… l’agricoltura nasce in mesopotamia e si sviluppa in europa…
… le specie orticole sono in maggioranza di origine sudamericana…

Faccio appena in tempo a contemplare il pensiero che la lama penetra tra le scapole.
Stacca le due vertebre e penetra nel midollo.
Sarebbe stato un bell’orto.
Sarebbe stato un bel sistema di produzione agroalimentare…

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48 Responses to “Un cadavere nell’orto”


  1. novembre 2, 2009 alle 7:13 pm

    gli inquirenti sembrano seguire una pista legata al tentativo di prolungata stagionatura dei discutibili accrocchi fagiolosi in frigo. la persona sospettata sembra dividesse l’uso dell’elettrodomestico con la vittima. e comunque “zero” appare generoso.

  2. 2 Cristiano
    novembre 2, 2009 alle 7:28 pm

    Oh mamma…

  3. novembre 2, 2009 alle 8:09 pm

    e dopo il rasoio percorreremo le ardue vie della qualita’ seguendo la guida dello zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, che di sezioni e scalpelli parla diffusamente..
    No perche’ ,se vogliamo, spesso le estreme semplificazioni,ben lungi dal portare alla comprensione, si traducono in stregoneria e magia… 🙂

  4. novembre 2, 2009 alle 8:17 pm

    Ma va che siete dei rompipalle 🙂
    Uno non può delirare neanche sul suo blog! Non c’è veramente più privacy 😀 😀
    evidentemente l’esperienza del Poli http://bit.ly/2r6cm2 deve essere ancora smaltita.

    @ Luigi – attento… sai bene che la regola vale anche all’opposto e che, anzi, la nuova stregoneria si chiama “terminologia tecnica”. Chiedilo ad un vecchietto che va dal dottore 🙂

    @ Iano – zero per cosa? La qualità del post? Si potrà compostare? 😉

  5. 8 albi
    novembre 2, 2009 alle 8:20 pm

    hanno metodi ancora più subdoli di una coltellata alla schiena per mantenere l’ignoranza (… se ho capito quello che volevi dire, altrimenti passa al commento 2).

    2 – bello, potresti fare lo scrittore di gialli!

  6. novembre 2, 2009 alle 8:34 pm

    ah,nicola, ben lo so… per anni ho applicato “l’imposizione delle mani” a computer recalcitranti. Ma e’ proprio questo il rischio che si corre a semplificare troppo, di prendere molte cose per scontate…

  7. novembre 2, 2009 alle 8:47 pm

    @ Albi – neanch’io so bene cosa volevo dire… è solo un po’ di tempo che mi balocco con questa simpatica dicotomia tra un sistema agrario proveniente da est e piante provenienti da ovest… mi sfugge il nesso del come sia potuto venire in mente che fosse un sistema comodo quello di adattare cultivar dall’america latina a sistemi studiati per i cavoli e le fave… ma poi qua mi perdo ed Occam mi pugnala alle spalle 🙂

    @ Luigi – ecco… i computer sono esattamente una delle applicazioni della “stregoneria” della complessità. Le piante sono all’opposto. Stessa stregoneria ma con il vantaggio che se non gli si da troppo fastidio se la cavano egregiamente da sole 🙂

  8. novembre 2, 2009 alle 9:04 pm

    Si nicola, ma solitamente il “non dare troppo fastidio” significa non “mangiarle” 🙂
    Insomma vogliamo dare un po’ di “bias” alle nostre coltivazioni?

    • novembre 2, 2009 alle 9:38 pm

      Ho un problema con la definizione di “bias”…
      « Si tratta di un peculiare e ripetitivo errore del capire umano di propendere maggiormente e con più enfasi nei confronti delle affermazioni più che delle negazioni »
      In ogni caso… io alle mie verdure faccio poco o nulla e mangio…
      Se vale la legge del minimo ritorno (ciò che prelevo devo restituire)beh… nella mia giungla ciò che prelevo credo sia un parte veramente minoritaria rispetto a quello che c’è…
      Mi ricordo ancora la faccia di Harlock quando cercavo di fargli vedere le patate nascoste dalla sterpaglia 🙂
      Un discreto raccolto…

  9. 14 Salvatore
    novembre 2, 2009 alle 9:12 pm

    ah ecco! il rasoio… la metafora…
    il mio mononeurone diesel si avvicina piano piano al concetto 🙂

  10. 15 albi
    novembre 2, 2009 alle 9:17 pm

    come al solito non avevo capito niente… 🙂 comunque ne approfitto per farti i complimenti. Ho iniziato a leggere il tuo blog da qualche giorno e mi piace molto, basta pensare una qualsiasi cosa e tu ne hai parlato l’hai spiegata e approfondita! per ora sono arrivato a conoscerti fino a settembre 2008(..a parte gli ultimi post che leggo aprendo il sito!) ma piano piano ti raggiungo…
    un’ altra cosa, non so perchè ma anche io ho il terrore delle conserve che preparo io! potremmo scambiarcele e risolvere il problema! 🙂

    PS – scusate il commento fuori luogo

  11. 17 Salvatore
    novembre 2, 2009 alle 9:19 pm

    Divertente Nicola, quasi quanto questo tuo vecchio must: https://ortodicarta.wordpress.com/2008/07/03/diario-di-campagna-n%C2%B0117/
    mi permetto di segnalarlo a chi se lo fosse perso, per me è mitico 😀

  12. novembre 2, 2009 alle 9:29 pm

    Non è che tutto questo movimento, al Poli e tutto questo traffico per creare una rete di orti urbani ti abbia creato stanchezza ai neuroni, no perchè, uno che solitamente si nasconde dietro una siepe con una bottiglia di birra facendo finta di lavorare e lasciando il suolo lavorare per te, in momenti così rilassanti forse sarebbe stato più facile capire la connessione Mesopotamia/America del sud. Stres da iper attività questa è la diagnosi, altro che giallista ortolano 🙂

    • novembre 2, 2009 alle 9:41 pm

      Prendo per buona la diagnosi anche se i sintomi erano presenti anche (e soprattutto) quando avevo (e tutt’ora ho) troppo tempo per arrovellarmi in ragionamenti futili mentre mi grattavo la pancia 🙂

  13. novembre 3, 2009 alle 7:52 am

    mah, nicola.Tu voli troppo alto per me ..il bias lo intendo da un punto di vista “elettronico meccanico”. Io ragiono in modo molto piu semplice di quel che immagini.
    E comunque, se devo credere a quel che leggo, pure la rivoluzione del filodi paglia per poter arrivare a quel livello di concentrazione e semplificazione e’ dovuta passare attraverso ad innumerevoli distillazioni nel corso di parecchi decenni di esperimenti , alcuni estremamente complessi.
    Ora io penso che questa rivoluzione sia applicabile, ma che come ogni buona freccia scoccata dal Maestro, sia in primo luogo unica, sia il risultato di innumerevoli conoscenze che determinano ciascuna la apparente semplicita’ della soluzione.
    Insomma,spesso la freccia del Maestro e’ arte, quella dell’allievo e’ caso…in mezzo ci passa la conoscenza.
    Insomma la domanda resta sempre quella… puo’ una scala rotta e sbagliata innalzarti al piano della verita’?

  14. novembre 3, 2009 alle 9:50 am

    esatto.. dunque perche preoccuparsi? tutto e’ gia stato scritto 🙂

  15. 24 medo
    novembre 3, 2009 alle 1:57 pm

    Ho il privilegio di aver capito poco e la presunzione di aver colto l’essenziale di questo post e dei commenti.
    Ed é per questo che sentenzio “che tutto è molto più semplice”. Parlare meno, conoscere meno, dialogare meno e fare di più ognuno a suo modo. O almeno portare a termine e fare quel che si è prefissato nel passato.
    Il tempo delle chiacchiere è scaduto. Anzi è sempre tempo scaduto.

    Astenersi commenti del tipo: “hai ragione ma” oppure “ok tuttavia”. Se ho ragione, silenzio. Se ho torto, accetto solo insulti.

  16. novembre 3, 2009 alle 9:19 pm

    vaf*****lo Medo… c’hai troppo ragione 🙂

  17. novembre 4, 2009 alle 7:31 pm

    Nicola ..son tornato ..quand’e’ che vieni a fare un giro?..o passo io li da te? 🙂

  18. novembre 4, 2009 alle 7:36 pm

    ah medo, n0on c’hai ragione per un razzo…
    Ma come??!! il tempo delle chiacchiere e’ scaduto? Mi sa che hai capito poco..
    Qua c’e’ nicola che fa lavorare i batteri al posto suo mentre scola birre, io che uso i robot scolando vino, e tutti gli altri che in considerazione di quanto e’ bassa la terra, tentano di dimostrare il fatto che la posizione migliore da assumere e’ “stesi all’ombra di un albero”.
    Mi sa che ti troverai male 😉

  19. novembre 4, 2009 alle 11:32 pm

    nicola che scola birre mi sa di novità 🙂

  20. novembre 5, 2009 alle 12:51 am

    benvenuti a casa dell’unico barman, maitre e venditore di alcoolici vari astemio di Torino! 🙂

    @Luigi: per gli incontri ravvicinati del III° tipo ci sentiamo via mail.

  21. novembre 5, 2009 alle 6:59 am

    …disse al venditore di liquori: ” tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?”….

  22. novembre 6, 2009 alle 12:59 pm

    Miiii.. ero troppo preoccupato all’inizio… poi mi sono sollevato… poi di nuovo mi son preoccupato. Mettiano una taglia su Occam?

    Arriverai alla rivelazione, io lo so! E’ per questo che ti leggo, prima o poi ti metterai i semi nelle tasche bucate e tranquillamente passeggiando per percorsi mentali a noi ignoti creerai la foresta edibile perenne dove ogni pianta è in armonia con le altre… in un ciclo naturale in cui l’uomo semplicemente asporta i frutti (e le verdure!) e semina passeggiando… e rifertilizzando, naturalmente…

  23. novembre 6, 2009 alle 7:35 pm

    caro Nicola, ci ha gia pensato il signor Philips,
    guarda qua 😉 http://www.ecoblog.it/post/9117/philips-progetta-la-biosfera-da-cucina

    insomma, la frase “non siamo soli nell’universo” e’ sempre piu vera (in entrambi i sensi di lettura del doppiosenso)…

  24. novembre 6, 2009 alle 7:41 pm

    che dite? facciamo una scommessa? ne costruiamo una interamente partendo da materiali di recupero?.
    ho gia’ un paio di idee in mente.. 🙂
    L’unica cosa che mi rende perplesso nel caso del sistema philips e’ il peso. Credo che non possa essere installato negli appartamenti cittadini. Mi sa che i pavimenti non siano strutturati per reggere carichi simili.

    • novembre 6, 2009 alle 9:59 pm

      Beh… non credo sia impossibile farlo e anche alleggerirlo di parecchio.
      L’unico mio dubbio e se abbia senso… se proprio s’ha da modificà l’urbe io cercerei di proiettarmi fuori di casa e non a rinchiudermi dentro.
      Sa un po troppo di Blade Runner per i miei gusti. Che, ci tengo a sottolineare, promuovono un futuro da Amish con il look di Jonny Rotten più che da Mad Max o, appunto, Blade Runner.

  25. 37 GioGio
    novembre 6, 2009 alle 9:36 pm

    Ma quindi, per curiosità, quali verdure avevano i coltivatori mesopotamici nei loro orti?

    PS: anche io voglio piantare il Banano del Nord, però, lo sto cercando (si fa per dire) già cresciutello.

    • novembre 6, 2009 alle 9:52 pm

      Sarò sincero… non ne ho idea. Nel senso che l’unica cosa che so per certo è che da lì arriva la cultura della coltivazione dei cereali che poi ha portato all’agricoltura attuale (lavorazioni del suolo ecc…)
      D’altro canto (andando per esclusione) posso tranquillamente affermare che negli orti europei pre Cristoforo Colombo c’erano cereali (mais escluso) prevalentemente farro e segale, cavoli, fave e qualche rapa, poco di più…
      Ai presente il “Buon Enrico”… ecco, veniva coltivato. pare prendesse il nome da Enrico d’inghilterra che lo indicò come pianta edibile durante una pesante carestia.
      La cosa a mio parere interessante è che la cultura della coltivazione (e le tecniche) di oltre il 50% delle verdure che coltiviamo oggi non richiedevano lo stesso tipo di lavorazioni… ma te lo immagini un lama attaccato ad un’aratro a 2500 metri d’altezza su un dirupo andino? 🙂

      E sì… anche perchè l’asimina ci mette dai tre ai cinque anni prima di iniziare a fruttificare… mentre i semini germogliano e crescono mi dedicherò ad altro 🙂
      ps. – se tra un paio di anni non sei ancora riuscita a trovarlo… 🙂

  26. novembre 7, 2009 alle 9:18 am

    bah, in effetti, ho letto da qualche parte una ricerca che evidenziava il fatto che in passato i cacciatori/raccoglitori disponevano di piu tempo libero e maggiore nutrimento rispetto ai coltivatori.
    Evidentemente il seguire il lampo ti permette di avvicinare le zone piu ricche d’acqua ,di verdura,e di animali da cacciare( The Songlines,Chatwin).
    A mio avviso pero’ e’ necessario tenere conto del fatto che per rendere valida questa affermazione bisogna avere a disposizione un altrove in cui potersi spostare. Con l’attuale penuria di spazio/terra la vedo dura.

    • novembre 8, 2009 alle 2:48 pm

      i cacciatori-raccoglitori disponGONO ancora oggi di tanto tempo libero, almeno dove ancora esistono.

      L’esempio odierno più significativo sono i !Kung San del deserto del Kalahari (Botswana-Namibia) conosciuti anche con il termine oramai ritenuto denigratorio di Boscimani, che nonostante siano stati cacciati nelle zone più inospitali, lavorano in media 6 ore e mezza al giorno (le donne) e 5 e mezza (gli uomini). La differenza sta nel prestigio maggiore conferito (d)all’attività venatoria, prettamente maschile. E’ fondamentale notare che la parola “lavoro” in questo caso include: caccia, raccolta, spostamenti, preparazione e cucina dei cibi, cura dei figli, delle capanne e del vestiario.

      E’ evidente che se da 24 ore ne sottrai diciamo 8 per dormire e 6 per lavorare rimangono 10 ore di tempo libero nette al giorno, il che spiega come mai nell’etnografia “Nisa” di Marjorie Shostak l’argomento preferito dall’informatrice indigena sia “quello là ;-)”!

      E’ evidente anche che, se nel nostro mondo libero ed evoluto sommassimo orario di lavoro, spostamenti, supermercato, cucina e cura dei bambini e della casa, ce ne andremmo tutti a vivere coi !Kung San di corsa (se ci volessero, ma mica sono così stupidi…).

      D’altra parte la loro forma di organizzazione politica è detta dagli antropologi “società acefala”, che è il modo non sovversivo di chiamare l’anarchia. E’ evidente quindi che i !Kung non sono mai esistiti altrimenti saremmo tutti dei poveri sfigati che si credono al vertice dell’evoluzione essendo invece schiavi della peggior specie.

      (ps. i !Kung sono i miei miti, s’era capito?)

  27. novembre 7, 2009 alle 9:21 am

    e comunque, a ben vedere, il passaggio da coltivatore a raccoglitore in genere implica la trasformazione in predatore.

  28. 44 medo
    novembre 7, 2009 alle 10:58 am

    Mi consolo a volte pensando che Nicola potrà depositare alla banca del tempo tutte le ore che passa a leggere le discussioni che nascono sul suo sito.
    Tra improbabili macchine che fanno l’orto da sole, a sognatori di mondi di raccoglitori, di genialità fuffoide ce n’è che ce n’è.

  29. novembre 7, 2009 alle 12:46 pm

    Colgo l’occasione offerta dal commento di Medo per ricordare a tutti che io potrei essere una biondona botulino-dipendente che scrive post deliranti da una soffitta nel suk di Marrakesh.
    Internet è anche questo.
    Di tanto in tanto qualcuno “strappa” il sipario e ci si conosce come persone.
    Quello è il momento in cui farsi delle opinioni sulle persone, qualsiasi altra cosa è insultate per gli altri e per la propria intelligenza.
    Vi pregherei quindi di astenervi dai commenti “personali” basati sulla lettura veloce di 189 caratteri… e come pensare di sposare qualcuno al terzo sms.
    E se un motivo avevo per aprire un blog… era proprio di “strappare” il sipario.
    Se possibile evitiamo di trasformarlo in un muro in calcestruzzo.
    Grazie

    ps.- sapete anche che le mie reazioni di sc**zo portano all’azzeramento incondizionato di cose interessanti e non, in maniera assolutamente non democratica 🙂

  30. 46 sb
    novembre 7, 2009 alle 6:22 pm

    i raccoglitori, seminatori, cacciatori, seminatori, barbari e non, mangiavano i bambini e nuotavano nella merda con nonsciàlànss. oltre che mangiare i propri simili adulti. ma quella gente lì eran bestie che gli bastava di sopravvivere e prolificare e forse ci avevan ragione che non c’erano mezzi termini in mezzo ai coglioni. ora fai magari il mutuone e i figli te li mangiano ugualmente che vengon su con lo stress dei soldi e son rovinati gia prima di venire al mondo e si mangiano da soli.

  31. 47 diana
    novembre 12, 2009 alle 6:02 pm

    e tutto questo per 4 fagioloni di cui conosco benissimo la provenienza (ehhh si)


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