16
Nov
09

Metti un Okie in cattedra

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Quando mi sono presentato ad architettura per la lezione in cui avrei dovuto presentare il progetto Rizomi ero spennato, con un groppo in gola e le idee parecchio confuse (forse mi ero fatto la barba… ma non me ne ricordo…)
In generale la sensazione che mi ha assalito è stata un po’ quella dell’Okie sbarcato in città (da cui, obbiettivamente mancavo da mesi).
Avevo una scaletta dell’intervento che ho cercato di ricostruire qui ma quella “ufficiale” credo di averla abbandonata nell’aula. Al termine della lezione ero veramente fuso.
A mente fredda ho cercato di ricostruire vagamente il percorso che ho illustrato come “introduzione” a Rizomi e quelli di Terranauta l’hanno pubblicato sul loro magazine.
Non c’è tutto… è più che altro un sunto… ritenetevi fortunati!
Un grazie ancora a quelli che sono venuti permettendomi di avere delle facce “amiche” sparse quà e là.
Medo, Jò, Daria, Gabriele, Enzo, Matteo, Luca… grazie.

PS. – L’articolo è stato limato in alcune sue espressioni “colorite”… ci tengo solo a salvarne una:
Quando cito Maslow la frase esatta era questa:

“E’ sufficiente dare un’occhiata alla piramide dei bisogni di Maslow per rendersi conto che il “peak moment” sarà probabilmente una scorreggina. “

Se non ci guadagno dei soldi che almeno io abbia il gusto di scrivere delle cose che mi divertono🙂


22 Responses to “Metti un Okie in cattedra”


  1. novembre 17, 2009 alle 5:47 pm

    boh nicola.. l’ho letto, condivido parecchio.
    Qualcosa no, com’e’ giusto ,credo.
    Le citta lineari le hanno poi piu o meno fatte e secondo me si sono rivelate un disastro…
    Io non so se sei stato a L.A. o a Detroit.. dopo venti minuti che ci giri a piedi ti piglia lo sconforto e cerchi un platano per impiccarti…perlomeno a NY,se ti piglia l’uzzolo,sali su un grattacielo e salti giu😉🙂
    Impensabile poter ridurre alla ragione citta come quelle. Non e’ questione di sopravvivenza.. e’ questione di saccheggio di cervelli. Dopo due settimane di autarchia in citta’ come detroit, anche se c’e’ lo spazio per le galline e l’orto,la gente da fuori di matto e saccheggia col fucile le case del vicino.
    Insomma la citta’ non e’ la causa.. e’ solo una conseguenza.
    Insomma Nel paese delle grandi praterie..degli spazi sconfinati.. ritrovarsi al centro di un miliardo di casette tutte uguali col pratino uguale, l’auto nel vialetto, il cesto da basket appeso sulla porta del garage e sopravvivere felici grazie alla cartaq di credito…beh vuole dire che non devi combattere le citta’… ma i cervelli che le abitano.
    Oggi a Detroit compri una villetta per meno di diecimila euro, ma NON e’ un affare. Ti ritroveresti piu solo che se fossi in mezzo al mare…ed invece sei solo al centro di un sogno spezzato.

  2. novembre 17, 2009 alle 9:33 pm

    Sono convinto anch’io che le città siano conseguenza e non problema… fortunatamente io abito in piemonte e non a Detroit. Mi spiace per gli urbanisti della GM-city… a loro parlerò un’altra volta😀

  3. novembre 18, 2009 alle 10:56 am

    beh in Italia Torino e’ l’esempio classico di citta’ lineare. Oramai penso possa definirsi aggregato di citta lineari che si aprono a ventaglio partendo dal centro verso la periferia.
    Per esempio C.so Francia.. che parte da P.zza Statuto e arriva a Rivoli attraversando un paio di altre piccole citta’(oramai solo piu di nome ma di fatto tutte accorpate ai lati di questo corso lungo piu di 15 km). Non credi?

  4. 5 medo
    novembre 18, 2009 alle 11:20 am

    Luigi suggerisco Trapani, Marsala e Palermo come esempi di città lineari italiche tipiche, costruite nel caos. Da Trapani quando arrivi a Marsala la città comincia tipo “far west” con a lato della statale panifici, salumerie, negozietti vari, anche artigiani (molti in via di chiusura per limiti di età dell’artigiano). Per una quindicina di kilometri Marsala “aumenta il volume” ed aumentano anche le auto finchè non si arriva nel centro che devo dire è di una pulizia svizzera (pure troppa). Tutti hanno voluto un “posto al sole” che si affacciava sulla strada, ben prima dell’apparizione dell’automobile e quest’ultima ha accelerato il fenomeno in altezza con i tristi casermoni che cingono Palermo.
    Che vogliamo farci?
    E’ andata cosi’.

    Ci possono parlare di questo gli abitanti di San Paolo del Brasile: per due giorni, causa black-out in Brasile, 7 milioni di abitanti (100 mln in tutto il paese) hanno tristemente (ri-)scoperto cos’è lacittà senza energia elettrica: niente luce, niente ascensori, niente acqua in casa, niente tv, niente di niente. Un posto da abbandonare. Grotte su grotte e niente da mangiare.
    La storia è durata due giorni e mezzo ma in alcune aree ancora non hanno ripristinato la corrente elettrica. Bello il futuro. Lineare o meno, la città non esiste sotto un certo livello di disponibilità energetica pro-capite, che non è il livello dell’anno 1000 ma molto, molto di più.

    (preavviso che non continuero’ il discorso, ci sono siti dove si dibatte dei black-out, previsioni, cronache, ragioni e conseguenze, nelle metropoli e nelle nazioni “industrializzate”)

  5. novembre 18, 2009 alle 11:22 am

    No, non credo…
    15 Km di strada con case ai lati non fa un città lineare…
    lo sviluppo di Torino è un’ibrido tra funzionalità della Fiat e non gestione del territorio urbano. C’hanno provato ultimamente con le “spine” ma il progetto iniziale è stato snaturato dal perseguimento di politiche “abitative” degne di un geometra comunale.
    Ripeto: nessuno s’è mai preso la briga di provare a perseguire dei progetti che “osassero” dal punto di vista dell’urbanistica. I quartieri “di nuova concezione” sono (allo stato attuale delle cose in Italia) esclusivamente un mix di edilizia popolare e “famolo strano”.
    Un’esempio di sperimentazione valida (ma si vedrà) è Agromere in Olanda… ma, ad oggi, non esiste nessuno sviluppo urbanistico che abbia messo al centro le responsabilità delle persone e la loro potenzialità ad autorealizzarle.
    Il problema maggiore ad oggi è, ogni tot metri, mettere un lòampione per ridurre la criminalità ed un albero per fare del verde…

  6. novembre 18, 2009 alle 12:26 pm

    Vista cosi, Nicola.Mi rendo conto di operare per necessita’ di spazio delle semplificazioni pazzesche,ma piu che affannarsi a leggere internet e libri, tanto piu senso avrebbe l’andare nei giardinetti e fermarsi a parlare con i vecchi seduti sulle panchine.
    Loro l’orto urbano sanno farlo, hanno il knowhow ed il tempo. E ci guadagnerebbero tutti non credi?🙂.

    Dal mio punto di vista nessun piano di urbanizzazione PUO’ mettere al centro la responsabilita’ delle persone, e’ una contraddizione in termini.

    Vedere l’orto urbano come un Urto urbano a mio avviso (dopo averne realizzati parecchi)non ha molto senso. La terra richiede tempo, proprio la cosa di cui disponiamo di meno.
    Inoltre, Medo ha ragione… Bastano 20 minuti di blackout per mettere in ginocchio per ore qualsiasi citta’, non parliamo poi di eventi “catastrofici” tipo 10 mm di pioggia o 5 cm di neve😉. le citta sono organizzazioni troppo delicate e troppo dipendenti per pensare di trasformarle in qualcosa di sostenibile,mi pare.
    Insomma, ci troviamo di fronte a un miliardo e mezzo di cinesi ansiosi di possedere il mitico furgone ducato, e quasi altrettanti indiani che sognano l’apecar.
    A questo punto stiamo…mi pare che la partita si giochi su altri piani.

  7. novembre 18, 2009 alle 12:30 pm

    Ah, forse non si era capito… ma il mio citare Torino come citta lineare era ironico..🙂

  8. novembre 18, 2009 alle 3:01 pm

    Medo, volevo puntualizzare che non è stata certo l’automobile a sviluppare i tristi casermoni di Palermo, bensì quella commistione tra politica ad imprenditoria detta Mafia.

    Credo che, al di là dell’abisso segnato dal caso specifico, il problema generale degli agglomerati moderni (almeno in quanto a progettazione della struttura urbana) è che questa non esiste oppure non è pensata da chi li abiterà.
    Il caso che vi sottopongo è questo:
    http://maps.google.com/maps?hl=it&source=hp&q=avola&lr=&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wl
    osservate il centro storico, realizzato con forma esagonale secondo i “viaggi” di 4-5 secoli fa di architetti che ideavano le c.d. città ideali (tipo Palmanova).
    In uno spazio in cui ogni punto dista all’altro meno di un km si trovano 5 piazze. Osservate poi lo sviluppo circostante, novecentesco. E’ evidente che nel novecento la città non è stata realizzata per esser vivibile, bensì per sfruttare economicamente ogni fazzoletto di terra.

  9. novembre 18, 2009 alle 3:35 pm

    uh! Come mi piacciono gli antropologi antiaccademici di origine siciliana under 30!🙂

  10. novembre 18, 2009 alle 3:43 pm

    Nicola, ho appena finito l’articolo di Terranauta.
    Penso che meriteresti davvero una cattedra… sostenibilità applicata!

    @ luigi… la partita, oggi, si gioca su tutti i piani, certo non potremo influire sui desideri dei 3 miliardi di esseri che hanno la possibilità concreta di aumentare il proprio livello di consumi… è leggermente al di fuori delle nostre possibilità…😉 La partita che proviamo a giocare è quella di ridurre e razionalizzare i consumi. Prendersi la responsabilità del proprio impatto sul pianeta. Noi dovremmo essere i post-consumisti. Dovremmo riuscire a creare nuove basi culturali di avanguardia… siamo quelli che hanno già vissuto il consumismo e che ora si lanciano in avanti per vedere cosa c’è oltre… chi sta arrivando al consumismo ora macina tutto più in fretta, e magari ne uscirà più in fretta… occorre capire cosa c’è dopo il consumismo.

  11. novembre 18, 2009 alle 5:42 pm

    marco. Dopo il consumismo?. Se tanto mi da tanto, ancora consumismo, di tipo diverso. Ma sempre di consumismo si tratta. Magari avra’ un sacco di cromature e pendagli come gli autobus indiani, oppure qualche bella confezione di carta di riso e seta rossa.
    Mi pare che il popolo equipaggiato con il piu forte esercito del mondo abbia gia dichiarato che ” il suo stile di vita non e’ negoziabile”. Mi pare che il “nostro” dopo una bella campagna elettorale a suon di ecologia abbia gia fatto marcia indietro sull’ambiente.
    Se pensi ad una decrescita rapida, credo che ,a meno di un bel botto atomico,i fatti ti daranno torto ancora per qualche lustro.
    Penso ci terranno a bollire ancora per parecchio.

  12. novembre 18, 2009 alle 5:57 pm

    @ Marco – io ho già una cattedra! Insegno “avanverismo pratico e teorico” e “fuffa applicata”😀

    @Luigi – attento: “penso ci terranno a bollire”, siamo al complottismo? A me, nessuno mi tiene a bollire. Devo sicuramente mediare con una società che mi circonda (composta da mille anime e mille spinte) ma sono io che scelgo dove bollire e dove no… anche quando sto fermo e subisco le scelte di altri o quando mestamente accetto situazioni esistenti… se decido che non c’è possibilità di cambiamento devo assumermi la responsabilità di averlo deciso e di non agirlo, se invece decido che a qualsiasi livello può esistere un cambiamento… beh… credo sia una mia responsabilità essere “stupidamente” ottimista.
    (sennò siamo solo al “lamentismo”)

  13. novembre 18, 2009 alle 6:07 pm

    nel silenzio pressochè totale è appena stato convertito in legge il DL 135, art.15 incluso:
    http://ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2009/11/17/visualizza_new.html_1618442324.html
    (la mia opinione è che l’umanità non merita di essere salvata, semmai lo merito io)

  14. novembre 18, 2009 alle 6:22 pm

    si Nicola, Non sono complottista ne’,credo, lamentista. E, come tutti, gioco la mia partita.
    Bisogna pero’ prendere atto del fatto che quelli che hanno causato questo stato di cose, invece di essere a spaccare pietre in una cava, sono in giro in Bentley nere con autista.

  15. novembre 18, 2009 alle 6:26 pm

    ecco, manco finito di scrivere…e gia’ arriva la risposta sull’acqua … C.V.D. ……… Hackeriamo pure..

  16. novembre 19, 2009 alle 8:55 am

    Ciao Nicola
    Onorato di essere citato🙂
    Adesso provo a farci un post😉

    • novembre 19, 2009 alle 9:52 am

      Nessuna intenzione di piaggeria… e che tendo a saccheggiare informazioni e storie da chiunque mi capiti di incontrare e mi sembra corretto citare le “fonti” per quanto siano chiaccerate tra amici🙂
      Mica ne sapevo niente, io, della tessitura di Prato!

  17. 21 medo
    novembre 20, 2009 alle 1:59 pm

    E’ normale che oggi, 20 novembre, nel bel mezzo della Francia abbiamo 24 gradi ed un sole da mettersi la crema solare? I ghiacciai alpini sono daccordo? Bah. Comunque Al Gore non mi è simpatico proprio per niente. Viva Nicola, viva Noemi, viva Numa e viva tutti noialtri.


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