26
Nov
09

Un cesso di fattoria

Sto pedalando verso casa. La nebbia ha la consistenza di una crema di piselli ma incredibilmente più fredda. Si appiccica sulla barba creando piccole gelide gocce che si infilano tra la sciarpa e il collo. Scorrono tra le clavicole, sullo sterno. Nella discesa, la temperatura del vapore acqueo condensato, aumenta diventando un fastidio sopportabile.
Acqua. Sto pedalando in un muro di acqua vaporizzata.
Mentre pedalo penso ancora ad una personale reazione alla privatizzazione dell’acqua. Alle possibili forme di hacking.
Oddio. Se la Nestlè (oltre ad aver già avuto in concessione buona parte delle sorgenti a prezzi ridicoli… quello era il vero furto…) decidesse di comprare quello scassone del depuratore di Rondissone e tutto l’impianto idrico del paese. Forse. E dico “forse”. Con un ipotetico aumento delle tariffe la gente la smetterebbe di sprecare ettolitri ed ettolitri d’acqua… Forse si porrebbe il problema di cosa vuol dire scaricare 25 litri d’acqua potabile giù per lo scarico del cesso ogni volta che ci butta un fazzoletto per il naso… ma non sarebbe corretto comunque.

Non ho modo di vederlo. Ha un giaccone color topo morto, i pantaloni verde fanghiglia ed un cappello che se non sapessi essere di lana potrebbe essere stato ricavato dalle cortecce delle gaggie.
Mi si para davanti. Siamo nel nulla intorno a casa, se passa qualcuno, hai 70 anni e non sei al bar in paese, lo fermi, tanto per ricordarti che il bar è una situazione dell’anima. Non un luogo.
Freno. O quella cosa che faccio normalmente per fermarmi rapidamente evitando i danni peggiori.
“Allora? Abbiamo iniziato ad aprire le conserve?”
Giulio ha un orto. Giulio, la prima volta che mi rivolse la parola fu per chiedermi se avevo un’insetticida per le lucertole. Il mio sguardo non bastò a spazzare via il bar. Il bar è una situazione dell’anima in loop solipsistico.
Giulio ha l’orto. Uno di quegli orti in cui la differenza la fa la quantità di conserve di pomodoro che ottieni. Conserve che rimarranno in garage/cantina fino a quando l’emergenza climatica non sarà più tale.
Giulio ha un orto di quelli “chi c’ha più conserve ce l’ha più lungo”.
Io odio fare le conserve, la passata di pomodoro è una di quelle cose che, a dispetto dell’amor patrio, non sopporto.
Questa discussione l’abbiamo già fatta. Loop solipsistico da bar.
“Si, Giulio”. Il resto è solo presenza. Ora sono due Loop solipsistici.
Lui che dimostra il suo valore a chili e barattoli. (Credo sia riuscito a dire quintale per qualcosa ma mi sono perso cosa fosse…)
Io che rimescolo le carte dei pensieri in un’enorme freecell mentale.

Io non ho tante conserve. Preferisco avere roba secca. Meno sbattimenti a preparare. Più facilità di stoccaggio, meno energie consumate…
I semi. Devo ricordarmi di risciacquare i semi che ho messo a germogliare. Lino, lenticchie qualche cecio ed il girasole. Questo è il mio equivalente dei pomodori di Giulio.
Non sono mai stato un fanatico dei germogli ma dopo il giro a Monteveglio, Davide, il “Nutrizionista Ufficiale della Transizione”, mi a messo un po’ di pulci nelle orecchie e, ha conti fatti, mi son detto che era sicuramente un buon modo per avere un’alimentazione sana e variata senza dover faticare troppo.

“I semi integrali sono già un miracolo di completezza in quanto sono dei nuovi individui e contengono il nutrimento che gli serve per un primo sviluppo. Il germoglio è qualche cosa di più, il seme contiene nutrienti ma è quiescente, fatto per resistere nel tempo, il germoglio è la partenza della vita, il materiale che contengono è lo stesso ma nel germoglio è trasformato.
Nel germoglio aumentano le vitamine, la disponibilità dei minerali e soprattutto calano o si azzerano i fattori antinutrizionali. Un paio di anni fa ho studiato con interesse i fattori antinutrizionali dei vegetali, i fitati per esempio sono uno dei sistemi di cui dispone la pianta per stoccare il fosforo. Per farlo lo lega a molecole di inositolo, un alcool esavalente ciclico, il risultato è quello di avere del fosforo che non disturba ed è rapidamente disponibile per il seme. Per noi è un fattore antinutizionale che chela durante la digestione il calcio, il ferro e lo zinco, principalmente, riducendone la disponibilità. Tra i vari modi di evitare tutto questo c’è la germinazione. Bastano 48 ore di ammollo per diminuire notevolmente i fitati e nel germoglio ce ne sono ancora meno. Il seme si sveglia e demolisce i fitati con degli enzimi, le fitasi, che liberano il fosforo che verrà usato dal germoglio per lo sviluppo.
Naturalmente altre sostanze vengono elaborate e scisse e quindi rese più digeribili come le proteine e i carboidrati che da amidi diventano maltosio…”

Davide dixit.

Ed in più non devi cuocere, sudare attaccato ad un fornello, pulire quintali di frutta e verdura. Oblomov in inverno.
Io uso il classico sistema del “barattolo”.

Prendi una manciata dei tuoi semi (tolti quelli da seminare il prossimo anno)
Li metti in un barattolo con dell’acqua
Li lasci lì per un po’ (da una notte ad un giorno intero)
Metti sul collo del barattolo una calza di nylon chiusa con un elastico
Ribalti il barattolo a testa in giù sullo scolapiatti.
Da qui in poi è solo un ricordarsi, tutte le mattine, di sciacquare i semi e rimetterli a scolare…
Tutte le mattine… una barattolata d’acqua…

Mi risveglio. Ho terminato il freecell.
Entro dentro il bar di Giulio, lo ribalto rompendo il loop, lo saluto (ricordandogli di salutare la sua signora) e pedalo a casa.

Ora.
L’idea non è originale. L’avevo vista su Instructables.com, ma era rimasta lì… inespressa.
Ora, per la bellezza di 3,00 € (il costo delle pinte da birra in plastica) il prototipo di implementazione del progetto di Instructables è pronto.
La mia prima fattoria indoor. Un cesso di fattoria.
Acqua, litri e litri di acqua che altrimenti scorrerebbero senza un’apparente giustificazione logica se non quella di spedire il più velocemente possibile un mio problema (smaltire la mia merda) a qualcun’altro. Acqua che sempre più si fa business “a perdere” che viene reindirizzata verso un utilizzo a “creare” . Un consumo che diventa produzione.
Proteine, minerali, carboidrati e vitamine in quantità eccessiva (almeno per il nostro consumo famigliare) generate da un movimento automatico ripetuto più e più volte in un giorno.
Non sono mai stato così contento di andare a cagare.

Ok. Il design è ancora un po’ grezzo… ma siamo ancora nella fase prototipale

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18 Responses to “Un cesso di fattoria”


  1. 1 Cristiano
    novembre 26, 2009 alle 12:08 pm

    ha ha ha bellissimo…

  2. novembre 27, 2009 alle 12:31 am

    Pazzesco e geniale. Ma mi sembra che i costi dei materiali non si limitino alle pinte. Si hai ragione sono uno sporco pignolo. 🙂

    • novembre 27, 2009 alle 12:50 am

      Beh… dipende da come la metti… io ho comprato solo i bicchieri di plastica.
      Il resto è composto da
      ritagli di impianto di irrigazione (provenienza incerta)
      Pourer (i beccucci in metallo) (smantellamento di un cocktailbar… qualcuno vuole 200 bicchieri di ogni forma e misura?)
      Tubo in pvc (recuperato da un cantiere… per chi abita in città basta fare la posta ai lavori in corso 🙂 )
      Raccattare immondizia è un’ottima risorsa di materiale disponibile a portata di mano per quando ti punge d’uopo costruire robe assurde e non hai voglia di spendere!
      🙂

  3. 4 isabella
    novembre 27, 2009 alle 9:57 am

    Bravissimo!!! Bellissimo!! Utilissimo!
    adesso ci provo anche io

    Grazie Nicola i tuoi marchINGEGNI sono strepitosi…

  4. novembre 27, 2009 alle 10:44 am

    E no! Questa no!
    Quella santa donna che ti gira attorno, votata al martirio, armata della più infinita pazienza, di quella dovremo parlare, lei che racchiude in se tutte le virtù, ma non ha ancora pensato a buttarti tutti quei marchingegni direttamente giù per il wc? oltre tutto la cosa è comoda e a portata di mano. Poi mi ricorda quella pubblicità che diceva così: “adesso potete anche mangiarci dentro ….”

    • novembre 27, 2009 alle 11:00 am

      😀
      Vorrei solo chiarire che questo è il mio blog su cui pubblico le mie strutture assurde… madame non utilizza internet e quindi solo in alcuni casi vengono pubblicate le sue di strutture assurde 🙂
      Ragazzi: ho pur sempre sposato un quasi architetto non praticante nonchè scultrice e le sue cose sono sicuramente più ingombranti delle mie (e non si mangiano 🙂 )

      “adesso potete mangiarci dentro…” 😀
      Un mio amico ieri mi ha detto: “in un mondo che punta all’eccellenza essere schifosi è un dovere” 😉

  5. novembre 27, 2009 alle 11:13 am

    La mia voleva solo essere una battuta, ti invidio perchè io sarei già stato cacciato di casa 🙂

  6. 12 Chiara
    novembre 27, 2009 alle 1:25 pm

    …il mio dolce maritino a volte fa ostracismo nei confronti di tali simili marchingegni che gli propongo di costruire per me (…ehm, noi), ma essendo io dotata in questo campo di grande intrapendenza ma scarsissima manualità, alla fine mosso a pietà viene in soccorso nei miei vani tentativi e fa lui lo sporco lavoro per me 😉 Devo dire che non arriviamo a livelli del genere però…
    Io comunque per i germogli non spreco gran che di acqua: giusto una spruzzatina un paio di volte al giorno (con i classici spruzzini da 1 euro…)

    Chiara

    • novembre 27, 2009 alle 3:29 pm

      Ma continui a sprecare quella del bagno! 😉
      Scherzi a parte,in effetti voleva solo essere un “giochino” per dimostrare come anche in un’appartamento vi siano “energie” e “flussi” non considerati e quindi, spesso, non utilizzati… poi sono un cialtrone e invece di fare discorsoni costruisco robe strane 🙂
      …complimenti al gentil compagno! Ha tutta la mia solidarietà 🙂 🙂

  7. 14 luigi
    novembre 27, 2009 alle 11:15 pm

    beh guarda in Giappone, paese di persone pulitissime, gia venti anni fa gli sciacquoni erano forniti di una specie di fontanella utilizzata per lavarsi le mani. Ovviamente l’acqua veniva poi raccolta nella vaschetta per essere utilizzata con il successivo flusso.

  8. 15 paola
    dicembre 15, 2009 alle 4:57 pm

    c’è solo un problema in tutta questa storia di cessi, germogli e conserve…
    i germogli non è che siano poi così buoni da mangiare, e sicuramente, non così buoni quanto le conserve.

    • dicembre 15, 2009 alle 5:41 pm

      Beh… qua si va ad opinare i gusti… a me non piace il pomodoro… Dal punto di vista prettamente nutrizionale i germogli sono molto meglio della verdura cotta. Va sans dire… se fanno schifo, uno fa altro 🙂
      In realtà credo sia più che altro una questione di apprende nuovi modi di cucinare. Pensa a quando Cristoforo Colombo portò le patate in europa… le schifavano tutti sostenendo pure che fossero velenose 🙂
      Credo esista una sostenibilità anche nelle abitudini alimentari.
      Il tutto detto da un onnivero il cui massimo di integralismo è il non svegliarsi mai prima delle 9 – 9.30 🙂


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