15
Dic
09

Permablitz n°1 – Prima parte

E mentre piombava il gelo sulla capitale subalpina, s’è conclusa la prima parte del permablitz di Rizomi.
Io mi sono divertito molto. L’atmosfera è stata da circolo del te con pasticcini misto ad un tocco di steampunk degno di un eco-hacking per signorine vittoriane.
Innumerevoli i benefit collaterali oltre il semplice obbiettivo del costruire un orto da balcone con vasi autoirriganti. Dalla produzione di inoculi per il bokashi (al grido di: “più microrganismi per tutti”) allo scambio di vermi e lombrichi per il vermicompost (grazie Marilena!).
Quasi quasi partecipo anche alla seconda parte… 😉

AGGIORNAMENTO:
Permablitz n°1 – Seconda Parte – appuntamento alle 11 di sabato 19 e domenica 20 in C.so Giovanni Lanza angolo via Principessa Felicita (Monte dei Cappuccini – To). Il freddo non è un problema: si lavora nella calda casetta di Luca!

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42 Responses to “Permablitz n°1 – Prima parte”


  1. 1 mafalda
    dicembre 16, 2009 alle 5:43 pm

    trepido nell’attesa di vedere come hai collegato lo sciaquone alla cisterna e come hai risolti i problemi di pressione per l’irrigazione. per lo meno io l’ho immaginata così! Sbaglio????
    no perchè sarebbe comodo annaffiare pigiando un pulsante.
    ciao

  2. 2 Federico
    dicembre 16, 2009 alle 9:15 pm

    Nicola Nicola, quanto è prezioso lo scambio di idee…
    magari avere un gruppetto così vicino casa… sigh..

  3. dicembre 16, 2009 alle 9:56 pm

    @ Mafalda aka Elena – sarebbe stato molto meglio di quanto immagini (se avessi trovato una valvola a galleggiante): tu riempi una cisterna e te ne vai a farti un bianchetto con gli amici al bar… il sistema provvede a se stesso. Almeno finchè la cisterna è piena…
    Comunque, abbiamo rimediato anche senza valvola con un sistema tipo “abbeveratoio per polli”

    @ Federico – qui abbiamo gozzovigliato con mandarini, cecine, focacce ecc… ci mancavano solo i salumi ed i vini umbri e saremmo stati a posto!! 🙂

  4. 4 mafalda
    dicembre 16, 2009 alle 10:45 pm

    @ nicola
    bene bene l’idea è centrata ma io voglio tutto il progetto!!!! 🙂
    (mannaggia non esiste la faccina arraffona!!!)
    comunque, hai presente che ogni tanto ti giro delle mail licce cerco-offro, qui da noi un santo fa il moderatore di questa lista. praticamente tu cerchi o regali qualcosa, pubblichi la tua mail, codesta giunge a tutti gli iscritti e così c’è una marea di roba svariata che viaggia per la provincia e si conosce un sacco di gente …. (è utile se cerchi dei pezzi!)

  5. 5 alem
    dicembre 17, 2009 alle 10:37 am

    grazie a Nicola e agli altri partecipanti per le info condivise e la piacevolezza della situazione. Peccato non esserci stato anche domenica!

  6. dicembre 17, 2009 alle 2:32 pm

    Nicola, interessa anche a me il progetto dell’irrigazione, che a me piacciono i bianchetti 🙂 non ho capito ma è un’irrigazione continua o c’è un timer? e ancora se c’è un controllo del flusso dell’acqua, come fai a giudicare quanta acqua deve andare?

    Grazie…grazie

  7. dicembre 17, 2009 alle 3:18 pm

    Uh… è più facile a farsi che a spiegarsi… in ogni caso è un sistema che funziona solo con i vasi SIP. Per modificarlo su un orto “in campo” bisognerebbe studiare una serie di variabili che senza “bianchetto” non si riesce mica 😉
    Allora, ci provo… Tu hai una cisterna di acqua…
    Questa butta, attraverso una valvola a galleggiante, acqua in una vaschetta di controllo.
    La vaschetta di controllo ha un foro d’uscita allo stesso livello del doppio fondo dei vasi.
    L’acqua entra nella vaschetta di controllo, riempie il doppio fondo dei vasi e, per la legge dei vasi comunicanti, si distribuisce uniformemente.
    Quando tutti i doppi fondi sono pieni lo è anche la vaschetta di controllo dove, previa regolazione del galleggiante, si interrompe il flusso (proprio come nei cessi…)
    L’acqua viene assorbita lentamente dalle piante (l’evaporazione è pressoché nulla o viene intercettata dal substrato dei vasi), il livello scende portando giù il galleggiante e… via che si riparte! Ovviamente vaschetta di controllo e vasi sono tutti collegati tra loro con tubi (quali che siano… noi abbiamo usato quelli di gomma per bagnare il prato!).
    Siamo sinceri… è proprio una roba da città…
    Risparmi i soldi di un impianto di irrigazione a goccia (che non funziona mai come dovrebbe)
    Non rischi un’eccessiva salinizzazione del terriccio dei vasi dovuto alla goccia superficiale che evapora e, essendo facilmente acqua del rubinetto, ti cristallizza un quintale di cloro nel vaso
    Se al posto dell’acqua utilizzi compost-tea, bokashi o vermicompost liquido (non ci sono ugelli che si otturano!!) puoi anche evitarti di cambiare tutti gli anni il terriccio perchè mantieni costanti le cariche microbiche e fungine
    Zero concimi.
    Se la cisterna è sufficiente puoi andartene in vacanza per un mese e fa tutto da solo. (se il tutto è stato montato correttamente)
    Comunque… tra un po’ ci saranno le foto “serie”…. ma senza il meccanismo “a sciacquone”, per questa volta, un più grezzo sistema a “vuoto spinto” tipo quello degli abbeveratoi per pollame o voliere in genere…

    L’ho detto: è più facile farlo che dirlo…

  8. 8 mafalda
    dicembre 17, 2009 alle 9:25 pm

    non ne posso piu della mia ignoranza!!!! che cavolo è un bianchetto???? a parte un fagiolo!
    comunque il resto l’ho capito il problema sarà adattare l’opera a dei fusti di 200 lt, giusto per
    evitare di raccogliere acqua con l’innaffiatoio. Stavo pensando anche di inserire dei rubinetti in basso, creare una serie di mini canali (l’orto è in leggera pendenza) coperti in modo da evitare l’evaporazione… va beh ho tempo per pensare!
    @ harlock
    ieri leggevo su collaps di Jared daimond sugli orti dell’isola di pasqua e mi sei venuto in mente, se hai della roccia lavica nera a portata di mano ti copio il pezzo.

  9. dicembre 17, 2009 alle 9:29 pm

    …ok, sei stato molto chiaro… mi sa che nel mio terreno in pendenza non può funzionare 😉

  10. dicembre 17, 2009 alle 10:05 pm

    harlock.. nei terreni in pendenza e’ la morte sua..
    Il sistema e’ perfetto addirittura per gli orti verticali.
    Se vuoi ti faccio uno schizzo.

  11. dicembre 18, 2009 alle 2:22 pm

    mmh, Nicola, perche non metti la possibilita’ di aggiungere una immagine?

  12. 12 mafalda
    dicembre 18, 2009 alle 3:03 pm

    @ luigi
    il problema che mi viene in mente nel terreno (sia in pendenza che no) e che il sistema lavorerebbe a getto continuo, come lo blocchi?
    aiuto di nuovo csa sono i bianchetti?
    p.s. mai montato sistemi idraulici a parte i rubinetti mi si apre un mondo… perforza!!! 🙂

  13. 13 medo
    dicembre 18, 2009 alle 3:09 pm

    Siamo in pieno inverno, veleggiamo ancora oltre i 70 milioni di barili di greggio prodotti al giorno e già li’ che pensate a sistemi di irrigazione post-atomica. Siete fantastici.

  14. dicembre 18, 2009 alle 3:58 pm

    @ Luigi – questo è un blog su piattaforma gratuita… non è che ci sono proprio tutte le funzioni possibili. Puoi provare a rispondere ai commenti via mail allegando l’immagine (se ricevi i commenti via mail9 oppure spedirla a me che poi la pubblico (cerca xò di non esagerare con i mega che il mio cellulare non regge una gran connessione)

    @ Elena – “bianchetto”: bicchiere di vino bianco da bersi a colazione, pranzo e cena (più qualsiasi altro momento)

    @ Medo – Non è mai troppo presto 😉

  15. 15 medo
    dicembre 18, 2009 alle 4:31 pm

    Ultimamente la frase che mi sono ripetuto più spesso è “se hai una montagna di neve tienila al sole.” Possiamo dunque modificarla con “non c’è mai abbastanza ombra per conservare le nostre montagne di neve”?

  16. 16 mafalda
    dicembre 18, 2009 alle 5:06 pm

    oltre che ignorante pure astemia!!!! 🙂

  17. 17 mafalda
    dicembre 18, 2009 alle 5:09 pm

    mio figlio sta facendo dondolare l’ultimo fiocco di neve!

  18. dicembre 18, 2009 alle 5:41 pm


    ho messo qui una immaginetta esplicativa di come funziona.
    In pratica si collega un tubo di gomma ad un bastoncino sorretto da un elastico e tenuto giu da un peso/galleggiante immerso nella vasca a valle.
    Quando la vasca a valle e’ vuota il tubo flessibile pesca e porta acqua, man mano che il livello sale il tubo viene estratto fino ad uscire dall’acqua della vasca a monte.
    Con cavetti e guaine recuperati dai freni di bicicletta si riesce a trasferire il “telecomando” tra vasche posizionate anche parecchio lontano.
    Ovviamente la versione “for sale” e’ molto piu tecnologica..fa uso addirittura di fibre ottiche, ma il principio e’ quello…. 😉

  19. dicembre 18, 2009 alle 6:02 pm

    il sistema ha l’indubbio vantaggio di poter essere realizzato manualmente con materiale di recupero. Inoltre il tubo non ha bisogno di guarnizioni e neppure di sistemi di tenuta.
    Se vi interessa ho messo a punto un sistema analogo che distribuisce l’acqua solo di notte e quando non piove.
    Devo ammettere che lo sviluppo di sensori/automatismi che per funzionare non facciano uso di elettricita’ e siano basati solo su principi fisici elementari va un po’ contro alla mia natura.
    Del resto, le contraddizioni non mi spaventano….fotografo ancora con una vecchia hasselblad che funziona completamente a molla, senza neppure un filo o una pila.

  20. dicembre 18, 2009 alle 6:02 pm

    Per quanto Renoir avesse un tratto migliore il disegno è chiarissimo 🙂
    e, in barba al copyright, l’idea verrà piratata dall’universo mondo! 🙂 🙂

  21. dicembre 18, 2009 alle 6:29 pm

    nessuna obiezione,se viene piratata per uso personale o senza scopo di lucro.
    In fin dei conti ho sempre pensato che preferisco lavorare piuttosto che passare la vita a difendere dei brevetti.

  22. dicembre 18, 2009 alle 7:12 pm

    Che dire. E’ un bel regalo di Natale! Grazie! 🙂

  23. dicembre 18, 2009 alle 7:41 pm

    @mafalda …sto ancora pensando: “se hai della roccia lavica nera a portata di mano ti copio il pezzo”… ma che vuol dire???

    @Luigi: il sistema nello schizzo è utile per misurare la quantità, ma lo starter come glielo do? poi come faccio ad abbassare il tubo che pesca quando l’acqua della cistera si abbassa? La cisterna è alta un metro.

    @medo: a l’acqua ci devo pensare d’inverno, sennò finisce che devo annaffiare con i secchi come l’anno scorso.

  24. dicembre 18, 2009 alle 8:17 pm

    …aaaahhh…ora ho capito, scusa mafalda, non ho la roccia lavica nera, ma sono curioso, a cosa serve???

  25. dicembre 18, 2009 alle 8:54 pm

    harlock , devo davvero rivelarti i miei segreti?.. 🙂
    Almeno mi manderai un bottiglia del tuo vino?.
    vabbe.. lo starter viene fatto con un altra mia idea..(sempre applicata nel mio sistema di orto da balcone)… la clessidra ad acqua. Forse riesco a spiegarla anche a parole:
    immagina un grosso tubo verticale nel quale cade un piccolo filo d’acqua (regolabile con un dosatore da trasfusione) il tubo verra’ riempito in un tempo che e’ funzione del volume del tubo stesso e della portata del filo d’acqua (puo variare da poche gocce ad un filo continuo)
    tieni conto che dalle mie prove una goccia al secondo corrisponde a 250 litri di acqua al giorno.
    Bene, come garantire lo svuotamento automatico del tubo una volta finito il ciclo?
    Semplicissimo, pratica un foro a circa 30 cm dal bordo superiore del tubo,
    poi infila a forza un tubo di gomma morbida e flessibile in questo foro e sigilla con mastice.
    La gomma all’interno del tubo deve essere lunga a sufficienza per arrivare con una lenta spirale fino a pochi cm dal fondo.
    La parte esterna deve andare in leggera salita per circa 50 cm e poi con una curva ripida scendere fino alla prima vasca di irrigazione.la gomma verra sostenuta con un cavetto appeso ad un contrappeso per mezzo di una carrucolina.
    Come funziona?, beh il tuboclessidra si riempie piano piano e riempie anche la gomma all’interno del tuboclessidra ad un certo punto il pelo dell’acqua arrivera’ a superare il foro di passaggio e l’acqua comincera a riempire anche la parte di gomma ancora in leggera salita, fino a che il peso dell’acqua contenuta nella gomma non vincera’ il contrappeso.
    A qesto punto la gomma esterna si abbassera’ di qualche centimetro, sufficiente ad innescare il sifone che svuotera’ abbastanza rapidamente il tubo clessidra inviando l’acqua alle vasche.
    ovviamente una volta esaurita l’acqua nel tuboclessidra il sifone si interrompera’ e la gomma tornata leggera riprendera’,grazie al contrappeso, la posizione originale. pronti per un nuovo ciclo di irrigazione.
    Evidentemente si puo dosare la quantita di acqua da inviare alle vasche semplicemente alzando o abbassando il livello della gomma all’interno del tubo clessidra.
    Se non e’ chiaro vi metto un disegnino.

  26. 26 mafalda
    dicembre 18, 2009 alle 9:11 pm

    @ Medo
    nell’isola di pasqua c’erano problemi di irrigazione per la mancanza di acqua dolce, per il secco, il vento e il freddo, a parte barriere piu o meno alte per riparare dal vento gli orti, essi procedevano alla “concimazione litica” che consisteva nel riempire il suolo parzialmente con sassi fino alla profondità di 30 cm.
    sintesi orribile, comunque pagg. 98 e 99 di colasso di jared diamond.
    sempre da lui.
    la concimazione litica è stata fatta daglia Anasazi nel deserto israeliano, dai maori, et altro.
    sembra favorisca raccolti maggiori.
    non è che ti spiega proprio come farla, comunque se hanno risolto il problema loro…
    sto cercando:
    http://www.zic.it/l'orto-dei-turat-storia-di-un'acqua-spremuta-dalla-pietra/
    non l’ho letto tutto ma riporta pari pari i pezzi di diamond, altro ora non trovo
    credo che se è lavica e nera, la roccia, sia più fertile e assorba meglio il calore del sole
    da me non lo adotto, troppo umido, pero sarebbe interessante per accumulare calore nel terreno, mah.
    per ora studio studio leggo studio poi mi verrano delle idee decenti.
    p.s. se ti interessa di copio le due pagine appena ho tempo. dammi un cenno
    @ Luigi
    io lavoro con i fusti, spazi angusti!
    attendo la risposta che darai ad harlock

  27. dicembre 18, 2009 alle 9:29 pm

    mafalda, i Romani erano riusciti a fare dei pozzi nelle zone aride estraendo per condensazione l’acqua dall’aria.
    In pratica cercavano una collina soleggiata e leggermente ventosa, poi scavavano una grossa buca, la riempivano di sassi,la lastricavano di marmo creando intercapedini isolate con paglia secca. La ricoprivano con un tetto sempre in marmo e isolato con paglia. in pratica la differenza di temperatura tra le superfici dava luogo ad una condensazione dell’umidita e la vasca si riempiva lentamente d’acqua pura.
    In mare usiamo dei distillatori solari che non sono altro che specie di sacchetti delle patatine trasparenti ingrado di condensare e raccogliere l’acqua che si condensa sul mylar.
    un sacchetto di patatine,se ben gestito, da due bicchieri di acqua potabile al giorno.

  28. dicembre 18, 2009 alle 10:11 pm

    @ Mafalda – sta cosa coi sassi devo andarla a vedere..

    @ Luigi – Io, come credo molti altri, rimaniamo più a bocca aperta per le “giargiattule” low tech che non per le sonde, sondini e rilevatori vari… ci piaci un sacco quando sei meccanica allo stato primordiale 🙂 Un sistema moooolto più semplice e ridotto della clessidra è quello realizzato con lo sciaquone ela bottiglia nei progetti del barrelponics
    https://ortodicarta.wordpress.com/2008/06/04/i-manuali-del-giovine-autarchico-n°2/

  29. dicembre 18, 2009 alle 10:42 pm

    ho guardato il barrelponics, piu semplice non mi sembra.
    Il sistema della clessidra funziona con qualsiasi tipo di vasca di raccolta a cui si possa praticare un foro e necessita solo di un pezzo di tubo di gomma ,una rotella un filo e un sasso.
    inoltre permette di dosare la quantita’ di acqua da erogare (da pochi litri all’intero contenuto della vasca) in piu’ lo strozzatore sul riempimento permette di ottenere cicli anche lunghi diversi giorni.
    Insomma si costruisce con un punteruolo e davvero zero materiale.
    C’e’ da dire che il barrelponics sembra molto piu professionale ;).

    vabbe, se trovo il tempo di fare uno schizzo ti faccio anche vedere il sistema di irrigazione che vede la luna e le stelle e irriga l’orto solo di notte. E’ carino perche e’ fatto con una camera d’aria di bicicletta.

  30. 30 mafalda
    dicembre 19, 2009 alle 9:19 am

    @luigi
    faccio una fatica con le leggi della fisica, ci mettero una settimana a riuscire a visualizzarla, e pensa che avevo tutti nove a scuola. credo che quello che mi frega e la dislessia e vado in confusione, inoltre sono piu discinetica che dislessica. 🙂
    si i pozzi a condensazione li conoscevo, la concimazione litica è qualcosa di diverso.
    grazie per il sacchetto di patatine non si sa mai.
    p.s. quando gli parlo di te mio figlio sgrana gli occhi. sei il suo mito! hai fatto parlare robot, ti diletti con costruzioni strane. insomma ho un piccolo luigi in casa che ha bisogno di guida. chissa se ce la fa nonostante la madre.
    a proposito lo chiedo a te. non è che sai se esiste un libro di autocostruzioni tecnologiche da realizzare insieme ai bambini?

  31. 31 mafalda
    dicembre 19, 2009 alle 9:47 am

    ok, ho buttato i posteri fuori sulla neve, adesso torno a voi. è dura ragionare al grido di la neve! la neve! continuo.
    @ luigi
    io sto raccogliendo fusti per l’orto in piena terra il problema e come stoppo il sistema se la terra continua a filtrare acqua?
    Devo perforza ragionare con un dosatore?
    eventualmente mi accontento di un sistema in cui basta aprire e chiudere un rubinetto.
    a collegare i fusti ad un’irrigazione a goccia mi hanno detto che vado incontro a problemi di pressione, è vero? potrei anche provare ma cerco di accellerare i tempi senza troppi esperimenti!
    nel sistema a clessidra la pressione e cosi potente che svuota il tubo?
    parli anche di un sifone dopo ?????
    attendo i disegni
    un abbraccio ciao
    p.s. raccolgo acqua piovana, non sono collegata ad impianti soprattutto per due motivi, evitare lo shock idrico e risparmiare.

  32. dicembre 19, 2009 alle 3:50 pm

    huh quante domande…
    una per volta che vado di fretta.
    Dunque..
    non c’entra la pressione per svuotare il tubo, il tubo e’ il dosatore.
    Viene riempito in un certo tempo dall’acqua che cade , se il tubo ha un volume da 250 litri e il rubinettino lascia colare dentro un litro all’ora, il tubo ci mettera’ 250 ore a riempirsi.
    una volta pieno il sistema della gomma attaccata al filo in pratica realizza e avvia un sifone che svuotera’ velocemente il tubo. e’ UNA SPECIE DI OROLOGIO AD ACQUA che puo’ caricare e scaricare da pochi litri a ciclo fino anche a qualche migliaio (in teoria il tuboclessidra potrebbe essere anche una piscina o addirittura un lago).
    Quanti anni ha il piccolo mostro? 🙂

  33. dicembre 19, 2009 alle 5:10 pm

    Luigi, grazie, per me è chiaro e lo giudico molto pratico, ma, c’è sempre un ma! se io metto il tubo vicino all’orto, come dice mafalda manca di pressione. L’orto e un po’ in pendenza, poi volevo mandare l’acqua anche a delle giovani piante che sono su livelli diversi. Ora, per aumentare la pressione potrei mettere la “clessidra” più in alto, visto che a 10 m dovrei avere un bar di pressione, ma non volevo riempire l’uliveto di bidoni e tubi di polietilene. Se metto la “clessidra” subito sotto la cisterna la pressione ce l’ho, ma poi devo portare due tubi fino all’orto e l’orto e a circa 50 m dalla cisterna.

    p.s. Il secondo tubo mi serve per utilizzo ordinario 😉

  34. 34 medo
    dicembre 19, 2009 alle 7:05 pm

    Volevo aggiungere un particolare sulla siccità, etc.
    Ho appena passato una decina di giorni in una fattoria in clima mediterraneo MOLTO secco appena sopra a Nizza (d’estate 5 giorni di pioggia e acqua di sorgente assente tra fine giugno e fine settembre). Ebbene anche dopo la grande siccità 2009, nessun albero da frutto o legume morto ed irrigando MAI con acqua della rete. Come hanno fatto?

    L’inverno gli orti sono coperti da :
    – strato di letame maturo (cavallo e capra)
    – strato di lana
    – strato di foglie secche
    – strago di sacchi di juta
    – neve (se nevica)

    Gli alberi anche sono avvolti da una sciarpa di juta fino al colletto dei primi rami, riempito di foglie secche e lana. A monte degli alberi (tutto è in pendenza) più sensibili sono accatastate pietre e pietroni vari come stimolo ad una vena/serbatoio di acqua appena sopra l’albero. Quando si pianta un albero si ha cura di fare una buca profondissima, di separare i vari strati di suolo in secchi per non mescolarli mai, arrivati al fondo minerale si operano carotature profonde e si riempe il tutto di acqua per almeno 24 ore e si pianta il giorno dopo, anche due o tre giorni dopo, dopo aver verificato se e quanta acqua è “partita” verso le profondità del Pianeta Terra. Se l’acqua parte troppo rapidamente, non è li’ che si pianteranno certi alberi.
    La scorsa settimana prima della neve abbiamo piantato qualche CACO, alcuni nespoli e un giuggiolo.

    Vi ho fatto la sintesi proprio…

  35. 35 mafalda
    dicembre 19, 2009 alle 8:44 pm

    @ luigi
    ha cinque anni, per ora è appassionato a tutto cio che è meccanica, delle intuizioni le ha da solo. adesso gioca con un giochino sulle leggi della fisica che è geniale. Ovviamente non lo penso un genio ma è portato e interessato quindi pensavo di fargli costruire delle “macchine” per ora l’unica cosa che ho trovato e su: guida steampunk all’apocalisse ma sono più armi grezze che macchine, peraltro lo appassionano anche quelle. Scusate la digressione.
    @ Nicola
    non ti preoccupare anche se diverso da noi a te ti adora per….”barattolo assassino”
    @ harlock e luigi
    quella della pressione di un bar la sapevo anch’io ma per ottenerla dovrei mettere la cisterna sopra il tetto (è un condominio a schiera non me lo fanno fare).
    ok ho apito lo posso adottare se lo uso come misura … mmmhhh!
    trovo piu comodo rubinetto e canali… vedremo.

  36. dicembre 20, 2009 alle 12:43 pm

    mah cinque anni…. un bel gioco potrebbe essere il geomag (quello delle calamitine per fare strutture).
    Ho visto un sacco di bei giochi in Germania, pero’ credo sia necessario saper almeno leggere per poterli usare.
    Ci penso su

  37. 37 mafalda
    dicembre 20, 2009 alle 4:51 pm

    Grazie luigi
    non ti viene in mente qualche libro low tech? da materiali di recupero

    fissati eh? 🙂

  38. dicembre 23, 2009 alle 7:00 pm

    dunque, torno adesso da un giro in nordeuropa..
    ho visto in giro dei bellissimi giochi della kidz-labs tipo questi:
    http://www.toysandlearning.co.uk/kidz-labs-green-science.php

    per quanto riguarda la realizzazioe di giocattoli da materiali di recupero.. beh..
    ma perche non ce li inventiamo noi? 🙂

    si fa prima.. comincio io …
    mi viene in mente il mulino a vento fatto con un tappo quattro bastoncini e le vele in mylar dei sacchetti di patatine…

    il generatore elettrico fatto con un motorino da macchinina e l’elica fatta modellando il pet ricavato ritagliando bottiglie dell’acqua..

    il catamarano a vela fatto con due bottiglie dello yoghurt yomo e un po di legnetti.. vele rigorosamente im mylar e scotch..

    il mulino ad acqua fatto con i bicchierini del caffe e legnetti..
    forza continuate …o servono i disegnini? 🙂

  39. 39 mafalda
    dicembre 23, 2009 alle 8:59 pm

    @luigi
    servono i disegnini 🙂
    conto su mio figlio noi siamo negati!
    a me vengono in mente solo le barchette coi gusci di noci stuzzicadenti e vele di carta
    al limite le girandole (vedi mulino a vento)
    grazie sei un angelo, adesso mi sbatto su internet e vedo se trovo i disegnini.
    buone feste

  40. 40 mafalda
    dicembre 23, 2009 alle 9:00 pm

    la dinamo torch l’avevo gia presa in svizzera!!! eh eh
    il geomag gli arriva questo natale!!! eh eh

  41. dicembre 24, 2009 alle 2:49 pm

    ok preparo i disegnini e te li passo 🙂

    buon natale a tutti 🙂

  42. 42 mafalda
    dicembre 24, 2009 alle 8:23 pm

    grazie luigi, anche da Enea
    nicola… scusa scusa scusa per l’ot


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