19
Dic
09

Non è un paese per vecchi

Io sono convinto che esista una memoria “fisica”. Una memoria non cosciente che ci riporta a movimenti, atteggiamenti e comportamenti dimenticati in maniera inconsapevole quando la situazione circostante ha a che fare con un determinato background culturale che ci appartiene.
Sto bestemmiando contro il traffico “dalle 9 alle 5 orario continuato” mixato con quello da shopping natalizio. Mentre guido in puro stile “passivo-aggressivo”, degno dei migliori anni della mia vita urbana.
Meta: il Teatro Colosseo per i Giovedì Scienza, relatrice della serata Chiara Tonelli, titolo della conferenza IL GIARDINO DELLE PIANTE “BIOFORTIFICATE”
Non è mio interesse andare a discutere i contenuti specifici e tecnici della relazione.
L’hanno fatto magistralmente persone più competenti (meristemi, trashfood e biodiversity).
La cosa che mi ha attirato in quel di Torino è stato più che altro il poter vedere, per la prima volta, qualcuno che promuove gli OGM.
Ora, capiamoci, non che mi aspettassi granché.
Il pubblico dei “Giovedì Scienza” è più o meno lo stesso di “Specchio dei tempi” de La Stampa*, anche come età media.
Ma è interessante come sia stata gestita la comunicazione anche e soprattutto tenuto conto dell’audience.

Prima regola:
Non nominare MAI gli ogm.
Corollario alla prima regola:
Il termine è: coltivazioni dal dna ricombinato
Eccezione alla prima regola:
Se sei costretta a nominare gli “innominabili” mescolali in un discorso di impollinazione aperta e selezione naturale. Sempre nel campo della genetica sei…

Seconda regola:
Sottolineare che una soluzione di ridistribuzione dei consumi è affare da politici, non da scienziati.
Corollario alla seconda regola:
Contare fino a venti prima di citare Norman Borlaugh e la Green revolution e di dire che il compito della ricerca è trovare soluzioni alla mal nutrizione del terzo mondo. La gente potrebbe notare che stai facendo politica.

Terza regola:
Utilizza slide in Inglese di cui la metà senza fonti. La gente potrebbe non credere che Tu sei il Sapere ma affidarsi ai dati che presenti.

Quarta regola:
La difesa della Green Revolution funziona ancora: chi è contrario vuole vedere morti milioni di bambini.

Quinta regola:
Utilizza fondi pubblici e/o privati per studiare un pomodoro che ha le stesse qualità di un succo di mora e lamentati del fatto che l’EU e i vincoli economici impediranno a questa genialità di entrare in commercio.
Corollario alla quinta regola:
Sottolinea il costo che possono avere i frutti di bosco, o il cavolo rosso, o le rape o i pomodori normali, nei negozi (ma ignora ogni altro sistema di approvvigionamento)

Sesta regola:
Sottolinea i costi e l’impossibilità dovuta a questi di alimentarsi in maniera sana (facendo finta di essere negli Stati Uniti dove il 13% degli adulti ed il 25% dei bambini mangiano grazie ai food stamps e quelli che non ne hanno fatto richiesta possono permettersi solo junk food) e offri come soluzione un pomodoro di cui non sai il prezzo che avrà sul mercato. Se te lo chiedono rispondi che sarà il prezzo di un pomodoro.
Corollario alla sesta regola:
Sei su un palco. Nessuno capirà la differenza tra una genetista ed un’economista.

Settima regola:
Quando sostieni che il motivo della mal nutrizione nei paesi africani è dovuto alla scelta fatta tra due tipi di mais e, loro, hanno scelto quello bianco, sottolinea l’aspetto scientifico della presenza di precursori di vitamina A in quello giallo, scartato. Magari nessuno si accorge che hai scaricato la responsabilità della fame nel terzo mondo sul fatto che sono ignoranti e distoglierai l’attenzione dalla domanda “ma come c’è arrivato il mais in Africa?”

Ottava regola:
Le biotecnologie sono fondamentali per un’agricoltura sostenibile. Cita l’incidenza dell’agricoltura sul Global Warming.
Assioma alla regola otto
o assioma della Green Revolution:

Dopo aver citato il premio Nobel per la pace 1970 Norman Borlaugh costruisci l’asse di sequenza temporale Rivoluzione Verde > Rivoluzione Biotech.
Ignora che buona parte dell’incidenza dell’agricoltura sul GW è data dalle pratiche della Rivoluzione Verde.

Nona regola:
Quando citi la soja con dna ricombinato in grado di fornire il quantitativo nutrizionale di 13000 salmoni in un solo ettaro di terra ometti che la soja è una delle prime cause di deforestazione.

Primo Principio di Gestione del Dibattito:
Se qualcuno prova ad introdurre argomentazioni di criticità puntagli una telecamera ed ingrandisci la sua faccia di 1000 volte su un maxischermo. Se non è Bruno Vespa si dimenticherà cosa voleva dire.

Secondo Principio di Gestione del Dibattito:
Procurati un presentatore che si offra volontario come cavia umana per la sperimentazione dei pomodori viola.

Alla fine dell’incontro un crocicchio di persone avvicina uno dei ragazzi che all’ingresso distribuivano volantini in cui si presentano le cultivar biofortificate come un mezzuccio da marketing per introdurre gli OGM ad un pubblico europeo “prevenuto”.
Un vecchietto visibilmente scocciato sta ripetendo al ragazzo che lui non ha provato la fame non può sapere.
Mi avvicino. Ascolto per un po’, poi do ragione al vecchietto. Gli chiedo quanti anni ha: 70.
Era un operaio FIAT, piemontese. La fame, a lui, l’hanno raccontata i suoi genitori.
Gli chiedo se i suoi genitori avevano un orto. Mi risponde di si, che anche lui ha un orto.
Gli chiedo se è un bell’orto. Mi risponde che vengono dei cavoli così.
Gli chiedo se vorrebbe coltivarci un pomodoro viola geneticamente modificato per farci un’insalata. Mi risponde di no che ‘ste diavolerie mica lo convincono.
Evito di fargli notare che stava martellando un’altra persona perché era contraria agli ogm.
Gli chiedo se lui darebbe da mangiare qualcosa che lui reputa una diavoleria alle popolazioni con problemi nutrizionali. Mi risponde di no. Gli chiedo se non sarebbe meglio studiare sistemi di redistribuzione della ricchezza più adeguati ed aiutare quelle popolazioni a sviluppare pratiche agricole legate alle specificità dell’ambiente in cui vivono implementando la ricerca su quelle pratiche piuttosto che nella produzione di verdure-medicine. Mi risponde di si.
Intorno a noi c’è un gruppetto di 8, 9 persone.
Sono stato scorretto ed approssimativo ma sono contento di non essere stato l’unico.

Prima regola del para*ulo
Chi è su un palco parla a 200 persone
Chi è sotto al massimo a 10
Corollario alla regola del para*ulo
La micro-destrutturazione delle conferenze può essere uno sport divertente

*A Torino, storicamente, La Stampa viene acquistata per la lettura dei necrologi e di “Specchio dei Tempi” (soprattutto se si ha una certa età) una sorta di angolo dei lettori dove la lamentazione grigia e noiosa dei torinesi viene fuori in tutto il suo Gozzaniano clamore (Gozzaniano clamore è un ossimoro). Da tempo è anche una fondazione benefica.


12 Responses to “Non è un paese per vecchi”


  1. dicembre 19, 2009 alle 10:33 am

    Così ti voglio!
    Però ti faccio una domanda:
    quanti credi abbiano capito finora – qualunque sia la loro fazione –
    che la questione non è essere pro o contro gli OGM?

  2. dicembre 19, 2009 alle 11:14 am

    (Rock the hard jams – treat it like a seminar
    Teach the bourgeoise, and rock the boulevard
    Don’t believe the hype)

    Devo trovare dei dati sugli investimenti dedicati alla riduzione degli scarti nell’agroalimentare, per fare due conti in termini di costi/benefici.

    • dicembre 19, 2009 alle 10:55 pm

      (sospiro!) come si fa a non cadere in ginocchio di fronte a qualcuno che cita testi di botanica dell’800 e i Public Enemy come se fossero bruscolini…
      Se li trovi: passa! passa!

  3. dicembre 20, 2009 alle 11:34 pm

    Una città come New York spreca ogni giorno 1224 quintali circa di cibo… giusto per avere un parametro è come un treno della metropolitana pieno di mele che vengono scaricate sulla banchina….

    via treehuggher http://bit.ly/7dqKS9

  4. dicembre 21, 2009 alle 1:23 pm

    Limitatamente al riso, la perdita post-raccolta nei PVS oscilla tra il 10 ed il 37% (dati FAO del 1997 http://earthtrends.wri.org/features/view_feature.php?theme=8&fid=13). I conti non considerano le perdite in campo, ma solo quelle dalla raccolta in poi. Questo per un cereale, che ha certi vantaggi; sul fresco si può tranquillamente moltiplicare per due nei PVS (solo negli USA la perdita di frutta/verdura per inefficienze della filiera è circa del 25% http://postharvest.ucdavis.edu/datastorefiles/234-528.pdf).

    Potrebbero esserci anche valori più recenti. Ovvio che la perdita zero è un asintoto irraggiungibile, ma in termini di rapporto costi/benefici un confronto tra postharvest ed altri approcci sarebbe molto interessante. Anche perchè spesso mettere a posto una filiera, in questo caso, ha ricadute dirette su tutte le altre e magnifica il risultato.

    • 9 medo
      dicembre 21, 2009 alle 1:33 pm

      Sulla produzione locale e consumo rilocalizzato ti avvicini tantissimo all’asintoto dello “spreco zero”. La scorsa settimana ero in una fattoria nella quale abbiamo tagliato ed essiccato, nel forno settecentesco ancora caldo dove il giorno prima era stato fatto il pane per circa 50 persone, 200 kilogrammi di cachi a ridosso della maturazione, raccolti in circa due ore nei giardini di avvocati, giudici, notabili del villaggio accanto e che solitamente li gettano nel pattume. Le mele newyorkesi prossima alla scadenza si potrebbero tagliare e disporre sulle grate di aria calda.
      Nessuno forse lo farà mai, ma una volta essiccata una mela che ha una durata teorica massima di mesi 6 ad esempio (ne esistono che mantenute a 8 gradi ed al buio si mantengono per mesi 13), si puo’ mangiare per altri due anni, a patto di conservarle in un luogo e nel modo adatto ed evitare sviluppo di micotossine.

      Voglio dire, toccare gli asintoti della felicità, spesso è MOLTO semplice, a patto che vi siano uomini di buona volontà, di buona attitudine verso gli altri e di una certa forza morale (e quindi fisica).

      • 10 Federico
        dicembre 22, 2009 alle 3:03 pm

        confermo: nella primavera del 09 ho essiccato con l’essiccatore solare autocostruito, diversi ortaggi e frutti fra cui le mele…
        conservate in modo opportuno, ancora mantengono intatte le caratteristiche organolettiche e nutritive.
        se avete un pò di manualità vi consiglio VIVAMENTE di farvi un essiccatore, è un mezzo di conservazione incredibilmente efficace!!
        ciao!

  5. 11 Meris
    dicembre 27, 2009 alle 4:51 pm

    Ma c’è ancora qualcuno che pensa di salvare il mondo con gli ogm dopo i disastri monsanto?
    http://www.youtube.com/watch?v=rR8-cj_j5qQ (undici terribili puntate)
    Saluti a tutti, siete mitici! 😀

  6. dicembre 27, 2009 alle 11:21 pm

    Non con gli ogm… con i biofortificati…
    Poteri del marketing.


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