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Il Geek Agricolo

Per occuparsi di agricoltura, agricoltura naturale e permacultura alla fine bisogna essere dei geek. Non per nulla le discussioni approfondite a riguardo sono apprezzate quasi quanto quelle sull’ultima applicazione per l’Iphone o sulle distro di Linux.
Il vantaggio della prima categoria è, che se non rimane solo una discussione a livello teorico, nei mesi estivi si ha una bella abbronzatura, un fisico tonico e si rimorchiano più ragazze. Se si sta zitti.
Nessuna donna cadrà mai affascinata dalla spiegazione dettagliata dei collemboli nei cicli naturali del suolo e se lo facesse dovreste iniziare a preoccuparvi.

Una della caratteristiche da geek e quella di ricercare informazioni iperdefinenti.
Luigi di Agricultural Biodiversity Weblog (blog da venerarsi) per sua stessa ammissione cade di tanto in tanto in questo tipo di pulsione. Nel suo caso l’iperdefinizione è sul momento ed il luogo esatto in cui potrebbe essere nata l’Agricoltura. Ben sapendo che la maggior parte dei cultivar e delle specie zootecniche sono state selezionate in momenti diversi ed in luoghi diversi. Tra i testi riportati nel post cita anche uno studio sul momento esatto in cui il grano potrebbe essere stato introdotto in Italia.

La cosa più interessante che Luigi sottolinea, in una nota a piè di pagina, è che i campioni genetici utilizzati per lo studio arrivano da una banca dati Tedesca e, per scelta, evita di farsi domande sullo stato della ricerca a riguardo in Italia.

Un geek che conosco e che ha provato a scontrarsi con questa realtà è Davide (lo trovate nei commenti di sowing the seeds of love). Davide ha del terreno. Decide di sperimentare la coltivazione naturale del grano e, studiando, scopre che le varietà di sementi attualmente in commercio non sono particolarmente adatte.
(Oltre a non essere soddisfacenti dal punto di vista del geek che, tra una patata qualsiasi e la patata gialla della val trampella-pusterilizia, sceglierà sicuramente la seconda 🙂 )
Davide parte alla ricerca di sementi antiche, contatta enti, associazioni ma alla fine fa quello che un po’ tutti fanno: si rivolge al “mercato nero delle sementi” in questo caso impersonata dal sottoscritto e dal suo sfigatissimo tentativo di salvare dei semi di grano Touzelle.
(Questo anche grazie alla stupenda legislazione europea sulle sementi che, se da un lato tiene minimamente a distanza gli ogm, dall’altro impedisce “de facto” la salvaguardia di sementi che non rientrino nella sua lista)

In ogni caso… non sappiamo come andrà a finire l’esperimento di Davide… ma dei frutti ne sono nati comunque. Nella fattispecie la traduzione di una parte dei documenti sul sistema di coltivazione del grano di Marc Bonfils, adattamento della tecnica di Fukuoka per i climi temperati europei.

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40 Responses to “Il Geek Agricolo”


  1. febbraio 16, 2010 alle 6:35 pm

    ti rinfgrazio per la professionale citazione e presentazione ma corregi presto la traduttrice è Federica!
    sono sicuro che ne sarà orgogliosa 🙂

  2. febbraio 16, 2010 alle 9:38 pm

    Vivo immerso nel regno delle Gaffe.
    Di a Fedrica che per i prossimi 20 giorni andrò in giro con il capo cosparso di cenere e ringraziala enormemente per l’aiuto.
    Correggo immantinente.
    (da notare come sul file sia sbagliato ma nella mail in lista fosse giusto… c’ho dei problemi…)
    Grazie mille a tutti e due!!

  3. 3 medo
    febbraio 16, 2010 alle 9:55 pm

    MI-TI-CO…
    Bravi tutti coloro che hanno collaborato.

    Volevo aggiungere che secondo la ricercatrice ammmericana Prof. Dolores Piperno (ed altri), il più antico reperto di cereale che è stato coltivato PER CERTO è stato trovato nel sito archeologico OHALO 2, appena sotto il livello odierno del Lago di Tiberiade (o Mare di Galilea), datante 23 500 anni a.C., qui tutta la ricerca, come al solito in inglese :

    http://www.weizmann.ac.il/kimmel-arch/pdf/19_Piperno2004.pdf

    Tuttavia, aggiunge la ricercatrice, gli attrezzi di pietra che sarebbero serviti a coltivare in modo conscio questo tipo di vegetali, sono attestati nell’area già 45 000 anni a.C.

    Insomma sarà un caso ma la “moltiplicazione dei pani” (e dei pesci) viene poi collocata nei vangeli a pochi passi da questo ritrovamento………….

  4. 4 Davide
    febbraio 16, 2010 alle 11:00 pm

    Vorrei aggiungere che sul termine side-shooting tradotto come gettazione laterale o tallazione avevo qualche dubbio, il significato risulta comunque comprensibile ma se qualcuno riconosce un termine più corretto può suggerire a Nicola una miglioria, questo vale anche per altre vostre eventuali osservazioni.

    Spero che questo metodo incuriosisca qualche agricoltore tradizionale e ci si possa confrontare sulla praticabilità della coltivazione anche su ettari di campo, con suggerimenti per metodi di semina meccanizzata superficiale ogni 80 cm seme premuto a terra tra trifoglio e mietitrebbiatrici piccole, leggere come piume adatte per la raccolta a 1,5 m da terra. 🙂

    Personalmente sono rimasto colpito dalla vita di Emilia hazelip e Marc Bonfils, dalla creatività, intelligenza e amore per la natura concretizzati in metodi rivoluzionari ispirati al maestro Fukuoka, la loro fattoria è la realizzazione di un sogno di armonia e equilibrio permanente dove l’uomo è tutt’uno con l’ecosistema che ha creato ne è partecipe e parte; questo è meraviglioso e geniale.
    I loro studi sono disponibili gratuitamente per tutti, nella speranza che siano praticati, perfezionati, insegnati, diffusi; questo è lodevole.
    Penso che le loro idee, insieme a tante altre, possano migliorare il mondo.
    Bisogna praticarle con un po’ di energia e coraggio anche se controcorrente o inusuali chissà che non riservino qualche bella sorpresa… nel frattempo ci si diverte e si vive!
    Scusate mi è preso il raptus dell’apostolo ma almeno do una spiegazione sul perchè mi ritrovi ad essere appellato Geek termine che ho scoperto solo ora ma che in effetti calza con questa situazione…

  5. 6 medo
    febbraio 17, 2010 alle 11:30 am

    ( ho trovato una rara foto di com’è ora all’interno, il posto dove opero’ Emilia Hazelip alle Courmettes : http://www.flickr.com/photos/bakpacker/1241525620/ )

  6. 7 Salvatore
    febbraio 17, 2010 alle 11:32 am

    Cari Davide, Federica e Nicola Grazie!
    Era da tempo che volevo proporre il metodo a degli amici agricoltori che coltivano in biologico il grano Capelli. Ma, finora, non avevo un testo tradotto che esponesse il metodo Bonfils in maniera sintetica e ordinata. Se ci saranno sviluppi vi terrò informati.
    Saluti

  7. 8 Cristiano
    febbraio 17, 2010 alle 4:40 pm

    Ne sono sicuro, questo blog è il posto della rete con la maggior concentrazione di pazzi… è bellissimo:-)

  8. 9 barbara m.
    febbraio 17, 2010 alle 5:54 pm

    @Cristiano
    sicuro che i pazzi siamo noi e non piuttosto chi violenta e impoverisce la terra riempendola di veleni?

    bellissima questa cosa del grano, prima o poi vorrei provare, chissà.
    una curiosità per Nicola: ma poi che ne è stato del famoso grano del 1400? è nato? ha prodotto? 🙂

  9. febbraio 17, 2010 alle 6:13 pm

    @Davide – Spero si fosse capito che ai miei occhi (occhi di geek…) geek era un complimento!

    @Medo – ecco… ognuno ha il suo modo per essere geek 😉 (e dicendo questo so che mi sto scavando una fossa tutto da solo 😀 )

    @Cristiano – No, vabbè… Sb non commenta sempre e Gianlupo ormai è troppo preso da FaceBook! 😀 😀 Carine le comunità intenzionali anche se virtuali vero? Se poi crescono in maniera spontanea è ancora più divertente (per costruirle a tavolino: A Pattern Language! Lo so… non è piaciuto molto ma io mi ci sono appassionato!)

    @Barbara – Quelli raramente sono pazzi, più spesso sono Str**zi 🙂
    L’esperimento sul grano era stato terribilmente improvvisato. In pratica abbiamo salvato il seme di cui, buona parte, nelle sante manine di Davide che si sta occupando di riprodurlo… in attesa che noi si abbia terra a sufficienza….

    • 11 barbara m.
      febbraio 19, 2010 alle 12:28 pm

      ah, ottimo che si sia salvato! 🙂 temevo che fra tignole e fagiani lo scempio fosse stato completo.
      io ancora la terra non ce l’ho (fine anno, incrociando le dita) però mi piacerebbe tanto provare a seminare in modo naturalistico_cialtronesco_autarchico qualche cereale. intanto vorrei partire col mais consociato a zucche e fagioli, poi vedremo.

  10. 12 quirino
    febbraio 19, 2010 alle 2:33 pm

    Ho visto che non compare nella lista dei cereali ma secondo Voi, tale metodo, è applicabile anche al farro?

  11. febbraio 21, 2010 alle 11:13 pm

    Hai ragione. Credo che il metodo sia applicabile anche al farro (le differenze colturali non sono così accentuate) ma bisognerebbe fare degli esperimenti e, allo stato attuale, non so di nessuno che ci abbia provato. Il che non vuol dire che non ci abbia provato nessuno… ma che sono ignorante 🙂

  12. 14 quirino
    febbraio 23, 2010 alle 8:49 am

    Nel documento, se non erro, non viene menzionata la questione del degradamento della qualità della semente riseminando dal raccolto dell’anno prima. Si sa nulla al riguardo?

  13. 18 quirino
    febbraio 26, 2010 alle 10:55 am

    Volevo sapere se c’era qualcuno che aveva intenzione di sperimentare il metodo Bonfils percé interesserebbe anche a me.

  14. febbraio 26, 2010 alle 7:06 pm

    Ciao a tutti
    Io inizierò su riquadri con diverse specie di grano, per valutare il metodo e la resa, facendo contemporaneamente una prova varietale per il mio terreno argilloso e riproducendo un po’ di semente da tutelare.
    Cercherò di documentare i risultati al meglio nei prossimi anni.. e se promettono bene di passare all’estensione di ettari di coltivazione.

    Qualcuno mi sa dire a chi rivolgermi per avere a nolo un trebbiatrice piccola da laboratorio o meglio dove recarmi per trebbiare i campioni limitati di semente che mieterò a mano (per non mescolarli con la mietitrebbiatrice durante il raccolto)?

    Se poi il tutto da i risultati promessi si potrà valutare una meccanizzazione con una mietrebbiatrice ultraleggera per non comprimere il terreno che non va più arato oppure la semina su bancali di dimensione dell’interasse delle ruote della mietritrebbiatrice tradizionale…
    anche su questo se avete idee o conoscenza di macchine adatte condividetele.

    • 20 quirino
      marzo 1, 2010 alle 10:00 am

      La mia situazione è un po’ diversa. Parto da zero e volevo provare a reintrodurre cereali dopo qualche decennio in cui i terreni erano stati messi a fieno. Il posto è quello della bassa montagna parmense (600-700 m) e intendevo iniziare con il farro e l’orzo. Devo prima però pensare a recintare almeno il campo di prova, perché cinghiali daini e caprioli devastano tutto, quindi seminare il trifoglio.
      Mah, Non so se riesco a partire quest’anno

      • 21 Davide
        marzo 1, 2010 alle 9:46 pm

        Anche secondo me funzionerà con orzo e farro, se saranno colture adatte al tuo terreno.
        In bocca al lupo, magari ci aggiorneremo per i risultati delle fasi di applicazione. Io sono di Mantova saremo a un paio d’ore di distanza.

  15. febbraio 26, 2010 alle 7:09 pm

    Dimenticavo
    il tutto è in provincia di Mantova, quindi la trebbiatrice da laboratorio dovrebbe essere possibilmente a portata di un un’ora e mezza massimo di strada (modena parma reggio verona brescia cremona..)

  16. 23 Luigi
    marzo 1, 2010 alle 10:39 am

    Davide, per quanto riguarda la trebbiatrice ultraleggera possiamo parlarne.
    Non la posseggo, ma ho un prototipo facilmente trasportabile che potrebbe essere adattato.
    Se credi , mandami una mail.

    • 24 Davide
      marzo 1, 2010 alle 9:42 pm

      Ottimo! la mietitura sarà a luglio dsel 2011, quindi ci sarà tempo per accordarci.
      Grazie
      P.s chiedo a Nicola di fornirmi la mail di Luigi.

  17. 25 quirino
    marzo 2, 2010 alle 11:56 am

    @Davide: visto che sei un professionista, mentre io no, volevo sottoporti il testo del progetto di reintroduzione dei cereali che avevo elaborato e che intendevo sottoporre alla comunità montana almeno per avere la recinzione. Puoi lasciarmi un tuo riferimento così me lo correggi?

    Grazie

  18. 26 quirino
    marzo 2, 2010 alle 5:00 pm

    Domanda, nel caso di messa a coltura ex-novo su terreno utilizzato per fare fieno, prima di seminare trifoglio è prevista qualche lavorazione particolare?

    • 27 Davide
      marzo 2, 2010 alle 10:44 pm

      Quirino mi fai sorridere perchè io sono professionista di tutt’altro ma nell’ultimo anno ho avuto una folgorazione che mi stà portando su questa strada con dedizione e determinazione, perciò è presto perchè io possa dispensare consigli, spero tra qualche anno di poterli dare davvero…
      Per il testo che mi dicevi meglio sentire un agronomo.

      per la semina del trifoglio lascio valutare il buon senso, l’importante è che resti la coltura coprente predominante in grado di soffocare altre erbe, azotofissatrice, pacciamante x umidità… finche il cereale non sia cresciuto abbastanza.
      in un blog di agricoltura francese si parlava del metodo Bonfils, chiedevano delucidazioni finchè intervenne tale Marcus e disse di Bonfils:

      “…il a découvert que les variétées de blés antiques sont des espèces de titan de la nature : il leur faut 1m2 par plan tellement les pieds tallents , et montent a 1m80 !! 120 épis de 20 cm de long … le tout est de trouver ces blés la …

      en fait , les blés tres anciens ont des racines qui descendent jusqu’a 8m , contre 8cm des blés modernes appovris par la selection .

      ces blés ont progrssivement disparus a la venue des moissoneuses bateuses a cause des barbes sur les grains genant la récolte , quelle perte la moissoneuse !!

      donc , il semait sont trefle , gratoullait sont sol sur 3 cm , semais tres tres clair les plus tot possible cad en aout !

      l’avantage que les pieds montent si haut c’est qu’on ne récolte qu’eux car il dépassent completement les herbes , d’ailleurs la diversité en “bonnes” herbes est importante , et meme le chardon y a sa place , il peut meme etre bon d’en semer quand il manque !…”

      perciò quando il frumento che arriva fino a 1,8 m di altezza sovrasta le erbacce erbacce sotto più biodiversità c’è meglio è… dice che puoi seminare anche il cardo se manca..(Il CARDO!) ma la base di trifoglio serve come fonte di azoto vivente per il frumento.. e se gratoullait vuol dire dare una grattatina o forse meglio erpicatura prima di seminare pare facesse questo al trifoglio a 3 cm di profondità..
      L’orzo non cresce così tanto perciò penso che le erbacce lo infastidiscano maggiormente..
      meglio trifoglio uniforme..
      spero possa aggiungere informazioni a te e anche ad altri..
      Sottolineo che questo è un invito a praticare e condividere esperienze su questo metodo che ha dato risultati ottimi al suo ideatore.

      • 28 quirino
        marzo 3, 2010 alle 9:58 am

        Davide non mi riferivo agli aspetti burocratici del progetto, volevo solo un parere da una persona che sta cercando di applicare il medesimo metodo se i passi che avevo elaborato sono corretti o meno; non è facile trovare tra gli agronomi persone che condividano questo tipo di approccio.

      • 29 barbara m.
        marzo 3, 2010 alle 3:18 pm

        grano di 1,8 m con spighe di 20 cm??????
        wow, incredibile quanto meravigliosa questa cosa (immaginate di camminare in un campo di grano alto così.. spettacolo!), avete mica delle foto?

  19. marzo 3, 2010 alle 3:33 pm

    Non si arriva al 1,8m ma il touselle di cui abbiamo salvato il seme arrivava tranquillamente a 1,60 contro i 70 cm di quello standard (niente foto sigh… la digitale me l’hanno regalata dopo…)
    La cosa interessante è osservare l’evoluzione che i cereali hanno seguito “grazie” alle nostre indicazioni.
    Provate a guardare questa immagine di Brugel il Vecchio http://bit.ly/dDoGVx
    Ok… era un po’ naif ma sicuramente sapeva cosa sono le proporzioni o vogliamo pensare che si fosse fatto di sostanze sospette per dipingere un campo di grano che arriva alle spalle dei contadini?
    Evidentemente in Olanda, all’epoca, la paglia di per sè aveva un valore (biomassa)come materiale per i tetti, per il bestiame, per la fertilità stessa del suolo. Con il passare del tempo, la green revolution, la meccanizzazione… la paglia è diventata materiale di scarto, non necessario. In più la meccanizzazione delle semine ha fatto si che a pianta alta corrispondesse una facilità estrema di “caduta” della pianta a seguito di piogge, vento ecc… cose a cui la pianta bassa è meno soggetta.
    Ecc… ecc… ecc… COmunque, sì, è affascinante 🙂

  20. marzo 3, 2010 alle 7:34 pm

    Quirino,le mie valutazioni resterebbero in questo caso comunque limitate, anche se più vivaci rispetto a quelle di un agronomo conservatore 🙂 per una questione di finanziamenti o progetti finanziabili devi per forza passare tramite un agronomo perchè serve proprio il suo taglio tradizionale per farti passare il progetto; Per menzionare metodi “alternativi” secondo me servono spalle molto grosse anche con risultati alla mano, al massimo fai quel che ti pare successivamente… Il progetto di azienda agricola in permacultura riscontra al contrario finanziamenti in ogni sua sfumatura dal piano agricolo (energie alternative,siepi, fitodepurazione, restauro, innovazione di prodotto… etc) ma questa è un altra storia fuori tema.
    Per considerazioni sulla pratica cuturale questo spazio di valutazione è aperto, disponibile a tutti e spero sia mantenuto visibile a lungo perchè i tempi di sperimentazione e documentazione delle prove sono ovviamnete pluriannuali.
    ciao

  21. 32 barbara m.
    maggio 3, 2010 alle 10:51 am

    eccole le foto del grano alto, casualmente le ho trovate
    http://www.biodiversitaveneto.it/present/pr_triticum.htm
    incredibili vero? 😉

    • maggio 3, 2010 alle 11:39 pm

      E’ bellissimo! Mi ricorda un quadro di Bruegel in cui i contadini sembrano dei nanetti. La questione credo che stia anche nel fatto che una volta la paglia era un prodotto utile, non uno scarto (si pensi ai tetti di paglia delle case)…

      • 34 barbara m.
        maggio 4, 2010 alle 8:54 am

        secondo mio padre che da ragazzo è stato contadino, un fusto più alto = anche maggior rischio di atterramento in caso di maltempo. oggi facci caso diventa sempre più difficile vedere degli interi campi buttati giù dal vento o dalla grandine, perché fanno grani sempre più bassi. ce n’è uno qua dietro che fa impressione, ha già la spiga e pare un bonsai.

        il grano atterrato con la falce duri più fatica ma lo raccogli lo stesso se nel frattempo non è marcito, invece con la mietitrebbia lo lasci sul campo perché non riesce a prenderlo.

  22. 35 alessio
    maggio 25, 2010 alle 3:12 pm

    Io vorrei provare con il farro ma le condizioni non sono proprio quelle classiche dei campi di grano.
    Provo a descrivere e spero che qualcuno di buon cuore mi dia qualche consiglio.

    – zona di semina: franciacorta (fra Brescia e il lago d’Iseo)
    – utilizzerò il farro. Me ne avanza un sacco e spero che essendo più rustico del grano abbia bisogno di meno coccole. Certo poi sarà una menata svestirlo, ma questa è un’altra storia. A proposito, fra i pazzoidi di questo post, c’è qualcuno che immagina come svestire pochi chili di farro senza andare al mulino?
    – Terreno argilloso poco lavorato (se riesco a girarlo con il piccone entro la fine di giugno, altrimenti lo lascio com’è). Il terreno è alla base di una collina, c’è una piccola raccolta di acqua piovana ma non lo frequento molto spesso, perchè l’orto lo tengo in un pezzo meno selvatico.
    – il trifoglio non l’ho ancora messo. Temo sia tardi, vero? Leggo pure che il trifoglio è piuttosto esigente di acqua e io ne ho pochina. Ma il sistema non si basa sulla sola acqua piovana? Forse è un tipo di trifoglio che resiste ai periodi secchi?
    – Prima di seminarlo devo proprio dissodare completamente e togliere tutta lo strato erboso? Ma non è proprio lì che la terra è più fertile e viva? Posso sperare che piano piano il trifoglio prenda il sopravvento?

    Considerato che aspirerei a creare un campo che ha bisogno di poco o nulla (mi ritrovo un po’ nella cialtroneria di Nicola) e che non ho fretta, credete che abbia qualche speranza?

    grazie
    alessio

  23. 36 Davide
    settembre 20, 2010 alle 10:24 pm

    Sperimentazione effettuata fallita.
    Pianura Padana, terreno argilloso limoso. primo anno dopo colture mais ripetute con trattamenti chimici di diserbo. Il terreno in generale si mostra vivo e caccia progressivamnete tutte le specie di “infestanti” possibili, papavero, piante spinose, piante a foglia larga, ma su tutti regnerà il sorghetto; compresi alberi e arbusti robinia, platano, carpino, sanguinella, rampicanti selvatici tipo vite. Tenute sotto controllo fino ai primi di luglio anche su altre colture praticate poi lasciate libere di formare una selva apprezzata dalle lepri che vi ci sono riprodotte copiose.
    Tutto è cresciuto tranne il frumento.
    Semina trifoglio riuscita;
    Semina in superficie, interrato seme a mano di qualche millimetro sotto terra o calcato, terreno umido dopo pioggia leggera, il 21 giugno, tra trifoglio, distanza 80cm; applicato diserbo manuale di sorghetto per dare vantaggio a frumento; assenza di pioggia nel mese successivo; Nessuna emersione nemmeno ad oggi dopo le piogge che si susseguono da fine agosto;
    Possibile fallanza di semi datati di 2-3 anni;
    Possibile danno a semi superficiali causa parassiti o insetti o piccioni;
    Riproverò presto la riproduzione delle stesse sementi di scorta con semina appena pronto terreno (arato e erpicato) insieme a trifoglio;
    Altre prove effettuate da voi?
    oltre le parcelle destinate alla fallita prova di semina con metodo Bonfils, ho un campo che senza trattamenti di diserbo ha spinto molte infestanti ma soprattutto sorghetto, tranne dove era stato seminato frumento (gentil rosso) l’autunno precedente, il frumento sviluppandosi in autunno inverno anticipa il sorghetto di primavera e lo soffoca prima che possa nascere, tuttora dove c’era il frumento il sorghetto non è presente mentre il resto del campo è invaso.
    Ora iseminerò la parte restante di campo che ha ospitato in estate leguminose con il raccolto di gentil rosso;
    La domandona è: secondo voi c’è una remota possibilità di ottenere la nascita del frumento seminando a spaglio tra sorghetto (alto da 1,5 a 2,5 m) e resti di trebbiatura per dare poi una trinciata superficiale e dove passata la mietitrebbia una passata di erpice rotante che mescola e interra il tutto su 5- 6 cm di prof.? (rischio di riemersione rapida di sorghetto che disturba lo sviluppo del frumento)
    oppure meglio ri azzerare lo sviluppo naturale del terreno con trinciatura e poi con aratura di 30 cm per inglobare i resti vegetali e i semi di sorghetto e sulla parte di terreno rivoltata erpicare e seminare il frumento secondo metodo agricolo tradizionale?
    P.S. Nicola scusa la ripetizione del testo da gruppo Emilia ma volevo velocemente rendere partecipe anche il tuo gruppo personale 🙂
    Penso che il problema riguardi anche il tuo nuovo campo..

  24. 37 luigi
    settembre 21, 2010 alle 10:20 am

    sono oramai quattro anni che sperimento su tre campi di grandi dimensioni (in totale piu di tre ettari).
    Il primo deriva da coltivazione di mais intensiva con diserbi pesanti.
    Produzione di ortaggi sufficiente come qualita’ ma di quantita’ molto scarsa per il primo anno, i due restanti anni produzione annullata da infestanti e parassiti.
    Il secondo campo, 30 anni di gerbido con pioppo e salice spontaneo: produzioni miste di ortaggi e frutta con buona quantita’ e qualita’.ENORME problema di infestanti praticamente irrisolvibile.
    Il terzo campo , pioppeto coltivato trasformato a frutteto, con semina su sodo di erba medica.
    Molte malattie fungine , buona la medica ma MOLTE infestanti e parassiti.

    Nei vari campi ho provato lavorazioni diverse a zone.
    Aratura profonda e fresatura, contiene le infestanti ma i parassiti banchettano.
    sola fresatura, le infestanti che si propagano per radice diventano incontrollabili.
    falciatura frequente con pacciamatura propaga infestanti e funghi.

    • 38 Davide
      settembre 21, 2010 alle 7:33 pm

      Grazie Luigi per la testimonianza
      Allargo anche la mia per completezza quest’anno ho coltivato così:
      mezzo campo arato in autunno e seminato in primavera con lenticchie;
      mezzo campo non arato semina su sodo di lenticchie e fagioli azuki;
      (allo stesso modo su ciascuna metà è stata praticata anche la semina trifoglio-frumento Bnfils);
      i risultati produttivi sono stati scarsamente sufficienti:
      Le piogge violente con grandinatina di meta giugno hanno allettato le lenticchie compromettendo la produzione e il raccolto;
      Il successivo caldo siccitoso di luglio ha fatto abortire le prime due fioriture di fagiolini azuki, ha prodotto solo la terza di fine agosto quando avevo interrotto il controllo delle infestanti manuale dandoli ormai per spacciati, in questo caso poi il soghetto ha soffocato e annullato un terzo della coltura;
      ma considerando che non è stata effettuata nessuna concimazione ne irrigazione (solo un paio di irrigazione di soccorso per fagiolini prima degli aborti fiorali) qualcosa hanno dato, un 30% in meno le lenticchie rispetto alla media, e un 60-70 in meno i fagiolini azuki.
      Rimango perplesso sul fatto che lo sfalcio frequente ti abbia prodotto comunque molte infestanti, penso di provare quest’anno:
      – Frumento riseminato con trifoglio e medica in parcella di sorghetto per poi falciarlo;
      – aratura e fresatura con semina friumento tradizionale + Spazio per ritentativo bonfils primaverile;
      – E u parcella dove è cresciuto frumento che ha contenuto il sorghetto? ora ci semino un po’ di medica e trifoglio e poi forse orticole (fagiolini zucca e mais)

  25. 39 luigi
    settembre 22, 2010 alle 4:09 pm

    mah… non so. Falciando spesso,con rotofalce da mulching, dopo quattro mesi mi son trovato pieno di “gramun dla spagna” (sorgum halepense). Un vero prato fitto fitto e rasato basso.
    Ora sto provando una specie di “iperrastrello” che tenta di strappare via le radici.

    • 40 Davide
      settembre 22, 2010 alle 10:02 pm

      Da manuale si dovrebbero praticare sarchiature per estrarre le radici, esporle alle interperie (sole siccità o gelo) quindi piena estate o inverno.
      Ma le radici arrivano a serpeggiare anche a 30 cm di profondità perciò in pratica si dovrebbe lavorare la terra distruggendo insieme alle radici la vita del terreno anchesso esposto alle intemperie.
      L’allagamemnto lo elimina perciò la coltura del riso come rotazione lo toglierebbe di mezzo.. ma non è così alla portata di tutti.. Il problema maggiore spesso sono i mezzi economici e meccanici e poi gestionali (mietitura pulitura commercio) per piccoli appezzamenti sperimentali.. Da me si fa solo mais, frumento e raramente soia, nessun contoterzista vicino è attrezzato per altro..
      La tua esperienza di agricoltura naturale non mi stupisce,è difficile se non impossibile, i risultati migliori li hai avuti con la situazione più incontaminata e selvaggia, più alla Fukuoka insomma.. ma lui ci ha messo 20 anni ed era pure microbiologo…
      comunque terrò ancora una stricia di 2000 m per prove varie, le lepri gradiranno anche il prossimo anno un luogo tranquillo dove ripopolarsi tra colazioni di tenero trifoglio, almeno serve a saziarle e distrarle dalle colture.


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L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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