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When the music is over, turn out the light

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Vabbè. Gli esperimenti li abbiamo fatti. Adesso e proprio ora di trovare Casa.

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42 Responses to “When the music is over, turn out the light”


  1. marzo 2, 2010 alle 8:40 am

    Non l’aggio caputa…

  2. 2 redarrow
    marzo 2, 2010 alle 9:07 am

    e com’è andato l’esperimento?

  3. 3 Salvatore
    marzo 2, 2010 alle 9:48 am

    😦
    che tristezza!!

    trovate qui da me allora! la gente consapevolmente evoluta mi va a genio 🙂

  4. 4 Mascia
    marzo 2, 2010 alle 10:56 am

    vi hanno raso al suolo l’orto……le api no?

  5. marzo 2, 2010 alle 11:44 am

    e l’ultimo, chiuda la porta. Certo, dalla sequenza fotografica sembra che l’orto abbia prodotto parecchi pioppi! 🙂

  6. marzo 2, 2010 alle 12:22 pm

    @Darko e Redarrow .
    Così imparo a fare i post autoreferenziali 🙂
    La prima foto era la strutturazione dell’orto
    la seconda, l’orto in produzione
    la terza che fine ha fatto l’orto ora che ho restituito il terreno al legittimo proprietario

    @Salvatore.
    Non mi tentare! 😉

    @Mascia.
    Le api sono ben controllate e difese all’interno dei confini del regno! Qui da me l’ultimo che ha tenuto le api se l’è viste carbonizzate in un rogo notturno a base di gasolio agricolo
    (i motivi per andarmene di qui sono molteplici!)

    @Meristemi
    COme ben sai… il pioppo è il prodotto nazionale di Rondissone

  7. marzo 2, 2010 alle 12:22 pm

    Pensa positivo!

    Adesso non c’è più pericolo che i pioppi ti cadano sull’orto! 😀

  8. marzo 2, 2010 alle 12:36 pm

    E’ il prodotto nazionale di ogni alveo fluviale padano che si rispetti, ahinoi.

  9. 10 medo
    marzo 2, 2010 alle 12:42 pm

    Non che Nicola e famiglia non si aspettassero tutto questo (Camille ed io vi siamo vicini!), eppure a vederla ancora una volta, la violenza uniformatrice in azione, cioè fa sempre male anche se non sono quelli i luoghi dove potevate continuare, etc.

    Anche io sono in cerca di un altrove, anche io sono sempre più accerchiato dai totalizzatori, dagli annullatori, dai desertificatori.
    D’altronde non avendo un’anima, essi eco-logicamente cercano di cancellare l’anima a cio’ che li circonda. Io li capisco. Essi eco-nomicamente trovano più comodo e semplice fare il male, perchè finora un patto alieno tra la macchina e la moneta ha loro permesso di riempire il ventre.

    Questo patto ha sterilizzato mondialmente un miliardo* di ettari di suolo in un secolo.
    Ancora non si fermano, ancora andranno avanti finchè avranno un giorno la riprova che tutto è compiuto, quando i figli uccideranno i padri.

    *studi di pedologia di Lydia & Claude Bourguignon, ex-ricercatori dell’Istituto Nazionale Ricerche Agrarie francese

  10. 11 barbara m.
    marzo 2, 2010 alle 2:18 pm

    marò che tristezza però 😦

    (almeno però questo legno non arriva dall’Amazzonia, consoliamoci così, se proprio di meglio non si riesce a trovare..)

  11. 12 quirino
    marzo 2, 2010 alle 2:22 pm

    Il blog però lo devi mantenere, è un ottimo collettore di idee.

  12. marzo 2, 2010 alle 2:22 pm

    Più o meno siamo nelle stesse condizioni … ma trovare casa(in affitto, visto che non si tiene dinero)è durissima e trovarla in un posto non denaturalizzato è quasi impossibile a meno di non andare oltre i 1500 mt.
    Speriamo che si riescano a realizzare i sogni.
    Buona fortuna!!

  13. marzo 2, 2010 alle 2:58 pm

    @Barbara
    è che è pure legno sgualfo… finisce in polpa di carta o stuzzicadenti… non frena nemmeno l’importazione dei legni pregiati dal borneo o dall’amazzonia… è proprio solo una sfiga di pianta.

    @Quirino
    Oh… no, il blog è più semplice, non ha problemi di esposizione, di malattie crittogame, niente lumache predatrici… è più semplice mantenerlo (finchè riesco a pagare il collegamento). Ma non solo: grazie ad un baratto del tutto immateriale (scritti contro dati) probabilmente riesco anche a migliorarlo.
    Almeno nella forma… sui contenuiti sarà sempre lo stesso delirio sconclusionato…

    @Renato
    Grazie! E si… la tua valutazione è più che reale… ma forse delle cose si muovono… a ravanare nel fango prima o poi… 🙂

  14. 15 sb
    marzo 2, 2010 alle 4:28 pm

    come è bella grassa la terra dove c’era l’orto, che peccato.

  15. 16 Mascia
    marzo 2, 2010 alle 4:48 pm

    ma che brutto ….

  16. 17 medo
    marzo 2, 2010 alle 5:19 pm

    Non è il caso di Nicola, ma da un pezzo di terra del genere venivano fuori due cose:

    – l’autosufficienza di una famiglia di 3 persone
    – 50 € di raccolto di cereali ad estensivo (che è la nuova destinazione di quel pezzettino di terra, visto il taglio e la pulitura, credo verrà accorpato al vicino campo a cerali)

    Questo vale una famiglia per la “filiera” finanziarizzata alimentare. Cinquanta Euro.
    Scusate tutti se tiro fuori monetarizzazioni, ma quando Giuda governo il mondo, non è una bella giornata per un apostolo.

  17. 18 Federico
    marzo 3, 2010 alle 8:35 am

    Trasferitevi in Umbria! 😀

  18. 20 Fabrizio
    marzo 3, 2010 alle 3:00 pm

    Oppure in Valtidone…

    • 21 medo
      marzo 4, 2010 alle 11:21 am

      Oh la Valtidone! Passai una tre giorni di meditazione memorabile, ormai tre anni fa, tra Zavattarello e Varzi. Momperone, Cantalupo Ligure, Nibbiano. Cioè tutta quella fascia dove la primavera “resta” sempre, anche se tutto guarda verso Nord… Sono posti tanto erosi e stressati, ma grazie all’abbandono novecentesco hanno una micro-biodiversità eccezionale.
      Se per caso ci fosse qualcosa di libero per due persone, io ci sto!

  19. 22 mafalda
    marzo 3, 2010 alle 5:10 pm

    adesso sai come si sentono i VIP (ma amche le casalinghe) tirati da tutte le parti! 😀
    occhio a non strapparlo che ne abbiamo solo uno! o almeno cosi pare 😀

  20. 23 Federico
    marzo 4, 2010 alle 11:48 am

    ah! ma Nicola non è elastico?…
    che delusione! 😀

    • 24 medo
      marzo 4, 2010 alle 12:13 pm

      Non vi dico “trasferitivi qui in Francia”, perchè finora non ne ho visto alcun vantaggio significativo (a parte che c’è più spazio fisico e questo spazio è mediamente meno costoso ma vi si aggiungono freni burocratici ulteriori rispetto all’Italia, in breve).
      Aggiungo che se trovaste qualcosa con del posto in più, nelle Marche e in Umbria regioni da cui provengono i miei avi, ebbene noi due qua valutiamo con cuore e portafoglio spalancati!
      :°-)

  21. 25 barbara m.
    marzo 4, 2010 alle 3:44 pm

    la Toscana non ve la sto neanche a proporre.. prezzi folli qua anche se in discesa. a meno di non andare sugli Appennini o nell’entroterra più sperduto purché lontanissimo da mare e Chiantishire. sempre gran bei posti se ci si adatta a qualche scomodità.

  22. 26 Federico
    marzo 5, 2010 alle 8:29 am

    mah, qui in Umbria i prezzi delle valli sono altini…nel ternano invece sono molto abbordabili e non mancano casolari con fonte e terreno o terreno e fiume …insomma: posti molto belli.
    è naturale che siano un pò fuori mano…
    però boh: io ho 7 ettari vicino Trevi e ti assicuro che i vecchietti fanno a gara per distruggere tutto quello che vedono crescerci sopra…
    dovrò decidermi a recintare prima o poi…

    • 27 medo
      marzo 5, 2010 alle 10:24 am

      Passo ancora una volta per quello che parla, testimonia, boh. Ragazzi è che qua stamattina c’era -5°C, non si puo’ vivere. Mi tocca testimoniare delle vite del passato.
      Ebbene Federico, il sottoscritto ha origini umbro-marchigiane.
      Ho qui fra le mani un libretto che ha scritto il fratello di mio nonno, agricoltore con la quinta elementare, ancora vivente e che abita tra Spello e Collepino (dietro casa tua! ma dubito sia lui il vecchietto che ti stermina i vegetali). Ebbene, in un pensiero di vent’anni fa che non ha bisogno di alcun commento, lo zio cita tutte le tappe di distruzione della ruralità e del comunitarismo, unite alla finanziarizzazione antica del capitale reale (che è sempre quello naturale) ebbene scriveva testuale:

      “Vorrei ricordare i nonni che nel 1890 vivevano in agricoltura. I loro proprietari gli dividevano il raccolto con tre parti al padrone e due al colono. Poi, alla semina, il colono doveva mettere tutto il seme, e cosi non arrivavano mai a soddisfare il cibo per i loro figli. Allora andavano dal proprietario a chiedere una coppa (misura da 25 kg circa) di granturco per fare polenta, ma da pagare col nuovo raccolto e cosi il debito col padrone resceva sempre per sfamare i figli con polenta. Ma nel 1918 fu fatta una dimostrazione di piazza e si giunse a rinnovare il patto colonico, e la divisione per legge fu portata al cinquanta per cento fra padrone e colono, per la semina e per la raccolta. Allora le cose cambiarono, e comincio’ ad andar meglio per i coloni. Ma la lotta è continuata e finita la seconda guerra mondiale, nel ’47e ’48 ci fu la lotta organizzata dai partiti, si portarono le vacche in piazza per chiedere una miglioria. Fatte le elezioni del ’48, ando’ al potere la Democrazia Cristiana, e De Gasperi fece una legge per cui all’agricoltore doveva andare il tre per cento in più su tutti i raccolti, anche sulla vendita del bestiame. Quando le cose andavano bene, i coloni producevano olio, vino, grano, ortaggi, frutta di ogni specie e molta carne di razza chianina, maiali allevati dalla scrofa e animali da cortile come polli, oche, conigli, e poi pecore, agnelli, capre, eccetera. Allora si mangiava di tutto e genuino. Poi col passare del tempo, ho sentito un comizio dell’onorevole Salari, il primo comizio che ho sentito a Spello, e disse: – Amici miei, la terra che coltivate è dei padroni e non è la vostra, io vi avverto: con l’evoluzione dell’agricoltura basta che continui a lavorare il 5% degli agricoltori e gli altri si rivolgano all’industria perchè ci sarà il miracolo della meccanizzazione.-
      Ora vediamo infatti tante macchine correre per viaggiare, grossi tir, camion, e poi aeroplani ed elicotteri che trasportano tutto e ci trasportano da ogni parte del mondo. Pero’ oggi non si mangia più genuino. E’ la fine per tutto e tutti e anche se tornassimo indietro sarebbe la fine lo stesso. (…)
      Io sono nato a Spello, per questo voglio ricordare i tempi passati della giovinezza. Era una città agricola e tutti i fondi del paese erano utilizzati per allevare e coltivare per far sopravvivere tutti gli abitanti del centro storico. Oggi è trasformata tutta in turismo, dove c’erano fondi, cortili, orti, non ci sono più gli animali da stalla ma tanti negozi piccoli e grandi che vendono tutto di ogni specie per i turisti, mica agli spellani che quelle robe in vendita servono pochissimo”.

      Chiudo con una citazione dell’enorme Guido Ceronetti sulla museificazione della vita:

      “Tutto è fatto banca, museo, archivio; tutto quel che chiamiamo Vita è già nelle teche; visitatori e clienti gli ex vivi, i Deboli. Avere voglia ancora di questo non-vivere, che per molti è già lo stato normale, è veramente da anime morte, che un filo elettrico fa ballare, perché possano visitare, nelle ore di apertura, il Museo della Vita.”

      Vi chiedo perdono se avessi suscitato troppa verità, che non è in queste parole ma nell’animo dei lettori, che poi insomma evapora subito e dissecca sempre un poco.

  23. 29 gabriella
    marzo 5, 2010 alle 2:58 pm

    qui mi sa che non ci sono mica solo io a volerti come vicino di casa, c’è la coda…. 😉

  24. 30 mafalda
    marzo 5, 2010 alle 6:59 pm

    @Gabriella
    la miglior cosa e vedere dove si piazza lui e poi seguirlo… eh eh!
    @ Medo
    spero di essere stata, in una vita precedente (se mai possibile?), una abitante di spello.
    in che libro del ceronetti hai trovato questa citazione? io di lui ho solo letto il cantico dei cantici, bellissimo. il mio sogno è scriverlo sulle pareti di casa (quando avrò tempo…sigh)

  25. 32 lalica
    marzo 5, 2010 alle 9:44 pm

    Ma dai Nicola?
    hanno finalmente tagliato i pioppi?
    Anche quelli davanti casa?
    (ah ciao, né… sono tornata ^_^)

  26. marzo 6, 2010 alle 4:52 pm

    Medo, il fratello di tuo nonno ha colto perfettamente nel segno! mai riassunto è stato piu efficace!

  27. marzo 7, 2010 alle 1:46 pm

    @ a Tutti: aspettate di leggere il post che sto scrivendo… probabilmente negherete anche di avermi conosciuto 🙂 🙂

    @ a Tutti 2: GRAZIE! So benissimo di non essere io ad attirare le proposte di co-esitenza e co-evoluzione quanto le idee e le ipotesi possibili di cui chiacchieriamo amenamente su questo blog… ma l’ego si ringaruzzillisce tutto comunque 😉

    @ Lalica: Tutti tagliati, davanti, dietro, di fianco…

    @ Medo: grazie della testimonianza

    … in ogni caso… per motivi imprescindibili rimarremo probabilmente nell’area piemontese. Abbiamo forti e piacevoli cordoni ombelicali legati alla metropoli sabauda e non sarebbe giusto nei confronti di nessuno fare finta che non esistano 🙂
    In ogni caso da pochissimo su Bionieri si è aperto un gruppo per la ricerca e condivisione di spazi di esistenza – http://bionieri.ning.com
    Chiedo ancora scusa per la mia poca partecipazione al gruppo ma, per qualche motivo, la mia connessione o il mio portatile non riescono a gestire i contenuti di Ning…
    Altro posto che pare interessante da “condividere”: http://www.ilgrembo.it/

  28. marzo 7, 2010 alle 2:24 pm

    Ciao Nicola.. peccato che il cordone ombelicale “piemonte” non si sciolga, c’e un interessante iniziativa collettiva in Toscana(ache con l’amico Harlok) qui:
    http://bionieri.ning.com/group/larcadiatoscana
    e anche in valchiusella eanche…
    Peccato che il computer abbia problemi, siamo a 300 iscritti (qusi tutti leggono e pochi scrivono) Buo cammino

    • 36 medo
      marzo 9, 2010 alle 10:42 am

      Caro Sel Vatici, io metto tutto tra parentesi quadre. Spero tu capisca che il mio commento è costruttivo:
      [La cosa là, L’Arcadia Toscana è un “luogo” interessante, ma è proprio a livello di iniziativa… Mi pare che si sia “alle solite” con un tentativo di complicarsi la vita, ognuno di esternare malesseri piuttosto che basi di partenza, e di rendere complessa la ricerca della stessa vita, invece di fare un sforzo verso le basi appunto di quel che tutti si deve cercare. Cioè là bisogna pigliare un furgone da 9 posti, mettere insieme la gente ed insieme trovare un posto, anche girando una settimana e dormendo sugli alberi. Oppure scegliere tutti i paesini dove c’è terra ed acqua, mandare ai sindaci un fax o una lettera in cui chiedete se c’è e di chi è e quanto costa un NON costruttibile e se loro son disposti a veder crescere un progetto ed al contempo permettervi poi di costruire. In Francia sono a conoscenza di decine di casi del genere, posti sperduti e sindaci “giovani” e “svegli”. E da li partire su un progetto. Non fare “alla greco-romana” costruendo modelli e progetti da schiacciare poi su un luogo (che intanto non si trova). Va beh. Chissà se mi sono spiegato.]

  29. marzo 8, 2010 alle 8:56 pm

    Ciao Nik, capisco gli attaccamenti ombelicali, per me è la stessa cosa.
    Attendiamo con impazienza il nuovo post 🙂

  30. 38 Luigi
    marzo 8, 2010 alle 9:11 pm

    tutto torna, hai lottato contro i pioppi e la loro fine ha decretato la fine dell’orto.
    Mi dispiace, credo si giunta l’ora per te di levare le tende. ( se ti serve un pezzo di terra incolto per le api e per coltivare telefonami che ne parliamo).
    A presto

  31. 39 Salvatore
    marzo 9, 2010 alle 9:52 am

    I cordoni ombellicali hanno la loro importanza, preminente forse, ma ci sono anche altri fattori che rendono l'”espatrio” difficile. Già è difficile cambiare stile di vita e lavoro, se poi si aggiungono le difficoltà di adattamento in un ambiente estraneo…
    Qui mi sto scontrando con le classiche “difficoltà” delle campagne sarde, ma sono problemi che avevo messo in conto (anche se lasciano comunque l’amaro in bocca)e che quindi spero di poter affrontare.
    … in questo mondo di ladri…
    🙂

  32. 40 stefano beci
    marzo 9, 2010 alle 9:10 pm

    Ciao!
    sono stefano e partecipo al gruppo (http://bionieri.ning.com/group/larcadiatoscana). Avevo già scritto a Nicola quando più di un anno fà abbiamo dovuto lasciare casa, capre e orto sulle pendici del Pratomagno valdarnese e tornare in paese per mancanza di risorse e per cercare un asilo nido per la bimba. Ora siamo ripartiti in casentino ( vicino la pieve di romena…il Grembo ne sa qualcosa…)con un progetto a partire dalla logica suggerita di Medo. Amministrazioni comunali lungimiranti, sostegno alla natalità,incentivi all’acquisto di case agricole in zona collinare e montana ( dai 700m slm in su, pochi balzelli sull’acquisizione finanziamenti dal PSR, incentivi agli investimenti energetici a basso impatto ambientale per le imprese agricole..
    Siamo partiti da un luogo che ci ha consentito di fare progetti. Per questo rimaniamo disponibili a uno scambio di pratiche e non a salire sul furgone 9 posti….
    Ringrazio ancora Nicola per le parole in privato che mi ha inviato più di un anno fà. Mi sono state utili nel momento di lasciare terra e casa.capisco quello che provi.
    Stefano

  33. marzo 10, 2010 alle 1:28 am

    In bocca al lupo ragazzi!!
    Dei miei amici stanno cercando di convincere un minuscolo comune nel pavese a riparire una scuola chiusa per autogestirla!
    Un’abbraccio.


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