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Apr
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Hacking GATTACA (organismi mentalmente modificati 2)


immagine tratta da: BibleCode (a dimostrazione che ogni teoria è possibile…)

Questo rischia, nuovamente, di essere un post chilometrico. Quindi, come giustamente mi suggerisce Equipaje, cercherò di stare entro i limiti della decenza… forse.
Facciamo così… se non avete voglia di leggere potete saltare il tutto ed andare al “riassunto” alla fine…

Prima di iniziare vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato direttamente o indirettamente al post precedente sopportando gli avvitamenti e le provocazioni.
Il problema è che non sempre è sufficiente un rifiuto. Per cercare nuove strade sto provando a fare equilibrismo su un rasoio.
Pronti?
Andiamo…

Parafrasando e citando un post di Maggie Koerth-Baker, apparso su Boing-Boing, una delle Direttive Primarie di Star Trek cita: “Non ti impicciare negli affari di pianeti meno avanzati tecnologicamente del tuo”.
Per quanto possa sembrare assurdo la NASA ed i vari enti spaziali sono avanti anni luce rispetto a qualsiasi burocrazia terrestre sui protocolli da mantenere per evitare contaminazioni vicendevoli Terra vs. Resto dell’Universo.
Dal 1967 è infatti operativo l’OPP, Office of Planetary Protection (Ufficio per la Protezione Planetaria) i cui scopi principali sono quelli di studiare protocolli che evitino la propagazione nell’universo di contaminanti terrestri (pensa che fregatura viaggiare per un centinaio di anni nello spazio profondo per trovarti a studiare l’influenza suina nell’orbita di plutone…) e viceversa.
Nulla di tutto ciò è mai stato pensato ed organizzato per la Terra… dove, sicuramente c’è più vita (almeno il sabato sera) e, se rispondiamo positivamente alla domanda di Carl Sagan “Se su marte ci fosse vita ma solo in forma microbica, marte apparterrebbe ai marziani?”, la terra ci appartiene? Possiamo farne un po’ ciò che vogliamo o e solo un’enorme condominio?
Ecco, gli OGM mi stanno un po’ sul culo per questo… sono figli di una cultura che ha preso atto di aver già devastato un sacco di cose per cui tanto vale continuare ad ignorare il famoso 75% di funghi sconosciuti (e più in generale le potenzialità della biodiversità esistente) e continuare a costruire sugli errori le soluzioni per risolvere gli errori stessi. (non so perché ma questo discorso mi fa sempre venire in mente un cane che si lecca il buco del culo… tanto per dimostrare che gli avvitamenti non sono merce rara)

Ma qui, tanto per cambiare, siamo sui principi etici. Se avessimo risposto “Balle! Atomizzate i fottuti microbi e prendete Marte!”, posizione personalmente non condivisibile ma lecita (“Non sono d’accordo con le tue idee ma mi batterò perché tu le possa esprimere”… mai che Voltaire si faccia i cazzi suoi!), si sarebbe dovuti andare ai voti con risultati incerti.

Ma se c’è una cosa grandiosa nella natura è che questa è Open Source.
Come ben dice Ste di Vogliaditerra: “Qualcuno magari potrebbe pensare che il contadino produce del cibo, ma questo non è così.
Il contadino si prende cura della terra e del paesaggio, governa gli animali e si occupa degli ulivi e delle viti e se ne esce del cibo è solo un effetto collaterale anche se ben gradito”. Ciò che Ste lascia, giustamente, implicito è che ciò che fa è strettamente legato alle leggi “fisiche” e “metafisiche” (soprattutto nel caso di Ste 😉 ) della natura.
Bene… io sono più bravo sul piano fisico. Non perché non riconosca o non mi appartenga il piano metafisico, semplicemente, sarebbe complesso per me stare dietro ad entrambi.
Ciò che è incredibile e che Ste è un fine genetista e, con lui, chiunque abbia coltivato o deciso di mangiare una bacca piuttosto di un’altra negli ultimi 7000 anni determinando la sopravvivenza della prima e condannando la seconda (la data è sparata a caso… non mi fate i pignoli).
Dopo 4 anni di orto, i semi religiosamente salvati dei miei fagioli stanno intraprendendo un viaggio di adattamento genetico alle condizioni pedo-climatiche e biologiche della piana alluvionale della Dora. La signora Pina che non ama i broccoli e al Super compra solo i pomodori (anche a dicembre) unita alle altre migliaia di signore Pine sta permettendo al pomodoro costoluto di sopravvivere a discapito di qualsiasi altra pianta preservandone ed ampliandone il patrimonio genetico.
Siamo tutti dei fottuti genetisti. Siamo, volenti o nolenti, l’anello più alto (anche solo per numero e voracità) della catena alimentare, la selezione genetica fa parte del nostro bagaglio di sopravvivenza.

Ecco. Questa è la seconda cosa che mi fa incazzare degli OGM.
Non sono Open Source.
Il mercato degli OGM prende una minima porzione di natura, la vincola, la brevetta e la toglie dalla riproducibilità e modificabilità orizzontale tipica della natura stessa.
(Ma non al 100%… i casi di OGM “scappati” al controllo della Bayer ne sono una dimostrazione)
Non bastavano le leggi del mercato e della grande distribuzione a “condizionare” la nostra sovranità alimentare. Adesso la registrano e la bloccano legalmente…
La cosa era già successa con gli F1 e le qualità ibride, quindi, di per sé, non dovrebbe essere un gran problema ma le tecnologie, in quel caso, erano relativamente semplici. Un paio di libri specifici e chiunque può creare i propri F1.
Per ciò che riguarda gli OGM, no. La lavorazione è più “sottile”, le possibilità di ibridazione pressoché infinite.
Ma soprattutto è possibile ammantarli di un alone di scienza “misterica”.
Ed è qui che scattano i meccanismi più deleteri della comunicazione. La scienza degli “stregoni” crea fascinazione e/o odio. Da una parte il “zitti voi che non potete capire” dei promoter OGM, dall’altra il rifiuto totale di qualsiasi confronto perché si tratta di “aberrazione scientifica”.
In realtà è un problema di conoscenza.
Il mercato degli OGM è (scusate la ripetizione) un mercato a “tecnologia proprietaria” come i software Microsoft, come gli album di Lady Gaga. Niente di più. Solo l’ultimo arrivato in ordine di apparizione e, essendo l’ultimo arrivato e direttamente collegato alla sovranità alimentare, il più aggressivo.

Idealmente non c’è molta differenza tra la ricombinazione del DNA ed il software.
Entrambi fanno riferimento ad una sintassi e ad un’alfabeto preciso, li ricombinano in codici e ottengono un risultato.
Ma sopratutto, entrambi sono crackabili, come qualsiasi codice. (La difesa degli stessi determina spesso la “violenza” di alcune Major)
In ipotesi, così come l’industria degli audiovisivi inciampa e fatica non riuscendo a trovare soluzioni efficaci alle nuove tecnologie “hacker”, anche l’industria OGM potrebbe essere messa alle corde attraverso gli stessi sistemi. Roba impossibile da esperti genetisti dotati di macchinari avveneristici? Un po’ si… ma non troppo… come ben sostengono anche i ricercatori: “capita in continuazione anche in natura…”

Partiamo da un presupposto: il DNA non è la molecola di Dio. Non è questione di fede o filosofia. La famosa doppia elica, per quanto esclusivamente la raffigurazione di una astrazione matematica, è parte della natura (open source). E’ qualcosa di fisico, come un sasso, una foglia, la tastiera su cui sto scrivendo.
Estrarre il DNA da una fragola, da una banana o vedere ciò che determina il fatto che voi siate alti, bassi, con il naso adunco o a patata, biondi o bruni è un giochetto da ragazzi che da anni viene fatto nei laboratori scolastici alle elementari.
Ok. Ciò che ottenete è una pappetta mucillaginosa che in nulla assomiglia alle spettacolari rappresentazioni di GATTACA ma, intanto, avrete avuto la possibilità di capire che si sta parlando di materia e non di essenze astratte, di idee platoniche.
Se vedete fisicamente il DNA, magari le ombre fuori dalla grotta diventano un po’ meno paurose. E se qualcosa non fa paura, il confronto è sicuramente più efficace.

Occhio, non saltate a conclusioni affrettate: non ho nessuna intenzione di proporre l’OGM autodafé… sto cercando di scardinarne il sistema (forse perdendomici dentro).
Ma non sarà con una pappetta che si spaventerà la Monsanto o la Syngenta.
In fondo la pappetta non è il codice.

Ok. Questo è un passo un po’ più evoluto rispetto al semplice frullare una banana in acqua salata con 2 gocce di detersivo (questo in breve è il sistema per estrarre il dna… poi scriverò le istruzioni complete…) ed è ancora molto lontano dal codice ricercato.
Con 6 batterie da 9 volt, una scatoletta di plastica e del gel di Agar potete “fotografare” l’impronta “digitale” del DNA. (Poi do le istruzioni anche di questo… in ogni caso trovate tutte le informazioni su MAKE magazine vol.7 di Agosto 2006) e qui, ci stiamo andando più vicino. Quantomeno siamo in grado di riconoscere del DNA vegetale da del DNA umano e (se siete molto bravi) anche tra varie specie vegetali…

Ma ancora. Siamo solo ai giochi propedeutici per la riappropriazione di qualcosa che appartiene a tutti, non solo al Mercato OGM o ad un gruppo di ricercatori.
Si. Mi spiace. I ricercatori possono essere persone stupende quando la smettono di vedere tutti i problemi come chiodi solo perché hanno un martello in mano… ma non è un problema che riguarda solo loro… E’ che “la specializzazione è per gli insetti” non per gli uomini…
Le società che producono OGM fanno affidamento sulla tecnologia.
La tecnologia ha un pessimo difetto: diventa obsoleta e si deprezza velocemente. Macchine avveniristiche in grado di sequenziare e leggere il DNA che fino a pochi mesi fa erano inimmaginabili stanno diventando velocemente abbordabili da chiunque (il che ha sfumature inquietanti… ma anche la nitroglicerina di Nobel…). Ma non solo, i software per “giocare” ricombinando i codici a proprio piacimento sono ormai disponibili sul mercato da parecchio tempo.
Immaginate cosa potrebbe accadere se qualcuno decidesse di mettere online tutte le sequenze genetiche fin qui “tracciate”….
Non fatevi cogliere dagli incubi. Pensate a quando venne pubblicato open source il genoma della phytophthora infestant o di alcuni virus epidemici dando a milioni di ricercatori la possibilità di lavorarci sopra. Ci sono delle potenzialità, non ultima, l’ipotesi “hacker” di affondare nell’inutilità economica il businness degli OGM.
OpenWetware persegue, in parte, quest’ipotesi.

D’altro canto, salvando alcune pregevoli scoperte collegate alla sequenziazione del DNA, gli OGM di per sé, come tecnologia proprietaria non reggono. Se lo fanno è solo perché dietro ci sono politiche economiche e di interesse.
No, niente teoria del complotto rettiliana neanche sta volta.

Il DNA è una gran cosa, la possibilità di leggerlo, interpretarlo, preservarlo, sono opportunità aperte a 360° gradi. Dalla preservazione della biodiversità e delle antiche qualità di sementi alla creazione di un simpatico leone con testa ed ali da falco (che, in ogni caso, nascerebbe morto…).
Ma gli OGM non sono l’agricoltura.
Sono un prodotto. Come un TostaPane.
No. Non è vero. Quando compro un TostaPane quello mi appartiene, posso farne ciò che mi pare, il mais bt no. Lo pago ma non mi appartiene.
Gli OGM non sono l’agricoltura.
Sono un prodotto. Come l’ultimo album di Lady Gaga.

Non puoi copiarlo.
ed è opinabile dal punto di vista del gusto…

RIASSUNTO.
Studiare, modificare e creare in maniera responsabile organismi il cui dna venga ricombinato non è di per se un’eresia. Pensare che siano un prodotto commerciale spacciabile come la soluzione dei problemi del mondo è idiota come pensare che l’Hummer sia la soluzione alla mobilità urbana ed all’inquinamento.
Temo che alcuni siano rimasti delusi dalla seconda puntata 😉
Ma qua, siamo in grado di buttare in vacca anche l’immacolata concezione.

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30 Responses to “Hacking GATTACA (organismi mentalmente modificati 2)”


  1. aprile 2, 2010 alle 4:09 pm

    Che dire.. sono d’accordo con te! 😉

  2. aprile 2, 2010 alle 5:03 pm

    vai così, spacchiamogli il DNA in testa!

  3. 3 Salvatore
    aprile 2, 2010 alle 5:51 pm

    Questo secondo post lo assorbito meglio del primo.
    Ma se è vero che gli ogm sono o saranno relativamente piratabili,e se qualcuno si prenderà la briga di farlo viene a significare che sono utili!
    In caso contrario l’hacker contadino si risparmierebbe la fatica e si terrebe le sue vecchie sementi autoprodotte. A meno che, come succede con i software, non se ne fa anche una questione di lotta ai monopoli.
    Non è che la prox volta che andrò al cinema mi dovrò subire anche lo spot contro la pirateria ogm 😀 ??
    ok Nicola. credo però che la possibilità di sfogarti nel blog ti stia fregando.
    immagina se, come era qualche tempo fa, potessi scrivere solo su carta. Non credi che almeno un tuo libro avrebbe già visto la luce?
    Il rischio è di perdere un buon scrittore per avere un ottimo blogger.
    oh io non mi lamento sia chiaro 🙂

    • aprile 2, 2010 alle 9:42 pm

      @ Sibia e Alessandro – Sapevo che l’idea del “abborda ed affonda la galera del businness” avrebbe ottenuto effetto 😉

      @Sal. – Essere un passabile blogger sarebbe già un successo 😉 Hai idea di cosa vuol dire per me stare negli argini di un capitolo? 😀 😀 Se poi pensi che toccherebbe a Noemi fare da editor!! Sarebbe il panico.
      Io sono dell’idea che la ricerca sul genoma è accettabile ma il mercato no.
      Il buon contadino conserva le sue sementi perchè sono le migliori darwinianamente parlando ma se si trova un campo bayer nei pressi gli conviene (una delle due) o bruciare il campo al vicino (illegale e fisicamente brutale) o sgretolare il businness (da dimostrarsi l’illegalità e di insicuro successo)… però l’ipotesi è da valutarsi ed accattivante.
      Ma come gentilmente state cercando di farmi capire, forse è meglio se torno su piani più di “bassa” pratica e la smetto di “intellettualizzare” (Grazie Sb!)

      • aprile 5, 2010 alle 10:43 pm

        Il buon contadino sono decenni che non conserva più le sue sementi, specialmente per certe colture, per una serie di buone ragioni 🙂 e generalmente le compra dalle stesse multinazionali che fanno anche OGM 🙂
        A meno che uno non abbia un fazzoletto di terra o l’orto della nonna 😉

        Comunque, io non ho problemi con chi non sopporta Microsoft e gli OGM. Solo che non capisco perchè questi si vogliano spingere anche a vietarli agli altri!

        Tra l’altro ormai i primi brevetti sugli ogm sono ormai scaduti, per cui si possono usare liberamente 🙂

        ciao Dario

      • aprile 5, 2010 alle 11:45 pm

        Nessuno (o almeno io) vuole vietare gli OGM agli altri. Nessuno a parlato di vietare. Sinceramente… il vietare non è nelle mie corde.
        Ma perchè vietare a me di dare fuoco al campo del mio vicino allora? 🙂

        Scherzi a parte fammi capire un’attimo… stiamo parlando su un piano di scienza o di mercato?
        No, perchè come già ripetuto più volte io (idealisticamente) continuo a separare le due cose.
        Separando le 2 cose gli OGM (come produzione commerciale) sono su un piano di sviluppo, a mio parere, non più sostenibile per mille motivi (primo tra i quali l’idea che tutto possa cresecere in continuazione)e con loro mille altre questioni legate alla produzione e distribuzione alimentare.
        Men che mai in italia dove gli spazi ristretti non permettono certo di puntare sulla quantità ma sulla qualità e la distribuzione a “mosaico”.
        Ripeto… gli OGM sono solo uno degli argomenti più trendy di un dibattito più ampio sulla resilienza alimentare.
        Non sentitevi dei “calimeri” nessuno vi odia(intendendo con il “vi” i pro-ogm)è solo che ci sono dei problemi e per alcuni gli OGM(commerciali) si inseriscono sulla linea di sviluppo sbagliata 🙂

        I brevetti OGM scaduti si chiamano “obsoleti” come il DOS 2.0. Un cultivar preservato si chiama miglioramento genetico o, al peggio, cultura agraria.

        Quello che a me sfugge è perchè scienziati-giornalisti debbano ridurre spesso il discorso ad un’equazione ricerca=sviluppo=benessere.
        E’ quasi insultante per l’intelligenza collettiva 🙂

  4. aprile 5, 2010 alle 1:24 pm

    Sembra che sia impossibile fuggire dall’avanzare della scienza e, difendersi vuol dire capirla e contrattaccarla.
    Si parla sempre di evoluzione, ma cos’è questa evoluzione? Dove dobbiamo arrivare? la conquista del cosmo? …
    Penso che ci rendiamo la vita più difficile, anzi penso sempre che ogni individuo deve dimostrare di essere migliore dell’altro.

    Buona Pasquetta a tutti

    • aprile 5, 2010 alle 11:51 pm

      Sull’evoluzione io credo che non sia tanto dove dobbiamo arrivare che conti, quanto il viaggio e l’ipotesi che altri possano intrapprendere quel viaggio con risorse pari alle nostre (o migliori).
      Sul fatto che si debba dimostrare di essere migliore dell’altro… non so, non credo. Credo che l’importante sia migliorare se stessi indipendentemente dagli altri (o con gli altri al massimo…). Io c’ho sto problema che per tramutarmi nel buon vecchio zio fukuoka devo prima diventare un microbiologo come lui e poi dimenticare tutto… ma sono ancora lontano dal potermelo permettere 😉

      • 9 quirino
        aprile 6, 2010 alle 4:00 pm

        Pienamente d’accordo, A mio avviso la frase più importante del libro di Fukuoka (cito a braccio) è che l’agricoltura non serve per coltivare la Natura (che non ha questa esigenza) ma le persone.

      • aprile 6, 2010 alle 10:01 pm

        Pienamente daccordo sull’evoluzione.
        La stragrande maggioranza vive in una competizione perenne, anche senza rendersene conto. Spesso mi fido di più di chi pensa per sè che di chi fa volontariato, perché lo fa per uno scopo di ritorno, crede di avere credito dagli altri per manifestare il diritto di potere, in punta di piedi.

        zio fukuoka, non lo conosco, conosco Nicola 😉

  5. 11 medo
    aprile 5, 2010 alle 10:25 pm

    Nicola ma l’avete trovata casa o no? OGM, blitz, ok… Ma si vorrebbe vederti scrivere ancora di un pezzo di rabarbaro , di culi di gallina , di afidi rompicoglioni , di maiali-renna e di scarabei dorati che sotterrano cacca.
    L’orto di carta che non diventi solo carta.

    • aprile 5, 2010 alle 11:54 pm

      Siete stufi eh?!
      Vabbè… scusate ho abusato della pazienza di molti… ma sto qua… senza coltivazioni da fare.
      tra coloro che son sospesi 🙂
      Si.
      Abbiamo trovato una casa.
      Ma è presto per parlarne e, in ogni caso, quando sarà il momento i racconti saranno di malta, calce e mattoni prima che di rabarbaro e galline 😀

  6. 13 gabriella
    aprile 6, 2010 alle 7:32 pm

    Grazie Nicola. E’ sempre un piacere leggerti.
    Sai metter ordine nei miei pensieri (coscienti ma disordinati) molto meglio di me.
    Continua a scrivere. Gabriella

  7. 15 Luigi
    aprile 7, 2010 alle 8:07 pm

    boh .. bravo Nicola.
    Io nel frattempo ho sventrato una collina. 😉

  8. 16 luigi
    aprile 11, 2010 alle 12:06 pm

    ho dato un occhiata al sistema per la fotografia del dna.
    Gli schemi elettronici proposti sembrano non essere funzionanti.
    Conto di approfondire meglio, Magari riprogettiamo l’elettronica in modo che possa funzionare?
    che ne dici?

    • aprile 12, 2010 alle 11:27 pm

      Che t’aveva fatto di male sta collina? 😉
      Mah!… io di elettronica sto a zero… me la cavo un po’ meglio con la meccanica (dell’età della pietra) 🙂

      • 18 luigi
        aprile 13, 2010 alle 12:41 pm

        bah, nulla… semplicemente stava la’.. ;).
        Vabbe scherzo, ho semplicemente realizzato alcune fasce per sfruttare una china altrimenti troppo ripida. Ci ho piantato su un bel po’ di melograni, un mandorlo, e un po’ di moscato di amburgo.
        A proposito di orti verticali ho finito la carpenteria e la struttura per l’orto ad elevata automazione. Ora parto con l’automazione vera e propria, e’ il momento di lavorare sull’ “ortronica” 😉

  9. aprile 11, 2010 alle 9:57 pm

    devo essere sincera, ho capito forse un quarto di quello che hai scritto, ma quel poco che sono riuscita ad assorbire malgrado la stanchezza e la mia proterva ignoranza in materia mi trova molto vicina a te; sono anche molto colpita dalla citazione che hai fatto sul contadino che non dovrebbe coltivare la terra per produrre cibo ma perché dovrebbe prendersene cura; con buona pace della caterva dei buonisti (categoria di semplicisti che non sopporto), che verranno a sogghignare su chi, come me, non capisce che il contadino deve riempire la pancia ai suoi dodici figli e quindi se ne frega del rispetto della terra e della natura. Il fatto è che per quanto mi riguarda ottenere ciò che si desidera passando sopra ciò che è veramente importante non ha alcun valore.
    Vabbeh, mi sa che mi sono avvitata anch’io, mi vado a leggere ogm numero uno, che è meglio :-/

    • aprile 12, 2010 alle 11:44 pm

      non credo che ti sia avvitata… il concetto che condividiamo in parecchi, da queste parti, è: “che senso ha basare il proprio sviluppo e mantenimento erodendo le risorse che lo permettono?”…
      A presto!

  10. aprile 13, 2010 alle 12:58 pm

    ot.: hai seminato l’okra? pare funzioni anche col trapianto, almeno secondo seymour.

  11. aprile 19, 2010 alle 12:12 am

    Nego di aver mai suggerito esplicitamente di “stare entro i limiti della decenza”… forse ;)*

  12. 24 medo
    aprile 19, 2010 alle 11:32 am

    Toba, Laki, Undara, Katla, Vesuvio, Tambora, Eyjafjöll, vulcani che poco o tanto hanno cambiato e cambieranno la storia umana SEMPRE.
    Noi cialtroni che ogni tanto ci rendiamo su questo blog sappiamo e sorridiamo, mentre altri umani si strappano i capelli per i loro fragili interessi e gingilli in panne.

    Sono le cosietà complesse che crollano, le rovine di Roma prima dei libri dovrebbero avere per la nostra memoria effetto più possente di ogni amnesia progressista.

    Viva il tutto che sempre è!

  13. aprile 19, 2010 alle 10:09 pm

    E per vedere da vicino il buon vecchio Eyjafjallajokull che impedisce alla svizzera di avere rose e pesci (grazie Ste) c’è BigPicture
    http://www.boston.com/bigpicture/2010/04/more_from_eyjafjallajokull.html

    • 26 medo
      aprile 20, 2010 alle 9:41 pm

      (resto sempre sul discorso vulcano; mi sono letto, ché non avevo un cazzo da fare, una comparazione sulle emissioni di anidride carbonica VULCANO VS. AEREI e a fronte di emissioni giornaliere medie di 340 000 tonn di CO2 dell’intera aviazione europea, con il blocco causa ceneri si è scesi a circa 130 000 ovvero un po’ meno di quelle emesse dal vulcano Eyjafjöll, stimate tra 150 000 e 300 000. Con un risparmio momentaneo di circa 2 milioni di barili di petrolio al giorno, ovvero poco meno del totale della produzione petrolifera giornaliera irachena… Voglio dire il vulcano ci permette teoricamente di “spegnere” l’Iraq, anche se non è che dopo lo riaccendi perchè se interrompi e non pompi, se hai “mollato” a 2 mln, non è per nulla garantito anzi è sempre un guaio ripetersi. Va beh. In ogni caso tutte le foreste attuali DEL MONDO possono assorbire un massimo di 290 000 ton al giorno* di CO2 quindi l’aereo va più veloce degli alberi in tutti i sensi ecco cosa volevo dire io stasera)

      poi l’importante è stare in compagnia dai

      *rapporto del CSIRO Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation che stima una capacità delle foreste totali attuali di assorbire 105 mln di ton di CO2 all’anno :
      http://en.wikipedia.org/wiki/Biosequestration

  14. aprile 21, 2010 alle 7:26 pm

    (Vorrei complimentarmi per l’articolo odierno su Terranauta, cristallino, lineare e convincente. E io non c’entro nulla, punto. E infine, oggi mi stai facendo saltare il contatore!) :)*


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