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La Rivoluzione è un Diesel (parte 1)

Disclaimer: se non avete voglia di leggere i deliri vari dovrete aspettare la 2° parte. Vi capisco.

Brani tratti dal diario di un rivoluzionario

4 agosto: Viva la Rivoluzione! Quest’oggi un manipolo di coraggiosi ha dato l’assalto all’ufficio tecnico del comune. L’operazione coraggiosamente condotta da uno dei più piccoli guastatori della nostra falange (1 metro ed un barattolo di statura) e dalla indomita “pasionaria” che, con polso fermo, sguardo verso il futuro e pragmatismo degno del miglior Marx (Groucho) ha spuntato il primo parere positivo sul progetto di ristrutturazione del rudere. Ciò che diverrà il vero e proprio Quartier Generale del poderoso esercito dell’avvenire. Poderoso esercito che, al momento attuale, consta di una manciata di galline e qualche quadrupede assonnato al sole. Nel frattempo, mappe del territorio alla mano, io programmavo (per la 100° volta) la “campagna” d’autunno che dovrebbe coinvolgere, con estremo slancio d’abnegazione, gli 11.000 metri quadrati della futura Freedonia (cit. Marx… sempre Groucho)

6 agosto: Ora e sempre Viva la Rivoltazione! Nonostante l’addivenuto patteggiamento con la tirannica amministrazione comunale (a dire il vero abbastanza compiacente… ma senza un nemico, noi “bimbi della guerra fredda”, ci sentiamo sempre un po’ orfani…) tutto verrà rimandato a settembre quando la giunta dittatoriale si riunirà nuovamente dopo le mollezze antirivoluzionarie di un’estate passata in vacanza. A quel punto il nostro gruppo di pressione potrà entrare in azione. Intanto il morale delle truppe, normalmente saettante di amor rivoluzionario, inizia ad infiacchirsi nell’inattività.
A nulla è servito cercare di convincere i polli a tirare l’erpice o i cani ad usare la falce. Sciovinisti, controrivoluzionari!

7 agosto: Rinvoluzione, evviva. Anche i luogotenenti della splendente forza del popolo defezionano la causa! Alla richiesta di delucidazioni su come si pensava di ripristinare 1 ettaro di terra con le sole forze delle nostre fulgide braccia, i due (quella un po’ alta e quello un po’ basso) mi hanno risposto: “Sei tu l’esperto di agricoltura del non fare – fatti tuoi…”. A poco è valso ricordare ciò che facevano finta di non sapere: che l’agricoltura naturale in un campo utilizzato in maniera “tradizionale” inizia solo dopo una fase medio lunga di ripristino… mica è l’orticello dietro casa… questa è la gloriosa Rivoluzione, faro illuminante, stimolo e rinforzo per i nostri credo e luce in fondo al tunnel dell’oligarchico lavora-consuma-crepa.
Dopo un’accorata assemblea, alla partecipazione della quale si annoverano alcuni elementi di spicco della guerrilla tra cui il ratto che vive nel sottoscala, un gruppo di cornacchie ed un nugolo di zanzare (ma supponiamo che per quest’ultime sia preconfigurabile il reato di falso ideologico), s’è optato per investire parte dei fondi del popolo per l’acquisto di mezzi altamente sofisticati che possano imprimere nuovo slancio al nostro operato. Ora, grazie alle nuove tecnologie sia la logistica (trasporto dei materiali e dell’attrezzatura da cantiere) sia l’operato sul campo (repetita juvant: se si eredita un campo agricolo si possono fare due cose: 1° scelta – aspettare qualche anno (25 nel caso di Fukuoka e lui non aveva le pause invernali) perché i cicli naturali si ripristinino integralmente; 2° scelta – si da una mano ai cicli naturali in maniera “artificiale”… e qui parte l’errore interpretativo od ossimoro insito in “agricoltura naturale”…)

9 agosto: Gloria alla Rimbalzazione! Oggi, 9 agosto 2010, nuove “armi di creazione di massa” si vanno ad aggiungere alla poderosa Santa Barbara del Popolo! (che per ora contava solo la mitica Grelinette)

L’Autocarro Popolare (di nome e di marchio) – fulgido e balzellante mezzo per il trasporto dei materiali del cantiere rivoluzionario verso il sol dell’avvenire (situato ad una 30ina di km da dove siamo ora)

Il “Coso” Rivoluzionante – Unica concessione alla meccanica agricola. Da alcuni erroneamente interpretato come scivolone controrivoluzionario ma, nella realtà, vero e proprio motore ad impulso della rivoluzione (di fatti, mancando la copertura, conviene non starci troppo vicino per evitare di essere “rivoluzionati”). I nostri laboratori stanno già ipotizzando utilizzi alternativi di un motore diesel da 454mm a cilindro singolo.

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29 Responses to “La Rivoluzione è un Diesel (parte 1)”


  1. agosto 11, 2010 alle 12:15 am

    Ciao, questa si che è vera rivoluzione, ma a quando l’assalto al palazzo d’inverno?, ho sentito il podcast su vorrei vivere così, ragazzo qua si comincia a fare strada non vorrai mica diventare famoso? Aspetto con ansia la seconda parte della rivoluzione, non si sa mai……

  2. agosto 11, 2010 alle 12:16 am

    Funziona il motocoltivatore? Con quelle ruote sai che bestemmie se la terra e` un po’ umida. Buona fortuna. Hasta la cicoria siempre!

    • agosto 12, 2010 alle 10:30 pm

      E’ previsto un post “lo zen e l’arte sel motocoltivatore” 🙂
      Un motocoltivatore, indipendentemente da modello, attrezzatura, motore e quant’altro è sinonimo di bestemmie… e se il terreno è un po’ umido preferisco stare in casa a leggere. Se è asciutto… anche 🙂
      Ed anche il romolaccio, siempre!

  3. 6 Alessandro
    agosto 11, 2010 alle 9:26 am

    Motocoltivatore diesel? Quindi pianterai anche della Colza? Oppure della Canapa? Se ti interessa, dalle mie parti ha sede l’associazione nazionale dei coltivatori…
    Patata o muerte!

    • agosto 12, 2010 alle 10:36 pm

      Colza?! No! ragazzi siamo seri… ho un ettaro di terra, coltivandola anche tutta a colza ci farei un paio di giri dell’isolato… e poi che mi mangio? Nah! Niente colza— e poi è illegale farsi il diesel in casa 🙂

  4. 8 Aron
    agosto 11, 2010 alle 12:13 pm

    riprendere in mano campi agricoli sfruttati precedentemente con concimi chimici e magari trattati con il diserbante..auguri davvero!!!
    ne so qualcosa, che ho ripreso in mano mezzo ettaro di terreno letteralmente sfinito un anno fa, e penso che per diversi anni ne vedrò gli effetti, praticamente una desertificazione!
    sovescio e tanto letame e molta zappettatura (sono biologico ma non “naturale”, che poi naturale non è, come ben hai fatto notare tu la contradizione insita alla parola stessa) stanno lentamente aiutando.
    ma il casale come progettate di rimetterlo in sesto? con quali tecniche costruttive? con la paglia per caso? immagino ci voglia un progetto firmato…e quali altre carte?
    mi sto interessando anch’io, spero un giorno di poter fare qualcosa di simile anch’io, solo che i capitali scarseggiano, anzi diciamo non ci sono proprio =)
    Aron

    • agosto 12, 2010 alle 10:55 pm

      Si, beh… qui siamo stati più fortunati… il campo è trattato a fieno da almeno una decina di anni con 4 passaggi all’anno di mezzi pesanti e nessun tipo di trattamento (una vaga concimazione a letame fatta una volta all’anno). E’ un bel istosuolo a regime acquico con una frazione argillosa del 40-50% e materia organica a pacchi.
      Potendo scegliere… ci siamo trattati bene.
      Uh! Alle domande dovrebbe rispondere Noemi (il “tecnico” del dinamico duo nonchè mia moglie)… io mi occupo di colture, lei di edilizia.
      Diciamo che la tecnica di costruzione è un gran bel mix. Una mediazione tra cosa vogliamo, cosa ci possiamo permettere, cosa c’è disponibile in zona senza perdere di vista il senso pratico delle scelte…
      Per ora sono stati presentati i progetti per un parere preventivo.
      Ora si passa alla richiesta dei permessi veri e propri ma non saprei dirti esattamente le carte da presentare… chiedo a Noemi e ti rispondo.
      I capitali ci sono cascati tra capo e collo in maniera inaspettata… quindi, se facciamo campione statistico… non disperare!! 🙂 🙂

  5. 10 luigi
    agosto 12, 2010 alle 2:16 pm

    hey biondo, prima di farti male con quel residuato bellico che hai trovato (sto scherzando ma non troppo), e prima di aver assaggiato cosa vuole dire motozappare un ettaro di terra a gerbido, accetta la mia offerta. Ho un trattore da 50 cv che non uso,e’ in ordine ed in regola. Se credi, te lo impresto volentieri per sei mesi (o anche piu se non mi serve).
    Pensaci… ciao.

    P.S. su quella motozappa cerca almeno di montare i dispositivi di sicurezza elementari, che a farsi molto male ci vuole un attimo.

    • agosto 12, 2010 alle 11:02 pm

      Ma ti pare che mi metto a motozzappare 1 ettaro?! 🙂
      No… a me serviva un motore, piccolino, con una presa di forza… al massimo le frese le userò per il primo impianto dell’orto per il resto ci farò girare un po’ di tutto (biotrituratore, pompe, mulini a vento, trikke trakke e bombe a mano)
      L’aver optato per dei residuati è proprio per la facilità di modifica e conversione in varie e divertenti applicazioni (nonché, potenzialmente pericolose… ma la vità è così… quando nasci inizi già un po’ a morire 🙂 )
      Dispositivi di sicurezza? Stai parlando con quello che ha cercato di afferrare al volo una fornace autocostruita… Credo ci siano da qualche parte 😉
      ps.- grazie per l’offerta del trattore! Per ora declino, ma fa piacere che tu l’abbia fatta.

  6. 12 diana
    agosto 12, 2010 alle 2:29 pm

    conoscendo almeno 1 ufficio tecnico comunale, mi immagino che la pasionaria e il piccolo guastatore abbiano preso i geometri per stanchezza e disperazione
    ti/vi auguro interlocutori con almeno 2 neuroni, fra loro connessi, e un’amministrazione comunale con elezioni amministrative l’anno prossimo e sindaco in odore di rielezione
    io son qui che aspetto al varco il mio sindaco/vigile per settembre, quando dovrebbe annullare la delibera-delirio sugli alberi
    se non si muove nulla, sono pronta con la mia prossima arma, ormai collaudata a livello nazionale : la diffamazione mediatica

    dal poco che ho letto di chi ha REALMENTE coltivato (e non quelli che hanno copiato e ricopiato scritti altrui), la preparazione iniziale e’ praticamente sempre fatta con mezzi meccanici, anche se limitati al motocoltivatore

    potresti anche provare un trattamento-urto con segatura al Bokashi
    quei furbetti di EM lo vendono a caro prezzo in secchielli, quindi e’ improponibile per un campo, ma di fatto e’ solo segatura o trinciato di legno bello impregnato di enzimi;
    pare che sia un po’ acido, e consigliano di aspettare qualche gg prima di piantare.
    io, limitandomi ad una aiuola, ho seguito la strada capitalistico/consumistica (ma a mia discolpa non ti conoscevo ancora) e ho comprato il secchiello, ma ti assicuro che la terra dopo era tutta un’altra roba e le piante (ornamentali) sono state benissimo senza altre concimazioni, tranne quella di impianto
    a ripensarci adesso, credo si possa ottenere la stessa cosa triturando il legno delle potature, cosi’ almeno non e’ la segatura trattata delle falegnamerie, e le foglie secche e poi mescolandoci il liquido del Bokashi autoprodotto
    credo che potresti provare la cura ricostituente, dopo la fresatura, magari addirittura quest’autunno (se hai tempo) cosi’ l’inverno aiuta a mescolare il tutto

    ti consiglio quindi un secondo attrezzo meccanico indispensabile : il biotrituratore
    e’ una gran rottura triturare tutto, ci metti piu’ tempo che raccogliere o potare, ma alla fine hai ottenuto una porzione secca per compost o pacciamatura che e’ una vera meraviglia(oppure una base per l’ammendante-bokashi)

    • agosto 12, 2010 alle 11:09 pm

      Ed, in effetti, quando facciamo orti in giro con il buon Guido ed il buon Enzo, il terreno viene comunque sempre prima lavorato per l’ultima volta. In alcuni casi c’è stato anche bisogni di realizzare scassi profondi a causa di suole di compattamento a 1,5 – 2 metri di profondità… (cosa che fortunatamente non mi toccherà fare sul nuovo terreno!!)
      Il biotrituratore è forse uno degli unici attrezzi veramente indispensabili!
      (Jean Pain insegna)

      … e, si, fortunatamente abbiamo trovato degli interlocutori con cui si può ragionare… magari alcune cose non te le fanno passare, ma poi si riesce comunque ad instaurare un dialogo…

      La delibera meriterebbe un post tutto suo 🙂 (magari lo facciamo sul serio…)

      • 14 medo
        agosto 18, 2010 alle 3:39 pm

        Niente di meglio dell’homo sapiens stesso, come biotrituratore.

        Matteo e Camille
        in ciabattine e costumino sulle spiagge di Sparta

        ps: pieno di pecore qua, tutti dilettanti di Agricola

  7. 15 luigi
    agosto 12, 2010 alle 3:07 pm

    diana hai ragione, ma la segatura delle falegnamerie e’ intrisa di roba pestilenziale.
    Le falegnamerie oramai tagliano solo piu compensati o medium density.. praticamente colla senza legno.
    Per quanto riguarda il biotrituratore ,se lo attacchi ad un trattore funziona veloce e ti fa fuori un alberello in meno di un minuto, ma occhio alle muffe.

    • 16 diana
      agosto 13, 2010 alle 10:04 am

      e’ per quello che parlavo di biotrituratore e tranciamento di legna da potatura e foglie secche.
      la difficolta’ si limita ad eliminare le parti eventualmente malate

      e qui si apre l’argomento “eliminazione degli scarti malati”

      di fatto l’unica soluzione e’ il fuoco (la fiamma e’ bella) con riciclo dela cenere nel compost ma ho recentemente scoperto che il GF-burocrazia delirante ha messo a punto delle leggi segrete sull’accensione di fuochi :
      e’ vietato accendere fuochi tranne nelle situazioni e condizioni in cui cio’ e’ permesso (cito a memoria, ma il senso e’ quello)

      e quali sono ? domanda l’ingara che non pensava certo di accendere un’enorme pira nel mezzo di un campo di paglia secca in pieno periodo di siccita’, ne’ a pochi metri dalla casa del vicino

      adesso non mi ricordo, pero’ quando vedo il tecnico che lo sa, le faccio sapere

      e noi siamo ancora qui ad aspettare

  8. agosto 13, 2010 alle 7:46 pm

    noi abbiamo impiegato nove mesi per ottenere il parere positivo dalle varie commissioni edilizie, paesistiche, pareri della provincia, per non parlare dell’iter per diventare iap… che incubo, sembrava non finire mai. Dopo cinque anni c’è ancora qualche coda di pratiche da chiudere. Vi auguro un percorso più agile del nostro, anche se alla fine ce l’abbiamo fatta lo stesso. In tema di offerte e scambi, possono interessare dei carpini per realizzare delle siepi (ne ho in esubero) in cambio di qualche consulenza “sinergica”?
    Un saluto.
    Claudio

  9. agosto 14, 2010 alle 8:17 am

    Ciao Nicola, auguri per la nuova avventura … Pure io re/inizio … ortone su terreno tipo tufo e qundi composto il compostabile, raccolgo foglie e terriccio di sottobosco e avendo avuto un colpo di culo ho a disposizione un trattore a cingoli (50 cavalli) con aratro per lo scasso iniziale. Non propongo di prestarlo perchè sono a distanza notevole(ovadese)Il motocoltivatore è una bestia grama(attenzione alla retromarcia …) e lascia una suola di lavorazione che inibisce l’evaporazione dell’acqua ma anche la traspirazione. L’ortone è stato un terreno abbandonato per anni e regno incontrastato della gramigna, se le forze e le voglie reggono faccio un cumulo di debbio(ramaglie ricoperte di zolle erbose rivoltate) che brucia in carenza di ossigeno e fa tipo terra preta … forse. Sarà uno splendido autunno-inverno!!

  10. 19 luigi
    agosto 14, 2010 alle 12:56 pm

    qualche carpino potrebbe servire anche a me 🙂 se volete li scambio con nocciolo o noce..

  11. 20 sb
    agosto 19, 2010 alle 9:50 pm

    na diecina di giorni fa, andando a lavorare il turno di notte, mi son trovato davanti un cervo; non un capriolo, un cervo con due corna lunghe chè era vecchio e vissuto (poverino, per le corna non perchè vecchio, s’intende).
    non avendo manducato la sera me lo son visto con un contorno di polenta e svariate altre libagioni che mi son mangiato nel quarto d’ora di strada per arrivare fino al luogo dove fatico.
    il giorno dopo nell’orto non c’era piu una costa, non che ce ne fossero chissa quante, ma per l’infanta le bastavano tutto l’inverno. al loro posto ci ho trovato le impronte del cervo.
    preso dal dubbio mi son detto; meglio l’infanta senza le zucchine, etc. o meglio il cervo al scivè. sicuramente meglio la selvaggina, solamente essendo io un poco goffo e quindi poco agile, ed avendo il cervo due corna di cui sopra, ho preferito lassiar stare confidando nell’abbondanza di orti del circondario ed eventualmente anche sul fatto “ma che cazzo ci fa un cervo qui”?
    il giorno dopo non c’era più neanche un sucòt, na zucchina; ed io, bestemmiando come uno che bestemmia grasso, andandomene indigniato dall’orto, son scivolato su di uno stronzo di cervo dopo che ha digerito le coste.
    ciau ne

  12. agosto 21, 2010 alle 10:51 pm

    sb: sono molto esperto di saccheggi da parte di cervi, caprioli e istrici vari, stai sicuro che nel tuo orto di coste non ne vedrai più. La soluzione è, o una buona recinzione, oppure stufato di cervo 😉

  13. 22 mafalda
    agosto 23, 2010 alle 7:18 pm

    riporto senza prendermi alcuna responsabilità, sono voci di corridoio…. :D!
    una mia amica dice che in romania per tenere gli animali lontano dagli orti fanno megasiepi
    di tabacco… riporto perchè di solito non spara cazzate. nella fattispecie gli animali erano cinghiali.
    ciao a tutti elena

    @ Nicola
    non siamo potuti venire perchè mia suocera sta molto male, aspettiamo a vedere se si riprende altrimenti ci muoviamo a turni.. boh per ora stand by
    una abbraccio e buon lavoro

  14. agosto 23, 2010 alle 9:23 pm

    negli anni ottanta mio padre cercava di costruire una casetta rurale, seguendo tutte le procedure. a un certo momento scopre che per legge non poteva costruirci il bagno. va in comune a chiedere spiegazioni e l’impiegato gli dice che sì, la legge era effettivamente così e che sì, tutti se ne lamentavano. “E che devo fare?” chiese mio padre. L’impiegato aveva le idee chiare: “Lo vuole un consiglio? Lo faccia abusivo!”
    Manco a dirlo, così fu.
    Questa storia lui la racconta sempre con gusto.
    Saluti dal Medio Occidente.

  15. 24 luigi
    agosto 26, 2010 alle 8:12 pm

    okkio a far tabacco… che se vi pescano vi fanno il c.lo…

  16. 25 mafalda
    agosto 27, 2010 alle 7:06 am

    AH! 😦
    a me lo aveva consigliato per tenere lontano il cane dal divano nel caso lo dovevo comprare :)!

  17. 26 simo
    settembre 2, 2010 alle 1:44 am

    il tuo VW T3 pick up è splendido, ha lo stesso colore del mio che è un westfalia ma raffreddato ad aria, il tuo dalla griglia sembra raffreddato a liquido. Fammi sapere se ti serve qualche manuale del mezzo che te lo mando volentieri!

  18. 27 barbara m.
    settembre 27, 2010 alle 11:36 am

    scusa Nicola, a proposito di grelinette, tu dove l’hai comprata? vorrei regalarmene una e ho due siti http://www.com-nature.com/grelinette/index2.htm e http://www.ducoterre-jardinbio.com/cms/ , oppure?
    da ducoterre pare costare meno ma chiedono il n. di carta di credito e io sono un po’ fifona in queste cose.
    grazie mille

    (PS le zucche d’Albenga per intanto quest’anno si sono mangiate, l’anno prossimo si vedrà, ora dobbiamo affrontare l’incubo 🙂 zucche marine di Chioggia che sono cresciute in quantità mostruose, pensa che 2 immense non ancora mature sono in cima a un ulivo!)


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