26
Ago
10

La Rivoluzione è un diesel (parte 2)

Partiamo da un presupposto.

S’era pensato di ritagliare un budget per una macchina a metano ma, fatti due conti, l’ipotesi è finita nello scatolone delle tecnologie “è facile essere sostenibili se si hanno i soldi”.

Quindi abbiamo ripiegato sui due potenti mezzi di cui al post precedente.

Il prezzo finale pagato è stato ridicolo. Spenderò di più in piante e semi.

(Questo dovrebbe dare un’idea di come siamo messi al mondo ma la dissertazione mi porterebbe in un lungo e profondo delirio che vi evito volentieri… potete tirare un sospiro di sollievo…)

I mezzi fanno schifo, puzzano e sono sgangherati. Mi sento a casa.

Ma soprattutto hanno un vantaggio: sono completamente e totalmente hackerabili e, per proprietà transitiva, potenzialmente più ecologici dell’ultimo modello di Prius in commercio.

Niente elettronica, pura meccanica smontabile e rimontabile (a saperlo fare… ma uno impara…). E un motore è pur sempre un motore.

“Si, ma consumano petrolio e derivati ed inquinano come un SUV” dice la vocina noiosa.

Perché siamo in Italia.

Production_of_Biodiesel_Fuel

Image via Wikipedia

Disclaimer (vista l’aria che tira in internet) – Tutte le informazioni che seguiranno sono a puro scopo didattico e di informazione. In nessun caso, ripeto, in nessun caso si propone in questa sede né si proporrà in altre di dedicarsi all’autoproduzione di combustibili per uso personale in maniera più ecologica e sostenibile. Mai. Non lo fate! E’ illegale.

Io vi ho avvertiti.

Poi, in generale la storia dei biocombustibili è, come al solito, un’arma a doppio taglio.

Su scala mondiale è solo l’ultima invenzione finto sostenibile: ettari ed ettari di terra dedicati a coltivare benzina. Se tutti i motori a combustione interna presenti al mondo dovessero funzionare a combustibili derivati dai vegetali credo che potremmo tranquillamente salutare ¾ delle terre emerse…

Quindi, scordatevi di poter mandare avanti il vostro furgone diesel. Primo perché è illegale, secondo perché sarebbe più lo sbattimento di coltivare tutta quella roba che il risultato ottenuto.

In realtà su piccola scala, se si abita negli Stati Uniti o da qualche altra parte, è possibile, in linea ipotetica, distillare il proprio carburante per mandare avanti un motocoltivatore 454mm diesel partendo da materiale vegetale tipo, chessò, qualcosa su cui sto ragionando da un po’, tipo… alghe? Olii di frittura del vicino ristorante cinese?…

Un po’ di attrezzatura da piccolo chimico, un salto al reparto additivi di un magazzino per accessori auto et voilà!

Ma non lo fate… è illegale. Però è interessante… vale la pena saperlo. Poi uno non lo fa, ma sa che esiste il procedimento… Cioè, dai… al cinema vedo compiere migliaia di reati al secondo ma mica divento un pazzo terrorista ipertiroideo. Siamo seri! E’ pura didattica. E poi è pericoloso. C’è la soda caustica (quella che uso tutti gli inverni quando faccio il sapone e che chiunque abbia avuto uno scarico otturato ha già usato in vita sua).

Nonnò. Non fatelo a casa.

Se Dio esiste è un Hacker.

E questi sono i link.

GreenTrust.org (ottimo anche su molte altre fonti di energia)

La ricetta di DancingRabbit (ecovillaggio nel Missouri)

e quella di SchNews (collettivo Inglese)

e, per finire (o iniziare?) la biblioteca di Journey to Forever

Aggiornamento: interessante articolo di TheOilDrum rimbalzato su EnergyBullettin su un esempio di produzione locale, sostenibile ed appropriata di biodiesel e biochar

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9 Responses to “La Rivoluzione è un diesel (parte 2)”


  1. 1 luigi
    agosto 26, 2010 alle 8:20 pm

    vabbe’ anche i vecchi land rover giravano con qualsiasi combustibile.
    Comunque io ho un furgone che quest’anno ha compiuto 30 anni e gira ancora come un orologio.
    Due mesi fa,andando da un ricambista per un filtro, dico modello e anno di prod, e questo mi fa ” NON ESISTE, QUEL MODELLO HANNO COMINCIATO A FARLO NELL’85!!”. Paziente gli rispondo che non e’ vero, lui mi fa “vuoi che non lo sappia io che faccio sto lavoro??!”, al che ribatto ” Ma vuoi che non lo sappia io che l’ho comprato nuovo?”… alla fine il suo catalogo arrivava solo fino all’85 :).. pero’ il pezzo l’abbiamo trovato.
    Andando via, il ricambista mi fa..” non prendertela… e’ che io ,quando hanno costruito quel furgone, NON ERO NEPPURE ANCORA NATO!!” 🙂

    • 2 Federico Carocci
      agosto 26, 2010 alle 9:17 pm

      ahahah, fantastico! la resilienza fatta furgone!

      però…shhhhhhh mi raccomando! il biodiesel fai da te è illegaleeeeehhhh 😉

  2. 3 luigi
    agosto 29, 2010 alle 6:34 pm

    a proposito, se pensi di comprare piante da frutto, se vuoi, ho un indirizzo dove prenderle.
    Le prendo a prezzo di ingrosso, perche negli ultimi anni ne ho piantate qualche migliaio.
    Hanno molte vecchie varieta’ resistenti alle avversita’.

  3. 7 medo
    agosto 30, 2010 alle 12:46 pm

    Aboliamo il termine “biocombustibile” che per tante ragioni è fuorviante ed inappropriato, quel di cui si parla qui e quel che ci interessa in generale è l’agro-carburante. Detto cio, quando uno ha un monocilindrico di 9 CV a benzina (etanolo) che ti produce fino a 2,5 metri cubi di legname sminuzzato all’ora o che ti falcia un ettaro di prato in un giorno o che te lo aera completamente in una settimana, cioè cosa vuole di più dalla vita?
    9 CV usati per un paio di settimane all’anno a far questi lavori consumano un centinaio di litri di etanolo, giriamo il dato in cocomeri… Gli zuccheri prodotti da 300 mq di cocomeri, ad esempio.

  4. 9 medo
    settembre 1, 2010 alle 10:30 am

    Nicola, ho trovato in rete le potenze relative di un corpo umano, si parlava di rapportare i watt umani a quelli delle macchine che ha inventato…

    900 W é la potenza media, su un tempo di 6 secondi circa, di un atleta che fa uno sprint a piedi

    circa 2000 W è la potenza media su uno sprint di un ciclista; il massimo “costante” è rappresentato dal ciclista Armstrong che ha sviluppato mi pare 460 W medi per poco più di 25 minuti. Quindi ha sviluppato 5,8 W/kg, considerato che la media di un trentenne non sportivo si aggira attorno ai 2 W/kg, beh non è male. E che un cavallo da galoppo ha un fattore di potenza media relativa alla massa di circa 2,8 W/kg!

    Ma siamo ancora lontani, ma non molto, dagli essenziali 9 CV del motorino tuttofare per permacultori, che rappresentano 6624 W.

    Qui la domanda è: quanti CV meccanici servono per colmare l’energia che ci manca? Se ce ne manca. Ci manca in ordine al far proseguire la famiglia e le generazioni con un dato spazio di terreno ed una datà fertilità iniziale ed in un dato tempo? Come calcoliamo il “motorino” minimo? Con tutti i suoi giunti cardanici da metterci gli utensili che ci servono?
    E la teoria del “peak iron” che entro 50 anni vede finire totalmente l’output industriale di acciaio?
    A che serve la macchina se tutto il ferro estraibile industrialmente sarà estratto entro il secolo e se il riciclabile, che ad ogni ciclo perde massa, necessita di sempre maggiore energia per rientrare nel ciclo ed anche lui non ha certo millenni di vita?


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