21
Ott
10

Winnie the Pooh – redux

Se Winnie Pooh fosse stato un grezzo grizzly ed il Bosco dei Cento Acri il cortile di uno sfasciacarrozze tutte le storie di Pinki, Ih-oh, Tigro e compagnia bella sarebbero state più interessanti.

Fine Agosto è il periodo migliore per prelevare il miele (se ce n’è…) secondo i dettami dell’Abbé Warré. Uno va fino alle arnie, controlla il peso della cassetta superiore (se il peso netto, tolta la struttura di legno, si aggira intorno ai 12Kg, con buona probabilità ci sarà solo miele) si controlla, sempre pesando la cassetta sottostante, che vi siano abbastanza scorte per le sorelline e si procede…

Anche se come dice il mio “mentore in contumacia” David Heaf: “se c’è un motivo per prendere il miele, ce ne sono due per non farlo”.

Sempre secondo il buon Abate, il miele estratto per spremitura (praticamente l’unico modo per estrarre il miele da favi naturali senza telaino) non solo è qualitativamente superiore a quello estratto a caldo o per centrifugazione perché ricco di cera, polline e propoli ma… costa anche meno in macchinari ed apparecchiature varie.

La prima estrazione che ci toccò fare fu a mano. Al meglio, utilizzando uno schiacciapatate.

L’esperienza è stata catalogata come “cose appiccicose in cui i bambini si divertono un mondo ma poi balbettano e vibrano come cocainomani in botta da zuccheri”.

Divertente. Ma non facciamolo più.

Scopiazzando come al solito dall’esperienza di altri abbiamo migliorato il processo ottenendo un buon miele con poco sforzo ed ottima resa (niente filtri, garze, colini…).

La costruzione della pressa è stata relativamente semplice e a costo zero.

La Pressa da Miele de l’OrtodiCarta.

  • Materiale necessario:
  • Profilati in metallo – quanto basta
  • Tavolato in melammina per uso alimentare – 1,5mq – spessore 2cm
  • Vite senza fine – 1

Procedimento:

Abbandonate il vostro posto di lavoro stipendiato cercando soddisfazioni nel mondo dell’imprenditoria autonoma nel settore “ristorazione”.

Per mille e mille motivi chiudete baracca e burattini tornandovene a casa con casse di bicchieri (non utili ai fini di questo progetto), 15 tavoli di profilato metallico 70x70x70, quattro o cinque casse di superalcoolici (da consumarsi negli anni seguenti con molta calma essendo, io, quasi totalmente astemio), due taglieri di melammina a norma Haccp da 50×200 cm bianchi e dell’altra roba che tornerà utile negli anni seguenti.

Fidanzatevi e poi sposate una signorina in grado di saldare.

Fatevi regalare da una parente un vecchia Punto giunta molto oltre la curva delle sue possibili prestazioni meccaniche completa di crick. (ps.- tenete conto che è illegale viaggiare senza crick a bordo, quindi: se spremete il miele non potete andare a fare le sgumme sulla tangenziale)

Fortunatamente io non uso l’affumicatore con le api…

Non vorreste sapere come ne ho costruito uno per prova.

Vi dice niente “peretta per lavande vaginali”?

Però funziona…

(non testato sulle api)

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32 Responses to “Winnie the Pooh – redux”


  1. 1 medo
    ottobre 22, 2010 alle 10:42 am

    (C’è un sacrilegio in corso, non posso non intervenire : hai scritto i nomi degli amici dell’orso Pooh nella forma massacrata e stuprata dalla DISNEY! questo è inaccettabile! Alan Alexander Milne, uno dei miei scrittori preferiti, non aveva dato quei nomi del cazzo e in italiano la traduzione del libro non prevedeva quella schifezza di Ih-Oh ad esempio! Disney ha stravolto la storia rendendo questi animli un branco di idioti… VI PREGO non massacrate i libri di Milne che sono patrimonio mondiale dell’umanità e leggetevi le due traduzioni originali, libro leggibile dai 3 ai 100 anni, stupendo che vi farà benissimo al cuore e alla mente e io l’ho riletti tre o quattro volte pisciandomi sotto dal ridere anche, ecco i codici isbn ed i titoli corretti:
    “Winnie Puh” (traduz. di “Winnie-the-Pooh”, 1926), Gl’Istrici Salani 1993, ISBN 8877822783
    “La strada di Puh” (traduz. di “The House at Pooh Corner”, 1928), Gl’Istrici Salani 1993, ISBN 8877822791)

    • ottobre 22, 2010 alle 2:30 pm

      Bèh… in realtà era voluto, lo stupro. Non avevo intenzione di insultare i personaggi di Milne ma quelli della Disney 😉 (che finchè non mi beccano gli avvocati Californiani è sempre un bel sparare…)
      Ed il “Tao di Puh” dove lo vogliamo mettere? 😉

  2. 3 Mascia
    ottobre 22, 2010 alle 11:19 am

    ciao nicola non ti è mai capitato di trovare resti di covata?

    • ottobre 22, 2010 alle 2:32 pm

      Si, ma tendenzialmente molto poca e soprattutto (ovviamente) durante il trasferimento dei favi da telaino Dadant a Warrè.
      In questo caso molto poca e “abbandonata”. non so come si dica in apicultura seria… diciamo che erano celle da covata in una posizione isolata rispetto al nucleo.

  3. 5 Federico Carocci
    ottobre 22, 2010 alle 12:43 pm

    …dovrò decidermi a lasciar baracca e burattini anche io…
    ….oltre a farmi una warre!

    • ottobre 22, 2010 alle 2:34 pm

      Bèh… mica ti manca molto!! 🙂
      Sto cercando di mettere insieme un po’ di materiale suilla progettazione del terreno a Lessolo… appena riesco a dipanarmici ti fo’ sapere.
      Per le warrè o lo TBH Orizzontali… sai di avere tutto il mio appoggio

      • 7 Federico Carocci
        ottobre 22, 2010 alle 3:19 pm

        magari! (per tutte e tre le cose)
        appena recinto (pare l’unico sistema per tenere fuori i bipedi dalla proprietà) installo l’apiario (finalmente non nomade) e mi cimento nel metodo warrè…
        sembra che dalle mie zone ci sia un’infestazione massiccia di varroa…per non parlare della Aethina tumida http://www.apicoltura2000.it/Aethina.htm
        trovati diversi esemplari…sembra che l’infestazione stia salendo lo scarpone.

  4. ottobre 22, 2010 alle 3:56 pm

    le solite associazioni mentali estemporanee..
    a voi:

    The Lake Isle of Innisfree

    I will arise and go now, and go to Innisfree,
    And a small cabin build there, of clay and wattles made;
    Nine bean rows will I have there, a hive for the honey bee,
    And live alone in the bee-loud glade.

    And I shall have some peace there, for peace comes dropping slow,
    Dropping from the veils of the morning to where the cricket sings;
    There midnight’s all a glimmer, and noon a purple glow,
    And evening full of the linnet’s wings.

    I will arise and go now, for always night and day
    I hear lake water lapping with low sounds by the shore;
    While I stand on the roadway, or on the pavements gray,
    I hear it in the deep heart’s core.

    • ottobre 22, 2010 alle 11:24 pm

      Commoso ringrazio e la mente iniza a vagare tra Walden, l’irlanda ed una signorina compiacente e leziosamente accondiscendente conosciuta dalle parti di Sky…
      Wow! Che trip Wordosworthiano!!
      (se si esclude il fatto che entrambi calzavamo scarpe da ginnastica putrescenti ed avevamo i brufoli) 🙂

  5. 10 barbara m.
    ottobre 23, 2010 alle 3:17 pm

    Nicola scusa, mandami pure affa 🙂 ma ti avevo chiesto una cosa qui https://ortodicarta.wordpress.com/2010/08/10/la-rivoluzione-e-un-diesel-parte-1/#comment-6127 sulla grelinette, puoi dare un’occhiata per piacere ché l’arrivo del mio terreno finalmente s’avvicina?
    meni tencs indid e complimenti alla tua signora saldatrice :-O !

    • ottobre 24, 2010 alle 1:08 am

      E lo sapevo che a fare il Maggiore Tom qualche pezzo me lo perdevo…
      Scusa…
      Io l’ho presa (non è vero perchè me l’hanno regalata ma… fai finta) da ducoterre e non c’è stato nessun problema o quasi. L’unico problema, ineffetti, fu il fatto che arrivato il pacco in Italia l’indirizzo non era leggibile ed è quindi tornato indietro ma poi tutto s’è risolto per bene ed io sono il felice possessore di una grlinette ducoterre…
      Scusa ancora!
      A presto

  6. ottobre 24, 2010 alle 2:26 pm

    Ma ho capito male o Noemi è pure capace di saldare metalli e poliolefine?
    (perché ritengo che quella non sia proprio melammina, ma UHMWPE)
    Non so se essere semplicemente ammirato o iniziare a nutrire sacro timore…

    • ottobre 24, 2010 alle 6:59 pm

      Ti do un consiglio io…. TEMILA!!
      Comunque il poliolefine non è stato saldato ma fissato con delle banali viti… da me 🙂

      • 17 medo
        ottobre 25, 2010 alle 6:41 pm

        Nonostante quel che Noemi mi ha fatto tempo fa (una specie di terapia non richiesta… C’entra con la pesante cinofobia che ho ereditato da piccolo..), ebbene io dico che al mondo da temere ci sono solo gli stupidi, dei quali essa non fa parte.

  7. 18 NICOLA VENTURINI
    novembre 18, 2010 alle 2:08 pm

    ciao,
    innanzitutto complimenti per il tuo sito, mi trasmette voglia di fare!
    mi stavo giusto informando per mettere intorno casa un’arnia warre, perchè mi sembra veramente un metodo dolce di far apicoltura, ma mi chiedevo come si fa a staccare il melario dal nido..
    cioè man mano che le api costruiscono verso il basso costruiscono tutto di fila e quindi bisogna tagliare i favi per staccare il melario dal nido oppure basta usare la leva e si stacca senza difficoltà??

    grazie e buona giornata
    Nicola

    • novembre 20, 2010 alle 12:36 am

      Ciao omonimo!
      In realtà accade raramente che fissino i favi superiori a quelli inferiori. Quando scendendo incontrano la barra della scatola sottostante tendono a lasciare comunque gli 8mm circa di passaggio.
      In ogni caso io faccio passare una corda da chitarra in acciaio (molto sottile ma molto resistente) tra la cassetta superiore e quella inferiore. Mooooolto lentamente in modo da dare il tempo alle api di spostarsi e staccando i possibili ponti e le saldature in propoli.
      Per farlo mi sono costruito un’attrezzo fatto con due pezzi di manico di scopa ed il suddetto cavo. Un po’ una roba da assassino che ti prende alle spalle e ti strangola ma senza cadaveri e senza crudeltà varie 🙂

      Saluti!!

      • 20 NICOLA VENTURINI
        novembre 25, 2010 alle 5:35 pm

        GRAZIE MILLE, non vedo l’ora che sia primavera per metterci dentro un bel pacco d’ape!!! mi sa che più avanti ti chiederò nuove cose via via che mi verranno dubbi!

        per ora grazie e a presto e ancora complimenti!!

  8. 21 giacomo
    novembre 28, 2010 alle 7:37 pm

    Le vespe!!! Il mio alveare nella finestra di cui vi avevo fatto vedere le foto qualche tempo fa (e per il quale aspettavo la primavera per trasferirlo nella arnia Warre’ che dovrei costruire con un amico che fa gli incastri a coda di rondine e chi ne vuole una anche lui me lo puo’ far sapere) mi sa che non passa l’inverno…
    Una vera desolazione, tutti i favi che sono diventati neri, sembra che ci sia la muffa sulle celle, il vetro e’ diventato freddo, ci sono pochissime api… e tre o quattro VESPE che girano dentro. Maledette!! Cosa posso fare??

    • dicembre 2, 2010 alle 11:29 pm

      Qui le vespe sono già un lontano ricordo…
      Io non farei niente. L’inverno apistico per me è così: una lenta ed asiogena attesa fino alla fioritura del salice e del nocciolo.
      Al massimo puoi cercare di coprire la finestra dall’esterno con una coperta per limitare gli spifferi. Poi. Non si sa mai…. magari il nucleo s’è ridotto drasticamente ma poi a primavera riparte…
      La speranza è l’ultima a morire! 🙂

      • 23 giacomo
        dicembre 9, 2010 alle 11:34 pm

        Bah, speriamo bene…
        Ansiogeno e’ la parola giusta. Casomai, visto che la stanza e’ disabitata e fredda, dovrei mettere un pannello dalla parte di dentro, sul vetro, per limitare le perdite di calore verso l’interno.
        E che mi dici, secondo te, di questa specie di muffa che sembra esserci sui favi? E poi se, diononvoglia, dovessero morire, il miele lo posso prendere???? Che sciacallo?!!

      • 24 giacomo
        dicembre 19, 2010 alle 11:19 pm

        Stecchite!!! Morte tutte….
        Se vuoi metto le foto.
        Ho preso i favi, alcuni grondanti di miele, altri, pochi a dire il vero, con le apine larva dentro, altre celle piene a meta’ con una roba bianca che non so cosa sia.
        Le vespe, bastarde, erano dentro, vive.
        Sara’ per il prossimo sciame…

      • dicembre 20, 2010 alle 11:36 pm

        Che sfiga…
        Non pulire troppo bene la finestra e stacci all’occhio il prossimo anno: se il posto è piaciuto ad uno sciame una volta… potrebbe piacergli una seconda (se in più sa già un po’ di miele e cera…)

      • 26 giacomo
        dicembre 22, 2010 alle 10:59 pm

        Ho messo qui http://www.facebook.com/album.php?aid=174079&id=825514171&l=63c29786aa
        le foto visibili a tutti di uno dei favi vuoti. Mi chiedevo cosa fosse quella specie di segatura che sembra si veda dentro e che cosa sia quella roba giallastra che riempie alcune celle.

      • 27 federico
        dicembre 23, 2010 alle 7:44 am

        da quel che vedo Giacomo, la segatura SEMBRA polline.

        la roba giallastra SEMBRA peste europea, controlla se è filamentosa utilizzando uno stuzzicadenti.
        se lo è: mi dispiace ma devi bruciare tutto, non ci sono rimedi alla peste e se uno sciame tornerà in quello stesso luogo si beccherà le spore della peste e morirà.

        controlla.
        bye!

      • 28 giacomo
        dicembre 23, 2010 alle 11:48 pm

        Azz… ho controllato ed ho messo altre due foto, non sembra filamentoso, sembra la stessa segatura dentro la cella… mi confermate? E poi, e’ buono da mangiare secondo voi?

  9. 29 federico
    dicembre 3, 2010 alle 8:19 am

    Nicola, Buongiorno!!!!
    domandina (ona):
    dopo due (due?) anni che stai usando il metodo warrè, come ti trovi con la Varroa? le api riescono a togliersela agevolmente di dosso?
    mi ricordo che in principio di avevi accennato ad una sorta di “selezione” per le tue api, per la resistenza all’acaro…me lo ricordo o me lo sono sognato?

    …Dicembre/gennaio è il momento migliore per farsi una warrè e vedere come và a finire…è anche vero che ogni territorio fà storia a se e…visto che il territorio in cui abito è pieno di apicoltori, essere un probabile focolaio di peste mi vedrebbe una sorta di untore da linciare…brrrr!

    (da noi fà così caldo che le api continuano a bottinare…boh!?!?!)

    • dicembre 3, 2010 alle 1:40 pm

      Ciao Fede.
      Qui, invece, fa così freddo che non si sa che fine abbiano fatto tutte le api…
      Ma bisogna anche dire che tra i lavori di progettazione del campo, della casa ecc… ecc… non è che io stia proprio tanto dietro alle api. Incrocio le dita e spero.
      Non te lo sei sognato anche se non è una roba così rapida o semplice da una parte c’è un po’ di darwin (e il fatto di essere nel mezzo di altri apicoltori inficia buon aparte degli sforzi). Funziona come nella lotta integrata: se io permetto al parassita di evolversi contestualmente all’ospite… i due si troveranno sempre in una posizione di bilanciamento dinamico. Se uno diventa “stronzo”, l’altro diventa “carogna”… Se io, invece, gaso la varroa con prodotti di sintesi (o naturali) sto operando una selezione sui ceppi resistenti di varroa e non sull’ape… e vabbè… questa e lotta integrata di base…
      L’altra è un discorso di regressione dell’ape. Un po’ più complesso ma ha a che fare con la gestione naturale delle celle (che progressivamente vengono ridotte di dimensioni).
      Puoi dare un’occhiata qui http://bit.ly/gyMR5U e http://bit.ly/aNXwQc

      Sul discorso apicoltori circostanti… vale sempre la considerazione che feci una volta a Ste di http://www.vogliaditerra.com – Se mio figlio non è vaccinato è lui che è un problema per i bambini che gli sono vicini (vaccinati) o sono loro che sono un problema per mio figlio? Io, opto per la seconda.

      Ciao!! (e saluti alla famiglia!)

  10. 31 Francesco De Rossi
    maggio 23, 2011 alle 12:57 am

    Buonasera,
    per prima cosa volevo fare i complimenti per il magnifico blog: molto curato e la passione per le api traspira da ogni parola.
    Ora mi presento: mi chiamo Francesco e sono un neofita, mi appassionano molto le api e mi hanno da poco regalato due arnie DB con api. Tutto quello che sto imparando lo leggo sui libri, in più ho un’amico apicoltore che mi segue un pochino, purtroppo però abbiamo visioni abbastanza contrastanti; io sono vegetariano poichè trovo ingiusto togliere la vita ad un animale per nutrirmi, ma la sua visione è un pò diversa, ad esempio per lui è normale la pratica dello scellamento per prevenire la sciamatura, mentre io la trovo una crudeltà. Per questo ed altri motivi mi sto avvicinando all’apicolcoltura naturale e mi interessa molto l’arnia Warrè. Credo di aver capito almeno i caratteri fondamentali però mi restano un paio di dubbi: a stagione conclusa si sottrae alle api la cassetta più in alto ma in che modo si convincono le api a scendere nelle casse sottostanti? Si usa una sorta di apiscampo? Oppure le si spazzola favo per favo?
    Un altro dubbio é: ma le cassette superiori che dovrebbero contenere soltanto il miele contengono realmente solo miele oppure c’è la possibilità che contengano ancora tracce di covata?
    (le stesse domande valgono anche per la kenian top bar poichè di questa specifica arnia non sono riuscito a trovare assolutamente nulla… )
    Grazie per l’attenzione.
    Complimenti ancora.

  11. dicembre 12, 2016 alle 11:59 am

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