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Nov
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Dis-appunti di progettazione


Vi hanno già detto in mille salse che il suolo è la pelle del mondo.
Che quei primi 10-15 centimetri di terra che disperatamente sorreggono il vostro peso contengono più roba di quanta se ne possa trovare a brancolare per tutti i MegaStore del mondo e che è lì che risiede la maggior percentuale dei nutrienti necessari per la crescita delle piante e lo svilupparsi della vita. E questo, solo nell’area coperta dai vostri piedi.
Ve l’hanno già detto. Così come vi hanno già abbinato l’immagine dei campi arati a quella di un vostro braccio completamente scuoiato. Aia, fa male.

I lavori per la nuova casa sono ancora fermi alla parte teorico-progettuale-burocratica ma, intanto si inizia a lavorare sui 10000 e passa metri quadri di campo.
A questo proposito, mentre siedo nel bel mezzo di un prato sotto la pioggia mi ripeto il mio personale mantra progettuale.

Lezione numero 1: la mappa non è il territorio.
E anche questo me l’hanno già detto. Guardo tutte le topografie, tutte le cartine, vado su è giù per il catasto, l’Istituto di Cartografico, saccheggio tutte le foto satellitari possibili immaginabili (che la paranoia per i satelliti che ci spiano va bene… ma vuoi mettere che comodità che lo facciano: anche il più Zerzaniano dei miei amici ha Google Earth istallato sul pc… sottolineo:PC) e poi scopro che non corrisponde quasi nulla. Che la mia lettura delle carte non corrisponde quasi in nulla con la percezione dello spazio reale. Nessuna delle due è errata ma nessuna delle due è corretta.
Le medie matematiche lasciano il tempo che trovano.

Lezione numero 2: prima di fare qualsiasi cosa analizzo a fondo le energie in transito sul territorio. Tutte: sole, vento, acqua, mandrie di bufali incazzati… che sembra una cavolata ma non considerare nessuna delle succitate energie ti porta a trovarti magari in linea diretta con un canale di venti freddi che spaccano il becco agli uccellini o con un fiume in piena che ti sradica l’orto alla prima pioggia. In più se ci si può evitare di intralciarle ma, al contrario, con una sana impostazione da Ju-Jitsu agroecologico, assecondarle per i propri fini… tutto lavoro risparmiato sul lungo termine.

Lezione numero 3: se è comodo, facile e piacevole… funziona.

Lezione numero 4: una buona progettazione è flessibile ma permanente. Lo so… questa è una di quelle frasi stronze che tendenzialmente vengono dette da vecchi portinai giapponesi a sfigatissimi ragazzini brufolosi destinati a vincere i mondiali di Kung-Fu e a catturare mosche con le bacchette per il riso. Più in specifico avrebbe a che fare con il Chaordic e con la falsa idea di “fissità” insita nel concetto di “preservazione” di una vecchia scuola di ecologia e di “crescita costante della produzione” dell’agricoltura industriale.
Agricoltura Industriale cui appartiene anche il vecchio contadino che parla solo dialetto stretto, racconta dei bei tempi andati , possiede una luce nel profondo degli occhi… no, giusto per ricordarsi che la storia del vecchio=saggio è sempre più spesso una gran cazzata… i vecchi saggi o sono persone interessanti indipendentemente dall’età, sono estinti o andrebbero estinti…

Lezione numero 5: Evita le bojate da “Into the aiuola”. Siamo in Italia. Una striscia di terra che si allunga in un bidet di acqua salmastra. Se vedete il sole sorgere dal mare, avete tempo di fare pranzo con i parenti, un riposino e vederlo tramontare nuovamente in mare dalla parte opposta del paese… la wilderness lasciala a paesi con altre scale dimensionali. Qui, o fai i conti con i vicini, o hai imparato a mangiare sassi oppure migra (abbiamo una vasta cultura nazionale a riguardo).

Lezione numero 6: 10.000 metri quadri sono tanti. Inizia dal metro 1 e progredisci. Magari scopri che manco ti servono tutti.

Lezione numero 7: ReginaZabo un giorno aveva postato (non mi ricordo più dove. Ad un certo punto aveva più account di Steve Jobs🙂 …) una frase di Mr. Cissachicavoloera in cui si faceva notare come la nostra costituzione (“Una delle migliori al mondo, se non la migliore” cit. da qualcun’altro sopra i 70 anni) sia praticamente l’unica che si apre dichiarando che “la repubblica Italiana è fondata sul lavoro”. Chiunque altro al mondo fonda – regimi totalitari a parte – in maniera meno ipocrita le proprie basi in cose un po’ più interessanti come il benessere, la felicità, la possibilità espressiva…
Ricordatelo.


21 Responses to “Dis-appunti di progettazione”


  1. novembre 3, 2010 alle 9:53 am

    Se la foto corrisponde al territorio (almeno quella…), potresti fare un bell’allevamento di anguille.🙂

    • novembre 3, 2010 alle 2:27 pm

      Hai visto che carino? Quello è uno dei, fortunatamente pochi, punti in cui la falda affiora di tanto in tanto quando piove molto… questo dimostra come io non sia in grado di abitare zone asciutte🙂

      • 3 medo
        novembre 3, 2010 alle 6:21 pm

        Siete in tempo per “palafittare” il progetto? Vi trovo un fornitore di pali di larice in Savoia se mai vi servisse…

      • novembre 3, 2010 alle 9:29 pm

        Noemi sta già palafittando il progetto (il che mi fa venire in mente che alla fine non vi abbiamo fatto vedere le modifiche l’altro giorno…) ti fischio quando saremo in prossimità degli ordini per il cantiere🙂
        Oh! Il castello è spettacolare! Facce sapè!

  2. novembre 3, 2010 alle 2:56 pm

    Puoi sempre mettere a punto l’arte del ribaltamento del problema e fare la prima coltivazione intensiva di castagna d’acqua d’Italia (Trapa natans). Non scerzo, poi la potresti vedere ai negozi per extracomunitari ed è pure una specie a rischio scomparsa…

  3. 6 mafalda
    novembre 3, 2010 alle 3:13 pm

    si dai le castagne d’acqua che mi servono per gli involtini primavera :)! finalmente avrei modo di togliere un po di soldi ai cinesi … non che li faccia spesso.
    anche l’apios tuberosa dovrebbe crescere bene…. che dice Meristemi?
    lo sai che ho la fissa di questa pianta fino al punto che mi deciderò a comprare i famosi tre bulbi (rizomi) a 12 euro….. mannaggia :(!
    l’unico posto dove sono entrambe è un parco protetto dalle parti di verbania…. zitt zitt zitt
    stile cattivik di bonvi
    bacioni

  4. novembre 3, 2010 alle 5:21 pm

    (io faccio schiattare anche i Sempervivum, tenetelo bene a mente).

  5. novembre 3, 2010 alle 9:24 pm

    Confesso… vi ho un po’ fregati… la pozza è presa con il macro… sarà larga si e no 70cm.
    Sulla castagna d’acqua ci avevo comunque già pensato, devo solo organizzare la sopravvivenza invernale (pare che non ami molto il freddo) ed il recupero del materiale di propagazione.
    Ma tutto ciò verrà fatto una volta stabiliti in quel dell’eporediese, così come il ripescaggio dei cintatti con i ficologi🙂
    L’apios tuberosa è, emotivamente, la pianta di Thoreau ma mi spingerei fin un po’ più in là… c’ho sempre sta fissa delle perenni andine…

    Meristemi fa schiattare il sempervivum per poi scomporne i composti molecolari🙂

    • 9 medo
      novembre 3, 2010 alle 10:10 pm

      oh le perenni andine… ma perchè non organizziamo una vacanza tipo del dopolavoro ferrovieri a Quito e ci sbafiamo quintali di pomodori selvaggi selvaticiiii

  6. novembre 3, 2010 alle 9:24 pm

    E qualche pianta di loto no? Crescono perfino a Pechino… dove, notoriamente, d’inverno, fa un freddo becco!

  7. novembre 3, 2010 alle 9:49 pm

    …beh, devo dire che si sentiva la tua mancanza!!
    credo che per fare un progetto permaculturale in una palude ci vuole qualcosa di più che saper mangiar sassi😉

  8. 13 lalica
    novembre 3, 2010 alle 11:24 pm

    so che non sentivate la mia mancanza e ora vi ricordo perchè… (sempre a brontolare, io…)🙂
    ricordavo le castagne d’acqua come una piaga biblica per l’america e là la situazione è ancora questa mi par di capire…
    un altro dei danni dell’uomo:
    The water chestnut was first introduced to North America in the 1870s, where it is known to have been grown in a botanical garden at Harvard University in 1877. The plant had escaped
    cultivation and was found growing in the Charles River by 1879.

    là la combattono a spron battuto perchè si riproduce troppo e troppo in fretta, se non ricordo male causa asfissia negli specchi d’acqua e soppianta le specie locali. From 1982 through 2001, the states of New York and Vermont spent more than $4.3 million on Trapa control measures on Lake Champlain.
    http://www.waterchestnut.org/

    sarà la stessa pianta?

    anche la pistia non scherza! http://www.invasiveplants.net/monitor/5Waterlettuce.aspx

    e si che quando avevo i pesciotti pagavo (e nemmeno poco) per avere queste piante grandi mangiatrici di nitrati dall’acqua

    • novembre 4, 2010 alle 1:27 am

      E siamo sempre lì.
      Che poi lì vuol dire a Theodoropulos http://dtheo.com/
      Lo stesso Kudzu (panico e terrore negli States e gran dispendio di risorse economiche in diserbanti per eliminarlo) poveretto… sarebbe commestibile e fa sempre lo stesso lavoro che fanno tutte le piantacce cattive che abbiamo spostato di qui o di là… riportare il terreno ad uno stato di naturalità a scapito del bel giardinetto ad ortensie che noi avremmo voluto.
      Se una specie alloctona subentra alle specie autoctone… probabilmente è perchè gli equilibri erano già sfasati a priori (una roba un po’ alla Darwin) e, probabilmente a causa del nostro operato. Da cui ne consegue che: prima s’ha da sistemare i casini fatti e poi agire con criterio.
      In ogni caso: nessuna pianta alloctona o aliena che dir si voglia ha mai fatto tutti i danni che hanno fatto il mais o la soja che non erano esattamente nella pletora delle piante tipiche della bassa padana. Solo che loro rientrano nei benefit finanziari del mercato cosa che le salva dall’odio vituperino verso le “invasive aliene” anzi… spesso le fa anche registrare come “presidi tipici”. Il mais. Presidio tipico…
      Tra 100 anni magari lo diventa anche il fottuto gamberone della Luisiana!🙂
      Felici che tu sia tornata… le discussioni languivano un po’😀😀😀

    • 15 medo
      novembre 4, 2010 alle 9:40 am

      Da mantovano, non posso esimermi dal parlare della castagna d’acqua. Che da noi si chiama “trigol” (plurale: trigoi), con l’accento sulla I. La trapa natans è un po’ come il topinambur nel mantovano, nel senso che nonostante la standardizzazione degli usi e costumi locali ed il proliferare di supermercati con prodotti di ogni tipo e ogni dove, beh la confezione di trigoi o di topinambur la trovi sempre anche all’Ipercoop! I mantovani hanno troppo sofferto la fame (provocata dagli occupanti e dai regnanti post-gonzaga: spagnoli, austriaci, francesi e per ultimi sti cazzo di italiani, etc) per non ricordarsi che la loro salvezza è nei fossi e nel lago. Il risotto coi trigoi (di riso vialone nano locale, sovente con aggiunta di “pesciolino” di fosso ed una tagliuzzata di aglio ursino), è la più grossa goduria che uno possa buttarsi nella pancia, accompagnata dallo sgrassante lambrusco del “delta” di terreno tra Mincio e Po.

      Certo, poi i laghi di Mantova sono ormai i più inquinati d’Italia, grazie a sversamenti decennali della cartiera locale, della raffineria e del polo chimico (ma basta pescare e raccogliere a monte, dai!): le emissioni di diossine, furani, PCB, benzene, xilene e mercurio sono tutte a livelli fuori norma, con lievi miglioramenti nell’ultimo decennio ma l’aumento di sarcomi e leucemie è anche lui costante (anni dopo, tutto viene a galla!).
      Ma questo è un altro problema analizzato da vari umani alla voce “homo homini lupus” oppure anche “la morte si sconta vivendo”… Va beh oh, è andata cosi’. (Sarà anche per questo che io Mantova l’ho lasciata anni fa?)

      Baci e abbracci a tutti e tutte.

      • 16 Davide
        novembre 4, 2010 alle 11:33 pm

        Volevo ricordare anch’io i trigoi nei nostri laghi e sorpresa scopro che siamo conterranei, sono onorato!
        Ora che nel mantovano vogliono costruire pure la centrale nucleare vorrei emigrare anch’io, invidio le tue esperienze extra mantovane e le tue conoscenze captate tra un intervento e l’altro.. Io cercherò per ora di costruire qui un po’ di perma-agri-ecologia, roba da mosche bianche per il mantovano…

  9. 17 medo
    novembre 4, 2010 alle 10:03 am

    Sempre a riguardo della pioggia e di cosa ci accade quando decide di piovere di piu o di meno, quando molta più parte del Sahara era molto più verde e lo abitavano i nostri mega-super-nonni, tipo 6000 anni fa (neolitico subpluviale), questi qua insomma pare vivessero attorno ai fiumi temporanei sahariani, che si mangiassero in prevalenza ippopotami e coccodrilli arrosto, infine incredibilmente si erano ammaestrati le giraffe chissà per quale motivo… Non per far formaggi, perchè come il cavallo è un latte che non costruisce nulla, ma forse come esperimento di mezzo di trasporto e per averne latte di facile mungitura?
    Insomma, guardate qui , questa bellissima giraffa in magnifico altorilievo ha una sorta di guinzaglio : http://cache.boston.com/universal/site_graphics/blogs/bigpicture/sahara_12_08/11_101Z.jpg
    Qui le altre foto stupende del sito archeologico del Niger : http://www.boston.com/bigpicture/2008/12/green_sahara.html

  10. novembre 4, 2010 alle 8:31 pm

    Qui da me acqua poca, quindi per i famosi trigoi niente da fare.
    Però da anni mi trascino appresso semi di loto di Borobudur e con sta discussione mi avete fatto venire voglia di piantarli(anche se pare sia un macello farli germogliare). Anche perché non sono male da un punto di vista nutrizionale… e del cuore. Medo, sono o non sono belli i fiori di loto nei laghi mantovani?
    Immagino conosciate la trita storia buddista sul loto. Ma a me piace ancora.

  11. novembre 5, 2010 alle 7:36 am

    Anatre, Oche e Maiali: pollaio sinergico!


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