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Nov
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Andiamo a prendereli da piccoli!

Avete presente le streghe del Macbeth?
Ma si, dai. Quelle tre che stanno nella brughiera a far non si sa cosa ma sicuramente hanno messo la maglia di lana.
Quelle che ti profetizzano cose arcane che tanto tu o non capisci o male interpreti.
Ma si dai.
Ecco. Loro sono come le streghe di Macbeth se le streghe di Macbeth indossassero fuseaux salsiccioformi dalle fantasie improbabili.
Si annunciano con lo strombazzare furente di un cagnetto bianco e marrone privo del concetto di territorialità.
Nulla che non gli si possa insegnare facendogli la pipì in testa. Non necessariamente solo al cane.

Sono nel campo a Lessolo. Quattro giorni di pioggia hanno reso il terreno della stessa consistenza della plastilina dopo che l’hai pasticciata per mezza giornata vicino al caminetto.
Tecnicamente: un terreno assolutamente non in tempra.
Devo comunque mettere a dimora le 250 piantine recuperate dalla forestale per le siepi e, tutto sommato, il prato drena a sufficienza.

In una scheggia di sole tra una nuvola e l’altra, loro compaiono dal fondo del campo. (Questo è il bello di avere un campo in “quasi piano” molto lungo: vedi chi arriva con un buon anticipo)
La prima mi apostrofa con un volume di voce che deve, necessariamente, superare il latrare del cagnetto. “Ma cos’è che fate qui?
Per una volta rispondo in maniera adeguata. Spiego che ci stiamo trasferendo e che in attesa dei lavori sulla casa sto preparando il campo per le coltivazioni, l’orto…
Ah. Vabbè! Ma ci sono persone apposta per fare queste cose…
Il preparatore di campi era una professione che mi ero perso. Devo dire che dal “chi è che hai sepolto lì” riferito all’orto di quattro anni fa c’è stato comunque un certo sviluppo.
Spiego che ci stiamo informando il più possibile per poter operare nella maniera migliore possibile.
Le tre sembrano soddisfatte e si scambiano occhiate di complice assenso. Una, abbozza anche un link con un suo parente che… Mi raccontano che quel posto era noto come cascina “Serra”. Essendo più o meno la dodicesima nomenclatura appioppata a quel posto, inizio a pensare di aver acquistato un’ex-multiproprietà. Si dilungano in descrizioni amene della vita rurale che si dipanava in quel luogo inserendolo d’ufficio nella melensa routine agreste del nord Italia degli ultimi 80 anni e mi salutano con il migliore degli auguri. “Ah, è sempre stato uno dei migliori prati della zona. Anni fa, una ragazza che abitava qui ha affogato il figlioletto nel pozzo… o era la figlioletta?
La casa è disabitata da prima che loro nascessero.

Avete presente le streghe di Macbeth?
Insopportabili stronze.

Sto facendo nuovamente delle cose catalogabili come strane.
Sto anche raccogliendo il materiale per cercare di raccontarlo in maniera quasi adeguata.
Nel frattempo mi ripasso Odum e compagnia bella nella speranza di sopravvivere alla lezione con le 4° e 5° dell’Istituto Tecnico di Agraria di Biella martedì prossimo.
Io, l’amico G. ed Enzo siamo stati invitati a parlare di Agricoltura Sinergica e compagnia bella ma, già che ci siamo, segretamente complottiamo per alzare un pelo il tiro ampliando l’introduzione.
Bisogna prenderli da piccoli. Sennò ti diventano vecchi.


23 Responses to “Andiamo a prendereli da piccoli!”


  1. novembre 19, 2010 alle 9:27 pm

    …quarta e quinta?? …sono gia un po’ vecchi!!

    che tipo di piante ti ha dato la forestale? è una siepe anti vento?

    P.S. in tutti i pozzi ci sono dei figlioletti🙂

  2. novembre 20, 2010 alle 12:45 am

    Vabbè… e che alle elemantari preferisco non entrarci io… poi mi fanno oggetto di atti di bullismo🙂
    Oh, non ho preso un granchè anche perchè so già che non ce la farò a mettere giù tutto…
    In ogni caso, si, ho preso prevalentemente roba da siepi: ginestra dei carbonai (fissa l’azoto, grande struttura radicale, i rami si possono utilizzare per scope di saggina ecc… ed i semi sono un’ottima integrazione per il bestiame) e olivello spinoso (anche questa fissa l’azoto, buon apparato radicale, bacche edibili per marmellate ed abbondante biomassa)… poi o preso qualche prugnolo, qualche corniolo, dei ciliegi a grappoli (tutte da biomassa, radici e bacche dibili), dei salici per il canale che passa al confine… ah! e un paio di tigli… un po’ per le api, un po’ per le tisane, un po’ per avere delle insalate alte 15 metri😉

    • 3 medo
      novembre 20, 2010 alle 8:07 am

      Poi una fila di aglio tutto attorno alla casa per tener lontane le streghe, no?

    • 4 diana
      novembre 20, 2010 alle 9:27 am

      Anch’io ho preso qualcosa per il mio futuro bosco “non di pioppi ma in linea” e relative siepi
      le uniche piantine non micro sono gli olivelli spinosi (anch’io, anch’io) e i cornioli(anch’io, anch’io), mentre le querce fanno tenerezza e i sambuchi un po’ pieta’.
      la mia scena con i vicini avverra’ la prossima settimana perche’ sono ancora in attesa che la delegazione diplomatica stabilisca il confine con il super-vicino che nessuno vorrebbe avere : cafone, supponente, aggressivo, ignorante, vigliacco di fondo, perche’ se la prende con i piu’ deboli, ……

      vedo che i generatori di leggende metropolitane in realta’ non vivono nella metropoli ma in campagna, ma forse le streghe sono davvero streghe e la storia dell’annegamento e’ davvero avvenuta, magari nel 1354

      se vuoi organizziamo una sessione finto-professionale, veniamo da te (tutti quelli che possono) con livelle, bussole, astrolabi, blocchi di carta su supporti con le clips, cappelli di feltro e stivali di gomma e tutti, rigorosamente,con un Burberry, anche tarocco o meglio obbligatoriamente tarocco.
      ci aggiriamo discutendo con aria seria, prendiamo campioni di terreno che sciogliamo in provette di vetro e di cui testiamo il pH con le striscette colorate
      e quando le streghe compariranno all’orizzonte, dirai loro tutto sorridente che hai accolto il loro consiglio e hai cercato “persone ancora piu’ apposta” per studiare e pianificare quelle cose li’

      cosi’ ti crei in 5 minuti una leggenda secolare in tutto il basso canavese

      • 5 medo
        novembre 20, 2010 alle 3:13 pm

        ahahahahaha ci sarebbe da piangere per il fondo di verità insito in questi temi legati al “vicino” ma mi hai fatto troppo ridere

  3. 6 lalica
    novembre 20, 2010 alle 11:30 am

    Sono qui che ascolto abbaiare noiosamente (e continuatamente) uno dei miei cani pensando che tutto sommato è fortunata (siamo fortunate) se ancora i vicini non le hanno lanciato una polpetta avvelenata!
    Rimpiango di aver scelto una casa troppo vicina ai…. vicini…
    Insomma, vi invidio un pò…

    Ps ma perchè parli di insalate alte 15 metri ? dimmi che si mangiano anche le foglie dei tigli!

    • 7 medo
      novembre 20, 2010 alle 3:15 pm

      pensa che sei fortunata che già non ci sia io come tuo vicino, perchè considero il cane come un condensato patetico della peggiore versione dell’uomo ed in piu ne ho un terrore atavico ereditato da una madre ansiosissima

      sto guarendo, ma lo stock di polpette avvelenate, quando abitero’ in campagna, sarà sempre presente nel mio freezer

    • novembre 22, 2010 alle 8:25 pm

      Si. Le foglie giovani del tiglio si possono mangiare in insalata… non un’insalata eccezzionale… un po’ al livello dei lattugoni iceberg…
      Con buona pace delle lumache!!🙂

      • 10 lalica
        novembre 22, 2010 alle 11:59 pm

        assaggero!
        non fosse altro che per farla in barba alle lumache!
        inutile dire che ho ricominciato a pensarci…………………. ma troverò un sistema che sia possibile per me? niente anatre varie per via dei cani indomabili e del marito ancor + indomabile che mi proibisce anche le quaglie! (shhh finisce che ha ragione lui, dopo qualche anno mi scoccio e non le guardo +)
        birra troppo cara.
        il lancia fiamme l’ho abbandonato (solo l’idea spaventa mia suocera hihihihi)
        il rame costa caro ed è difficile da reperire (a meno di non fare un contratto con uno dei tanti ladri di grondaie, ma non se ne parla perchè ho visto i danni prodotti dal loro passaggio su certi edifici storici)
        la raccolta e bollitura è improponibile perchè ci ho già provato con pazienza e caparbietà l’altro anno e alla fine hanno vinto loro.

        non so proprio cosa mi resta da provare…
        una polverina rossa come quella che fece fuori i visitors nel famoso telefilm?

        resta la lumachina ma qualcuno qui in paese dice che non serve nemmeno quella, forse lo zolfo, ma che faccio? cospargo l’orto di suflu?

  4. 11 medo
    novembre 20, 2010 alle 3:19 pm

    Nicola: sulle ginestre io ti vorrei ricordare che basta una disattenzione di un paio di stagioni e te li ritrovi ovunque e a tirarli via, ai voglia a fare del burn and slash!
    Dalle parti del Massiccio Centrale, le aree rurali più sperdute, tutte devastate da secoli di pecore e pecore, sono una unica inestricabile distesa di ginestre. Ogni tanto si vedono nubi nere; è l’Ufficio Nazionale delle Foreste che aiutato da un paio di contadini ha riversato un paio di autobotti di kerosene sulle suddette ginestre per rimettere il tutto in pascolo (ovviamente non immediatamente biologico)…
    Confina strettamente le ginestre con altre essenze o proprio facci un cerchio di sale attorno. In ogni caso hai già deciso come sarà il paesaggio di Lessolo dopo la tua morte! Ahahah.. Tutti inginestrati!

    • 12 barbara m.
      novembre 21, 2010 alle 10:52 pm

      tutto vero. per questo la ginestra eviterei di metterla in condizioni ideali di sviluppo, ma la fare patire un po’ o persino un bel po’.

      per dire. mio padre con terreno collinare in mezz’ombra ha provato per anni a piantarne una invano, tutte stecchite. a me in pianura sabbiosa pieno sole in pochi mesi da una piantina minuscola tirata via in campagna alla ‘come viene viene’ è venuto su un mostro enorme impossibile da domare per grandezza della pianta e numero di semi prodotti, tant’è che dopo un anno o poco più ne ho avuto abbastanza e l’ho levata, non ti dico la fatica, aveva radici giganti.

      un’altra pianta magnifica da siepe naturale sono i corbezzoli, non so se crescono lì però.

      • novembre 22, 2010 alle 8:23 pm

        Ragazzi. Quando la finiamo di concentrarci sul singolo elemento e pensiamo alla fotografia globale? Perchè dopo le pecore ci sono le ginestre? Perchè sono piante pioniere, prosperano su terreni impoveriti come avanguardia per piante ad alto fusto e da chioma, quando queste subentrano… la ginestra collassa. Ora.
        Fermo restando che magari verrò posseduto dalle ginestre che sfratteranno me, i miei discendenti e le otto generazioni seguenti.
        Fermo restando che le mie ginestre conquisteranno tutto il canavese scalzando, si spera, la Torino-Aosta.
        Le ginestre le ho scelte tra una ristretta gamma di piante messe a disposizione dalla forestale (che si può fare anche dei bei progetti ma poi ci vogliono i soldi e qui era tutto gratis)perchè le più indicate all’interno di un progetto più ampio in cui devo ridurre le mie necessità di input esterno di azoto (concimi) sul lungo periodo, produrre biomassa (che in una buona progettazione, prima di pensare alla patata viola della val trombazza superiore, uno dovrebbe impostare la coltivazione di biomasse per sostenere la maledetta patata…), cibo per gli animali (che per ora sono poco più di una decina di galline ma aspettate a vedere…), protezione dagli agenti atmosferici per coltivazioni più delicate, una robusta rete di radici che mi networkizzi il suolo scavando ad almeno 80cm di profondità (neanche tanto) punto in cui finisce l’argilla impermeabile ed inizia il sedime fluviale…
        E poi non mi ricordo più… c’erano almeno altre 5 o sei ragioni🙂
        Mi ci avete costretto ad essere noioso!!😉
        Theodoropulos regna!!😀

        Nella prossima puntata: ailanto mon amour, l’allevamento amicale del gamberone della Luisiana, la nutria: mia sorella, kudzu ovvero come vendere l’anima al verde (di un’unica sfumatura)🙂🙂🙂

    • novembre 23, 2010 alle 5:13 pm

      hai ragione Nicola, non scordiamoci la big picture🙂
      e come cibo per biotrituratori cmq le ginestre mi suonano mooooooolto bene

      ora mi hai fatto incuriosire sull’olivello spinoso, anzi leggendo un po’ in giro su tutte le sue proprietà curative etc. mi è proprio venuta voglia di piantarne uno (o più, mi sa che ci vogliono maschi e femmine per l’impollinazione)

  5. 15 medo
    novembre 20, 2010 alle 7:29 pm

    @harlock

    “…spero che scherzi!!”
    Mi hai scoperto. Non potrei mai ammazzare un cane, ma tre cani ci hanno provato ad ammazzare me quando ero piccino. O anche se non volevano farlo, recitavano benissimo!
    No agli avvelenatori di cani, ma no anche ai cani dai.

    • novembre 22, 2010 alle 7:57 pm

      Confermo. Medo passa spesso a trovarci e ora, qui, ci sono 4 cani di taglia medio-grossa.
      In nessun passaggio di Medo abbiamo potuto riscontrare malesseri vari nella tribù canina… un po’ di più in Medo stesso🙂🙂
      Il fatto che sia in grado di superare questa sua fobia per venirci a trovare mi rende sempre molto felice!

  6. 17 daniele
    novembre 20, 2010 alle 11:36 pm

    @ Nicola o Diana
    sono un lettore appassionato e silente di questo blog.
    Ma questa storia delle piantine prese dalla forestale mi interessa molto e mi fa uscire allo scoperto…
    Mi potete spiegare qualcosa di più?
    Cercando in rete ho trovato il Centro di Ricerca di PERI vicino a Verona che vende sementi e piantine forestali… le avete prese lì e trasportate in camion fino in piemonte?
    Oppure avete amici e parenti nella forestale???
    Chiedo lumi.
    grassie

    • novembre 22, 2010 alle 8:02 pm

      Ciao Daniele.
      Allora… dipende dalla regione in cui vivi.
      Qui in piemonte ci si può rivolgere al
      Settore Gestione Attività Strumentali per l’economia montana e le foreste
      C.so Stati Uniti 21 10128 Torino
      tel 011-4323462

      Se, invece, abiti in un’altra regione ti consiglio di contattare la forestale direttamente o l’assessorato all’ambiente e chiedere informazioni.

      Niente trasporti clandestini e tantomeno parentele forestali🙂

  7. 19 daniele
    novembre 22, 2010 alle 8:05 pm

    Grazie mille,
    io sto a Bologna (ancora per un mese) e ho la terra che mi aspetta sui colli Modenesi… mi informerò.
    saluti

  8. 20 federico carocci
    novembre 23, 2010 alle 12:15 pm

    bon!
    da noi (umbria) c’era un servizio forestale, poi il vivaio è diventato privato e le cose sono un pò cambiate..
    ma si trovano sempre le piantine di 2-3 anni forestali a 1 – 1,50 euro /cad.

  9. 21 diana
    novembre 23, 2010 alle 1:52 pm

    @ daniele – per completare la risposta di nicola : il servizio fa parte del dipartimento agricoltura e foreste della regione piemonte
    ci sono 3 o 4 vivai regionali che producono piantine da seme e le regalano, ovviamente su richiesta, ai privati a scopo di rimboschimento, consolidamento ripe o quello che ti pare, basta che non sia a scopo commerciale: io ad esempio ho dovuto giurare sulla testa dei miei figli (che non ho😉 che non le avrei rivendute nel vivaio
    la distribuzione avviene in due stagioni, primavera e autunno.
    il grande vantaggio e’ che le piantine sono gratis e molte di queste sono rigorosamente autoctone e certificate, ad esempio per alcune danno un passaporto verde per certificare che i semi sono stati raccolti nei parchi e nei boschi regionali
    lo svantaggio e’ che molte sono piu’ o meno grandi come un ditino o poco piu’ e quando parti da una quercia di 20cm ne devi avere di pazienza, oltre a proteggerla dai concorrenti animali o vegetali, cioe’ ogni essere vivente nel circondario, magari anche le lumache si devono chinare per mangiarsele

    devi provare a contattare il dipartimento equivalente della regione di arrivo e sapere se esiste un servizio analogo ma spero proprio di si

    @nicola – no, l’ailanto e il kudzu no, ti prego, proprio per avere una visione prospettica
    non bisogna salvaguardare a forza le specie autoctone destinate all’estinzione perche’ il clima e le condizioni cambiano, non bisogna accanirsi contro tutti gli immigrati (vegetali, animali e umani) ma andarsi a cercare rogne con l’ailanto vuol dire farsi del male
    ti prego, prova ad esmprimere l’esigenza funzionale e vedrai che troveremo insieme delle specie meno virulente (a meno che l’esigenza funzionale non sia quella dell’estinzione accelerata, stile Ebola)

    diana

    • 22 medo
      novembre 24, 2010 alle 1:23 am

      A Nicola non so cosa gli è preso quando l’ho toccato sulla ginestra! Adesso apro un dibattito. Anzi no. Dai un po’… Premetto che non parlo specificamente di Nicola ed il suo nuovo posto, ché per ammazzare un luogo del genere con tre piante di ginestra e con tutte le “buone” pratiche che hai in testa ce ne vuole!

      Ma la destrutturazione delle argille porta a morte irreversibile del suolo o no?
      Ginestra + gramigna + ambrosia (un trittico a caso, ma non il solo) sono certificazione di tale stato di morte o no?
      Ma qualcuno crede, o ha conoscenze che possano dimostrarlo, che tanto un giorno l’altro il suolo sempre ritorna come era “prima dell’uomo”?

      Se la teoria delle piante pioniere fosse vera o efficace, il Sahara, la Death Valley, il Gobi non esisterebbero perchè in ogni caso si sarebbero salvati micro-climi. Il fatto è che il “tempo” delle piante pioniere, dopo l’avvento dell’uomo, non ce la fa ad inserirsi nel processo.

      Se alla fine la spunterà l’entropia, perchè aiutarla piantando la quarta ginestra? L’età del ferro è servita solo a toglierci di mezzo per un po’ la gramigna, per fare un grande banchetto in onore di Joe Pesci, He-Man o Tor.

      Cioè: di cosa stiamo parlando? E perchè?
      Boh.


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