20
Nov
10

Radicami tutto!

Essere un geek appassionato di progettazione sostenibile ed ecologica crea dei momenti di forte imbarazzo in me ed alle persone che mi circondano.

Potete immaginare la faccia che possono aver fatto Noemi e i vari ospiti che animano casa nostra (fino al prossimo anno siamo 4 adulti e 4 bambini chiusi qui dentro) alla mia reazione dopo aver letto la mail di Marco che ho ricevuto cinque minuti fa.

FINALMENTE TERMINATO IL LAVORO DI TRADUZIONE DEL MANUALE TECNICO DI APPLICAZIONE DELLA TECNOLOGIA VETIVER.
GRAZIE A TUTTI COLORO CHE LO HANNO PAZIENTEMENTE ATTESO, CI SONO VOLUTI QUASI 2 ANNI.

MANUALE TECNICO DI APPLICAZIONE

INVITO TUTTI A DARNE LA MASSIMA DIFFUSIONE.
GRAZIE
MARCO FORTI


Marco Forti
Vetiver Sardegna

www.diariodellacoltivazione.blogspot.com
www.journalontheland.blogspot.com
www.vetiversardegna.it

Piccola nota amara a margine rispetto a questa mia riflessione: Com’è che i manuali veramente in grado di cambiare i Sistemi sono gratis mentre quelli sulla devoluzione e l’orticoltura s’hanno da pagare sempre?
Ops. Forse mi sono risposto da solo….

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15 Responses to “Radicami tutto!”


  1. novembre 20, 2010 alle 7:53 am

    Grazie a Marco Forti per questo nmanuale! L’economia del dono a volte segue il principio naturaleche “quello che dai, prima o poi ritorna”??

  2. 2 medo
    novembre 20, 2010 alle 8:14 am

    …L’adattabilità del Vetiver è piuttosto sbalorditiva. Ha un range di sopravvivenza climatico da consigliarla a quei malati psichici che vogliono colonizzare Marte. Almeno metterla nel progetto, certo assieme ad una nutrita schiera di muschi, licheni ed una miliardata di saccaromiceti.

  3. 3 Mascia
    novembre 23, 2010 alle 2:03 pm

    vetiver ………ah si il gruppo musicale folk californiano attivo dal 2004? scherzo!
    scarico e ringazio

  4. 4 giacomo
    novembre 30, 2010 alle 8:57 pm

    Dove si trovano i semi (o le piantine) del Vetiver?

    • 5 medo
      dicembre 1, 2010 alle 9:56 am

      (Se non ti va di pagare ed ordinare, come ho scritto nel commento sotto, in molte aiuole “pubbliche” si trovano vari tipi di vetiver, ti puoi prendere le tue piantine da solo, ma sappi che è un reato*. Ugualmente puoi andare dai servizi municipali di una città che ne usa e chiedere se hanno piantine da dare o esemplari moribondi da salvare.

      *Per quel che ancora significa la parola “reato” in Italia…)

  5. 7 medo
    dicembre 1, 2010 alle 9:52 am

    I semi… Beh, mi sa che non si trovano proprio! Non è una pianta che ama molto fiorire e propagarsi per seme. Coloro che vendono piante, le separano per divisione meccanica dall’apparato radicale della pianta principale, “la madre” diciamo.
    Su http://www.vetiversardegna.it trovi dettagli di costi e spedizione.

  6. dicembre 2, 2010 alle 11:15 pm

    No, effettivamente, come giustamente dice Medo, il vetiver non fa semi essendo un’ibrido sterile (il che diventa anche garanzia contra la possibile proliferazione infestante… vedi ailanto, robinia ecc… ecc…) E si propaga per divisione della corona.
    Io, visti anche i costi risibili, mi muoverei per contattare Marco al sito citato dal buon Medo anche perchè le parenti da “verde urbano” del vetiver tendono ad essere un po’ invasive (vedi erba della pampa o simili) e non hanno le stesse qualità del simpatico erbaccione il quale ha una resistenza incredibile alla siccità, all’annegamento, alle temperature alte, alle temperature basse ma… cede il passo se si trova in ombra (ottimo per i progetti di rimboschimento).
    Baci ed abbracci, torno a lavorare nei campi (non ora… domani mattina… stanchezza e sonno)

  7. dicembre 3, 2010 alle 6:49 pm

    nicola alla fine ha reso l’okra in mano alla tua persona di fiducia?

  8. dicembre 4, 2010 alle 11:50 am

    ciao, come vedete l’inserimento del Vetiver qua e la all’interno di un orto sinergico con lo scopo di asciugare un terreno molto pesante?

    • 12 medo
      dicembre 4, 2010 alle 6:16 pm

      “Pesante” in che senso? Hai fatto tutti i test fai-da-te e/o gratuiti sul tuo suolo per vedere se già è troppo sabbioso, colloso (argilloso),…?
      Magari tre o quattro sacchi di buona sabbia o perlite ti bastano, oppure una carriola di calce; soluzione più rapida che piantare qualcosa come cura.

      Parto dal presupposto che piantare qualcosa non è mai una cura. E’ evitare di piantare, ammendare e lasciar fare, che lo è. Il vetiver va bene per limitare zone già “capite”, dove si è scelto con attenzione cosa fare, va bene per essere terra di confine tra l’antropizzato e lo spontaneo, ma non lo mischierei per curare.

      Hai fatto l’erbario di quel che ti cresce spontaneamente per desumere in che tappa è il tuo suolo nel suo divenire (bosco -> coltivato -> incolto -> steppa -> deserto … o viceversa, etc.)?
      Non sarebbe male anche capire a che punto è l’ossidazione del ferro, anche li’ puoi mixare i dati di colore e collosità del suolo assieme alle spontanee che ci crescono e capire che fare…

    • dicembre 4, 2010 alle 6:25 pm

      Già fatto (se vai a spulciare un migliaio di post fa… ma puoi tranquillamente evitartelo)
      e funziona egregiamente, le radici sono in grado di scavare in abbondanza permettendo all’acqua di infiltrarsi nel suolo. Se poi le si inserisce in una progettazione più ampia si ottiene: drenaggio, conservazione dell’acqua negli strati più bassi del suolo, pompaggio delle frazioni minerali sotterranee per renderle disponobili a piante con apparati radicali più superficiali, ombra nei periodi estivi, biomassa per pacciamature, protezione dal vento, nicchia ambientale per microfauna (sia sotterranea sia superficiale) ecc… eccc… 😉
      Peccato che non sia commestibile (anche se alle mie galline piace)

    • 14 medo
      dicembre 4, 2010 alle 8:15 pm

      Digressione del 4.12.2010, h. 20,05. Paese europeo diverso dall’Italia.
      Cena ‘esotica’: pasta con olio e.v. di oliva, pepe nero macinato grosso e parmigiano reggiano 48 mesi.
      Temp. interna 14.5°C, esterna -9°C, sereno, brina; circa 15 cm di neve giacciono sulla Terra. Il vicino centro di ricerca sul design sociale festeggia con petardi la fine della biennale.
      Io leggo, ogni tanto scrivo. Eccone un risultato:

      [ Quando il tuo suolo è una prateria che tende a tornare bosco, è pronto per l’agricoltura. Dove va l’uomo se non è un ritorno? Da dove è venuto, dove va se non verso, tra e su gli alberi? Tutte le preposizioni ci legano al bosco, agli alberi. Di a da in con su per fra tra.
      #! AGRICOLTURA! #
      “Ager”, il campo: stessa radice di “ago”, faccio (sono?) io compio un’azione, vivo. Sono presente.

      “Cultura”, da colo… Colonizzare, coltivare, è una presa di possesso ma prima di tutto è figlio di “colo” e di KWEL. Kwel è radice di abitare. Radice, ancora il Regno Vegetale, l’albero il suo Re?
      Ma… Abitare è un non fare. E’ un soggiorno, una pausa di un quarto o mezza generazione prima di spostarsi e trovare altro, l’altra, l’altro, l’altrove, magari si resta due o tre generazioni ma è sempre l’altrove.
      Noi sull’altrove, sulle strade, ci siam sbagliati di certo ma abbiamo fondato una società fallace. Ma era il non fare l’obiettivo primo, di dove ritorna l’uomo. Che ritorna ai pisolini, con un occhio aperto, di a da in con su per fra tra gli alberi.

      COLO dunque è il contrario di AGO ?
      Quindi l’agricoltura è “fai non facendo”, “non fare facendo”?

      E’ una buona pista. Non significa non fare mai, ma…
      Conoscenze accumulate o meno…

      E’ sottile, ma prima di fare è sempre meglio non fare. Se si puo’, meglio sempre astenersi, anche con dieci ettari di incolto, e dieci figli, che ti guardano.

      “””Somebody […] asked me: “What do you do? How do you write, create?”
      You don’t, I told them.
      You don’t try.
      That’s very important: not to try, either for Cadillacs, creation or immortality.
      You wait, and if nothing happens, you wait some more.
      It’s like a bug, high on the wall. You wait for it to come to you. When it gets close enough you reach out, slap out and kill it. Or if you like its looks you make a pet out of it.”””
      Charles Bukowski ]

      • dicembre 5, 2010 alle 12:19 am

        Ma guarda… sto scrivendo un’interminabile post sulla lezione tenuta all’ITIS di Agraria a Biella… più o meno siamo sulla stessa linea solo che io tendo al Groucho più che al kantiano (e scusa per il kantiano un po’ fuoriluogo…)
        Ah! E di a Camille di tornare a casa che c’hanno rotto con sti petardi! Li si sente fin qui oltre frontiera! 🙂
        Non so perchè ma a Rondissone stanno facendo i fuochi d’artificio…. manco il ponte sulla TAV fosse un prodigio del design moderno…


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