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De rerum rustica (Catone in LSD compreso nel prezzo) – Puntata n°1

Quello che segue è più o meno il resoconto di ciò che un manipolo di ormonali futuri periti agrari ha dovuto subire in quel di Biella.

Immaginate la scena. Aula Magna (nulla di pomposo a parte il nome)

Enzo ha appena finito la sua parte sulla sostenibilità ed il nostro rapporto con la produzione alimentare.

In attesa che l’amico G parta con la descrizione “tecnica” dell’Agricoltura Sinergica io mi intrometto con l’otto-volante del pindarismo agro-eco-nomos-logico.

Che poi, in definitiva, dopo che ti ho fatto vedere cosa ha creato il nostro sistema alimentare e prima di descriverti una soluzione possibile cosa diamine vuoi aggiungere?

La prendo alla larga. Il presupposto di prenderla alla larga è che prima o poi si verrà condotti da qualche parte. Ce l’ha insegnato Cappuccetto Rosso. Io, di per mio ce la metto tutta per fare il Lupo (spelacchiato, raffreddato, cisposo ma pur sempre un po’ lupesco).


La Mesopotamia del 7000 a.C. È un punto abbastanza alla larga secondo alcune teorie un po’ semplicistiche ma generalmente accettate.

Una versione molto pelosa e con un notevole prognatismo di Marta Stewart inizia a lanciare dei semi fuori dal rifugio che condivide con Urgh, ottimo esemplare maschio da riproduzione. Tant’è che nella grotta si rotolano 7-8 marmocchi.

Urgh e la sua famiglia hanno smesso di vagare in giro alla ricerca “casuale” di cibo scegliendo la moderna vita stanziale del neolitico (vedi volantino illustrativo). Questo ha comportato alcuni problemi (vedi la sproporzionata quantità di marmocchi).

Comics di David Steinlicht

La nostra Marta Stewart, dovendo sfamare la progenie inventa una cosa di cui, secondo Jared Diamond, Bill Mollison, Fukuoka ed altri si poteva tranquillamente fare a meno: l’agricoltura.

La necessità della nostra pelosa nonna è quello di ottenere energia immediata nel minor tempo possibile. La scelta cade su sementi annuali (più facilmente riproducibili, ibridabili, selezionabili e, soprattutto, pronte da mangiarsi!)

Ok. Lo ammetto… seppur io condivida alcune teorie della Gimbutas non ne condivido il sesso il che mi rende un po’ meno legato alle questioni “politiche” di genere sessuale… ma giuro che se si vuole andare a bruciare i wonderbra in piazza mi unisco volentieri se non altro perché dopo quasi 30 anni di famiglia strettamente ginocentrica mi viene più facile che andare a bruciare i sospensori…

Ma torniamo a Marta.

L’agricoltura nasce, quindi, come produzione energetica “veloce” attraverso l’uso di piante annuali. E fin qui tutto bene, con buona pace di quell’essere inutile di Urgh che colleziona lividi ed abrasioni cercando di stabilire il sesso delle capre di montagna che ha appena finito di recintare. La caccia è ormai una scusa per mollare a casa la famiglia ed andare a scovazzare con gli amici nei villaggi vicini.

E, mentre l’inutile maschio, s’aggira creando i presupposti per un disastro demografico, la Marta inizia ad impostare le solide basi per un’agricoltura insostenibile, irrazionale e controproducente:

il diserbo, la lavorazione del suolo, le concimazioni e l’irrigazione.

Forse sperava così di eliminare i problemi causati da Urgh.

Una roba un po’ alla “muoia Sansone con tutti i filistei ma soprattutto quel pirla del padre dei miei figli” con buona pace del senso materno e della protezione della specie… pim pum pam. Uno di quegli svarioni alla Vicki di “Io, Robots” (nella versione di Alex Proyas… sigh…).

No. aspettate. Non vi perdete.

A cavallo della Seconda Guerra Mondiale il buon Dr. Lowdermilk (tenete a mente: Americano… sembra una bojata ma poi…) parte per un giro del mondo dell’agricoltura per studiare cosa ha portato al collasso produttivo le varie colture e società (un Jared Diamond senza i germi e le pistole molto prima di Jared stesso) e provate ad indovinare cosa ne deduce?

Che il diserbo, la lavorazione del suolo, le concimazioni, l’irrigazione e la pastorizia (volevate mica che Urgh si limitasse alla sovrappopolazione) sono state le principali cause del fallimento della produzione energetica e, conseguentemente, delle società che quest’energia supportava.

Si perchè, per ora, quando si parla di agricoltura si parla di ENERGIA (cibo, legna, materiali da costruzione, vestiario… arriva tutto da li. Ma soprattutto: cibo. Che senza poter mangiare, col cavolo che i tecnici sulle piattaforme petrolifere estraggono il prezioso greggio…)

Ma intanto, noi siamo in una valle fertile, tra due enormi fiumi, il Tigri e l’Eufrate.

Qui, nasce l’agricoltura. Sempre secondo le solite teorie un po’ semplicistiche ma universalmente accettate (d’ora in poi sintetizzato con S.T.S.)

A dimostrazione delle analisi di Lowdermilk, qui dove siamo, ora ci sono 6000 contractors del governo americano (cifre sparate a caso) ed una serie di imbarazza nti questioni geopolitiche nel bel mezzo di una distesa di sabbia farcita di cadaveri di dinosauri. Fine del terreno fertile.

Ci sarebbe da soffermarsi sul fatto che in ogni caso le prime forme di energia si sono mosse da li: agricoltura prima, petrolio poi… ma sono già sufficientemente confuso così.

La particolarità è che la stessa cosa è successa ai terreni che vennero dedicati all’ approvvigionamento dell’Impero Romano e ad intere aree intorno al fiume giallo in Cina…

Tutte zone in cui con l’espandersi delle richieste energetiche della popolazione si provvedeva a disboscare e arare zone collinari, o dove si creavano grandi e complesse opere irrigue che o collassavano sotto il peso di una manutenzione improbabile o, alla lunga, sedimentavano sali attraverso l’evaporazione in un terreno che, se trattato diversamente, sarebbe potuto essere altamente produttivo.

Quindi, possiamo tranquillamente dare per scontato che:

l’agricoltura nasce come produzione di energia

l’agricoltura tende a creare problematiche che ledono l’agricoltura stessa

I discendenti di Urgh e Marta se ne rendono conto e spendono sempre più energie per tenere in piedi il sistema. Anche perché i figli sono sempre di più e le richieste sempre in aumento.

Tant’è che i fenomeni di carestia e le guerre per le risorse sono all’ordine del giorno.

Anche se bisogna dire che era comunque un bel l’andare… all’inizio dell’inverno si costruisce un grande cavallo di legno, lo si porta davanti al villaggio nemico, ci si scazzotta per tutto l’inverno con grandi gesta di eroismo ed atti di inconsulta vitalità machista, si scrivono un paio di capolavori che possano rimanere negli annali della cultura mondiale e si torna a casa in tempo per la nuova annata agraria. Niente a che vedere con le guerre moderne.

Ad ogni carestia, essendo noi animaletti dotati di una peculiare capacità di inventiva, (peculiare perché non sempre abbinata ad una sana capacità di preveggenza) si trovava una soluzione.

Carestia. I Sumeri inventano la canalizzazione irrigua (con conseguente salinizzazione della Mesopotamia)

Carestia. Gli egiziani inventano l’aratro a buoi (con conseguente maciullamento della struttura del suolo soprattutto se applicato a terreni minimamente in pendenza)

Carestia. Jethro Tull inventa la meccanizzazione delle seminatrici (con conseguente ipersfruttamento del suolo)

Carestia. VonLiebig teorizza l’agricoltura chimica (che manco ci pensava lui ma la Bayer ringrazia)

Carestia. Norman Borlaug si becca il nobel per la pace con il grano con cui conduce la sua Green Revolution (impoverimento della biodiversità, aumento delle meccanizzazioni, irrigazioni, concimazioni chimiche e diserbi… ma che bello…)

In mezzo a tutto questo inseguirsi di carestie e soluzioni si inserisce l’unica vera rivoluzione che abbia mai stravolto la faccia del pianeta (dopo l’invenzione dell’agricoltura): la rivoluzione industriale.

 

Mi spiace… vi toccheranno altre simpatiche puntate…



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29 Responses to “De rerum rustica (Catone in LSD compreso nel prezzo) – Puntata n°1”


  1. 1 Federico Carocci
    dicembre 9, 2010 alle 10:00 pm

    bello e interessante.
    Sai Nicola, io ti voglio bene…ma per leggere il carattere minuscolo del post, ho perso 2 diottrie (e già porto gli occhiali, quindi mi rimane poco!!!)
    il prossimo a lettere normali…ti prego! fallo per mia figlia! 😀

  2. 4 diana
    dicembre 10, 2010 alle 8:47 am

    mi immagino gli sguardi basiti/esterrefatti/confusi/divertiti (e queste sono le reazioni positive) e quelli scioccati/irritati/annoiati (e queste sono le reazioni negative)

    spero che tu abbia chiesto a Enzo di immortalare qualche scena della platea, in modo da segnalare agli educatori opportune azioni di sostegno o reindirizzamento ad attivita’ lavorative piu’ proficue e socialmente utili, come ad esempio un impiego presso una municipalizzata di raccolta rifiuti differenziati di quelli a cui appartenevano gli sguardi della seconda categoria

    tornando a bomba: e’ evidente che il pianeta e tutti i suoi abitanti stavano immensamente meglio quando noi sgattavamo nella foresta mangiando mele, manghi, banane, carote selvatiche e un occasionale vermotto ben pasciuto e anche la tua amica Marta, preoccupata a raccogliere tutto questo ben di dio riusciva pure ad avere un po’ di respiro da Urgh e scodellargli meno marmocchi (oppure li perdeva per strada o offriva al suddetto una bella macedonia di bacche di sambuco e fiorellini di digitale)
    l’unico problema adesso e’ stimare quando danno faremo ancora prima di estinguerci

    OT : ho dei bei barattoloni per alimenti, quasi tutti gia’ lavati

    • 5 Federico Carocci
      dicembre 10, 2010 alle 9:02 am

      “l’unico problema adesso e’ stimare quando danno faremo ancora prima di estinguerci”

      pensi sia il vero problema?

    • 6 medo
      dicembre 10, 2010 alle 2:37 pm

      Quoto totalmente il terzo paragrafo di Diana! Una donna che ha ragione, eh si’… “Urgh” cosa ne penserebbe?

      Stimare quanto danno faremo prima di estinguerci?
      Posso gettarmi in una digressione? Dai.

      Senza quantificazione numerica, direi il massimo che ci sarà possibile. In termini di deforestazioni, inquinamenti, etc., il pool di studiosi del “Club di Roma” stimo’ quarant’anni fa un picco di “disastri” attorno al 2040. Cioè pre-dissero che il massimo di consumo terrestre e il conseguente collasso di disponibilità alimentare, salute pro-capite, pace sulla terra, etc fossero tra il 2010 ed il 2040. Richard Duncan ci indica gli anni tra 208 e 2012 come quelli della “caduta energetica pro-capite” mondiale, e ci siamo; con un picco di castastrofi imprevedibili tra il 2012 ed il 2028, con collasso della scietà industriale pressochè totale ed un leggero rinascere di una società rurale, pacifica ed organizzata solo attorno al 2060 (con alle spalle un collasso demografico senza precedenti).

      Ma questi sono numeri di maschi per maschi. Molto probabili ma alla fine a parte fuggire, ORA, dalle città non vedo cos’altro si potrebbe fare se non scegliere di estinguersi in pace, guardando ‘sti numeri.

      • dicembre 13, 2010 alle 10:56 pm

        @ Diana – Oh, bhè… non è che gliel’abbia messa giù proprio così… diciamo che questa è la versione senza autocensura 🙂

        @ Federico – no, effettivamente non è questo il problema anche perchè se mi devo estinguere chemmifrega dei danni che faccio? Il problema è: e se non mi estinguo?

        @ Medo – Lo organiziamo un PeakParty per il 2012? invece di scrivere sull’invito di portare da bere e da mangiare ci scriviamo “portatevi la vostra catastrofe” 😀 (hey! Non sto scherzando!)

      • dicembre 13, 2010 alle 10:56 pm

        @ Diana – Oh, bhè… non è che gliel’abbia messa giù proprio così… diciamo che questa è la versione senza autocensura 🙂

        @ Federico – no, effettivamente non è questo il problema anche perchè se mi devo estinguere chemmifrega dei danni che faccio? Il problema è: e se non mi estinguo?

        @ Medo – Lo organizziamo un PeakParty per il 2012? invece di scrivere sull’invito di portare da bere e da mangiare ci scriviamo “portatevi la vostra catastrofe” 😀 (hey! Non sto scherzando!)

  3. 9 Ceci
    dicembre 10, 2010 alle 9:46 am

    “la Marta inizia ad impostare le solide basi per un’agricoltura insostenibile, irrazionale e controproducente:”
    insomma è sempre colpa delle donne, anzi delle mamme…
    🙂

    • 10 medo
      dicembre 10, 2010 alle 2:29 pm

      Hm… Le basi lei le ha impostate. Cioè poi sono nati i casini. “Economia”, Oikonomikós è “legge della casa”, considerato come l'”ambiente” ristretto di competenza umana. L’economia si è messa in testa già dal principio che quel che andava misurato erano costi e ricavi limitati alla sfera domestica, di villaggio, … Solo i cinesi, viste la stabilità dell’impero e la vastità dei guai che aumentavano più rapida all’aumentare di superficie e popolazione, si misero in testa che la casa è il tutto e che tutto andava gestito e misurato, essi fondarono l’economia monetaria di mercato proprio perchè si resero conto della finitezza dell’OIKOS, che non è la nostra semplice casa ma la casa del tutto.
      Senza scarsità di beni e limitatezza di produzione dal lavoro, non esiste una economia di mercato, non esiste nemmeno la moneta ed è soprattutto questa implosione di senso che causa le crisi moderne, perchè da un lato tutto è considerato inesauribile, ma deve avere un prezzo perchè se ne riconosce una finitezza… Quindi tra il cavallo bianco e quello nero, l’ideale infinito ed il pratico finito, ogni tanto c’è un crac, ma insomma.
      Va beh taglio corto: la colpa è della donna che ha messo al mondo l’uomo, ma è nato prima lo spermatozoo o l’ovulo? Boh.
      Alla prossima digressione utilmente inutile.

    • dicembre 13, 2010 alle 10:59 pm

      No, dai… non volevo essere così misogino… per esperienza posso assicurarti che anche i padri fanno danni notevoli! 🙂
      E poi, povera Marta… la sua invenzione è stata monopolizzata da maschi ipertestosteronici (ma anche questa è una generalizzazione…)

  4. 13 medo
    dicembre 10, 2010 alle 12:30 pm

    Bravo Nicola, chi è quel pazzo che dopo tali argomentazioni non vorrebbe averti come vicino di casa?!?

    Ah, siccome rompo sempre le palle, c’è un problemino di date e di taglie sulla Mesopotamia… Ma non potevi saperlo. E nemmeno noi che ti seguiamo costanti e fedeli.
    In effetti, hanno da poco scoperto (Jeffrey Rose, University of Birmingham) che il Golfo Persico in era neolitica praticamente… Non c’era! Il mare era molto ma molto più lontano di quanto si credesse. Era tutta prateria, boschetti e poi campagna! E la mezzaluna fertile era molto più vasta e davanti all’Irak di oggi e sulle coste saudite, del Bahrain etc vivevano da più lungo tempo gli uomini e che forse l’agricoltura è ancora più anziana:
    http://www.cbsnews.com/8301-501465_162-20025191-501465.html

  5. dicembre 10, 2010 alle 11:42 pm

    Cerchiamo di essere ottimisti :-/
    i metodi naturali non sono altro che l’evoluzione dell’agricoltura.

    Non scordiamoci che siamo “natura” e tutto quello che facciamo è naturale come l’evoluzione. Il difficile secondo me è riuscire a capire che le azioni di cambiamento non comportano una maggiore felicità per il futuro. Non necessariamente negativa o positiva.

    • 15 medo
      dicembre 11, 2010 alle 2:24 pm

      Scatta la polemica.
      dici che

      “le azioni di cambiamento non comportano una maggiore felicità per il futuro”

      Magari intendi che non la garantiscono.
      Che non sono un automatismo.
      Dipende che felicità, poi di quale cambiamento (in agricoltura) parli?

      E poi più in alto dici che i “metodi naturali” non sono altro che l’evoluzione dell’agricoltura, quali metodi? Quasi tutti ripescano agricolture arcaiche, soprattutto nell’ottica di efficienza energetica del sistema, quindi è un progresso, una evoluzione, ma non in quanto invenzione come sottintendi.

      E questo panteismo naturale del “tutto è natura” mi ha stufato. Eliminiamo allora la categoria naturale, perchè non serve a discrminare gli oggetti, i soggetti e le azioni del reale, ne’ ad attribuirne valori e priorità.

      Cioè non sto criticando te, ma quello che hai scritto è un pensiero che vedo propagarsi, un pensiero del nulla. Se tutto è niente o viceversa, nulla vale e meglio rinunciare alla vita, ritirandosi. Scelta che io apprezzo notevolmente, la metto in parte in pratica, ma risparmiarsi di diffondere la non-vita, il nulla anche come contenuti scritti potrebbe essere un’idea per il futuro.

      Pace e bene.

      • dicembre 11, 2010 alle 6:46 pm

        niente polemica, è una sana discussione 🙂

        Con la felicità intendo che al momento che noi nasciamo, poveri o ricchi fortunati o sfortunati, non cambia la somma di felicità-tristezza che ci aspetta. Adesso provo a spiegarmi: un bambino che nasce ricco (intendo sia materialmente che affettivamente), non si rende conto della sua agiatezza, perchè è il suo stato d’animo abituale. Il povero probabilmente soffrirà un po’ di più appena nato, ma sarà un susseguirsi di conquiste così che alla fine avranno avuto più o meno la stessa felicità. L’uomo primitivo che non aveva nulla, pensi che non fosse felice? …forse si, ma anche no.

        I metodi naturali intendo l’agricoltura naturale di Fukuoka per esempio: l’uomo non ha mai seminato il riso avvolto nell’argilla! …Nicola e io usiamo cartone per pacciamare…

        Essere o non essere, questo è il problema 🙂

      • 17 Federico Carocci
        dicembre 13, 2010 alle 5:30 pm

        Non vedo proprio la vena polemica.
        se apprezzi la scelta di ritirarsi, del “tutto e niente”, allora come fà a non piacerti questo “panteismo naturale” che vai dicendo?

        Molto meglio il diffondersi di un panteismo naturale piuttosto che un materialismo capitalista?

        bon: torno a piantar cipolle che mi è più congeniale, con le parole mi intreccio facile.

  6. dicembre 12, 2010 alle 6:13 pm

    Il problema è che ci hanno messo troppo ad inventare i preservativi 😉
    @Federico: CONTROL+ e il carattere cresce, con buona pace dei venditori di occhiali.

  7. 21 mafalda
    dicembre 13, 2010 alle 8:56 am

    @ Harlock
    oddio!!!! mi embra un tantino semplicistica o da manuale come essere felici…
    sinceramente ci sono poveri che collezionano frustrazioni su frustrazioni e gente nata agiata che riesce ad essere felice perchè si puo realizzare.
    oddio alle volte la teoria del mi sono fatto da solo puo essere vera… alle volte..

  8. dicembre 13, 2010 alle 11:08 pm

    Vabbè… dai commenti mi pare che non vi stiate addormentando. Anzi… quindi: vai con la seconda puntata!
    Uh come mi diverto quando dite delle robe più interessanti delle mie (non che ci voglia molto…)

    @ Medo: niente vicini di casa… la mia è l’unica stamberga ristrutturabile in una zona non edificabile 🙂 (lasciamo perdsere il perchè non è edificabile)
    Ma stiamo provvedendo a numerose camere per gli ospiti!

    • 23 Salvatore
      dicembre 15, 2010 alle 11:26 am

      Mi raccomando la mia camera… bagno, frigo e collegamento WiFi.. ah letto a due piazze! 😀

      ps riuscirò una volta o l’altra a passare da voi? boh!

  9. dicembre 13, 2010 alle 11:20 pm

    @ mafalda
    la felicità la intendo come stato d’animo momentaneo, non quello che sarà o che è gia stato.
    Grande cosa internet 😉
    non è esattamente quello che intendo io, ma ho trovato

  10. 26 mafalda
    dicembre 14, 2010 alle 12:03 pm

    mettiamola cosi allora, i romani avevano ragione, citando orazio “in medio stat virtus”
    o anche: “degli ultimi e il regno dei cieli” poi se trovo un internet point vi faro sapere…:)
    ps lo capito che non era un pensiero di felicità materialista e giungo ad accordarmi con Orazio e con il paradosso di Easterlin per un semplice motivo lo stress affligge i poveri e i ricchi e quando sei sotto stress l’unico cogli l’attimo che conosci e il piacere che ti danno vendetta e potere
    vado a leggere il nuovo post….


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