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Mar
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Economia Ciclica

Infographic: Mgmt Design, courtesy of the National Building Museum

Ok. La teoria è semplice: buona parte dei costi legati all’automobile vanno a finire sparsi per metà del globo terracqueo mentre la maggior parte dei costi legati alla bici rimangono “locali”. Ma non solo.
Chi va in macchina tende ad andare a fare la spesa nei supermercati mentre chi va in bici si accontenta di un salto dal droghiere di tanto in tanto.
La Transizione viaggia in bici? Sicuramente si.
Dopo i laboratori sul pane, sull’alimentazione, sull’orto, i laboratori sulla riparazione delle bici?
Mi sa che ci hanno già pensato… ma magari no…

L’articolo completo di GRIST lo trovate qui.

ps.- Questo breve post è stato offerto dal comune di Ivrea e dalla sua connessione WIFI democraticamente aperta a tutti per 2 ore al giorno e dalla biblioteca comunale che mi offre un caldo riparo nelle giornate in cui è ridicolo accanirsi contro se stessi e contro il vento freddo.

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49 Responses to “Economia Ciclica”


  1. 1 Alessandro
    marzo 1, 2011 alle 12:14 pm

    Man, ti voglio come assessore nel mio comune!
    Scherzi a parte, ci sono i grandi di CiclOfficine in Torino, che mi pare tu conosca già, che lavorano e diffondono il verbo grazie ai miei amici di Bici e Basta (organizzatori del TO BikePride!)
    Eppur si muove!
    (primo commento, yuhu!)

  2. marzo 1, 2011 alle 12:23 pm

    Non sono daccordo con questa infografica, anche se concordo sulla necessità di resilienza ciclistica.
    Mi spiego.
    C’è un grande errore di fondo, ricorrente in economia. Posto che molto denaro parte per esigenze non locali, grazie all’auto, è falso affermare che senza 15000 auto puoi “lasciare” una grossa quantità di denaro nella città.
    Il denaro è qualcosa che transita, per sua definizione. Quei 7mila e rotti che partono via dall’economia locale, sono anche arrivati dall’esterno. La civiltà dei consumi ha perfezionato a massimi livelli l’uso dell’attore economico, siamo solo passaggi che operano macchine termiche e congegni elettronici che massimizzano il margine di guadagno di chi gestisce il flusso monetario; poche leggi hanno controbilanciato il tutto, lasciando briciole al sociale, nazione socialista in più, nazione liberale in meno.

    Se togli le auto, togli gran parte di quel denaro che serve appunto in gran parte a se stesso.
    Il problema è che il denaro nel frattempo, grazie alla mega-mobilità di risorse, uomini, capitali è divenuto lo scopo dell’economia e tutto è retto dal “ma non conviene!”, anche la base del sistema sociale.
    Quindi è una enorme illusione, comprensibile, quella che togliendo tre auto a favore di 100 bici, magicamente il denaro ti resta in tasca.
    Il punto è proprio che il denaro SPARISCE. Non perchè sei passato alla bici, ma perchè il sistema-auto è collassato al suo interno (per mancanza di carburanti a basso prezzo e/o mancanza di prodotto primario fossile o vegetale di alta resa energetica).

    Non voglio tirar fuori le basi della finanza, della teoria della monera o fare una lezione di economia spiccia. Ma per farla breve, la transizione verso un mondo “in bici” passa anche attraverso picchi di iper-inflazione che elimineranno, rastrellandolo per poi farlo bruciare sui mercati finanziari o immobilizzarlo in case e mattoni (qujanto dura?), tutto il denaro in più: ciclicamente dopo Sempronio nel 1973 e Tizio nel 2008 anche Caio nel 2011 rinuncerà all’auto e se le liquidità teoriche iniettate nei mercati rimarranno a livelli fissi, maggiore sarà il danno iper-inflazionistico che dopo aver tolto di mezzo l’auto, farà fuori il droghiere e poi pure l’ortolano.

    Quindi, “no car, no money”.
    Sarà vincente avere comunque una bici, ma il droghiere da cui passare, beh lui durante le ondate iper-inflazionistiche ha probabilità molto più alte di chiudere, poichè tende a non ripercuotere via via gli aumenti sulla clientela, cosa che la grande distribuzione fa in maniera costante, immediata ed impercettibile tra una merce ed un’altra, un’area ed un’altra, molto più flessibile: la grande distribuzione è “liquida” rispetto al droghiere che è “marmoreo”. Più flessibile è l’agricoltore, ma gran parte della produzione in giro è da mono-specializzazione: c’è quello che fa le zucchine, quell’altro fa solo le fave, uno solo mele… Si espongono quasi tutti a tracolli immensi e vivono solo di sussidi, fidi bancari, è tutto debito che presto dovrà essere pagato con inflazioni reali a doppia cifra.

    Purtroppo non sono giorni da buone notizie.
    E le rondini non sono ancora partite dalle coste delle rivolte arabe.

    • marzo 1, 2011 alle 10:59 pm

      …sempre cercando di essere ottimista eh 🙂

      Secondo me senza gli incentivi dello stato chiuderanno prima i supermercati, perché hanno un costo di gestione molto più alto e dovono necessariamente vendere a pieno regime.

      • marzo 2, 2011 alle 12:24 pm

        Chiuderà questo o quel punto vendita della catena di supermercati, assieme ai “droghieri, ma le catene chiuderanno dopo. E’ questo che intendevo. Mi scuso di averlo sottinteso.

        In ogni caso: death to supermarkets!

  3. marzo 1, 2011 alle 1:14 pm

    la mia esperienza: auto in garage part time per cinque anni —-> almeno 1500 € \ anno in tasca a me.

  4. marzo 1, 2011 alle 3:32 pm

    anche la mia: ho venduto il furgone che usavo saltuariamente per lavoro e quando ne ho bisogno lo noleggio; risparmio più o meno come sopra e vita più semplice (meno carte che si impilano, un raccoglitore in meno per assicurazioni, bolli, multe …); per l’auto sarebbe un po’ più complicato non essendoci più nei paraggi droghieri e altri negozietti, ma il giorno che riuscirò ad eliminarla mi sentirò davvero ricco!

  5. 8 Paolo
    marzo 1, 2011 alle 5:26 pm

    Medo: se rinunciare all’auto significa sacrificare il droghiere durante le ventate di iperinflazione, sono disposto a correre il rischio

    • marzo 1, 2011 alle 6:00 pm

      Sul droghiere, io coglievo l’esempio di Nicola nel post, ma sul corto commento di tale Paolo, sorgono quattro spontaneità dai quattro angoli buii del mio buio cervello:
      a. dipende dal droghiere, c’è chi se lo merita
      b. un droghiere in meno, metà angolino di scaffale in più all’Esselunga: ma ci conviene?
      c. un quartiere senza droghieri è una prigione con strade e semafori
      d. non c’è rischio di iperinflazione, è proprio una certezza: cominciamo a correre

  6. marzo 1, 2011 alle 6:07 pm

    “Sii il droghiere che vorresti sotto casa tua” sarà il mio prossimo mantra!! 🙂

  7. 11 sb
    marzo 1, 2011 alle 6:45 pm

    e il barista che fine fa? chiude pure lui?

    • marzo 2, 2011 alle 5:54 pm

      Piove, fa freddo. Tutti qua sono a fare la settimana bianca (ma durerà? A spese di chi la stanno facendo? Mah…).

      Mi sono preso la briga di rispondere seriamente alla tua domanda. Purtroppo, dati aggiornati su natalità e mortalità di piccoli esercizi quali i bar, sono prensenti solo a livello locale. L’ultimo dato nazionale è del 2004 e trovi il tutto sul sito FIPE della Confcommercio ( http://www.fipe.it/fipe/Centro-stu/Dati/Imprese/nat-mort2003.htm_cvt.htm ) .
      La risposta è che i baristi hanno cominciato da un pezzo le chiusure, “a raffica” direi se si sommano alle non-aperture. In concomitanza guarda caso del picco mondiale di produzione del caffè nel 2004 (molto prima dell’attuale picco storico record di prezzo). Se si chiamano “bar caffé” ed il caffé “scompare”, scompariranno anche loro. Mi pare banalmente naturale.
      In generale mi pare di poter dire che almeno 1 bar su 9 ha chiuso senza essere rimpiazzato nell’ultimo decennio. Sugli ultimi 20 anni il dato è molto più elevato, da brividi ma meglio lasciarlo là dov’è.
      Chiuderanno in quanti nel futuro? Pian piano dovranno praticamente farlo tutti, se siamo arrivati a questo blog, dovremmo averlo intuito. Per altro Nicola viene dalla ristorazione e potrebbe parlarci di caffè, bar, ristoranti e del loro futuro molto meglio del presidente di confesercenti…

      Io mi occupo momentaneamente di caffé, lo dico? L’ho detto.
      Vedo da molto all’interno un fenomeno strano, che si sta concretizzando con l’embargo di fatto dei paesi produttori. Sull’importazione di spezie, the, caffè e cioccolato sono stati fondati stati democratici tuttora esistenti. Quel che vedo oggi in questi settori “esplosi” è il futuro delle stesse democrazie che ci chiedono ancora tasse in virtù di soprusi perpetrati qui e là per rubare ed esportare il sovrappiù della fertilità naturale.
      Il caffè è aumentato del 115% in 11 mesi e del nonsoquanto% in dieci anni, e con lui tutto il resto aumenta ed aumenterà, essendo il caffé il primo commercio al mondo per importanza economica e finanziaria dopo il petrolio (lo sapevate? Più dei cereali…). Per quanto potremo importare caffè, cioccolato, the “per tutti”? Ad oggi i brasiliani, i colombiani, i peruviani si privano di caffé per esportarlo, in cambio di denaro, cosiccoe i libici e gli algerini sono derubati per rinforzare le nostre fondamenta democratiche. Per quanto tempo sarà ancora cosi “solido” il sistema?
      Se guardo al mercato, non so quantificare in anni o mesi il disastro della penuria in corso ed in arrivo, ma dico semplicemente che vorrei essere cieco.

      • marzo 2, 2011 alle 6:47 pm

        Ed io sono un barista che ha chiuso 🙂
        A Torino era abitudine che gli operai fiat (ma anche molti impiegati ed ancor di più i delegati alla sicurezza) lavorassero un po’ di anni e poi aprissero un bar…
        è finita come è finita.
        Ora apri un bar-ristorante-pub, spendi milionate per far finta che funzioni e lo rivendi. Signori, è lo sconfinamento del terziario in ogni settore della vita.
        Nessuno cerca più di creare/produrre beni ma tutti cercano di fornire servizi (anche gli “alternativi”, molto spesso)

      • 14 Federico Carocci
        marzo 3, 2011 alle 8:41 am

        hai ragione Nicola:
        purtroppo tutto è “servizio”.
        motivo per il quale, anche il mondo “alternativo” stà iniziando ad incrinarsi:
        se è vera permacultura, il sistema non avrebbe bisogno di “corsi” e woofers” per sopravviere (vedi: energia dall’esterno).
        è anche vero che l’economia contadina di un tempo prevedeva scambi ….di beni e servizi, ma è un pò diverso da quello che succede ora in molte realtà permaculturali.
        c’è da lavorarci su e trovare una nuova via, qualcosa di simile ma non uguale all’incredibile ridodanza di ciclo storico che da anta anni a questa parte ci ha visti protagonisti.

  8. 15 mrm
    marzo 1, 2011 alle 7:38 pm

    ragazzi, ve lo devo proprio dire a tutti, questo posto qui per me è il più bello del mondo.
    grazie, siete la mia isola felice

    (lettrice muta, ma ormai da anni)

    • marzo 1, 2011 alle 8:24 pm

      Tanti anni fa ebbi a commuovermo quando la mia barbetta di post-adolesente si unse di “pappardelle al sugo di papera muta” (ho origini umbro-marchigiane), ma qua il commento di LETTRICE MUTA è qualcosa di sublime davvero. N
      icola e la combriccola mista di lettori hanno formato un vero luogo non-luogo. Da un dubbio, da una esitazione, da una riflessione, da un momento di pessimismo è nato tutto questo Bene.

      Il mondo è nostro.

    • marzo 2, 2011 alle 4:47 pm

      Grazie a te! E a Medo che mi permette di mantenere l’immagine dqa “duro”… s’è commosso prima lui, quidi, io posso fare finta di essere di pietra 🙂 🙂

  9. 18 luigi
    marzo 2, 2011 alle 10:00 am

    Per una volta son d’accordo con medo 😉

  10. 19 mafalda
    marzo 2, 2011 alle 1:25 pm

    che mi tocca diventar intelligente dopo ogni intervento di Medo per non cadere nella paranoia piu cupa….
    infatti tra me e me pensavo … e le monete locali…
    bisogna trasformare il denaro in piu in beni utili alla resilienza nell’immediato, e dare sviluppo in contemporanea al baratto e alle monete locali… clima a parte, energia a parte, difficoltà a parte
    mi torna un accenno di sorriso
    solo un accenno

    • marzo 2, 2011 alle 3:50 pm

      Ohi ohi ohi, Mafalda e tutti gli altri: se rendo gli altri più intelligenti (sicuramente più di me, visto che io parlo ma non razzolo), allora continuo… Oppure smetto???

      Purtroppo, non esiste mai “denaro in più”, MAI. E’ una regola.
      Ma semmai foste realmente riusciti ad avere un qualcosa in più, è sempre possibile trasformarlo in beni PIU utili. O utili alla resilienza.
      Se avete 300 € che considerate generalmente in più (beati voi, non conosco tanta gente che possa affermare di avere oggi 300 € che “gli avanzano”, che la BCE poi non vi senta, visto che calcola al millesimo quel che serve passarvi per riprenderlo con gli interessi… Ma va beh.), prendete se non le avete due grelinette, una di taglia grande ed una media. Certo se avete già la possibilità della terra!

      Ah, a me annoia scendere in particolari economici, ma la scuola e l’università si guardano bene da spiegare quanto è semplice il meccanismo del denaro.
      Per capire cosa è il denaro, oggi, basta andare qui ad esempio (astenersi teorici del “il denaro è infinito”:
      http://truffadimatrix.blogspot.com/2010/03/distruzione.html )

      Ricordate: il tempo è denaro, ma con il denaro non comprerete mai il tempo di cui avete bisogno, perchè tutti volete l’eternità da quando qualcuno il denaro l’ha inventato e imposto con la forza dell’acciaio, in nome di dio e grazie allo spettro di malattie e carestie.
      Passo e chiudo.
      Viva i droghiere e un po’ anche la droga.

      • marzo 2, 2011 alle 4:56 pm

        Oh Bèh! Anch’io stavo per proporre la variabile “moneta locale” ma è arrivata prima Elena (scusa ma non ce la faccio a chiamarti Mafalda).
        Gli esperimenti con il Regio non sono andati poi così male.
        In ogni caso sono concorde con Medo e sono comunque convinto che programmazioni e progettazioni come la Transizione (o qualsiasi altra cosa che vi venga bene sulla vostra comunità locale) può essere utile ad ammortizzare la facciata per terra nel momento in cui dovesse capitare.

  11. 22 niki
    marzo 2, 2011 alle 9:40 pm

    Purtroppo la facciata per terra arriverà di sicuro. Il punto è: quando? E in misura minore: quanto sarà pesante?
    Ma sono convinta che dal disastro uscirà fuori qualche cosa di nuovo. I grandi poteri erano quasi riusciti a rendere grigio e morente tutto e tutti. E invece gente come voi e blog come questo sono la dimostrazione che niente è ancora perduto!

    …speriamo che non ci tolgano internet!

  12. 23 mafalda
    marzo 2, 2011 alle 9:55 pm

    @ Nicola
    mi sta bene elena mi sento un po strana quando mi chiamano mafalda :D!

    @ medo
    la grelinette no che ho poca terra e che sto pensando a cosa?????
    pensavo la stufa ad accumulo poi ho scoperto che la mia stufetta in ghisa funziona benissimo e cuina pure….. ok per ora investo in semi…:)

  13. 24 mafalda
    marzo 2, 2011 alle 9:57 pm

    … Dany mi dice di comprare razioni di cibo militare … caz fa tanto triste! l’altra sua proposta e scorte di vitamine in pillole …. ed è quello che ti dice non ti preoccupare che
    non succede niente .. mah!

    • marzo 3, 2011 alle 12:05 am

      Se non sei il ministero della difesa, le razioni di cibo militare “tipo sopravvivenza” sono costosissime. Ne cercai tempo fa per completare lo zainetto da escursionista ed avere tante calorie a basso peso e che prendevan poco spazio.
      Ho scoperto che potevo benissimo sostituire il tutto con noci pekan, uvetta, nocciole, mandorle, noci, semi di girasole. E’ un mix resistentissimo anche alle muffe: poi se è impacchettato e sigilatto credo possa durare davvero anni ed hai calorie e sali minerali. Pasta secca e riso brillato o semi-completo sono anche durevolissimi. 6-10 anni senza problemi (comunque dove li metti sti quintali di roba?).
      Ma… Domanda. A che serve aver stoccato se si mette davvero male? Cioè tu puoi mangiare mettiamo 6-10 anni, ma appena esci c’è uno che ti sbrana vivo. Non ha proprio senso, come acquistare un’arma. Uno l’acquista e da quel momento sta ammazzando uno. Idem per le scorte da guerra civile, se mai uno le userà ome tali è perchè non vale la pena nemmeno di vivere proprio… Boh. Non ho mai capito chi alza muri, chi si arma, chi fa scorte, chi anche semplicemente si attornia di cani (tranne i pastori).
      Eh, sono strano io.

      • marzo 3, 2011 alle 12:29 am

        I miei cani sarebbero i primi ad allearsi con quelli che aspettano fuori altrochè protezione e difesa 🙂
        In ogni caso consiglio la lettura di Max Brooks
        😉
        (che non è finito nella mia libreria di anobii per decenza e pudore)

      • 27 Federico Carocci
        marzo 3, 2011 alle 8:38 am

        uhmmm
        proprio la scorsa settimana ho fatto scorte di pasta e un pò di scatole di conserve.
        …ma non per timore della prossima catastrofe planetaria, quanto per una pura e bieca economia dei conti: fra qualche mesetto stà roba costerà molto molto molto di piu.

    • 28 Federico Carocci
      marzo 3, 2011 alle 8:48 am

      piu che razioni militari: impara a camminare, a riconoscere il territorio, a fare uno zaino, a riconoscere erbe commestibili, a far trappole (che sono illegali è vero, ma un tempo in Umbria si sopravviveva con le reti nei frutteti).
      io ERO un trekker, poi sono passato a far corsi di sopravvivenza e bushcraft, che è un modo “figo” di dire per insegnare le tecniche di boyscout ai piu grandicelli…

      ora faccio l’orto e ho preso due asini.

      “sopravvivere” non è “vivere”…la sopravvivenza, quella che ti insegnano ai corsi pseudo-militarizzati, sono un insieme di tecniche volte a tenere la morte per fame/assideramento/lesioni il piu allungo possibile lontano…non è molto divertente passare una vita in quel modo…magari una settimana/mese si…ma poi basta, si torna al caminetto e alle zuppe di farro.

  14. 29 mafalda
    marzo 3, 2011 alle 9:53 am

    non ho nessuna intenzione di sopravvivere, gia mi sta sulle balle cosi! comunque le leggo a dany.
    per economia mo qualche scorta la faccio… penso anch’io che il grano e derivati vadano alle stelle.
    comunque la sopravvivenza penso sia un lato fondamentale dell’esistenza catastrofi a parte, in fondo è quello che stiamo facendo tutti quanti cercando strade alternative e se possibile oltre che sopravvivere anche vivere.
    e anche, credo (come Piero flecchia: la cultura della viltà, bel libro da leggere, guarda caso un torinese :D) che in fondo la morale umana sia insita nella specie e quindi mi auguro il meglio. non in tutti i sistemi che collassano ci si da al cannibalismo.(che poi e anche il motivo per cui le persone sono piu disposte allo schiavismo che alle rivoluzioni… viltà e ignoranza a parte)
    e ancora in quanti saranno in grado di prodursi da mangiare e cercare erbe commestibili in natura? quindi volendo si ritorna al problema esposto da Medo… a che serve se poi esci di casa e c’è uno con il fucile..
    andiamo sempre un po o.t. dicevamo la macchina… io dove abito e data la mancanza di esercizio ginnico se prendo la bici mi viene un coccolone .. meglio a piedi. comunque qui era stato fatto un corso di riparazione e manutenzione bici.
    @ Medo che non ti ho ancora risposto
    si scrivi scrivi che ad ogni tuo commento devo fare ricerca e mi evolvo :). faticaccia a parte che piu di un q.i. basso oramai ho una difficoltà di concentrazione e memoria… senilità precoce ;)..
    abbracci

    • marzo 3, 2011 alle 2:45 pm

      in quanti saranno in grado di prodursi da mangiare e cercare erbe commestibili in natura?
      ehm…
      io
      poi comunque ho una lunga storia in famiglia di gente sopravvissuta a cortecce, bacche e radici… nel pieno dell’inverno e in fuga nei boschi balcanici (lo zio) e in fuga da creta dai tedeschi (il nonno) e altri parenti morti di fame. Non ultimo mio babbo, che nel mezzo di una mefitica tromba d’aria che distrusse tutto il campeggio (anni sessanta) fu l’unico ad aver la tenda in piedi in mezzo ad un boschetto di noccioli e per pranzo si fece la bistecca sul barbecue…
      no, non ho bisogno di fare corsi per questo…
      Comunque, si può “sopravvivere” anche con aghi di pino e foglie di tiglio, e ad haiti pare stiano mangiando pizze di argilla, ma quanto duri, mesi forse un paio d’anni, e poi?
      Secondo me di persone ne moriranno a milioni in europa, se si mette come ve la immaginate, quindi mangeremo i loro cadaveri, no problem. Non sarà più un tabù…
      Per caffè tè, cioccolata… In Italia una volta si faceva il caffè di cicorie… quindi si tornerà a tostare anche il cartone se abbian voglia di caffè…

      Di sostituti ce ne sono, il problema non sono i sostituti ma marcovaldo e i funghi dell’aiuola. Dopo, con lo scenario che ci si para innanzi, non ci sarà lavanda gastrica.

      Io so che siamo la comunità allargata dell’ortodicarta, ma come disse un amico “quando non ci sarà più Internet ti ritroverai a fare i conti con i tuoi veri vicini di casa, quindi meglio darsi da fare subito per andarci d’accordo” (citazione non perfetta al 100% ma rende l’idea.

      Invito tutti a darsi da fare in questo senso, tanto il catastrofismo non serve.
      Diamo per scontato che moriremo tutti (corna permesse…) visto che siamo vivi è l’unica uscita che faremo.
      Nel frattempo metto in forno la mia torta di mele e stasera vado da amici a fare il sapone, visto che ancora posso/iamo.

      Io seriamente vi amo. Grazie per darmi così tanti spunti di riflessione e genuflessione, soprattutto in vista dei più esperti.

      Baci
      Elena

  15. 32 maria
    marzo 3, 2011 alle 2:22 pm

    Mammamia, leggendo qualche commento, mi è venuta una paura!!!! non è che per caso sta arrivando l,APOCALISSE, e io non ho colto i segni??

    • marzo 3, 2011 alle 2:47 pm

      secondo me si parla di 2012 a vanvera ;)))
      Bisogna essere ottimisti, un pò di pacciamatura e via col liscio!

      Ep

    • marzo 3, 2011 alle 3:10 pm

      Mi tocca riconsigliare una lettura di Calvino, Maria è il momento.
      Per parafrasarlo, egli ci ha ripetuto, ma già lo sappiamo nel nostro cuore che accumula la Storia, che l’apocalisse, come l’inferno, è sempre tra noi e lo creiamo vivendo insieme, salvo poi ogni tanto raccogliere le briciole di paradiso e farle durare rimandandolo o spostandolo più in là geograficamente. Negli ultimi due o tre secoli ci si è specializzati nel vivere sulla morte degli altri, nel gonfiare l’inferno altrui, invece di occuparsi del proprio paradiso che man mano si erodeva.
      Abbiamo passato soprattutto gli ultimi decenni a fondare, rifondare e sfondare le nostre democrazie sulle dittature degli altri.
      Ci conveniva? Forse è convenuto ai nostri padri, certo non tutti. Ma vedranno le lacrime che loro non hanno pianto sulle gote dei loro figli mai cresciuti. In Italia, nel 21esimo secolo.

  16. 35 niki
    marzo 3, 2011 alle 2:51 pm

    Maria, su Irlanda Grecia e Portogallo si fanno le scommesse per vedere quanto durano. La Spagna ha i bilanci truccati…immagina quando verrà a galla! La FED sta stampando dollari come se piovesse con il risultato di precipitare tutto il mondo in una crisi inflazionistica e gli USA in una crisi generale senza precedenti…
    Se collasserà prima il dollaro, pagheranno più salato gli americani, se esploderà prima l’euro pagheremo più salato noi europei. Ma in ogni caso pagheremo salato tutti.
    Francamente non credo che arriveremo al medioevo prossimo venturo, ma purtroppo, potrebbe anche succedere. E bisogna essere pronti.
    Apposta io vado a vivere in un paese dove, se sputi per terra cresce qualche cosa. E produce petrolio e ha tantissima acqua…

    • marzo 3, 2011 alle 3:02 pm

      Non oso immaginare cosa potrebbe crescere da un mio sputo in certe giorni. Per questo non sogno un futuro sudamericano. Preferisco un’estinzione europea, con livelli di dignità differenti, ma poi son gusti personali.

      • marzo 3, 2011 alle 5:48 pm

        aho, a proposito di marcovaldo (calvino, medo calvino :)))…
        http://www.hurriyet.com.tr/gundem/17174104.asp?gid=373
        (si è in turco, usate google, pls)
        Guru quarantenne del biologico muore di avvelenamento da funghi…
        Se comincio così porto sfiga come perbelru.

        Baci,
        ElenaP

      • marzo 3, 2011 alle 7:18 pm

        ELENA e gli altri non ci crederete, ma proprio questa mattina ho visto un vasetto di confettura di rosa canina BOMBATO (preso sabato dal produttore biodinamico biologico e tutto quel che vuoi). Il coperchio stava per esplodere.
        Allora ho pensato: benvenuto botulino!

        Ho stappato ed una nuvola di gas è uscita, subito dopo tante bollicine e per un quarto d’ora è stata un’eruzione… Poi si è calmato il tutto. Mentre accadeva tutto questo ho chiamato il tipo e gli ho detto di dare una controllata e lui ha detto che era la prima volta in tanti anni. Potevo morire, invece avro’ diritto a ben 10 € di ottime erbe aromatiche e medicinali in omaggio.
        Ho preso la cosa in foto, solo dopo la fine dell’eruzione (batteria macchina fotografica scarica), ma mi riprometto di postarla sul mio inutilissimo blog là sul Petrolitico di sto cavolo, a breve. Seconda volta in due anni (un anno fa finii all’ospedale proprio, non era botulino ma sindrome sgombroide da pesca artigianale) che sfioro la morte per via di produzione di cibo biodinamiche, biologiche, sinergiche e/o artigianali.
        Ma non mollo!

    • 39 Federico Carocci
      marzo 3, 2011 alle 3:46 pm

      proprio non avrei fantasia a imparare un’altra lingua..
      meglio coltivare il cavolo-cappuccio qui nelle fredde langhe desolate del centro Umbria.

      • marzo 3, 2011 alle 5:20 pm

        Io ne ho imparate 3 oltre le 2 che già parlavo. Se mi metti in Finlandia, dopo 6 mesi ti parlo anche due dialetti. Mi accadrebbe forse anche nell’impossibile lingua thai.
        E’ molto più semplice di quanto si creda… Ma forse si nasce con questa adattività (linguistica) fuori dalla norma. Boh.

    • marzo 3, 2011 alle 5:24 pm

      I bilanci truccati li hanno TUTTI. Dalla Norvegia al Lesotho. Dagli stati nazionali fino all’ultimo pizzicagnolo. Chi più chi meno.
      Le eccezioni sono rarissime. Chi crede o spera il contrario non ha forse mai lavorato “dentro le cose”… Mi fermo qui.
      Dico questo cosi’ caviamo il dente ed il dolore delle piccole inutili illusioni.

  17. 42 claudio
    marzo 3, 2011 alle 4:51 pm

    forza ragazzi eh… basta riflessioni danno super inflazione è tempo di riscaldar e gettar semi riconosco che questo inverni ha ganascie di pietra ma bisogna pensare al rigoglire di una pimavera così gravida d’acqua io sono pronto semi alla mano…e poi…male che va mi metto in casa a fare il pane così passa tutto cmq case di marzapane a parte ci auguro di avere attorno persone che ci vogliono tenacemente tali e quali…un saluto dalle marche burrascose

  18. 44 claudio
    marzo 3, 2011 alle 5:05 pm

    ‘marca marittima’

  19. marzo 3, 2011 alle 8:20 pm

    Come componente del “popolo collinare” mi rifiuto di prendere in considerazione spedizioni pedalofore per recarmi dal droghiere: le salite non le reggo e il droghiere, come pure il macellaio o il formaggiaio ci vuole un mutuo per farci la spesa. Facendo un rapido calcolo delle calorie occorrenti alla improbabile pedalata e al cibo da ingurgitare per il recupero mi vine che quello che compro e riesco aportare a casa mi basta appena per ripartire. Meglio una spesa quindicinale oculata con qualche strappo alla goduria. Non mi sposto verso altri climi che poi cambi gerarca ma la solfa è simile. Se arriva il 2012 o 2013 o 2014 … fanculo, ci penseremo quel giorno. Oggi ri/nevica e la primavera mi sembra lontana o forse sono io che sono stanco di aspettare il sol dell’avvenire.

    • marzo 3, 2011 alle 10:44 pm

      mi chiedo perché chi abita in piano e ama le escurzioni in bici va sempre in salita, e chi sta in collina la bici non la prende neanche in considerazione?! boh, forse perché il ritorno è in salita :-/

  20. marzo 3, 2011 alle 9:18 pm

    Sono anch’io portato all’opzione “sindrome da falsa primavera”.
    Potrei scrivere un post sulla sbaciucchiosità della peluria sulle gemme dei gelsi che diventerebbe comunque una corsa alla catastrofe 🙂
    Io, che alla catastrofe non c’ho neanche mai creduto! Ed è uno dei motivi per cui vado d’accordo con Medo… siamo l’uno la nemesi dell’altro. Ne siamo felici.
    Il suo ottimismo e la mia razionalità vivono da tempo in un appartamentino nella periferia di Vienna. Non li sentiamo spesso ma sappiamo che sono felici. Forse, quest’anno, li rivedremo per le feste. 😉


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